Le domande degli italiani: GIUSTIZIA

Giustizia BASTA LA LEGGE CONTRO LA CORRUZIONE APPROVATA DAL PARLAMENTO? NELLA PASSATA LEGISLATURA SI È PARLATO TANTO DI RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, MA NON SI È CONCLUSO NULLA. VOI CHE COSA PROPONETE? BASTA LA LEGGE CONTRO LA CORRUZIONE APPROVATA DAL PARLAMENTO?
No. Noi puntiamo a norme più rigorose contro la corruzione e per la prescrizione dei reati. Reintrodurremo subito la legge sul falso in bilancio. Promuoveremo e sosterremo una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, con norme contro l’autoriciclaggio e contro il voto di scambio mafioso.
NELLA PASSATA LEGISLATURA SI È PARLATO TANTO DI RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, MA NON SI È CONCLUSO NULLA. VOI CHE COSA PROPONETE?
Oltre a riforme più strutturali come un nuovo codice penale e l’unificazione dei riti nel processo civile, può essere intrapresa la strada di riforme che siano in grado di accelerare i tempi del processo, garantendone però lo svolgimento nel rispetto della tutela dei diritti fondamentali e fermi restando i principi costituzionali dell’obbligatorietà dell’azione penale, dell’autonomia e indipendenza della magistratura, così come del giusto processo e della tutela del diritto di difesa. Ma al di là delle riforme, sarà decisiva la possibilità di migliorare gli standard di servizio e di contenere i costi. In particolare, e solo a titolo esemplificativo e non esaustivo, pensiamo alla realizzazione dell’ufficio per il processo, alla banca dati della giurisprudenza, un programma per acquisire indicatori affidabili e strumenti per il controllo di gestione, non solo quantitativo, presso gli uffici giudiziari.

Giustizia, è questa la tanto attesa riforma ?

Dopo gli aumenti del Contributo Unificato,  la tassa che si paga nel momento in cui si va a depositare la causa o un ricorso negli uffici giudiziari, ora il Governo vara un provvedimento che prevede la soppressione di circa 37 sedi di tribunale, 220 sedi distaccate di tribunale, 38 Procure e 674 sedi di Giudice di Pace.

Anche Osimo è condannata a perdere  la sezione distaccata del Tribunale e l’Ufficio del Giudice di Pace. In pratica, invece di ridurre i tempi e migliorare il settore, si sta rendendo progressivamente sempre più inaccessibile il ricorso alla Giustizia per fasce crescenti di popolazione, ponendo a questo diritto ostacoli di ordine economico, procedurale e logistico. Quale cittadino penserà più di andare da un giudice per avere “giustizia” quando dovrà recarsi in un “mega- ufficio” a 30-40 km da casa ?

Ridurre gli sprechi è corretto, anzi è un dovere,  ma quando si intraprendono azioni così delicate in settori come quello giuridico è necessario tenere conto di tanti fattori come le necessità delle singole realtà e non ultima l’effettiva possibilità per il cittadino di accedere alla giustizia.

A pagare sono le vittime, se questa è la giustizia..

 Piazza della Loggia,  dopo 38 anni, nessun colpevole per la strage di Piazza della Loggia a Brescia,  dove morirono 8 persone.

E come non bastasse, le parti civili (tra cui i familiari delle vittime) sono state condannate a pagare le spese processuali. Se questa è giustizia…

A quando il processo giusto ?

  Nitto Francesco Palma è il nuovo ministro della Giustizia in sostituzione di Angelino Alfano.
Ebbene! Avremo ancora leggi ad personam come scriveva il povero Angelino?
Sarà Palma prono al suo “benefattore” e gli favorirà vie di fuga dai suoi processi?
 Intanto oggi il governo pone al Senato la fiducia sul processo lungo. 
 Tra processo lungo e breve mai un processo giusto!…

 

Paola

Non è un Paese per giudici, né un Paese per la giustizia.

Dal manifesto apparso a Milano con su scritto: “Via le Br dalle procure”, al processo breve, alla preannunciata riforma della giustizia che in realtà ha l’esplicito obiettivo di togliere la libertà d’azione ai PM,  dalla vergogna della prescrizione breve approvata dai deputati di Montecitorio, agli attacchi di Berlusconi ai pm che in diverse arringhe è giunto a queste gravi affermazioni: “i giudici sono eversivi”, “i giudici lavorano contro il Paese”.
Dal tentativo di certa stampa di delegittimare  un magistrato perché va a far la spesa con i calzini azzurri e poi esposto alla gogna mediatica, all’attacco alla dott.ssa Boccassini con il tentativo di sminuirne l’integrità morale e professionale ecc.
Mi sembra chiaro cosa sta succedendo in questo nostro Paese: 
 un attacco al potere della magistratura che significa un attacco alla DEMOCRAZIA.

” Voglio esprimere la mia solidarietà, vicinanza e sostegno a tutti i magistrati che stanno vivendo un’aggressione mediatica senza precedenti con il chiaro intento di sgretolare il rapporto fiduciario dei cittadini verso la legge e verso la Magistratura  chiamata ad applicarla. “

A proposito di GIUSTIZIA e dell’attualità dei classici, due libri  interessanti che ho appena terminato di leggere: G.Scerbanenco “Venere privata” e G.Carofiglio “La manomissione delle parole” . Alcuni pensieri tratti ed ispirati da questi libri.
Nel racconto platonico della generazione del mondo si afferma che RISPETTO e GIUSTIZIA sono i fondamenti della civile convivenza e devono essere posseduti da tutti i cittadini. Chi non sa partecipare  è “un male della città”, un malfattore.
Parole attualissime. Chi sono oggi i nuovi malfattori, i banditi ?  Certo ci sono ancora coloro che vanno in giro con le armi a mietere male, assassini e violenti non mancheranno mai di esistere nelle nostre società. Ma oggi c’è una categoria evoluta di banditi, non hanno armi, nè passamontagna al volto, sono raffinati ed eleganti,  hanno l’ufficio legale e il commercialista a latere. Vogliono che gli altri stiano al gioco  delle regole, ma loro non ci vogliono stare. Rifuggono la giustizia nei modi e con gli espedienti più vari. Denigrano coloro che la esercitano e la rappresentano. Cercano  di modificare le leggi per piegarle alle proprie esigenze e ai loro voleri personali…

Non viene anche a voi in mente qualche illustre politico di oggi e non vi vengono anche a voi in mente le cosi dette leggi ad personam ?

Paola

Giustizia ammazzata

Con la prescrizione breve si tagliano i tempi dei processi per salvare Berlusconi dai tribunali, e nel contempo si tagliano le risorse (in questo caso per le intercettazioni) per impedire anche che lo si indaghi. E la cosa grave è che per favorire una persona si finirebbe per impedire di perseguire chi ha commesso reati gravi, come rapine, stupri, truffe e spaccio di stupefacenti.
E’ questo il senso della giustizia per il ministro Alfano, che poi spudoratamente afferma (riferendosi alla norma sulla responsabilità dei giudici) che ” la legge deve essere uguale per tutti, anche per i magistrati “.

Bene ministro: e per i suoi colleghi? E per il suo padrone? Per loro, e per lei, la legge non deve valere come per tutti gli altri cittadini?

Paola

“Laggiustizia” che vorrebbe Berlusconi

 

 La riforma della giustizia mette a rischio lo Stato democratico. Sarà la politica a decidere quali processi possono essere fatti. E i giudici temeranno i potenti per il risarcimento danni.

 

Paola

La legge è UGUALE per TUTTI

Bocciata l’ennesina ( e forse è la 17ma) legge ad personam che ti eri fatto, ora affronta i tuoi processi come qualsiasi altro cittadino, e lascia libero il Paese di farsi governare da qualcuno più responsabile e capace. Anche perché non è certo la Giustizia che ti ha impedito di farlo in questi anni: siamo stanchi di rimanere legati ai tuoi problemi ed ai tuoi interessi!

Paola

Operaio italiano – operaio albanese: una disparità tra poveri.

La vita di un operaio albanese vale 10 volte meno di quella di un italiano. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di Torino.
C’è proprio da rimanere sbigottiti.

Paola

 

 

Intercettazioni Cosentino: la maggioranza è salva, la GIUSTIZIA NO

Con 308 voti favorevoli e 285 contrari, la Camera dice “no” all’uso delle intercettazioni nei confronti del deputato Pdl Cosentino, accusato di contiguità con ambienti camorristici (quindi mica roba da poco). Un fatto grave l’esito di questa votazione, come ha sottolineato il capogruppo PD Dario Franceschini.
Ovviamente, oltre al Pdl, anche la Lega ha votato compatta a favore di Cosentino e contro la giustizia. La stessa Lega che annovera Maroni come ministro degli Interni, che si arroga poi i successi delle forze dell’ordine quando avvengono arresti di boss della criminalità organizzata: davvero complimenti!
Notare che SOLO ora Cosentino (con la magistratura che non potrà utilizzare le intercettazioni come prove a suo carico) chiede il processo: bella faccia tosta.
La maggioranza,  e la CASTA  d’intesa con i “finiani”  si è salvata, la  GIUSTIZIA italiana, quella che recita che tutti noi cittadini siamo uguali di fronte alla legge, NO.

Paola

Il processo breve

Pochi giorni fa è morto il giudice Santi Licheri. Con lui la TV aveva inventato il “processo breve“: l’attesa di una sentenza durava il tempo di una pubblicita’. Per molti decenni i telespettatori hanno guardato morbosamente i processi “brevi” di centinaia di cittadini qualsiasi. Nel frattempo il proprietario della TV che li ha trasmessi non vuole che i telespettatori sappiano qualcosa dei processi che lo riguardano. Per lui c’e’ la privacy. Avrei voluto vedere in TV ben altri processi, con ben altri imputati.

Avrei voluto vedere il giudice Santi Licheri pronunciarsi sul processo Mills o su altri casi molto piu’ importanti dei casi di cui si e’ occupato. Ma, si sa, agli italiani e’ consentito interessarsi solo delle banalita’ e non delle cose veramente importanti.

ALTRO CHE “PROCESSO BREVE”, questo è ESTINZIONE DEI PROCESSI.

Pensiamo cosa ha scatenato l`indulto, che comunque cancellava una parte della pena ad un condannato definitivo, e  cosa invece comporta questo provvedimento, che con l`estinzione del processo cancella di fatto il processo stesso, cancella le condanne non definitive anche se giunte in Cassazione.

Questi spudorati stanno violentando la Giustizia per salvare Berlusconi, ed hanno pure la faccia tosta di spacciare queste riforme immonde come necessarie per il Paese.

Un altro giorno triste nella storia di questo paese!!!!

PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO, ritiri la legge sul PROCESSO BREVE.

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei. Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia. Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. È una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
Roberto Saviano

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In attesa di sentire cosa ci vuol dire, ecco i veri numeri della Giustizia.

Silvio Berlusconi Angelino Alfano

Berlusconi ha annunciato che “parlerà agli italiani” della riforma della Giustizia. Vespa è subito corso a ordinare un paio di scrivanie di ciliegio e una lavagna. Non si sa mai salti fuori un bel contrattino da firmare. Gli youtubers invece stanno affilando i videoregistratori e verificando i collegamenti: c’è aria di videoclip più cliccata del web.

 Se Porta a Porta assomigliasse di più a una trasmissione di informazione politica e di meno a una televendita, quel giorno in studio vedremmo un rappresentante della magistratura argomentare circa i “teoremi” del premier che ruotano intorno all’inefficienza dei giudici, così come vedremmo un giornalista come Marco Travaglio argomentare circa il tormentone della persecuzione giudiziaria iniziata “solo” con la sua discesa in campo, nel 1994.

 Invece non vedremo nulla di tutto questo: tutt’al più il solito Sansonetti intimidito di fronte alle battute sul Milan. Se poi un’Odifreddi qualsiasi si dovesse permettere di tirare fuori Noemi e la D’addario, basterà inquadrare La Russa che, al segnale di Vespa, scatenerà un inferno di filastrocche infantili turandosi naso ed orecchie come solo un vero ministro della Difesa sa fare. Del resto, sappiamo tutti qual è la situazione delle scuole d’infanzia e quanto costerebbe parcheggiare Ignazio al doposcuola. No, il contraddittorio ce lo faremo da soli, e giacché ormai siamo diventati bravi, questa volta arriveremo preparati.

  La prima argomentazione sarà che la Giustizia in Italia costa troppo. Berlusconi vi dirà che abbiamo troppi magistrati rispetto agli altri paese europei. Le fonti dove attinge i suoi dati sono le stesse dei sondaggi di Emilio Fede: ad personam, come le leggi del PDL. Noi invece, in quattro rapidi click ci portiamo sul sito del Consiglio d’Europa (noto covo di comunisti), consultiamo le pubblicazioni della Commissione Europea per l’Efficienza della Giustizia, il CEPEJ (noto covo di magistrati rossi), e scarichiamo il documento European Judicial Systems – Edition 2008 (dati riferiti al 2006).

  Scopriamo che nel 2006 l’Italia ha destinato a tutto il sistema giudiziario (tribunali, procure della Repubblica e patrocinio gratuito) ben 4 miliardi di euro. Per l’esattezza: 4.088.109.198€. Se è vero che non siamo tra i più virtuosi – Spagna e Francia hanno fatto meglio, rispettivamente con 2.983.492.000€ e 3.350.000.000€ -, è falso che siamo i più spendaccioni. Peggio di noi hanno fatto Inghilterra e Galles, con 5.343.199.553€ spesi, e la Germania, che addirittura ci doppia: 8.731.000.000€, quasi nove miliardi!

  Ad ogni italiano, il funzionamento della giustizia costa 70 l’anno. Spendono di più, tra le altre, la Norvegia, l’Olanda, la Scozia, il Galles, la Germania, la Svizzera, l’Irlanda e Monaco, in un crescendo che arriva fino a ben 168€ l’anno pro capite.

Costo procapite giustizia
 Mi direte voi: è un dato incompleto. Vero, va rapportato al Prodotto Interno Lordo, che misura – o quantomeno dovrebbe – la ricchezza di un paese. Se sperate però di ottenere così un responso meno clemente, per assecondare le tesi catastrofiste di Alfano & Co, rimarrete delusi. L’Italia risulta essere nella fascia alta dei paesi virtuosi per quanto riguarda la spesa pubblica destinata al funzionamento della giustizia, espressa come percentuale del PIL pro capite. Per l’esattezza, siamo il diciassettesimo paese più virtuoso. Ben 26 paesi fanno peggio di noi, tra cui: la Svizzera, l’Olanda, la Spagna, la Scozia, l’Inghilterra, la Germania, passando per l’Irlanda del Nord fino alla Croazia e alla Bosnia. Il cittadino del paese più virtuoso, l’Irlanda, spende ogni anno lo 0,10% del PIL pro capite. Un italiano spende lo 0,26% e un Bosniaco arriva a spendere lo 0,86%.
Costo Giustizia Pro Capite percentuale PIL
 In tutti i paesi oggetto della valutazione, ma proprio tutti, il più alto costo da sostenere sul budget allocato se ne va per gli stipendi dei magistrati. Inoltre, dove si è capito che per fare processi brevi bisogna dotare la Giustizia di infrastrutture tecnologiche meno obsolete, una larga fetta del budget viene investito nell’IT (computer, reti e accessori). E’ questo il caso dell’Olanda, della Norvegia, dell’Irlanda e del Regno Unito.

 Veniamo ora all’annosa questione del numero totale di magistrati: secondo Berlusconi qui in Italia ne abbiamo troppi. Bene, sfogliamo con il ditino il nostro documento PDF e andiamo a pagina 110. Limitiamoci al numero di magistrati professionisti, definiti come coloro che hanno sostenuto un apposito corso di formazione e sono stati assunti per lavorare unicamente come magistrati.
 
 Quanti magistrati professionisti abbiamo ogni 100 mila abitanti? Undici, sì: qui in Italia ne abbiamo undici! Troppi? Vediamo: meno di noi ne hanno solo l’Irlanda (3,1), l’Inghilterra (7), la Spagna (10,1) e la Norvegia che però ne ha più o meno tanti quanti noi (10,9).
 La Francia ne ha 11,9, l’Olanda 12,7, la Svizzera ne ha 16,5, l’Austria più di 20, per non parlare della Germania (24,5), della Grecia (28,4), del Montenegro (37,2) e di Monaco, che arriva ad averne ben 54,5. Cinque volte tanto rispetto a noi.
Numero di magistrati ogni centomila abitanti 
 Se poi vogliamo parlare del numero di magistrati non professionisti, ogni centomila abitanti, ecco la nostra più che onorevole posizione: quarti. Con dodici magistrati, veniamo dopo solo la Francia (5), la Bosnia (4) e il Portogallo (4).
Magistrati non professionisti per centomila abitanti 

Beh, ma allora forse il problema risiede nel personale non giudicante (un po’ come gli operatori di piano nelle scuole), ovvero i portinai, i cancellieri, i segretari e gli uomini di pulizie dei tribunali. Saranno loro ad essere di troppo. O no?
 No. Ne abbiamo solo 46 ogni centomila italiani contro, per esempio, i 70 della Germania, i 93 della Spagna, i 135 della Slovenia e i 161 della Croazia!

PERSONALE GIUSTIZIA OGNI CENTOMILA ABITANTI
  Uff… Beh! Ma allora forse sono questi benedetti magistrati che non lavorano. Passano il tempo a giocare a freccette, possibile? 

 Neppure, mi spiace: proprio no. Nel 2006 in Italia, rispetto ai casi civili, è stata presa una decisione nel merito, ovvero il processo è arrivato a termine, in 2.653.113 casi, contro i 1.588.198 casi della Germania, i 1.624.484 casi della Francia e i 1.094.505 casi della Spagna. Semmai i processi in Italia si accumulano perché siamo l’unico paese dove nel solo 2006 se ne sono aperti 2.825.543, un numero più che doppio rispetto a quelli aperti in Germania (1.104.828), in Spagna (1.169.750) e superiore di un milione rispetto a quelli francesi (1.624.484). Non sarà che in Italia la percentuale di manigoldi ogni centomila abitanti è superiore a quella di un qualsiasi altro paese civile europeo? 
  Sembrerebbe di sì, visto che siamo il paese con il più alto numero di nuovi processi penali per atti criminosi gravi. Nel 2006 abbiamo avuto ben 1.230.085 nuovi processi. La Germania, seconda classificata, non arriva che a 854.099 casi.  Tra l’altro, li abbiamo risolti quasi tutti, dato che il numero di processi chiusi è stato di ben 1.168.044.
  In compenso, questo sì, siamo la nazione europea dove divorziare dura di più: ben 634 giorni di litigate coniugali prima di arrivare a un compromesso, contro i 477 della Francia, i 321 della Germania e i 227 della Spagna.
 Ma allora non converrebbe mettere fuori legge il divorzio per una decina d’anni? Così, giusto il tempo di risolvere la coda del penale. Facciamo così: ci penso e nella notte – in perfetto stile PDL – butto giù un bel disegno di legge per riformare la giustizia, sulla base di questo accorgimento. Sono sicuro che a Silvio l’idea piacerebbe, visto il capitale che deve versare a Veronica per la procedura di divorzio in corso.

  Insomma, avete capito bene? Fotocopiate questi dati, consegnateli agli amici e ai colleghi di lavoro, attaccateli alle stazioni degli autobus, dei treni, alle vetrine e alle pareti dei pubblici esercizi. Soprattutto, faxateli alla redazione di Porta a Porta durante la registrazione della fatidica puntata. Dopo la performance, diffondete uno, dieci, cento, mille videoclip dove rispondete punto a punto alle confuse motivazioni delineate grossolanamente e in maniera demagogica da un esecutivo un po’ troppo allergico ai dati, che qualsiasi giornalista con la schiena dritta potrebbe mettere in difficoltà sventolando una semplice fotocopia. ( E poi, ve lo ricordate Berlusconi l’ultima volta da Vespa? Non mi era parso un campione di lucidità).

  Se la riforma della Giustizia acquisisce assoluta priorità sui gravi problemi che investono questo paese, il motivo non è che il potere giudiziario funziona peggio rispetto alle modalità in cui viene amministrato altrove. Forse, al contrario, dimostra di funzionare anche meglio.

 Ecco, sì. Forse è questo il problema: certe toghe dovrebbero prendere esempio dai politici ed essere un po’ meno zelanti!

L’obbiettivo è sempre: cercare di prescrivere i reati di Berlusconi.

Dopo il Lodo Alfano, bocciato dalla Consulta, c’è il tentativo di proporre e far passare il Lodo Ghedini per spostare i processi di chi riveste cariche istituzionali a Roma; come per il Lodo Alfano, esteso alle quattro cariche più importanti dello Stato, e nel tentativo di trovare consenso e voti per la sua approvazione, questo nuovo Lodo verrebbe allargato a ministri e parlamentari. Risulta evidente come Berlusconi sia sempre più in affanno nel tentativo di evitare i processi a suo carico e, come sempre, manda all’attacco i suoi scudieri al fine di non esporsi in prima persona agli attacchi e alle accuse di continuare a fare leggi «ad personam». C’è però l’ostacolo della nostra Costituzione che all’articolo 25, primo comma, dichiara che «nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge»; detta pronuncia vuole evitare l’individuazione del giudice adottando criteri di opportunità, non importa se dettati da obiettivi apparentemente neutrali di maggiore efficienza e funzionalità dell’amministrazione della giustizia. L’individuazione del giudice è quindi sorretta dal principio di legalità, mentre sarebbe anticostituzionale qualsiasi forma di determinazione sulla base di criteri di opportunità o discrezionalità.
Mi meraviglia il fatto che, nonostante la recente bocciatura del Lodo Alfano, il Cavaliere trovi
sempre persone pronte ad immolarsi per cause che si risolvono in insuccessi dovendosi scontrare con la Costituzione Italiana; quella stessa Costituzione che Berlusconi vorrebbe cambiare perchè sia la sua matrice storica (opposizione e resistenza al fascismo) sia i suoi valori fondamentali (democrazia, libertà, eguaglianza, autonomia, pluralismo, pacifismo, separazione ed equilibrio fra i poteri…) sono in radicale antitesi con i suoi principi di riferimento.