Il camb(trad)..iamento

Forza ItaliaLegaMov5Stelle e Fratelli d’Italia tutti insieme a salvare da un processo,  il “soldato” Salvini.
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Roma, basta con queste polemiche irrilevanti. Lasciate che la Sindaca democraticamente eletta svolta il suo lavoro.

sindaca-romaMi sembrano pretestuose e futili le polemiche accese dalla stampa e da alcuni partiti ( compreso il mio) sulle vicende del comune di Roma e sulla capacità amministrativa della neo Sindaca, Virginia Raggi. Il caos, i servizi inefficienti che da anni caratterizzano la quotidianità della nostra capitale non possono essere addebitati alla neo Sindaca da poco insediata in Campidoglio.
Solo a fine mandato amministrativo si potrà dire se la Sindaca Raggi e il Movimento che la sostiene è stata all’altezza della situazione.
Basta con questi attacchi basati sul nulla e poi da quali pulpiti credibili provengono? Da quello di una destra che ha distrutto la città lasciandola in mano alla mafia ? o da quello del PD che ha tradito il voto dei romani da un notaio, lasciando solo il proprio Sindaco, ( Marino) che cercava di ripulire Roma da “monnezza e cemento”, mentre i giornali lo mettevano alla gogna per una panda, e un funerale ? mentre il “nostro stesso partito” lo tirava verso il fondo del pozzo per farlo “annegare” e… alla fine.. lo ha fatto annegare con l’aiuto di altri partiti di destra.

Auguro alla Sindaca Raggi di andare avanti avendo come riferimento la scelta degli elettori che in Lei hanno creduto, di pensare al bene della città e non alle polemiche giornalistiche, per affrontare i problemi dei cittadini, che a Roma sono molti.

Basta polemiche ( che quelli del mio partito abbiano  il decoro di tacere), che i suoi non la lascino mai sola come invece successo a Parma. Sono sicura che i romani per bene sapranno esserLe vicina e sapranno sostenerla. Cara Sindaca, non si lasci demoralizzare e si metta con fervore e impegno al lavoro. Le auguro di cuore un grande “in bocca alla Lupa“.

Paola

Il Movimento 5 Stelle continua nella sua politica del “farsi fuori”.

Il Movimento 5 Stelle ha miliardi di ragioni ma la prepotenza e il comportamento tenuto oggi da Grillo, all’incontro con Renzi, è da censurare.
Grillo si è presentato ad un incontro con il presidente incaricato, ha blaterato per dieci minuti e poi se ne è andato. Doveva essere un colloquio con un incaricato del Presidente della Repubblica, detestabile quanto si vuole ( già su questo blog ho espresso le mie perplessità su tutta questa vicenda) ma non l’ha lasciato parlare. Ha detto che lui non e’ democratico, ma questo si sapeva,  fa e disfa, ma di concreto non combina niente.
Rimango sempre dell’idea che questo Paese potevamo cambiarlo con Bersani, se a suo tempo il M5S si fosse reso disponibile a “sporcarsi le mani”, invece il nulla assoluto.
Grillo si è rilevato,  un demagogo senza arte ne parte, e oggi ha proprio sbagliato e alla fine il M5S  continua nella sua linea di farsi fuori.
Paola

«L’AMACA» del 21° NOVEMBRE 2013: perchè

L'Amaca di M. Serra L’AMACA-Repubblica di Michele Serra * 21 Novembre 2013.
La modesta caratura culturale di parecchi eletti delle Cinque Stelle può essere giudicata con indulgenza (sono attenuanti la giovane età e il reclutamento “dal basso”) fino a che non diventa oltraggiosa. È il caso della richiesta, inoltrata alla Commissione cultura della Camera, di cancellare l’attributo “socialista” per Giacomo Matteotti e Giuseppe Di Vagno, entrambi assassinati dai fascisti; rimpiazzando la parola “socialismo” con la ridicola perifrasi “cultura sociale, economica, ambientale”.
Immagino che l’incauto ideatore di questa scemenza censoria creda che “socialista” voglia dire “ladro”, come nelle battute di Grillo, e niente sappia della potenza liberatoria che quella parola e quel movimento hanno avuto per generazioni di povera gente.
MatteottiPer saperlo, del resto, bisogna avere letto un paio di libri e avere curiosità del passato, magari sollevando la testa dalla ininterrotta ciancia internautica che alla lunga inebetisce e inganna. Sarebbe molto bello che il M5S, in qualcuna delle sue misteriose forme di comunicazione verso il resto del mondo, chiedesse scusa per una così imbarazzante sortita. Distinguendosi così da un Razzi qualunque.

Crimi e misfatti

giornale La StampaBUONGIORNO di Massimo Gramellini
Una battuta da terza elementare del cittadino Vito Crimi sulla tenuta intestinale e prostatica del Cavaliere, digitata con ilari polpastrelli sul telefonino durante i lavori della Giunta impegnata a sancirne la decadenza da senatore, ha offerto il destro a don Schifani per chiedere (invano) il rinvio della votazione. Se applicassimo agli strateghi Cinquestelle la dietrologia che essi riservano al resto del mondo, dovremmo dedurre che Crimi l’abbia fatto apposta. Qualora al voto della Giunta seguisse quello dell’aula, sarebbe più difficile per Grillo continuare a predicare l’omogeneità fra Pidielle e Pidimenoelle. Qualsiasi mossa di disturbo, anche la più becera (Berlusconi, alla prostata, ha avuto un cancro), può dunque servire a ritardare quel passaggio politico fondamentale.
Poiché la dietrologia è meglio lasciarla dentro i romanzi di Dan Brown, per la regressione infantile di Crimi si è propensi a cercare una spiegazione scientifica. Qualche virus di origine misteriosa aleggerebbe nei saloni del potere, attaccandosi alle pareti vellutate, da dove rilascerebbe i suoi miasmi ottundenti. Un libero cittadino piomba a Palazzo sulle ali dell’indignazione popolare, armato soltanto di sacro fuoco civile, e dopo qualche mese lo si può ritrovare intento a scrivere di peti e pannoloni. Ma alcuni crimologi, che da mesi ne studiano la non complessa personalità, avanzano l’ipotesi che stavolta il virus c’entri poco e Crimi abbia fatto tutto da solo.

Qualcosa sta cambiando… ma non da noi dove la trasparenza è ancora a “zero stelle”.

fabio-fucci-pomezia-

Fabio Fucci neo sindaco ( 5stelle) di Pomezia

 Non si tocca niente, la scusa è spesso rappresentata dalla scusa dei: “DIRITTI ACQUISITI“.
C’è da chiedersi: COME SI ACQUISISCONO I PRIVILEGI COSI’ SI POSSONO ELIMINARE, APPUNTO, PERCHE’ SONO PRIVILEGI.

In data 29 marzo 2013 ho presentato una interrogazione scritta chiedendo quali fossero i compensi in favore degli Amministratori, degli eletti e quelli corrisposti ai  Dirigenti.
Naturalmente in barba alla normativa sulla trasparenza , contravvenendo alle norme dello Statuto, senza nessun intervento del Presidente del Consiglio ( che dovrebbe tutelare il ruolo e le prerogative  dei Consigliere comunali e delle minoranze), oggi, dopo 91 giorni ancora non ho ricevuto alcuna risposta.

Questo vuol in Osimo svolgere il ruolo  di Consigliere di Minoranza. L’ amministrazione delle liste “Simon&Lat”  fa di tutto pur di non far sapere, di non far trapelare, contravvenendo anche a regole e a disposizioni di legge.
Questi impedimenti e  non risposte, di fatto,   ostacolano e impediscono l’ azione di controllo e di verifica della gestione amministrativa della città e alla fine sono un danno per tutti i cittadini.

A proposito del’equità e dei privilegi delle caste come quelle dei dirigenti della pubblica amministrazione , funzionari che arrivano ad accumulare anche più di 1000mila euro annui, leggo con piacere che in alcuni Comuni le cose sanno cambiando.
http://www.controcopertina.com/m5s-il-neo-sindaco-di-pomezia-taglia-retribuzione-dirigenti-dell80/

Bravo Fabio Fucci, appena eletto sindaco del Movimento 5 Stelle a Pomezia.
E da noi com’è la situazione ?
Top secret, sono informazioni riservate, tenute nascoste nelle segrete stanze del Palazzo del Comune.  Solo al Sindaco ed al  cerchio magico delle sue liste a ” ZERO stelle” è dato sapere.
Questo è  la trasparenza nella nostra città: ai consiglieri comunali di opposizione e  a tutti i cittadini osimani meglio non far sapere.

Paola

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Alla c.a. Sig. Presidente del Consiglio Comunale Comune di Osimo

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INTERROGAZIONE SCRITTA

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Oggetto: Interrogazione   in merito ai compensi agli  Amministratori, agli eletti ed ai Dirigenti.

La sottoscritta PAOLA ANDREONI consigliere Comunale capogruppo del Partito Democratico,

Premesso  che

L’articolo 21 della legge nazionale 69/2009 e s.m. dispone, tra gli altri, che “… la pubblica amministrazione … ha l’obbligo di pubblicare nel proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei dirigenti  e dei segretari comunali …” . Il sito Internet dei Comuni di Osimo riporta parzialmente questi dati nell’apposita sezione: “Trasparenza, valutazione e merito” che rende disponibili solo i curriculum-vitae dei dirigenti, l’importo parziale delle retribuzioni ai Dirigenti, gli indirizzi di posta elettronica e telefono dei Dirigenti e Segreteria Comunale, la retribuzione della Segreteria Comunale, congiuntamente ai dati sulla presenza dei dipendenti ed altre informazioni correlate. Nulla viene riportato in ordine al curriculum-vitae ed alla retribuzione dei funzionari incaricati di alta professionalità e lo stesso dicasi per i curriculum-vitae degli amministratori e dei compensi erogati in loro favore ed erogati agli eletti.

Al fine di migliorare il rapporto amministrati/Amministratori e nell’invitare i responsabili ad adeguare il sito Internet del Comune di  Osimo  ai dettami della legge di cui sopra,

Fatte queste premesse la sottoscritta,

INTERROGA IL SINDACO
per conoscere
con richiesta di  risposta scritta

1)   le retribuzioni dei Dirigenti e dei funzionari incarichi di alta professionalità per l’anno 2010 con specifica per ogni singola posizione in ordine:

 retribuzione Dirigenti e funzionari incaricati di alta professionalità anno 2010

nominativo dirigente o incaricato alta professionalità

Compenso tabellare

Retribuzione posizione

Retribuzione risultato

Totale annuo Lordo

         
         
         

2)   le retribuzioni dei Dirigenti e dei funzionari incarichi di alta professionalità per l’anno 2011 con specifica per ogni singola posizione in ordine:

retribuzione Dirigenti e funzionari incaricati di alta professionalità anno 2011

nominativo dirigente o incaricato alta professionalità

Compenso tabellare

Retribuzione posizione

Retribuzione risultato

Totale annuo Lordo

         
         
         

3)   le retribuzioni dei Dirigenti e dei funzionari incarichi di alta professionalità per l’anno 2012 con specifica per ogni singola posizione in ordine:

retribuzione Dirigenti e funzionari incaricati di alta professionalità anno 2012

nominativo dirigente o incaricato alta professionalità

Compenso tabellare

Retribuzione posizione

Retribuzione risultato

Totale annuo Lordo

         
         
         

4)   le retribuzioni lorde annuali erogate agli Amministratori ed agli eletti relative agli  anni 2011 e  2012.

Osimo lì, 29 marzo 2013

           Il consigliere comunale
capogruppo del Partito Democratico
———-Paola Andreoni

Grillo pretende obbedienza e non pluralismo

giornale La Repubblicadi Ilvo Diamanti pubblicato su La Repubblica il 18 marzo 2013. Ce l’ha fatta, il Pd, a far eleggere i propri candidati alle Camere. Era tutt’altro che scontato, soprattutto al Senato. C’è riuscito perché non li ha “imposti”, ma “proposti”. Ha scelto due figure credibili e di alto profilo. Esterne al partito. Laura Boldrini, già portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati. Eletta nelle liste di Sel. E poi Pietro Grasso. Una biografia esemplare e coerente, di lotta alle mafie. Al Senato, soprattutto, era difficile prevedere che l’elezione sarebbe avvenuta in tempi tanto rapidi. Senza negoziati né compromessi. È giunta grazie al voto di alcuni senatori del M5S, una decina almeno. Al ballottaggio fra Grasso e Schifani, non si sono sentiti di astenersi o di annullare il voto. E ciò ha suscitato sorpresa oltre a reazioni e commenti – a mio avviso – un pò azzardati.
In particolare, dopo il voto dei senatori, in contrasto con le indicazioni di Beppe Grillo, c’è chi ha pronosticato l’implosione del M5S. Incapace di assumere posizioni coerenti e unitarie. Perché vulnerabile alle logiche di corridoio e alle pressioni degli altri gruppi. Oppure, più semplicemente, perché impossibile da “governare”, per un Capo esigente ma assente, in Parlamento. Beppe Grillo, in effetti, non l’ha presa bene. A coloro che, nel segreto dell’urna, avevano votato per Grasso, ha chiesto di “trarre le dovute conseguenze”. Cioè, dimettersi. D’altronde, la concezione della rappresentanza e dei rappresentati proposta da Grillo prevede il “mandato imperativo”. Cioè, la “dipendenza” diretta degli eletti dagli elettori. Interpretati dal Capo e Garante del Movimento (e dal suo intellettuale di riferimento, Roberto Casaleggio). In rapporto con i seguaci e i militanti attraverso la Rete.
Tuttavia, io credo che entrambe le “pretese” siano difficilmente realizzabili. La prima -che prevede la rapida disintegrazione del Movimento, in Parlamento e, dunque, in ambito politico e sociale – considera il M5S un partito come gli altri. Una “organizzazione” di politici più o meno professionalizzati, tenuti insieme da un’identità e da interessi comuni, sempre più deboli. Vulnerabili di fronte alle tentazioni e ai privilegi del potere. Un po’ come i leghisti, giunti in Parlamento “padani” e divenuti rapidamente “romani”. Ma il M5S non è come gli altri partiti. Un partito come gli altri. È una Rete. Non solo perché si è sviluppato attraverso il web e i meetup. Perché, piuttosto, è cresciuto nel tessuto dei gruppi e dei comitati locali impegnati sui temi dei beni comuni, dell’ambiente, dell’etica pubblica. In altri termini, è una “rete” di esperienze e di attori “volontari”. Perlopiù giovani, che operano su base locale. Da tempo. Certo, Roma e le aule del Parlamento sono grandi. Ma il legame con i mondi e le reti sociali di appartenenza lo è altrettanto. Per ora, molto di più. Chi pensa di “reclutarli” – con la promessa di ruoli e incarichi – sbaglia di grosso. Non avverrà.
Tuttavia, per la stessa ragione, mi pare difficile che possano rispondere al richiamo del Capo, in ogni occasione. Prima ancora: che possano accettare il modello della democrazia diretta e del mandato imperativo imposto da Beppe Grillo. Perché, anzitutto, presentandosi alle elezioni, hanno accettato le regole e i principi della democrazia rappresentativa. Perché, inoltre, non è facile individuare le domande degli elettori che li hanno eletti. Come abbiamo già rilevato, sul piano elettorale, il M5S è un “partito pigliatutti”. Votato da componenti molto diverse, dal punto di vista socioeconomico e politico. Un terzo dei suoi elettori, infatti proviene da centrodestra. Altrettanti da centrosinistra. (Le analisi di Bordignon e Ceccarini, sull’ultimo numero della rivista “South European Society andPolitics” , sono molto chiare.) Inoltre, è la forza politica più votata dagli operai ma anche dagli imprenditori, dai lavoratori, dai disoccupati, dai lavoratori autonomi, dai liberi professionisti e dagli studenti. Difficile rivolgersi e riferirsi, direttamente, a un elettorato tanto eterogeneo.
Anche la “fedeltà” al Capo appare una pretesa difficile da esigere. Perché, come abbiamo detto, il M5S non è un partito coeso, strutturato. Che possa venire controllato dall’alto e dal centro. E non è un partito “personale”, come Forza Italia, il Pdl, ma anche l’Idv. Gli eletti, gli attivisti, non rispondono solo o direttamente al Capo. Perché non sono stati scelti da lui. Ma dagli altri attivisti e seguaci, con cui avevano un rapporto stretto e diretto, anche prima. Con loro – e non con Grillo – si instaura il legame di fiducia alla base del loro impegno e della loro azione (come emerge dalle interviste ai militanti analizzate nel volume “Il partito di Grillo”, curato da Piergiorgio Corbetta ed Elisabetta Gualmini e pubblicata dal Mulino). Insomma, il M5S non è un partito “tradizionale” ma nemmeno un partito “personale”. Senza Grillo non esisterebbe. Grillo, però, è il proprietario del marchio, ma non il “padrone” di un’azienda-partito, di cui gli eletti sono i dipendenti.
In effetti, come ho già avuto modo di sostenere, il M5S, mi rammenta un autobus. Sul quale sono saliti passeggeri diversi, con destinazioni diverse. Uniti, in questa fase del percorso, da una comune destinazione intermedia. Destrutturare il sistema dei partiti della Seconda Repubblica. Incapaci di cambiare le logiche della Prima. Grillo li ha raccolti e accolti. Insieme agli altri, saliti in precedenza. Interessati ad arrivare altrove e più lontano. Nella Terra dei Beni Comuni. Grillo, per questo, è un Altoparlante. Un Autista. In grado di scagliare il suo “Mezzo” contro il muro del Vecchio che Resta. Ma, appunto, un Mezzo. Usato, in parte, da elettori e militanti, per i loro “fini” specifici. Non per il Fine generale.
Per questo i suoi elettori, ma anche i suoi eletti, gli attivisti e i militanti, non si sentono vincolati al mandato imposto dal Capo. E scelgono liberamente, “secondo coscienza”. Votano insieme ai parlamentari del Pd, quando si tratta di sostenere un candidato come Grasso. Avverrà lo stesso in altre occasioni analoghe. Né la minaccia del conducente di abbandonare la guida dell’autobus farà loro cambiare opinione. Senza che ciò significhi, in alcun modo, confluire nel Pd o in un altro gruppo e partito. La seconda Repubblica è finita. I passeggeri dell’autobus di Grillo lo hanno dimostrato in modo inequivocabile. Ma dove andranno, dove scenderanno. E dove arriverà e si fermerà l’Autobus: non è possibile stabilirlo. Non lo sa nessuno. Di certo, neppure Grillo.

Facciamolo per una causa comune: il bene degli italiani.

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Ho sottoscritto l’appello “Facciamolo!”, promosso da Michele Serra insieme a Roberto Benigni, don Luigi Ciotti, Oscar Farinetti, don Andrea Gallo, Lorenzo Jovanotti, Carlo Petrini, Roberto Saviano, Salvatore Settis e Barbara Spinelli. L’Italia ha bisogno di un Governo che si metta al lavoro presto e bene.
Senza Governo c’è il rischio che i sacrifici ad oggi fatti dagli italiani vadano in fumo. Senza Governo non si potrà nemmeno cominciare a discutere concretamente dei temi su cui insiste anche lo stesso M5S, quali le urgenze sul fronte sociale e del lavoro, la moralità nella vita pubblica o il sostegno alla scuola e ricerca.
Il PD ha elaborato un miniprogramma, una proposta di intesa su 8 punti.
Finora non si è sentito nessun grillino entrare nel merito di questi otto punti lanciati da Bersani. Alle proposte hanno risposto con l’insulto e lo sberleffo, e al desiderio di avere il 100% in Parlamento. Quale sarà dunque il ruolo del Movimento nella politica italiana? Il Cinquestelle è nato per salvare il Paese o per affossarlo? Entrare nel sistema solo per criticarlo senza cambiarlo non produce alcun risultato. Ha ragione il giovane “turco” Fassina a dire, in un’intervista rilasciata alla Stampa,: “Il partito di Grillo deve ricordarsi che, con questa chiusura, non fa un dispetto al PD o a Bersani. E’ un atto con conseguenze serie per il paese. E si illudono se sperano che così noi possiamo abbracciare il Pdl e fare un governo con loro”. Finalmente il Partito Democratico, seppur costretto dagli eventi, sembra avere imparato la lezione. Insieme al riconoscimento dell’impraticabilità di un qualsiasi rapporto con il centrodestra i democratici hanno cambiato approccio verso le politiche di austerità imposte dall’Europa. Ammettere i propri errori è un primo passo per evitare di rifarli in futuro.
Ora spetta anche al M5S fare la sua parte, non può chiamarsi fuori, deve mettersi in gioco e dare il suo contributo fattivo. Non fare un Governo significherebbe andare subito  al voto e consegnare l’Italia al caos, alle forze reazionarie.

L’appello “Facciamolo!”, chiede di rispondere con un governo di alto profilo alle speranze di cambiamento espresse dai cittadini. Non posso credere che alle concrete e stringenti necessità delle famiglie e delle imprese si vogliano anteporre i dogmi di un capo partito. Non credo che questa sia la volontà degli elettori del Movimento 5S.
Il PD e il M5S sono stati chiamati dagli elettori ad assolvere ad una causa comune: il bene degli italiani.

O fate quello che dico io o non gioco più e me ne vado

GRILLO 3

 Beppe Grillo ha lanciato via twitter il seguente messaggio: “Se votate la fiducia ai partiti mi ritiro
Qualche giorno fa parlava di  minacce di scomunica, di calci nel sedere, stavolta Beppe Grillo avverte i suoi che farà qualcosa di peggio se si azzarderanno ad appoggiare un governo dei partiti: li lascerà soli, se ne andrà.

Un monito a chi in questi giorni cerca, anche dentro il Movimento, di spingere verso la ragionevolezza , per cercare un accordo con il Partito Democratico. Un aut aut del comico genovese.

Cosa ne pensate di questo aut aut di Grillo e Casaleggio ?

 E sopratutto: CHE FARE ?

Potrebbe essere la volta buona: la chance da non perdere

PD grilliniNon capisco l’atteggiamento di Grillo “noi non stiamo con nessun altro”, e spero che i grillini e la rete del Movimento 5 Stelle sappiano dare speranza ai tanti giovani e alla rabbia dei tanti cittadini che li hanno votati. E’ questa una occasione forse irripetibile per realizzare quelle politiche che in tanti anni non è stato possibile attuare.
Va sfruttato il momento per realizzare ad esempio: leggi sulle rinnovabili, sul consumo di suolo, sull’economia green, lo spostamento di risorse dalle grandi opere alle piccole opere utili come gli interventi contro l’instabilità del territorio, la gestione dei rifiuti, l’acqua pubblica.
Ma va colto il momento anche per attuare riforme come: la legge elettorale, la ridistribuzione delle competenze degli enti territoriali ( ridimensionamento delle Regioni e delle provincie), la legge sul conflitto d’interessi, quella contro la corruzione, la riduzione dei Parlamentari, la riduzione dei loro privilegi, la riduzione dei consiglieri regionali, la drastica riduzione dei stipendi dei manager pubblici, mettere fine alla possibilità per i parlamentari di accumulare altri redditi oltre all’indennità da onorevoli e/o consiglieri regionali durante il mandato ( attualmente, invece, ci troviamo in presenza di deputati e di consiglieri regionali pagati 10-15 mila euro che svolgono regolarmente altre attività contemporaneamente: è il caso degli avvocati ad esempio).
Potremmo avere per la prima volta un ministro per Internet, potremmo avere grandi investimenti per l’informatica nella pubblica amministrazione, necessari se vogliamo che almeno parte della interazione tra cittadino e Stato venga spostata sulla rete. Si potrebbe valorizzare e dare il giusto merito alla scuola pubblica, alla sanità pubblica, ecc.
Che dire sulla possibilità di avere massima TRASPARENZA: obbligare con leggi, i Comuni, e le Regioni ad essere delle case di vetro.
Ecco, se questa opportunità venisse persa io penso sarebbe un gran peccato, per i giovani che sono stati eletti ma anche per l’Italia intera.
Il PD non si troverebbe di fronte un alleato ininfluente nelle grandi politiche di fondo, ma un alleato alla pari con il quale sarebbe  obbligato a confrontarsi per realizzare quanto gli italiani da anni chiedono
L’occasione non va persa e chi lo fa,  se ne assume tutta la responsabilità.

Paola

Una domanda a chi pensa di votare Grillo.

Io chiedo, senza alcuna polemica, a voi che pensate di votare Grillo: sapete chi sono i Parlamentari che vi rappresenteranno? chi ci state mandando, a Roma? a chi state dando in mano le pensioni, la scuola, la cultura, la giustizia, l’economia, la costituzione ?

Paola

Quanto durerà il Movimento 5 Stelle?

giornali Il Venerdidi Curzio Maltese 10 febbraio. Quanto durerà il Movimento 5 Stelle? Bella questione. I sondaggi lo danno in calo da mesi, ma forse sbagliano. Grillo sta facendo una campagna formidabile, furbissima, a suo modo coraggiosa. Ed è l’unico a riempire le piazze. Potrebbe fare il botto. E qui cominciano i guai. Perché un conto è controllare da casa e dal computer un movimento in fieri dove “uno è uguale uno”, cioè nessuno conta niente e comandano solo due, lui e Casaleggio. Altro è far entrare nelle istituzioni persone vere, che dovranno agire nella realtà. La vittoria di Parma è stata significativa. Grillo ha trionfato con tre promesse. Numero uno, no all’inceneritore, anzi “NO!”. Due, il dimezzamento o l’abolizione dell’IMU introdotto dall’orribile governo Monti. Tre, sostegni e sgravi fiscali alle famiglie deboli. Risultati: l’inceneritore si fa, l’IMU rimane la stessa, la più alta d’Italia, e gli aiuti alle famiglie deboli non si sono visti. Il sindaco Pizzarotti ripete che “i bilanci non consentono”, come un qualsiasi viceministro bocconiano. Grillo parla d’altro, la casta, i complotti, la stampa assassina, ecc. CI vediamo in Parlamento, sarà un piacere.

Quanto a Rivoluzione Civile, il destino sembra segnato. Con quattro segretari di partito quattro, Di Pietro, Ferrero, Diliberto e Bonelli, con quattro apparati alle spalle, quanto può sopravvivere? Se questo non accadrà, se non cominceranno dal primo giorno a spartirsi per esempio la torta dei rimborsi elettorali, m’impegno a fare pubblica ammenda.

Resta il centro, il più perfetto dei carrozzoni. Non punta a vincere ma a far perdere tutti, così è decisivo per governare. Se l’operazione riuscirà, magari per lo zero virgola, si fa un bel governo destra-sinistra. Altrimenti, qualcuno s’immagina Monti capo dell’opposizione parlamentare per più di un trimestre?
(da Il Venerdì 10 febbraio)

Campagna elettorale 2013: Monti assolda il “guru” di Obama

campagna elettorale 2013Monti per la sua campagna elettorale ha assoldato il consulente David Axelrod, ex responsabile della campagna elettorale di Obama. I giornali riferiscono che il primo consiglio è stato: “aggredire i rivali”.

E pensare che guardavamo con invidia alle campagne  elettorali americane basate sul fair play. Quelle campagne  elettorali dove immaginavamo si rispettava l’avversario e si poteva discutere in modo oggettivo – e non discriminatorio e lesivo della dignità altrui – temi quali la migrazione, l’integrazione, ….

Paola

Campagna elettorale 2013: non si sente parlare delle questioni del Mondo

campagna elettorale 2013

Osservo che, fino ad ora, nessuno dei leader politici che partecipano alla  campagna elettorale ha pronunciato una sola parola per sottolineare un impegno per la difesa dei diritti umani nel mondo.
A nessuno, fino ad ora, è venuto in mente di spendere delle parole per ricordare le migliaia di vittime siriane, ragionando sulla possibilità di impedire nuovi genocidi nel mondo.

Paola

Campagna elettorale 2013: Grillo eliminiamo i sindacati

campagna elettorale 2013Sostiene  Grillo del Movimento cinque stelle: “Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati che sono una struttura vecchia come i partiti politici. Non c’è più bisogno dei sindacati. Le aziende devono essere di chi lavora“.

C’è stato un altro che nel passato ha eliminato il sindacato e purtroppo i nostri avi l’hanno sopportato per un ventennio prima di toglierlo, fortunatamente da torno, e con il costo di una guerra civile.  Bisognerebbe ricordarselo un po’ più spesso.

Paola

Il populist

 Cristoforo Boni (l’Unità, 17 agosto 2012)Scrive Beppe Grillo sul suo blog: «Da mesi, con un ritmo sfiancante, i quotidiani, e le testate on line che vivono di notizie copia e incolla e rimbalzano le falsità, insultano, diffamano, spargono menzogne, inventano fatti, creano dissidi inesistenti, diffondono odio su di me e sul MoVimento 5 Stelle».
È la versione vittimista del comico, ormai vestito coi panni del leader politico. Qual è stata la causa scatenante di tale reazione? Il fatto che i giornalisti hanno trovato un suo rappresentante a Bologna con le mani nella marmellata, avendo pagato (con i soldi pubblici) cospicue tariffe per alcune comparsate in tv. E Grillo si paragona nientemeno che a Giovanni Falcone, o ai perseguitati del Ruanda: «Mi trovo in un’arena – scrive ancora – con gli altoparlanti che incitano gli avversari, ma anche il pubblico, a colpire il MoVimento 5 Stelle…».

Il suo è sempre uno scenario estremo. Di guerra e di morte. Anche quando sostiene la più ordinaria delle banalità politiche: che i 5 Stelle sono, secondo la sua propaganda, diversi da tutti gli altri partiti e non, come gli avversari pretendono di dimostrare, che sono uguali (o peggiori) degli altri.
Ma il vittimismo è solo l’altra faccia del populismo. Come Berlusconi, ahinoi!, ci ha insegnato per vent’anni. La violenza estrema, invece, resta la cifra unificante dei messaggi di Grillo. Di quelli in cui aggredisce, insulta, diffama, sparge menzogne, etc, come di quelli in cui denuncia di essere aggredito, insultato, diffamato, etc. Per documentarsi basta leggere gli ultimi post scritti sul blog.
Per condannare il rappresentante del M5S preso con le mani nella marmellata Grillo usa queste parole: «Pagare per andare in televisione per il MoVimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale». Sì, funerale. Dunque morte. E per denigrare i parlamentari, scaricando su di loro tutto l’odio e il disprezzo di cui è capace, Grillo applaude addirittura a Benito Mussolini: «Chiudete il Parlamento, sgombrate i loro uffici. Camera e Senato sono ormai ridotti peggio dell’“aula sorda e grigia” evocata da Mussolini. I parlamentari a larve di democrazia ben pagate».
Non è la prima volta che accade, non sarà l’ultima. Il populismo si nutre di parole estreme. Per imporsi nella babele delle lingue. Grillo ha costruito così il suo successo. Ma in questi anni, in cui siamo stati governati dall’antipolitica, abbiamo capito che le parole non passano invano. Come l’acqua scavano e lasciano il segno. Chi sottovalutava le parole estreme della Lega si è dovuto ricredere, osservando poi i danni prodotti.
Ora queste sentenze di morte e di condanna irrevocabile, che Grillo rilancia ad ogni fiato, sono per lui una modalità normale di propaganda politica. Del resto, deve dimostrare di essere solo lui il Bene e tutti gli altri il Male assoluto. Se qualcuno dei suoi dubitasse appena un po’, crollerebbe l’intero castello. Ma la violenza, anche quella verbale, genera mostri. Dio non voglia che i mostri prevalgano sulla ragione.

Visto da dentro

Il Movimento 5 Stelle, visto da dentro.

Esiste l’antipolitica?

  di Nadia Urbinati pubblicato su Repubblica il 10 maggio 2012
La demagogia è una forma degenerata della democrazia, la sua periferia interna. I classici la situavano al punto terminale della democrazia costituzionale o “buona”. Era la conseguenza di un impoverimento della società, del timore della classe media di vedere indebolito il proprio status e dei meno abbienti di perdere quel poco che a fatica avevano guadagnato. In questo scontento che contrapponeva i pochi ai molti poteva emergere un astuto demagogo che metteva in campo forze nuove, desiderose di farsi largo ed emergere.
Oggi la demagogia usa il linguaggio dell’antipolitica per esprimere opposizione alla classe politica attualmente esistente con il prevedibile obiettivo di scalzarla con una nuova. Se poi questa classe politica si è macchiata di corruzione ciò rende l’arringa del demagogo più facile ed efficace. Il Movimento Cinque Stelle rientra in questa categorizzazione demagogica. Beppe Grillo ha fatto dell’antipolitica la sua battaglia e alle recenti elezioni amministrative quel linguaggio ha dato i suoi frutti. La crisi economica e i recenti e meno recenti scandali politici hanno fatto da benzina. Ma che cosa è esattamente l’antipolitica?
Quando si parla di antipolitica nelle società democratiche si usa una parola molto imprecisa. Chi la usa non suggerisce infatti di ritirarsi nella solitudine di un convento, oppure di vivere solo di e per la famiglia, o solo di e per il lavoro. Chi usa l’espressione antipolitica vuole presumibilmente criticare il modo con il quale la politica è praticata ma in realtà sfruttare lo scontento che esiste ed è forte verso le forme tradizionali di esercizio della politica. Non è la politica l’obiettivo polemico e nemmeno la forma partito. Non è la politica perché il parlare di antipolitica è comunque un parlare politico, addirittura uno schierarsi partigianamente, e questo è a dimostrazione del fatto che nelle società democratiche non c’è scampo alla politica, nel senso che ogni questione che esce dal chiuso della domesticità è e si fa politica. Diceva Thomas Mann in un saggio esemplare sull’impolitico che nella società democratica anche chi si scaglia contro la politica è costretto a farlo con linguaggio politico, a farsi partigiano della sua causa. Ci si schiera e si entra nell’agone. L’antipolitica non è possibile.
Così è oggi: non c’è niente di più politico di questa persistente critica della politica. A ben guardare l’obiettivo polemico non è neppure la forma partito, l’associarsi cioè per perseguire o ostacolare determinati obiettivi e progetti politici. Anche i più astiosi demagoghi dell’antipolitica – anche l’arrabbiato Beppe Grillo – si presentano alle elezioni!
Come scriveva Ilvo Diamanti su Repubblica a commento del recente voto amministrativo, il termine “antipolitica” sottintende una valutazione poco convincente quando è usata per spiegare il voto al Movimento Cinque Stelle – benché questo si sia alimentato pantagruelicamente dello slogan dell’antipolitica. Accettando di presentarsi alle elezioni ha accettato le regole democratiche della competizione e, soprattutto, messo in campo persone che, nonostante il linguaggio demagogico di Grillo, vogliono fare politica e discutono di problemi che sono politici, dall’ambiente alla corruzione, agli interessi privati nella cosa pubblica. A ben guardare gli elettori del Movimento sono semmai iperpolitici e vedono tutto in chiave politica (un termine al quale hanno dato un significato negativo, salvo… usarlo proprio per far politica). Scriveva Diamanti che i grillini “mostrano un alto grado di interesse per la politica” e in passato molti di loro hanno votato Lega Nord e anche Pd e Idv. La demagogia non piace ma è innegabile che chi si identifica con il Movimento del demagogo ha una visione politica, non antipolitica. E su questa visione ci si deve interrogare e ad essa occorre controbattere.
Il movimento Cinque Stelle opera come un partito e se vorrà persistere nel tempo dovrà strutturarsi come un partito. Nella democrazia rappresentativa non c’è scampo a questa regola. L’esperienza di Berlusconi insegna: avere i mezzi finanziari non è sufficiente poiché senza struttura e idee propositive la prima grossa sconfitta si rivela fatale. Perché un partito, se partito è, deve essere capace non solo di vincere ma anche di perdere. Un partito nato per solo vincere è un partito destinato all’estinzione. La memoria sulla quale ogni compagine si struttura creando identità collettiva si consolida anche grazie alle sconfitte, esperienze che uniscono, non meno delle vittorie. Quindi il Movimento Cinque Stelle se vuole consolidare la propria presenza nella politica nazionale dovrà essere pronto a scendere nell’agone sapendo che può perdere. La prepotenza verbale del suo leader rivela che questa non è ancora la sua condizione. Se sarà un partito di sola vittoria sarà di breve durata.
Perché dopo la protesta ci sarà la prova del fuoco del potere praticato. Essere eletti, avere una presenza nelle istituzioni, implica fatalmente prendere in mano quel potere urlando contro il quale il movimento di protesta è nato vittorioso. Si tratta di una regola ferrea che contraddice quel che ci aveva abituato a pensare una Democrazia Cristiana che stava in sella sapendo che non rischiava alternativa grazie alla guerra fredda: ovvero che il “potere logora chi non ce l’ha”. Questa massima andreottiana valeva appunto perché chi aveva il potere sapeva di non rischiare di perderlo, cosicché a logorarsi erano appunto coloro che non potendolo avere per vie ordinarie (vittoria elettorale) dovevano scendere a patti con chi lo aveva già a costo di sporcarsi le mani. La massima andreottiana designa una condizione di irrilevanza della democrazia elettorale. Ma in una sana democrazia dove le elezioni funzionano davvero da deterrenza, e sono quindi rischiose (come si è visto il 6 e 7 maggio), allora il “potere consuma chi ce l’ha”. E quindi le vittorie dei movimenti di protesta rischiano di spegnersi in fretta. La vicenda patetica della Lega Nord prova questa regola. Le ali se le scotta chi più si avvicina al sole.
Il Movimento Cinque Stelle o diventa un partito e quindi accetta la sfida di essere vittima della critica di “antipolitica”, oppure scompare. Ma se non scompare, allora deve darsi obiettivi e linguaggi che non sono più quelli della demagogia, roboanti, rozzi, e troppo facili.