Il ricreatorio di Santa Palazia un ricordo di Sandro Mosca

Da Sandro Mosca, un Osimano doc di cui ho già pubblicato un profilo nella rubrica #OSIMANI con l’hashtag, ricevo e con grande piacere pubblico questo bel ricordo del Ricreatorio di Santa Palazia. Un luogo di incontro e di fraternità caro a tanti osimani del centro. Grazie Sandro.

 IL RICREATORIO DI SANTA PALAZIA di Sandro Mosca
In via Santa Lucia vi era l’Oratorio della mia Parrocchia (il Ricreatorio di Santa Palazia) nel quale ho trascorso anni meravigliosi, dall’infanzia all’adolescenza. Retto da Don Gino Marchionni (1927 – 1994), sacerdote esemplare che sostituì molto degnamente l’eroico Mons. Igino Ciavattini (1910 – 1953) dopo la sua drammatica scomparsa. Don Gino fu coadiuvato da un giovanissimo Fausto Vicarelli (1936 – 1986), figura tra le più degne di ammirazione, dalle eccezionali qualità morali; sebbene fosse dotato di un’intelligenza molto al di sopra della norma era di una bontà ineguagliabile; sempre disponibile ed affabile verso tutti; umilissimo nel comportamento e pronto a sacrificarsi e a dare il buon esempio a chiunque; pacato nel parlare, riusciva ad esprimersi in maniera così limpida e convincente tanto da affascinare ed entusiasmare quanti lo ascoltavano; ogni sua frase era imperniata dal candore dei nobili ideali della morale cristiana al punto che, noi ragazzini, restavamo incantati e trasportati verso quel mondo ricco di mete così altamente spirituali (*).

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1958 prati di Monte Santo Pietro ( foto scattata da Fausto Vicarelli)
In piedi da sinistra: Sergio Baleani, Aldo Copparini, Giuseppe Giuseppetti (fratello di Ruggero), Sandro Mosca, Mario Mori, Gianfranco Bucciarelli, Giuseppe Marzocchini,
Accovacciati da sx: Pietro Principi, Goffredo Baffetti (detto Fiffi), Nicola Belelli, Attanasio Saluzzi, Silvano Vicarelli (fratello di Fausto)

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Nel Ricreatorio di Santa Palazia c’era uno stanzone destinato a fungere da Teatrino Parrocchiale. C’era il palcoscenico – con tanto di sipario e quinte – sul quale i giovani (maschi e femmine) si alternavano per mettere in scena “commediole” spesso ispirate ai personaggi de Il Vittorioso, il bellissimo settimanale per ragazzi diretto da Carlo Carretto (1910 – 1988). Naturalmente c’era anche la galleria (sempre affollatissima) alla quale si poteva accedere salendo una ripida rampa di scalette esterne costruite nel cortile del Ricreatorio.
Questi spettacoli venivano rappresentati, nella sala gremita di ragazzi e genitori, la domenica pomeriggio ed il divertimento, sano e costruttivo, era assicurato. Talvolta venivano proiettati alcuni films riguardanti la vita dei Santi (San Giovanni Bosco, Santa Maria Goretti, San Domenico Savio, ecc.), molto utili per favorire un buon arricchimento dello spirito.
Io amavo tantissimo quel locale: mi piaceva avvicinarmi presso una finestrella situata dietro le quinte del Teatrino e, da lì, ammirare la distesa dei tetti sottostanti con gli abbaini, i terrazzini con i panni stesi ad asciugare che svolazzavano nel vento ed una miriade di comignoli che fumavano allegramente.
Questo paesaggio diventava ancora più suggestivo d’inverno, quando i tetti erano ricoperti da un morbido strato di candida neve. Anch’io mi esibii – mi verrebbe da dire con successo strepitoso – nel Teatrino, il 20 luglio 1959, con un complessino formato insieme ad altri tre amici e due cantanti in erba (l’orchestrina era così composta: Aldo Copparini alla fisarmonica, io al mandolino, Gianni Di Girolamo – figlio del maestro della Banda di Osimo, Andrea – alla batteria e Valentino Buglioni alla chitarra; le piccole cantanti erano Anna Moresi – figlia dell’allora massaggiatore dell’Osimana, detto Lo Roscio – e Loretta Ferrara).

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20 luglio 1959 Teatrino di Santa Palazia (foto by Sandro Mosca)
Da sinistra: Aldo Copparini, Gianni Di Girolamo, Anna Moresi (figlia dell’allora massaggiatore dell’osimana detto “Lo Roscio”), Sandro Mosca, Loretta Ferrara e Valentino Buglioni ***

Poiché, a quei tempi, la maggior parte dei giovani non aveva la possibilità di poter acquistare libri, nella stanzetta riservata al rettore del Ricreatorio di Santa Palazia vi era un mobiletto a due ante, con i vetri smerigliati, all’interno del quale c’era un discreto numero di volumetti destinati alla lettura per i ragazzi che frequentavano il Ricreatorio.
Il bravissimo Don Gino (al quale esprimo la mia più profonda gratitudine per tutti i sani principi morali e per gli alti ideali che riuscì ad infondermi fin da bambino) mi consigliò dei buoni libri che, nel silenzio della mia cameretta, divorai con entusiasmo perché tutti vòlti a considerare gli aspetti più belli e giocosi della vita.
Tra la fine del 1959 ed il 1960 lessi decine di romanzi (da Lo spettro di Framoriale di De La Grange a Ti spacco il muso, bimba! di Carletto Manzoni; da L’uomo dalle chiavi d’oro di Le Boterf a Gli anni che contano di Cronin).
Questi scrittori furono molto utili ad inculcarmi i più nobili sentimenti cavallereschi ed a sviluppare nel mio subconscio un entusiasmante senso dell’avventura. Tuttavia, io, a queste sane letture affiancai Shakespeare (Sogno di una notte di mezza estate, Re Lear, Amleto, ecc.) e qualche opera fondamentale della letteratura italiana (I promessi sposi, Le confessioni di un italiano, Il Gattopardo, ecc.).
Allora, pur mancando ancora di una valida preparazione classica, feci mie molte riflessioni shakespeariane a tal punto che lo stile e le espressioni poetiche nel procedere delle indagini psicologiche mi divennero familiari. Sono convinto che un buon libro, scelto razionalmente in un preciso stato d’animo, possa risvegliare in noi un sopito sentimento di ottimismo verso la vita ed ampliare la nostra conoscenza dei moti più nascosti dello spirito; in conclusione: una buona lettura può crearci, in questo mondo lacerato da discordie e da meschini interessi egoistici, quella serenità verso cui l’umanità ha sempre anelato fin dai primordi.
Nel Ricreatorio di Santa Palazia c’era un giradischi grazie al quale, noi ragazzini, potevamo ascoltare i pochi ma bellissimi dischi che acquistava Don Gino. Tra i pezzi classici, quello che amavo di più era lo struggente In un Mercato Persiano di Albert Ketelbey; mentre le canzoni che mi facevano sognare erano quelle dolcissime di Domenico Modugno (1928 – 1994), in particolare: Resta cu’ mme, Io e Nisciuno po’ sape’ che, una volta tornato a casa, riuscivo a cantare, accompagnandomi con la chitarra, abbastanza discretamente.
Modugno era il mio idolo: mi piaceva soprattutto il suo entusiasmo, la sua vena poetica, la sua capacità di trasportare chi lo ascoltava in un mondo fantastico. Immaginate la mia gioia quando, nell’estate del ’70, ebbi la fortuna di incontrarlo in privato, per puro caso, mentre usciva dall’ascensore del Passetto di Ancona. Ci parlammo a tu per tu per svariati minuti e questo fu uno degli episodi più belli della mia vita.
Nel 1960, da un’idea di Don Gino Marchionni, venne girato un filmino ispirato alle gesta di Dracula. Operatore e regista era l’esperto Silvano Luchetti, mentre la parte del protagonista (quella del Vampiro) – considerato il suo fisico smilzo ed allampanato – fu affidata a mio cugino Piergiorgio Mosca. Vi partecipai anch’io, nella parte del fidanzato di Maria Teresa Carloni (detta Pilly, figlia della professoressa Gioconda Canalini e dell’avvocato Vincenzo), che venni aggredito e morso sul collo dall’infame Conte Dracula.
Tra gli altri numerosi interpreti, ricordo mio fratello Mario Mosca e Nicola Belelli il quale, compiendo gesta acrobatiche e spericolate, riuscì ad aver la meglio sul terribile Vampiro.
Le scene furono girate nella cantina del nostro Parroco Mons. Marino Flamini (1902 – 1969), nel cortile del Monastero di San Niccolò, a Fonte Magna e nel Cimitero Vecchio di Via San Giovanni.
Purtroppo, l’unica copia esistente di questa impegnativa, divertente e storica pellicola è misteriosamente scomparsa; a nulla sono valse le numerose ricerche (anche mie personali) per tentare di ritrovarla; pertanto invito calorosamente a chi ne fosse inavvertitamente venuto in possesso – se per caso gli capitasse di leggere queste righe – di farsi vivo per consentirne la duplicazione!
Il 19 agosto 1961 girammo, nei pressi di Fonte Fellonica (sempre per la “rinomata” Casa Cinematografica Don Gino & C.), la prima scena di uno spettacolare Colossal a colori, che consisteva in una agguerrita lotta tra Romani e Barbari. Io, a dorso nudo, impersonavo il feroce Capo dei Barbari che sollevava i nemici e li scaraventava a terra. Probabilmente, poiché per la preparazione dei costumi (armature per i Centurioni e per i soldati romani; elmi con corna di bue, cinturoni e calzari per i Barbari, ecc.) lavorammo così alacremente e con tanti sacrifici, quella girata quel sabato pomeriggio, fu la prima e l’ultima sequenza di quello che doveva essere il nostro capolavoro (magari vincitore di un bel Premio Oscar!!!)…
Quant’era piacevole trascorrere le ore nel Ricreatorio: nel cortile si poteva giocare a calcio, a pallacanestro, a tennis mentre, nei locali interni si giocava a ping pong, al calcio balilla, a dama, agli scacchi, a carte, al monopoli, a Shangai, al gioco delle pulci, ecc. ecc…
Quando arrivò la televisione non ci sembrò vero di poter assistere a tanti spettacoli divertenti ed istruttivi! Inoltre, nel Ricreatorio, potevamo leggere Il Vittorioso che, in particolare, pubblicava storie disegnate dal quel fenomeno di Jacovitti ed altre riviste piacevolissime.
Dentro la Direzione, Don Gino aveva fatto portare un pianoforte con il quale suonava spesso, con maestria, brani stupendi. Il sabato pomeriggio, in una stanzetta del piano superiore, c’era la riunione degli Aspiranti il cui motto era: “L’Aspirante è un ragazzo in gamba che dà una mano a Gesù per svegliare i ragazzi che dormono!”.

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20 luglio 1959 Teatrino di Santa Palazia (foto by Sandro Mosca)
Da sinistra: Aldo Copparini, Sandro Mosca, Gianni Di Girolamo (figlio di Andrea, direttore della Banda Musicale di Osimo) e Valentino Buglioni

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Lì, Fausto ci spiegava il Vangelo, ci insegnava a comportarci bene ed a compiere buone azioni; poi ci faceva svagare con giochi di gruppo semplici ma molto divertenti così che il tempo passava in spensieratezza. Quando arrivava la primavera, il 1° maggio andavamo tutti, a piedi, a Campocavallo e, dopo la messa nel Santuario, ci si divertiva a giocare nei prati e ad arrampicarci sugli alberi.
Spesso si andava, sempre a piedi ed in compagnia di Don Gino e Fausto, al Monte di Santo Pietro dove, a contatto con il verde dei boschetti,  giocavamo a L’Alce Rossa, al Gioco dei Fazzoletti ed a tanti altri bellissimi passatempi. Poi, quando scendeva la sera, tra canti di montagna, si ritornava a casa stanchi, ma con il cuore colmo di gioia. Purtroppo devo confessare che sono molto rammaricato perché la maggior parte dei ragazzini del nostro tempo, non frequentando gli oratori, non sanno cosa perdono!

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(*) In seguito Fausto Vicarelli diventerà Professore di Economia Politica presso l’Università di Roma. Scrisse interessanti testi riguardanti in particolare studi sul famoso economista inglese John Maynard Keynes. Purtroppo perì tragicamente – a soli cinquant’anni – in un banale incidente con l’auto. Alla presenza del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, è stata intitolata in suo nome una Piazza di Roma. Inoltre nel 1997 è stata costituita l’Associazione Fausto Vicarelli allo scopo di onorare la sua figura ed il suo operato in qualità di economista.
Riporto un paio di episodi che ho vissuto con Fausto per testimoniare la sua modestia. Un giorno lo incontrai, per strada, mentre gironzolavo per Osimo con il mio scooter: una vecchia Vespa; lui mi chiese con tanta cortesia se potevo accompagnarlo in via Montefanese, al deposito nel quale i suoi familiari parcheggiavano i camion per il loro lavoro, perché lì aveva lasciato in sosta la sua auto. Avrebbe potuto benissimo – con le tante amicizie che aveva – chiedere un passaggio a qualcuno che avesse avuto una bella macchina, certamente assai più comoda della mia Vespa malridotta… e invece no! Salì nel sedile posteriore e, durante il tragitto, mi raccontò alcune sue esperienze vissute a Boston dove si recava per completare gli studi.
Anni dopo, – quando Fausto era ormai diventato un affermato economista – mentre stavo passeggiando in via Leopardi, nei pressi dell’Ospedale, lo incontrai a bordo della sua auto che, con il motore acceso, era in procinto di partire. Appena mi vide spense il motore e, sceso rapidamente dalla vettura, mi venne incontro per abbracciarmi e salutarmi fraternamente. Era tornato ad Osimo per venire a trovare la sua cara mamma ammalata. Dopo quel giorno non lo rividi più.

SANDRO MOSCA

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#OSIMANI con l’hashtag: Sandro Mosca la sua mission regalare sorrisi ed emozioni ! by Paola Andreoni 30 maggio 2017;

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