Festa Nazionale dell’Unità 2019: l’intervento del Segretario Nicola Zingaretti

Il testo integrale dell’intervento di NICOLA ZINGARETTI, Segretario Nazionale del PD, a conclusione della Festa Nazionale dell’Unità che si è svolta a Ravenna.

Il 1° gennaio entreremo negli anni 20 del nuovo secolo e il nostro compito è scrivere la storia, insieme, con gli italiani e gli europei. E sarà una bella storia, per andare avanti tutte e tutti. Una storia di diritti, di uguaglianza, di un Pianeta che viene finalmente rispettato, e non distrutto. Dobbiamo cominciare oggi a scrivere la storia anche per chi oggi non è ancora nato. E per questo vogliamo urlare anche noi viva l’umanità, viva l’Europa, viva l’Italia che vogliamo costruire
Grazie innanzitutto a Ravenna, grazie a tutte e tutti i volontari, gli oltre mille volontari, donne e uomini che hanno realizzato questo miracolo.
 Vi chiedo scusa se non ho frequentato in questo agosto le feste ma come sapete è stato un agosto difficile abbiamo lavorato comunque per amore dell’Italia. Grazie alle donne, agli uomini, alle ragazze e ai ragazzi che fanno vivere questa e altre centinaia di feste in ogni angolo del Paese. Se lo fanno -se lo fate- è per una passione vera.
E il risultato è questo, guardatevi intorno. In questa sala bellissima, dedicata a un grande italiano come Benigno Zaccagnini, ravennate, padre di questa Repubblica, c’è stato un piccolo miracolo che trasforma un volontario civile nella forma più bella che la politica conosce: non essere mai soli ma farsi comunità.
Noi non dobbiamo avere paura della modernità, di tecnologie che sono parte di noi, che entrano nelle relazioni umane, Tweet, contatti, followers. Ma guai, io dico guai a pensarsi subalterni nel modo di stare dentro questo tempo, magari pensando che la politica e il legame con chi ti sta vicino possa fare a meno dell’umanità che diventa parola, occhi negli occhi, la fatica di uscire di casa e invece del mouse stringere un’altra mano: questa è la nostra politica.
Fatemelo dire così ai giornalisti che sono qui oggi e che ringrazio: noi siamo pronti a lanciare la nostra forma organizzata, nuova e moderna dell’essere Partito nella rete, perché siamo in ritardo. Noi abbiamo rispetto per come altri interpretano la democrazia. Ma credetemi, questi volti, quei volontari, migliaia, nelle cucine che vanno dai 15 ai 90anni, questa umanità generosa di passione è la nostra “piattaforma” politica per combattere dentro questo Paese.
E le scelte – anche le più difficili – possiamo affrontarle perché sappiamo che questa ricchezza unica noi la possediamo. E non ci rinunceremo mai, anzi su questa investiremo ancora di più. Perché solo così per noi ha senso una partecipazione moderna, che sa ascoltare e non solo dire, pensare e non solo giudicare, che sa battersi quando serve senza credere che quella lotta, quell’impegno, possano esaurirsi nell’istante di un like.
La politica deve essere fatta di questo: di rapporti umani, del calore di un confronto della forza del dibattito. Dello spirito di servizio di cui tanto ci parlava Carlo Azeglio Ciampi e non dell’interesse personale di qualcuno. Noi vogliamo essere questo, fare questa offerta a una nuova generazione. Le nostre Feste sono questo. E il partito che vogliamo deve tornare ad essere essenzialmente questo.
E allora voglio dirvi che questi mesi qualcosa ci hanno insegnato: è tornato il tempo di alzarsi in piedi, proprio perché è accaduto qualcosa in questo agosto e non vivere di gossip o di confronti televisivi dei leaders. La storia non è scritta, la cambiano le persone. I loro comportamenti, le loro coerenze, la loro capacità di battersi. Ed è stata l’azione della politica che dopo mesi di litigi, di odio, di ricerca del capro espiatorio, di tensioni e di furbizie ci fa dire che adesso si cambia tutto, dobbiamo cambiare questo clima.
Dietro di noi c’è una stagione che l’Italia ha pagato con un costo altissimo. Lo ha pagato la nostra economia. Lo hanno pagato i bisogni delle persone. La credibilità dell’Italia nel mondo ha subito un colpo per lo spettacolo al quale abbiamo dovuto assistere. E anche – e non è l’aspetto meno importante-quel costo ha riguardato una  regressione culturale, di linguaggio, persino di stile della lotta politica.
Ecco perché domani nel Parlamento della Repubblica Italiana si volta pagina e si chiude una stagione politica del populismo in questo Paese. Nasce un nuovo Governo e se nasce è anche per dire basta a questo imbarbarimento. Basta. Chiudiamo la stagione dell’odio e apriamo la stagione della politica della speranza, che guarda al futuro.
Nessuno faccia il furbo; lo dico alla destra italiana, con la nascita di questo Governo non c’è nessun tradimento del voto popolare. Il Governo Gialloverde era nato in Parlamento tra quello che risultò essere il primo e terzo partito. Questo Governo nasce in Parlamento tra il primo e il secondo partito e con altre forze politiche.
Ai nuovi alleati, al Presidente Conte chiediamo una cosa semplice ma rivoluzionaria, utile per andare avanti: lealtà e riconoscimento delle ragioni di tutti, tra nemici non si Governa per amore dell’Italia, tutti dobbiamo cambiare passo. Con il Movimento 5 stelle, Leu, forze laiche e moderate abbiamo rifiutato l’idea di un altro contratto tra programmi separati. Il Premier Conte lavora su un piattaforma discussa, approvata e condivisa da tutti. Per noi quella è la base di una stagione nuova.
Ce lo chiede l’amore per l’Italia. Il bisogno di archiviare la cultura dell’intolleranza, mettendo di nuovo al centro della politica, dell’azione di Governo le persone, la loro dignità e la capacità e voglia di realizzarsi e costruire il futuro. Sarà possibile?
Io so che sarà difficile. Io vi dico che se ci impegneremo. Se ci impegniamo sì. Possiamo farcela e ce la faremo. Lo abbiamo visto. Solo qualche mese prima delle elezioni Europee con arroganza si parlava del probabile trionfo della destra nazionalista, dei nuovi vincitori annunciati per colpire le istituzioni europee, vi ricordate?  Si raccontava di un inarrestabile onda popolare contro le democrazie liberali del continente. Noi non abbiamo ceduto.
Abbiamo combattuto, messo in campo un progetto, gli Europei hanno votato, il “popolo” ha votato e oggi il Presidente del nuovo Parlamento Europeo non è Marie Le Pen è David Sassoli, italiano, democratico e combattente per una nuova Europa da costruire. Questo ci deve dare fiducia nella bella politica, che non ha paura ma che cambia la storia.
Schiena dritta dunque, proprio quando ci sono problemi da affrontare. E siatene orgogliosi, perché nessun regalo ci è stato fatto, anzi tutti chiedevano di scioglierci, la vittoria è stata una vostra vittoria, delle vostre battaglie, voi avete vinto. Quando avete dedicato parte della vostra vita a montare un gazebo, a fare volantinaggio, a discutere con le persone, a bussare alle porte: se combattiamo la storia cambia.
Lo abbiamo visto. Solo qualche settimana fa l’Italia era isolata messa ai margini di un Europa diffidente, preoccupata da un Paese con la nostra storia e identità precipitato nel patto di Visegrád e alleato con i nemici dell’Europa. Ci guardavano con sospetto. Lo spread viaggiava sopra i 240 punti che significa miliardi bruciati, dicono 20 che potevano andare all’istruzione, alla sanità.  Tutto sembrava ipotecato.
Oggi l’Italia è protagonista della costruzione della nuova Europa. Il crollo dello spread, iniziato con l’avvio della fase del nuovo Governo rimette nelle tasche degli Italiani miliardi di Euro, riapre margini per manovre più espansive e saremo rappresentati in uno dei ruoli più importanti delle Istituzioni europee, non da un leghista o un sovranista, da Paolo Gentiloni, democratico il che – fatemelo dire- noi che lo conosciamo bene è una garanzia per il futuro dell’Europa. Tutto questo è avvenuto non per caso, ma perché nella politica ha prevalso la ragione, l’interesse generale e per il Paese.  E questo è accaduto anche nel Pd. Me lo fate dire nel modo più semplice? Finalmente!
Finalmente ce l’abbiamo fatta. Abbiamo combattuto tutti uniti. Tutti con lo stesso obiettivo. Il Pd in uno dei momenti più drammatici della nostra storia e complessi della Repubblica ha vinto perché ha affrontato questo tornante all’insegna dell’unità.  Noi non abbiamo simulato l’unità . Noi abbiamo cercato l’unità. Grazie al contributo di tutte e tutti. L’abbiamo costruita e l’abbiamo cercata fuori da noi. Questo ha fatto la differenza. Una differenza enorme e dobbiamo farne tesoro per il futuro.
Finalmente nel Pd si è affermato il primato del Noi e sconfitta l’ossessione dell’io. E questo è un grande risultato. Io ce l’ho messa tutta, per trovare una sintesi e dico grazie a ognuno di voi. A militanti, elettori, dirigenti che guardando al Paese hanno riscoperto il valore del pluralismo e della condivisione di scelte impegnative. Abbiamo dimostrato che l’unità non è immobilismo. È possibilità e precondizione per contare, e cambiare la storia.
Ora siamo agli inizi, dobbiamo saperlo, la sfida sarà immensa.  C’è una economia da riaccendere guardando a chi è rimasto più indietro e al bisogno di rilanciare una crescita oggi inchiodata allo zero. Bisogna riprendere un rapporto con l’Europa che ci renda più credibili nel proporre politiche di sviluppo e crescita e di lotta alle disuguaglianze sociali in primo luogo.   C’è da ricostruire, come spesso ci ricorda Romano Prodi che dopo anni è tornato alla festa dell’Unità, e lo ringrazio, un clima di fiducia tra le persone.
Di unità tra nord e sud del Paese, parlando di nuovo delle opportunità di un’Europa e un’Italia forte e la lingua della convivenza civile e rispetto tra le persone e degli esseri umani. C’è un gran bisogno di un rilancio di innovazione e semplificazione dello Stato e difesa dei valori democratici e Costituzionali. Ve lo assicuro.
Non accadrà mai più ciò che è accaduto mesi fa a quella professoressa di Palermo sospesa per due settimane solo perché aveva garantito il diritto di pensiero e di critica ai suoi studenti di una scuola pubblica. Lo diciamo a lei, alla Professoressa Dell’Aria, non accadrà mai più perché abbiamo chiaro che in Italia c’è un reato, ma il reato è apologia di fascismo. Non di antifascismo.
E possiamo dire ai nostri figli, alle bambine e ai bambini di oggi, alle donne italiane che non vivranno mai in un Paese nel quale i rapporti nella famiglia saranno dettati dai principi medioevali del decreto Pillon.  Perché è solo l’amore il principio regolatore che deve essere alla base della famiglia e di questo siamo convinti. Vista una possibilità di percorrere insieme una via, era giusto provarci ci siamo rimessi in gioco abbiamo accettato la scommessa. E ora dovremo essere coerenti con gli impegni presi.
Guai ad essere pigri.  Guai a pensare che l’ingresso del Governo possa essere risolutivo. Abbiamo deciso insieme di cambiare e cambiare significa molte cose. Significa fare e fare bene.  Significa guardare noi, ora, a quell’ansia di riscatto, di sicurezza, di richiesta di certezze che se abbandonate a se stesse diventano paura e rabbia.
Nessuna supponenza dovremo mai avere nei riguardi del dolore delle persone che si sentono perdute e abbandonate o rispetto alla voglia di vincere e di realizzarsi delle persone che vogliono essere ascoltate. Ci vorrà tanta umiltà e capacità di ascolto. Sinora quella rabbia è stata sfruttata, quelle paure delle persone usate, dalla destra di Salvini. Adesso però sta a noi quelle paure guardarle negli occhi, raccoglierle interpretarle, guardarle da un’altra prospettiva.
C’è un modo diverso di affrontare le paure. Loro sono quelli che i problemi li hanno cavalcati, noi siamo quelli che i problemi che creano le paure li vogliono risolvere e le risolveranno, attraverso il buon governo e il nostro impegno. Per questo ora non parleremo più di Flat Tax la tassa ingiusta. Con consumi fermi e condizioni di vita difficili: noi vogliamo abbassare le tasse ai redditi più bassi.
Il mondo brucia, si consuma in maniera molto più veloce di quanto ci si potesse immaginare. Ai ragazzi e alle ragazze di questa Europa, i nostri padri hanno garantito la pace. La nostra missione etica culturale ora, in questo secolo è pensare a un modello di sviluppo diverso, basato sulla sostenibilità ambientale e sociale per i prossimi 100 anni. Al nostro Governo, noi chiediamo in ogni atto o scelta che farete di non pensare ai soli prossimi 10 mesi.
Pensate a come vivrà a 20 anni per quel vostro gesto il bambino o la bambina che sta nascendo ora a Ravenna a Palermo o a Milano. Date loro un futuro degno da vivere, o la storia parlerà di noi come di una classe politica egoista e miope. Per questo sviluppo equo e sostenibile, visione e coraggio.
Noi vogliamo politiche sulla sicurezza urbana per i cittadini, che non ci sono state in questi anni, ma che si fondino non sulla paura ma sul sostegno e investimento nelle forze dell’ordine, e alla ripresa di quello che era stato interrotto: investimenti nelle periferie urbane. Noi vogliamo politiche sulla sicurezza dove sia chiaro che questa è minacciata innanzitutto dalle mafie, dalla camorra dalla ndrangheta dai traffici illeciti. Noi vogliamo una stagione delle vere politiche sull’immigrazione. Noi vogliamo superare i trattati di Dublino vogliamo rivedere quei decreti di vogliamo nuove politiche, fondate su pilastri importanti: legalità, sicurezza, umanità ed Europa.
Sappiamo che le ambizioni di chi è nato in Italia e vuole costruirsi una vita sono state contrapposte da chi fugge dal proprio Paese per salvarsi la vita. E questo è inaccettabile. E questo dev’essere qualcosa che dobbiamo superare. Solo una politica nuova può dimostrare che queste due ambizioni si realizzano solo se si uniscono in un progetto di ripresa economica attento all’inclusione sociale perché modernità sarà il piano per la prima casa per le giovani coppie, il rilancio della sanità pubblica, gli investimenti nelle aree interne. Noi vogliamo dare una nuova centralità alla scuola, noi vogliamo lavorare con il governo sul piano nazionale che abbatta i livelli insopportabili di evasione scolastica.
Noi vogliamo procedere sull’autonomia. Ma un’autonomia giusta che non distrugga l’Italia ma la renda più forte e competitiva. I modelli ci sono a cominciare da quello che qui proprio in Emilia Romagna con Stefano Bonaccini è diventato un punto di riferimento per tutto il Paese.
Molto dunque c’è da fare. E lo faremo ascoltando e rimettendo al centro le associazioni datoriali, il confronto con i sindacati, non per fermarci, ma per andare ancora più forti dentro al Paese. E vogliamo farlo in un processo politico con tutte le forze della nuova maggioranza per continuare un processo di confronto e rafforzamento del rapporto politico che è iniziato. Nel rispetto reciproco, ma non può rimanere tutto fermo e su questo lavoreremo insieme. Questo Governo è formato da forze diverse e per alcuni aspetti alternative.
Noi non dobbiamo avere paura di dirlo, noi però dobbiamo aver paura se ci limitassimo solo a osservarlo, o a contemplare ciò che ci divide. Dobbiamo avere il coraggio e la passione di affrontare queste divisioni e approdare per il bene dell’Italia a sintesi nuove. E lo faremo.
Guai a commettere l’errore che tutto si risolva con un’azione di Governo anche se illuminata. Non commettiamo errori del passato. La forza della destra è nella società. Li è presente e organizzata. La democrazia è forte se le persone si organizzano nella democrazia. Non rinunciamo dunque mai all’obiettivo di una rigenerazione democratica, che veda protagoniste le persone, il tessuto degli amministratori e dei Sindaci, le nuove esperienze civiche, l’associazionismo. Che veda protagonista il Partito Democratico.
Per noi tutto è cambiato. Si è chiuso un ciclo, si è chiusa una fase storica e se ne deve aprire una nuova. Dovremo presto confrontarci per darci una nostra nuova piattaforma culturale, programmatica strategica dei democratici e dei progressisti. Troviamo le forme, ma questa svolta di agosto non dobbiamo viverla con pigrizia, solo come un punto di arrivo di nuovo al governo, ma piuttosto come il punto di una nuova partenza, di un processo nuovo e riorganizzare tutto.
In queste settimane siamo stati una bella squadra. Una parte del gruppo dirigente nazionale si misurerà nel Governo. Abbiamo fatto una scelta chiara, insieme a Dario che garantisce esperienza, di promuovere al Governo una delegazione totalmente nuova, perché questo sono i democratici, perché tutti a cominciare dagli ex ministri abbiamo condiviso che occorreva dare un segnale, innanzitutto noi di quella discontinuità che chiedevamo agli altri.
A voi faccio gli auguri, avrete al vostro fianco un partito attivo e combattivo. Ma non è un caso che a cominciare da me, e dalla scelta generosa di rimanere al mio fianco di Andrea Orlando, che voglio abbracciare e ringraziare, abbiamo dato segnali chiari di non voler smobilitare nulla.  Anzi lancio da Ravenna un appello: apriamo una campagna nazionale straordinaria di tesseramento al Partito Democratico, che rifondi questo Partito nella società italiana, c’è tanto da costruire.
Dobbiamo tornare nei luoghi della vita. Nessuna furbizia, pigrizia su questo. O anche il Governo sarà un governo più debole di quello che potrebbe essere.
Troppo spesso in questi anni nei luoghi del disagio, delle povertà, e della sofferenza le persone hanno trovato magari la Chiesa, i suoi sacerdoti, associazioni ma non hanno trovato noi.  Troppo spesso nei settori più innovativi del Paese, i più creativi e vitali della produzione della scienza le persone si sono ritrovate ma non ci hanno trovato a noi. Ci sono nel Paese militanti ed esperienze anche di giovani straordinarie. Degli eroi moderni che hanno combattuto. Ma non basta. Tutto è troppo povero. Apriamo un processo nuovo che dovrà fondarsi su una nuova sfida culturale, etica, civile, programmatica.
Tra qualche mese, il 1° gennaio, entreremo negli anni 20 del nuovo secolo. Il futuro. Potranno essere anni terribili di miseria, distruzione, nuove oppressioni e povertà come lo furono gli anni venti dell’altro secolo. O potranno essere anni straordinari di riscatto, rinascita e liberazione umana. Il volto feroce di una destra che metteva indietro le lancette dell’orologio forte di una grande consenso popolare lo abbiamo visto di nuovo.
Ora lo abbiamo fermato. Ma nessuna pigrizia.
Ecco a cosa servono i Democratici e le idee di progresso in Italia, in Europa e nel mondo. Guidare, condizionare e contribuire a segnare la storia. Ecco la nostra missione. Gli anni 20 di questo secolo siano gli anni della rivoluzione democratica sovranazionale: diamo alla democrazia una dimensione nuova, Europea.
Battiamoci per trattati nuovi, perché a cominciare dalle grandi multinazionali del web tutti paghino le tasse in questo nostro continente. Battiamoci, perché gli anni 20 del nuovo secolo, siano gli anni dell’elezione diretta del Presidente degli Stati uniti d’Europa. Battiamoci dopo la rivoluzione industriale e dell’information technology, affinché gli anni 20 del nuovo secolo siano gli anni della rivoluzione verde, anni in cui il Pianeta venga rispettato e possa nutrire i suoi abitanti senza essere distrutto.
Torni ad essere il pianeta certo di chi ci vive, ma anche di chi ancora non è nato. Battiamoci per una rivoluzione dei luoghi della produzione e dell’impresa fondata sull’ innovazione in un rapporto nuovo tra sapere scienza ricerca pilastro della nuova Europa e per un progresso che metta al centro la persona. Battiamoci affinché gli anni 20 di questo secolo siano ricordati nella storia come quelli del risveglio della voglia di giustizia sociale e del più poderoso impegno alla lotta contro le disuguaglianze. Battiamoci perché grazie alla riscoperta dei “doveri” dell’umano verso la natura, verso l’altro da sé, gli anni 20 di questo secolo siano ricordati come quelli del riconoscimento pieno dei diritti della persona in quanto persona.
A cominciare dalle donne, respingendo la tentazione di tornare indietro rispetto al riconoscimento pieno di questa fondamentale forma di differenza tra generi. Al libero orientamento sessuale di ciascun individuo. Ma fatemi dire, perché altrimenti non capiamo contro chi dobbiamo combattere, gli anni 20 del novo secolo siano anche quelli in cui combatteremo a testa alta rispetto al rischio presente di tornare indietro, al diritto inalienabile nelle società laiche di pregare in piena libertà il Dio in cui si crede, di camminare con la Kippah in testa senza avere paura di essere picchiati, o pregare Allah senza essere visti con sospetto come chiediamo che in tutto il mondo la chiesa di Cristo sia rispettata.
A questo servono i democratici.
Ecco perché dobbiamo voltare pagina e cambiare tutto, altro che “sciogliete i democratici”, siamo solo all’inizio della nostra storia per condizionare gli anni 20, noi dovremo combattere perché senza di noi quegli anni 20 non saranno così se non combatteremo, questo è il punto politico.
Tutte le risposte non le abbiamo. A tutta la politica italiana innanzitutto a un campo progressista ricco di culture diverse, laiche, ambientaliste, moderate, diffuso non organizzato. Diciamo tutti devono compiere un passo in avanti e cambiare.
Guidiamo noi questi nuovi anni 20 di questo secolo. È una bella sfida e possiamo farlo. Può dare un bellissimo senso a una vita, di un anziano partigiano o di un ragazzo di 17 anni. Dobbiamo offrire noi un’identità, una visione, politiche nuove di un bel futuro per l’Italia. Se manca questo progetto, questa capacità di pensare il futuro le risposte verranno cercate nella storia del passato e questo non deve più accadere.
Per questo il Governo è importante, perché sono le leve per dimostrare quanto attraverso il buon governo si può migliorare la vita ma accanto a esso quanto è importante tenere in vita un movimento civile, organizzato, politico che tenga vive le ragioni della battaglia politica. Per me il più bel segnale di questi giorni è stato un sondaggio che indica per la prima volta dopo molti anni il PD il partito più votato dai giovani. Non dobbiamo né vogliamo deluderli mai più sapendo che chiedono un altro futuro. Non è una cambiale, è una domanda di continuare a cambiare.
Quando in un freddo mese di gennaio del 1993 Bill Clinton giurava da Presidente degli Stati Uniti, l’America lo guardava incredula e si chiedeva se quel giovane uomo di 43 anni sarebbe riuscito a dare risposte a un’America smarrita. Si era in un tornante drammatico. Guardando al futuro che attendeva il suo Paese, quel giorno Clinton disse: “Noi marciamo al ritmo del nostro tempo, ma sappiamo che la nostra marcia è senza tempo. Ogni generazione di americani è ogni volta chiamata a dire cosa vuol dire essere americani”.
Noi abbiamo voluto una nuova generazione democratica al governo, vogliamo far avanzare un nuovo progetto e una nuova generazione democratica nel partito e nel Paese perché vogliamo oggi avere la possibilità di dire cosa significa essere italiani ed europei nel tempo che ci è dato da vivere e non permettere che sia la peggiore destra europea a dare questo orizzonte.
Questo è il nostro compito. Noi siamo qui perché questa volta a differenza di un secolo fa la storia di questi anni 20 vogliamo scriverla noi con gli Italiani e gli Europei. Eccolo il nostro senso. E sarà una bella storia, all’insegna della liberazione umana e di un futuro degno di essere vissuto. Per andare avanti tutte e tutti e come ha detto ieri un giovane grande attore italiano premiato a Venezia viva l’Umanità! Viva l’Italia! Viva l’Europa che vogliamo costruire.
Nicola Zingaretti ( 8 settembre 2019)
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Incontro con i Presidenti dei Consigli di Quartiere per rilanciare la partecipazione dei cittadini nella gestione della vita pubblica

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Questa mattina, in qualità di Assessore alla partecipazione democratica, ho incontrato, insieme al Sindaco Simone Pugnaloni, i Presidenti dei Consigli di quartiere. C’è l’esigenza di rilanciare questo importante organo di partecipazione democratica allargando la fascia di età e di partecipazione a tutti i cittadini soprattutto giovani. Si vuole ascoltare il loro punto di vista e chiedere loro una collaborazione per far crescere e sviluppare la nostra città. Ecco dunque la proposta di convocare un consiglio di quartiere per gli under 30. Altra proposta interessante emersa durante la riunione è quella di responsabilizzare i cittadini verso i beni a uso collettivo magari arrivando anche ad adottare e tenere ben mantenuto un bene come ad esempio i campetti presenti nei vari quartieri. I presidenti si sono resi disponibili a coinvolgere i cittadini stessi anche per svolgere piccole manutenzioni riguardo al verde, ma per questo vi è bisogno di capire come si può procedere , con quali strumenti e con quali risorse.
Sono emerse anche anche altre proposte come quella di fornire ogni frazione di una casetta dell ‘Acqua. Piena è stata la consapevolezza della necessità di programmare i vari interventi.
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Una  sfida e una  grande scommessa comunita­ria e civica che con l’assunzione di questa importante  delega ho voluto condividere con i sette Presidenti dei Consigli di Quartiere osimani, con l’ obiettivo chiaro: rompere gli schemi della diffidenza e dell’indifferenza e rilanciare lo spirito della partecipazione democratica.
A riguardo ci tengo a riportare le parole espresse dal primo Assessore osimano alla partecipazione democratica, il prof. Ferdinando Riderelli ( recentemente scomparso),  che all’atto di insediamento del “parlamentino” dei 12 quartieri di Osimo nel marzo del 1976 così si rivolse ai 180 neo nominati consiglieri di Quartiere: ” ….. lo spirito dei Cons.di Quartiere non deve essere uno spirito rivendicativo di continue richieste nei confronti del Comune, perchè se fosse solo questo, perderebbe validità al momento stesso in cui nasce. Non è una elencazione quindi di richieste ma è soprattutto uno spirito di maggiore presa di coscienza dei problemi che investono tutta la collettività. Quindi lo spirito del consiglio di quartiere deve essere soprattutto quello di approfondire i problemi e di trovare insieme il modo per dare le giuste risposte, anche pratiche, di risoluzione.
La partecipazione non significa soltanto partecipare alla vita attiva di quartiere ma significa, in primo luogo, partecipare alla vita dell’intera comunità perché altrimenti non si capisce come si fa a prendere coscienza dei problemi, se non si conoscono le matrici che hanno determinato i problemi stessi.
Con il consiglio di quartiere saremmo tutti chiamati interessarci di: sviluppo armonico della città, strumenti urbanistici, lottizzazioni, ubicazione delle diverse zone degli spazi pubblici, verde pubblico, verde attrezzato, viabilità, ma anche di problemi inerenti l’assistenza, problemi inerenti i trasporti, problemi inerenti l’edilizia scolastica, problemi inerenti il diritto allo studio, problemi inerenti alla partecipazione, problemi inerenti alla cultura, sono tutte queste le  realtà che ci aspettano  e che vi aspettano per far si che il parere consultivo espresso dai consigli di quartiere sia consapevole e maturo per far si che tutti, indistintamente, possono prendere atto delle difficoltà, e tutti, indistintamente, si adoperino al miglior funzionamento della vita della nostra comunità.
Questo chiede il Consiglio Comunale ai quartieri, di essere  più partecipi e più attivi nella  vita dell’intera collettività. Se si riuscirà a far nostri i problemi dell’intera comunità, se si riuscirà insieme a vivere la vita dell’intera collettività, certamente il consiglio di quartiere  sarà una realtà più che positiva più che valida.
Aspetta ai consigli, un compito oltre modo impegnativo ed importante, dove vorrà più di ogni altra cosa la presenza, l’impegno e lo spirito di collaborazione, spinte necessarie per portare avanti la democrazia e  il progresso civile di tutta la nostra comunità “.

E’ con questo spirito  nonché nuovo sentire civico di unitarietà con tutto il territorio comunale: dal centro storico,  sino alle frazioni più decentrate  che mi propongo di lavorare affinché i Consigli di Quartiere possano essere sempre più partecipi della vita della Città e determinanti nel raccogliere e condividere  le istanze della popolazione  per poi affrontarle e risolverle insieme all’Amministrazione comunale.

Tutto facile ? No assolutamente, si tratta di un obiettivo ambizioso, provare a ricostruire legami sociali spezzati, recuperare la disaffezione verso la politica (intesa come cura della “polis”), riscoprire l’attenzione per il valore del bene comune…….. per rafforzare il senso di appartenenza alla nostra comunità cittadina.
Da parte dell’Amministrazione comunale si tratta di una assunzione di responsabilità, che sottende la volontà di instaurare un rapporto trasparente, franco con i cittadini e i suoi rappresentanti di quartiere; un’Amministrazione che, soprattutto in una fase critica quanto alle risorse economiche dell’ente, intende compiere insieme alla città e i suoi quartieri,  scelte di priorità.


L’Assessore alla Partecipazione Democratica
prof.ssa Paola Andreoni

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Una piccola nota di colore, tutta osimana:
All’incontro d’ insediamento dei primi Presidenti e Consiglieri di Quartiere nel marzo 1976 ( di cui sopra ho fatto menzione) era presente anche Umberto Graciotti, un “grande” osimano, poeta, disegnatore e uomo di spirito che con l’ironia dei suoi disegni arguti e sottili riusciva a cogliere nel segno più di tante parole e discorsi.
Ecco “come l’ha vista …. senza vincoli e censure” Umberto Graciotti la nascita dei Consigli di Quartiere osimani (pubblicata nel notiziario comunale “5 Torri”, n.2 del 1976)

 

Umberto Graciotti anche lui eletto nel Consiglio di Quartiere della Pietà ( nel 1976 erano 12 i Cons.di Quartiere) nel particolare di cui sopra, si è raffigurato cencioso  e derelitto alfiere del “Consiglio di quartiere Pietà”.

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