I nostri tempi sono veramente bui se si arriva a voler far tacere la voce della speranza: tutta la mia solidarietà a padre Moses.

Padre Moses, al secolo Abba Mussie Zerai, è un sacerdote eritreo candidato al Nobel per la pace nel 2015 impegnato da anni negli aiuti umanitari ai profughi  e nell’integrazione e nel sostegno a progetti di rientro nel Paese di origine, con la sua associazione  “Habeshia” ( il salvagente dei migranti).  Come alcune ONG  anche padre Mosè ha ricevuto un avviso di garanzia da parte della Procura di Trapani con l’accusa gravissima di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

***

Chi è questo prete finito sotto la lente della magistratura ?  La rivista americana Time lo ha definito  “un pioniere” al pari  di personaggi come  Papa Francesco, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e Barack Obama.
Noto come “l’angelo dei profughi”, don Zerai stesso ha un passato da profugo: 41 anni, scalabriniano, nato in Eritrea, ad Asmara, nel 1992 è fuggito dalla dittatura opprimente della sua Eritrea – in quel momento storico sotto l’occupazione etiope – per raggiungere Roma, dove un prete britannico lo ha aiutato e accolto. La sua storia comincia così: padre Moses – come viene chiamato da tutti – pochi mesi dopo il suo arrivo in Italia inizia ad aiutare altri migranti e rifugiati che come lui hanno necessità di chiedere la protezione umanitaria. Il suo motto è «nessuno è clandestino»: e senza sosta lavora per metterlo quotidianamente in pratica. Diventare prete ed attivista per i diritti umani è stato quindi lo sbocco naturale della sua vita, grazie anche agli studi compiuti: Filosofia a Piacenza dal 2000 al 2003, Teologia nei cinque anni successivi e poi Morale sociale presso l’Università Pontifica Urbaniana fino al 2010, quando è stato ordinato sacerdote. La rivista Time ha sottolineato che per più di dieci anni Mussie Zerai è stato una vera e propria «ancora di salvezza per migliaia di migranti in difficoltà che viaggiavano su barconi diretti verso l’Europa».
Nel 2003 don Zerai ha creato un call center di emergenza: tutti i profughi eritrei conoscono il suo numero di telefono e quando si trovano in pericolo, in mare aperto, su barconi alla deriva, chiamano padre Moses – il suo numero di telefono è l’ultima speranza – che immediatamente comunica la posizione alla Guardia costiera e alla Marina italiana. In questo modo migliaia di vite sono state salvate, migliaia di persone hanno ritrovato dignità e futuro in Europa.
Quello di don Moses, non è un numero di telefono qualunque, è l’appiglio estremo, l’ultima traccia di umanità alla quale  aggrapparsi per i molti che affrontano il viaggio della speranza. Dalle carrette del mare, dai container arroventati nel cuore del Sahara, dai lager libici, dalle carceri egiziane o dai campi profughi del Sudan, i migranti chiamano. E Don Zerai risponde. Sempre. Allerta la Marina militare perché soccorra i barconi, si mette in contatto con le famiglie per ritrovare le tracce perdute, conforta e raccoglie le invocazioni.

Tutto questo può essere una colpa per un uomo, per un prete e/o per un volontario ?
Come diceva don Lorenzo Milani ( “lettera ai cappellani militari” ): “… Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene“.

Tutta la mia solidarietà e vicinanza a don Moses, profeta in questi nostri tempi bui e mediocri, indagato per il reato di solidarietà.

Paola

***

Buona Notte:la libertà è il bene più prezioso !!!!! ♡ ♥ ♡ ♥

***

Ezio Mauro: Di questa estate resterà l’inversione morale.

giornale La Repubblicadi Ezio Mauro  9 agosto 2017. Di questa estate resterà l’inversione morale.

CHE cosa resterà dell’estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c’è, della crescita che arranca, del precariato permanente di un’intera generazione? Non certo un cambiamento nel flusso di disperazione che porta i senza terra a cercare libertà e futuro lungo il Mediterraneo, o nel riflusso di gelosia nazionale dei Paesi che ci circondano, dove si sta frantumando ogni giorno l’idea comune di Europa. Ciò che resta — e che peserà in futuro — è una svolta nel senso comune dominante, dove per la prima volta il sentimento umanitario è finito in minoranza, affondato dal realismo politico, dal sovranismo militante, da una declinazione egoista dell’interesse nazionale. Naturalmente il senso comune è qualcosa di diverso dall’opinione pubblica, soggetto attivo di qualsiasi democrazia funzionante, autonomo e distinto dal potere, dunque capace di giudicarlo. Si tratta di una deformazione del buon senso, costruita su sentimenti e risentimenti, nutrita di pregiudizi più che di giudizi, che opera come ha scritto Roberto Saviano con la logica della folla indagata da Le Bon, pronta a gonfiarsi e sgonfiarsi come le foglie al vento, e spesso il vento è quello del potere: capace, soprattutto in un’età segnata dal cortocircuito emotivo del populismo, di interpretare il senso comune, ma anche e soprattutto di crearlo e nutrirlo traendone profitto politico ed elettorale.

Ora il governo può certo esercitarsi a svuotare il mare col cucchiaino di un codice per le organizzazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo, e le procure possono trarre teoremi giudiziari dagli errori o anche dalle complicità e dai reati di qualche singola ong. Ciò che interessa va ben al di là, perché la proiezione fantasmatica di tutto questo sta producendo sotto i nostri occhi un effetto spettacolare: l’inversione morale, per cui non potendo fermare le vittime prima che partano dai loro Paesi, e non riuscendo a colpire i carnefici, cioè gli scafisti, si criminalizzano i soccorritori, che salvano chi sta morendo in mare.

Per arrivare a questo bisogna necessariamente spogliare l’intervento umanitario, la neutralità del soccorso, l’azione dei volontari di ogni valenza etica e di qualsiasi spinta valoriale, riducendoli a pura “tecnica” strumentale, fuori dalla logica della responsabilità, dalla sfera della coscienza e dall’imperativo morale dei doveri. La destra e i grillini (basta leggere i loro giornali: identici) parlano delle ong come un attore tra i tanti nel Mediterraneo, liquidando il salvataggio dei naufraghi in una riga di circostanza, come se gli scopi per cui si va in mare non contassero nulla, come se non avessero rilevanza le bandiere morali che quelle navi battono.
Diciamolo: come se il problema politico che i migranti creano fosse più importante delle loro vite salvate.

Delle ong in quanto tali, della loro azione di supplenza di cui hanno parlato qui Mario Calabresi e Massimo Giannini ovviamente alle diverse destre italiane non importa nulla. A loro interessa ciò che rappresentano, la loro ragione sociale, la persistenza di un dovere gratuito e universale che nel loro piccolo testimoniano. Quel sentimento umanitario che fa parte della civiltà italiana, anche per il peso che qui ha avuto la predicazione della Chiesa, e che fino a ieri consideravamo prevalente perché “naturale”, prodotto di una tradizione e di una cultura.

Laicamente, si potrebbe tradurre nella coscienza della responsabilità, quella stessa cui si richiamava Giuliano Ferrara parlando della spoliazione civile dei Paesi da cui si emigra in massa. Solo che la responsabilità, a mio parere, vale sotto qualsiasi latitudine, dunque anche a casa nostra, ma non soltanto nei confronti di noi stessi, i “cittadini”, garantiti dalla costituzione e dalle leggi. Qui si sta decidendo se i ricchi del mondo (ricchi di diritti, di benessere) possono ritenersi definitivamente sciolti dai poveri del pianeta, visto che non ne hanno più bisogno, oppure se in qualche misura anche dopo la crisi permane quel vincolo politico e non solo umano che nella differenza di destino tiene insieme i sommersi e i salvati della mondializzazione, cercando un futuro comune.

Se la sinistra non capisce che la posta in gioco è addirittura questa, oggi, subito, significa che è giunta al suo grado zero e qualcun altro riscriverà il contratto sociale. Si deve dare sicurezza alle nostre popolazioni impaurite, soprattutto alle fasce più deboli e più esposte. Ma si può farlo ricordando insieme i nostri doveri e la nostra responsabilità, che derivano proprio dalla cultura e dalla civiltà che diciamo di voler difendere. Questo è lo spazio politico della sinistra oggi, invece di inseguire posture mimetiche a destra. Uno spazio utile per tutto il Paese: perché l’interesse nazionale non si difende privatizzandolo, magari con decreto di Grillo e Salvini.
***


***

10 agosto, ad Osimo nella notte di San Lorenzo… si ripete l’iniziativa Calici di Stelle.

***
Il 10 agosto, nella notte di San Lorenzo, Osimo accoglie la nuova edizione di “Calici di Stelle”,  il suggestivo evento musicale che si accompagna con la degustazione dei vini e dei prodotti locali   e lo scrutare del cielo nella notte delle stelle cadenti.
Saranno aperti i negozi del Corso, saranno previste visite guidate alle grotte di piazza Dante, Riccioni e Simonetti, il circolo “Avis Giacomelli” allestirà una interessante mostra  fotografica. Sarà una serata anche all’insegna della solidarietà con l’aperta  – grazie alla collaborazione dei  commercianti del Centro – della “Bomboniera” di Martina Serraiocco deceduta lo scorso gennaio nella tragica valanga di Rigopiano con il marito Dino. Il ricavato delle vendite sarà poi girato, come già avvenuto per gli altri fondi raccolti, al figlio  Samuel.
Ci sarà uno spettacolo circense con mangia fuochi ed acrobati. A Piazza Nuova si esibiranno i “Renion Jazz Band”, mentre nel cortile del Palazzo Simonetti ci sarà un concerto di fisarmonica ed altra musica dal vivo animerà i vicoli di Piazza.
***
Ad allietare i sensi ci saranno vari punti di degustazione di vini di qualità: il vino cotto di Loro Piceno ed i vini di Montelparo, con la presenza di oltre tredici cantine, per una passeggiata “gustosa” per le vie del centro dove si potrà cenare nei vari punti di ristoro.
***
Nella notte delle stelle sarà immancabile la presenza di Massimo Morroni e degli altri astrofili che come tutti gli anni –  “naso in su”  – ci condurranno , mettendo a disposizione i loro telescopi e la loro preparazione e passione,  nella osservazione delle stelle cadenti  dello sciame meteorico delle Perseidi ad aspettare che cada la nostra stella! ( con desiderio pronto da esprimere).
***
Una bella notte osimana – insomma – da gustare, guardare ed ascoltare.

Paola

***

Ciao don Flavio, grazie mio buon Pastore.

***
Caro don Flavio te ne sei andato – silenziosamente – dopo una vita donata generosamente, senza pubblicità, come fanno i consapevoli.
Te lo  avevo già scritto, appena un anno fa, in occasione della ricorrenza del tuo “mezzo secolo di sacerdozio”.
Per me, per Celestino, per i nostri figli sei stato e continui ad essere il volto, l’affetto, l’esempio “della chiesa” che abbiamo avuto la fortuna di incontrare. Una chiesa bella, stimata, vicina, “ribelle”.
Grazie don Flavio, per quanto ci hai sempre dato, per le tue riflessioni, per i tuoi insegnamenti, per la tua misericordia. La tua è stata una presenza importante per la mia crescita, un riferimento prezioso, un padre, un amico e una guida vera, sempre disponibile e sempre vicino, soprattutto nei momenti più difficili.
Con la tua sapienza e la tua amicizia, mi hai insegnato molto e ringrazio Dio per il dono della tua presenza.
In questi anni dal nostro Duomo, dove ci hai uniti in matrimonio ma anche negli altari improvvisati in mezzo alle montagne, hai combattuto una battaglia buona con le armi della parola del Signore, spada tagliente e piena di speranza, ma anche – con grande passione – una battaglia di testimonianza venendo incontro alle esigenze materiali della povera gente di questa nostra Comunità civile e cristiana.
Lasci un segno indelebile, un’eredità inestimabile e un grande vuoto in tutti noi che ti abbiamo voluto bene.
Osimo, la nostra Chiesa, la Caritas perdono una persona forte, autorevole, che ha impegnato tutta la propria vita nella educazione dei giovani, nella difesa dei poveri, degli immigrati, delle persone sole e abbandonate ai margini della società.
Spero che l’esempio di impegno civile e di fede che ci hai dato, intatto anche durante la malattia, rimarrà d’esempio per tutti noi e per la nostra Città.
Ciao  “don”, grazie buon Pastore. Ciao don Flavio.

Paola

 

***

E’ stato un malore a potarsi via a 68 anni Marisa Rossi, Assessore al Bilancio ed alla programmazione economica dal 1991 al 1995

***
A nome personale e di tutto il Consiglio Comunale esprimo cordoglio per la scomparsa dell’ex consigliera comunale dott.ssa Marisa Rossi. Eletta nell’assise cittadina nel mandato  1980 – 1985 con sindaco Alberto Cartuccia e nel mandato 1990 – 1995 con sindaco Raimondo Orsetti dove ha ricoperto anche l’incarico di Assessore al Bilancio ed alla programmazione economica.
Donna instancabile e infaticabile, che amava Osimo si è profusa con passione ed entusiasmo nella vita amministrativa e culturale della nostra città se ne ricorda il suo grande impegno politico e l’agire sempre nell’interesse di Osimo.
A nome di tutta la città, le più sentite condoglianze alla famiglia.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
************Paola Andreoni

 

***

Buona Notte a tutti ♡ ♥ ♡ ♥