14 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni.

14 luglio 1944 ( cadeva di venerdì)

Monte Crescia quota 360Monte della Crescia, indicato nelle cartine militari come “quota 360”, essendo appunto alto 360 metri. Il nome storico, è Monte Cerno, luogo ricco di suggestioni e mistero. Presenta una forma a tronco di cono dovuto allo spianamento nell’antichità, del culmine della collina. Ricco di grotte e di cunicoli scavati nel tufo, il luogo era stato trasformato dai tedeschi nel 1944, in un fortilizio. Il Monte della Crescia era il punto chiave della difesa tedesca e l’obiettivo principale dell’offensiva polacca ( foto The Polish Institute and Sikorski Museum Londra ).

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Dalle 0,30 alle 2,30 scoppio di granate  da 149 su vari palazzi del Nord e della città. Colpiti specialmente il Collegio Campana e il Palazzo Giardinieri e la mia casa parrocchiale. Nulla alla Chiesa. Il crollo di un lato del Palazzo Giardinieri ha provocato il seppellimento della casa della servente del monastero  di San Nicolò e la conseguente morte della stessa, di due figlie e di un figlio ( famiglia ANTONELLI). In via Buon Villano è deceduto per analoghi motivi Augusto MARSILI, e con lui i suoi due figli: la moglie è rimasta ferita.
Altro morto Giuseppe LOCATELLI, laureato, intelligentissimo giovane ( nota: fratello delle sorelle LOCATELLI molto conosciuta in Osimo per essere stata per tanti anni maestra) . Altre bombe all’Ospizio Cronici di città, con decesso di tale FEBO e altro ricoverato. Molti feriti ricoverati all’ospedale . Questo triste bilancio ha fatto decidere in molti ad approfittare del permesso di sfollare e circa un migliaio di persone sono partite. Chi parte alle 10 per Loreto e per Porto Recanati, chi alle 11 per Passatempo MonteFano, Appignano chi alle 15 per Recanati. Ogni colonna è protetta da due carabinieri naturalmente tutti  a piedi. Nonostante ciò il rifugio è affollato. Avendo ormai distribuito quasi 8.000 razioni ci troviamo a corto di condimenti.
Oggi siamo ancora nel territorio di nessuno essendo le batterie polacche al Musone e quelle tedesche al Monte della Crescia.
                                   

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Ancora nulla di nuovo. A San Donato si celebra un ufficio solenne per i polacchi defunti: intervengono moltissimi soldati ufficiali. Un epigrafe paragona il loro valore a quello dei soldati maccabei. Diversi padri conventuali che vengono da Osimo ci riferiscono che ieri nella sala comunale colpiti da bombe tedesche sono morte diverse persone, esponenti della città riuniti al comune per un’importante adunanza. Vado al cimitero dove sono sepolti molti polacchi recenti vittime di guerra. Insistendo presso il comando per il ritorno in parrocchia, mi rispondano:aspettate due giorni si prepararono grandi eventi.

**

*****

Annunci

13 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

13 luglio 1944 ( era un giovedì)

bombardamenti su osimo

Artiglieria tedesca, cui seguiva la risposta della artiglieria polacca. Tutti i giorni e spesso anche la notte dominava la voce dei cannoni. Osimo e una esausta popolazione nascosta nei rifugi, era  in mezzo a questo dispiegamento di forze. ( foto Imperial War Museum Londra ).

 

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Qualcuno del comitato di liberazione mi vuole spiegare il malumore e la contrarietà dei polacchi per non aver incontrato ad Osimo – stretta fra due fuochi – liete accoglienze a base di damigiane di vino ed altro…. Che non ci sia la sua parte di vero ?
Se ne avrebbe una riprova nella singolare accondiscenza con cui hanno aderito a varie richieste fatte, da chi ha potuto trattarli bene.
Questa notte pochi ma pesantissimi colpi di artiglieria tedesca. Colpiti il palazzo FREZZINI  a Piazzanuova, il Molino Bianchi li presso, due  case attigue e la villa BARBALARGA.
Il mancato ritorno oggi del Comandante inglese  non ha permesso lo sfollamento preannunziato.
Il Sindaco ha fatto affiggere un altro manifesto per raccomandare l’oscuramento, accennando che i polacchi sarebbero obbligati a provvedimenti gravi.
Ore 18,30 tenendosi in Municipio un’adunanza di proprietari sono piombate  nel salone alcune granate tedesche.
Sono morti: conte Giulio SINIBALDI, Giulio BADIALETTI, Giuseppe PETRINI, dott.Luigi RAVAGLIA ( questi ultimi amministratori rispettivamente del conte BALDESCHI e dei signori BELLINI) e il fornaio G. MENGARELLI (nota: con il fratello gestiva il forno di via Cappuccini).
Feriti l’impiegato Edoardo BUGLIONI, il macellaio Cassio BUGLIONI, cui si dovette subito amputare una gamba, alcuni della questura e leggermente altri. E io ero uscito 10 minuti prima , opinione generale: le granate sono state frutto di spionaggio.                                     

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Domandiamo ad alcuni ufficiali polacchi come vanno le operazioni, ci rispondono: il fronte è fermo, quies  in fronte.
Comunque i timori si fanno sempre più gravi, e le preoccupazioni per la famiglia e per la parrocchia sono forti, e rendono lungo il tranquillo e riposante soggiorno di Montefano. Intanto ho la consolazione di fare un po’ di bene ai parrocchiani colà trasportati e di procurare ad alcuni  un po’ di pane.

DittajutiNon è riportata la notizia nel diario di don Carlo Grillantini, ma tra i feriti della granata che aveva preso di mira il Palazzo Comunale vi era anche un uomo coraggioso e generoso: il nobile Leopardo Leopardi Dittajuti. Alla riunione indetta quella sera in Comune non tutti gli invitati parteciparono, Osimo era libera, in mano agli alleati, ma i pericoli ancora erano tanti, le artiglierie facevano sentire forte la loro terrificante voce. Gli osimani, come dal racconto dei diari, vivevano negli improvvisati rifugi  e nelle grotte. Ma alla paura si era aggiunta la difficoltà di trovare cibo, quel minimo che garantiva la sopravvivenza. Questo era il motivo della riunione, cercare di approvvigionare con del cibo i vari rifugi presenti in città.
Come detto, non tutti gli invitati parteciparono all’adunanza,  non era consigliabile lasciare i rifugi e ancor più ardito era stato convocare tale riunione nel Palazzo comunale dove oltre agli uffici, si era insediato il Comando alleato e il Governo provvisorio della città, quindi per i tedeschi era quello uno dei bersagli prioritari.
Erano quasi le 18,30 quando la granata tedesca perforò il muro nord della sede comunale ( per intenderci  il muro del  corridoio dove sono oggi collocati i messi comunali) e scoppiò nel salone della Sala Maggiore uccidendo 4 persone sul colpo  e ferendone molte altre. Tra coloro che furono trasportati all’Ospedale c’era anche il conte Leopardo Leopardi Dittajuti che dopo una lunga degenza morì il 3 novembre 1944 a seguito delle ferite da arma da fuoco riportate.
Giulio SINIBALDI, Giulio BADIALETTI, Giuseppe PETRINI, Luigi RAVAGLIA, il fornaio G. MENGARELLI, Edoardo BUGLIONI, il macellaio Cassio BUGLIONI, il conte Leopardo LEOPARDI DITTAJUTI ed altri anonimi cittadini, “PERSONE, NOBILI, FORNAI, MACELLAI, semplici IMPIEGATI”, coraggiosi Samaritani,  accomunati da un grande senso civico: cercare di aiutare la popolazione sfinita ed affamata. A loro va tutto il nostro ricordo e la nostra ammirazione perchè non ignorando il pericolo a cui andarono incontro hanno messo come prioritario non la loro vita ma  il bene e le necessità della loro, nostra,  Comunità. Non dimentichiamoci di queste storie.
**

*****