13 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

13 luglio 1944 ( era un giovedì)

bombardamenti su osimo

Artiglieria tedesca, cui seguiva la risposta della artiglieria polacca. Tutti i giorni e spesso anche la notte dominava la voce dei cannoni. Osimo e una esausta popolazione nascosta nei rifugi, era  in mezzo a questo dispiegamento di forze. ( foto Imperial War Museum Londra ).

 

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Qualcuno del comitato di liberazione mi vuole spiegare il malumore e la contrarietà dei polacchi per non aver incontrato ad Osimo – stretta fra due fuochi – liete accoglienze a base di damigiane di vino ed altro…. Che non ci sia la sua parte di vero ?
Se ne avrebbe una riprova nella singolare accondiscenza con cui hanno aderito a varie richieste fatte, da chi ha potuto trattarli bene.
Questa notte pochi ma pesantissimi colpi di artiglieria tedesca. Colpiti il palazzo FREZZINI  a Piazzanuova, il Molino Bianchi li presso, due  case attigue e la villa BARBALARGA.
Il mancato ritorno oggi del Comandante inglese  non ha permesso lo sfollamento preannunziato.
Il Sindaco ha fatto affiggere un altro manifesto per raccomandare l’oscuramento, accennando che i polacchi sarebbero obbligati a provvedimenti gravi.
Ore 18,30 tenendosi in Municipio un’adunanza di proprietari sono piombate  nel salone alcune granate tedesche.
Sono morti: conte Giulio SINIBALDI, Giulio BADIALETTI, Giuseppe PETRINI, dott.Luigi RAVAGLIA ( questi ultimi amministratori rispettivamente del conte BALDESCHI e dei signori BELLINI) e il fornaio G. MENGARELLI (nota: con il fratello gestiva il forno di via Cappuccini).
Feriti l’impiegato Edoardo BUGLIONI, il macellaio Cassio BUGLIONI, cui si dovette subito amputare una gamba, alcuni della questura e leggermente altri. E io ero uscito 10 minuti prima , opinione generale: le granate sono state frutto di spionaggio.                                     

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Domandiamo ad alcuni ufficiali polacchi come vanno le operazioni, ci rispondono: il fronte è fermo, quies  in fronte.
Comunque i timori si fanno sempre più gravi, e le preoccupazioni per la famiglia e per la parrocchia sono forti, e rendono lungo il tranquillo e riposante soggiorno di Montefano. Intanto ho la consolazione di fare un po’ di bene ai parrocchiani colà trasportati e di procurare ad alcuni  un po’ di pane.

DittajutiNon è riportata la notizia nel diario di don Carlo Grillantini, ma tra i feriti della granata che aveva preso di mira il Palazzo Comunale vi era anche un uomo coraggioso e generoso: il nobile Leopardo Leopardi Dittajuti. Alla riunione indetta quella sera in Comune non tutti gli invitati parteciparono, Osimo era libera, in mano agli alleati, ma i pericoli ancora erano tanti, le artiglierie facevano sentire forte la loro terrificante voce. Gli osimani, come dal racconto dei diari, vivevano negli improvvisati rifugi  e nelle grotte. Ma alla paura si era aggiunta la difficoltà di trovare cibo, quel minimo che garantiva la sopravvivenza. Questo era il motivo della riunione, cercare di approvvigionare con del cibo i vari rifugi presenti in città.
Come detto, non tutti gli invitati parteciparono all’adunanza,  non era consigliabile lasciare i rifugi e ancor più ardito era stato convocare tale riunione nel Palazzo comunale dove oltre agli uffici, si era insediato il Comando alleato e il Governo provvisorio della città, quindi per i tedeschi era quello uno dei bersagli prioritari.
Erano quasi le 18,30 quando la granata tedesca perforò il muro nord della sede comunale ( per intenderci  il muro del  corridoio dove sono oggi collocati i messi comunali) e scoppiò nel salone della Sala Maggiore uccidendo 4 persone sul colpo  e ferendone molte altre. Tra coloro che furono trasportati all’Ospedale c’era anche il conte Leopardo Leopardi Dittajuti che dopo una lunga degenza morì il 3 novembre 1944 a seguito delle ferite da arma da fuoco riportate.
Giulio SINIBALDI, Giulio BADIALETTI, Giuseppe PETRINI, Luigi RAVAGLIA, il fornaio G. MENGARELLI, Edoardo BUGLIONI, il macellaio Cassio BUGLIONI, il conte Leopardo LEOPARDI DITTAJUTI ed altri anonimi cittadini, “PERSONE, NOBILI, FORNAI, MACELLAI, semplici IMPIEGATI”, coraggiosi Samaritani,  accomunati da un grande senso civico: cercare di aiutare la popolazione sfinita ed affamata. A loro va tutto il nostro ricordo e la nostra ammirazione perchè non ignorando il pericolo a cui andarono incontro hanno messo come prioritario non la loro vita ma  il bene e le necessità della loro, nostra,  Comunità. Non dimentichiamoci di queste storie.
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12 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

12 luglio 1944 ( era un mercoledì)

bombardamenti su Ancona

bombardamenti su Ancona

 

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Ore 1,30 sveglia di artiglieria fino alle tre, altri danni. Il resto della giornata abbastanza tranquillo. In seguito con l’intesa del comando di occupazione raccolgo i nomi dei desiderosi di sfollare: sono Finora più di otto cento. Manifesto del comando polacco: vuole la integrale consegna delle armi e delle radio militari. Interrogato un ufficiale polacco sulla situazione, garantisce che la moltitudine dei loro mezzi renderà impossibile un ritorno di tedeschi e che forse fra 3-4 giorni, una forte avanzata alleata  fino a Pesaro. Se sono rose….

Ore 17,45 bollettino: un gruppo di bersaglieri ha preso Filottrano; Ancona è sotto le artiglierie anglo-americani. Manifesto del sindaco, che invita i sinistrati a presentarsi all’apposito ufficio, per le indennità e restauri.                                       

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Ricevendo sempre la stessa risposta dalla polizia, prego il sindaco di Montefano dottor Mario Ciabattini perorare la mia causa presso il comando. Ma non si ottiene nulla egualmente !.

FilottranoFilottrano  liberata

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11 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

11 luglio 1944 ( era un martedì)

11 luglio corpo d_armata polaccoFanti della 5^ Divisione “Kresowa” del II Corpo d’Armata polacco ( foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

 

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Atmosfera politica: con nostra grande sorpresa ci sentiamo continuamente ribadire dai polacchi la loro convinzione che in Osimo siamo tutti fascisti e tedescofoli.
Loro correlano al fatto che il primo Ufficiale polacco fu ucciso la mattina del sei fuori porta Vaccaro da un borghese. Aggiungono di avere motivo per credere che un solerte spionaggio funzioni qui a loro danno. Ai cittadini sembra tutto ciò un’esagerazione anzi una vera calunnia. Io credo che la ragione del loro disappunto debba ricercarsi nel fatto che vari tedeschi debbono trovarsi ancora tra noi, vestiti da borghesi.
Lo conferma l’avvenuta sparizione, la notte del 5-6, di molti abiti da borghesi in molte case private visitate dai tedeschi nell’assenza dei loro proprietari e il ritrovamento in più luoghi e giberne, armi ecc. … tedesche.
Ma intanto noi ne subiamo le conseguenze. Oggi il comando polacco ha arrestato molti elementi specie del fascismo repubblicano. È ritornato il Comandante inglese del quale si è ottenuta anche l’autorizzazione a sfollare. Con lui sono giunti i vari giornalisti anglo-americani, di cui alcune donne. Tre assalti di carri armati al Monte della Crescia  sono stati infruttuosi oggi a rifugio, vitto con aggiunta di formaggio.
ore 17,45: notizie dalla radio. Prese le Casenuove . Dalla sua villa di Santo Stefano miracolosamente scampata ai tedeschi, rientra la contessa Gallo – De Lucia , la quale ha raccontato cose terribili e casi di violenza commessi in queste in quelle case coloniche.                                       

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi

Alle 8:00, celebrata la Santa messa, dopo tre giorni senza, torno dalla polizia per partire. Mi si risponde che non essendo stata liberata ancora la zona, si partirà alla sera alle cinque. Non valsero insistenze. A Montefano, dov’erano moltissimi polacchi, ma nessun segno del fronte e dei danni di guerra, trovai quattro mie sorelle con mio nipote Giuseppe (Giuseppe GIULIODORI), molti parrocchiani (nota: tra cui Enrico e Aldo Belfiori).
Più di cento persone di San Paterniano erano sfollate a Montefano la’ portati dai polacchi, perché sorpresi per le strade, molti osimani e filottranesi che si erano  rifugiati perché luogo tranquillo e sicuro. Torno dalla polizia alla sera, ma mi si risponde che la partenza è stata rimandata al mattino del giorno seguente perché la zona è ancora in mano tedesca. Prego e scongiuro, ma mi sento ripetere: Prima lex: bellum. Ebbene partirò domani !……..

11 luglio ussari

7° Reggimento Ussari ( foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

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10 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

10 luglio 1944 ( lunedì)

10 luglio fanteria polacca nelle campagne osimaneSan Paterniano le truppe Polacche avanzano nella campagna osimana
(foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

 

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

La più brutta delle notti: all’inizio di un contrattacco tedesco da Santo Stefano, San Valentino, San Biagio, che – dopo tre quarti di fuoco – portava gli attaccanti quasi sotto le nostre mura.
Un inferno di pezzi anticarro, mitragliatrici, bombe a mano, pistole automatiche si protraeva per oltre due ore, dando la sensazione di un’estrema vicinanza, e qualche volta – con i brevi intervalli di silenzio – del tentativo di ingresso in città.
Poi ( sembra per rinforzi sopravvenuti da Montefano e Recanati) è cominciato il processo inverso.
ore 04,00: tutto taceva. Pare che i Tedeschi abbiano avuto notevoli perdite. Molte le case danneggiate al Borgo.
Oggi, nel rifugio, solo pane al 1° pasto, al 2° legumi e patate; non rimane che ingegnarsi domandando ai rifugiati L’artiglieria pesante colpisce un deposito di casse fisarmoniche ( celluloide), distruggendone 300 in Via Giacomo Leopardi. Intanto in Comune, dopo lail sale, le cipolle, e condimenti vari. C’è ancora del lardo però.
I polacchi visto il contrattacco dei tedeschi e prevenuti, fin da primo giorno, che gli osimani siano tutti fascisti o filo fascisti, ( forse perchè non hanno trovato nè fiori nè damigiane di vino) hanno pubblicato un’ordinanza con cui domandano ancora le armi e minacciano la deportazione di tutti gli uomini dai 19 ai 60 anni al Campo di concentramento di Loreto.
Fortunatamente la visita del Generale Inglese oggi avvenuta, li ha moderati: sono stati rilasciati gli ostaggi ed è stata staccata l’ordinanza draconiana.
Nelle ultime ore ancora tuona il cannone, ma con poche risposte da parte tedesca la quale dà l’impressione di voler economizzare le munizioni.
Le condizioni dei rifugiati  sono precarie, si accusa scarsità di vitamine, volti pallidi, malleoli tumefatti, voci abbassate, inappetenze, disturbi intestinali.rinuncia dell’avv. Acqua, è stato nominato Sindaco l’avv. Canapa, che sarà coadiuvato da una Giunta di quattro persone. 

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi


Oggi è la festa di San Paterniano: ma purtroppo non ci è dato di venerare il nostro santo protettore. Nella notte, diversi soldati tedeschi e russi prigionieri, eludendo la sorveglianza dei loro ufficiali, si presentano ai  prossimi comandi polacchi da Mammoli ( nota: in via Osteriola ) e alla filanda Dittaiuti – per costituirsi prigionieri.
In questo periodo non è mai apparso nessun carro armato tedesco, nè alcun apparecchio. La notte, che non passa mai per la continua paura caldo e lamentele, è davvero gravosa. Al mattino alcuni sfollati decidono di partire  verso il fronte alleato, con  la speranza di minori pericoli: difatti si troveranno bene a Loreto e Recanati.
Noi approfittando di un po’ di quiete si mette un pò di ordine e e un po’ di pulizia, anche perchè ci è possibile, diversamente dagli altri giorni, prendere senza tanto pericolo l’acqua dal pozzo. Verso le 7,30 vedendo che la situazione potrebbe farsi sempre più grave, prendiamo la decisione di formare una commissione e presentarci così al prossimo comando polacco residente in casa Mammoli in via Osteriola per dire ai Polacchi che presso la chiesa da tre giorni giacciono insepolti tre cadaveri polacchi e che pertanto ne prendessero cura, e per dire che nelle prossime azioni belliche avessero riguardo per la chiesa e per la casa parrocchiale, dove c’erano molte persone, tra cui infermi, vecchi e bambini, che se ciò non fosse possibile, di trasportare tutti con una macchina, in una occasione propizia, in un luogo sicuro. Su preghiera dei presenti, dopo molte incertezze  e insistenze, provocate dal timore per l’avvenire, io, Guerrino FABIETTI e Antonietta COLA sfollata di Ancona, partiamo da casa, dopo aver detto alla mamma che per le ore 9 saremmo ritornati a casa.
Passiamo per la casa del Guardiano ( nota: è la famiglia RAFFAELLI, la quale vede passare i tre, davanti don Fulvio con un grosso drappo bianco in segno di pace) attraversiamo il viale di SIMONETTI per ritrovarci sulla strada di MARZIONI, lungo la via Osteriola.
Vicino la casa di Mammoli, vediamo una sentinella polacca armata, sdraiata a terra, che ci dà ordine di attraversare. Sotto la casa vediamo molti soldati e jeep. Un soldato ci accompagna in cucina, dove diversi soldati con canocchiali osservano il fronte, le strade e i campi.
Dopo diversi minuti viene un sergente per ascoltarci. Cerchiamo di farci capire in francese. Poi ci fanno salire con guardia armata su una jeep e attraverso il campo di Mammoli, ULISSE-VELTRI, e via Campoceraso arriviamo sulla via di Jesi. Qui sentiamo scoppi di granata; vediamo alcuni soldati feriti, che versano sangue sono trasportati su barelle da soldati e donne della Croce Rossa. Proviamo una impressione nuova e terrorizzante. Ci trasportano nel campo di grano tra CATOZZI e MARTINI. Ci sono molti soldati, attendamenti, molte buche circondate per difesa da covoni di grano. Dopo qualche mezz’ora di attesa a piedi, ci conducono in casa di MASSACCESI. Camminando ci gettiamo a terra recitando giaculatorie perchè sopra di noi sentiamo diverse scariche di cannone e il sibilo delle schegge attraverso i filari. Ci sembra di essere sull’orlo della tomba.
In casa Massaccesi ci sono molte persone civili raccolte qua e là, tra cui l’insegnante della Croce ( nota: la sig.na GRACIOTTI maestra della Croce), che necessitano di una mia raccomandazione presso il comando polacco.
Qualche tempo dopo, lasciate le altre due persone che mi seguivano, mi fanno salire su una jeep e attraversando il Padiglione, molto rovinato, dove tutti mi guardano e chiamano con apprensione ( nota: molti lo riconoscono poichè don Fulvio a Passatempo era vice parroco), giungiamo in un vasto attendamento e accampamento di soldati in alcuni campi presso Montefiore. Mi conducono in una casa colonica, dove mi interroga un capitano mediante l’interprete. Mi domanda notizie sul fronte, dei Tedeschi, quanti sono, che cosa si dice e si spera circa le operazioni, quale sia il palazzo del conte FIORENZI, ecc.
Mentre ascolta, telefona. Poi vuol sapere il perchè della mia venuta. Risponde dicendo che cercherà di prendere in considerazione quanto ho esposto, e alla mia insistenza di tornare a casa mi dice che ancora debbo essere interrogato. Mi danno il pranzo, dopo qualche ora di attesa per la stessa strada, con diverse fermate, mi riportano da ULISSE in via Campoceraso, dove un ufficiale, dopo aver parlato a lungo al telefono, mi fa alcune proposte per l’evacuazione della mia casa delle persone che ci sono per un luogo più sicuro. Poichè le proposte sono troppo rigide e di carattere militare, non le posso accettare. Dopo avermi offerto della carne a mangiare, mi portano a Montefano per essere interrogato dall’ufficio militare di polizia. Dopo molte e gentili interrogazioni mediante un intelligente e buon interprete, il capitano di polizia mi risponde che è impossibile prendere le persone, ma che useranno riguardi nelle azioni belliche; io intanto sarei ospitato convenientemente dal prevosto di Montefano che già essi avevano interrogato per avere notizie nei miei  riguardi.
Ale mie insistenze per essere ricondotto a casa, perchè ero parroco e non mi ritenessero una spia, mi rispose che se io pensassi così di loro li avrei offesi, perchè essi credevano a tutto quello che io avevo riferito loro, d’altra parte mi conoscevano per informazioni prese; che non mi avrebbero potuto rimandare perchè essendo le 5 della sera erano cominciate le operazioni, d’altra parte come parroco non avrei potuto far nulla per i miei parrocchiani e che non mi mandavano per il bene perchè i tedeschi – mediante il cannocchiale – si sarebbero accorti del mio ritorno e mi avrebbero interrogato se avessi risposto avrei danneggiato i polacchi, se avessi taciuto sarei stato ucciso. Quindi per il mio bene conveniva restare, anche perchè il giorno seguente alle ore 8 sari stato condotto a casa. Dovetti accettare per il logico ragionamento, per ile poche ore di attesa, perchè contro la forza…. ecc…
Il prevosto di Montefano, don Antonio TARUSCHIO, che era stato informato di tutto, mi ospitò cortesemente. La sua casa era diventata il rifugio di altri sacerdoti, seminaristi, sventurati, ecc. tra loro c’erano don Romualdo COLACCINI, rettore del santuario di Tornazzano e don Cesare PAOLUCCI, parroco di San Biagio.

generali Anders_Duch_RakowskiI Comandanti del 2° Corpo polacco gen. Anders, con il comandante della 3^ Divisione di Fanteria “Carpanica” gen. Duch e il comandante della 2^ Brigata corazzata gen. Rakowski discutono sul piano d’attacco per la conquista del Monte della Crescia – Croce San Vincenzo e Santo Stefano ( foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

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9 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

9 luglio 1944 ( domenica)

Villa San Paterniano via striscioniSan Paterniano le truppe Polacche risalgono Via Striscioni
(foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

 

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Ore 1,45: L’artiglieria pesante colpisce un deposito di casse fisarmoniche ( celluloide), distruggendone 300 in Via Giacomo Leopardi. Intanto in Comune, dopo la rinuncia dell’avv. Acqua, è stato nominato Sindaco l’avv. Canapa, che sarà coadiuvato da una Giunta di quattro persone.
ore 10,00: altro intervento al Rifugio per allontanare militari in cerca di chi vuol discorrere.
cannoneggiamento Tutti i detentori di armi , compresi i patrioti, debbono farne immediatamente consegna;
ore 12,00: combinata con la contessa Ida Gallo l’introduzione di due vitelli, da servire per alimentare il suo rifugio, il mio e la mensa della C.R.I.
ore 14,00: sembrando imminente un’offensiva in grado, si consiglia di scendere tutti in rifugio. Poi, più nulla.
ore 15,00: scroscio torrenziale di acqua che invade, ma purifica, tante case scoperchiate.
ore 16,00: manifesto polacco diffuso per la città: lamentando atti di sabotaggio hanno fatto 10 ostaggi che saranno deferiti al tribunale militare per la fucilazione, se dovesse succedere qualche cosa. Ma proprio oggi mi dice una donna di aver visto dei tedeschi presso le fonti di Guazzatore, e di sapere che altri dovrebbero essere lì nascosti.
ore 17,00: Altro manifesto che vieta il passaggio del Musone di Osimo.
ore 19,30:   Preoccupati del problema dei viveri, promuoviamo una sottoscrizione tra i rifugiati nostri, che dà  800 lire. Cominceremo a compre, inviando uomini in campagna.
Osimo era libera ma era nel bel mezzo della linea di fronte.

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi


La notte, come sempre, trascorre pesante, lunga e agitata, per l’azione dei cannoni e dei mitra, che di tanto in tanto si fanno sentire. Intanto, tra gli sfollati nasce un diverbio per la scarsezza dei viveri. Il curato vedendo che l’ambiente fisico e morale non è adatto per la celebrazione della santa messa, non la celebra.
Durante il giorno si diffonde la diceria che i Polacchi non potendo sfondare il fronte  con i soliti mezzi militari , presto avrebbero eseguito un bombardamento in grande stile. Questo suscita un vero panico, e poichè  alcuni difettano anche di cibo pensano di andarsene altrove.
In questi giorni, come hanno riferito poi i nostri reduci, la radio dell’una e dell’altra parte, trasmette notizie di questo fronte , nominando ripetutamente le nostre località. I Polacchi poi diranno che la battaglia in questa parte del fronte per la conquista di Ancona è una seconda Cassino.

1944 Villa SimonettiSan Paterniano le truppe Polacche si attestarono nell’ampio parco e nella residenza dei conti Simonetti
(foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra”)

San PaternianoUna pattuglia in ricognizione presso una casa colonica della zona di San Paterniano
(foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

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8 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

8 luglio 1944
1944 Romolo Augusto Schiavoni  rappresenta la trionfale sfilata per il Corso

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

ore 0,30: Contraerea attivissima, molti si alzano;
ore 02,00: cannoneggiamento insolitamente intenso. Mi alzo anch’io e mi trattengo al rifugio fino alle ore 4. poi quasi calma.
ore 10,00: faccio un giro dei Rifugi più importanti ( sono, fra tutti, oltre 300) e prendo nota del numero dei presenti e dei malati. Si tratta di poco meno di 1.500 persone. di cui 47 ammalate o indisposte.
ore 12,00: Si vocifera dell’occupazione di Offagna e Camerano. centrata la batteria tedesca di san Biagio. Arriva il nuovo Comandante di Osimo , è un capitano inglese di 24 anni che conosce varie lingue ed è molto cortese.
ore 15,30: Quattro cannonate colpiscono palazzo Sinibaldi a Porta Borgo, la casa del notaio Costantini al Corso e alcune casette del Borgo.
ore 19.30: Dopo il rosario, raccomando nei rifugi di approfittare delle ore di sole e di calma, per far prendere aria  ai bambini  e di curare rigorosamente la polizia e l’igiene. Si affronta anche qualche bomba per avere acqua.
ore 22,30: Intervengo chiamato per una pacificazione tra sfollati rissanti nel rifugio. Quattro pugni fatti applicare da due energici giovanotti e l’intervento della polizia mi aiutano a portare tutto alla quiete.

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi


La notte  è migliore della precedente; ma sempre paurosa, afosa, interminabile. Al mattino, nella chies adevastata non posso celebrare; e per tante preoccupazioni non mi è possibile recitare :; e, per tante preoccupazioni , mi è impossibile recitare l’Ufficio. Al mattino, accompagnati da Ulderico BERRE’ ( nota: Ulderico Berrè , Carletti Nazzareno e Raffaelli Artemio dimostrano un grande coraggio perchè più di una volta guidano i soldati polacchi a riconoscere luoghi e postazioni tedesche, tutto ciò avviene durante il crepuscolo) vengono vicino casa i primi soldati polacchi che ci fanno molta impressione  e verso i quali ci sentiamo assai grati. Facendo un giro attorno alla chiesa mi accorgo con amara sorptesa un soldato polacco giace morto sulla cunetta sud della chiesa.Rea stato ferito presso la scalinata e seguendo il tragitto di sempre, si era forse messo al riparo. –  con supremo sforzo – nella speranza di soccorso …. ma nessuno venne. e morì. …
Un altro polacco  morto presso il trivio della chiesa, qualche altro per i campi.. com’è orrenda la guerra !
Durante il giorno tiri di quando in quando. Per il cibo, che comincia a scarseggiare facciamo alla meglio.  Al pomeriggio con nostro stupore e con un ardimento viene Vincenzo GABBANELLI con un amico dicendoci della morte del suo fratello  Nazzareno avvenuta per causa di guerra il 6 luglio: viene portando con un bastone una bandiera bianca come gli avevano detto i Tedeschi.  Gli dico che a tempo opportuno faremo quanto è possibile. Più tardi, circa quindici polacchi, a piedi in fila indiana, armati di tutto punto, con passo incerto per timore di mine, con lo sguardo fisso in avanti per scorgere qualsiasi movimento del nemico vicino alla scuola, passano nel campo presso la casa del parroco, per un’azione bellica.
La loro sorte desta in tutti la più viva commiserazione. Dopo 20 minuti circa ritornarono e molti di loro domandano acqua , molta acqua, soltanto acqua: per la massima tensione di nervi sebbene non sia molto caldo, grondano di sudore poi ritornano alla base. Gli apparecchi passano molto spesso. Qindi camionette polacche fanno un’altra sortita. Prima di notte, recito con tutti il santo rosario, e poi essendo sabato, prometto di celebrare all’indomani la messa nella cantina. I Tedeschi che hanno impostato diversi cannoni tra BASCONI, PIANGERELLI e  STACCHIOTTI, portano via la bella macchina ( nota: una Bugatti) del conte Simonetti.

1944 soldati polacchi in piazza del comune

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1944 Villa CannoneI soldati polacchi caduti nel comprensorio Loreto – Osimo – Castelfidardo – Ancona furono in totale 536. Giovanissimi caduti nei giorni dal 1 al 15 luglio 1944 e sepolti a Loreto:
ADAMCZYK JAN – ANDRZEJEWSKI STEFAN – BARANOWSKI HENRYK – BIEL ANTONI – BLACHA PAWET – BOISSE ROMAN – CHRPINSKJ ZBIGNIEN F. – CHWOLKA BERNARD – CIECHANOWICZ 5. – CZECH KAZIMIERZ – CZUBEK JOZEF – DORNA LEON – DUDEK FRANCISZEK – GAJDZISZ BRONISLAW – GRECKI PAWEL – GRYM LEOPOLD – FUTOWSZI JOZEF – HELINSKI JAN – HODYAS LEON – JAGIELLD FRANCISZEK – JANIK EUGENIUSZ – JAZWINSKI CZESLAW – ANDRZEJEN JERZY – BAASNER JAN – BARTECZKO KAZIMIERZ – BIERCZYNSKI JAN – BOGUCKI KAZIMIERZ – BURDEK WTADYSTAW – CHRYSTOF BRONISTAW – CIBA MICIIAL PIOTR – CIESLAK ZYGMUNI’ – CZRNIAK WINCENTY – DABROWSKI STANISLAW – DROZD ZYGMUNT – DUDEWICZ STANISLAW – GLADKOOWSKI ZYGMUNT – ROZANDKI CZESLAW – RUPNIESKJ JOZEF – RYMKJEWICZ ZYGMUNII – SADOWSKiI LEON – KAJNO STANISLAW- SOBOL EDWARD – SOLYGA WACLAW – STACI-IOWLXK EDMUND- SUWALSKJ ALFKSY- SZCZPIORKOWSKI JAN – SZLEZAK BULESLAW- TRAPA RYSZARD – WASILEWSKI TADEUSZ- WIJZNIAK MARCIN- ZALESNY STANISLAW W. – ZANIESKI BOLESLAW – ZAPOLSKI KONSTANTY – ZAWITOSKI BENEDYKT – ZIENTARSKJ BERNARD – JUHNKE HFNRYK – KILAN WLADYSLAM – KURAB STANISLAW – KUTANIA JOZEF – KOZLAKOOwSKj HENRYK – KRASEWSKI BOLESLAW – KUCHARSKI WLADYSLAW – KURCEWICZ WLADYSLAW – LENARI’ ADAM – LISAJ ELIASZ- LEPSM KAZIMIERZ – LUBOWSKI ANTONI – MARKOWSKI STANISLXW – MATERNA LEON – MROCZKOwsKJ CZESLAW – NAREJKO YAN – NIEZGODA JAN – NOWAK GERHARD – OBARA STEFAN – OSTRUGA MIKOTAJ – PATTOCY ZYGMUNI’ – PIOTROWSKI JAN – PROKOPOWICZ EDWARD – PRYSTALSKI EDMUND – RADIKO KAZIMIERZ – ROGULSKI TADEUSZ – RUDZIK FRANCISZEK – RUSZKIEWICZ ALEKS – SABYNICZ ALEKSANDER – SEKULA STANISLAW – SKRZYPCZYK SZCZEPAN – SOBOLFWSKI BRONISLAW – SONA ANTONI TADEUSZ – SUDZICKI MIKOLAJ – SNORZYNSKI CZESLAW – SZOTAL TADEUSZ – SZYJAN BAZYLI – UCHMANOWICZ W. – WUJTOWICZ KAZLMIERZ – WRONSKI TEODOR – ZAMLXRA CZESLAW – ZAPIOR WLADYSLAW – ZAWILA JOZEF – ZIELINSKI JAN – ZYLBERT WLADYSLAW.

1944 soldati polacchi

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7 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

7 luglio 1944

Truppe Polacche in Osimo generale Anders

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

Cominciano le ordinanze del nuovo Comando:
1) Tutti i detentori di armi , compresi i patrioti, debbono farne immediatamente consegna;
2) il coprifuoco è dalle 21,30 alle 5;
Stamane mi sono svegliato solo alle nove, e finalmente ho trovato il tempo per radermi. Ma già alle 9,30 e fino alle 14 siamo daccapo col cannone. Rispondono da San Biagio, Santo Stefano e Monte Crescia.
Colpiti: la CRI, il palazzo Sinibaldi al Corso, la basilica di San Giuseppe, il palazzo Ida Gallo Carradori, tra gli altri. I rifugi, stamane quasi vuoti, rigurgitano.
Si viene a sapere che verso Campocavallo stanno ammassandosi oltre 200 automezzi alleati.  

Osimo era libera ma era nel bel mezzo della linea di fronte.

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi


La notte – nelle due cantine –  con tante persone, afosa per il caldo di luglio, rischiarata da piccola luce che spesso vien meno, aggravata dal pianto di bambini insonni e dalle lamentele di donne senza nessun coraggio, è resa spasmodica dal continuo sibilo di bombe che vanno e vengono, e da intermittente mitragliamento. Sentiamo rincorrersi attorno la casa e la chiesa ( nota:durante quelle notti la casa parrocchiale è meta di pattuglie ora tedeshe, ora polacche, in quanto la chiesa era in mezzo alle due linee nemiche)  diversi soldati.
Dopo lungo interminabile aspettare  viene l’alba. Le case vicine sono rovinate. Si fa un po’ di calma. Con molta agitazione e apprensione posso ancora una volta celebrare la santa messa.
Il mattino passa relativamente calmo. Verso le 10 viene Enrico BELFIORE che ci annuncia l’uccisione del padre  suo avvenuta ieri sera per mano tedesca e ci riferisce altre sconcertanti notizie ( nota: Augusto BELFIORE, già ricercato dai Tedeschi, si rifiuta di abbattere le querce e i Tedeschi per rappresaglia prima gli fanno scavare la fossa po lo colpiscono con il calcio del fucile, quindi lo uccidono dietro la casa delle segherie dei fratelli Scarponi).
Si fa pranzo insieme con tutti gli sfollati in sala. Dopo pranzo alcuni giovani – imprudentemente-  vanno al campanile per curiosare. Non l’avessero mai fatto ! I tedeschi – accortisi per mezzo dei cannocchiali – credono che siano Alleati; gli Alleati – avvistatili ugualmente – pensano che siano Tedeschi, in maniera che comincia da ambo le parti un orrendo indescrivibile cannoneggiamento, di cui la chiesa e la casa sono comune bersaglio.
La casetta presso la Chiesa è colpita in principio. Quindi, dalle 15 alle 19 – a più riprese, siamo al centro della battaglia. Ritiriamo tutti nelle due cantine nelle parti più riparate, e tra preghiere e lamenti, in un’agonia che non si dice, tra continui spaventosi sussulti, raccomandiamo l’anima nostra al Signore, ci mettiamo nelle  mani di Maria santissima, con l’ineluttabile prospettiva, di essere tra pochi istanti travolti dalle macerie .
Recitato l’atto di dolore, data a tutti l’assoluzione in massa, attendiamo che passi il momento cruciale.
Grazia Dei ed Deiparae si non sunus consumpti!.
Passato l’uragano , nessuno di noi ha subito la minima scalfitura. Rovinata però abbastanza la chiesa nello schienale, ai muri principali, il campanile, la sagrestia, le due camere sovrastanti, la camera mia ecc. perforata in più punti la sal, la cucina, con stoviglie, piatti, rovinate le porte, le finestre, le persiane ecc.
Non potevamo credere ai nostri occhi ! Questa è la guerra ! Se fossimo restati in sala altro tempo,molti di noi non ci sarebbero più !.

7 luglio 1944_1

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