Ius Soli: italiani malgrado Salvini, Grillo e quelli di Casapound

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Una forza politica che ambisce a guidare il Paese deve essere chiara sia verso i propri iscritti e simpatizzanti ma anche verso tutti gli italiani, sopratutto su alcuni punti cruciali, uno su tutti il tema immigrazione ed in particolare il disegno di legge sullo Ius Soli.

Ricordo che la posizione del Movimento 5Stelle a tale riguardo non è per nulla limpida e cristallina.
Le ultime prese di posizione della Sindaca Raggi di Roma, le dichiarazioni del fondatore del Movimento riguardo il tira e molla sull’ abolizione del reato di immigrazione clandestina e da ultimo la presa di posizione, dettata da Grillo, contraria al disegno di legge sullo Ius Soli.
Il disegno di legge così detto Ius Soli  vuole permettere ai bambini nati in Italia da genitori immigrati di acquisire la cittadinanza se almeno uno dei due genitori e’ in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo (residenza legale da cinque anni) e prevede la concessione della cittadinanza anche agli stranieri al di sotto dei 12 anni di età qualora abbiano completato un ciclo di studi di 5 anni nel nostro Paese.

La  decisione  presa da Grillo di schierarsi contro questo provvedimento che vuole fissare nuovi criteri per la concessione della  cittadinanza italiana –  a mio parere – creerà confusione ed imbarazzo anche fra i tanti simpatizzanti pentastellati osimani che hanno partecipato alla campagna “Italia anch’io” che nella nostra città ha visto la condivisione di più di mille osimani.

La posizione di Grillo allineatosi all’estremismo xenofobo di Salvini e di quelli di Casapound è immotivata ( se non per meschini calcoli elettorali) e rivela il vero volto di questo personaggio.

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Nelle nostre comunità, nelle nostre scuole  i figli degli immigrati, studiano, parlano italiano, studiano la nostra storia, vedono la televisione italiana, tifano Italia.  A scuola sento ragazzi e ragazze nero caffè o con gli occhi a mandorla  (tipici dei popoli asiatici)  con spiccato accento osimano.
E questi sarebbero quelli che potrebbero farci rischiare di perdere la nostra identità culturale? Siamo seri…

Paola

 

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Mercoledì 17 maggio al Teatro La Nuova Fenice di Osimo alle ore 21, la nostra comunità incontra i neo 18enni osimani.

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Mercoledì 17 maggio al Teatro La Nuova Fenice di Osimo alle ore 21 la nostra comunità incontra i neo 18enni osimani. Ragazzi e ragazze nati nel 1999 che nel corso dell’anno hanno compiuto o compiranno 18 anni.
Interverranno la prof.ssa Benedetta Barbisan docente presso l’università di Macerata, il regista Guido Chiesa e l’attrice Alice Pagani.
Il regista, Guido Chiesa, ha scritto recentemente un film dedicato ai giovani: “Classe Z” e la giovane attrice Alice Pagnai nel film interpreta il ruolo di Viola.
Una pellicola per i giovani, dove si parla dei giovani, dei professori e della scuola.  A fare da sfondo alla vicenda, gli esami di maturità, un appuntamento importante nella vita di tutti i giovani.
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Chi è Guido Chiesa.
Nato a Torino il 18 novembre 1959 e ha vissuto per 23 anni a Cambiano, piccolo paese della cintura, al tempo conservatrice e agricola. Vive attualmente a Roma.
Dopo essersi laureato nel 1983 in Storia del Cinema con la tesi I generi cinematografici: teoria, produzione, storia , è andato a vivere negli Stati Uniti , dove vi è rimasto per sette anni.
Ha lavorato come assistente alla regia/produzione in film di Jim Jarmusch (Stranger Than Paradise, Down By Law ), Amos Poe (Alphabet City ), Michael Cimino (The Year of the Dragon ), oltre che in videoclip, pubblicità, film-tv, ecc. Negli stessi anni ha realizzato i primi cortometraggi, pubblicato libri di musica e cinema ed è stato corrispondente per Stereodrome , programma radiofonico di Rai Radio 2, per varie testate giornalistiche italiane, tra cui Rockerilla , Buscadero , Fare Musica , oltre che selezionatore americano per il Festival Cinema Giovani di Torino.
Tornato in Italia, nel 1991 ha girato il primo lungometraggio, Il caso Martello , presentato alla Mostra di Venezia e successivamente vincitore della Grolla d’Oro a Saint Vincent come miglior esordio nella regia.
Tra il ‘91 e il ‘93 ha pubblicato altri libri di musica e è diventato redattore della rivista musicale Rumore , a cui ha collaborato fino al ‘95.
Nel 1994 il Festival di Locarno seleziona in competizione il secondo lungometraggio “Babylon (La paura è la miglior amica dell’uomo)” .
ll film partecipa ad altri 18 festival internazionali, vince il Missing Film di Genova e il Premio Fipresci della Critica Internazionale al festival di Torino.
Dal 1995 inizia una nutrita produzione di documentari , tra cui “Non mi basta mai” che 1999 ottiene il premio Cipputi al festival di Torino.
Nel 2000 ha partecipato in concorso a Venezia con “Il partigiano Johnny vincendo il premio Ragazzi e cinema,nonché il Premio della Giuria al festival di Stoccarda.
Nel 2002 il film documentario Alice è in paradiso vince il Festival dei Popoli di Firenze.
Nel 2004, il quarto lungometraggio, Lavorare con lentezza , è presentato in concorso al Festival di Venezia, dove ottiene il Premio Mastroianni per gli attori emergenti. Il film vince anche il Festival de Cinema Politic di Barcellona, il Med Film Festival, un Ciak d’oro, il premio Italian Film Fest per il montaggio e riceve tre nominations per i Nastri d’argento e due per i David di Donatello.
Nel 2007 il documentario Le pere di Adamo partecipa alla Festa di Roma e ottiene una menzione speciale all’Italian Film Fest. Nel 2008 dirige i sei film-episodi di “Quo Vadis, baby?” , primo prodotto seriale di Sky.
Tra gli ultimi film realizzati dal regista Guido Chiesa: “Io sono con te” un bellissimo film sulla figura della giovane Maria madre di Gesù e “Belli di papà“.
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Ingresso libero.

Tutta la città è invitata a partecipare

La bella lezione della sindaca di Lampedusa: Giusi Nicolini

Ho letto e vi propongo un interessante  articolo di Giulio Cavalli, 27 marzo 2017  – “La lezione di Giusi (Nicolini)”.
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” Potrebbe sembrare una storia minima eppure Giusi Nicolini ancora una volta ha dato una lezione di umanità in un periodo in cui la politica sembra specializzarsi nell’essere feroce per poter funzionare. E l’occasione del suo incontro con Salvini dei giorni scorsi ci riporta fortunatamente fuori dal recinto dei rodei, della bava, della ferocia e ci abitua tutti a essere un po’ più umani.

I fatti, dunque: nel suo tour delle provocazioni Matteo Salvini decide di fissare una tappa a Lampedusa per toccare con mano il pertugio da cui (secondo la sua millantata teoria) arrivano tutti i mali italiani. Dopo Napoli Salvini ha capito bene che farsi contestare è il modo migliore per meritare uno spicchio di visibilità: cosa c’è di meglio che polemizzare con i rifugiati appena sbarcati, deve avere pensato.

Eppure Lampedusa (che è un’isola con un cuore che c’è da sperare che diventi il cuore di tutta la penisola nostra) ha una storia recente che le impedisce di prendere sul serio le salvinate: “Arriva Salvini? Bene, accoglieremo anche lui come accogliamo tutti” è la reazione della sindaca Giusi Nicolini. La solidarietà del resto funziona se è solidale con tutti: essere solidali solo con i sodali è altro, è la giustificazione dell’inizio del clan. Non vale, no.

Tant’è che il salvino Salvini alla fine è rimasto disinnescato e alla fine gli è scappato addirittura da dire che “servirebbero corridoi umanitari” per chi ha bisogno di sfuggire dalla guerra (aggiungendo ovviamente il “solo per chi ha bisogno davvero”). “Non scrivetelo però”, ha detto ai giornalisti, come se non sapessimo che il leader leghista proprio sul prurito della stampa ha costruito tutta la propaganda di questi anni.

Ma non è Salvini il punto, ora: quello che ci interessa è che Giusi, da sindaca ma soprattutto da donna che visita tutti i giorni il dolore, ci ha riportato tutti nella giusta misura delle cose. Di fronte al dramma che si consuma in questa Europa diventata un cimitero sotto il mare le provocazioni e i razzismi contano poco di più dell’alito di schifo e indignazione che si meritano: nessuno dei salvati e dei sopravvissuti che si trascinano sulle nostre spiagge ha un reale interesse per le provocazioni bavose del razzista di turno. Qui i temi sono ancora la distruzione, la morte, gli orfani, le vedove e le ferite dell’indifferenza. Se avessimo il cuore abbastanza adulto per continuare a contenere il dramma non ci sarebbe nemmeno lo spazio per le salvinate di chiunque. E Giusi ce l’ha ricordato. “

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