Aveva ragione Gaber: “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra…” ?

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra…”, cantava  Giorgio Gaber.
Quando penso alla  parola destra mi rappresento un mondo dove prevale  un selvaggio libero mercato, il rispetto per le tradizioni, un mondo arroccato chiuso su se stesso che pensa al proprio benessere nel quale spesso non c’è spazio per altri. Per sinistra  intendo invece giustizia sociale, welfare,  diritti civili, libertà e rispetto per tutte le persone.

Ma se pensiamo a quanto sta succedendo oggi in Italia,  questi riferimenti saltano completamente.
La Bce impone direttamente politiche tipiche delle destra estrema che mirano ad aumentare le disuguaglianze sociali ed economiche, a disintegrare lo stato sociale, le tutele sul lavoro e a colpire le pensioni.
Le tragedie che vive il popolo greco a causa di queste politiche le vediamo tutte le sere sui telegiornali. Forse la stessa sorte toccherà anche a noi italiani, il governo questa sera ( 2/11/2011) è riunito a decidere quali misure prendere. Sicuramente Berlusconi- da noi in Italia  – rappresenta la Destra, il potere forte delle banche più interessate ai numeri ed ai bilanci, che non alle persone.
E la Sinistra chi è in Italia ? forse quella  che attacca il governo perché “non è in grado di rispondere alle priorità che ci indica l’Europa” ?. Allora vuol dire che in  Italia la sinistra è più a destra del governo Berlusconi?
E’ la   “sinistra” quella rappresentata   dal sindaco Renzi, che crede che “rendere più semplici i licenziamenti aiuti le assunzioni”. ?

O forse è la nuova Sinistra quella che  suggerisce, come apparso dalle pagine del Corriere del Sera, di candidare premier direttamente uno di destra come Casini, già autorevole rappresentante per più di un decennio della  “casa delle libertà”.

 Che confusione,  aveva ragione Gaber: “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra…” ?

Per cosa dovremmo essere grati a Tremonti

Ma Giulio Tremonti, che oltre ad essere ministro dell’Economia, è anche così furbo da dare del cretino agli altri, non si è accorto che il suo braccio destro, con cui lavorava fianco a fianco viveva ben al di sopra delle sue possibilità, acquistando yacht, Ferrari e case (tra cui quella extralusso di Roma che gli aveva prestato)?
E a proposito di idee furbe, guardate che fine ha fatto la social card, lanciata con grandi proclami proprio da Tremonti…

Come gamberi.

In questi giorni  sfogliando  i giornali si scopre che stiamo andando all’indietro: mentre gli altri Paesi poco per volta si riprendono, la nostra economia è ferma e in Europa siamo ultimi.
Le famiglie sono sempre più indebitate, si fa fatica a pagare mutui, cambiali e perfino le tasse (qualcuno meno grazie a leggi ad aziendam). E chi è stato lasciato indietro (tanti, troppi, con questo governo) mette in vendita il proprio rene, o peggio ancora si toglie la vita quando gli viene tolta la casa.
Ma il governo, con le sue bugie, i fallimenti, le risse di palazzo, gli interessi privati e personali, va avanti comunque. E noi indietro. Come i gamberi, appunto.
La situazione nella nostra città non è da meno. L’immobilismo dell’amministrazione Simoncini&Latini  fa tornare indietro la città.
Tanti problemi, poche idee, nessuna soluzione.

Paola

Le ultime di Boxi.

 Le ultime dichiarazioni di Umberto Boxi:

«Governi tecnici come l’anguria, verdi fuori e rossi dentro».
«I miei uomini sono soldati: se dico loro di buttarsi dalla finestra, lo fanno»

della serie “Angurie piene, zucche vuote”.
Paola

Giù le mani dal diritto di manifestare.

L’idea di Gianni Alemanno, Sindaco di Roma, di istituire una tassa sui cortei è un grave errore e manifesta la cultura anticostituzionalista di alcuni esponenti della destra. Roma è la capitale del nostro Paese e per questo è il luogo più significativo e simbolico nel quale rendere esplicito il diritto di manifestazione garantito dalla Costituzione.
E’ giusto che, ora e in futuro, questo diritto di libertà sia confermato. Garantire la possibilità di manifestare liberamente, nel rispetto delle regole democratiche, è tra i doveri istituzionali cui un Comune deve far fronte, e questo è bene che nessun Sindaco pro tempore – a Roma, come a Osimo e nei tanti Comuni amministrati  dal centrodestra  – lo dimentichi.
Senza, per altro, sottovalutare la necessità di rispetto verso le città, di cui, però, gli organizzatori delle manifestazioni democratiche sono da sempre consapevoli. Forse il Sindaco Alemanno, invece di inventarsi questa tassa assurda (che pare aver giustificato anche con le difficoltà di bilancio del suo Comune) nelle settimane scorse avrebbe fatto bene a protestare verso il Governo con i Sindaci dell’Anci, quando gli stessi hanno segnalato come la recente manovra metta a rischio molti dei servizi essenziali per i cittadini. Ma forse Roma, beneficiata anche pochi mesi fa da un finanziamento di centinaia di milioni  da parte del Governo, era in quella fase opportunamente molto distratta… .
Paola

Berlusconi: “La legalità è la mia stella polare”.

Da Il Fatto Quotidiano del 28 luglio 2010
Il giorno dopo le parole di Gianfranco Fini “nessun incarico nel partito agli indagati”, SilvioBerlusconi ha lanciato la sua controffensiva, sostenendo impunemente: “La legalità è la mia stella polare”.  Ma dalla carta d’identità con cui il Pdl si presenta a Camera e Senato si direbbe il contrario. Sono almeno 35 gli indagati o condannati che siedono in Parlamento nelle file del partito del premier, una questione morale che  si è allargata con le ultime vicende relative  agli appalti sulle grandi opere e con l’inchiesta sulla P3, che coinvolge moltissimi big: da Verdini a Cosentino, da Dell’Ultri al sottosegretario Caliendo. Eppure  i probiviri vogliono processare l’eretico Fabio Granata. Ecco la lista di indagati e condannati del partito del premier:
Abrignani Ignazio
(deputato): è stato indagato a Milano per dissipazione post fallimentare nelle indagini sulla bancarotta Cit, agenzia di viaggi dello Stato.
Berlusconi Silvio (premier): 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio Macherio); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6 prescrizioni; 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, corruzione in atti giudiziari Mills, frode fiscale e appropriazione indebita Mediatrade), tutti sospesi in attesa che la Consulta si pronunci sulla legge sul legittimo impedimento.
Berruti Massimo (deputato): condannato a 8 mesi per favoreggiamento per aver depistato nel 1994 le indagini sulle tangenti Fininvest.
Brancher Aldo (deputato): condannato in secondo grado per falso in bilancio e finanziamento illecito, reato prescritto (il primo) e depenalizzato (il secondo). È imputato anche per la scalata Bnl, per la quale i suoi legali hanno chiesto il legittimo impedimento nel breve periodo in cui è stato ministro per il Federalismo.
Caliendo Giacomo (senatore e sottosegretario): indagato nell’inchiesta sulla nuova P3.
Camber Giulio (senatore): condannato a 8 mesi per millantato credito nell’ambito della Kreditna Banka. Era accusato di aver preso 100 milioni di lire.
Cantoni Giampiero (senatore): ha patteggiato 2 anni per corruzione e poi per concorso in bancarotta fraudolenta.
Ciarrapico Giuseppe (senatore): 5 condanne definitive fin dagli anni ‘70 per falso e truffa.
Comincioli Romano (senatore): imputato per false fatture e bilanci truccati di Publitalia, poi prescritto. Nel 2008 la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato respinge la richiesta di usare le intercettazioni delle sue telefonate con Stefano Ricucci per la scalata al Corriere della Sera.
Cosentino Nicola (deputato ed ex sottosegretario): accusato di legami con il clan dei Casalesi, il Parlamento ha negato la richiesta d’arresto. Indagato anche nell’inchiesta sulla P3.
De Angelis Marcello (deputato): condannato a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva come dirigente del gruppo neofascista Terza Posizione.
De Gregorio Sergio (senatore): è stato indagato a Napoli per riciclaggio e favoreggiamento della camorra e corruzione.
Dell’Utri Marcello (senatore): sette anni in appello per concorso in associazione mafiosa per le contestazioni precedenti il 1992. È indagato a Roma nell’inchiesta sulla P3. È accusato di calunnia per aver ordito un piano per screditare alcuni pentiti palermitani che l’avevano accusato nel processo per associazione mafiosa. Deve anche riaffrontare il processo per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore siciliano Vincenzo Garaffa.
De Luca Francesco (deputato): è stato indagato per tentata corruzione in atti giudiziari: il clan camorristico dei Guida si sarebbe rivolto a lui per un processo in Cassazione.
Farina Renato (deputato): ha patteggiato 6 mesi (pena commutata in una multa di 6.480 euro) per favoreggiamento nel processo per il sequestro di Abu Omar.
Fasano Vincenzo (senatore): condannato a 2 anni per concussione nel 2007, pena indultata.
Firrarello Giuseppe (senatore): arrestato e condannato in primo grado a Catania a 2 anni e 6 mesi per turbativa d’asta per le tangenti sulla costruzione dell’ospedale Garibaldi. Poi prescritto.
Fitto Raffaele (deputato e ministro): rinviato a giudizio per sei reati, prosciolto per altri cinque. Ancora aperti 2 casi di corruzione, un illecito nei finanziamenti ai partiti, 1 peculato da 190 mila euro e 2 abusi d’ufficio.
Grillo Luigi (senatore): L’assemblea del Senato ha negato l’uso delle intercettazioni nell’ambito della Banca popolare di Lodi. Prescritto a Genova per truffa per la Tav.
Landolfi Mario (deputato): è stato indagato per corruzione e truffa. Nella stessa inchiesta 5 pentiti chiamano in causa Nicola Cosentino.
Matteoli Altero (senatore e ministro): rinviato a giudizio per favoreggiamento riguardo un abuso edilizio all’isola d’Elba. La giunta della Camera ha negato l’autorizzazione a suo carico.
Messina Alfredo (senatore): è stato indagato per favoreggiamento nella bancarotta di HDC.
Nania Domenico (senatore): condannato nel 1980 a 7 mesi per lesioni quando militava neigruppi di estrema destra. Condannato in primo grado per abusi edilizi. Poi prescritto.
Nespoli Vincenzo (senatore): accusato di bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L’aula del Senato ha negato l’arresto.
Nessa Pasquale (senatore): accusato di concussione, il pm aveva chiesto l’autorizzazione all’arresto.
Paravia Antonio (senatore): arrestato per corruzione nel 1995, prescritto nel 2004.
Proietti Cosimi Francesco (deputato): è stato indagato a Potenza con Vittorio Emanuele per la truffa ai Monopoli. Roma ha archiviato. È stato indagato anche nella Capitale per il filone legato agli ambulatorie alla ex signora Fini Daniela Di Sotto.
Russo Paolo (deputato): archiviato per l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa quando era Presidente della Commissione parlamentare rifiuti. È stato indagato anche per violazione della legge elettorale.
Scapagnini Umberto (deputato): è stato indagato per abuso di ufficio aggravato per i parcheggi sotterranei a Catania.
Sciascia Salvatore (senatore): condannato a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, quando era capo dei servizi fiscali gruppo Berlusconi, alcuni ufficiali della Gdf.
Simeoni Giorgio (deputato): è stato indagato per associazione a delinquere e corruzione per le tangenti sanità nel Lazio.
Speciale Roberto (deputato): condannato in appello a 18 mesi per peculato da parte della Procura militare perché da comandante della Gdf ha utilizzato per scopi personali aerei della Fiamme Gialle.
Tomassini Antonio (senatore): medico, condannato a 3 anni per falso: durante un parto una bambina nacque cerebrolesa ma lui contraffece il partogramma.
Valentino Giuseppe (senatore): è stato indagato per favoreggiamento, si sospetta che abbia rivelato a Ricucci che era intercettato quando era sottosegretario alla giustizia. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni.
Verdini Denis (deputato e coordinatore): indagato per l’inchiesta sulle Grandi opere, ora anche per la P3.

 

Spot e pubblicità gratis per il premier.

Ho ricevuto ma non pubblico  un video che sta girando su YouTube dal titolo:

“Impiega le tue vacanze, per conoscere meglio l’Italia, la tua magica Italia”.

E’ questo l’invito che , con voce suadente, il Presidente del Consiglio rivolgerà ai telespettatori già dai prossimi giorni.
Silvio Berlusconi si è vestito infatti per l’occasione , su richiesta del Ministro del turismo Brambilla, dei panni del presentatore, in uno spot pubblicitario alla tv della durata di circa 30 secondi.
Mentre scorrono le immagini dell’Italia il Presidente del Consiglio dice:”Questa che vedi è la tua Italia, un paese unico fatto di cielo, di sole, di mare, ma anche di storia, di cultura e di arte. E’ un paese straordinario, che devi ancora scoprire”.
L’invito non potrebbe essere più esplicito, proprio per quesi motivi, chiunque tu sia , straniero o residente,  trascorri le tue vacanze in Italia”.
Buona iniziativa si dirà , meritevole di considerazione e di rispetto.
Già, peccato venga diffusa ben oltre la metà del mese di luglio, un periodo in cui la quasi totalità degli italiani ha già prenotato le ferie, come d’altronde hanno fatto anche gli stranieri.
Ma allora si dirà a che serve lo spot ? A fare un po’ di pubblicità al Premier è evidente, a ridargli un po’ dello smalto perduto per strada in questi periodi.  
E se il Cavaliere, si sottolinea, per la sua prestazione non ha ricevuto compensi, in ogni caso è riuscito a farsi pubblicità gratis , con i soldi dei contribuenti.

Terremotati, bastonati, abbandonati: niente di nuovo sotto il cielo d’Italia.

A Roma la polizia carica i manifestanti giunti dall’Aquila per chiedere l’inizio della ricostruzione del centro storico, la sospensione delle tasse, lavoro e sostegno all’economia messa in ginocchio dal terremoto. Obiettivo della polizia era invece quello di impedire che il corteo, composto da 5.000 aquilani, spostasse la protesta sotto i palazzi del potere. Nei tafferugli ferite tre persone e molti i manganellati, tra cui il sindaco Cialente. Oggi è andato in scena il dolore di una città abbandonata, ma nonostante gli scontri e la capitale bloccata per mezza giornata il Tg1 di Minzolini ha dato la notizia dell’attacco della polizia solo a fine telegiornale. Niente di nuovo sotto il cielo d’Italia.

Dice Letta: “Se il governo non ce la fa si dimetta e formiamo un Governo di larghe intese aperto a tutti”. Non sono d’accordo

Questo governo può essere battuto solo dalla sua inetta politica economica e dalla macelleria sociale che sta facendo e non deve essere abbattuto dal “tradimento” di Fini, dato che una tale prospettiva falsa proprio la realtà e consente al popolo di destra, il mito della rivoluzione tradita. No, loro hanno governato male con un’ampia maggioranza, attentando alle istituzioni, rovinando economicamente il paese, lottando contro quella integrazione necessaria a fissare le basi del paese del futuro, e devono pagare il prezzo con la sconfitta, prima politica e poi elettorale.

Troppo facile spostare l’attenzione del proprio elettorato, muovendo accuse all’interno della loro stessa maggioranza, per screzi che non sono andati oltre le parole, dato che Fini, di questo governo ha votato tutto quello che c’era da votare, e delle sue leggi pare che soltanto questa sulla libertà di stampa e sulle intercettazioni, forse, sia quella per lui emendabile. Se anche Berlusconi avesse un solo voto, lo si deve far governare tenendolo in graticola come si è fatto con Prodi, per due anni, e deve arrivare alle prossime elezioni fiaccato, con un paese in preda alla rabbia.

Quindi Enrico Letta se ne stia buono, perché almeno secondo me anche soltanto pensare a fare un governo di salute pubblica, si lavora per la rielezione di Berlusconi. Un governo di salute pubblica lo si può fare solo dopo una esplosione rivoluzionaria ed un Piazzale Loreto, non certo dopo l’ennesimo governo Dini, a geometria variabile che nel passato ha rafforzato Berlusconi, spingendolo per oltre un ventennio sulla scena del crimine. Adesso basta: o beve o affoga e guai a chi fingendo di deporlo, lo fa uscire dalla trappola in cui lui stesso si è cacciato, ed in cui ha cacciato il popolo italiano.

Cosa ne pensate ?

Savonarola

No alla “Legge Bavaglio”

Nella falsa retorica del regime mediatico, il ministro della Giustizia proclama che la legge-bavaglio serve a difendere, nell’ordine:  la privacy, il diritto di cronaca e infine la funzione investigativa.
Ma si tratta chiaramente di un artificio, o di un’ipocrisia bella e buona, per occultare lo spirito e la sostanza di un provvedimento che uccide ol nostro Stato di diritti e di libertà.
È vero infatti che occorre garantire un equilibrio fra questi tre diritti costituzionali, ma l’ordine
semmai andrebbe invertito: la tutela della legalità, innanzitutto, come superiore interesse collettivo, poi l’informazione e quindi la riservatezza individuale.
Le intercettazioni restano assolutamente necessarie nella lotta al malaffare e alla criminalità organizzata, tanto più in un Paese come il nostro contagiato da una corruzione endemica e infiltrato dalla mafia, dalla camorra e dalla ‘ndrangheta.

Sondrio città natia di Tremonti, non si tocca.

La cancellazione delle Province, in quanto enti inutili e spreconi, è sempre stato un cavallo di battaglia del centrodestra.
Con la manovra correttiva in ballo in queste ore, però, la buona intenzione di risparmiare risorse preziose riorganizzando le autonomie locali ha il sapore della farsa. Il criterio con cui Tremonti ha intenzione di cancellare le piccole Province, però, non è quello territoriale, bensì quello demografico.
Così quelle con meno di 220.000 abitanti che non confinano con Stati esteri e non ricadono in Regioni a statuto speciale spariranno.
Così forse dovremo dire addio alla Provincia di Ascoli Piceno e di  Fermo. Paradossalmente quest’ultima  era stata istituita negli ultimi anni proprio dal centro-destra.

Che tempi viviamo?

Tempi tristi.  Guidati da un Governo che vuole imbavagliare la libertà di dire, dissentire e democraticamente confrontarsi. Sono i tempi del pensiero unico. Sono i tempi di epurazioni più o meno velate. Sono i tempi dell’impossibilità del confronto. Sono i tempi in cui la libertà di stampa ed espressione sono a rischio. Sono i tempi in cui per onestà e coscienza sei tentato di chiamarti fuori. Sono i tempi in cui nell’ambito morale tutto è relativo.  Sono i tempi in cui controllori e controllati sono in combutta tra di loro. Sono i tempi in cui la crisi la fa da padrone e qualcuno ci dice che ne stiamo uscendo. Sono i tempi in cui per uscire dalla crisi occorre mettere mano al portafoglio e pagare… ma sono ancora i tempi in cui il governo le mani le mette nelle tasche dei soliti tartassati. Sono i tempi della corruzione, delle mazzette, dei favori. Sono ancora i tempi delle bugie.
Sono i tempi giusti per cominciare a pensare di CAMBIARE: UN MONDO diverso è possibile.

Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perché essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre Idee che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire.

( lettera  che Nicola Sacco lasciò al figlio Dante )

 

 

Bandiera rosa con Nichi Vendola: continua la “rivoluzione gentile” in Puglia.

Applicando il principio della parità di genere i componenti del nuovo governo regionale pugliese di Nichi Vendola sono 7 uomini e 7 donne, un caso unico nel panorama politico nazionale.
Con questa scelta forte, coraggiosa e senza compromessi continua la “rivoluzione gentile” di Vendola, iniziata con le primarie, le “fabbriche di Nichi” e culminata con l’elezione.
Credo che tutti dovremmo guardare al “laboratorio pugliese”, con la mente e con il cuore.

Tutti a casa, senza alcuna tutela.

Tra le tante menzogne dette e ribadite con spavalderia e arroganza, il governo dice no alla proposta di allungare di sei mesi la cassa integrazione ordinaria. Per il ministro Sacconi si tratta di una norma inutile. Per la Ragioneria dello Stato mancano i soldi. Ma non avevano detto di avere risorse più che sufficienti contro la crisi…

Promesse al vento mentre i lavoratori e le lavoratrici sono a casa senza tutela.
Questa è l’Italia che il governo finge di non vedere.

Corrado: perchè avete pensato a Berlusconi ?

Circola da qualche settimana in rete questo scritto di Elsa Morante.
Lo riproduciamo per chi se lo fosse perso:

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a  B.Mussolini…

Credo che persone di destra, di sinistra, di centro e anche chi è apolitico pensi a Berlusconi…ci sarà un perché ?

Roma ladrona ?

I giornali di oggi riportano la notizia che ben 12 parlamentari della maggioranza, titolari di doppi o tripli incarichi, sono stati “salvati” dalla giunta per le elezioni della Camera. Ognuno di loro potrà mantenere la doppia “poltrona”. Mi chiedo come sia possibile per una persona normale, non dotata del dono dell’ubiquità, svolgere contemporaneamente il ruolo di parlamentare e di presidente di provincia e/o di sindaco. Per chi come me crede nei principi della meritocrazia e del lavoro ben fatto la decisione della giunta appare incomprensibile. Se a ciò si aggiunge il fatto che assommando due incarichi gli onorevoli saranno anche destinatari di due stipendi mi pare che ci sia di che indignarsi. Si tratta di usi che neppure durante la prima repubblica erano leciti se non altro perché avrebbero sollevato l’indignazione popolare. Se i rappresentanti di Pdl e Lega vogliono continuare a seguire l’esempio luminoso del loro “leader maximo” e a ignorare le norme della decenza e del buon gusto facciano pure, ma almeno risparmino alle lavoratrici e ai lavoratori licenziati, ai pensionati, ai precari e ai docenti senza cattedra, l’ipocrita ritornello di “Roma ladrona”.

Cercate di essere credibili.

Nell’ultima  trasmissione di «Annozero» del 14 gennaio era presente anche Roberto Cota, il candidato  alla guida della Regione Piemonte per il PdL. Tema della serata era «Rosarno, il razzismo e la violenza».
Mi ha colpito subito la dichiarazione di Roberto Cota:

«Il lavoro nero va combattuto ad ogni costo!».

vorrei sapere chi non concorda con tale semplice ed elementare norma ( qualcuno c’è. E’ il Presidente del Consiglio che dichiarò nel 2002 al Tg4 di Emilio Fede: “Gli operai che resteranno fuori dagli stabilimenti per alcuni mesi, ma che poi rientreranno resteranno dipendenti Fiat e riceveranno dallo Stato un assegno pari all’80% del normale stipendio fino al giorno del rientro. Nel frattempo, i più volenterosi troveranno certamente un secondo lavoro, magari non ufficiale, dal quale deriverebbero entrate in più in famiglia” ndr).

Ritornando a Rota mi sono chiesta, ma guarda da che pulpito arriva la predica! Proprio dai politici, da quei personaggi che dovrebbero essere l’esempio della correttezza e del rispetto della Legge; sì, perchè i parlamentari percepiscono 4.100 euro mensili per il portaborse, ma gran parte di loro se li intascano e liquidando i collaboratori con circa 800 euro in nero. Certo ci sono anche parlamentari virtuosi che rispettano le regole, ma la maggior parte riesce ad aggirare gli ostacoli. Non è un caso se Gabriella Carlucci, parlamentare PdL, sia stata condannata (giudice Michele Forziati) a risarcire, con sentenza del 13 ottobre 2009, la propria collaboratrice con 10.170 euro e 39 centesimi, più interessi, che per quasi due anni, dal luglio 2004 al giugno 2006, aveva lavorato nella sua segreteria «in nero».

L’ITALIA AL BIVIO DELLA DITTATURA E IL VATICANO TACE

L’ITALIA AL BIVIO DELLA DITTATURA E IL VATICANO TACE
Dove ci porta lo stato d’eccezione    di EZIO MAURO
IERI è finita la lunga transizione italiana. Siamo entrati nello stato d’eccezione: ed è la prima volta, nella storia della nostra democrazia. Si apre una fase delicata e inedita, che chiude la seconda Repubblica su una prova di forza che non ha precedenti, e non riguarda i partiti ma direttamente le istituzioni.
Silvio Berlusconi ha scelto una sede internazionale, il Congresso a Bonn del Partito Popolare Europeo, per attaccare la Costituzione italiana (annunciando l’intenzione di cambiarla) e per denunciare due organi supremi di garanzia come la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale, accusandoli di essere strumenti politici di parte, al servizio del “partito dei giudici della sinistra” che avrebbe “scatenato la caccia” contro il premier.
Il Presidente della Camera Fini ha voluto e saputo rispondere immediatamente a questo sfregio del sistema istituzionale italiano, ricordando a Berlusconi che la Costituzione fissa “forme e limiti” per l’esercizio della sovranità popolare, e lo ha invitato a correggere una falsa rappresentazione di ciò che accade nel nostro Paese. Poco dopo, lo stesso Capo dello Stato ha dovuto esprimere “profondo rammarico e preoccupazione” per il “violento attacco” del Presidente del Consiglio a fondamentali istituzioni repubblicane volute dalla Costituzione. Siamo dunque giunti al punto. L’avventurismo subalterno del concerto giornalistico italiano aveva cercato per settimane di dissimulare la vera posta in gioco, nascondendo i mezzi e gli obiettivi del Cavaliere, fingendo che la repubblica fosse di fronte ad un passaggio ordinario e non straordinario, tentando addirittura di imprigionare il partito democratico nella ragnatela di una complicità gregaria a cui Bersani non ha mai nemmeno pensato.
Ora il progetto è dichiarato. Da oggi siamo un Paese in cui il Capo del governo va all’opposizione rispetto alle supreme magistrature repubblicane, nelle quali non si riconosce, dichiarandole strumento di un complotto politico ai suoi danni, concordato con la magistratura. È una denuncia di alto tradimento dei doveri costituzionali, fatta dal Capo del governo in carica contro la Consulta e contro il Presidente della Repubblica. Qualcosa che non avevamo mai visto, e a cui non pensavamo di dover assistere, pur pronti a tutto in questo sciagurato quindicennio.
Tutto ciò accade per il sentimento da abusivo con cui il Primo Ministro italiano abita le istituzioni, mentre le guida. Lo domina un senso di alterità rispetto allo Stato, che pretende di comandare ma non sa rappresentare. Lo insegue il suo passato che gli presenta il conto di troppe disinvolture, di molti abusi, di qualche oscurità. Lo travolge la coscienza dell’avvitamento continuo della sua leadership politica, della maggioranza e del governo nell’ansia di un privilegio di salvaguardia da costruire comunque, con ogni mezzo e a qualsiasi costo, trasformando il potere in abuso. La politica è cancellata: al suo posto entra in campo la forza, annunciata ieri virilmente dal palco internazionale dei popolari: “Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?”.
La sfida è lanciata. E si sostanzia in tre parole: stato d’eccezione. Carl Schmitt diceva che “è sovrano chi decide nello stato d’eccezione”, perché invece di essere garante dell’ordinamento, lo crea proprio in quel passaggio supremo realizzando il diritto, e ottenendo obbedienza. Qui stiamo: e non si può più fingere di non vederlo. Berlusconi si chiama fuori dalla Costituzione (“abbiamo una grande maggioranza, stiamo lavorando per cambiare questa situazione con la riforma costituzionale”), rende l’istituzione-governo avversaria delle istituzioni di garanzia, soprattutto crea nella materialità plateale del suo progetto un potere distinto e sovraordinato rispetto a tutti gli altri poteri repubblicani, che si bilanciano tra di loro: la persona del Capo del governo, leader del popolo che lo sceglie nel voto e lo adora nei sondaggi, mentre gli trasferisce l’unzione suprema, permanente e inviolabile della sua sovranità.
Siamo dunque alla vigilia di una forzatura annunciata in cui lo stato d’eccezione deve sanzionare il privilegio di un uomo, non più uguale agli altri cittadini perché in lui si trasfigura la ragion di Stato della volontà generale, che lo scioglie dal diritto comune. Si statuisca dunque per legge che il diritto non vale per Silvio Berlusconi, che il principio costituzionale di legalità è sospeso davanti al principio mistico di legittimità, che la giustizia si arresta davanti al suo soglio. La teoria politica dà un nome alle cose: l’assolutismo è il potere che scioglie se stesso dal bilanciamento di poteri concorrenti, l’autoritarismo è il potere che non specifica e non riconosce i suoi limiti, il bonapartismo è il potere che istituzionalizza il carisma, la dittatura è il comando esercitato fuori da un quadro normativo.
Avevamo avvertito da tempo che Berlusconi si preparava ad una soluzione definitiva del suo disordine politico-giudiziario-istituzionale. Come se dicesse al sistema: la mia anomalia è troppo grande per essere risolvibile, introiettala e costituzionalizzala; ne uscirai sfigurato ma pacificato, perché tutto a quel punto troverà una sua nuova, deforme coerenza. I grandi camaleonti sono invece corsi in soccorso del premier, spiegando che non è così. Hanno ignorato l’ipotesi che pende davanti ai tribunali, e cioè che il premier possa aver commesso gravi reati prima di entrare in politica, e l’eventualità che come ogni cittadino debba renderne conto alla legge. Hanno innalzato la governabilità a principio supremo della democrazia, nella forma moderna della sovranità popolare da rispettare. Hanno così dato per scontato che il diritto e la legalità dovessero sospendersi per una sola persona: e sono passati ai suggerimenti affettuosi. Un nuovo lodo esclusivo. E intanto, nell’attesa, il processo breve. E magari, o insieme, il legittimo impedimento, possibilmente tombale. Qualsiasi misura va bene, purché raggiunga l’unico scopo: il salvacondotto, concepito non nell’interesse generale a cui i costituenti guardavano parlando di guarentigie e immunità, ma nell’esclusivo interesse del singolo. L’eccezione, appunto.
Ma una democrazia liberale si fonda sul voto e sul diritto, insieme. E il potere è legittimo, nello Stato moderno, quando poggia certo sul consenso, ma anche su una legge fondamentale che ne fissa natura, contorni, potestà e limiti. Il principio di sovranità va rispettato quanto e insieme al principio di legalità. Perché dovrebbe prevalere, arrestando il diritto davanti al potere, e non in virtù di una norma generale ma nella furia di una legge ad personam, che deve correre per arrivare allo scopo prima di una sentenza? Come non vedere in questo caso l’abuso del potere esecutivo, che usa il legislativo come scudo dal giudiziario? È interesse dello Stato, della comunità politica e dei cittadini che il premier legittimo governi: ma gli stessi soggetti hanno un uguale interesse all’accertamento della verità davanti ad un tribunale altrettanto legittimo, che formula un’ipotesi di reato. Forse qualcuno pensa che il Presidente del Consiglio non abbia i mezzi e i modi e la capacità per potersi difendere e far valere le sue ragioni in giudizio? E allora perché non lasciare che la giustizia faccia il suo corso, anche nel caso dell’uomo più potente d’Italia, ricongiungendo sovranità e legalità?
L’eccezione a cui siamo di fronte ha una posta in gioco molto alta, ormai. Qualcuno domani, messo fuori gioco da Napolitano e Fini, condannerà le parole di Berlusconi, ma ridurrà lo sfregio costituzionale del premier a una questione di toni, come se fosse un problema di galateo. Invece è un problema di equilibrio costituzionale, di forma stessa del sistema. Siamo davanti a un’istituzione che sfida le altre, delegittimandole e additandole al popolo come eversive. Con un ricatto politico evidente, perché Berlusconi di fatto minaccia elezioni-referendum su un cambio costituzionale tagliato su misura non solo sulla sua biografia, ma della sua anomalia.
Per questo, com’è chiaro a chi ha a cuore la costituzione e la repubblica, bisogna dire no allo stato d’eccezione. E bisogna aver fiducia nella forza della democrazia. Che non si lascerà deformare, nemmeno nell’Italia di oggi.

(fonte La Repubblica 11/12/2009)