19 luglio 1944 dai diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni per non dimenticare la nostra storia ed essere testimoni di Pace.

19 luglio 1944
(mercoledì, … ultimo giorno)

La descrizione particolareggiata dei giorni del fronte di guerra finisce con la data del  18 luglio 1944. Da quella data, gli osimani escono dai rifugi, ritornano , per quanti era possibile, nelle proprie abitazioni., ci si cerca, ci si trova e pian piano riprendono le proprie attività, in città come nelle campagne.
Concludo questi racconti con uno degli ultimi appunti di don Fulvio che meglio di ogni altra riflessione ci dà l’immagine e la fotografia del passaggio del fronte della Guerra nella nostra città: “ …tutto è invaso e saccheggiato. Lavoriamo per ricostruire e ricostruirci”.

18 luglio 1La battaglia è finita, i  soldati polacchi devono proseguire il loro cammino di liberazione che dopo Ancona li porterà fino a liberare Bologna. Una pausa della guerra a preparare il  pane nel forno di campagna in una casa colonica osimana, aiutati dalle massaie del posto. ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

La guerra è sinonimo di atrocità, di violenze e dolore ma come tutti i tempi più bui e tragici della storia anche in tali frangenti non mancarono gesti di solidarietà: quella dei contadini che ospitarono i vicini e sfollati sconosciuti, nelle loro case più sicure dando loro con generosità calore ed assistenza  o come la storia del 2° Corpo d’Armata Polacco.  160 mila soldati provenienti dalla Polonia, prigionieri della Russia, che sotto la guida del Generale Władysław Anders si unirono al CIL per aiutare l’Italia nella sua liberazione, e molti di questi soldati persero la vita combattendo a Cassino e in gran parte sul nostro territorio marchigiano.
La bandiera bianco-rossa fu la prima bandiera che i nostri territori, i nostri contadini videro appena liberatisi dal dominio nazi-fascista. Un esercito che combattè contro il totalitarismo e che, dato sconfitto in partenza, liberò con i partigiani il nostro Paese.
Singolare anche la storia del generale Anders costretto a morire in esilio a Londra nel 1970 ricordato solo dalle persone che aveva contribuito a salvare. Sepolto, come da sua volontà, in un cimitero militare, tra i suoi soldati ( in un cimitero militare non possono essere sepolte persone non cadute sul campo in battaglia. A lui e solo a lui, venne fatta un’eccezione ).

Ho voluto riprendere quanto don Carlo Grillantini e don Fulvio Badaloni hanno scritto nei loro diari , e che il m° Carlo Gobbi  ha ben trascritto nel libro ” Quota 360, il Monte della Crescia”,  perchè credo che Osimo, ciascuno di noi,  non deve dimenticare la propria storia e quanto è accaduto, per essere testimoni di Pace.

19 luglio Anders19 luglio 1944, campagne di Osimo: il gen. Anders ( con il basco) comandante del II Corpo polacco assieme al gen. Sosnkowski, comandante in capo delle Forze Armate polacche dipendenti dal Governo in esilio a Londra ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum Londra).

19 luglio 1944 soldati polacchiE’ anche a  questi uomini che l’ Italia deve la propria libertà. Oggi vengono banalmente chiamati “stranieri” o qualcuno peggio ancora  “invasori”, ma dobbiamo ricordare che proprio loro i polacchi – ma anche i maori, gli indiani, i canadesi come gli  americani – combatterono per la nostra libertà. ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

19 luglio 1944 sfilata polaccaLe truppe polacche  del II Corpo sfilano a PIazza Nuova di Osimo davanti al loro comandante gen. Anders. Tra il generale Anders ed i suoi soldati è sempre esistito un particolare rapporto di fiducia, di stima, di comprensione a tal punto che generalmente, i soldati lo consideravano più una guida che un comandante militare, quasi un padre sul quale fare sempre affidamento.
Eloquente a tal proposito quanto scritto da don Carlo Grillantini. La risposta del Comando polacco agli osimani che  sollecitavano più determinazione nell’attaccare le postazioni tedesche sul Monte della Crescia: “…per fare un cannone occorre solo  qualche ora, per fare un uomo occorrono vent’anni.” ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

19 luglio 1944 Kazimierz ChmielowskiLa foto ritrae il sottoufficiale Kazimierz Chmielowski della divisione Lancieri dei Carpazi nel gesto di offrire a dei bambini osimani del cibo. Al termine della guerra come altri suoi commilitoni, Kazimierz Chmielowski, si stabilirà in Osimo sposando una ragazza osimana Wanda Pesaro. La loro figlia più piccola, Rita,  sarà una mia carissima amica di scuola.
( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

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E’ anche a  questi uomini che l’ Italia deve la propria libertà. Oggi vengono banalmente chiamati “stranieri” o peggio “invasori” ma dobbiamo ricordare che proprio loro i polacchi – ma anche i maori, gli indiani, i canadesi e gli americani – combatterono per la nostra libertà. ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

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18 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni.

18 luglio 1944
(martedì, su quota 360 i cannoni, finalmente, tacciono)

18 luglio 2La battaglia per la conquista di quota 360 “il Monte della Crescia” si era conclusa ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Dalle 3 a mezzogiorno i cannoni tacciono. Sotto un bel sole, dopo una breve pioggia nelle prime ore, la gente comincia a circolare vedendo i polacchi raccogliere i fili telefonici e andarsene sui propri carri. Ad una certa ora parte anche il comando inglese.
Alle 10,30 passa il generale Anders comandante in capo polacco con il suo stato maggiore, su cinque macchine. Voci che tedeschi hanno abbandonato Camerano, Montegallo, Santo Stefano, Offagna, Monte della Crescia, Polverigi, Agugliano. Dalla vallata del Musone salgono per ogni strada moltissimi automezzi alleati che vanno verso nord.

Si conferma che ieri non meno di 1.000 bocche da fuoco abbiano sparato dalla vallata del Musone contro i tedeschi. E, al momento dell’intensità massima del fuoco 2.000 colpi sono partiti in un quarto d’ora. Oggi si vede, del numero degli automezzi che scorazzano lungo le strade del territorio, che il quantitativo di cannoni non deve essere stato inferiore a quello comunicato dai bollettini.
Sono passati per Osimo, ieri, in tutto circa 270 tedeschi prigionieri molto male in arnese. I polacchi non avrebbero avuto nemmeno un morto nell’azione contro i tedeschi. Solo per errore, un aereo alleato ha sganciato alcuni spezzoni tra Monte Santo Pietro e il cimitero, uccidendo tre o quattro polacchi. Si parla di molte vittime civili, specialmente a San Paterniano, CaseNuove e Santo Stefano, le cui chiese si dice siano quasi completamente distrutte: nulla si sa dei loro parroci.
 È morta la maestra ZAGAGLIA di San Paterniano.
Altre voci danno per presa anche Ancona, ma alcuni colpi di cannone da qui ce lo fanno molto dubitare. Un sopralluogo al Duomo fa rilevare che alcune bombe sono scoppiate nell’interno procurando enormi danni, ma non  compromettendo la solidità dell’edificio sacro.
Ho sentito vari lamenti delle gerarchie nuove italiani nei riguardi degli alleati, da cui si credono un poco considerate (ed è una realtà). Ma mi accorgo poi che tra le considerazioni che più loro premono c’è anche quella dei loro interessi e comodi personali: perché non si dà a ciascuno di loro una macchina, perché non possono disporre di quel che vorrebbero, eccetera. C’è ancora in costoro una certa mentalità: d’altro canto  i G.A.P. ( Gruppi di Azione Politica)  e  i comunisti sono così poco graditi agli alleati, che a Montefano per un attrito con il tenente dei Carabinieri , gli alleati hanno sciolto il G.A.P. locale.
Frattanto il comando inglese radunatosi con i suoi consulenti locali ha fatto il calmiere da entrare in vigore subito. Il Prefetto si sta interessando per la nafta necessaria alla ormai urgente trebbiatura, per il materiale edilizio occorrenti alle più impellenti riparazioni, eccetera.
Sì è del parere di chiudere entro domani tutti i rifugi. Faccio un giro dei principali rifugi, annunziando tale deliberazione e perché ognuno provveda in tempo ai casi suoi. La sera, nel mio rifugio, dopo il rosario e la benedizione  invito tutti a ringraziare il signore, il quale – se pure ha voluto duramente provarci – ci ha risparmiato tuttavia calamità ben più gravi che incombevano sul nostro capo, come bombardamenti, sfollamenti in massa, violazioni di ogni specie, infezioni eccetera, e chiudo raccomandando di fare profitto della lezione, per incominciare una vita più cristiana.
Molti rifugiati ringraziano del trattamento usato loro fino ad oggi: i più nemmeno se lo  sognano .
Ore 18,30 Captato da mio nipote il Bollettino di Radio Algeri, ne vo facendo lettura nei vari centri della città: le voci del popolo danno per presa Ancona, Candia, Paterno ecc.                              

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Dopo le funzioni in chiesa, circa alle otto del mattino, viene in casa del prevosto un tenente polacco per dirmi che essendo liberata dai tedeschi la zona di San Paterniano, il comando, a me solo, permetteva di tornare a casa: tutti gli altri sarebbero venuti dopo due giorni. Ciò nonostante ottengo che vengano con me una mia sorella e BASCONI: saliamo su una croce rossa polacca che a tutt’ora freschi i segni vermigli del suo pietoso ufficio. Da Montefano oltre il Padiglione due file ininterrotte di automezzi, l’una che va,l’altra che viene, occupano la strada. E’ il fronte che si sposta !….
I tedeschi trasportavano con le mucche tutto il loro materiale!,  le strade sono coperte di un palmo di polvere, tutti i ponti rotti, tutte le case perforate o squarciate. L’impressione è indicibile presso la cappella Caccini dobbiamo scendere e andiamo  frettolosi, paurosi verso casa con la grave preoccupazione di trovare tristi sorprese. Avvicinandoci conosciamo i nomi  di alcune vittime. Circa a  mezzogiorno siamo a casa: Deo gratias ! Tutti salvi !
La casa e la Chiesa danneggiati. Un camion polacco carico di esplosivo avvistato e colpito a 4 metri a nord della  casa dai tedeschi sul Monte Crescia ha esploso, provocando con lo spostamento d’aria il rovescio di muri principali e la conseguente Caduta dei solai, e del tetto con enormi danni, e causando al contadino vicino la perdita per accensione di tutta la biancheria nascosta sotto terra. Vado poi per le casette ! che orrore !  Tutto invaso e saccheggiato. !
Ancora non è tornato quasi nessuno. Visito la salma della maestra Olivia PASSERI, ieri morta per il ferimento di schegge, la giovinetta Rosa FABIETTI ( nota: Rosa FABIETTI , una bellissima ragazza bruna, durante la battaglia si era nascosta dentro un tino. Tenta di uscire pensando che i tedeschi se ne fossero andati. Un soldato polacco la vede nella penombra della cantina, pensa essere un tedesco, le spara: la ragazza muore. Il polacco resosi conto dell’errore si è messo a piangere disperatamente accanto alla ragazza, uccisa dai polacchi perché creduta soldato tedesco travestito……
In Osimo oggi è morto il canonico dottor don Giuseppe BULDORINI colpito ieri da una delle ultime bombe del fronte. O signore il paradiso sia per tutti.

18 luglio 3Soldati tedeschi catturati dai polacchi ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

18 luglio 4Il generale Anders entra a Palazzo Campana. La battaglia combattuta in gran parte sul territorio osimano si era conclusa con un grande successo strategico: la liberazione di Ancona e del suo porto ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

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17 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni.

17 luglio 1944 ( un lunedì di sangue )

17 luglioLa battaglia per la conquista di quota 360 “il Monte della Crescia”( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Giornata sensazionale e di grande……” spettacolo” per chi ne ha avuto voglia. Dopo un’avvisaglia di un’ora verso mezzanotte, stamane dalle 4 a tutt’oggi, tiro ininterrotto di tutte le artiglierie poste lungo il fiume, di là dal fiume e anche sotto Osimo, contro tutte le postazioni nemiche di santo Stefano, Monte Crescia, Offagna e Monte Gallo,  e giù giù a Camerano. La vallata del Musone è stata tutto un mare di fumo, la vallata a nord di Osimo tutto un punteggiato di nuvolette quante erano gli scoppi delle granate. Fino a quest’ora ( sono le 18,45) conquistate le alture di Santo Stefano e quasi interamente Monte Crescia. Fatti una cinquantina di prigionieri e – sembra – garantite le premesse per una avanzata più profonda e risolutiva.
Sensazionale l’ascesa dei carri armati lungo le strade di San Valentino verso l’incrocio con Bellafiora. Assordante il tiro dei cannoni di ogni calibro  i cui proiettili fischiano continuamente sul nostro capo.
Risposta tedesca molto parca. Una granata ha fatto quattro morti al Borgo, altre tre vittime nei pressi del Comune:
1) Il Canonico Teologo Don Giuseppe BULDORINI , portato morente morente all’Ospedale per una scheggia alla fronte;
2) Giovanni PATARCA, industriale a riposo,
3) la signorina FRONTALINI ( nota: Peppina FRONTALINI studentessa alle Magistrali, il padre era conosciuto in città perchè era uno dei più bravi falegnami mentre la madre lavorava le maglie),  tutti dello stesso rifugio che avevo visitato ieri sera lasciandoli con la raccomandazione di raccogliersi nella parte più sotterranea, all’arrivo dei colpi più grossi.
Grande il compianto per la fine del povero, bravo prof. BULDORINI.
Tra ieri sera  e stamane nei locali del Collegio Campana il Comando inglese ha sostituito un reparto polacco spostatosi altrove: il Comando è giunto con due autoblindo  e alcuni carri attrezzati di varia natura. 
Ho dimenticato di annotare che 4 o 5 giorni fa in piazza abbiamo avuto l’ennesima metamorfosi : è stata abbattuta la lapide che deplora le sanzioni, e sono state scardinate le grosse lettere di bronzo della dicitura: Fascio Repubblicano.                                

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Dies migro sig manda lapillo ! ( nota: “giorno da segnare con un sasso nero”. È un detto degli antichi romani che segnavano i giorni di sventura con i sassi neri.)
Giorno tra i più memorabili della nostra vita! I polacchi hanno deciso di spostare la linea del fronte, superando qualsiasi difficoltà. Al mattino diverse centinaia di bocche da fuoco di medio e grosso  calibro forse un migliaio di carri armati, apparecchi con spezzoni, autoblindo, camionette ecc. furono messi in azione lungo tutto il fronte dal mare- presso la stazione – fino a Filottrano, aventi come bersaglio più formidabile il Monte della Crescia, per sbaragliare l’avversario, che rispose con veemenza all’urto e soltanto verso sera cominciò a tacere, prendendo frettolosamente la via della ritirata dopo aver subito gravi perdite e soprattutto dopo aver inflitto e provocato per tutta la vasta zona molte vittime militari e civili e incalcolabili danni alle abitazioni e ai campi, ancora ricoperti di grano.
Ogni casa – ogni campo – ogni albero, per la nostra zona ne riportarono segni indelebili, cominciando dalla scuola della Croce fino tutto Offagna.
Per il contrattacco pochi erano i soldati tedeschi e pochi i mezzi di offesa da loro usati: ma sembravano molti perché erano in posizione migliore e di difensiva, per la rapidità degli spostamenti e per  la inarrivabile tenacia  nelle azioni più dure. Tutto il settore fu coperto da un terrificante nube di polvere e fumo.
I campi più scoscesi, le vie più impervie, i monti più impraticabili furono attraversati dei carri armati,  altri luoghi furono spezzonati dagli apparecchi, che aprirono nei campi spaventose voragini: i soldati polacchi per l’impiego dei mezzi usati, per le difficoltà incontrate, per le devastazioni e  vittime causate  dissero  che questo fronte si può chiamare  a buon diritto: “la seconda Cassino”.
Secondo quanto riferirono poi i reduci, la radio alleata e quella tedesca parlarono spesso e ampiamente di questo fronte, nominando località e facendo descrizioni impressionanti dei danni e delle devastazioni arrecati.
Impossibile calcolare anche approssimativamente le vittime militari da ambedue le parti: perché la maggior parte dei morti e dei feriti furono trasportati dai propri servizi sanitari. Altri restarono sul campo e se ne darà un cenno locale.
 Quasi tutti i campi dei contadini e le case diventarono sedi di soldati, di comandi, di materiali, di medicazioni, di postazioni, di armi in una parola: un vasto e movimentato “cantiere di guerra”; ma quello che è più orrendo, molti campi  divennero cimiteri, perché vi furono sepolte tante salme di civili e militari, non sempre distinte con sacrosanto simbolo della croce.

17 luglio 1944 soldato tedescoTomba improvvisata di un soldato tedesco a Santo Stefano. In polacco ed inglese i soldati polacchi scrissero:”Soldato Tedesco”, sulla croce – in segno di rispetto –  l’elmo del soldato ucciso ed un rosario ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

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16 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni.

16 luglio 1944 ( domenica ma in Osimo non è stato giorno di festa)

1944 polFanti del II Corpo d’Armata  polacco  ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Roba da matti. Gli alleati son qui con centinaia di cannoni di grosso calibro piazzati da per tutto, con parecchie centinaia di carri armati scorrazzanti per la  via di Jesi; con l’appoggio di una potente aviazione che martella continuamente nemico; con intere divisioni che hanno invaso tutto il territorio circostante; eppure non si muovono. Hanno detto che l’avanzata avverrà quando i tedeschi, fatti consapevoli di tanta imponenza di forza, si decideranno a sganciarsi per prudenza.
Quanto ad assalirli hanno una teoria: per fare un cannone occorre solo  qualche ora, per fare un uomo occorrono vent’anni.
Andranno quindi molto piano. E’ già sembrato agli alleati troppo, avere avuto quattro morti per la presa di Osimo.
Si commentava oggi molto arditamente in Prefettura, alla mia presenza: sarà bene spedire un messo segreto ai tedeschi per avvertirli della imponenza di tanti mezzi e pregarli di ….. sgomberare.
Se no, a quando? Anche oggi altre azioni su Ancona, preludenti a qualche iniziativa  su più ampia scala !.
I tedeschi da qualche giorno rispondono sempre meno alle artiglierie polacche; si direbbe che intendano economizzare le munizioni per adoperarle al momento decisivo. Si annunzia la ripresa di Cingoli e il probabile aggiramento di Fabriano.                                

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Celebro la Santa messa nella chiesa della villa VOLPONI a Montefano, essendo domenica e festa della Madonna del Carmine. La sono convenuti in molti sfollati da Filottrano: al Vangelo non possono non riguardare i miei parrocchiani che sono tuttora sotto il turbine del fronte.
Nel pomeriggio il prevosto di Montefano è chiamato all’ospedale per assistere un malato. Dopo qualche tempo ritorna e mi dice che la giovane Luisa BASCONI di anni 16 di San Paterniano, ferita per mitragliamento, è in fin di vita, e già le hanno amministrato l’estrema unzione.
Corro all’ospedale; la trovo assistita dallo zio Alfredo, da un dottore polacco e dalle suore. Lo zio mi racconta che fu ferita al mattino mentre ritornava a casa, dei tedeschi.
Ebbe le prime cure nella sacrestia di San Paterniano, operata poi a Montefano, non si svegliò più e spirò circa alle sette di sera.  
Dopo la raccomandazione dell’anima, al giorno seguente celebrai per l’anima sua.  Al pomeriggio,  con un camion polacco, la salma fu portata in chiesa per le esequie. Tutti gli sfollati di San Paterniano, più di 100, ed altri presero parte al funerale, quindi la salma fu tumulata nel cimitero di Montefano.

1944 tedeSoldati tedeschi catturati, prigionieri dei polacchi, sfiniti per la fatica, le tribolazioni e le drammatiche vicende vissute, si abbandonano al sonno sdraiandosi in terra sul pavimento o appoggiandosi su una sedia. E’ l’immagine eloquente di un esercito, quello tedesco, disfatto da lunghe ed estenuanti battaglie volute da Hitler e dal suo famigerato regime nazista. ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

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15 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni.

15 luglio 1944 ( un mesto sabato)

Artiglieria PolaccaL’artiglieria della 3^ Divisione Carpatica puntata verso il Monte della Crescia ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Stanotte grande calma.
Ore 16:00. Mi si dice che la presa di Santa Maria Nuova effettuato ieri dei bersaglieri italiani, ha costato a loro notevoli perdite. Tre di questi bersaglieri essendo di Osimo sono oggi qui in licenza. I polacchi sono entusiasti della loro bravura.
Ore 17,00 sento che i polacchi stanno piantando  batterie a ridosso delle case del Borgo.
Ore 18,00 alcune squadriglie di fortezza volanti hanno bombardato Ancona. Siamo in procinto della offensiva fattaci sperare ?Qui,  il sistema nervoso anche dei più forti comincia a risentire della lunga attesa. Si è fatto trenta, bisognerà fare trentuno.
Io non mi muovo. Oggi sono partite altre due colonne di sfollati, alle quali non potendo assegnare due carabinieri di scorta se ne è dato solo uno, facendolo coadiuvare da un parroco. Sono andati mons. FLAMINI, Parroco di Santa Palazia e don Luigi POLENTONI della chiesa della Trinità.
La scorta opera fino al Musone, temendo il Comandante polacco che qualcuno a mezza strada possa cambiare rotta e dirigersi verso i tedeschi o fare la spia … A tutt’oggi ho prenotato altre mille persone. Si è effettuato ora. Il quarto raid di bombardieri su Ancona e alture circostanti. Contraerea nutritissima.
Manifesto: coprifuoco, da oggi alle 20 fino alle 5 .                                

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Andiamo al campo dove si stanno preparando molti carri armati. Di tanto in tanto giungono feriti e morti militari all’ospedale polacco. Col cannocchiale cerchiamo di seguire le operazioni a San Paterniano ma quasi inutilmente.

15 luglio polacchiUna foto che racconta tutta la fatica di un soldato polacco che si riposa in un casolare della nostra campagna. La liberazione di Osimo, dei paesi limitrofi e la presa di Ancona hanno comportato un bilancio molto pesante in termini di vite umane e sofferenze per il II Corpo d’Armata polacco, che alla fine delle battaglie lasciarono sul campo 496 morti, 1.789 feriti e più di 130 dispersi.

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14 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni.

14 luglio 1944 ( cadeva di venerdì)

Monte Crescia quota 360Monte della Crescia, indicato nelle cartine militari come “quota 360”, essendo appunto alto 360 metri. Il nome storico, è Monte Cerno, luogo ricco di suggestioni e mistero. Presenta una forma a tronco di cono dovuto allo spianamento nell’antichità, del culmine della collina. Ricco di grotte e di cunicoli scavati nel tufo, il luogo era stato trasformato dai tedeschi nel 1944, in un fortilizio. Il Monte della Crescia era il punto chiave della difesa tedesca e l’obiettivo principale dell’offensiva polacca ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum Londra ).

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Dalle 0,30 alle 2,30 scoppio di granate  da 149 su vari palazzi del Nord e della città. Colpiti specialmente il Collegio Campana e il Palazzo Giardinieri e la mia casa parrocchiale. Nulla alla Chiesa. Il crollo di un lato del Palazzo Giardinieri ha provocato il seppellimento della casa della servente del monastero  di San Nicolò e la conseguente morte della stessa, di due figlie e di un figlio ( famiglia ANTONELLI). In via Buon Villano è deceduto per analoghi motivi Augusto MARSILI, e con lui i suoi due figli: la moglie è rimasta ferita.
Altro morto Giuseppe LOCATELLI, laureato, intelligentissimo giovane ( nota: fratello delle sorelle LOCATELLI molto conosciuta in Osimo per essere stata per tanti anni maestra) . Altre bombe all’Ospizio Cronici di città, con decesso di tale FEBO e altro ricoverato. Molti feriti ricoverati all’ospedale . Questo triste bilancio ha fatto decidere in molti ad approfittare del permesso di sfollare e circa un migliaio di persone sono partite. Chi parte alle 10 per Loreto e per Porto Recanati, chi alle 11 per Passatempo MonteFano, Appignano chi alle 15 per Recanati. Ogni colonna è protetta da due carabinieri naturalmente tutti  a piedi. Nonostante ciò il rifugio è affollato. Avendo ormai distribuito quasi 8.000 razioni ci troviamo a corto di condimenti.
Oggi siamo ancora nel territorio di nessuno essendo le batterie polacche al Musone e quelle tedesche al Monte della Crescia.
                                   

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Ancora nulla di nuovo. A San Donato si celebra un ufficio solenne per i polacchi defunti: intervengono moltissimi soldati ufficiali. Un epigrafe paragona il loro valore a quello dei soldati maccabei. Diversi padri conventuali che vengono da Osimo ci riferiscono che ieri nella sala comunale colpiti da bombe tedesche sono morte diverse persone, esponenti della città riuniti al comune per un’importante adunanza. Vado al cimitero dove sono sepolti molti polacchi recenti vittime di guerra. Insistendo presso il comando per il ritorno in parrocchia, mi rispondano:aspettate due giorni si prepararono grandi eventi.

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13 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

13 luglio 1944 ( era un giovedì)

bombardamenti su osimo

Artiglieria tedesca, cui seguiva la risposta della artiglieria polacca. Tutti i giorni e spesso anche la notte dominava la voce dei cannoni. Osimo e una esausta popolazione nascosta nei rifugi, era  in mezzo a questo dispiegamento di forze. ( foto Imperial War Museum Londra ).

 

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Qualcuno del comitato di liberazione mi vuole spiegare il malumore e la contrarietà dei polacchi per non aver incontrato ad Osimo – stretta fra due fuochi – liete accoglienze a base di damigiane di vino ed altro…. Che non ci sia la sua parte di vero ?
Se ne avrebbe una riprova nella singolare accondiscenza con cui hanno aderito a varie richieste fatte, da chi ha potuto trattarli bene.
Questa notte pochi ma pesantissimi colpi di artiglieria tedesca. Colpiti il palazzo FREZZINI  a Piazzanuova, il Molino Bianchi li presso, due  case attigue e la villa BARBALARGA.
Il mancato ritorno oggi del Comandante inglese  non ha permesso lo sfollamento preannunziato.
Il Sindaco ha fatto affiggere un altro manifesto per raccomandare l’oscuramento, accennando che i polacchi sarebbero obbligati a provvedimenti gravi.
Ore 18,30 tenendosi in Municipio un’adunanza di proprietari sono piombate  nel salone alcune granate tedesche.
Sono morti: conte Giulio SINIBALDI, Giulio BADIALETTI, Giuseppe PETRINI, dott.Luigi RAVAGLIA ( questi ultimi amministratori rispettivamente del conte BALDESCHI e dei signori BELLINI) e il fornaio G. MENGARELLI (nota: con il fratello gestiva il forno di via Cappuccini).
Feriti l’impiegato Edoardo BUGLIONI, il macellaio Cassio BUGLIONI, cui si dovette subito amputare una gamba, alcuni della questura e leggermente altri. E io ero uscito 10 minuti prima , opinione generale: le granate sono state frutto di spionaggio.                                     

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Domandiamo ad alcuni ufficiali polacchi come vanno le operazioni, ci rispondono: il fronte è fermo, quies  in fronte.
Comunque i timori si fanno sempre più gravi, e le preoccupazioni per la famiglia e per la parrocchia sono forti, e rendono lungo il tranquillo e riposante soggiorno di Montefano. Intanto ho la consolazione di fare un po’ di bene ai parrocchiani colà trasportati e di procurare ad alcuni  un po’ di pane.

DittajutiNon è riportata la notizia nel diario di don Carlo Grillantini, ma tra i feriti della granata che aveva preso di mira il Palazzo Comunale vi era anche un uomo coraggioso e generoso: il nobile Leopardo Leopardi Dittajuti. Alla riunione indetta quella sera in Comune non tutti gli invitati parteciparono, Osimo era libera, in mano agli alleati, ma i pericoli ancora erano tanti, le artiglierie facevano sentire forte la loro terrificante voce. Gli osimani, come dal racconto dei diari, vivevano negli improvvisati rifugi  e nelle grotte. Ma alla paura si era aggiunta la difficoltà di trovare cibo, quel minimo che garantiva la sopravvivenza. Questo era il motivo della riunione, cercare di approvvigionare con del cibo i vari rifugi presenti in città.
Come detto, non tutti gli invitati parteciparono all’adunanza,  non era consigliabile lasciare i rifugi e ancor più ardito era stato convocare tale riunione nel Palazzo comunale dove oltre agli uffici, si era insediato il Comando alleato e il Governo provvisorio della città, quindi per i tedeschi era quello uno dei bersagli prioritari.
Erano quasi le 18,30 quando la granata tedesca perforò il muro nord della sede comunale ( per intenderci  il muro del  corridoio dove sono oggi collocati i messi comunali) e scoppiò nel salone della Sala Maggiore uccidendo 4 persone sul colpo  e ferendone molte altre. Tra coloro che furono trasportati all’Ospedale c’era anche il conte Leopardo Leopardi Dittajuti che dopo una lunga degenza morì il 3 novembre 1944 a seguito delle ferite da arma da fuoco riportate.
Giulio SINIBALDI, Giulio BADIALETTI, Giuseppe PETRINI, Luigi RAVAGLIA, il fornaio G. MENGARELLI, Edoardo BUGLIONI, il macellaio Cassio BUGLIONI, il conte Leopardo LEOPARDI DITTAJUTI ed altri anonimi cittadini, “PERSONE, NOBILI, FORNAI, MACELLAI, semplici IMPIEGATI”, coraggiosi Samaritani,  accomunati da un grande senso civico: cercare di aiutare la popolazione sfinita ed affamata. A loro va tutto il nostro ricordo e la nostra ammirazione perchè non ignorando il pericolo a cui andarono incontro hanno messo come prioritario non la loro vita ma  il bene e le necessità della loro, nostra,  Comunità. Non dimentichiamoci di queste storie.
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