I giovani se ne vanno

fuga 2Nel 2012 hanno deciso di lasciare il nostro Paese 20.000 persone in più rispetto all’anno precedente: un dato tanto più preoccupante quanto si considera che i giovani sono quasi la metà del totale (il 44,8 per cento), ben il 28,3 per cento in più del 2011. Questi dati ci riportano una fotografia preoccupante del nostro Paese, dove le energie più giovani e le menti più fresche decidono di non investire qui il proprio talento e andare altrove. Il 15,9 per cento degli emigranti è laureato: una perdita enorme, che non possiamo e non dobbiamo permetterci.

In un’economia e in un ambiente sociale sempre più globalizzati è naturale e, sono convinta, anche giusto che si guardi altrove, si cerchino esperienze diverse e confronti con culture e ambienti di lavoro diversi da quelli del proprio luogo di nascita. Il problema di questi dati è che raccontano non di un’esplorazione, di una “circolazione” dei talenti, ma di una vera e propria fuga: noi perdiamo capitale umano senza riuscire ad attrarne a nostra volta, né rispetto agli stranieri né rispetto agli italiani che vogliano tornare.

Senza i giovani l’Italia “non può crescere”.

 Un quarto dei giovani  italiani tra i 20 e i 30 anni, cioè più di 2 milioni di persone, è fuori dai circuiti produttivi e in gran parte sembra chiamarsi fuori dalla partecipazione attiva nella società. È quanto emerge da un’elaborazione del Censis su dati Istat.

 Quali politiche si stanno attuando per favorire i giovani ? E’ questa una priorità della nostra classe politica ? Non mi sembra proprio, i giovani italiani sono lasciati soli al loro destino.

Paola

Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta

Manifestazioni oggi nelle principali città d’Italia con protagonisti i giovani:  la risorsa di questo nostro Paese, eppure tenuti ai margini.
I dati sono infatti drammatici:
30% di disoccupazione giovanile;
2 milioni di giovani che non studiano non lavorano e non si formano;
– un esercito di lavoratori precari rimasti senza lavoro e senza reddito con la crisi economica.
Metà dei neo laureati poi trova solo lavori non qualificati, mentre il 29% dei lavoratori dei call center aziendali ha almeno un diploma triennale (addirittura anche anche il master).
Per spiegare il record europeo di disoccupazione giovanile, il ministro alla Gioventù  Giorgia Meloni, che dovrebbe tutelarli i nostri giovani,  ha espresso questo giudizio nei loro confronti: “inattitudine all’umiltà” da parte dei giovani italiani. Questo  secondo il Ministro il motivo dell’ alta percentuale di disoccupazione giovanile in Italia.
Credo si debba vergognare. Un ministro del Paese nel quale il precariato di Stato è la colonna portante di molte aziende, della Scuola Pubblica, della Sanità e dell’Università non può permettersi di dire una cosa del genere.
L’umiltà manca molto di più a lei che alla stragrande maggioranza dei giovani italiani. In special modo a quelli che non sono “figli di papà” o “amici degli amici”. Doppi, tripi lavori pur di tirare avanti, umiliazioni costanti sul posto di lavoro sono all’ordine del giorno per milioni di precari e giovani  in Italia.  Questa è la realtà  che evidentemente il ministro non conosce.
E che dire della esibizione di Berlusconi davanti ai migliori talenti neolaureati: non ci sono parole.

Bisogna prendere atto della situazione e avere il coraggio di CAMBIARE per salvare il futuro di questi ragazzi e  del nostro Paese: il tempo sta scadendo.

Paola

Giovani senza lavoro: uno su tre disoccupato.

Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2010 è salito all’8,5%. Lo comunica l’Istat aggiungendo che si tratta dal livello più alto dal terzo trimestre del 2003. L’aumento è stato di 0,1 decimi di punto rispetto al primo trimestre e di un punto nel confronto con il secondo trimestre dell’anno scorso. Particolarmente preoccupante il dato sui giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni: sono disoccupati il 27,9% e in questo caso si tratta del massimo dal secondo trimestre del 1999.

Ma perchè mai dovrebbe interessare a Berlusconi la disoccupazione giovanile?
Se a dicembre la Corte boccerà il Legittimo Impedimento, dovrà inventarsi ancora qualcosa per  evitare il tribunale.
La disoccupazione in questo momento è l’ultimo dei suoi problemi.
Paola

Giovani al servizio degli altri.

Hai tra i 18 e i 28 anni e ti piacerebbe metterti al servizio degli altri?
Sono quattro i progetti finanziati nel nostro territorio. Offrono  un’opportunità per 16 giovani nel Servizio Civile. I giovani saranno impiegati dagli enti sotto elencati   in progetti sociali nel campo dell’assistenza ai disabili ed agli anziani.
I bandi, consultabili sul sito dei singoli enti, sono rivolti ai ragazzi e ragazze dai 18 ai 28 anni, e prevedono un’esperienza di 12 mesi retribuita con un assegno mensile di circa € 433,00.
Scadenza bando: 4 ottobre 2010.

Area

Enti di OSIMO

Progetto

Assistenza FONDAZIONE GRIMANI BUTTARI “ e poi non se ne vogliono andare “
Assistenza ISTITUTI RIUNITI PADRE BENVENUTO BAMBOZZI “ il valore del servizio”
Assistenza LEGA del FILO D’ORO “ In conTATTO “
Assistenza LEGA del FILO D’ORO “ CON I SORDOCIECHI AL CENTRO RESIDENZIALE DI OSIMO “

Paola

Uno sguardo allo sport osimano: la prima edizione dei Giochi Olimpici Giovanili

In pochi di voi ne sono a conoscenza ma a Singapore è da pochi giorni terminata la prima edizione dei Giochi Olimpici Giovanili. Sono stati 204 i paesi rappresentati, 3600 gli atleti in gara . Non erano presenti nostri giovani osimani, ma l’evento ha comunque richiamato la nostra attenzione e riflessione.
Un evento che ha richiamato numeri da grande manifestazione e, come ogni grande manifestazione che si rispetti, ci sono state  le cerimonie, gli sponsor, i cronometri e del “sano” agonismo.
Poi ovviamente non è mancata  la politica, quella reale, quella che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle e che in altre zone del globo condiziona fortemente la vita delle persone (anche i sentimenti, purtroppo). E’ Successo  così che un giovane atleta Iraniano, arrivato in finale nella disciplina del Taekwondo, decide (??) di non affrontare il suo rivale Israeliano. La vittoria viene assegnata a tavolino e anche sul podio non c’è traccia del ragazzo ritiratosi dalla competizione.
Mi vengono in mente alcune domande e spero con queste di aprire un bel dibattito.
E’giusto catapultare giovani di 14, 15, 16 anni in un contesto ipercompetitivo e stressante? Come giudicate l’episodio del giovane Iraniano? E’giusto riproporre il modello olimpico (medagliere e sponsor compresi) a ragazzini che non sono né professionisti né persone totalmente formate (nel corpo e soprattutto nello spirito)? A voi il seguito di questo articolo.

E’ allarme giovani e consumo di alcol.

I i ragazzi italiani consumano alcol per la prima volta ad un’età che è la più bassa in Europa, poco più di 12 anni, e al di sotto dei 13 anni consumano bevande alcoliche con una prevalenza tra le più alte dell’Ue. Così, nel 2008 il 17,6% dei giovani di 11-15 anni ha consumato bevnde alcoliche, in un’età al di sotto di quella legale per la somministrazione e per la quale il consumo consigliato è pari a zero. Il dato allarmante è contenuto nella Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati da Ministero della Salute e Regioni in materia di alcol e problemi alcolcorrelati, anni 2007-2008. Tra i giovani di 18-24 anni di entrambi i sessi, evidenza la Relazione, ha consumato bevande alcoliche il 70,7%, con una prevalenza superiore alla media nazionale. Inoltre, afferma il ministero della Salute, «per quanto riguarda i giovani, la bassa età del primo contatto con le bevande alcoliche è l’aspetto di maggiore debolezza del nostro Paese nel confronto con l’Europa (in media 12,2 anni di età, contro i 14,6 della media europea)».

BINGE-DRINKING – Tra i comportamenti a rischio è sempre più diffuso il binge drinking (abbuffate d’alcol fino all’ubriacatura), soprattutto nella popolazione maschile di 18-24 anni (22,1%) e di 25-44 (16,9% ). Altra tipologia di consumo a rischio prevalente tra i giovani è, inoltre, il consumo fuori pasto, che ha riguardato nel 2008 il 31,7% dei maschi e il 21,3% delle femmine di età compresa fra gli 11 e i 24 anni. Nella stessa fascia di età, il 13,2% dei maschi e il 4,4% delle femmine ha praticato il binge drinking nel corso dell’anno.

PER IL 9,4% DEGLI ITALIANI CONSUMO SMODATO – Per quanto riguarda il consumo di alcol in generale nella popolazione, la relazione del Ministero dice che in Italia va meglio che in altri Paesi europei, ma il rischio resta alto: il consumo di bevande alcoliche tra gli italiani, pur registrando percentuali minori rispetto ad altre nazioni, rimane comunque sostenuto, tanto che il 9,4% della popolazione consuma quotidianamente alcol in quantità non moderate e il 15,9% non rispetta le indicazioni di consumo proposte dagli organi di tutela della salute.

( fonte: dati Istat relazione al Parlamento sugli interventi realizzati da Ministero della Salute e Regioni in materia di alcol e problemi alcolcorrelati )