Non sono d’accordo con le tue opinioni, ma…

Solidarietà al giornalista direttore de “Il Giornale” SALLUSTI, non certo per la vicinanza alle idee politiche ma in quanto giornalista

Non sono d’accordo con le tue opinioni,
ma difenderò sempre il tuo diritto ad esprimerle.

Voltaire

Il direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti è stato condannato a 14 mesi di reclusione per diffamazione a mezzo stampa in Cassazione.  La condanna arriva per un articolo di giornale pubblicato su Libero nel 2007 a firma Deyfus per il quale è stato ritenuto responsabile l’allora direttore Sallusti. In quell’articolo l’autore (celato dallo pseudonimo) se la prendeva con la decisione del giudice Cocilovo che aveva autorizzato l’aborto per una ragazzina di 13 anni rimasta incinta. Qui l’articolo incriminato.

Comunicato della Federazione Nazionale Stampa Italiana

Ce l’abbiamo fatta

Ce l’abbiamo fatta: la “legge bavaglio” per ora è stata affossata, e alcuni osservatori dicono che sia stata definitivamente stralciata!
Abbiamo assistito a una sbalorditiva inversione di marcia: solo 2 settimane fa sembrava inevitabile che questa legge liberticida passasse, aggiungendosi ai tanti oltraggi alla democrazia del regime di Berlusconi. Ma dopo una mobilitazione mai vista prima di oltre 340.000 cittadini on-line e tanti altri nelle piazze, il vento politico ha cominciato a soffiare dalla parte opposta, e Berlusconi si è dovuto arrendere.
Si tratta di una vittoria storica per il potere delle persone in Italia: è la prima volta che la mobilitazione popolare è riuscita a cambiare l’agenda parlamentare. Il Prof. Stefano Rodotà ha detto che

“tra la politica e le persone è stato aperto un canale, una distanza che pareva incolmabile per un momento è stata colmata”.

Insieme siamo riusciti a mettere alle strette Berlusconi e la sua politica fondata sull’interesse privato. Ora dobbiamo cogliere l’occasione di questa vittoria per moltiplicare i nostri sforzi: pretendere leggi efficaci per debellare la corruzione, far venire alla luce le forze oscure che tramano nell’ombra per controllare lo stato, difendere la libertà di stampa e assicurarsi che vengano finalmente adottate le riforme per una giustizia giusta e non asservita all’interesse di pochi.

1Questo Blog aderisce allo SCIOPERO

S C I O P E R O

il SILENZIO per fare RUMORE

per protestare contro la cosiddetta legge bavaglio,

per la difesa della libertà di stampa e di espressione e per impedire un ritorno al totalitarismo.

Difendiamo la nostra Libertà

In piazza per dire “No al silenzio di Stato” è lo slogan della mobilitazione indetta dalla Federazione nazionale della stampa, per oggi primo luglio. La manifestazione principale contro la legge bavaglio avrà luogo a Roma, dalle ore 17:00 alle 21:00 e sarà condotta dalla giornalista Tiziana Ferrario, con dirette televisive su Skytg24, RaiNews24 e Youdem Tv. Gli organizzatori parlano di

un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese”.

 Sempre il 1° luglio è prevista a Conselice una “notte bianca” della Fnsi,  dell’Anpi e dell’amministrazione cittadina del comune del ravennate, dove è collocato l’unico monumento italiano alla libertà di stampa. Di fronte all’atto di forza del governo, deciso a portare il ddl intercettazioni in aula alla Camera il 29 luglio – una scelta irragionevole per il presidente Fini – la Federazione Nazionale della Stampa conferma la “giornata del silenzio dell’informazione”, uno sciopero generale previsto per il 9 luglio.

Tutta la mia vicinanza e solidarietà ai giornalisti e a noi cittadini di quest,  Italia da difendere.

Gli Italiani chiedono LEGALITA’ e TRASPARENZA, non segretezza.

Di fronte all’emergenza legalità che affligge gravemente il nostro Paese e che viene portata a conoscenza dell’opinione pubblica proprio grazie alle indagini dei magistrati e alle cronache dei giornalisti, ci saremmo aspettati dalla politica altre risposte: nuove regole contro la corruzione, un potenziamento delle capacità investigative, un’interpretazione più rigorosa del senso dello Stato e della moralità pubblica.

Si procede, invece,  come è avvenuto oggi in Senato, a ridurre gli spazi di azione di magistrati e giornalisti, per giunta a colpi di maggioranza, anzi “blindando” i testi per coprire i dissidi all’interno della stessa coalizione di Governo.

Certamente  il diritto alla riservatezza dei cittadini è importante, le violazioni al segreto istruttorio vanno impedite, i giornalisti possono e devono essere richiamati ad un maggior senso di responsabilità nell’utilizzo delle informazioni di cui vengono in possesso. Per tutelare queste esigenze era ed è possibile trovare soluzioni ragionevoli e condivise. Ma è la corruzione la vera emergenza del Paese, con ricadute gravissime non solo sul piano politico ed economico – l’evasione fiscale, il lavoro sommerso, lo spreco di denaro pubblico, le mafie e le clientele – ma anche sul piano sociale ed educativo: il venir meno del senso dello stato, della legalità, del bene comune».

Per fare crescere finalmente la democrazia nel nostro Paese, avremmo  bisogno di maggiore responsabilità e trasparenza, non certo di maggiore segretezza. E per far questo la libertà d’informazione non è solo un diritto fondamentale della Costituzione ma anche un dovere imprescindibile.

La legge bavaglio oggi in Senato.

La maggioranza vuole stringere i tempi e sembra orientata a puntare sulla solita soluzione dell’approvazione mediante richiesta della fiducia, quindi senza alcuna discussione e modifiche. Sono tutti contrari: opposizione, associazioni civiche, editori, giornalisti, magistrati, poliziotti, chiesa cattolica.
I vescovi che, dalle colonne dell’Avvenire, definiscono la blindatura del testo “una pratica non consigliabile in democrazia”.
Riporto l’editoriale di Ezio Mauro di oggi su La Repubblica.

“Soltanto un potere impaurito poteva decidere di proteggere se stesso con una legge che ostacola la libertà delle inchieste contro la criminalità, riduce la libertà di stampa e limita soprattutto il diritto dei cittadini di essere informati. Tre principi dello Stato moderno e democratico – il dovere di rendere giustizia cercando le prove per perseguire il crimine, il dovere della trasparenza e della circolazione delle informazioni nella sfera pubblica, il diritto di avere accesso alle notizie per capire, controllare e giudicare – vengono messi in crisi, per il timore che i faldoni dell’inchiesta sulla Protezione Civile aprano nuovi vuoti nel governo, dopo le dimissioni del ministro Scajola.
È la vera legge della casta che ci governa e ha paura, come ha rivelato ieri Berlusconi, di “toghe e giornalisti”. Per una volta, quello del Premier non è un anatema, ma una confessione: legalità e informazione sono i due incubi della destra berlusconiana, e nel paesaggio spettrale dei telegiornali di regime il governo con questa legge s’incarica infatti di bloccarli entrambi. L’obiettivo è che il Paese non sappia. E soprattutto, che non sapendo rimanga immerso nel senso comune dominante, senza più il pericolo che dall’intreccio tra scandali, inchieste e giornali nasca una pubblica opinione libera, autonoma e addirittura critica.
Questa è la vera posta in gioco: non la privacy, che può e deve essere tutelata se le parti giudiziarie decidono quali intercettazioni distruggere e quali rendere pubbliche, lasciando intatta la libertà d’indagine e quella d’informazione. Ma proprio questi sono i veri bersagli da colpire. Lo rivela lo stesso Berlusconi che ieri, in piena crisi d’incoscienza, si è astenuto sulla legge perché la vorrebbe ancora più dura.
La legge, così com’è, non piace a nessuno e fa male a tutti. Va fermata, nell’interesse del sistema democratico, che deve garantire il controllo di legalità, e che deve assicurare trasparenza d’informazione. Non c’è compromesso possibile su questioni di principio, che riguardano i diritti dei cittadini, i doveri dello Stato. La destra impari a fidarsi dei cittadini, a non temere la normale esigenza di giustizia, il bisogno di conoscere e rendersi consapevoli. Oppure smetta di chiamarsi popolo: e soprattutto, della libertà”.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.

Ricevo da Carlo Giuliani e pubblico.

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L.733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della”Casta”.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset. Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il
sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.