Una bella notizia: un gesto di grande maturità da parte degli studenti di un Liceo di Faenza

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Una storia raccontata Michele Serra su Repubblica di ieri ( venerdì 22 giugno 2018 ) nella sua rubrica “Amaca”.

Un gruppo di maturandi del liceo classico di Faenza – racconta Michele Serra – ha consegnato insieme al tema di italiano un breve appello rivolto alle alte cariche dello Stato in merito alla gestione dell’emergenza migranti e ai recenti fatti di cronaca.
Ecco il testo dell’appello degli studenti del liceo classico di Faenza sul tema migranti:
Io sottoscritto, in riferimento alla situazione delle persone migranti, pretendo il rispetto dell’articolo 2 della Costituzione, che recita: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Chiedo che questo mio messaggio sia recapitato al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Interni e al Ministro dell’Istruzione

Michele Serra nel suo articolo commenta così l’iniziativa: “L’Amaca potrebbe già finire qui, appaltata a pochi diciottenni di pensiero limpido. […] Quello che si pensa e si dice, quando la Storia ci mette in minoranza, non è meno importante. È più importante”.

Un gesto piccolo ma solenne che fa riflettere, fatto da ragazzi alla prova di maturità. Un gesto coraggioso ( dall’esito e dalle conseguenze imprevedibili ai fini della valutazione della prova d’esame) che segnala a tutti, anche ai già “maturissimi”, che stiamo entrando in un momento storico nel quale la responsabilità individuale – quella di ciascuno di noi – è gravata di un peso speciale.
Bravi ragazzi e grazie del vostro esempio e coraggio.
Paola

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Una uscita che si potevano evitare

Una sortita che il M5Stelle poteva evitare di fare. Condivido l’appunto di Michele Serra.
Paola
Amaca di Serra Socialisti

Al maestro Abbado: l’Amaca di Michele Serra

giornale La RepubblicaL’AMACA di Michele Serra 22 gennaio 2013.
Quando Abbado, minuto, pallidissimo, già minato dalla malattia, arrivò negli studi della Rai, l’orchestra della Scala lo accolse con un caldo applauso. Era un applauso di amicizia e di ricongiunzione: non lavoravano insieme da molti anni. Non c’era pubblico. Era la prova generale. Placato l’applauso dei professori calò un grande silenzio, anomalo in uno studio televisivo, più simile a una fabbrica che a un teatro. Ero a pochi metri dal maestro, emozionato e muto come l’intero personale dello studio di Che tempo che fa. Impressionava la sproporzione fisica tra l’imponenza della grande orchestra e la figura quasi incorporea del direttore.
Quando dalla chiostra degli strumenti cominciò a sprigionare la musica di Beethoven (terzo movimento del Concerto numero 3 per pianoforte e orchestra, Daniel Barenboim al pianoforte), fissai Abbado per avere conferma, da così breve distanza, dell’idea titanica del direttore demiurgo che domae ammaestra il caos. Vidi un uomo di indicibile compostezza, dai gesti brevi e delicati, che in pochi secondi aveva stabilito con l’orchestra un rapporto intellettuale prima che fisico. L’esatto opposto- pensai- dell’animoso direttore di Prova d’orchestra di Fellini. Abbado dirigeva per seduzione, non per comando.

«L’AMACA» del 21° NOVEMBRE 2013: perchè

L'Amaca di M. Serra L’AMACA-Repubblica di Michele Serra * 21 Novembre 2013.
La modesta caratura culturale di parecchi eletti delle Cinque Stelle può essere giudicata con indulgenza (sono attenuanti la giovane età e il reclutamento “dal basso”) fino a che non diventa oltraggiosa. È il caso della richiesta, inoltrata alla Commissione cultura della Camera, di cancellare l’attributo “socialista” per Giacomo Matteotti e Giuseppe Di Vagno, entrambi assassinati dai fascisti; rimpiazzando la parola “socialismo” con la ridicola perifrasi “cultura sociale, economica, ambientale”.
Immagino che l’incauto ideatore di questa scemenza censoria creda che “socialista” voglia dire “ladro”, come nelle battute di Grillo, e niente sappia della potenza liberatoria che quella parola e quel movimento hanno avuto per generazioni di povera gente.
MatteottiPer saperlo, del resto, bisogna avere letto un paio di libri e avere curiosità del passato, magari sollevando la testa dalla ininterrotta ciancia internautica che alla lunga inebetisce e inganna. Sarebbe molto bello che il M5S, in qualcuna delle sue misteriose forme di comunicazione verso il resto del mondo, chiedesse scusa per una così imbarazzante sortita. Distinguendosi così da un Razzi qualunque.