Un Parlamento meno libero non aumenta la liberta’ dei cittadini: tutta la mia solidarietà ai parlamentari PD Vannino Chiti e Corradino Mineo

Credo sia stato proprio un “passo falso” la sostituzione decisa dall’ufficio di presidenza dei senatori Vannino Chiti e Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali, dove e’ in corso l’esame del ddl sulle riforme istituzionali.
La discussione, il confronto,  il rispetto delle posizioni divergenti, la ricerca di sintesi fra le diverse idee sono questi gli elementi rappresentativi e caratterizzanti  del Partito Democratico.
La ”rimozione” e la  “epurazione di idee”, non fanno parte dei valori , né del metodo di operare del Partito Democratico.
Oltre che esprimere tutta la mia solidarietà ai due senatori del PD,  mi associo all’iniziativa  dei 13 senatori PD: Casson, Chiti, Corsini, Dadda, Dirindin,Gatti, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano che si sono autosospesi dal partito ed hanno sottolineato come la rimozione rappresenta anche una ‘palese violazione dell’art.67 della Costituzione.
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Le regole ci sono. Ora che si vada avanti uniti perché l’Italia ha bisogno di un grande partito riformista, per cambiare, per progredire, per guardare con fiducia il futuro

OA9IMAL9IR7H9La relazione del segretario democratico Gugliemo Epifani alla Direzione nazionale del PD del 27 settembre 2013, che all’unanimità ha approvato le regole per il congresso e per le primarie dell’8 dicembre per l’elezione del nuovo Segretario nazionale del Partito Democratico.  …  (segue la relazione di Guglielmo Epifani che puoi leggere  cliccando qui  )

Sono contenta per l’approvazione all’unanimità, perchè, dopo l’Assemblea nazionale di sabato scorso, c’era bisogno di dare agli elettori un segnale di unità e di mettere il punto finale alla vicenda delle regole. 
Paola

 

Lettera di Zanda e Speranza agli iscritti PD

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Care democratiche, cari democratici,
molte bugie e falsità si stanno diffondendo su ciò che è stato deciso ed è accaduto ieri. E’ bene dunque chiarirlo. Dopo l’annuncio della Cassazione che ha fissato il giudizio sul processo Mediaset al 30 luglio, ieri Il PdL ha chiesto tre giorni di sospensione dei lavori parlamentari. Il Pd si è opposto, perché  questa richiesta era inaccettabile. Così come si è opposto alle richieste di sospensioni di due giorni o un giorno dei lavori. A questo punto il PdL ha richiesto di poter riunire i gruppi parlamentari della Camera e del Senato, nel tardo pomeriggio, dopo il question time del presidente Enrico Letta alla Camera. Analoghe richieste, fatte anche dal Pd e dagli altri gruppi parlamentari, sono sempre state accolte. Se ne è discusso nelle presidenze dei gruppi parlamentari del Pd al Senato e alla Camera. E in entrambi i casi, considerati anche i precedenti e la consuetudine, si è acconsentito.
Far passare questa decisione come un piegarsi del Pd alla volontà del PdL di protestare contro le decisioni della Cassazione è contro la verità. E’ una speculazione politica e una provocazione che si lancia in un momento particolarmente difficile della vita del Paese. Lo dimostra anche il fatto incontrovertibile di un Parlamento regolarmente al lavoro.
Il Pd ha una posizione chiara: non si possono mischiare le vicende giudiziarie personali con la vita del governo. Le sentenze, come ha chiarito il segretario Epifani, si rispettano e si applicano. Su queste posizioni non vi possono essere dubbi, cosi come non ve ne devono essere sulla fermezza del partito: noi abbiamo deciso di sostenere il governo di servizio, l’unico possibile dopo che Grillo e il Movimento 5 Stelle hanno deciso di non utilizzare il consenso popolare ottenuto per un governo diverso. Con lealtà sosteniamo il governo di servizio per realizzare il programma indicato dal presidente Letta: affrontare l’emergenza economica e fare le riforme. Ma non abbiamo paura e siamo pronti ad ogni evenienza. Non consentiremo al Pdl di giocare con la vita del paese.

Luigi Zanda, capogruppo PD Senato
Roberto Speranza, capogruppo PD Camera dei Deputati

Epifani: “PD ha arrestato la caduta ma il correntismo va fermato, abolirò i caminetti dei big”

Epifani GuglielmoIntervista a Guglielmo Epifani di Giovanna Casadio (La Repubblica, 13 maggio 2013)
«Il mio orizzonte è il congresso per ora. Ma nessuno mi ha posto limiti. La parola “traghettatore” non mi offende, lo è chi aiuta a superare un ostacolo, una difficoltà. E il problema del Pd è superare la logica dello sconfittismo, uscire da questa sindrome: ci vuole coraggio per riprendersi un molo, mai Democratici hanno tante risorse». Gugliemo Epifani non lo dice esplicitamente, ma fa capire che non considera preclusa per lui la partita del congresso. E annunciala prima battaglia, quella contro il «correntismo esasperato», cominciando con l`abolire i “caminetti” dei big. E nel primo giorno da leader confessa: «Più di uno mi ha detto “ma chi te l`ha fatto fare”…».
A ogni segretario del Pd neoletto dal 2009 il primo augurio è “speriamo non gli facciano fare la fine di quello di prima”. Segretario Epifani, ha valutato il rischio?
«Ci ho pensato. Prima di dare la mia disponibilità ho riflettuto anche su questo. Se il Pd ha l`orgoglio di essere l`unico vero partito non personale, non può però avere l`orgoglio di cambiare tanti segretari in così poco tempo. Anche l`amarezza di Bersani nell`Assemblea di sabato coglieva un problema che andava oltre lui stesso, chiamando a una responsabilità diversa tutto il gruppo dirigente».

Il Pd è oggi un partito stremato, contestato dai militanti, dagli elettori delusi, lacerato dalle correnti. Per lei sarà davvero come attraversare le fiamme a piedi nudi?
«Potrei dire attraversare un deserto di sale… Però credo che abbiamo anche tanti elementi di fiducia, dalla maturità del popolo del centrosinistra, alla forza dei nostri valori, al fatto che quando cadi tanto, e eviti di implodere, ti può essere più facile risalire. Penso che abbiamo una persona come Enrico Letta alla guida del paese. Ci sono però divisioni nel gruppo dirigente che dobbiamo superare, e c`è un ruolo del correntismo troppo esasperato. Sabato nell`Assemblea abbiamo arrestato la caduta e cominciato la risalita. È un lavoro che richiede determinazione fino ad arrivare al congresso d`autunno».
Lei è solo un traghettatore?
«Nessuno mi ha posto questioni, né io ne ho poste. Traghettatore è un`immagine positiva».
Ma poi si ricandida?
«Il mio orizzonte per ora arriva al congresso».
Si sente addosso il “cappello” di Bersani?
«Semmai la sua stima e quella di tanti altri. Quello che è avvenuto non è usuale: sono parlamentare da due mesi, ho fatto un`altra attività per tanti anni, anche se dall`esterno sono stato sempre attento alle vicende del Pd. Ora mi trovo, senza averlo cercato, a portare un po` dell`esperienza di segretario della Cgil in una fase difficile per il partito. Anche per me è una prova».
La difficoltà maggiore per i Democratici è però quella di stare in un governo con Berlusconi e con il Pdl che manda in piazza i suoi ministri contro i giudici. Avete “tradito” il voto dei vostri elettori?
«Innanzitutto Berlusconi la smetta di minare governo e istituzioni. Per il resto, pensavamo di vincere le elezioni e non ce l`abbiamo fatta. Ci sono stati i tentativi di provare a sbloccare la situazione in un altro modo, ma si sono arenati per l`indisponibilità di Grillo, e perché non c`erano i numeri per la fiducia. In più le divisioni emerse nel Pd in modo inaccettabile sul presidente della Repubblica si sono riverberate sui nostri elettori. Un “governo di servizio” è diventato la strada inevitabile per non tornare subito alle urne. E` chiaro che, da dove si era partiti a dove si è arrivati, c`è uno scarto».
E uno scollamento con la base.
«C`è un disorientamento. È vero che si poteva puntare a un governo di profilo più istituzionale, che avrebbe messo noi democratici più al riparo. Ma per una forza politica al “dunque”, in una crisi così profonda della rappresentanza, passare dal governo tecnico di Monti a un governo istituzionale, avrebbe significato stare in seconda fila, avendone però le responsabilità dirette. È il momento in cui la politica, anche rischiando, debba metterci la faccia».
Cambierete le regole disgiungendo i ruoli di segretario e candidato premier?
«Cominciamo a lavorare sodo perché il congresso va preparato bene. Deve essere un congresso di discussione impietosa, coraggiosa, esplicita. Sulla divisione tra leadership e premiership ogni soluzione oggi ha pro e contro».
Tra Letta e Renzi chi vede più adatto per la premiership?
«Si porrà il problema della premiership quando si porrà, a tempo debito».
Dove ha sbagliato Bersani?
«Il punto di partenza delle nostre difficoltà è riconducibile alla campagna elettorale: abbiamo dato l`immagine di una forza rassicurante, perché un paese in crisi va rassicurato. Però il paese chiede anche una radicalità di cambiamento, e lì pur avendo le proposte, non le abbiamo fatte vivere con la forza necessaria».
Nell`Assemblea di sabato non avete affrontato la congiura dei 101 “franchi tiratori”, perché?
«Il punto vero è che mancano le sedi del confronto. Più che i “caminetti” ci vuole una direzione più snella e ristretta che sia un luogo politico e di scelte».

Facciamolo per una causa comune: il bene degli italiani.

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Ho sottoscritto l’appello “Facciamolo!”, promosso da Michele Serra insieme a Roberto Benigni, don Luigi Ciotti, Oscar Farinetti, don Andrea Gallo, Lorenzo Jovanotti, Carlo Petrini, Roberto Saviano, Salvatore Settis e Barbara Spinelli. L’Italia ha bisogno di un Governo che si metta al lavoro presto e bene.
Senza Governo c’è il rischio che i sacrifici ad oggi fatti dagli italiani vadano in fumo. Senza Governo non si potrà nemmeno cominciare a discutere concretamente dei temi su cui insiste anche lo stesso M5S, quali le urgenze sul fronte sociale e del lavoro, la moralità nella vita pubblica o il sostegno alla scuola e ricerca.
Il PD ha elaborato un miniprogramma, una proposta di intesa su 8 punti.
Finora non si è sentito nessun grillino entrare nel merito di questi otto punti lanciati da Bersani. Alle proposte hanno risposto con l’insulto e lo sberleffo, e al desiderio di avere il 100% in Parlamento. Quale sarà dunque il ruolo del Movimento nella politica italiana? Il Cinquestelle è nato per salvare il Paese o per affossarlo? Entrare nel sistema solo per criticarlo senza cambiarlo non produce alcun risultato. Ha ragione il giovane “turco” Fassina a dire, in un’intervista rilasciata alla Stampa,: “Il partito di Grillo deve ricordarsi che, con questa chiusura, non fa un dispetto al PD o a Bersani. E’ un atto con conseguenze serie per il paese. E si illudono se sperano che così noi possiamo abbracciare il Pdl e fare un governo con loro”. Finalmente il Partito Democratico, seppur costretto dagli eventi, sembra avere imparato la lezione. Insieme al riconoscimento dell’impraticabilità di un qualsiasi rapporto con il centrodestra i democratici hanno cambiato approccio verso le politiche di austerità imposte dall’Europa. Ammettere i propri errori è un primo passo per evitare di rifarli in futuro.
Ora spetta anche al M5S fare la sua parte, non può chiamarsi fuori, deve mettersi in gioco e dare il suo contributo fattivo. Non fare un Governo significherebbe andare subito  al voto e consegnare l’Italia al caos, alle forze reazionarie.

L’appello “Facciamolo!”, chiede di rispondere con un governo di alto profilo alle speranze di cambiamento espresse dai cittadini. Non posso credere che alle concrete e stringenti necessità delle famiglie e delle imprese si vogliano anteporre i dogmi di un capo partito. Non credo che questa sia la volontà degli elettori del Movimento 5S.
Il PD e il M5S sono stati chiamati dagli elettori ad assolvere ad una causa comune: il bene degli italiani.

Potrebbe essere la volta buona: la chance da non perdere

PD grilliniNon capisco l’atteggiamento di Grillo “noi non stiamo con nessun altro”, e spero che i grillini e la rete del Movimento 5 Stelle sappiano dare speranza ai tanti giovani e alla rabbia dei tanti cittadini che li hanno votati. E’ questa una occasione forse irripetibile per realizzare quelle politiche che in tanti anni non è stato possibile attuare.
Va sfruttato il momento per realizzare ad esempio: leggi sulle rinnovabili, sul consumo di suolo, sull’economia green, lo spostamento di risorse dalle grandi opere alle piccole opere utili come gli interventi contro l’instabilità del territorio, la gestione dei rifiuti, l’acqua pubblica.
Ma va colto il momento anche per attuare riforme come: la legge elettorale, la ridistribuzione delle competenze degli enti territoriali ( ridimensionamento delle Regioni e delle provincie), la legge sul conflitto d’interessi, quella contro la corruzione, la riduzione dei Parlamentari, la riduzione dei loro privilegi, la riduzione dei consiglieri regionali, la drastica riduzione dei stipendi dei manager pubblici, mettere fine alla possibilità per i parlamentari di accumulare altri redditi oltre all’indennità da onorevoli e/o consiglieri regionali durante il mandato ( attualmente, invece, ci troviamo in presenza di deputati e di consiglieri regionali pagati 10-15 mila euro che svolgono regolarmente altre attività contemporaneamente: è il caso degli avvocati ad esempio).
Potremmo avere per la prima volta un ministro per Internet, potremmo avere grandi investimenti per l’informatica nella pubblica amministrazione, necessari se vogliamo che almeno parte della interazione tra cittadino e Stato venga spostata sulla rete. Si potrebbe valorizzare e dare il giusto merito alla scuola pubblica, alla sanità pubblica, ecc.
Che dire sulla possibilità di avere massima TRASPARENZA: obbligare con leggi, i Comuni, e le Regioni ad essere delle case di vetro.
Ecco, se questa opportunità venisse persa io penso sarebbe un gran peccato, per i giovani che sono stati eletti ma anche per l’Italia intera.
Il PD non si troverebbe di fronte un alleato ininfluente nelle grandi politiche di fondo, ma un alleato alla pari con il quale sarebbe  obbligato a confrontarsi per realizzare quanto gli italiani da anni chiedono
L’occasione non va persa e chi lo fa,  se ne assume tutta la responsabilità.

Paola

Dimmi cosa dovrebbe fare, per te, il PD ?

Questo l’esito di un recentissimo sondaggio di Rai 3.

PD cosa fare

Esprimo per prima cosa solidarietà e sostegno a Bersani. E’ lui che deve avere la barra del timone. La democrazia ha individuato Bersani come il nostro capitano, a lui il compito di rinnovare il partito e il compito di dare il giusto spazio alla nuova generazione. Perchè D’Alema non lo capisce e invece continua a rilasciare interviste ?
Bersani ha già individuato il percorso per uscire da questa fase di ingovernabilità. Condivido la proposta lanciata al movimento 5 stelle, su un governo di programma sui punti dove già  c’è ampia condivisione.