19 luglio 1944 dai diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni per non dimenticare la nostra storia ed essere testimoni di Pace.

19 luglio 1944
(mercoledì, … ultimo giorno)

La descrizione particolareggiata dei giorni del fronte di guerra finisce con la data del  18 luglio 1944. Da quella data, gli osimani escono dai rifugi, ritornano , per quanti era possibile, nelle proprie abitazioni., ci si cerca, ci si trova e pian piano riprendono le proprie attività, in città come nelle campagne.
Concludo questi racconti con uno degli ultimi appunti di don Fulvio che meglio di ogni altra riflessione ci dà l’immagine e la fotografia del passaggio del fronte della Guerra nella nostra città: “ …tutto è invaso e saccheggiato. Lavoriamo per ricostruire e ricostruirci”.

18 luglio 1La battaglia è finita, i  soldati polacchi devono proseguire il loro cammino di liberazione che dopo Ancona li porterà fino a liberare Bologna. Una pausa della guerra a preparare il  pane nel forno di campagna in una casa colonica osimana, aiutati dalle massaie del posto. ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

La guerra è sinonimo di atrocità, di violenze e dolore ma come tutti i tempi più bui e tragici della storia anche in tali frangenti non mancarono gesti di solidarietà: quella dei contadini che ospitarono i vicini e sfollati sconosciuti, nelle loro case più sicure dando loro con generosità calore ed assistenza  o come la storia del 2° Corpo d’Armata Polacco.  160 mila soldati provenienti dalla Polonia, prigionieri della Russia, che sotto la guida del Generale Władysław Anders si unirono al CIL per aiutare l’Italia nella sua liberazione, e molti di questi soldati persero la vita combattendo a Cassino e in gran parte sul nostro territorio marchigiano.
La bandiera bianco-rossa fu la prima bandiera che i nostri territori, i nostri contadini videro appena liberatisi dal dominio nazi-fascista. Un esercito che combattè contro il totalitarismo e che, dato sconfitto in partenza, liberò con i partigiani il nostro Paese.
Singolare anche la storia del generale Anders costretto a morire in esilio a Londra nel 1970 ricordato solo dalle persone che aveva contribuito a salvare. Sepolto, come da sua volontà, in un cimitero militare, tra i suoi soldati ( in un cimitero militare non possono essere sepolte persone non cadute sul campo in battaglia. A lui e solo a lui, venne fatta un’eccezione ).

Ho voluto riprendere quanto don Carlo Grillantini e don Fulvio Badaloni hanno scritto nei loro diari , e che il m° Carlo Gobbi  ha ben trascritto nel libro ” Quota 360, il Monte della Crescia”,  perchè credo che Osimo, ciascuno di noi,  non deve dimenticare la propria storia e quanto è accaduto, per essere testimoni di Pace.

19 luglio Anders19 luglio 1944, campagne di Osimo: il gen. Anders ( con il basco) comandante del II Corpo polacco assieme al gen. Sosnkowski, comandante in capo delle Forze Armate polacche dipendenti dal Governo in esilio a Londra ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum Londra).

19 luglio 1944 soldati polacchiE’ anche a  questi uomini che l’ Italia deve la propria libertà. Oggi vengono banalmente chiamati “stranieri” o qualcuno peggio ancora  “invasori”, ma dobbiamo ricordare che proprio loro i polacchi – ma anche i maori, gli indiani, i canadesi come gli  americani – combatterono per la nostra libertà. ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

19 luglio 1944 sfilata polaccaLe truppe polacche  del II Corpo sfilano a PIazza Nuova di Osimo davanti al loro comandante gen. Anders. Tra il generale Anders ed i suoi soldati è sempre esistito un particolare rapporto di fiducia, di stima, di comprensione a tal punto che generalmente, i soldati lo consideravano più una guida che un comandante militare, quasi un padre sul quale fare sempre affidamento.
Eloquente a tal proposito quanto scritto da don Carlo Grillantini. La risposta del Comando polacco agli osimani che  sollecitavano più determinazione nell’attaccare le postazioni tedesche sul Monte della Crescia: “…per fare un cannone occorre solo  qualche ora, per fare un uomo occorrono vent’anni.” ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

19 luglio 1944 Kazimierz ChmielowskiLa foto ritrae il sottoufficiale Kazimierz Chmielowski della divisione Lancieri dei Carpazi nel gesto di offrire a dei bambini osimani del cibo. Al termine della guerra come altri suoi commilitoni, Kazimierz Chmielowski, si stabilirà in Osimo sposando una ragazza osimana Wanda Pesaro. La loro figlia più piccola, Rita,  sarà una mia carissima amica di scuola.
( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

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E’ anche a  questi uomini che l’ Italia deve la propria libertà. Oggi vengono banalmente chiamati “stranieri” o peggio “invasori” ma dobbiamo ricordare che proprio loro i polacchi – ma anche i maori, gli indiani, i canadesi e gli americani – combatterono per la nostra libertà. ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

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18 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni.

18 luglio 1944
(martedì, su quota 360 i cannoni, finalmente, tacciono)

18 luglio 2La battaglia per la conquista di quota 360 “il Monte della Crescia” si era conclusa ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Dalle 3 a mezzogiorno i cannoni tacciono. Sotto un bel sole, dopo una breve pioggia nelle prime ore, la gente comincia a circolare vedendo i polacchi raccogliere i fili telefonici e andarsene sui propri carri. Ad una certa ora parte anche il comando inglese.
Alle 10,30 passa il generale Anders comandante in capo polacco con il suo stato maggiore, su cinque macchine. Voci che tedeschi hanno abbandonato Camerano, Montegallo, Santo Stefano, Offagna, Monte della Crescia, Polverigi, Agugliano. Dalla vallata del Musone salgono per ogni strada moltissimi automezzi alleati che vanno verso nord.

Si conferma che ieri non meno di 1.000 bocche da fuoco abbiano sparato dalla vallata del Musone contro i tedeschi. E, al momento dell’intensità massima del fuoco 2.000 colpi sono partiti in un quarto d’ora. Oggi si vede, del numero degli automezzi che scorazzano lungo le strade del territorio, che il quantitativo di cannoni non deve essere stato inferiore a quello comunicato dai bollettini.
Sono passati per Osimo, ieri, in tutto circa 270 tedeschi prigionieri molto male in arnese. I polacchi non avrebbero avuto nemmeno un morto nell’azione contro i tedeschi. Solo per errore, un aereo alleato ha sganciato alcuni spezzoni tra Monte Santo Pietro e il cimitero, uccidendo tre o quattro polacchi. Si parla di molte vittime civili, specialmente a San Paterniano, CaseNuove e Santo Stefano, le cui chiese si dice siano quasi completamente distrutte: nulla si sa dei loro parroci.
 È morta la maestra ZAGAGLIA di San Paterniano.
Altre voci danno per presa anche Ancona, ma alcuni colpi di cannone da qui ce lo fanno molto dubitare. Un sopralluogo al Duomo fa rilevare che alcune bombe sono scoppiate nell’interno procurando enormi danni, ma non  compromettendo la solidità dell’edificio sacro.
Ho sentito vari lamenti delle gerarchie nuove italiani nei riguardi degli alleati, da cui si credono un poco considerate (ed è una realtà). Ma mi accorgo poi che tra le considerazioni che più loro premono c’è anche quella dei loro interessi e comodi personali: perché non si dà a ciascuno di loro una macchina, perché non possono disporre di quel che vorrebbero, eccetera. C’è ancora in costoro una certa mentalità: d’altro canto  i G.A.P. ( Gruppi di Azione Politica)  e  i comunisti sono così poco graditi agli alleati, che a Montefano per un attrito con il tenente dei Carabinieri , gli alleati hanno sciolto il G.A.P. locale.
Frattanto il comando inglese radunatosi con i suoi consulenti locali ha fatto il calmiere da entrare in vigore subito. Il Prefetto si sta interessando per la nafta necessaria alla ormai urgente trebbiatura, per il materiale edilizio occorrenti alle più impellenti riparazioni, eccetera.
Sì è del parere di chiudere entro domani tutti i rifugi. Faccio un giro dei principali rifugi, annunziando tale deliberazione e perché ognuno provveda in tempo ai casi suoi. La sera, nel mio rifugio, dopo il rosario e la benedizione  invito tutti a ringraziare il signore, il quale – se pure ha voluto duramente provarci – ci ha risparmiato tuttavia calamità ben più gravi che incombevano sul nostro capo, come bombardamenti, sfollamenti in massa, violazioni di ogni specie, infezioni eccetera, e chiudo raccomandando di fare profitto della lezione, per incominciare una vita più cristiana.
Molti rifugiati ringraziano del trattamento usato loro fino ad oggi: i più nemmeno se lo  sognano .
Ore 18,30 Captato da mio nipote il Bollettino di Radio Algeri, ne vo facendo lettura nei vari centri della città: le voci del popolo danno per presa Ancona, Candia, Paterno ecc.                              

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Dopo le funzioni in chiesa, circa alle otto del mattino, viene in casa del prevosto un tenente polacco per dirmi che essendo liberata dai tedeschi la zona di San Paterniano, il comando, a me solo, permetteva di tornare a casa: tutti gli altri sarebbero venuti dopo due giorni. Ciò nonostante ottengo che vengano con me una mia sorella e BASCONI: saliamo su una croce rossa polacca che a tutt’ora freschi i segni vermigli del suo pietoso ufficio. Da Montefano oltre il Padiglione due file ininterrotte di automezzi, l’una che va,l’altra che viene, occupano la strada. E’ il fronte che si sposta !….
I tedeschi trasportavano con le mucche tutto il loro materiale!,  le strade sono coperte di un palmo di polvere, tutti i ponti rotti, tutte le case perforate o squarciate. L’impressione è indicibile presso la cappella Caccini dobbiamo scendere e andiamo  frettolosi, paurosi verso casa con la grave preoccupazione di trovare tristi sorprese. Avvicinandoci conosciamo i nomi  di alcune vittime. Circa a  mezzogiorno siamo a casa: Deo gratias ! Tutti salvi !
La casa e la Chiesa danneggiati. Un camion polacco carico di esplosivo avvistato e colpito a 4 metri a nord della  casa dai tedeschi sul Monte Crescia ha esploso, provocando con lo spostamento d’aria il rovescio di muri principali e la conseguente Caduta dei solai, e del tetto con enormi danni, e causando al contadino vicino la perdita per accensione di tutta la biancheria nascosta sotto terra. Vado poi per le casette ! che orrore !  Tutto invaso e saccheggiato. !
Ancora non è tornato quasi nessuno. Visito la salma della maestra Olivia PASSERI, ieri morta per il ferimento di schegge, la giovinetta Rosa FABIETTI ( nota: Rosa FABIETTI , una bellissima ragazza bruna, durante la battaglia si era nascosta dentro un tino. Tenta di uscire pensando che i tedeschi se ne fossero andati. Un soldato polacco la vede nella penombra della cantina, pensa essere un tedesco, le spara: la ragazza muore. Il polacco resosi conto dell’errore si è messo a piangere disperatamente accanto alla ragazza, uccisa dai polacchi perché creduta soldato tedesco travestito……
In Osimo oggi è morto il canonico dottor don Giuseppe BULDORINI colpito ieri da una delle ultime bombe del fronte. O signore il paradiso sia per tutti.

18 luglio 3Soldati tedeschi catturati dai polacchi ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

18 luglio 4Il generale Anders entra a Palazzo Campana. La battaglia combattuta in gran parte sul territorio osimano si era conclusa con un grande successo strategico: la liberazione di Ancona e del suo porto ( foto by The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

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17 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni.

17 luglio 1944 ( un lunedì di sangue )

17 luglioLa battaglia per la conquista di quota 360 “il Monte della Crescia”( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Giornata sensazionale e di grande……” spettacolo” per chi ne ha avuto voglia. Dopo un’avvisaglia di un’ora verso mezzanotte, stamane dalle 4 a tutt’oggi, tiro ininterrotto di tutte le artiglierie poste lungo il fiume, di là dal fiume e anche sotto Osimo, contro tutte le postazioni nemiche di santo Stefano, Monte Crescia, Offagna e Monte Gallo,  e giù giù a Camerano. La vallata del Musone è stata tutto un mare di fumo, la vallata a nord di Osimo tutto un punteggiato di nuvolette quante erano gli scoppi delle granate. Fino a quest’ora ( sono le 18,45) conquistate le alture di Santo Stefano e quasi interamente Monte Crescia. Fatti una cinquantina di prigionieri e – sembra – garantite le premesse per una avanzata più profonda e risolutiva.
Sensazionale l’ascesa dei carri armati lungo le strade di San Valentino verso l’incrocio con Bellafiora. Assordante il tiro dei cannoni di ogni calibro  i cui proiettili fischiano continuamente sul nostro capo.
Risposta tedesca molto parca. Una granata ha fatto quattro morti al Borgo, altre tre vittime nei pressi del Comune:
1) Il Canonico Teologo Don Giuseppe BULDORINI , portato morente morente all’Ospedale per una scheggia alla fronte;
2) Giovanni PATARCA, industriale a riposo,
3) la signorina FRONTALINI ( nota: Peppina FRONTALINI studentessa alle Magistrali, il padre era conosciuto in città perchè era uno dei più bravi falegnami mentre la madre lavorava le maglie),  tutti dello stesso rifugio che avevo visitato ieri sera lasciandoli con la raccomandazione di raccogliersi nella parte più sotterranea, all’arrivo dei colpi più grossi.
Grande il compianto per la fine del povero, bravo prof. BULDORINI.
Tra ieri sera  e stamane nei locali del Collegio Campana il Comando inglese ha sostituito un reparto polacco spostatosi altrove: il Comando è giunto con due autoblindo  e alcuni carri attrezzati di varia natura. 
Ho dimenticato di annotare che 4 o 5 giorni fa in piazza abbiamo avuto l’ennesima metamorfosi : è stata abbattuta la lapide che deplora le sanzioni, e sono state scardinate le grosse lettere di bronzo della dicitura: Fascio Repubblicano.                                

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Dies migro sig manda lapillo ! ( nota: “giorno da segnare con un sasso nero”. È un detto degli antichi romani che segnavano i giorni di sventura con i sassi neri.)
Giorno tra i più memorabili della nostra vita! I polacchi hanno deciso di spostare la linea del fronte, superando qualsiasi difficoltà. Al mattino diverse centinaia di bocche da fuoco di medio e grosso  calibro forse un migliaio di carri armati, apparecchi con spezzoni, autoblindo, camionette ecc. furono messi in azione lungo tutto il fronte dal mare- presso la stazione – fino a Filottrano, aventi come bersaglio più formidabile il Monte della Crescia, per sbaragliare l’avversario, che rispose con veemenza all’urto e soltanto verso sera cominciò a tacere, prendendo frettolosamente la via della ritirata dopo aver subito gravi perdite e soprattutto dopo aver inflitto e provocato per tutta la vasta zona molte vittime militari e civili e incalcolabili danni alle abitazioni e ai campi, ancora ricoperti di grano.
Ogni casa – ogni campo – ogni albero, per la nostra zona ne riportarono segni indelebili, cominciando dalla scuola della Croce fino tutto Offagna.
Per il contrattacco pochi erano i soldati tedeschi e pochi i mezzi di offesa da loro usati: ma sembravano molti perché erano in posizione migliore e di difensiva, per la rapidità degli spostamenti e per  la inarrivabile tenacia  nelle azioni più dure. Tutto il settore fu coperto da un terrificante nube di polvere e fumo.
I campi più scoscesi, le vie più impervie, i monti più impraticabili furono attraversati dei carri armati,  altri luoghi furono spezzonati dagli apparecchi, che aprirono nei campi spaventose voragini: i soldati polacchi per l’impiego dei mezzi usati, per le difficoltà incontrate, per le devastazioni e  vittime causate  dissero  che questo fronte si può chiamare  a buon diritto: “la seconda Cassino”.
Secondo quanto riferirono poi i reduci, la radio alleata e quella tedesca parlarono spesso e ampiamente di questo fronte, nominando località e facendo descrizioni impressionanti dei danni e delle devastazioni arrecati.
Impossibile calcolare anche approssimativamente le vittime militari da ambedue le parti: perché la maggior parte dei morti e dei feriti furono trasportati dai propri servizi sanitari. Altri restarono sul campo e se ne darà un cenno locale.
 Quasi tutti i campi dei contadini e le case diventarono sedi di soldati, di comandi, di materiali, di medicazioni, di postazioni, di armi in una parola: un vasto e movimentato “cantiere di guerra”; ma quello che è più orrendo, molti campi  divennero cimiteri, perché vi furono sepolte tante salme di civili e militari, non sempre distinte con sacrosanto simbolo della croce.

17 luglio 1944 soldato tedescoTomba improvvisata di un soldato tedesco a Santo Stefano. In polacco ed inglese i soldati polacchi scrissero:”Soldato Tedesco”, sulla croce – in segno di rispetto –  l’elmo del soldato ucciso ed un rosario ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum of Londra ).

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