Grazie alle “nostre” Assistenti Sociali per quello che, ogni giorno, ci danno.

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Ieri con la Giunta abbiamo tracciato il bilancio di fine anno della azione amministrativa. Per il Sociale ho elencato brevemente quanto fatto, sicuramente non abbastanza, consapevole della situazione di  difficoltà in cui versano molte persone e famiglie della nostra comunità a causa della crisi economica e sociale.
Essere Assessore ai Servizi Sociali è per me un grande onore e un grande impegno. E’ anche una grande opportunità di conoscenza della nostra comunità delle storie di difficoltà, di aiuto, della generosa presenza di condivisione e di amore delle tante esperienze di volontariato.

I Servizi Sociali non danno solo aiuto economico,  svolgono anche un lavoro più difficile ma anche più entusiasmante di accurato ascolto e  di progettazione,  verso le persone: donne, uomini, bambini, osimani di nascita, osimani per scelta che  vengono aiutati a “ritrovare se stessi”. Una presenza attiva, competente e professionalmente preparata che accompagna a restituire alle persone la percezione della propria dignità.

Grazie alle Assistenti Sociali del nostro Comune per quello che, ogni giorno, ci danno. Un grazie speciale ad Alessandra, la coordinatrice di Ambito,  e a Fazia, la responsabile dell’ufficio comunale, che mi stanno guidando, ascoltando e supportando in questo percorso che ci troviamo a condividere.


L’Assessore ai Servizi Sociali e Vice Sindaco
************Paola Andreoni

 

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Festa dei volontari della Croce Rossa Italiana del Comitato locale di Osimo

I volontari della Croce rossa italiana del Comitato locale di Osimo si sono ritrovati, oggi, in un momento di festa e di convivialità.
Come  Assessore ai Servizi Sociali e Vice Sindaco ho portato i saluti e il ringraziamento per l’ operato di tutti i giorni al servizio della comunità.
Un ringraziamento ed una vicinanza  alla passione dei   tanti volontari e volontarie della CRI  che ogni giorno, con grande amore, dedizione e professionalità alimentano la speranza  di quanti, nella nostra comunità, vivono in condizioni di disagio e vulnerabilità.
Un grande drammaturgo ha scritto: “Dove abita la solidarietà, lì ci sono gli eroi nascosti che stanno cambiando il mondo”.


Un grazie sincero.
Paola
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Fino al 30 novembre è possibile iscriversi all’Albo degli scrutatori di seggio

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C’è tempo fino al prossimo 30 Novembre per iscriversi all’Albo delle persone idonee all’ufficio di scrutatore di seggio elettorale del Comune di Osimo.

Tutti gli elettori ed elettrici del Comune che desiderano essere iscritti nell’albo unico comunale delle persone idonee all’ufficio di scrutatore di seggio elettorale dovranno presentare domanda al  Comune.

L’iscrizione è subordinata al possesso, almeno, del titolo di studio della scuola dell’obbligo. Ai sensi di quanto disposto dagli articoli 38 del D.P.R. 30 marzo 1957, n, 361 e 23 del D.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 e successive modificazioni, sono esclusi dalle funzioni di scrutatore di ufficio elettorale di sezione: i dipendenti dei Ministeri dell’Interno, delle poste e telecomunicazioni e dei trasporti; gli appartenenti a Forze armate in servizio; i medici provinciali, gli ufficiali sanitari ed i medici condotti; i segretari comunali ed i dipendenti dei comuni addetti o comandati a prestare servizio presso gli uffici elettorali comunali; i candidati alle elezioni per le quali si svolge la votazione.

La domanda dovrà essere redatta sull’ apposito modulo (che ho allegato in calce al presente post), anche disponibile presso l’ufficio elettorale comunale.
Gli elettori già iscritti nell’albo possono chiedere, entro il prossimo mese di dicembre, di essere cancellati.

Per ogni ulteriore informazione e per la compilazione della domanda, è possibile rivolgersi all’Ufficio Elettorale Comunale, presso l’Ufficio Anagrafe.
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Modulo di domanda

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Cosa fare questa estate 2019 ad Osimo

Programma Osimo Estate 2019


Una Estate di divertimento per tutti. Musica, cinema, sagre e tanto altro.
Paola

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Ballottaggio Osimo, ha vinto Simone Pugnaloni


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In un combattuto ballottaggio ha vinto Simone Pugnaloni con 8.440 preferenze, pari al 50,45%. superando Dino Latini, candidato delle civiche, che si ferma a 8.288 pari al 49,55%. I risultati definitivi.


Grande e meritata Vittoria, è la dimostrazione che gli osimani sanno scegliere usando la propria testa.
Abbiamo vinto, tutte e tutti insieme! Grazie Osimo !

Paola

“Prima di dimenticare”: un prezioso dono da parte di zio Piero

Sabato 8 settembre,  il prof. Piero Alessandrini, ricercatore e già docente universitario con all’attivo diversi premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali, autore di libri, saggi ed articoli di natura economica-finanziaria, presenterà in Osimo il suo ultimo libro: Prima di dimenticare. Storia di Alessandro e Nunzia raccontata dai figli.

Come si può ben capire dal titolo, questa volta il prof. Alessandrini non si è impegnato sulle tematiche economiche per le quali è famoso e conosciuto: investimenti, i distretti industriali, il risparmio, i rapporti banca-impresa, il sistema finanziario italiano…
Il nuovo lavoro è un omaggio ai suoi genitori, i miei nonni materni, Alessandro e Nunzia e a tutto ciò che ci hanno insegnato.

Zio Piero ci ha regalato, con questo libro, memorie della storia di alcuni aspetti del passato della nostra famiglia ricca di valori, di vita e di speranza. Un libro dove traspare l’amore e la riconoscenza per nonno Alessandro e nonna Nunzia.
Un libro che va ad arricchire la storia di Osimo perché ben documenta, ( in un arco temporale che va dalla metà dell’Ottocento e attraversa tutto il Novecento) attraverso la nostra storia familiare, le vite difficili di mezzadri, calzolai, filandaie, fino all’ascesa sociale di piccoli imprenditori e artigiani osimani. Ricostruisce il duro lavoro in filanda, in officina e nelle attività domestiche, i momenti drammatici della guerra, il crollo della casa di famiglia, la formazione scolastica dei figli, la loro educazione sentimentale, i giochi in strada, i divertimenti, l’organizzazione quotidiana di una famiglia numerosa.
Osimo, la chiesa di San Marco e via Cappuccini sono protagoniste in molte pagine del libro, per questo motivo invito la cittadinanza e quanti amano la storia della nostra città, alla presentazione del libro:

“Prima di dimenticare.
Storia di Alessandro e Nunzia raccontata dai figli”

Sabato 8 settembre 2018 alle ore 18

presso il Chiostro di San Francesco ( in caso di pioggia presso il Collegio Campana).
Con l’autore Piero Alessandrini, presentano Marco Morroni e Lucilla Niccolini.

Paola


Alcune foto contenute nel libro:
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1947 zio Nazzi e zio Piero il muretto è quello sovrastante i tre Archi
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nonna Nunzia e nonno Alessandro, maggio 1950 festeggiano le nozze d’argento

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Alessandro e Nunzia, fidanzati
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i nonni festeggiano le Nozze d’oro, 1975
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Ezio Mauro: Dove SVENTOLA BANDIERA NERA.

di Ezio Mauro  30 agosto 2018. Non c’è solo l’immigrato, il nero, l’africano, al tavolo d’onore della prefettura di Milano, come fantasma fisso del nuovo populismo europeo, tra i due «eroi» Salvini e Orbán (si sono definiti così), che si stringono la mano mentre la piazza protesta per il loro incontro, consapevole del suo vero significato. Il migrante è un biglietto da visita per l’elettorato leghista, una carta di garanzia, una presentazione italiana per l’ospite di riguardo: «L’Europa dice che vuole gestire l’immigrazione, noi invece vogliamo fermarla, e lo faremo insieme». Poco importa che il governo ungherese abbia rifiutato ogni aiuto all’Italia per ricollocare i migranti della Diciotti sbarcati a terra: un amico dal cuore duro è ciò che serve per tentare insieme la grande operazione: il trapianto d’anima all’Europa.
Il primo ministro Conte (ma forse bisognerebbe dire il terzo ministro, dopo i due vicepremier e capi-partito) ha probabilmente ragione, l’Italia può tornare protagonista nel campo europeo. Purtroppo non per il ruolo politico che ha saputo conquistarsi nel negoziato sull’immigrazione, che è pari a zero.
E nemmeno per le minacce velleitarie e improvvisate di improbabili ” sanzioni” economiche all’Europa da parte di Di Maio: propaganda inutile persino per i polli.

C’è invece una bandiera nera che può finire nelle mani del governo italiano. È lo stendardo della rivolta sovranista, che nasce come una riappropriazione di potere da parte degli Stati nazionali contro Bruxelles, e diventa molto di più: un’opa dell’ultra-destra sovranista sulle istituzioni della Ue per sterilizzare lo spirito comunitario dei fondatori, neutralizzare le speranze federali, paralizzare la costruzione faticosa ma costante della spinta costituente nel dopoguerra, cambiare radicalmente il concetto di Europa e di Occidente.
Un’operazione sfascista e avventurista alla ricerca del buio europeo che il nostro continente ha già generato, e che ha esorcizzato proprio con la democrazia delle istituzioni e delle Costituzioni, dopo il ’45. L’unità europea era il culmine e il pegno di questo compito responsabile che i popoli e i governi si assumevano per assicurare pace, sicurezza e benessere a un continente che aveva prodotto i due totalitarismi, scatenando due guerre mondiali.
Oggi l’operazione antieuropea ha il suo nucleo organizzato e visibile nel gruppo di Visegrad ( Polonia, Cechia, Ungheria e Slovacchia), a cui da ieri l’Italia si è iscritta come socio aspirante, pieno di buona volontà, visto che mentre Salvini riceveva Viktor Orbán il premier Conte incontrava il primo ministro ceco Andrej Babis, ovviamente sordo a ogni richiesta di aiuto sui migranti.
Partner occulti, ma nemmeno troppo, Vladimir Putin e Donald Trump, interessati entrambi — per ragioni diverse ma convergenti — al fallimento del progetto europeo e del supplemento di grandeur che quel progetto conferiva ai due Paesi guida, Francia e Germania, e ai loro leader. Quell’alleanza che si raduna programmando il funerale della Ue, aveva bisogno di trovare un socio nell’antica famiglia europea, meglio in un Paese fondatore dell’Unione come l’Italia, per agire anche dall’interno. Ecco spiegato l’entusiasmo di Orbán per «l’eroe» Salvini.
Mutando partner internazionali come in una quadriglia, passando da Adenauer a Orbán, scambiando Putin per Roosevelt, preferendo Erdogan a Merkel, Salvini e Di Maio stanno in effetti accompagnando l’Italia fuori dalla collocazione internazionale della sua tradizione, senza assumersi la responsabilità di questo passaggio, delle sue ragioni e delle conseguenze davanti al Parlamento, muto e inconsapevole. Un fatto che non ha precedenti. Qual è la visione internazionale del presidente del Consiglio, la sua valutazione della storia del dopoguerra, il suo giudizio sui valori occidentali di democrazia e di libertà? Tutto questo ha un senso oggi per il governo, o le democrature coi loro vizi di fondo che negano la libertà, valgono come le democrazie con le loro infedeltà?
Un passo dietro la questione europea, c’è la messa in discussione della Nato, ad opera di Trump. Il nostro governo sarà pronto ad allinearsi, accontentando in un colpo solo Trump e Putin, e calpestando il concetto di Occidente, in nome del ritorno al primato della sovranità nazionale?
Così entreranno in crisi le costruzioni che ci siamo dati nel lungo dopoguerra di pace, tutto ciò che è sovranazionale, ciò che parla di società aperta, di scambio, di libertà. Il mondo torna a chiudersi con i muri e le frontiere, e coloro che li attraversano diventano per Orbán i «senza patria» e i «senzaterra», i nuovi nemici che mescolano razze e culture, come dice il ministro degli Esteri ungherese, prendendosela con «ciclisti e vegetariani».
In realtà, come si capisce a questo punto, il nemico di questo esperimento di “democrazia autoritaria” è il pensiero liberale. Si salva la superficie della forma democratica, a condizione che pronunci il tradimento supremo, separandosi dalla sua sostanza. Senza il principio liberale, a fondamento delle istituzioni parlamentari e delle Costituzioni, della stessa distinzione tra destra e sinistra, la democrazia è un guscio vuoto: quindi perfetto per essere riempita della sostanza nuova ed empia, strumento della fase che stiamo per vivere.
Con la sinistra in crisi, la cultura liberale come avversaria, Bruxelles nemica, l’Europa orientale nuova alleata, il Capitano è pronto a issare la bandiera nera su palazzo Chigi, facendo pagare questo prezzo all’Italia, con la complicità sorridente della destra dilettante a Cinque Stelle. Era previsto, fin dal primo giorno. L’unica novità è che un pezzo di Paese si è accorto del pericolo. E per la prima volta si è dato appuntamento sotto il balcone di Orbán e Salvini: proprio a Milano, dove in politica spesso nascono le cose.

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Stiamo vivendo una fase storica delicata e pericolosa per la democrazia del nostro Paese. Una Sinistra senza divisioni ed egoismi, una Sinistra che ha come valore il rispetto e l’Unità c’è e può contare. Lo si è visto a Milano.
Paola

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