Bersani sulla crisi: ” Berlusconi ha sbagliato discorso o ha sbagliato Aula “

Bersani sulla crisi:  ” Berlusconi ha sbagliato discorso o ha sbagliato Aula

2-3 voti o sono altri i numeri ?

 

Mentre ancora si discute di 2 o 3 voti che hanno permesso (forse) al governo di sopravvivere, sono ben altri i numeri che si dovrebbero guardare. Quelli che ho letto oggi dai giornali e che riguardano da vicino i cittadini ed i problemi REALI del paese:

– la pressione fiscale è arrivata al 43,5% del Pil (il che ci pone al terzo posto nel mondo nella classifica dei Paesi più tartassati). Questo nonostante le vane promesse di chi ci governa;
– in compenso, le entrate tributarie del Bilancio dello Stato si sono attestate a 294,307 miliardi di euro, riducendosi dell’1,8% (-5,2 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
il debito pubblico ha toccato un nuovo record: raggiunti i 1.867,398 miliardi di euro,  contro i
1.844 miliardi del mese di settembre. Rispetto all’ottobre 2009 il debito è aumentato di circa 63 miliardi
– siamo al penultimo posto tra i 33 Paesi Ocse per quanto riguarda il tasso dell’ occupazione giovanile: infatti solo il 21,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è occupato, contro una media Ocse del 40,2%
– per finire, il mercato auto (che dovrebbe fare da volano alla ripresa) è sempre più in calo in Europa: -7,1%, con la Fiat a -23,8%. Sarà colpa degli operai di Pomigliano…

Cosa è da irresponsabili: nuove elezioni, un governo tecnico di transizione (che qualcuno chiama “governicchio”), o continuare su questa strada, andando verso il baratro ?

Paola

L’Italia che peggiora: economia in crescita lenta, Governo fermo.

Il rapporto del Centro Studi di Confindustria uscito questi giorni evidenzia i seguenti dati reali e presunti della performance dello stato dell’economia italiana:
– Pil 2010: 1,2%;
– Pil 2011: 1,3%;
Posti di lavoro persi 450.000;
Tasso di disoccupazione a fine 2011 9,3%
– Consumi fermi +0,4% nel 2010 e +0,7% nel 2011;
– Sommerso che rappresenta il 20% del Pil;
Evasione fiscale che supera i 125 miliardi.
Inoltre:
Il fatturato e gli ordinativi dell’industria italiana sono scesi nel mese di luglio: fatturato –2,9%, ordinativi -3%. Il confronto con il mese di luglio 2009 registra per il fatturato un aumento dell’8,9% e per gli ordinativi un aumento dello 0,7%;
Il debito pubblico in Italia nel mese di luglio ha toccato il record di 1838,296 miliardi (17 miliardi in più rispetto a giugno) e le entrate tributarie sono calate del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2009 (dati della Banca d’Italia);
– Le prospettive occupazionali posizionano l’Italia al penultimo posto con un -8%, avanti solo alla Grecia. In Europa si posiziona al primo post la Germania e nel mondo la Cina con un 51%;
La produttività in Italia crolla di circa tre punti percentuali nel periodo tra il 2007 ed il 2009 (dati Istat);
– L’Ocse sottolinea che la disoccupazione giovanile in Italia è arrivata alla soglia del 25,4% (un giovane su 4 è disoccupato) con un aumento di 5 punti rispetto al 2007. Il 50% dei giovani che lavorano sono precari. Il tasso di disoccupazione è salito all’8,7% con un aumento rispetto al 2007 del 2,2%;
Due milioni di giovani nullafacenti che non studiano e non lavorano senza una prospettiva certa del loro futuro.

Questa la fotografia – non rassicurante – della situazione economica dell’Italia.
A differenza della Germania e della Francia, che hanno approvato una manovra molto ampia di risanamento dei conti pubblici e sostegno alla crescita, l’Italia è intervenuta soltanto per porre sotto controllo il debito pubblico ( blocco degli stipendi dei lavortori del pubblico impiego) senza interventi e riforme strutturali finalizzate a sostenere la crescita economica e a razionalizzare la spesa pubblica.
La manovra economica dell’Italia si è caratterizzata solo per i tagli indiscriminati che non hanno distinto gli sprechi dalle spese produttive in settori strategici come il sapere (conoscenza, ricerca, scuola e università).
Ancora una volta Berlusconi&Governo sottovalutano la crisi della nostra economia. Il loro messaggio continua ad essere: “l’emergenza è finita”, “siamo fuori dalla crisi”,  “occorre ottimismo”.
Adesso i  dati economici, parlano chiaro, la tendenza dell’economia italiana non è migliorata verso la crescita, anzi, le cose stanno peggiorando. Berlusconi non è riuscito nel suo intento, la crisi del suo governo di centro destra, la mancata nomina del ministro allo sviluppo economico, sono altri segni del suo fallimento.

 A chi per giustificare il Governo dice che non ci sono le risorse. Rispondo che quella della limitatezza delle risorse è una falsa giustificazione in quanto le risorse per investire e sostenere l’economia si possono trovare attraverso ( ricetta Prodi-Visco ):
– La tassazione delle rendite finanziarie al 20% con esclusione dei titoli di stato;
– Il riequilibrio della tassazione tra i ceti più deboli ed le persone più ricche. Con tale misura si aumenta anche la domanda di consumo;
– La tassazione delle transazioni finanziarie, cosi come è stato proposto da Visco e Bersani, almeno a livello europeo.
– La lotta all’evasione fiscale, rendendo trasparenti tutti i redditi cosi come avviene per i lavoratori dipendenti ed introducendo quelle misure introdotte da Prodi e Visco e che irresponsabilmente l’attuale Governo le ha eliminate.

In questa situazione di immobilismo il Paese “peggiora”, soffre e soffrono soprattutto i ceti più deboli, i disoccupati, i lavoratori precari e coloro che rischiano di perdere il posto di lavoro.

“…Abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi “. Voi ve ne eravate mai accorti ?

di Mariano Bottaccio.

Nel dibattito sulla crisi finanziaria ed economica, dopo un rapido passaggio sulla finanza rapace, si è capito finalmente cos’è che non va: pensioni e stipendi troppo alti, servizi pubblici troppo costosi, troppi debiti e persino troppe ferie. Sembra uno scherzo, eppure è la verità del Governo. Ma la partita è ancora aperta.
E alla fine ci siamo arrivati alla dura, ma necessaria verità. Per qualche mese ce la siamo presa con la finanza d’assalto, con gli speculatori e perfino con questi poveri manager che lavorano dalla mattina alla sera (e che, infatti, hanno continuato a prendere stock option pazzesche anche quando le loro aziende si inabissavano, secondo un sacrosanto principio meritocratico, che solo i più rozzi non hanno compreso). Per un po’ abbiamo pensato che anche il neoliberismo fosse sull’orlo della bancarotta – come gli istituti di credito di mezzo mondo – screditato prima di tutto sul piano teorico, ormai indifendibile. La finanza che collassa obbligando lo stato a salvarla – e a salvarci tutti. L’odiato stato, la bestia affamata di cui non ci si è fatto scrupolo di approfittare per tenere in sesto i bilanci delle banche e i conti di ricchi e ricchissimi. Quelle banche che in Europa stanno ancora in piedi grazie all’enorme liquidità immessa a costo quasi zero dalla Banca centrale europea.
In tanti – tra gli analisti, i media, i politici – si sono chiesti sgomenti: «Ma è ancora capitalismo questo?», e poi, in un crescendo sempre più drammatico: «Non saremo mica sprofondati nel socialismo?» Un “socialismo per ricchi”, hanno precisato i più franchi. Naturalmente, mentre ci si poneva tali angoscianti interrogativi, il fiume di denaro dei contribuenti, dei cittadini, continuava ad andare verso gli istituti finanziari. In tanti, abbiamo poi saputo, hanno continuato a ridere e fare soldi anche in piena tempesta, quando il sistema sembrava sul punto di deflagrare.
La rana e lo scorpione
È evidente che, così facendo, sarebbero stati gli stati a riempirsi di debiti, come infatti è avvenuto. Deficit e debiti pesanti contro cui, ora, proprio quelli che sono stati salvati sono pronti a scagliarsi. Ricordate la favola della rana e dello scorpione? La rana aiuta lo scorpione ad attraversare il fiume, ma – a un certo punto – lo scorpione punge la rana e quella, prima di morire, gli chiede: «Ma perché mi hai punto? Ora moriremo tutti e due». E lo scorpione: «Lo so, ma è la mia natura».
Ecco, lo scorpione punge. È la sua natura. E potrebbe portarci a picco con lui. Il fondo messo in piedi in una notte, con colpevole ritardo, dall’Unione Europea per proteggere l’euro e le nostre economie non sembra sia stato preso troppo sul serio. La Grecia, probabilmente, non ce la farà comunque. L’Unione europea sembra un’armata brancaleone e la Germania, senza più complessi, si sente libera di pensare soltanto ai fatti suoi.
Consoliamoci o rabbrividiamo, non solo la classe politica dell’Italietta non è all’altezza della situazione. Certo, portiamo sulla scena sempre dei tratti peculiari, diciamo così, che spiccano nella mediocrità degli altri, ma anche altrove non se la passano tanto bene.
La parte dello stato
Ma, a questo punto, gli strali della critica hanno potuto allontanarsi dalla finanza per concentrarsi su un bersaglio assai più consueto, che sembra rimettere le cose a posto: visto, la colpa è degli stati! Anzi, dello stato! Come volevasi dimostrare. La parte del brutto e cattivo è assegnata da tempo e non si vede ragione per cambiare un copione che funziona.
Fantastico, avranno pensato le élite, ora usiamo la crisi che abbiamo creato noi per infliggere allo stato quel colpo che finora non siamo riusciti a dargli. L’emergenza, lo stato di eccezione possono fare il miracolo.
«Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità», ci è stato detto. Forse lo ha fatto chi questa frase ce la ripete quasi ogni giorno. Loro forse, noi no. I cittadini europei non si sono indebitati come quelli americani, hanno continuato a risparmiare, chi più chi meno. In Italia, poi, gli stipendi sono tra i più bassi dell’area Ocse (persino meno di Spagna, Irlanda e Grecia) e il risparmio privato è a livelli record. La spesa sociale, al contrario di quel che si sente dire in giro, è al di sotto della media europea. E le vituperate pensioni, vero spauracchio del perfetto liberista? A leggere un editoriale del Sole 24 Ore o del Corriere della Sera si potrebbe pensare a schiere di pensionati che vagano ricchi e felici per la Penisola. Alle spalle dei loro figli (per citare uno dei topos più infami e infamanti che siano stati prodotti dalla propaganda mainstream, a destra come a sinistra). Ma, poi, dai una scorsa ai dati, quelli dell’Istat, e scopri che il 71,9% delle pensioni erogate in Italia è sotto i mille euro e il 45,9% sotto i 500. Ma con quanto dovrebbe riuscire a campare un vecchio, dopo 40 anni di lavoro? Ma quanto pensate che sia giusto dargli?
Eppure anche in Italia, come in tutto l’Occidente, è partito un attacco massiccio contro la spesa dello stato (che ha ampie sacche di malaffare e di spreco, lo sappiamo bene, basta leggere le intercettazioni che appaiono regolarmente sui giornali, ma che un Governo liberale non vorrebbe più permettere di divulgare). Contro gli stipendi troppo alti! Perché in Polonia e in Cina, loro sì che hanno capito che cos’è la globalizzazione. Contro le pensioni che non ci possiamo più permettere, quando – con gli ultimi ritocchi – già ora i lavoratori andranno in pensione con il 30-40% dello stipendio, cioè né più né meno di un assegno di povertà. Contro un welfare troppo generoso, quando già oggi il nostro sistema di protezione fa acqua da tutte le parti e bisogni fondamentali come la povertà, la disoccupazione e la non autosufficienza sono quasi del tutto senza copertura. Persino contro le ferie, perché – insomma – si lavora troppo poco, guardate il Vietnam accidenti! E ringraziate che c’è ancora gente come Marchionne che vi fa lavorare, ingrati.
Avremmo, dunque, vissuto al di sopra delle nostre possibilità, noi, mentre il tasso di disuguaglianza economico – il famoso coefficiente di Gini – impennava a favore del 10% più ricco della popolazione (42% della ricchezza nazionale posseduta). Peccato davvero che non ce ne siamo accorti. Almeno ce la saremmo goduta, finché durava.
Tutto finito?
Ma il Governo rimetterà tutto a posto. Con una manovra che difende a spada tratta i suoi ceti di riferimento. Il suo blocco sociale. Inutile ripetere qui le tante analisi apparse in queste settimane su una Finanziaria iniqua che colpisce i soliti noti. Il centrodestra, quando va al Governo, ha le idee ben chiare (solo) su una cosa: chi deve pagare, e chi no.
In realtà, le prospettive – in Italia come in Europa – non paiono affatto buone. E non basterà il capro espiatorio degli invalidi e l’attacco alle Regioni del Sud cialtrone per nascondere la realtà. Quando i conti non tornano troppo – e per troppi – non ci sono televisioni che contano. E la gente non gradisce. (E Berlusconi questo lo sa, e s’infuria.)
Nessuno ha la più pallida idea di cosa succederà all’economia mondiale di qui a sei mesi: servirà una nuova Finanziaria? L’Unione europea dovrà varare ben altre misure?
Attendiamo con ansia. Le élite hanno serrato le fila, ricentrando l’attenzione sullo stato brutto e cattivo, ma sanno bene che le cose sono maledettamente complicate.
Il Governo non è più così sicuro di sé. Sente puzza di bruciato. E, anche per difendere il portafogli, conviene non essere ottusi. Quello che ci attende non fa paura solo ai poveri cristi.

l’articolo è tratto dalla rivista on line ”Il seme sotto la neve”.

E’ ancora crisi. La famiglia taglia la spesa soprattutto sugli alimentari.

Che la crisi ci sia lo conferma la diminuzione dei consumi delle famiglie. Diminuzione entrata nel pieno già nel 2009 quando la spesa media mensile per famiglia è risultata pari a 2.442 euro, con una variazione rispetto all’anno precedente del -1,7%. Lo rileva l’Istat che ha condotto l’indagine su un campione di circa 23mila famiglie.
Se si considera che la variazione incorpora sia la dinamica inflazionistica (nel 2009 l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività è stato pari in media allo 0,8% con differenze non trascurabili tra i diversi capitoli di spesa) sia la diminuzione del valore del fitto figurativo (-1,1%), la riduzione della spesa media mensile per consumi in termini reali «appare – spiega l’istituto di statistica – alquanto significativa». Il valore mediano della spesa per famiglia, cioè quello al di sotto del quale si colloca la spesa della metà delle famiglie, è pari a 2.020 euro (-2,9% rispetto al 2008 in termini nominali), accentuando la flessione osservata in termini di valore medio. La contrazione della spesa per consumi appare particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti.
Diminuisce del 3% rispetto al 2008 la spesa media per generi alimentari e bevande (461 euro al mese); la diminuzione segue l’incremento osservato nel 2008, essenzialmente dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che aveva caratterizzato questi beni. La percentuale di famiglie che dichiara di aver diminuito nel 2009 la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all’anno precedente è pari al 35,6%: tra queste, il 63% dichiara di aver diminuito solo la quantità, mentre il 15% di aver diminuito, oltre alla quantità, anche la qualità. Rispetto al 2008, diminuisce la spesa media mensile per pane e cereali, per oli e grassi, per patate frutta e ortaggi, per zucchero, caffè e altro,  in diminuzione risulta anche la spesa per bevande.

Il 2010 non è un anno facile.

Dopo le prime promesse di facile ripresa economica (a cui molto pochi hanno creduto ad esser sinceri) ci si presenta una crisi diversa, non più amplificata dal panico ma che colpisce le fondamenta dell’economia.

Costruire la strategia del prossimo anno e mezzo sarà un processo delicato e per nulla banale. I prossimi mesi se forse vedranno qualche debole spiraglio nella produzione dovranno affrontare nell’ordine:

– fine degli ammortizzatori sociali o dei risparmi personali e quindi forti tensioni;
–  conseguente domanda interna che si contrae;
– rischio di nuova bolla finanziaria (grecia ecc) e pericolo di ulteriore riduzione della domanda per il nostro export.
stretta del credito per le imprese che dovranno presentare alle banche i bilanci di un 2009 quasi sempre fortemente negativo;
– notevole aumento di fallimenti e procedure concorsuali in genere.

La strada è ancora lunga. E’ in queste occasioni che occore dare prova di solidarietà, di responsabilità. Parlo dei politici ( non è accettabile in piena crisi salariale vedere che i parlamentari, i consiglieri regionali si aumentano gli stipendi), parlo degli industriali, parlo di chi disattendendo un legame di  solidarietà sociale pensa solo a se stesso: evadendo le tasse,  pensando solo ai propri privilegi, ecc…