Le domande degli italiani: EUROPA ed i CONTI

Europa23-300x216 QUALI OBIETTIVI SI PONE IL PD PER LO SVILUPPO DEL CAMMINO EUROPEO ?

La nostra meta sono gli Stati Uniti d’Europa.
Noi pensiamo, in particolare, che sia necessario fare un salto di qualità e dare gradualmente ai cittadini europei la possibilità di essere loro, attraverso meccanismi elettorali e democratici, a indicare coloro che siedono ai vertici delle istituzioni europee, rappresentano l’Europa e prendono le decisioni che poi riguardano tutti.

IL CENTROSINISTRA GARANTIRÀ GLI IMPEGNI PRESI CON IL FISCAL COMPACT ?
Noi garantiamo gli accordi presi in Europa (anche se ricordiamo che li ha firmati Berlusconi e che la loro onerosità è dipesa dalla non credibilità e dalla incapacità del governo del centrodestra) e in particolare gli impegni sui conti pubblici approvati dal Parlamento italiano (il fiscal compact). Compreso il pareggio di bilancio nel 2013. Da questo punto di vista bisognerà anche verificare concretamente i dati. Il 2013 rischia di essere un altro difficilissimo anno per i conti pubblici.
Più in particolare noi siamo anche pronti ad accordi che consentano un maggiore e più stringente controllo reciproco sui bilanci pubblici dei diversi paesi. Purché in ambito europeo si arrivi, anche con il concorso delle altre forze progressiste europee, ad un cambiamento importante a favore della crescita. Noi pensiamo che ci sia modo e spazio per meccanismi che consentano investimenti (anche grazie ai project bond e agli eurobond) o di gestire in comune almeno una parte del debito pubblico di ogni paese (le proposte di Visco in Italia e dei consiglieri della Merkel in Germania), in modo da non pesare sui bilanci ma di ottenere il rinnovo dei titoli del debito pubblico a tassi di interesse molto più favorevoli di quelli attuali.

L’Europa, il nostro futuro

Il 9 maggio 1950 il ministro francese degli affari esteri Robert Schuman presentava la proposta di creare un’Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano.
La proposta, nota come “Dichiarazione Schuman”, è considerata l’atto di nascita dell’Unione Europea. Il 9 maggio (Festa dell’Europa) è diventato un simbolo che, insieme alla bandiera, all’inno alla gioia, al motto “Uniti nella diversità” e alla moneta unica (l’euro), identifica l’entità politica dell’Unione europea.
L’aspirazione di padri fondatori dell’Unione Europea – Adenauer, De Gasperi e Schuman – per un Europa dei popoli non è oggi tramontata.  Sviluppo economico, solidarietà tra i popoli  avranno un futuro e porterà benefici solo se riusciremo a superare gli egoismi nazionali. Un grande compito spetta anche alla Scuola, l’obiettivo è di cercare di affievorie i confini nazionali e far crescere una identità comunitaria tramite gli scambi e il continuo confronto tra gli educatori e i nostri giovani.

( foto: incontro ad Amburgo il 18 marzo 2012 tra scuole europee)

La Francia di Hollande va avanti, è caos in Grecia.

Hollande è il nuovo presidente francese.
Hollande ha vinto mettendo al centro della sua agenda politica temi chiari, riconoscibili e non equivocabili. Ha detto che va ridiscusso il progetto di sviluppo europeo con buona pace della cancelliera tedesca Merkel, ha parlato di giustizia sociale, di difesa di quel modello sociale europeo giudicato un rottame solo qualche mese fa dal presidente della Bce Draghi.
Insomma ha chiesto il voto dei francesi intorno ad obiettivi e proposte chiare.
In Francia nello scontro elettorale, è stata chiara la scriminante capace di rendere distinguibili le diverse formazioni politiche: il modo di intendere il ruolo dello Stato nell’economia.
Da una parte i difensori del liberismo estremo, dall’altra una nuova opposizione formata da forze politiche rappresentate da nuovi interpreti, attuali e credibili, di un modello keynesiano aggiornato ai tempi. Un quadro politico certo anche grazie ad un sistema elettorale funzionale, che vede alla fine un vincitore con una sua solida maggioranza alla guida del Paese.

Anche dalla Grecia arriva un messaggio, estremo, di cambiamento. Ma la legge elettorale greca – che si rifà molto al modello di quella italiana – impedirà , di formare un governo stabile e credibile. Insomma, un quadro politico quello greco, in preda al caos. Un anticipazione attendibile di quello che potrebbe accadere in Italia alle elezioni politiche del prossimo anno ?

Con questo Governo siamo già “fuori” dall’ Europa

L’Europa ci ha lasciato soli ? come accusa Berlusconi, che minaccia addirittura di fare uscire l’Italia dalla UE.
Ma il fatto è che in Europa, a livello di prestigio e rispetto, con questo governo siamo già “fuori” dall’inizio di questa legislatura.

 Paola

I motivi del contendere è la questione immigrati. L’Italia è “invasa” da ondate di migranti ( variamente definiti clandestini, illegali, barbari, islamisti e terroristi potenziali )  dalla sponda sud del Mediterraneo. Il Governo da settimane continua a dire che  l’Europa ci ha lasciato soli ecc.ecc 
Ma perché l’Europa non ci viene incontro? La risposta sta nei numeri ( che Repubblica e il Corriere della Sera oggi riportano) questa volta forniti dal rapporto annuale dell’Onu (World Population Report 2010) la commissione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Quei dati ci dicono che nel 2010 la Francia è stato il paese del mondo, dopo gli Stati Uniti, con il maggior numero di richiedenti asilo: 47.800, seguito dalla Germania con 41.300, dalla Svezia con 31.800 e dal Regno Unito con 22.100 richieste. Per avere un’idea, l’Italia che in passato aveva dovuto evadere un numero piuttosto elevato di pratiche arretrate (30.000 nel 2008), nel 2010 ha avuto soltanto 8.200 richieste di asilo, un sesto di quella francesi.
Come per gli immigrati, le percentuali dei richiedenti asilo sul numero di abitanti sono più indicative come misura del peso effettivo che un paese può sostenere. Ma anche in termini percentuali i richiedenti asilo in Italia sono il numero più basso di tutta l’Europa: 1,3 per mille, rispetto al 3 per mille della Francia, all’1,6 della Germania, al 6,8 del Belgio, al 7,5 della Grecia, al 15,2 della Svezia, per finire a 19,1 per mille abitanti di Malta. La ragione ahimé di questo basso numero di richiedenti asilo nel nostro paese sta nel fatto che l’Italia è tra i paesi meno generosi nel concederlo: le nostre autorità accolgono in media una domanda su quattro, rispetto ad una su tre del Belgio e della Francia e una su due della Svezia e di altri paesi scandinavi.
Forse, i richiedenti asilo pensano che in Italia si sta peggio che nel resto d’Europa.
Con il minor numero di immigrati in Europa, con il minor numero di rifugiati, con il minor numero di riconoscimenti di asilo, cosa pensate che i ministri europei diranno al ministro Frattini e al ministro Maroni? Probabilmente ……….di ripassare più tardi.