Crisi di governo: è il momento delle decisioni del Quirinale

Finita l’esperienza del governo Conte, da oggi occhi  puntati sul Quirinale dove nel pomeriggio prenderanno avvio le consultazioni. “Mattarella – si legge sul Corriere – preferirebbe una soluzione di nuova stabilità al rebus delle urne, se non altro perché c’è da mettere in sicurezza l’economia nazionale alla vigilia di scadenze decisive, che richiederebbero scelte fortemente politiche. Ma non orienterà in alcun modo gli attori della partita”.
Chi ha vinto e chi ha perso ieri in Senato?
Scrive Aldo Cazzullo (sempre sul Corriere): “Al di là dei passaggi grotteschi, come quando si dice ispirato ‘dal nuovo umanesimo’ e rivendica di aver istituto il Giorno delle Tradizioni folcloristiche e popolari, il discorso di Conte più che un annuncio di dimissioni pare l’investitura di un nuovo governo. Il premier sale al Quirinale per rimettere l’incarico nelle mani di Mattarella, con la chiara speranza di riaverlo. Ma sarà dura per il Pd sostenere il capo dell’ex squadra gialloverde”.
Per Marcello Sorgi (La Stampa) da ieri sono più in salita “sia la strada del ribaltone 5 stelle-Pd vagheggiato in questi giorni d’attesa della consacrazione parlamentare della crisi, sia quella di un Conte-bis che lo stesso presidente del Consiglio dimissionario ha lasciato intuire al termine del suo intervento al Senato, durissimo con Salvini ma contenente le linee essenziali del programma di un nuovo governo, a cominciare da una robusta iniezione di ambientalismo ed ecologismo occhieggiante a sinistra”.
Secondo Francesco Merlo, opinionista de la Repubblica,  la giornata di ieri “ha mostrato la fragilità del successo di Salvini, il disperato niente di cui erano fatti la richiesta dei pieni poteri e quel ghigno e quel grugno che pure divennero l’illustrazione dell’epoca, il ceffo compiaciuto del razzismo creativo sulla copertina (ricordate?) di Time”. Apprezzamento invece per le parole di Conte, definito “leader per un giorno“: “Ha lavorato per tutta la notte lasciando platealmente accese le luci di Palazzo Chigi e ha scritto con il sapiente Casalino un j’accuse che è la sua dichiarazione d’indipendenza, la sua liberazione ma anche il suo canto del cigno”.
Sostiene Pietro Senaldi (Libero): “È possibile che il ministro dell’Interno dopo questo agosto di lavoro, volontario per lui e forzato per tutti gli altri, si ritrovi con un pugno di mosche in mano e la necessità di dover ripartire.”.
Il male minore – afferma Giuliano Ferrara (Il Foglio) – è togliere con ogni mezzo lecito il Truce dal Viminale, dove ha ricoperto il doppio ruolo abusivo e contrario alla costituzione materiale democratica di questo paese, capo della forza e caporione di fazione, in pieno conflitto di interessi, altro che il Cav”.
Tra i temi emersi ieri in Senato, anche,  la fragile tenuta della laicità. Ironizza Massimo Gramellini (sulle pagine del Corriere): “Più che una crisi di governo, è una crisi mistica. La Trinità al centro dell’inquadratura: Conte, Salvini e Di Maio. Padre, Figlio e Spirito Stanco. La presidente del Senato in viola quaresima. Salvini che si ingobbisce sulla sedia per sbaciucchiare il rosario come una beghina. Renzi, l’ego della bilancia, che legge un passo del vangelo ‘ovviamente secondo Matteo’. Salvini, in attesa delle stimmate, che cita papa Wojtyla e raccomanda l’Italia al cuore immacolato di Maria. Toninelli concentrato al punto da sembrare illuminato, o fulminato. C’è persino un miracolo, la resurrezione di Scilipoti. Bisogna riconoscerlo: in quasi mezzo secolo di potere la DC, che pure si chiamava Cristiana, non arrivò mai a tanto”.

Quale sarà, secondo Voi, l’esito più probabile di questa crisi di governo?


Paola

p.s.: Ieri è stata anche la giornata dello sbarco della Open Arms a Lampedusa per effetto del sequestro della nave, con evacuazione immediata dei profughi a bordo, disposto dalla procura di Agrigento.  Procura che ha aperto un fascicolo, per sequestro di persona e abuso d’ufficio, a cui ieri si è aggiunto,  ieri,  il reato di omissione d’atti d’ufficio, al momento contro ignoti, in attesa di capire chi, a conoscenza da giorni della situazione ormai degenerata a bordo della Open Arms, doveva intervenire e non è intervenuto.

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