Come chiamarli se non “Persone che vogliono una vita dignitosa e normale”.

Come chiamare queste persone  che sbarcano sulle nostre coste o che si stanno spostando a piedi attraverso i Balcani: Immigratimigranti, rifugiati, profughi ?
Sono uomini, donne, bambini come Aylan e intere famiglie che, rischiando la vita, fuggono da guerre e dittature che impediscono loro una vita normale e un futuro dignitoso.

Per chi proviene da Paesi come la Siria, l’Eritrea, la Libia la frase “aiutiamoli a casa loro” è ridicola e offensiva, e serve solo come alibi per giustificare disimpegno e indifferenza. Rattrista anche assistere ad una irresponsabile strumentalizzazione politica che sfrutta la paura di molti cittadini. Questa inarrestabile migrazione “del sud del mondo” non ha soluzioni facili, ma sicuramente costruire muri non è la risposta giusta.
Il nostro  Paese, come  da anni già sta facendo, e tutto il  ricco Occidente  non può  chiudersi negando accoglienza e aiuto umanitario.

profughi_immigrati_clandestini
Nel nostro piccolo anche il nostro Comune sarà chiamato a uno sforzo di solidarietà, sono certa che la maggior parte dei nostri concittadini sarà sensibile e attento ai bisogni di intere famiglie disperate e spaventate. E’ in momenti come questi che si misura il livello di responsabilità e la civiltà di un popolo.

**

Occorre un percorso di civiltà per consentire l’inserimento dei migranti

Inseriamo i profughi ospiti nelle nostre strutture in attività di volontariato. Scopriremo di avere  PERSONE  in grado di poter svolgere mansioni importanti per la nostra collettività, ci potrebbe essere qualcuno capace di  insegnare la lingua inglese chi, magari, sa lavorare con l’uncinetto, chi viene da attività artigianali in patria utili per lavori di manutenzione e riparazione.
Potrebbe essere questo un  modo virtuoso di passare dalla paura e dalla diffidenza alla conoscenza e condivisione, attraverso l’aiuto di tutte le associazioni di volontariato presenti in città.
Paola

L’Italia di cui vergognarsi: respingimenti e centri di identificazione ed espulsione

Il 1° Marzo ormai da qualche anno è una importante giornata di mobilitazione a livello internazionale per sottolineare l’importanza del contributo e del ruolo che svolgono gli immigrati nella nostra società e nella nostra economia e per fare avanzare una effettiva parità di diritti, oggi negati ad una parte così rilevante della nostra comunità.
Veniamo dal decennio berlusconiano caratterizzato da politiche punitive e discriminatorie verso gli immigrati: è ora di voltare pagina e di aprire una nuova stagione in cui si possa cominciare a costruire una società più aperta, plurale e coesa, con più giustizia e più diritti per tutti.
Questo importante appuntamento viene dopo i tragici fatti di dicembre, con l’assassinio dei due cittadini senegalesi a cui la città di Firenze e la Toscana tutta ha dato una forte e unitaria risposta con la manifestazione del 17 dicembre.
L’impegno contro il razzismo non può tuttavia manifestarsi solo in occasione di fatti così tragici: occorre un impegno costante delle forze democratiche contro i rigurgiti di xenofobia e a sostegno della battaglia per l’estensione dei diritti fondamentali di cittadinanza. Pochi giorni fa, una sentenza della Corte Europea  ha  condannato il nostro Paese per la pratica dei respingimenti.
E’ auspicabile da parte del Governo Monti un’immediata inversione di tendenza, ponendo fine all’era dei respingimenti e dei luoghi di reclusione anomali. Un cambiamento che sappia vedere nell’accoglienza non un atto caritatevole ma  un dovere e un presupposto per un futuro di pace ed uguaglianza, in un pianeta che ci vede sempre più uniti in un comune destino.
Il PD ha aderito alla mobilitazione della giornata internazionale ed alla manifestazione che si svolgerà nel pomeriggio di oggi 1° marzo a Firenze.
Idealmente come democratica, senza se e senza ma, partecipo a questo importante iniziativa a fianco dei migranti.

Paola

I diritti di tutti gli uomini “non si respingono”

La Corte di Strasburgo   ha condannato l’Italia per violazione dei diritti di migranti somali ed eritrei, respinti a sud di Lampedusa nel 2009.

 La sentenza ha evidenziato l’obbligo dell’Italia di non rinviare forzatamente le persone in paesi dove potrebbero essere a rischio di persecuzione o di subire un danno grave.

Si tratta del principio del non respingimento (non-refoulement). Le misure di controllo delle frontiere non esonerano gli stati dai loro obblighi internazionali. L’accesso al territorio alle persone bisognose di protezione deve pertanto essere sempre garantito.

  Dopo questa condanna inflitta all’Italia che rappresenta l’ennesima figuraccia e bocciatura  ereditata dalla  politica del “fallito governo” Berlusconi – Maroni,  mi auguro che  il governo Monti si spenda per ridare  credibilità al nostro Paese anche nel campo del riconoscimento dei diritti di tutti.

Noi siamo per il linguaggio dei diritti.

Mentre migliaia di persone “italiane”, e fra queste tanti osimani, si preparano a partecipare domani alla cinquantesima marcia della pace per la fratellanza dei popoli, con percorso Perugia- Assisi;

mentre una Parrocchia della nostra città si prepara a festeggiare la “Giornata dei Popoli”, iniziativa che si propone l’ integrazione fra le tante etnie presenti anche nella nostra città;

mentre in tutt’Italia, promossa dalla società civile e da tante Associazioni come le Acli e l’Arci, ha preso avvio la raccolta di firme ” L’ Italia sono anch’Io ” con l’obiettivo di cambiare la legge sulla cittadinanza e dare il voto agli stranieri per le amministrative;

le liste “Simoncini&Latini”, ancora una volta (è già successo in altre occasioni ), svelano il loro vero volto, mostrando ostilità nei confronti di quei valori che, come la tolleranza, l’accettazione e il rispetto dell’altro, sono a fondamento della civile convivenza così come stabilito dalla nostra Costituzione.

Voglio ricordare al Sindaco questa frase:

“I migranti stranieri sono una risorsa e non devono essere considerati un problema“

Queste parole non sono state pronunciate da nostalgici militanti dell’estrema sinistra, ma da Don Cecconi, responsabile diocesano della pastorale, in occasione della giornata dedicata ai migranti.
Ho voluto sottolineare questo aspetto perché, a fronte dell’enfasi e dell’ampio spazio che, giustamente, l’amministrazione comunale ha voluto riservare al Congresso Eucaristico, la scelta del Sindaco e dell’assessore Triscari di escludere dal bando le famiglie straniere mal si concilia con i valori cristiani e con il rispetto dei diritti fondamentali della persona, diritti che sono inviolabili e intangibili a prescindere dal colore e dalla nazionalità.
Di fronte a ciò che sta accadendo, sorge inevitabile il fondato sospetto che la partecipazione “devota”, da parte degli esponenti dell’amministrazione comunale, alle varie manifestazioni religiose non sia affatto motivata da una sincera adesione ai valori cristiani, bensì esclusivamente finalizzata ad ottenere un facile consenso.

Mediti il Sindaco su quanto sta succedendo a Lampedusa, dove certi fatti non avvengono per caso, ma sono conseguenza inevitabile dell’incuria nonché di una precisa volontà politica.

Sebbene il Sindaco sia in chiara difficoltà su molti versanti della politica cittadina, mi permetto di invitarlo a non emulare il Governo Berlusconi che, non riuscendo a dare risposte ai bisogni delle famiglie “italiane”, gioca la dissennata carta della discriminazione ben sapendo come, agitando irresponsabilmente e minacciosamente tale tematica, si possa ottenere un facile consenso da parte di un’opinione pubblica stanca e insoddisfatta.

Riconoscere e rispettare i diritti inviolabili di una persona, a prescindere dal colore della pelle e dalla nazionalità, non soltanto contribuisce a creare le condizioni per rendere sicuro un territorio, ma è anche e soprattutto il metro su cui si misura il livello di civiltà di un popolo e la capacità degli amministratori di guidare e governare i cambiamenti.

Paola

Con questo Governo siamo già “fuori” dall’ Europa

L’Europa ci ha lasciato soli ? come accusa Berlusconi, che minaccia addirittura di fare uscire l’Italia dalla UE.
Ma il fatto è che in Europa, a livello di prestigio e rispetto, con questo governo siamo già “fuori” dall’inizio di questa legislatura.

 Paola

I motivi del contendere è la questione immigrati. L’Italia è “invasa” da ondate di migranti ( variamente definiti clandestini, illegali, barbari, islamisti e terroristi potenziali )  dalla sponda sud del Mediterraneo. Il Governo da settimane continua a dire che  l’Europa ci ha lasciato soli ecc.ecc 
Ma perché l’Europa non ci viene incontro? La risposta sta nei numeri ( che Repubblica e il Corriere della Sera oggi riportano) questa volta forniti dal rapporto annuale dell’Onu (World Population Report 2010) la commissione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Quei dati ci dicono che nel 2010 la Francia è stato il paese del mondo, dopo gli Stati Uniti, con il maggior numero di richiedenti asilo: 47.800, seguito dalla Germania con 41.300, dalla Svezia con 31.800 e dal Regno Unito con 22.100 richieste. Per avere un’idea, l’Italia che in passato aveva dovuto evadere un numero piuttosto elevato di pratiche arretrate (30.000 nel 2008), nel 2010 ha avuto soltanto 8.200 richieste di asilo, un sesto di quella francesi.
Come per gli immigrati, le percentuali dei richiedenti asilo sul numero di abitanti sono più indicative come misura del peso effettivo che un paese può sostenere. Ma anche in termini percentuali i richiedenti asilo in Italia sono il numero più basso di tutta l’Europa: 1,3 per mille, rispetto al 3 per mille della Francia, all’1,6 della Germania, al 6,8 del Belgio, al 7,5 della Grecia, al 15,2 della Svezia, per finire a 19,1 per mille abitanti di Malta. La ragione ahimé di questo basso numero di richiedenti asilo nel nostro paese sta nel fatto che l’Italia è tra i paesi meno generosi nel concederlo: le nostre autorità accolgono in media una domanda su quattro, rispetto ad una su tre del Belgio e della Francia e una su due della Svezia e di altri paesi scandinavi.
Forse, i richiedenti asilo pensano che in Italia si sta peggio che nel resto d’Europa.
Con il minor numero di immigrati in Europa, con il minor numero di rifugiati, con il minor numero di riconoscimenti di asilo, cosa pensate che i ministri europei diranno al ministro Frattini e al ministro Maroni? Probabilmente ……….di ripassare più tardi.

 

MIGRANTI, quei morti senza nome ci dovrebbero spingere alla pietà

 Paolo Di Stefano dal Corriere della Sera del 4 aprile 2011 L’emergenza sui migranti che approdano sulle coste italiane, il confronto politico interno, l’esigenza di uno smistamento equo, le discussioni che conseguono a tutto ciò rischiano di tenere in ombra, nella nostra coscienza, l’autentica e più profonda dimensione della catastrofe umana. Interi barconi dispersi di cui abbiamo notizie frammentarie e tardive. Una settantina di cadaveri trovati in fondo al mare, vite in fuga che diventeranno tanti «senza nome» sulle lapidi di chissà quale cimitero, come molti altri ignoti la cui morte è già incisa, priva di dati anagrafici, nei marmi di Lampedusa. E chi lo sa quante famiglie, quanti bambini, figli, madri e padri che nessuno osa reclamare ma che di sicuro qualcuno ha pianto, piange o piangerà. Se l’Italia, come ha affermato il premier Berlusconi, è davvero «un Paese solidale», dobbiamo tutti tenere ben presente l’enormità incommensurabile della tragedia. Magari ricordando che anche per gli sconosciuti (a noi) che partono per disperazione dalla loro terra esiste un fondamentale riconoscimento dei diritti umani. E che oltre alle trattative diplomatiche e le polemiche e le invettive e i dibattiti da talk show e le dichiarazioni di rigore e di opportunità ((spesso meschine) e i propositi di respingimento senza-se-e-senza-ma e i vergognosi spettacolini parlamentari, esiste un livello minimo di pietà, solidarietà, compassione, carità (chiamatela come volete) sotto il quale anche il nostro cinismo da salotto non può (non deve) scendere. A meno che il nostro cinismo non ci faccia ritenere che esistano morti di serie A, morti di serie B, morti di serie C, D eccetera, lasciando nelle categorie più basse le vittime della povertà, della paura e delle guerre (non si può dire neanche lontane), quelle che hanno cercato scampo altrove e che sono state ripescate nel fondo del mare, indegne di emozione prima ancora che di commozione perché colpevoli di aver minacciato il nostro benessere. La pietà, ha scritto Sciascia, è un terribile sentimento: un uomo deve amare o odiare senza vie di mezzo? E sia. Allora i morti sconosciuti in fondo al mare ci costringono a scegliere.