Migranti: ha conseguito un titolo di studio e un lavoro ma per la legge “Sicurezza” non basta.

E’ la storia di Karim, 22 anni, un contatto di lavoro per tre anni e volontariato ogni domenica. Ma per la legge “Sicurezza” deve tornare in Guinea Conakry dove ha subito torture.

“Avvenire” racconta il Paese degli invisibili: le loro vite sono sospese, ai margini del sistema di accoglienza che non ha più posto per loro, con lo stop alla protezione umanitaria. Finiscono in strada, hanno paura. Un grido da ascoltare.

Un contratto di lavoro triennale, la tesina su Garibaldi per la terza media, il volontariato ogni domenica, non bastano a Karim per sentirsi ‘sicuro’. Anzi, per la legge ‘Sicurezza’ c’è poco da stare tranquilli. Due mesi fa la Commissione ha detto che il ventiduenne deve tornare in Guinea Conakry, nonostante un certificato medico-legale attesti che i segni sul suo corpo sono le cicatrici delle torture subite. Per questo è scappato, e, dopo l’inferno libico, nel 2017 ha attraversato il Mediterraneo.

A Milano Karim ha subito iniziato a imparare l’italiano; il coronamento degli studi arriva nel giugno 2018: passa l’esame di Stato e ottiene la licenza media. «Mi sono appassionato al ruolo di Garibaldi e Mazzini nell’unificazione d’Italia», tiene a ricordare. Alla Scuola di Lingua e cultura della Comunità di Sant’Egidio, invece, incontra gli amici di Genti di Pace, il movimento di ‘nuovi europei’ che si impegna per promuovere la convivenza nella città. La domenica visitano gli anziani di un grande istituto al Corvetto, periferia milanese. «Facciamo amicizia con loro – spiega Karim con semplicità – e cerchiamo di confortarli se il morale è triste. È bello perché ci raccontano come era l’Italia tanti anni fa». Lui si illumina quando parla di Anna, 90 anni: «Era una sarta d’alta moda; suo figlio è in Francia e lei ogni tanto si commuove perché dice che è sola. Allora io le prometto che la domenica successiva torno a trovarla».

«Sant’Egidio – continua Karim – è diventata la mia famiglia. Non quella del sangue, ma del cuore». L’anno scorso, grazie alla Comunità, ha potuto usufruire di uno stage presso una grande catena di arredamento: «Da aprile – dice con giusto orgoglio – il tirocinio è diventato un contratto triennale». Ora l’obiettivo è la casa: «In realtà potrei già pagarmi l’affitto insieme ad alcuni amici – precisa – ma, con la bocciatura della domanda di asilo, mi è stato suggerito di rimanere nel centro d’accoglienza, in attesa del ricorso». Negare i documenti, infatti, colpisce anche i progetti di indipendenza economica. La vera paura comunque è che il giudice confermi che non può stare in Italia. Tradotto, vorrebbe dire stracciare il contratto e andare a lavorare in nero, niente affitto regolare, e forse non poter più rassicurare Anna di andare a trovarla la domenica successiva.

Fonte: http://www.avvenire.it

Crisi di Governo: vince il sì per l’accordo

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Il responso della piattaforma Rousseau è stato chiaro: per gli iscritti al Movimento l’accordo con il PD s’ha da fare. E così questa mattina Conte salirà al Quirinale per sciogliere la riserva. Nel pomeriggio il giuramento della nuova squadra di governo. La nuova alleanza dovrà poi passare la prova della fiducia in Parlamento.
Sottolinea Repubblica: “Restano da definire le ultime tessere del puzzle, ma è fatta. Tanto è vero che alle 10 il Presidente incaricato dovrebbe salire al Colle per sciogliere la riserva e annunciare al capo dello Stato la squadra dei ministri e illustrare il quadro programmatico, che nel frattempo è stato messo a punto. Intorno alle 17 il nuovo governo potrebbe giurare nelle mani di Sergio Mattarella. La fiducia seguirebbe nel fine settimana o al più tardi lunedì e martedì”.


Ora insieme a servizio degli italiani per dare una svolta al Paese. Con serietà, umanità, umiltà e unità.
Paola
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