Coronavirus: “non lasciamo soli i commercianti e piccoli negozi, altrimenti rischiano il tracollo”.

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Sono tanti gli aspetti dell’emergenza coronavirus, questa pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. La priorità è, certamente, la salute delle persone e i bilanci ogni giorno danno contezza, purtroppo, di nuovi contagi, di vittime ma anche di persone guarite. Un altro aspetto è quello economico con i provvedimenti governativi, necessari, che hanno imposto la chiusura di tutte le attività non essenziali al fine di limitare l’espandersi del virus.
A distanza di giorni, da questa forzata chiusura, quello che ne deriva  è un grido d’aiuto che arriva da più parti e che coinvolge trasversalmente tante attività economiche: aziende con dipendenti, fornitori, commercianti, piccole aziende artigianali, bar, ristoranti, negozianti non alimentari in genere, piccole partite iva, tutti con le saracinesche abbassate, le attività ferme e, dietro di queste, impegni finanziari ed economici già sottoscritti che pesano come macigni.
Da figlia di un piccolo commerciante conosco bene questa realtà e faccio mia la disperazione palpabile di tutte queste situazioni oggi in estrema difficoltà, e in particolare dei tanti piccoli negozianti del centro storico come di quelli delle periferie della nostra comunità.
Negozianti del settore dell’abbigliamento, dello sport, e di generi non alimentari a cui scadono le rate di acquisto delle merci e delle collezioni che avevano comprato in gennaio per la stagione primavera-estate. Negozianti che si trovano, però, a non aver venduto nulla e che si ritroveranno, anzi, con i capi primaverili destinati a rimanere nelle vetrine e nei magazzini.
Chi ha capitali e magazzini come nel caso delle grandi catene di distribuzione può anche permettersi di saltare una stagione, ma i piccoli commercianti non hanno la stessa forza finanziaria e saltare una stagione significa per molti di loro disperazione se non il rischio di scomparire.
Per i dettaglianti, inoltre, ci sono anche altre preoccupazioni, macigni che pesano sul futuro delle loro attività come i costi fissi derivanti dai canoni d’affitto e gli impegni con le banche.
L’impegno di un Comune in tale ambito è assai limitato e può riguardare la sospensione dei pagamenti di imposte e tributi locali, come la Tari, e l’occupazione del suolo pubblico per gli ambulanti che non possono più svolgere i mercati settimanali e altri servizi che non possono essere resi.
Come cittadina e donna impegnata nella politica –  tuttavia, ed è questo il senso di questo appello – mi faccio portavoce di questa drammatica situazione ed auspico interventi a livelli istituzionali più alti Regione e Governo con la previsione di interventi legislativi di sospensione o la rinegoziazione dei contratti di locazione e di quelli con i fornitori ed anche un appello alle Banche per sostenere le nostre aziende che si trovano, oggi, con difficoltà di liquidità con la previsione di finanziamenti a tassi zero.
Come dice papa Francesco, Insieme, uniti, possiamo superare questa crisi devastante e ripartire in un modo nuovo, più giusto e più equo.

L’Assessore ai Servizi Sociali di Osimo
******** Paola Andreoni

 

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