Ringrazio tutte le 1.073 persone che hanno scritto il mio nome

Paola Andreoni PD 1Ieri è stato il giorno in cui “persone normali”, quelle vere, hanno reagito ad una legge elettorale ridicola partecipando in maniera consistente alla scelta dei Parlamentari del PD.
Anche nella nostra Provincia la partecipazione è stata in linea con le medie nazionali e ogni elettore ha fatto le proprie scelte.
Queste le preferenze che ho ricevuto:

 

  Andreoni  Paola  

   

 Agugliano

16

 Ancona

51

 Arcevia

10

 Barbara

3

 Camerano

81

 Camerata Picena

2

 Corinaldo

4

 Castelfidardo

91

 Castelplanio

4

 Chiaravalle

10

 Cupramontana

3

 Fabriano

21

 Falconara Marittima

19

 Filottrano

35

 Jesi

15

 Loreto

79

 Maiolati Spontini

2

 Montecarotto

11

 Montemarciano

5

 Monte San Vito

4

 Numana

33

 Offagna

22

 Osimo

445

 Ostra

1

 Ostra Vetere

3

 Polverigi

15

 Ripe

4

 Rosora – Mergo

5

 San Marcello

4

 Santa Maria Nuova

3

 Sassoferrato

1

 Senigallia

7

 Serra de’ Conti

4

 Serra San Quirico

1

 Sirolo

53

 Staffolo

3

Totale
(
tutta la Provincia)

1.071

Voglio ringraziare tutti i volontari, grazie ai quali si è potuto organizzare e tenere aperti i banchetti per le votazioni, a loro il primo ringraziamento. Ringrazio gli iscritti del PD osimanoGrazie a quei giovani, lavoratori e pensionati, di Osimo, Castelfidardo, Filottrano, Loreto, Camerano, Sirolo, Numana e Polverigi che mi hanno sostenuta in questi giorni e che hanno lavorato con me a questa campagna.

Un ringraziamento sincero anche a tutti i candidati a queste primarie con l’auspicio a chi ci rappresenterà in Parlamento, a farsi carico dei dubbi e dei problemi dei lavoratori e delle lavoratrici, dei pensionati e dei giovani del nostro territorio. Assieme a loro c’è da ricostruire un Paese intero.

Da domani inizia la campagna elettorale per vincere le elezioni politiche con Bersani Premier. In questo momento molto difficile e pieno di incognite per il nostro Paese,  il PD deve saper proporre  politiche che sappiano coniugare il rigore che ci  viene imposto,  con interventi di crescita e di ridistribuzione della ricchezza. Chi avrà l’onere e il privilegio di  fare politica in Parlamento, lo deve fare guardando e stando a fianco delle persone. Lavoro, giovani, donne, territorio, tagli ai privilegi-costi della politica, sono convinta che le persone ci giudicheranno sopratutto su queste cose.

Alle persone, ai loro volti, occorre dirgli che loro sono il centro della nostra azione e non la facile via d’uscita su cui scaricare i problemi che stiamo vivendo.  L’imminente campagna elettorale ci riguarderà tutti indipendentemente dalle preferenze di ciascuno in queste primarie, perché riguarda la riuscita del Partito Democratico e del nostro Paese.

Uniti per vincere le elezioni e governare l’Italia fuori dalla crisi.  Tanti Auguri per un Felice 2013.

Paola

Spese sostenute:
– stampati e volantini € 258;
– telefono … ( lo scoprirò nella prossima fattura).

Un grazie particolare, per il tempo e la pazienza a me dedicata,  a: Andrea, Cesare, Eleonora, Fabio, Filippo,  Flavio, Juri, Gerardo, Lorella, Luca, Mario, Mauro, Nello, Renato, Vincenzo,  Ubaldo…

risultati completi, tutte le città della provincia di Ancona

Le primarie, il voto e l’ombra di Monti

giornale Repubblica 5di Eugenio Scalfari • 02-Dic-12 Le primarie cambiano la politica e le prospettive future
Oggi si vota per la seconda volta alle primarie del Pd il ballottaggio tra Bersani e Renzi. Il segretario di quel partito parte favorito ma la partita è ancora apertissima; ci sono molti votanti giustificati per non aver potuto partecipare al primo turno e non mancano quelli che tra un turno e l’altro possono aver cambiato posizione e quelli che per qualche ragione personale se ne resteranno a casa. Nei ballottaggi talvolta accade. Nel frattempo il duello tra i due contendenti li ha visti dialoganti in una lunga trasmissione televisiva su Rai1 e in altre dove sono apparsi separatamente. I giornali ne hanno ampiamente riferito formulando pagelle e giudizi. Mi ha colpito tra gli altri un articolo sulla “Stampa” di Luca Ricolfi, presentato con un titolo significativo: “Il partito sopravvissuto”.
Il senso, così sembra a me, è che il Pd si è rafforzato in queste ultime settimane non per forza propria ma perché gli altri si sono indeboliti o sono addirittura scomparsi. Il Pd è rimasto in piedi e quindi le sue probabilità di vittoria si sono rafforzate. Ma questo dipenderà dalla legge elettorale ancora in gestazione. Comunque il vincitore delle elezioni primarie sarà anche il probabile vincitore delle politiche del prossimo aprile.
La tesi di Ricolfi rende a Bersani l’onore delle armi: interpreta fedelmente l’anima socialista o socialdemocratica del partito ma resta in quel limitato recinto senza sedurre altri settori dell’opinione pubblica che, delusi da precedenti esperienze, cercano una nuova collocazione senza però esser disposti a spingersi fino a posizioni socialiste. Renzi invece riscuote consensi anche tra i liberali, in particolare tra i liberali di sinistra (così scrive l’editorialista della Stampa) che nel Pd finora non ci sono mai stati. Conclusione: Bersani probabilmente vincerà le primarie, ma Renzi sarebbe un leader ideale per guidare il partito alle prossime elezioni politiche perché allargherebbe i confini e farebbe del Pd un punto di riferimento plurale quale non è mai stato finora.
***
Ho citato ampiamente l’articolo in questione perché prospetta l’utilità di un futuro tandem tra Bersani e Renzi, tesi caldeggiata a questo punto da gran parte della stampa italiana e non scartata dagli stessi due interessati.
Personalmente non ho nulla contro il suddetto eventuale tandem; del resto non faccio parte del partito ma sono soltanto uno degli elettori e lo sarò fintanto che le sue scelte saranno da me condivise come accade a qualsiasi cittadino che voglia esercitare il suo diritto di voto. Ma debbo correggere un errore dell’amico Ricolfi: la cultura politica dei cosiddetti liberali di sinistra, che cominciò con il lascito storico dei fratelli Rosselli, di Piero Gobetti, del Partito d’Azione di Ferruccio Parri, di Ugo La Malfa e di Leo Valiani, del liberalsocialismo di Guido Calogero e di Omodeo ed ebbe la sua risonanza mediatica negli articoli di Salvatorelli, Bobbio, Galante Garrone, nei convegni degli amici del “Mondo”, nell'”Espresso” e in “Repubblica”, è presente nel Pd fin dalla sua fondazione nel programma che Veltroni espose al Lingotto di Torino e ancor prima quando Achille Occhetto fondò il Partito dei democratici di sinistra dopo aver smantellato l’icona del Partito comunista nato nel 1921.
Occhetto scartò l’idea d’inserire la parola socialista nel nome del nuovo partito; ritenne che la sua immagine nel nuovo contesto seguito alla caduta del muro di Berlino dovesse andare molto più oltre, determinando con quella sua scelta una scissione alla sinistra del Pds. Poi ci fu l’esperienza dell’Ulivo che approdò infine al Pd con l’ingresso dei cattolici popolari accanto ai laici democratici. I liberali di sinistra furono presenti fin dall’inizio in questo processo ed ho qualche titolo per parlarne.
Renzi è certamente un giovane con notevoli capacità di comunicazione e di semplificazione, da questo punto di vista rientra in pieno nella filiera dei comunicatori radiofonici e televisivi e proprio per questo attira i delusi del berlusconismo; ma con i liberali di sinistra o liberalsocialisti che dir si voglia non ha niente a che fare né essi hanno a che fare con lui.
* * *
Quante sono le “chance” che il vincitore delle primarie di oggi sia il vincitore delle prossime elezioni politiche e quindi il presidente del Consiglio del nuovo governo che uscirà dalle urne? La domanda si incrocia con il tema del dopo-Monti o del Monti-bis e dell’agenda Monti. Insomma con la posizione che potrà avere l’attuale presidente del Consiglio. È un tema d’attualità che anche su queste pagine è stato più volte esaminato. Aggiungo al già detto alcuni aggiornamenti.
1. Monti ha più volte dichiarato che, terminato il suo mandato, sarà disponibile a dare il suo contributo al risanamento del Paese e alla costruzione d’una Europa più unita e più forte se gli sarà richiesto da chi avrà titolo per farlo.
2. Larga parte del programma dell’attuale governo corrisponde ad altrettanti impegni che l’Italia ha assunto nei confronti delle Autorità europee. Tali impegni sono stati attuati parzialmente, alcuni saranno perfezionati nei prossimi mesi, altri dovranno esserlo dal governo che emergerà dalle urne.
3. La parte di programma ancora inevasa riguarda la crescita e l’equità sociale. In larga misura interventi su questi settori non possono esser presi se non in sintonia con l’Europa, ma ci sono margini notevoli per iniziative nazionali.
4. L’attuale governo tuttavia ha finora dimostrato scarsa sensibilità allo sviluppo dell’economia reale. La mancanza di risorse è senza dubbio un elemento frenante ma questa lacuna può essere superata attraverso una diversa scala di priorità e una più adeguata redistribuzione del reddito.
Monti è la persona adatta ad assolvere questo compito in un nuovo governo che nasca da una coalizione tra progressisti e moderati? Nascerà una coalizione di questo genere e sarà sufficientemente coesa? Oppure ci sarà un risultato elettorale che attribuirà allo schieramento progressista la maggioranza assoluta che renderà opportuna ma non necessaria l’alleanza con i moderati e sia comunque in grado di orientare socialmente un Monti-bis o addirittura farne a meno pur rimanendo fedele e adempiente agli impegni presi con l’Europa?
Resta infine l’ipotesi di un Monti elevato al rango di Capo dello Stato al Quirinale rimasto vuoto per la scadenza del settennato di Giorgio Napolitano. Gli si può offrire con la fondata certezza che il nuovo Parlamento abbia una maggioranza compatta e capace di realizzare questa ipotesi? Oppure essa resta incerta e quindi non praticabile?
* * *
Molte delle risposte a queste domande dipendono dalla legge elettorale tuttora nel limbo. La scadenza della legislatura comunque consente ancora un notevole margine di tempo. Se dovesse restare la legge elettorale vigente, la vittoria del Pd è sicura senza bisogno di alleanze post-elettorali. Qualora invece si faccia la riforma sullo schema d’un premio condizionato dalla soglia dei consensi realizzati nelle urne, la vittoria progressista probabilmente ci sarà ma senza raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. In quel caso l’alleanza con il Centro sarà necessaria. L’eventuale Monti-bis tuttavia non dipende solo da quest’ultima ipotesi bensì dall’andamento dell’economia reale, dal tasso di disoccupazione, dalla curva dei consumi, dalle aspettative degli investitori, dei consumatori e dei lavoratori. Infine dal processo di costruzione dell’Europa unita e dagli ostacoli da superare per condurlo a buon fine.
Il nostro parere è che la presenza di Monti al Quirinale sia incerta e comunque non rappresenti il modo migliore per utilizzare le sue indubbie capacità a vantaggio dell’Italia e dell’Europa. Meglio sarebbe un Monti presidente del Consiglio in un governo guidato dal Pd. Egualmente efficace la presenza di Monti come ministro dell’Economia e degli Affari europei in un governo di centrosinistra o di coalizione con le forze moderate.
Come si vede le ipotesi sono parecchie e tutte logicamente realizzabili. Grillo si sta sgonfiando. Avrà comunque un’affermazione elettorale, ma non tale da suscitare soverchie preoccupazioni. A questa maggiore tranquillità di giudizio hanno sicuramente contribuito le primarie del Pd e il loro contenuto democraticamente positivo e ne va dato atto a tutti i candidati che vi hanno partecipato e ai milioni di cittadini che hanno dimostrato la loro maturità politica e civile.
Post scriptum. La vicenda dell’Ilva e quelle analoghe di Piombino e dell’Alcoa, del Sulcis sono al centro delle attuali preoccupazioni del governo, delle parti sociali e della pubblica opinione. L’Ilva in particolare per le dimensioni economiche e sanitarie del problema e per il contrasto profondo che si è creato tra l’intervento del governo e le ordinanze della magistratura. Va tuttavia aggiunto su quest’ultimo aspetto della questione che il governo è intervenuto in sede legislativa contro un sequestro che non è una sentenza di merito. Una legge contro un’ordinanza di sequestro può motivare un reclamo alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione? Lo vedremo nei prossimi giorni.
Resta il conflitto sostanziale tra la perdita di lavoro a tempo indeterminato di molte migliaia di lavoratori in tutta Italia e addirittura lo smantellamento definitivo dell’industria siderurgica italiana e – d’altra parte – l’altrettanto importantissimo tema della malattia indotta da una fabbrica che emana ogni giorno polveri velenose e assassine. E resta l’inaffidabilità della proprietà attuale dell’Ilva con gran parte dei suoi componenti e collaboratori indagati per gravi reati dalla magistratura inquirente.
È necessario in queste condizioni che il governo sia pronto all’esproprio della società proprietaria ed è altrettanto necessario che tra governo e magistratura si arrivi a concordare un iter che tuteli al tempo stesso il lavoro e la salute. È difficile, non è impossibile, è necessario. A Taranto, a Piombino, nel Sulcis. Sulla necessità e sulla praticabilità d’un accordo si gioca la faccia del governo, della magistratura e dell’Italia.
Nessun dorma.

Diario dei 15 giorni che sconvolsero il Pd

giornale La Repubblicadi Michele Serra • 02-Dic-12 Partecipazione e politica
Dovessimo trarre una morale, da queste primarie ingombranti, vitali, rissose, supermediatiche, è che la sinistra italiana, per anni convinta di essere poco contemporanea, poco telegenica, sfocata, una volta catapultata al centro della scena ci si è ritrovata sorprendentemente a suo agio. Di Renzi si sapeva. Perché è giovane, mastica comunicazione, nasce e cresce in una politica che non è più quel paziente, umile corpo a corpo territoriale dove partiti e sindacati si fecero le ossa: è reality, è web e dunque è (anche) prestazione attoriale, velocità di battuta, idea virale.
Ma è tutto il resto del cast, nei quindici giorni che sconvolsero il centrosinistra, ad avere retto il ruolo con inattesa destrezza. Protagonisti e pubblico, candidati ed elettori. A cominciare dai dettagli, come quei “marxisti per Tabacci” che hanno rinverdito su internet la potente vena satirica già protagonista della campagna per Pisapia; come la felice icona bersaniana della pompa di benzina (forse, grazie a Edward Hopper, il più bel poster politico degli ultimi anni) che è riuscita a dare dignità estetica, e chi lo avrebbe mai detto, alla retorica della normalità tanto cara al segretario del Pd; la stoica prestazione della Puppato, unica donna, che pur sapendo di perdere si è battuta con la stessa energia di chi vuole vincere; la stanchezza di Vendola, pesce fuor d’acqua nella schermaglia veloce del talkshow, visibilmente saturo di esibizione e fors’anche di politica, ultimo esemplare di intellettuale prestato alla politica e di leader politico che rimpiange la cultura.
E’ anche nelle sbavature e nelle cadute di stile, però, che le primarie hanno via via assunto credibilità, e insomma sono sembrate “vere” non solo secondo il vecchio e legittimo canone di sinistra (la mobilitazione di strada, i volontari, le code ai seggi), ma anche dentro i nuovi canoni della mediaticità. Quel tanto di rissosità aspra quanto volatile (i sospetti twittati, i botta e risposta tra i rispettivi staff), le lacrime spremute da Vespa a Bersani, la sottomissione ai tempi, ai ritmi e perfino ai modi della televisione, che spesso mette in primo piano le polemiche contingenti, lo scatto emotivo, la battuta brillante, e sorvola sulla profondità dei grandi temi: tutto questo — vale a dire i pregi e i difetti della politica mediatica — è sembrato, nelle ultime settimane, molto più “di sinistra” di quanto la sinistra stessa, elettori compresi, potesse prevedere.
È come se la campagna per le primarie avesse ristretto fino quasi ad annullarlo lo spread tra la sinistra italiana e un campo, quello mediatico, sospettato di essere stato costruito a misura della destra populista e delle sue semplificazioni, a misura (e per mano) di Berlusconi e del suo piazzismo prestato alla politica. Sospetto che ha una sua fondatezza, e tale da sollevare, ancora adesso, perplessità e diffidenza in parte del pubblico: le camicie di Renzi saranno davvero il “suo vestito” o sono un costume televisivo? Le sue frasi sono davvero “teledirette” dai suoi spin doctors? E se sì, quanto toglie, questo genere di confezione, alla loro sincerità? Perché Bersani accetta di commuoversi da Vespa, per calcolo ruffiano o (peggio) per la sprovvedutezza di
chi programma la sua agenda? E i vestiti “sbagliati” di Bersani, sono veramente sbagliati o fanno parte (come le camicie di Renzi) di un sapiente calcolo sull’immagine, che dev’essere ordinaria?
La risposta, giunti al termine dei quindici giorni che hanno sconvolto il centrosinistra, è che quelle domande sono vecchie, sono nodi ormai sciolti dai fatti. Si intende solo che lo scenario mediatico nazionale, per chiunque e con qualunque intenzione fosse stato allestito, ha visto muoversi perfettamente a loro agio gli uomini del centrosinistra, i loro argomenti, le loro polemiche, i loro tic, i loro difetti, le loro vanità. Che la sinistra si è lasciata colonizzare dalla telepolitica e l’ha colonizzata, con le rispettive contaminazioni del caso. Circostanza resa ancora più “storica”, e macroscopica, dalla contemporanea rinuncia del centrodestra alla possibilità di avere una sua scena madre, con le sue primarie. Un suicidio tanto più impressionante quando si pensi che potrebbe essere proprio l’uomo della televisione, Silvio Berlusconi, a spegnere i riflettori sulla sua gente per provare ad accenderli, per l’ennesima volta, solo su di sé. Un calcolo assurdo, un paradosso quasi inspiegabile eppure pienamente in atto, e proprio in questi giorni e in queste ore.
Nella sua misteriosa dimensione (una specie di covo virtuale, una bat-caverna), più savio o forse solo più furbo di Berlusconi sembra Beppe Grillo, che dopo avere dichiarato, come Libero e il Giornale, che le primarie del centrosinistra sono una truffa per gonzi, o peggio una sfilata di morti, indice a sua volta, nel Sacro Web, le primarie delle Cinque Stelle. Con regole molto più rigide e accesso molto più ristretto, perché a differenza del centrosinistra, che ormai non ha più paura neanche di Bruno Vespa, Grillo ha il terrore di tutto quello che non è in grado di controllare personalmente.

Grazie, da parte di Bersani

Ciao,

Grazie!
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alle primarie, a quanti mi hanno sostenuto e a quanti mi hanno scelto.
Una grande dedica la voglio fare ai 100.000 volontari che hanno reso possibile queste straordinarie giornate di festa per la  democrazia. Spero che ora possiate riposarvi un po’.
Questa esperienza dimostra che un grande partito popolare non può esistere senza organizzazione, senza una presenza diffusa, senza di voi.
Grazie
Da oggi parte una nuova avventura. Ci vedrà tutti protagonisti, questo viaggio lo faremo assieme, non c’è l’uomo solo al comando, si governa con il popolo.
Bisogna essere sereni e forti. Mettiamoci energia e mettiamoci anche un po’ di allegria.
Grazie per quel che avete fatto e, ancora di più, per quel che farete.

a presto,
Pier Luigi Bersani

Osimo: risultati delle primarie

Bersani 784Nel ballottaggio Pier Luigi Bersani capovolge il risultato del primo turno, vincendo il confronto ad Osimo: 718 voti su 1.267 votanti (quindi il 57% del totale), mentre al primo turno aveva avuto 588 preferenze. A Matteo Renzi vanno 549 voti (al primo turno ne aveva presi 604).
Nel conteggio totale dei voti, al primo turno 1.456 votanti, al ballottaggio i votanti sono stati 1.267.

Risultati delle primarie ad Osimo:
Votanti 1.267
Bersani 57 %
Renzi     43 %

Primarie Ballottaggio 2012

Ballottaggio del 2 dicembre 2012

Primarie Osimo 1 turno

1° turno primarie del 25 novembre 2012

Agli Osimani e alle mie concittadine Osimane che hanno votato alle Primarie del Centrosinistra.

Grazie.

In tutto il Paese e anche in Osimo, grazie a Voi, abbiamo dato una prova tangibile e concreta che la “buona politica” è possibile e che, idee e partecipazione, non sono solo un esercizio retorico ma la concreta possibilità di diventare un Paese normale. Dopo il disastro di questi anni abbiamo dato di nuovo significato, valore alla democrazia attraverso la faccia e i cuori di milioni di persone. Un grazie va anche ai sostenitori e agli attivisti dei comitati che hanno sostenuto Nichi Vendola, Laura Puppato, Bruno Tabacci e Matteo Renzi. E’ stato bello e arricchente il confronto e sarà bene non rovinarlo.

Ora siamo alla scelta finale. Il ballottaggio tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, come si è visto in questi giorni anche dal confronto diretto fra di loro, apre davvero alla speranza di una fase nuova della politica italiana.

Vi chiedo di non rinunciare a questo ultimo atto. E’ importante che tutti tornino a votare per dare ulteriore forza, nella competizione che verrà, a quello che abbiamo costruito in questo ultimo mese.

Io Vi chiedo, convinti, di sostenere Pierluigi Bersani. Pierluigi non è un altro dei tanti leader malati di egocentrismo che abbiamo subito in questi anni. Pierluigi è il loro contrario. E’ il garante di una politica fondata sul noi, sulla vocazione a scegliere e decidere unendo le persone anziché dividerle. Concreto e capace di innovare davvero e non solo di annunciare novità. Lo ha dimostrato da amministratore locale e da ministro. Lo ha dimostrato guidando il più grande partito del Paese promuovendo nuovi dirigenti e nuove idee.
Ma anche questo potrebbe non bastare senza una idea di futuro, di come dovrebbe essere l’Italia. Innanzitutto il LAVORO. Il lavoro come bene comune, come energia che fa avanzare la società. Senza lavoro questo Paese non ha futuro e noi vogliamo con tutte le nostre forze credere di nuovo nel nostro futuro. Oggi il lavoro va difeso e tutelato da una idea di mercato sbilanciata sulla finanza, sul profitto e su una visione liberista pericolosa. C’è poi una grande e crescente questione di GIUSTIZIA SOCIALE. La crisi uccide e distrugge la società, rende più deboli i deboli e più forti i forti. Il centrosinistra di Bersani misurerà ogni provvedimento e ogni scelta con il punto di vista dei più deboli rafforzando i diritti individuali e rendendoli veramente esigibili. In terzo luogo credo che Bersani potrà, finalmente, trasformare questa brutta politica.
Una POLITICA sobria e partecipata, istituzioni snelle e pulite, partiti trasparenti, nuove facce nei posti chiave e riduzione dei costi della politica. E poi l’AMBIENTE da difendere come leva principale di un nuovo modello di sviluppo sostenibile, di attenzione al territorio e alla salute. E, infine, una idea forte di PARI OPPORTUNITA’ in grado estirpare lo scandalo delle discriminazioni di genere e di generazione che ancora ci fanno vergognare di fronte al mondo, accanto ad un’attenzione urgente ai DIRITTI CIVILI che contraddistinguono il livello di civiltà di un popolo.

Credo che per tutti noi, Bersani rappresenti una grande opportunità.
Per questo vi chiedo di votare Domenica 2 Dicembre e di votare PIERLUIGI BERSANI

Paola Andreoni capogruppo PD Osimo

Paola 51

“Sono ancora quello lì”: grazie Bersani

Abbiamo un grande segretario e sono sicura avremo un grande Presidente del Consiglio, grazie Bersani. 
Paola