Il Movimento 5 Stelle continua nella sua politica del “farsi fuori”.

Il Movimento 5 Stelle ha miliardi di ragioni ma la prepotenza e il comportamento tenuto oggi da Grillo, all’incontro con Renzi, è da censurare.
Grillo si è presentato ad un incontro con il presidente incaricato, ha blaterato per dieci minuti e poi se ne è andato. Doveva essere un colloquio con un incaricato del Presidente della Repubblica, detestabile quanto si vuole ( già su questo blog ho espresso le mie perplessità su tutta questa vicenda) ma non l’ha lasciato parlare. Ha detto che lui non e’ democratico, ma questo si sapeva,  fa e disfa, ma di concreto non combina niente.
Rimango sempre dell’idea che questo Paese potevamo cambiarlo con Bersani, se a suo tempo il M5S si fosse reso disponibile a “sporcarsi le mani”, invece il nulla assoluto.
Grillo si è rilevato,  un demagogo senza arte ne parte, e oggi ha proprio sbagliato e alla fine il M5S  continua nella sua linea di farsi fuori.
Paola

Ho un sogno: un centro sinistra unito, anche con il M5S, per salvare il Paese e dare luce alla nostra città.

Chiusa l’esperienza delle “larghe intese” che faranno i parlamentari 5 Stelle ?
Appoggeranno il Partito Democratico, SEL e quanti altri, che con  senso di responsabilità,  cercheranno di dare vita ad un “governo di scopo” finalizzato ad effettuare provvedimenti urgenti, necessari e utili per il Paese come una nuova legge elettorale e la legge di stabilità ?
Sta scritto che una persona si giudica nelle contingenze più severe, questo vale tanto più per i politici. Di fronte a questa situazione di emergenza causata dall’irresponsabilità della destra, credo che il M5S sia chiamato ad assumersi sulle proprie spalle, condividendone il peso con le altre forze democratiche, scelte per escludere una volta e per sempre dalla storia della nazione e dei nostri figli Silvio Berlusconi.e il suo circondario di servi.

Ci sarà bisogno di “sporcarsi le mani”, contaminandosi con altre forze politiche come teme B.Grillo ? Forse si, e questa è la politica in una democrazia..
Anch’io nutro perplessità verso alcuni parlamentari  del partito democratico, li vorrei migliori  ( penso in particolare ai 101 parlamentari del PD che hanno boicottato Prodi) ma anche alcuni parlamentari del M5S forse non brillano per simpatia, competenza e capacità, ma di una cosa sono sicura: che la gran parte degli elettori del partito democratico , così come quelli del M5S , sono persone per bene che hanno solo fame di futuro e di luce.
Alcuni commentatori politici sulla stampa di questi giorni rilevavano che, per certi versi, questi sono giorni simili a quelli che seguirono l’otto settembre del 1943. Ora non è tempo di distinguerci tra partigiani rossi e partigiani bianchi, ora è tempo di cacciare gli “sfascisti” dall’Italia e arrivare, tutti insieme, ad un nuovo 25 aprile. Solo dopo, quando sarà ristabilita la pace, competeremo lealmente sulla base degli argomenti e dei contenuti.
Credo che per il nostro Paese, ma vale anche per la nostra Osimo 2014-2019 su questo dovremmo interrogarci: cosa vogliamo fare del resto delle nostre vite e cosa vogliamo lasciare ai nostri figli ?
Mi auguro che il futuro per il nostro Paese  e per la nostra città sia un  luogo di luce.
Con speranza, Paola.

Bersani è la scelta giusta: è quanto hanno chiesto alle primarie e chiedono oggi gli elettori del PD

Bersani Grillo BerlusconiL’intervista di oggi sul Corriere della Sera di Franceschini e le ultime uscite di Renzi non mi sono piaciute. Sono d’accordo che bisogna dialogare con tutti ci mancherebbe. Leggo però dietro questi autorevoli interventi,  il tentativo per preparare un cambio di rotta nella strategia del partito. Incredibile, proprio in questo momento. Cioè nel momento in cui Berlusconi è nell’angolo e i grillini si stanno sfaldando.
Un governo con Berlusconi?? Ma si rendono conto di quello che dicono Renzi e Franceschini?? Dopo tutto quello che in questi anni il cavaliere ha fatto e disfatto, dopo gli scandali, i parlamentari comprati, i bunga-bunga, le leggi ad personam, la gentaglia avida di cui si è circondato e che ci ha spogliato, dopo che in 20 anni di governi è riuscito solo a mandare in rovina il paese, noi dovremmo fare un governo con lui ??
Grillo non aspetta altro che il governassimo per ricompattarsi. Sono fermamente convinta che la via tracciata da Bersani sia quella giusta e l’unica possibile. La strada di Bersani è quella  in cui si ritrovano, come me,  la maggior parte degli elettori del partito, il resto è noia e notte per il PD e per il Paese.
Paola

I cambiamenti di Grillo: prima le dirette streaming ora l’incontro carbonaro

Casaleggio e Grillo Riempiva le piazze, prometteva la democrazia diretta e che avrebbe condiviso tutto: in streaming. Oggi, venerdì 5 aprile, però Beppe Grillo chiama a raccolta i 162 parlamentari del Movimento 5 Stelle. L’appuntamento è in un luogo segreto. Lontano dai riflettori e dai giornalisti, che si sa: sono una gran brutta categoria. Non fosse altro perché scrivono quello che vedono e sentono.
Obiettivo dell’incontro è per definire la linea del movimento, il nodo delle alleanze e recuperare alcuni dissidenti. Il primo della lista è il deputato siciliano Tommaso Currò che si è detto favorevole ad un confronto con il Pd e soprattutto ha rimarcato la propria indipendenza dichiarando: “Non sono uno schiaccia bottoni per conto terzi”.
Emerge sempre più chiaramente che molti dei “cittadini parlamentari” non sono d’accordo sulla linea di Grillo e Casaleggio.
Che sia la volta buona ?

Paola

O fate quello che dico io o non gioco più e me ne vado

GRILLO 3

 Beppe Grillo ha lanciato via twitter il seguente messaggio: “Se votate la fiducia ai partiti mi ritiro
Qualche giorno fa parlava di  minacce di scomunica, di calci nel sedere, stavolta Beppe Grillo avverte i suoi che farà qualcosa di peggio se si azzarderanno ad appoggiare un governo dei partiti: li lascerà soli, se ne andrà.

Un monito a chi in questi giorni cerca, anche dentro il Movimento, di spingere verso la ragionevolezza , per cercare un accordo con il Partito Democratico. Un aut aut del comico genovese.

Cosa ne pensate di questo aut aut di Grillo e Casaleggio ?

 E sopratutto: CHE FARE ?

Appello al Movimento 5 Stelle: se non ora quando ?

parlamento_italiano Un appello a firma dei più importanti intellettuali italiani al Movimento 5 Stelle, pubblicato su Repubblica.

Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100 per cento dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro. Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito-movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa. Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda.
Ma dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia sarebbe a nostro avviso una forma di suicidio: gli orizzonti che avete aperto si chiuderebbero, non sappiamo per quanto tempo. Le speranze pure. Non otterremmo quelle misure di estrema urgenza che solo con una maggioranza che vi includa diventano possibili. Tra queste: una legge sul conflitto di interesse che impedisca a presenti e futuri padroni della televisione, della stampa o delle banche di entrare in politica; una legge elettorale maggioritaria con doppio turno alla francese; il dimezzamento dei parlamentari il più presto possibile e dei loro compensi subito; una Camera delle autonomie al posto del Senato, composta di rappresentanti delle regioni e dei comuni; la riduzione al minimo dei rimborsi statali ai partiti; una legge anti-corruzione e anti-evasione che riformi in senso restrittivo, anche aumentando le pene, la disciplina delle prescrizioni, bloccandole ad esempio al rinvio a giudizio; nuovi reati come autoriciclaggio, collusione mafiosa, e ripristino del falso in bilancio; ineleggibilità per condannati fin dal primo grado, che colpisca corruttori e corrotti e vieti loro l’ingresso in politica; un’operazione pulizia nelle regioni dove impera la mafia (Lombardia compresa); una confisca dei beni di provenienza non chiara; una tutela rigorosa del paesaggio e limiti netti alla cementificazione; un’abolizione delle province non parziale ma totale; diritti civili non negoziati con la Chiesa; riconsiderazione radicale dei costi e benefici delle opere pubbliche più contestate come la Tav. E vista l’emergenza povertà e la fuga dei cervelli: più fondi a scuola pubblica e a ricerca, reddito di cittadinanza, Non per ultimo: un bilancio europeo per la crescita e per gli investimenti su territorio, energia, ricerca, gestito da un governo europeo sotto il controllo del Parlamento europeo (non il bilancio ignominiosamente decurtato dagli avvocati dell’austerità nel vertice europeo del 7-8 febbraio).
Non sappiamo quale possa essere la via che vi permetta di dire sì a questi punti di programma consentendo la formazione del nuovo governo che decida di attuarli, e al tempo stesso di non contraddire la vostra vocazione. Nella giunta parlamentare si può fin da subito dar seguito alla richiesta di ineleggibilità di Berlusconi, firmata da ormai 150.000 persone : la fiducia può essere condizionata alla volontà effettiva di darvi seguito. Quel che sappiamo, è che per la prima volta nei paesi industrializzati e in Europa, un movimento di indignati entra in Parlamento, che un’Azione Popolare diventa possibile. Oggi ha inizio una vostra marcia attraverso le istituzioni, che cambieranno solo se voi non fuggirete in attesa di giorni migliori, o peggiori. Se ci aiuterete a liberarci ora, subito, dell’era Berlusconi: un imprenditore che secondo la legge non avrebbe nemmeno dovuto metter piedi in Parlamento e tanto meno a Palazzo Chigi.
Avete detto: «Lo Stato siamo noi». Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: «Se non ora, quando?»
Remo Bodei
Roberta De Monticelli
Tomaso Montanari
Antonio Padoa-Schioppa
Salvatore Settis
Barbara Spinelli

E’ possibile  sostenere l’iniziativa mettendo la propria firma, cliccando qui sotto:

 Appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle: se non ora, quando?

Quanto durerà il Movimento 5 Stelle?

giornali Il Venerdidi Curzio Maltese 10 febbraio. Quanto durerà il Movimento 5 Stelle? Bella questione. I sondaggi lo danno in calo da mesi, ma forse sbagliano. Grillo sta facendo una campagna formidabile, furbissima, a suo modo coraggiosa. Ed è l’unico a riempire le piazze. Potrebbe fare il botto. E qui cominciano i guai. Perché un conto è controllare da casa e dal computer un movimento in fieri dove “uno è uguale uno”, cioè nessuno conta niente e comandano solo due, lui e Casaleggio. Altro è far entrare nelle istituzioni persone vere, che dovranno agire nella realtà. La vittoria di Parma è stata significativa. Grillo ha trionfato con tre promesse. Numero uno, no all’inceneritore, anzi “NO!”. Due, il dimezzamento o l’abolizione dell’IMU introdotto dall’orribile governo Monti. Tre, sostegni e sgravi fiscali alle famiglie deboli. Risultati: l’inceneritore si fa, l’IMU rimane la stessa, la più alta d’Italia, e gli aiuti alle famiglie deboli non si sono visti. Il sindaco Pizzarotti ripete che “i bilanci non consentono”, come un qualsiasi viceministro bocconiano. Grillo parla d’altro, la casta, i complotti, la stampa assassina, ecc. CI vediamo in Parlamento, sarà un piacere.

Quanto a Rivoluzione Civile, il destino sembra segnato. Con quattro segretari di partito quattro, Di Pietro, Ferrero, Diliberto e Bonelli, con quattro apparati alle spalle, quanto può sopravvivere? Se questo non accadrà, se non cominceranno dal primo giorno a spartirsi per esempio la torta dei rimborsi elettorali, m’impegno a fare pubblica ammenda.

Resta il centro, il più perfetto dei carrozzoni. Non punta a vincere ma a far perdere tutti, così è decisivo per governare. Se l’operazione riuscirà, magari per lo zero virgola, si fa un bel governo destra-sinistra. Altrimenti, qualcuno s’immagina Monti capo dell’opposizione parlamentare per più di un trimestre?
(da Il Venerdì 10 febbraio)

Campagna elettorale 2013: Monti assolda il “guru” di Obama

campagna elettorale 2013Monti per la sua campagna elettorale ha assoldato il consulente David Axelrod, ex responsabile della campagna elettorale di Obama. I giornali riferiscono che il primo consiglio è stato: “aggredire i rivali”.

E pensare che guardavamo con invidia alle campagne  elettorali americane basate sul fair play. Quelle campagne  elettorali dove immaginavamo si rispettava l’avversario e si poteva discutere in modo oggettivo – e non discriminatorio e lesivo della dignità altrui – temi quali la migrazione, l’integrazione, ….

Paola

Campagna elettorale 2013: non si sente parlare delle questioni del Mondo

campagna elettorale 2013

Osservo che, fino ad ora, nessuno dei leader politici che partecipano alla  campagna elettorale ha pronunciato una sola parola per sottolineare un impegno per la difesa dei diritti umani nel mondo.
A nessuno, fino ad ora, è venuto in mente di spendere delle parole per ricordare le migliaia di vittime siriane, ragionando sulla possibilità di impedire nuovi genocidi nel mondo.

Paola

Campagna elettorale 2013: Grillo eliminiamo i sindacati

campagna elettorale 2013Sostiene  Grillo del Movimento cinque stelle: “Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati che sono una struttura vecchia come i partiti politici. Non c’è più bisogno dei sindacati. Le aziende devono essere di chi lavora“.

C’è stato un altro che nel passato ha eliminato il sindacato e purtroppo i nostri avi l’hanno sopportato per un ventennio prima di toglierlo, fortunatamente da torno, e con il costo di una guerra civile.  Bisognerebbe ricordarselo un po’ più spesso.

Paola

L’alternativa Grillo, catastrofe annunciata.

L’alternativa Grillo, catastrofe annunciata. di Eugenio Scalfari • 04-Nov-12 Populismi, esposizioni mediatiche e futuro dell’Italia
Beppe Grillo e la televisione: questo è il vero fenomeno che va studiato con attenzione perché è da qui che il Movimento 5 Stelle diventa un problema politico del quale le elezioni siciliane hanno dato il primo segnale.
La sera di giovedì scorso Michele Santoro ha dato inizio al suo “Servizio Pubblico” trasmettendo l’attraversamento dello Stretto di Messina del comico leader del populismo e dell’antipolitica dopo due ore di nuoto. Il “Servizio Pubblico” ha dedicato alla nuotata e al comizio effettuato appena toccata terra parecchi minuti e altrettanti e forse più al comizio successivo infarcito di parolacce (“cazzo”, “coglioni” e “vaffa” punteggiavano quasi ogni frase).
L’ascolto ha avuto il 10,37 di share pari a 2 milioni e quattrocentomila spettatori; poi lo share è salito al 18 per cento restando tuttavia al terzo posto dopo Canale 5 e RaiUno. Non è moltissimo ma sono comunque cifre significative. Il fenomeno consiste nel fatto che Grillo non vuole a nessun patto andare in tv e rimbrotta, anzi scomunica, i pochi tra i suoi seguaci che trasgrediscono a quell’ordine.
Non vuole andare in tv perché sarebbe costretto a confrontarsi e a rispondere a domande e non vuole. Vuole soltanto monologare e se un giornalista lo insegue lo copre di contumelie. Quindi fugge dalla televisione ma le televisioni lo inseguono, lo riprendono, lo trasmettono. La Rete è gremita di video sul Grillo comiziante e monologante registrando milioni e milioni di contatti.
Conclusione: Beppe Grillo gode d’una posizione mediatica incomparabilmente superiore a quella di qualunque altro leader politico di oggi e di ieri. Una posizione che non gli costa nulla, neppure un centesimo, e gli garantisce un ascolto che si ripete fino al prossimo comizio del quale sarà lui a decidere il giorno, l’ora e il luogo. In Sicilia il suo candidato ha avuto il 18 per cento dei voti e il suo Movimento il 14. I sondaggi successivi al voto siciliano lo collocano attorno al 22 per cento. Quale sia il programma del M5S resta un mistero salvo che vuole mandare tutti i politici di qualunque partito a casa o meglio ancora in galera perché “cazzo, hanno rubato tutti, sono tutti ladri”. Monti “è un rompicoglioni che affama il popolo”. E “Napolitano gli tiene bordone”. Sul suo “blog” uno dei suoi seguaci ha già costruito la futura architettura politica: al Quirinale Di Pietro, capo del governo e ministro dell’Economia Beppe in persona, De Magistris all’Interno, Ingroia alla Giustizia, Saviano all’Istruzione. Quest’ultimo nome sarebbe una buona idea ma penso che il nostro amico non accetterebbe quella compagnia. Per gli altri c’è da rabbrividire e chi può farebbe bene ad espatriare. Resta da capire perché mai alcune emittenti televisive si siano trasformate in amplificatori di questo populismo eversivo. Resta la domanda: perché lo fanno?
* * *
La risposta l’ha data una persona che ha un suo ruolo nella cultura italiana anche se ha sempre dato prova di notevole bizzarria (uso un eufemismo) intellettuale: Paolo Flores d’Arcais in un articolo sul Fatto quotidiano di qualche giorno fa intitolato “Matteo Renzi è pessimo ma io lo voterò” racconta le sue intenzioni delle prossime settimane. Nella prima metà dell’articolo dimostra, citando fatti, dichiarazioni e testi, perché Renzi a suo giudizio è quanto di peggio e di più lontano da una sinistra radicale e riformista.
Fornita questa dimostrazione Flores dice che proprio questa è la ragione per cui darà il suo voto nelle primarie del prossimo 25 novembre a Matteo Renzi: perché se Renzi vincerà il Pd si sfascerà e questo è l’obiettivo desiderato da Flores, il quale alle elezioni (così prosegue il suo articolo) voterà per Grillo. Ma perché? Perché Grillo sfascerà tutto e manderà tutti a casa o in galera, da Napolitano a Bersani ad Alfano a Casini, da Berlusconi a D’Alema a Bossi, fino a Monti, Passera, Fornero, Montezemolo… insomma tutti. La palingenesi? Esattamente, la palingenesi. E poi? Poi verrà finalmente il partito d’azione, quello vagheggiato dai fratelli Rosselli e da pochi altri. Verrà e sarà un partito di massa. Guidato da lui? Questo Flores non lo dice. E con chi? Ma naturalmente con Travaglio, con Santoro e con tanti altri che hanno in testa disegni così ardimentosi.
A me sembrano alquanto disturbati o bizzarri che dir si voglia, altro non dico.
* * *
Resta ancora in piedi il problema di Mario Monti e della sua cosiddetta agenda. Le Cancellerie europee e Obama (con un fervido “in bocca al lupo” per lui) lo vorrebbero ancora alla guida del futuro governo, ma la volontà degli elettori italiani non può esser condizionata da governi stranieri sia pure strettamente a noi alleati. Sulla sua credibilità l’attuale classe dirigente è interamente d’accordo, ma sulla sua agenda ci sono molte riserve. Quanto a Grillo la sua opposizione a Monti è totale. Faccio in proposito le seguenti riflessioni.
1. La credibilità di Monti è strettamente legata alla sua agenda, in parte già attuata in parte non ancora. Se il futuro governo dovesse smantellare la politica economica di Monti la credibilità dell’Italia crollerebbe con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Un esempio per tutti: se futuri investimenti dovranno essere finanziati con un deficit di bilancio e quindi con un ulteriore aumento del debito pubblico, i mercati porterebbero lo spread ad altezze vertiginose con effetti devastanti sul valore del nostro debito, sulla solidità del nostro sistema bancario e sui tassi d’interesse.
2. Il fallimento della Grecia può essere sopportato sia pure con molte difficoltà dall’Europa ma l’eventuale default dell’Italia no, perché porterebbe con sé il fallimento dell’intera Unione. Quindi metterebbe in moto un vero e proprio commissariamento del nostro Paese o la nascita di un euro a doppia velocità nel quale noi saremmo relegati nel girone di serie B. Un disastro di proporzioni enormi, come o peggio d’una guerra perduta.
3. Lo Stato italiano ha assunto una fitta rete di impegni con l’Unione europea e li ha recepiti nella nostra Costituzione. Il mancato rispetto di quegli impegni sconvolgerebbe dunque non solo l’economia ma anche il nostro assetto giuridico e costituzionale.
Ce n’è abbastanza per concludere: in gioco non c’è Monti ma l’Italia. Esistono ovviamente margini di discrezionalità per accelerare il bilancio economico e l’equità sociale, ma il solo modo per renderli compatibili con la situazione esistente è di operare sulla crescita della produttività, su una ridistribuzione importante del reddito e della vendita di un parte del patrimonio pubblico. Non vedo altre vie per il semplice fatto che non esistono.
Occorre però che il futuro governo abbia il suo asse nel Centro e nella Sinistra democratica. Si chiama appunto centro sinistra, che unisca in unico disegno riformisti e moderati liberali. A Casini riesce ancora difficile congiungere la parola liberale con quella di moderato, ma bisogna che lo faccia intendendo per liberali non quelli di Oscar Giannino ma i liberal.
Ho sentito pochi giorni fa che Vendola dichiara come punto di riferimento per lui la politica del Roosevelt del 1933. Se questo è vero, il punto di riferimento italiano sarebbe Ugo La Malfa e quello francese Mendés France. Se così stanno le cose Vendola entri nel Pd, quello che nacque cinque anni fa al Lingotto di Torino e che Bersani attualmente rappresenta: un partito che, nel rispetto degli impegni europei, vuole costruire un Paese più produttivo, più equo e che abbia il lavoro come sua prima priorità. L’alternativa, se questo disegno fosse sconfitto, è chiara: ritorno alla lira, discesa del reddito reale a livelli ancora più bassi, disoccupazione endemica, mafie e lobby onnipotenti, democrazia puramente nominale. La scelta la farà il popolo sovrano e speriamo sia quella giusta

Il populist

 Cristoforo Boni (l’Unità, 17 agosto 2012)Scrive Beppe Grillo sul suo blog: «Da mesi, con un ritmo sfiancante, i quotidiani, e le testate on line che vivono di notizie copia e incolla e rimbalzano le falsità, insultano, diffamano, spargono menzogne, inventano fatti, creano dissidi inesistenti, diffondono odio su di me e sul MoVimento 5 Stelle».
È la versione vittimista del comico, ormai vestito coi panni del leader politico. Qual è stata la causa scatenante di tale reazione? Il fatto che i giornalisti hanno trovato un suo rappresentante a Bologna con le mani nella marmellata, avendo pagato (con i soldi pubblici) cospicue tariffe per alcune comparsate in tv. E Grillo si paragona nientemeno che a Giovanni Falcone, o ai perseguitati del Ruanda: «Mi trovo in un’arena – scrive ancora – con gli altoparlanti che incitano gli avversari, ma anche il pubblico, a colpire il MoVimento 5 Stelle…».

Il suo è sempre uno scenario estremo. Di guerra e di morte. Anche quando sostiene la più ordinaria delle banalità politiche: che i 5 Stelle sono, secondo la sua propaganda, diversi da tutti gli altri partiti e non, come gli avversari pretendono di dimostrare, che sono uguali (o peggiori) degli altri.
Ma il vittimismo è solo l’altra faccia del populismo. Come Berlusconi, ahinoi!, ci ha insegnato per vent’anni. La violenza estrema, invece, resta la cifra unificante dei messaggi di Grillo. Di quelli in cui aggredisce, insulta, diffama, sparge menzogne, etc, come di quelli in cui denuncia di essere aggredito, insultato, diffamato, etc. Per documentarsi basta leggere gli ultimi post scritti sul blog.
Per condannare il rappresentante del M5S preso con le mani nella marmellata Grillo usa queste parole: «Pagare per andare in televisione per il MoVimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale». Sì, funerale. Dunque morte. E per denigrare i parlamentari, scaricando su di loro tutto l’odio e il disprezzo di cui è capace, Grillo applaude addirittura a Benito Mussolini: «Chiudete il Parlamento, sgombrate i loro uffici. Camera e Senato sono ormai ridotti peggio dell’“aula sorda e grigia” evocata da Mussolini. I parlamentari a larve di democrazia ben pagate».
Non è la prima volta che accade, non sarà l’ultima. Il populismo si nutre di parole estreme. Per imporsi nella babele delle lingue. Grillo ha costruito così il suo successo. Ma in questi anni, in cui siamo stati governati dall’antipolitica, abbiamo capito che le parole non passano invano. Come l’acqua scavano e lasciano il segno. Chi sottovalutava le parole estreme della Lega si è dovuto ricredere, osservando poi i danni prodotti.
Ora queste sentenze di morte e di condanna irrevocabile, che Grillo rilancia ad ogni fiato, sono per lui una modalità normale di propaganda politica. Del resto, deve dimostrare di essere solo lui il Bene e tutti gli altri il Male assoluto. Se qualcuno dei suoi dubitasse appena un po’, crollerebbe l’intero castello. Ma la violenza, anche quella verbale, genera mostri. Dio non voglia che i mostri prevalgano sulla ragione.

Visto da dentro

Il Movimento 5 Stelle, visto da dentro.

Il Nuovo inizia con i divieti

 DIVIETO DI TV
Beppe Grillo ha proibito ai suoi – pena l’espulsione immediata – di andare in tv perché «fa perdere voti e consensi». Ogni partito o movimento ha il diritto di regolarsi come crede, ci mancherebbe, eppure c’è qualcosa di inquietante in questo divieto tassativo. Perché il sale della democrazia è proprio il dialogo con gli avversari, e chi ha delle buone ragioni da difendere, chi vuole affermare il Nuovo, ha tutto da guadagnare dal confronto con gli altri, con gli alfieri del Vecchio. Perché cosi può dimostrare agli italiani di essere il migliore. Un partito comandato da un uomo solo, che comunica per monologhi, rifiuta i faccia a faccia, disprezza gli avversari, decide tutto da solo e pretende di essere il Nuovo, gli italiani l’hanno già visto. E non lo rimpiangono. ( di Sebastiano Messina )

Esiste l’antipolitica?

  di Nadia Urbinati pubblicato su Repubblica il 10 maggio 2012
La demagogia è una forma degenerata della democrazia, la sua periferia interna. I classici la situavano al punto terminale della democrazia costituzionale o “buona”. Era la conseguenza di un impoverimento della società, del timore della classe media di vedere indebolito il proprio status e dei meno abbienti di perdere quel poco che a fatica avevano guadagnato. In questo scontento che contrapponeva i pochi ai molti poteva emergere un astuto demagogo che metteva in campo forze nuove, desiderose di farsi largo ed emergere.
Oggi la demagogia usa il linguaggio dell’antipolitica per esprimere opposizione alla classe politica attualmente esistente con il prevedibile obiettivo di scalzarla con una nuova. Se poi questa classe politica si è macchiata di corruzione ciò rende l’arringa del demagogo più facile ed efficace. Il Movimento Cinque Stelle rientra in questa categorizzazione demagogica. Beppe Grillo ha fatto dell’antipolitica la sua battaglia e alle recenti elezioni amministrative quel linguaggio ha dato i suoi frutti. La crisi economica e i recenti e meno recenti scandali politici hanno fatto da benzina. Ma che cosa è esattamente l’antipolitica?
Quando si parla di antipolitica nelle società democratiche si usa una parola molto imprecisa. Chi la usa non suggerisce infatti di ritirarsi nella solitudine di un convento, oppure di vivere solo di e per la famiglia, o solo di e per il lavoro. Chi usa l’espressione antipolitica vuole presumibilmente criticare il modo con il quale la politica è praticata ma in realtà sfruttare lo scontento che esiste ed è forte verso le forme tradizionali di esercizio della politica. Non è la politica l’obiettivo polemico e nemmeno la forma partito. Non è la politica perché il parlare di antipolitica è comunque un parlare politico, addirittura uno schierarsi partigianamente, e questo è a dimostrazione del fatto che nelle società democratiche non c’è scampo alla politica, nel senso che ogni questione che esce dal chiuso della domesticità è e si fa politica. Diceva Thomas Mann in un saggio esemplare sull’impolitico che nella società democratica anche chi si scaglia contro la politica è costretto a farlo con linguaggio politico, a farsi partigiano della sua causa. Ci si schiera e si entra nell’agone. L’antipolitica non è possibile.
Così è oggi: non c’è niente di più politico di questa persistente critica della politica. A ben guardare l’obiettivo polemico non è neppure la forma partito, l’associarsi cioè per perseguire o ostacolare determinati obiettivi e progetti politici. Anche i più astiosi demagoghi dell’antipolitica – anche l’arrabbiato Beppe Grillo – si presentano alle elezioni!
Come scriveva Ilvo Diamanti su Repubblica a commento del recente voto amministrativo, il termine “antipolitica” sottintende una valutazione poco convincente quando è usata per spiegare il voto al Movimento Cinque Stelle – benché questo si sia alimentato pantagruelicamente dello slogan dell’antipolitica. Accettando di presentarsi alle elezioni ha accettato le regole democratiche della competizione e, soprattutto, messo in campo persone che, nonostante il linguaggio demagogico di Grillo, vogliono fare politica e discutono di problemi che sono politici, dall’ambiente alla corruzione, agli interessi privati nella cosa pubblica. A ben guardare gli elettori del Movimento sono semmai iperpolitici e vedono tutto in chiave politica (un termine al quale hanno dato un significato negativo, salvo… usarlo proprio per far politica). Scriveva Diamanti che i grillini “mostrano un alto grado di interesse per la politica” e in passato molti di loro hanno votato Lega Nord e anche Pd e Idv. La demagogia non piace ma è innegabile che chi si identifica con il Movimento del demagogo ha una visione politica, non antipolitica. E su questa visione ci si deve interrogare e ad essa occorre controbattere.
Il movimento Cinque Stelle opera come un partito e se vorrà persistere nel tempo dovrà strutturarsi come un partito. Nella democrazia rappresentativa non c’è scampo a questa regola. L’esperienza di Berlusconi insegna: avere i mezzi finanziari non è sufficiente poiché senza struttura e idee propositive la prima grossa sconfitta si rivela fatale. Perché un partito, se partito è, deve essere capace non solo di vincere ma anche di perdere. Un partito nato per solo vincere è un partito destinato all’estinzione. La memoria sulla quale ogni compagine si struttura creando identità collettiva si consolida anche grazie alle sconfitte, esperienze che uniscono, non meno delle vittorie. Quindi il Movimento Cinque Stelle se vuole consolidare la propria presenza nella politica nazionale dovrà essere pronto a scendere nell’agone sapendo che può perdere. La prepotenza verbale del suo leader rivela che questa non è ancora la sua condizione. Se sarà un partito di sola vittoria sarà di breve durata.
Perché dopo la protesta ci sarà la prova del fuoco del potere praticato. Essere eletti, avere una presenza nelle istituzioni, implica fatalmente prendere in mano quel potere urlando contro il quale il movimento di protesta è nato vittorioso. Si tratta di una regola ferrea che contraddice quel che ci aveva abituato a pensare una Democrazia Cristiana che stava in sella sapendo che non rischiava alternativa grazie alla guerra fredda: ovvero che il “potere logora chi non ce l’ha”. Questa massima andreottiana valeva appunto perché chi aveva il potere sapeva di non rischiare di perderlo, cosicché a logorarsi erano appunto coloro che non potendolo avere per vie ordinarie (vittoria elettorale) dovevano scendere a patti con chi lo aveva già a costo di sporcarsi le mani. La massima andreottiana designa una condizione di irrilevanza della democrazia elettorale. Ma in una sana democrazia dove le elezioni funzionano davvero da deterrenza, e sono quindi rischiose (come si è visto il 6 e 7 maggio), allora il “potere consuma chi ce l’ha”. E quindi le vittorie dei movimenti di protesta rischiano di spegnersi in fretta. La vicenda patetica della Lega Nord prova questa regola. Le ali se le scotta chi più si avvicina al sole.
Il Movimento Cinque Stelle o diventa un partito e quindi accetta la sfida di essere vittima della critica di “antipolitica”, oppure scompare. Ma se non scompare, allora deve darsi obiettivi e linguaggi che non sono più quelli della demagogia, roboanti, rozzi, e troppo facili.

Liste Grillo? NO GRAZIE, al Paese non servono messia ma un rivoluzionario buon senso

Ricevo, condivido e pubblico la lettera dell’ex Sindaco di Montebelluna, Laura Puppato

Leggo gli articoli di questi giorni e penso che una buona dose di masochismo c’è, ce la devo avere per forza per stare nel Pd. Diversi anni fa infatti, Grillo, mi ha premiata come primo sindaco d’Italia a 5 stelle, eppure da allora ho scelto di stare nel Pd. L’ho identificato come lo strumento per cambiare l’Italia, partendo dall’umanizzare il nostro mondo, così speculativo, spudorato e freddo che aveva e ha dimenticato che la politica esiste solo se sa lavorare al servizio dell’uomo, non è supina all’economia, alla finanza, all’interesse immediato.

Credo ancora oggi che li stia la vera, faticosa risalita di una società verso l’equità sociale, la sburocratizzazione, la meritocrazia, la tutela dei diritti civili ed umani, insomma il vero riformismo necessario; quel luogo che, come diceva Thomas Paine padre dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America “è abitato dal buon senso comune ed è perciò destinato a diventare rivoluzionario”.
Questo Pd unico soggetto politico che non è leaderistico nel nome e nel simbolo ma che è talmente responsabile da accollarsi oneri non suoi, quando la convenienza starebbe da un’altra parte, che incarna il cambiamento nel metodo con le primarie e che il riformismo, ovvero il buon senso rivoluzionario, ce l’ha nel suo DNA.
Insomma questo Pd che da più parti viene dipinto come “partito democratico” più per statuto e dichiarazioni che per sostanza di scelte e sistema, tanti difetti ha ed avrà, ma certo non si è negato in questo tempo il ruolo più difficile ovvero quello di pungolo costruttivo per il bene di un Paese sempre più povero ed incerto nel cammino, al punto da rinunciare ad una vittoria facile con la caduta di un Governo fantoccio, per sostenere con non poche difficoltà un governo di emergenza nazionale che certo per composizione e scelte, di centrosinistra non si può considerare.
Ora la scommessa più importante è alle porte, comprendere come da queste elezioni dove abbiamo vinto in luoghi incredibili come Feltre e Belluno o con risultati eclatanti come a Silea sia stato premiato il coraggio di scelte chiare, di una rigenerazione vera, che ha messo in campo uomini e donne che si impongono insieme per autorevolezza e un nuovo passo, di cui vi è grande bisogno. Mi parrebbe necessario maggiore onestà di giudizio, però, perché non si può convenire che il Paese passi da un messia ad un altro messia, quando è di testimoni che abbiamo bisogno e non di illusioni.
Apriamo dunque noi dirigenti politici le porte di un grande partito come il PD che è nato per governare cambiando un sistema malato, con la volontà di inserirvi i giovani e positivi talenti che stanno fuori, ad osservare le prossime mosse, sapendo che possono dare un notevole contributo allo sforzo da compiere insieme. Impariamo tutti, coloro che hanno vinto e coloro che hanno perso la lezione che arriva da queste elezioni amministrative, dove il rinnovamento è la vera necessità. Mi piacerà comprendere se cambieremo finalmente gli uomini che li rappresentano più che i nomi dei partiti storici, esattamente come avviene nei Paesi davvero più democratici.

Laura Puppato
capogruppo PD Consiglio Regionale Veneto