Parole inopportune ed inaccettabili

Riguardo le esecrabili ed inaccettabili esternazioni del consigliere comunale PD di Ancona, Diego Urbisaglia che non conosco e me ne vanto, sulla vicenda G8 Genova e la morte del giovane Giuliani, riporto il breve e circostanziato commento della signora Haidi Giuliani madre di Carlo.

“Quel signore può vergognarsi! Non so cosa possa sapere di quanto accaduto in piazza Alimonda quel giorno, non so cosa conosca della morte di mio figlio. Non mi interessa cosa dice quel politico. Per me può solo vergognarsi”.

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Parole di una madre che condivido pienamente.Tutta la mia solidarietà e vicinanza alla sig.ra Haidi. Mi chiedo che necessità c’era di rievocare ed infierire su quei tragici avvenimenti, quale lo scopo di ricordare una pagina nera della storia della nostra Repubblica che ha visto alla fine, oltre a diverse persone venire picchiate selvaggiamente, due povere vite e due famiglie sprofondare nel dolore e nella solitudine.
Rispetto ed educazione prima della voglia di apparire, una regola che deve valere per tutti, senza guardare le appartenenze politiche.
Paola
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6 luglio 1944 Osimo è libera: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini, don Fulvio Badaloni ed altre testimonianze

6 luglio 1944
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Truppe Polacche in Osimo
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dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

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Giorno fatale e fatidico !
ore 3
: Dopo un lungo girare di aereo, gran sibilo come di aviogetti in picchiata e terribile scoppio, il più spaventoso di questi giorni. Tutti saltiamo dai nostri letti ( io ho dormito le notti precedenti al 1° piano, nel mio studio, ma questa notte, addirittura dentro la dispensa al pianterreno, con altre cinque o sei persone) e ci precipitiamo lungo le scale del sotterraneo ora colmo di rifugiati. Saranno almeno 600 . Con me trovano alloggio quegli altri otto  o dieci che dormono su sedie presso il pozzo, e glia altri 12 che dormono su  sedie  a sdraie e panche della Chiesa, nella legnaia  e nell’andito attiguo. Poi, più nulla, quantunque avessimo tutti l’animo disposto alla solita musica.
ore 5,30: Qualcuno che ha fatto capolino dalla porta vede qualche partigiano con il mitra; attende , e ne passano altri ( tutti vestiti in kaki e al petto una coccarda con un segno rosso) ma nessun tedesco.
E’ gran silenzio. Nasce una speranza che senza rumori di artiglieria, nè spari di sorta, con il passare del tempo si consolida.
Giunge l’annunzio al rifugio. Ci si alza un po’ inebiti. Si corre sopra; è vero!.
ore 7,30: passa, dopo alcune motocarrozzette isolate, una compagnia di alleati. Dicono siano polacchi  e russi. Battimani e gioia incontenibile.  Poco dopo, un piccolo corteo di partigiani  – a capo del quale troneggia su un piccolo cavallo  Sportella .
Porta 12 prigionieri, ognuno dei quali è affiancato da una coppia di partigiani  con mitra. Si dice che in tutta la zona circostante ce ne siano razziati, con questi altri tre-quattrocento.
Appaiono i primi manifesti tricolori, portati dai partigiani e recanti il saluto alle truppe alleate e l’invito alla gioia, non disgiunta dalla serena calma. Più tardi altro manifesto del Comitato Nazionale di Liberazione costituitosi in Governo Provvisorio.
Più tardi ancora striscioni con sopra scritto:

Viva il Gen. Alexander  – Viva la libertàViva l’esercito polaccola brigata Garibaldinagli animosi del G.A.P.

Verso le 8 una compagnia di soldati polacchi è accolta molto festosamente in città. Molte case invitano i giovani. Giudicando tuttavia opportuno che la guerra non è finita, faccio un doppio giro per le principali vie e piazze, avvertendo tutti di stare molto vigilanti, per l’eventuale reazione tedesca, che infatti comincia  poco dopo. Gli imprevidenti pagano con la vita : Vincenzo PALLOTTA e Brugè al Borgo; la figlia di Gigio lo stalliere al Duomo, e forse qualche altro. Ieri sera, per voler soccorrere un tale che chiamava aiuto,  Carlo BATTAGLINI si è preso una pallottola ed è morto.  L’uomo di Suardi, tale Polentò ha incontrato la stessa sorte, non so se per qualche altro motivo.
Debbo subito preoccuparmi del vitto per il mio rifugio; e porto al fornaio un Q,le  di farina: mancandogli il carbone, mi reco dal Comitato di Liberazione e poi dalla Segreteria del Comune, ottenendo un’ordinanza scritta tutta a mano ( avendo i tedeschi portato via tutte le macchine da scrivere sia della Prefettura, quanto dal Comune.

Raccolgo altre impressioni dell’importantissima giornata: i polacchi riferiscono che, dopo Ortona, non avevano trovato una tale  resistenza come quella di Osimo. La coccarda dei partigiani è una stella a 12 punte costituita da tre quadratini di diversa grandezza e di colore rispettivamente: bianco, rosso  e verde sovrapposti, in modo da alternare gli angoli. Ma i politici non la vogliono, come non la vuole il Commissario, sapendo troppo di comunista. Faranno il Sindaco e ristabiliranno i Carabinieri, con tanto di reali. Abbiamo la spiegazione del perchè fu fatto saltare il viadotto Barbalarga, a mezzogiorno: per obbligare gli alleati a transitare rimanendo sotto il controllo di chi domina il Monte della Crescia e Santo Stefano ( dove sono ora appostati i tedeschi). Ma la rivelazione più interessante è la seguente: il cavallo di Troia o l’ultimo bicchiere che costituì il punto critico ( nel quale la situazione questa notte cambiò improvvisamente) fu offerto dai partigiani, i quali – vista la impossibilità da parte degli alleati di entrare in città, fintano che le porte erano presidiate da mitragliatrici e cannoni – questa notte, ad ora convenuta, si sono appostati in vari angoli di vie e piazze mostrando appena le canne dei mitra. I pochi tedeschi, alla domanda: chi va là ? fascista ? Si sentivano rispondere: English e sparare addosso. I primi sette o otto morti convincono i tedeschi che gli alleati da qualche parte sono entrati, e si decidono a compiere quel passo cui prima o poi sapevano di dover ridursi. Ci hanno detto ancora i Polacchi che: ove la liberazione non si fosse compiuta oggi, i loro Comandanti avrebbero domandato l’intervento dell’armata aerea alleata. E allora… addio Osimo e gli Osimani !.

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dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

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Notte insonne per gli spari continui: un terrore indicibile invade gli animi di tutti. Al mattino, mentre don Alberto Passeri si veste per celebrare la messa, due soldati della polizia tedesca armati di ogni specie , gli intimano di andare con loro, perchè qualche ora prima, obbligato a lavorare per abbattere le querce ( che si trovavano nel tratto di strada accanto alla nuova chiesa), onde sbarrare la strada insieme col vecchio padre ed altre persone ( Nello Scarponi, Umberto cenci, Papa Emilio quest’ultimo uno sfollato di Ancona), si era allontanato  – col consenso di un ufficiale – per venire in Chiesa. E’ costretto a seguirli. Intanto si vedono già i primi incendi locali e circolano notizie di sanguinosi combattimenti e di numerose vittime. Al mattino vengono altri sfollati, che altrove non credono di essere abbastanza sicuri. Ora siamo ( 70 persone):
– famiglia del parroco n. 4 persone;
– famiglia Andreoni Emidio n. 4 persone;
– famiglia Cardellini Nazzareno n° 8 persone;
– famiglia Vaccarini Tommaso n° 8 persone;
– famiglia Cola Caffiero n° 6 persone;
– famiglia Vaccarini Tommaso n° 8 persone;
– famiglia Ceccarelli Renato n° 6 persone;
– famiglia Cannelli Otello n° 6 persone;
– famiglia Perinetti Maria n° 6 persone;
– famiglia Orlandini n° 6 persone;
– sfollati provenienti da fuori n° 8 persone.
Sono avvistati i primi carri armati alleati. Verso le 17 i Polacchi con camionette si avanzano e avviene un grave scontro con tiri di mitraglia con i Tedeschi tra il palazzo della sig.ra Lalla ( signora Adelaide Giardinieri un bella figura di donna che si prodigò in generosità , rimasta vedova da giovane, di un medico) e la scuola. Carletti Nazzareno aveva guidato i polacchi . Incendio da Vaccarini. Alle ore 20 una cannonata colpisce il ciglio della finestra della stalla, un fitto e nero polverone invade il primo piano: è la guerra in casa.

Andrzej Horoch

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dal libro “Passa il fronte nella Valle del Musone” di Massimo Morroni

(testimonianza resa dal dott. Amilcare Cristallini)

Di primo mattino, fra gli applausi della popolazione, entrano in Osimo i militari polacchi seguiti dai partigiani che si portano dietro prigionieri tedeschi. Dalla finestra ( abitavo nei locali attualmente occupati dall’ufficio del notaio Bellaspiga) assisto alla sfilata la quale mi annuncia che il faticoso compito di Commissario è finalmente terminato ( il 30 ottobre 1943 era stato nominato Commissario Prefettizio di Osimo). Giudico tuttavia opportuno recarmi in Comune – anche col rischio di incappare in qualche scalmanato – poichè la mia assenza potrebbe essere interpretata come un riconoscimento di colpa. Consapevole di aver fatto soltanto il bene di Osimo verso le 11.00 raggiungo il Comune e, saputo che nell’Ufficio già occupato dal Prefetto c’è l’avv. Oddo Marinelli ( Presidente del Comitato di Liberazione) mi faccio annunciare. Egli mi riceve subito, mi viene incontro tendendomi la mano, mi ringrazia per l’opera svolta e mi prega di rimanere in carica fino alla nomina del Sindaco. Confesso che non mi aspettavo un’accoglienza così cordiale ed un riconoscimento così franco, tanto più che non l’avevo mai visto né conosciuto.

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opera di R.A. Schiavoni, Sfilata dei liberatori lungo il Corso

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Il nostro Comune e gli osimani non hanno mai dimenticato  la generosità, il coraggio e la fede dei soldati e del  popolo polacco per il contributo dato alla   liberazione dell’Italia e della nostra città dal nazifascismo.
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Osimo è stata liberata anche grazie al sacrificio della vita di tanti giovani osimani. Giovani partigiani che non si piegarono alla tirannia e sacrificarono la loro vita per la libertà della nostra città e per l’Italia Repubblicana. Non possiamo essere un popolo che dimentica il suo passato.
Le stele e i piccoli monumenti sparsi per Osimo vogliono essere un ricordo alle giovani generazioni , un ricordo che dobbiamo conservare e mantenere sempre vivi e che mai nessuno negherà.

Ai partigiani caduti , stele sotto le Logge comunali

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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*********Paola Andreoni

 

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Ciao Guido: contadino, comunista, Consigliere comunale protagonista della vita politica osimana.

Se n’è andato Guido Maggiori, protagonista per decenni della vita politica della nostra città e non solo.
Guido Maggiori rappresenta una generazione che ha interpretato al meglio i valori della politica.  Un impegno  iniziato fin da giovane quando iniziò a frequentare la Camera del Lavoro dove la domenica incontrava i contadini e gli operai per informarli sui loro diritti.  Iscritto fin da giovanissimo  al Partito Comunista Italiano, è stato eletto per la prima volta Consigliere Comunale nel 1956 nelle file dell’opposizione  ed ha ricoperto questa carica  fino al 1995, sempre nelle file dell’opposizione e dalla stessa parte della “sala gialla” dove oggi siede la figlia Renata.
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Dalla lettura dei verbali  del Civico Consesso e dai suoi interventi emerge la figura di un uomo competente, appassionato nella difesa dei diritti degli ultimi, fortemente innamorato della sua terra, deciso nelle sue idee ma anche  rispettoso delle  regole democratiche. Si scontrò con le forze di maggioranza sempre con rispetto  e lealtà come gli viene  anche  oggi riconosciuto dai compagni e dagli avversari. Il suo fare politica non è stato mai disgiunto dall’impegno civile, all’interno del sindacato e vissuto sempre nel più alto rispetto delle istituzioni.
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La sua figura è ben esaltata nella motivazione della benemerenza conferitagli nel 2002 dal Comune di Osimo.
” Figura  simbolo della sinistra osimana ha saputo sempre rappresentare i valori fondamentali della moderna democrazia non accettando strumentalizzazioni di sorta. L’umiltà con la quale ha fatto uso dei poteri pubblici nella politica e nel suo ruolo di rappresentante sindacale, la disponibilità al dialogo lo hanno reso paladino delle classi più umili e indicato come stile di vita. Riconosciuto da tutte le forze sociali politiche e civili come un punto di riferimento nelle scelte più difficili. Uscito dalla politica attiva con la stessa serenità con la quale aveva umilmente servito la città merita il plauso dell’amministrazione e di tutta la civica comunità”.
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Nella presentazione del libro “Al contadino non far sapere”, Nevio Lavagnoli – responsabile della Cia, il sindacato degli agricoltori – con queste parole descrive Mario Maggiori: ” ... La capacità di Maggiori, soprannominato, non a caso, Guido del Bravo, di “articolare, ordinare” i propri interventi tanto da rapire sempre l’attenzione degli astanti e l’ammirazione dei “dotti” per questo contadino comunista che si era formato da solo e che era sempre puntualmente preparato. Una preparazione coltivata tutti i giorni dalla lettura dei giornali, primo tra tutti l’Unità. Alle sette del mattino ( in campagna ci si alza presto) di tutte le mattine chi passava per piazza poteva vedere Maggiori dentro la “seicento” che terminava la lettura dell’organo del PCI, oppure, quando al mattino si andava in giro per qualche riunione lui guidava e noi “costretti” a leggere l’Unità ad alta voce…”

Alla sig.ra Adalgisa, a Renata, a Norma e a tutti i famigliari, vadano le condoglianze mie personali, di tutto il Consiglio Comunale e della città. Ciao Guido.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
                    Paola Andreoni

 

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Ritrovare le regole della convivenza civile: rispetto e verità

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Utilizzando facebook o altri social network, rimango spesso colpita ed amareggiata per l’aggressività, la violenza e, purtroppo, anche per la volgarità che emergono nelle conversazioni e nei commenti. Spesso si tratta di attacchi personali, spesso pesanti, nei confronti di chi posta opinioni diverse da chi legge.
Emblematico il caso successo qualche mese fa a quella ragazza con una grave malattia che aveva postato sul suo profilo facebook, come la ricerca scientifica, anche quella che necessariamente utilizza come cavie gli  animali,  le avesse salvato la vita. Seguirono commenti pesantissimi  al limite delle calunnie e della diffamazione.
Questo episodio che ho portato ad esempio  è ricorrente nei social. C’è da chiedersi perchè le persone nella “piazza virtuale”, con la possibilità di parlare ad una platea immensa lo fa senza freni,  senza alcun equilibrio,  riuscendo a dare il peggio di sé ?
Di fronte al dilagare di tanta violenza, bugie e odio che attacca persone impossibilitate a difendersi anche la nostra Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, ha chiesto ai responsabili del maggior canale comunicativo, Facebook, a fare controlli ed imporre delle regole.
Possibile che non sappiamo ritrovare da soli, senza imposizioni calate dall’alto,  il piacere di esprimerci in   libertà ma sempre con rispetto e verità ?

Paola

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Ciao Marabini, per tanti osimani semplicemente don Dino

Esprimo, anche a nome del Consiglio Comunale cordoglio e vicinanza alla sorella Anna, ai parenti, ai tanti amici, ai volontari, agli ospiti, ai soci, alle famiglie degli utenti, alle maestranze  per la  scomparsa del cofondatore della Lega del Filo d’Oro,  Dino Marabini.
Per molti osimani  che ne ricordano la determinazione e la caparbietà nel superare mille ostacoli  è stato semplicemente Don Dino, il cofondatore – negli anni 1964 –  e l’anima della Lega del Filo d’Oro, l’Associazione con sede nella nostra comunità e conosciuta in tutta Italia per il suo impegno a dare dignità e speranza per  una vita migliore a tante persone e bambini prive di vista e di udito.

Un progetto quello della Lega del Filo d’Oro che  partì suscitando tante speranze nelle famiglie con  bambini pluriminorati che da tutta Italia chiedevano a questo prete, in servizio nella parrocchia di San Marco, un aiuto per i loro figli. Un appello che don Dino non lasciò cadere nel vuoto, dedicandosi totalmente al progetto, progetto  che si scontrava  con la quotidiana  incertezza di poter disporre di  finanziamenti e strutture adeguate.
Il futuro della Lega, a quei tempi,  lo si programmava  mese per mese: non c’erano ancora i “testimonials” e l’Associazione non era conosciuta fuori dai confini osimani. Don Dino MARABINI, aiutato  dal suo carissimo amico Aldo Valcavi, da una giovane e determinata cieco-sorda abruzzese, Sabina SANTILLI, e da alcuni giovani che poi sono diventati “lo staff” dell’Ente: Luigi Giacco, Rossano Bartoli, Valerio Marchetti, Patrizia Ceccarani, e  Giulio Lancioni, senza scoraggiarsi facendo  appello alla sensibilità e alla generosità prima degli osimani poi “bussando” alle Istituzioni riuscirono in una impresa che a tutti sembrava inizialmente impossibile: la nascita e il riconoscimento della Lega del Filo d’Oro.
Oggi la Lega del Filo d’Oro e le sue “persone” sono una delle realtà più belle del nostro territorio, conosciuta e stimata in tutta Italia e non solo.
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Mi piace ricordare, nel giorno della sua scomparsa, questa grande persona (che ho avuto il piacere di conoscere come volontaria in uno  dei soggiorni estivi organizzati dall’Associazione del Filo d’Oro) con questa lettera che Dino – nel giugno 1969 –   inviò ad  ogni famiglia di Osimo:
” Gentili concittadini,
in una sede provvisoria a San Biagio di Osimo, ospitiamo quest’anno un gruppo di bambini in condizioni particolarissime, in quanto tutti cieco-sordi. La maggior parte di questi bambini si trova in queste condizioni fin dalla primissima infanzia. La loro esperienza della vita e delle cose è quasi completamente nulla. La lunga e forzata privazione della vista, dell’udito e del linguaggio ha provocato in alcuni anche profonde minorazioni fisiche e psichiche. Il Ministero della P.I. riconoscendo la validità, unica in Italia, della scuola speciale annessa all’Istituto, segue con molto interesse l’esperimento delle quattro classi già esistenti. Ci proponiamo di portare un po’ di luce nell’intensissima oscurità in cui vivono, far assaporare anche a loro il piacere della vita e toglierli per sempre dall’unica prospettiva in cui si trovano ora e cioè di finire i loro giorni ignorati da tutti, inutili a se stessi ed agli altri. Il numero per ora è di dieci bambini, ma le richieste giungono e giungeranno ancora da tutta Italia. Per un prossimo futuro, su un terreno donato da un benefattore, si prevede la costruzione di una sede ampia e adeguata, ma purtroppo le possibilità attuali sono limitatissime; manchiamo ancora dei necessari mezzi di assistenza medico*specialistica. I sussidi didattici per la scuola sono ancora ridottissimi. La previsione delle spese è rilevante e le disponibilità presenti sono scarse. Vi invitiamo a vedere e conoscere il nostro istituto e vi preghiamo di darci il Vostro aiuto per affrontare e risolvere i suoi gravi problemi. f.to Don Dino”
L’appello trovò, come in altre importanti raccolte di fondi promosse dalla lega del Filo d’Oro, la generosità e la sensibilità delle famiglie osimane. Anche FILOTTRANO, ANCONA e MACERATA risposero in maniera sorprendente all’appello lanciato dall’Associazione osimana, le sottoscrizioni superarono quota 3 milioni. La Lega poteva ancora una volta guardare con fiducia alla sua lodevole attività.
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Nel 1972 l’Amministrazione comunale ha conferito a questo nostro “grande” osimano la  cittadinanza benemerita con queste motivazioni:
A Don Dino MARABINI “per la preziosa ed instancabile attività svolta alla promozione di iniziative di particolare valore sociale ed assistenziale, culminati nella creazione di un Istituto per cieco-sordi-muti, unico in Italia, il quale costituisce un raro esempio di impegno civile nei confronti di un mondo così bisognoso di comprensione umana“.
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Marabini***
Ciao Dino, grazie per il tuo impegno e per essere stato persona unica per umanità e simpatia,  testimone dei valori di solidarietà per tutta la nostra comunità.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*******prof.ssa Paola Andreoni

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Lega filo d'oro 1( 1964 nasce la Lega del Filo d’Oro, nella foto Anna Maria Marabini, Aldo Valcavi, Giuseppina, Costantina Panettoni, Renata Saporiti e il giovane prete don Dino)

 

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Chieti e Osimo unite nell’ultimo saluto a Domenico e Marina

L’ultimo saluto a Domenico Di Michelangelo e a Marina Serraiocco sarà domani, domenica 29 gennaio, a Chieti nella cattedrale di San Giustino. Ai funerali oltre ai rappresentanti della questura e del Commissariato ci sarà anche una delegazione dell’Amministrazione comunale.

Osimo si è stretta in un unico forte abbraccio a Domenico e a Marina testimoniata dai tanti mazzi di fiori e bigliettini lasciati dai nostri concittadini davanti il negozio di bomboniere di Corso Mazzini, in segno di affetto sincero nei confronti della giovane commerciante e dalla  proclamazione di lutto cittadino per la giornata di domani.
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negozio-marina-2***
Al piccolo Samuel a tutti i parenti, colleghi ed amici della sfortunata coppia giunga tutto l’affetto e la vicinanza del Civico Consesso osimano e di  tutta la nostra comunità.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*******prof.ssa Paola Andreoni

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“Coppa Pianisti d’Italia 2016”: Osimo per alcuni giorni continua a confermarsi capitale del Pianoforte in Italia.

Si sta svolgendo nello splendore del Teatro La Fenice di Osimo, per concludersi con il concerto finale dell’8 settembre 2016, la nuova edizione della COPPA PIANISTI “Osimo Piano Hours Festival”. Una manifestazione musicale che rappresenta un vanto per la nostra città che per alcuni giorni vedrà confrontarsi e mettersi in gioco, i più virtuosi giovani musicisti italiani e non solo.
Nell’edizione 2016 il Concorso di Osimo ha accolto pianisti fino ad un limite di 36 anni, suddivisi in quattro sezioni.
In totale sono 97 i giovani pianisti candidati al concorso, provenienti da Europa, Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone, Sud Corea e Taiwan. Giovani che in questi giorni, oltre ad essere impegnati nelle audizioni, con i loro accompagnatori hanno il piacere di scoprire le bellezze dei nostri vicoli e godere della bellezza della nostra terra.
La manifestazione musicale del Concorso, pur rinnovatasi e con una breve interruzione temporale,  compie quest’anno quasi 50 anni.

2016 COPPA PIANISTI
Infatti è nel settembre del 1968, che si è svolta ad Osimo la prima edizione della “Coppa Pianisti d’Italia”.

organizzatoriGli organizzatori della “1^ Coppa Pianisti dì’Italia”: il sig. Aldo Bugari,
il sindaco avv. Vincenzo Acqua,
l’assessore Ugone Marchegiani e
don Vincenzo Fanesi con la Giuria della manifestazione
.

150 concorrenti, numerosi insegnanti e tanti accompagnatori erano giunti ad Osimo da ogni parte d’Italia per questa bella e importante manifestazione nata dall’intuito degli Amministratori osimani. Una manifestazione pianistica che ha portato in Osimo, nel tempo, i più bravi talenti italiani del pianoforte e che ha visto la città dei “senza testa” sempre partecipe e coinvolta. Al successo della prima edizione hanno contribuito diversi fattori: la giuria altamente qualificata ( presieduta dal m° Jacopo Napoli e composta dai maestri: Bruno de Grassi, Camillo Baccigalupi, Tullio Giacconi, e dalla prof.ssa Giuliana Marchi) che ha dato valore e qualità alla gara musicale; la passione degli organizzatori che si chiamavano don Vincenzo Fanesi sempre presente negli avvenimenti culturali cittadini, Aldo Bugari industriale intelligente della Sisme-Bugari, l’Amministrazione comunale a guida dell’avv. Vincenzo Acqua con Assessore al Turismo il rag. Ugone Marchegiani, il contributo generoso di tanti osimani e in particolare di Alberto Gioacchini che aveva il ruolo di coadiutore dell’iniziativa.

coppa-pianisti-1968noemi-gobbiNoemi Gobbi di Varese, vinitrice assoluta della 1^ edizione della Coppa Pianisti d’Italia

Ma i veri protagonisti della “Coppa” sono stati da sempre  i giovani pianisti che con la loro preparazione e il loro entusiasmo hanno conquistato la simpatia e l’ammirazione del pubblico osimano. Come in occasione nella prima edizione, Osimo allestita a festa (in quanto la manifestazione si svolgeva e si svolge  in concomitanza con le feste patronali),   ha sempre accolto i partecipanti con grande entusiasmo.
Nella prima edizione la manifestazione aveva la durata di due giorni con la chiusura e premiazione dei finalisti che, come oggi si ripete, aveva luogo al Teatro “La Fenice”.
Sul palcoscenico elegantemente addobbato ed infiorato ad opera di un scenografico eccezionale: l’osimano Elmo Cappannari; si sono esibiti al pianoforte tutti i primi classificati di ogni categoria. Presentatrice della serata l’annunciatrice della Rai-Tv, Mariolina Cannulli.

mariolina-cannuliMariolina Cannuli, della Rai-Tv ha presentato, come riportato dalla stampa locale,
con garbo e signorilità, il concerto finale al teatro “La Nuova Fenice” di Osimo

Tra gli ospiti, sul palco d’onore, era presente anche il nuovo Arcivescovo di Osimo, mons. Carlo Maccari, che nel pomeriggio aveva fatto il suo trionfale ingresso in città.
Vincitrice assoluta della 1^ Coppa Pianisti d’italia del 1968 è stata la giovane talentuosa Noemi Gobbi di Varese. A lei è stato assegnato l’ambito premio che caratterizzerà anche negli anni successivi il Concorso: un pianoforte “Offberg”, offerto dalla Universal di Varsavia. Tra i partecipanti alla gara anche alcuni giovani “senza testa” che si erano preparati sotto la guida delle maestre osimane: Maria Valeri Zannini, Diva Piazzini ed  Ester Colonnelli.

giuriaLa Giuria della 1^ Coppa Pianisti d’Italia osimana: da sinistra il m° Tulio Giacconi,
il m° Bruno De Grassi, il m° Laszio Spezzaferri, il m° Jacopo Napoli,
la prof.ssa Giuliana Marchi e il m° Camillo Baccigalupi

concerto-finale

acqua

Sono passati tanti anni  ma la  manifestazione pianistica internazionale osimana continua ad avere successo. La Nuova Coppa Pianisti è ancora oggi tra i concorsi più attesi con la grande soddisfazione degli organizzatori il cui obiettivo rimane da sempre lo stesso: quello di “aiutare” i giovani pianisti, incoraggiarli nello studio del pianoforte e della musica.

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Per tutti gli osimani  amanti della buona musica  appuntamento
al Teatro “La Nuova Fenice”     ( ingresso libero)
mercoledì 7 e giovedì 8 settembre  alle ore 21,30
per il concerto finale dei vincitori della edizione 2016 della Nuova Coppa Pianisti d’Italia.

 

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