“Prima di dimenticare”: un prezioso dono da parte di zio Piero

Sabato 8 settembre,  il prof. Piero Alessandrini, ricercatore e già docente universitario con all’attivo diversi premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali, autore di libri, saggi ed articoli di natura economica-finanziaria, presenterà in Osimo il suo ultimo libro: Prima di dimenticare. Storia di Alessandro e Nunzia raccontata dai figli.

Come si può ben capire dal titolo, questa volta il prof. Alessandrini non si è impegnato sulle tematiche economiche per le quali è famoso e conosciuto: investimenti, i distretti industriali, il risparmio, i rapporti banca-impresa, il sistema finanziario italiano…
Il nuovo lavoro è un omaggio ai suoi genitori, i miei nonni materni, Alessandro e Nunzia e a tutto ciò che ci hanno insegnato.

Zio Piero ci ha regalato, con questo libro, memorie della storia di alcuni aspetti del passato della nostra famiglia ricca di valori, di vita e di speranza. Un libro dove traspare l’amore e la riconoscenza per nonno Alessandro e nonna Nunzia.
Un libro che va ad arricchire la storia di Osimo perché ben documenta, ( in un arco temporale che va dalla metà dell’Ottocento e attraversa tutto il Novecento) attraverso la nostra storia familiare, le vite difficili di mezzadri, calzolai, filandaie, fino all’ascesa sociale di piccoli imprenditori e artigiani osimani. Ricostruisce il duro lavoro in filanda, in officina e nelle attività domestiche, i momenti drammatici della guerra, il crollo della casa di famiglia, la formazione scolastica dei figli, la loro educazione sentimentale, i giochi in strada, i divertimenti, l’organizzazione quotidiana di una famiglia numerosa.
Osimo, la chiesa di San Marco e via Cappuccini sono protagoniste in molte pagine del libro, per questo motivo invito la cittadinanza e quanti amano la storia della nostra città, alla presentazione del libro:

“Prima di dimenticare.
Storia di Alessandro e Nunzia raccontata dai figli”

Sabato 8 settembre 2018 alle ore 18

presso il Chiostro di San Francesco ( in caso di pioggia presso il Collegio Campana).
Con l’autore Piero Alessandrini, presentano Marco Morroni e Lucilla Niccolini.

Paola


Alcune foto contenute nel libro:
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1947 zio Nazzi e zio Piero il muretto è quello sovrastante i tre Archi
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nonna Nunzia e nonno Alessandro, maggio 1950 festeggiano le nozze d’argento

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Alessandro e Nunzia, fidanzati
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i nonni festeggiano le Nozze d’oro, 1975
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Ezio Mauro: Dove SVENTOLA BANDIERA NERA.

di Ezio Mauro  30 agosto 2018. Non c’è solo l’immigrato, il nero, l’africano, al tavolo d’onore della prefettura di Milano, come fantasma fisso del nuovo populismo europeo, tra i due «eroi» Salvini e Orbán (si sono definiti così), che si stringono la mano mentre la piazza protesta per il loro incontro, consapevole del suo vero significato. Il migrante è un biglietto da visita per l’elettorato leghista, una carta di garanzia, una presentazione italiana per l’ospite di riguardo: «L’Europa dice che vuole gestire l’immigrazione, noi invece vogliamo fermarla, e lo faremo insieme». Poco importa che il governo ungherese abbia rifiutato ogni aiuto all’Italia per ricollocare i migranti della Diciotti sbarcati a terra: un amico dal cuore duro è ciò che serve per tentare insieme la grande operazione: il trapianto d’anima all’Europa.
Il primo ministro Conte (ma forse bisognerebbe dire il terzo ministro, dopo i due vicepremier e capi-partito) ha probabilmente ragione, l’Italia può tornare protagonista nel campo europeo. Purtroppo non per il ruolo politico che ha saputo conquistarsi nel negoziato sull’immigrazione, che è pari a zero.
E nemmeno per le minacce velleitarie e improvvisate di improbabili ” sanzioni” economiche all’Europa da parte di Di Maio: propaganda inutile persino per i polli.

C’è invece una bandiera nera che può finire nelle mani del governo italiano. È lo stendardo della rivolta sovranista, che nasce come una riappropriazione di potere da parte degli Stati nazionali contro Bruxelles, e diventa molto di più: un’opa dell’ultra-destra sovranista sulle istituzioni della Ue per sterilizzare lo spirito comunitario dei fondatori, neutralizzare le speranze federali, paralizzare la costruzione faticosa ma costante della spinta costituente nel dopoguerra, cambiare radicalmente il concetto di Europa e di Occidente.
Un’operazione sfascista e avventurista alla ricerca del buio europeo che il nostro continente ha già generato, e che ha esorcizzato proprio con la democrazia delle istituzioni e delle Costituzioni, dopo il ’45. L’unità europea era il culmine e il pegno di questo compito responsabile che i popoli e i governi si assumevano per assicurare pace, sicurezza e benessere a un continente che aveva prodotto i due totalitarismi, scatenando due guerre mondiali.
Oggi l’operazione antieuropea ha il suo nucleo organizzato e visibile nel gruppo di Visegrad ( Polonia, Cechia, Ungheria e Slovacchia), a cui da ieri l’Italia si è iscritta come socio aspirante, pieno di buona volontà, visto che mentre Salvini riceveva Viktor Orbán il premier Conte incontrava il primo ministro ceco Andrej Babis, ovviamente sordo a ogni richiesta di aiuto sui migranti.
Partner occulti, ma nemmeno troppo, Vladimir Putin e Donald Trump, interessati entrambi — per ragioni diverse ma convergenti — al fallimento del progetto europeo e del supplemento di grandeur che quel progetto conferiva ai due Paesi guida, Francia e Germania, e ai loro leader. Quell’alleanza che si raduna programmando il funerale della Ue, aveva bisogno di trovare un socio nell’antica famiglia europea, meglio in un Paese fondatore dell’Unione come l’Italia, per agire anche dall’interno. Ecco spiegato l’entusiasmo di Orbán per «l’eroe» Salvini.
Mutando partner internazionali come in una quadriglia, passando da Adenauer a Orbán, scambiando Putin per Roosevelt, preferendo Erdogan a Merkel, Salvini e Di Maio stanno in effetti accompagnando l’Italia fuori dalla collocazione internazionale della sua tradizione, senza assumersi la responsabilità di questo passaggio, delle sue ragioni e delle conseguenze davanti al Parlamento, muto e inconsapevole. Un fatto che non ha precedenti. Qual è la visione internazionale del presidente del Consiglio, la sua valutazione della storia del dopoguerra, il suo giudizio sui valori occidentali di democrazia e di libertà? Tutto questo ha un senso oggi per il governo, o le democrature coi loro vizi di fondo che negano la libertà, valgono come le democrazie con le loro infedeltà?
Un passo dietro la questione europea, c’è la messa in discussione della Nato, ad opera di Trump. Il nostro governo sarà pronto ad allinearsi, accontentando in un colpo solo Trump e Putin, e calpestando il concetto di Occidente, in nome del ritorno al primato della sovranità nazionale?
Così entreranno in crisi le costruzioni che ci siamo dati nel lungo dopoguerra di pace, tutto ciò che è sovranazionale, ciò che parla di società aperta, di scambio, di libertà. Il mondo torna a chiudersi con i muri e le frontiere, e coloro che li attraversano diventano per Orbán i «senza patria» e i «senzaterra», i nuovi nemici che mescolano razze e culture, come dice il ministro degli Esteri ungherese, prendendosela con «ciclisti e vegetariani».
In realtà, come si capisce a questo punto, il nemico di questo esperimento di “democrazia autoritaria” è il pensiero liberale. Si salva la superficie della forma democratica, a condizione che pronunci il tradimento supremo, separandosi dalla sua sostanza. Senza il principio liberale, a fondamento delle istituzioni parlamentari e delle Costituzioni, della stessa distinzione tra destra e sinistra, la democrazia è un guscio vuoto: quindi perfetto per essere riempita della sostanza nuova ed empia, strumento della fase che stiamo per vivere.
Con la sinistra in crisi, la cultura liberale come avversaria, Bruxelles nemica, l’Europa orientale nuova alleata, il Capitano è pronto a issare la bandiera nera su palazzo Chigi, facendo pagare questo prezzo all’Italia, con la complicità sorridente della destra dilettante a Cinque Stelle. Era previsto, fin dal primo giorno. L’unica novità è che un pezzo di Paese si è accorto del pericolo. E per la prima volta si è dato appuntamento sotto il balcone di Orbán e Salvini: proprio a Milano, dove in politica spesso nascono le cose.

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Stiamo vivendo una fase storica delicata e pericolosa per la democrazia del nostro Paese. Una Sinistra senza divisioni ed egoismi, una Sinistra che ha come valore il rispetto e l’Unità c’è e può contare. Lo si è visto a Milano.
Paola

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In ricordo di Rita Borsellino


Ho appreso con tristezza la scomparsa di Rita Borsellino, una donna straordinaria, una figura simbolo di testimonianza antimafia e di impegno della società civile. Nonostante il dolore familiare e la sua lunga malattia, con coraggio e determinazione non hai mai smesso di lottare e sperare per la verità sulla strage di via D’Amelio.

A nome mio e, sicura di interpretarne il sentimento, di tutta la comunità osimana, esprimo la vicinanza e le condoglianze al fratello Salvatore e a tutta la famiglia Borsellino.

               Paola Andreoni
Presidente del Consiglio comunale di Osimo

La Montagna

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La montagna aiuta a riflettere, ti parla, ti mostra i tuoi limiti. La Montagna esige, anche, rispetto perchè a volte ti respinge. Quando si arriva nei rifugi, trovi incisi sulla pietra i nomi di chi ha perso la vita tra le vette, sul Sass Pordoi o in Marmolada. Nomi di “stelle” di prima grandezza dell’alpinismo sportivo, di guide alpine, di militari che si mescolano a cognomi e nomi sconosciuti. Sul rifugio Falier, ai piedi del lato sud della Marmolada, una piccola lapide ricorda Luca Anselmi e Fabio Frulla.

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Due ragazzi di 16 e 17 anni nativi di Chiaravalle. Non conosco la loro storia, il gestore del rifugio alpino ha saputo dirmi solo – per sentito dire – che i due nostri corregionali avevano piantato una tenda nei pressi del rifugio “Falier” nell’estate del 1984 con il proposito di salire al rifugio Cima di Ombretta, ma poi più nulla si è saputo di loro.

Paola

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Le sorprese delle Dolomiti ( quarto ed ultimo giorno )

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Ultima camminata in uno strettissimo canyon scavato nella roccia: Passo Fedaia, malga Ciapela mt. 1500, malga Ombreta mt. 1904, rifugio Falier mt. 2074.
La pioggia, poi, ha rovinato gli altri programmi e mete.
Uno spettacolo della natura imperdibile. Il rifugio Falier, posto su di un ripiano dove la val d’Ombreta si biforca nei valloni d’Ombretola e nell’alto vallon d’Ombreta.
Sopra di noi,  che incutono timore  ed anche fascino estremo,  le immense pareti sud della Marmolada che incombono  con muri perfettamente verticali ed estremamente lisci alti più di ottocento metri. Ma quando si è con gli amici e con Marci, il nostro “buon pastore”, non ci sono mai problemi: anche stare ore chiusi in un piccolo rifugio ad aspettare che il temporale finisca a compiere la sua parte.


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Gli occhi di Josephine

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Sono stati lasciati morire, una donna e un bambino a bordo di un gommone in difficoltà. Questo quanto accaduto e denunciato dalll’ong spagnola Proactiva Open Arms. La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno fatto affondare la barca perché non volevano salire sulle motovedette.
Ancora viva e salvata dall’ ong spagnola Josephine che poi per scelta dei volontari spagnoli è stata portata in Spagna e non in un porto vicino italiano. Si perchè, oramai, i porti italiani vengono considerati,  dalle organizzazioni di volontariato e per colpa dei nostri politici pro tempore, ostili  come i porti libici.
Complimenti SALVINI e DI MAIO. Ecco il Vostro vergognoso CAMBIAMENTO. La Vostra politica migratoria un giorno sarà giudicata dalla storia.
Oggi la vostra disumanità e insensibilità è tutta sintetizzata sullo sguardo spaventato di questa donna, gli occhi di Josephine .

Paola

Nota di lutto per la scomparsa del prof. Fernando Riderelli

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E’ con grande dolore che ho appreso la notizia della scomparsa del professor Fernando Riderelli. Una figura molto nota ad Osimo e con grandi meriti in ambito umano, politico e culturale. Dopo il diploma all’Istituto Magistrale “Pier Giorgio Frassati” di Osimo nel 1959 e la laurea in Pedagogia con tesi di Laurea in Filosofia Teoretica su Ludwig Wittgenstein e Rudolf Carnap presso l’Università di Roma, il prof. Riderelli è stato , per una vita, docente al Corridoni di Osimo e mio bravo professore di lettere .
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Grande appassionato di Teatro, ha scritto romanzi e saggi di carattere storico-politico, filosofico-teologico. Tra i libri pubblicati vorrei ricordare: “Papa Pietro II il ritratto immaginario di un papa innovatore”, “Due vite” ( libro dedicato alla sua inseparabile Maria), “Finitudine” e “I bardasci de San Marco”. In quest’ultimo libro, in particolare, c’è tutta la sua dedizione e attenzione alla storia della nostra comunità.
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Nella mia veste di Presidente del Consiglio Comunale voglio ricordare anche l’impegno politico, a servizio della nostra città, del prof. Riderelli. Un impegno civico iniziato al tempo dell’Università a 18 anni, a servizio del  Partito Popolare osimano come semplice, ma convinto attivista, dell’area di sinistra del partito fondato da don Sturzo.
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Nel 1970 si presenta per la prima volta candidato, nelle fila della DC,  alle elezioni amministrative che videro eletto sindaco Paolo Polenta. A 31 anni, nella sua prima esperienza amministrativa, il prof. Fernando Riderelli ha rivestito il ruolo di consigliere e capogruppo consiliare della DC. In tale veste ha dovuto redigere i testi delle mozioni, delle numerose interrogazioni che il proprio gruppo proponeva nel civico consesso. Di alto profilo le discussioni e i confronti consiliari tra Riderelli e il capogruppo del PCI, Mariano GUZZINI. Confronti consiliari aspri ma tenuti sempre con il massimo rispetto istituzionale dei ruoli rivestiti e del luogo, senza scendere mai ad attacchi personali. Le tematiche non erano solo quelle dei problemi di Osimo e del suo territorio ma riguardavano anche tematiche nazionali: la questione agricola, la violenza fascista, la riforma della scuola con i decreti delegati, ecc. Degno di nota la discussione consiliare tra il capogruppo DC e quello del capogruppo PCI, Mariano Guzzini sulle vicende della guerra in Vietnam. Come mi ha scritto lo stesso prof.Riderelli: ” … sembrava non di stare nella sala del Consiglio comunale di Osimo, ma di stare alla Commissione Esteri della Camera dei deputati”.
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L’impegno civico del prof. Fernando Riderelli è proseguito nel mandato successivo 1975-1980 dove lasciò la guida della DC nella “sala Gialla” per assumere la responsabilità di Assessore comunale alle Finanze ed alla programmazione economica nella giunta Polenta. L’attività politica e civica è proseguita poi fino al 1996.
Dal 1980 al 1986 è stato il primo Presidente dell’Associazione dei Comuni di Osimo, Castelfidardo, Offagna con deleghe alla Sanità e all’Agricoltura. Dal 1992 al 1995 è stato Presidente del consiglio di Amministrazione della società Marche Ambiente spa società con capitale Pubblico-privato.
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Da ultimo voglio ricordare il prof. Fernando Riderelli per la persona squisita, sempre gentile e cordiale qual’era.
Alla sig.ra Maria, alla famiglia, agli amici a quanti lo hanno conosciuto e stimato vanno  i miei personali, e quelli di tutto il civico consesso osimano, sentimenti di vicinanza.
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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
********Paola Andreoni

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