RAZZISMO. Siamo tutti fiorentini

Condivido e pubblico le riflessioni di Randa Ghazy, scrittrice di origine egiziana e giornalista di Yalla Italia,
sulla strage di senegalesi.

“Rispetto e onore”. E poi polemiche di Randa Ghazy Yalla Italia  16 dicembre 2011
Siamo davvero bravi a fabbricare, indossare, e poi rigettare polemiche.
Un ragioniere pistoiese di 50 anni impugna una Magnum 357 e vaga per Firenze alla ricerca di senegalesi. Come in un videogioco. Li cerca, li trova, ne ammazza due, ne ferisce diversi altri.
Ed esplodono le polemiche.
Le polemiche tra gli abitanti di Firenze, tra loro e le istituzioni, polemiche all’interno del popolo internauta neonazista, polemiche in Casa Pound, polemiche tra Casa Pound e il mondo, eccetera e all’infinito.
Su tutte, la cosa che trovo più sconcertante è la determinata, noncurante sicurezza con cui tutti si lanciano, quasi in rincorsa, nel groviglio di commenti e “opinioni” che ora infiammeranno dibattiti in televisione e sulla rete, senza fermarsi un attimo, senza somatizzare e permettere all’indignazione di emergere, maturare, finchè la ratio non sopraggiunga, a renderci gli esseri umani che siamo.
Riflettiamo. Anziché schierarci, agitare il ditino saccente del “ma io l’avevo già detto”, anziché preparare le munizioni per la preannunciata battaglia mediatica e non.
Fermiamoci per almeno tre ragioni.
La prima particolare ragione è che occorre rispetto per le vittime. No, non “rispetto e onore” per Gianluca Casseri, come dicono i suoi ammiratori nazisti, fascisti, o chi per loro. Rispetto per i lavoratori senegalesi, gli esseri umani che l’estremismo più bieco chiama “immondizia negra”.
La seconda ragione è che non si tratta di un singolo episodio buono a far parlare le cronache per qualche giorno, ma, come dice il sociologo senegalese Ali Baba Faye, la vicenda di Firenze è solo “la punta di un iceberg”. Solo pochi giorni fa, una ragazzina si inventa uno stupro ad opera di un rom, e un campo rom viene incendiato, mentre a Sassari, un ragazzo nero viene pestato da una banda di quindici folli. Ora, è evidente che questi e altri episodi non rappresentano la società italiana tutta, ma l’autoindulgenza fin qui professata, quella che dipinge gli italiani come buoni, belli, di natura non razzista, è pericolosa. Non perché l’Italia non abbia avuto una grande tradizione di accoglienza, ma perché il nostro paese non è immune alla violenza, al razzismo, o come dice qualcuno “ai manganelli nelle carceri, alle pistole nelle piazze o alle taniche di benzina nei campi nomadi”. Esattamente come qualsiasi altro popolo.
C’è un sottotesto xenofobo, nei media, nel dibattito politico e in televisione, che ha una capacità di penetrazione culturale travolgente, e che è in grado di nullificare, nella testa di molti italiani, ogni sforzo compiuto da lavoratori immigrati onesti, seconde generazioni, attivisti che con la loro esistenza mostrano un’Italia possibile, interculturale, aggiornata col resto del mondo.
La terza ragione è che sull’immigrazione, abbiamo sbagliato più o meno tutto. Non so cosa pensare delle centinaia di senegalesi inferociti che scendono in piazza ora, ma so che la disumanizzazione degli immigrati, diventati per la politica “criminali” perché entrati irregolarmente in Italia, il percorso burocratico umiliante che riserviamo loro, un livello culturale generale forse ai minimi storici, e infine una crisi che piano piano rischia di farci diventare tutti poveri, sono gli elementi giusti per scatenare uno scontro che Oriana Fallaci si precipiterebbe ovviamente a chiamare “di civiltà”.

Sabato 17 Dicembre è la Giornata d’azione globale contro il razzismo per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati. A Milano come in altre città e paesi del mondo ci saranno manifestazioni contro il razzismo.
Dovremmo esserci tutti, per Samb Modou, Diop Mor e per molti altri senza nome. E capire per una buona volta che ci riguarda tutti. Dovremmo sentirci un po’ tutti fiorentini, oggi.

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Il razzismo è una brutta storia, che non ci appartiene.

“L’Italia sono anch’io” è una Campagna nazionale promossa, nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

L’iniziativa si propone di riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico il tema dei diritti di cittadinanza e la possibilità per chiunque nasca o viva in Italia di partecipare alle scelte della comunità di cui fa parte.  

Oggi nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Molti di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del 18° anno di età si vedono riconosciuta la possibilità di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi  un lungo percorso burocratico.

Questo genera disuguaglianze e ingiustizie, limita la possibilità di una piena integrazione, disattende il dettato costituzionale (art. 3) che stabilisce l’uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.  

I promotori della campagna si propongono di contribuire a rimuovere questi ostacoli, attraverso un’azione di sensibilizzazione che inizia ora, ma soprattutto attraverso la modifica dell’attuale legislazione che codifica le disuguaglianze. Per questo, è partita  la raccolta di firme per due leggi di iniziativa popolare, una di riforma dell’attuale normativa sulla cittadinanza, l’altra sul diritto di voto alle elezioni amministrative.

Il razzismo è una brutta storia, che non ci appartiene.

Il PD aderisce  all’iniziativa  e come sempre fatto – per le cause giuste- sarà anche nelle piazze della nostra città a sensibilizzare e raccogliere le firme degli osimani.
Paola

Europei ma “abbronzati”.

 

 

Almeno De Corato non ha detto che i Rom sono abbronzati come Obama.

E’ successo a CivitanovaMarche: “Sono solo bambini…”

Come dice il vecchio detto popolare in questi casi ?: Tali padri….

Paola

Padre Giovanni dall’Africa: anch’io dico non ci stò.

Ricevo e Pubblico la lettera di padre Giovanni Piumatti, missionario in Congo, che ha inviato 700 euro per pagare la mensa ai bambini di Adro (Brescia).

Caro “cittadino di Adro”, abbiamo letto qua in Africa, la tua lettera “Io non ci sto” e anche noi ci uniamo al tuo messaggio e al tuo gesto. Inviamo un contributo per pagare la mensa per un anno a uno dei tuoi-nostri bimbi…
A Muahnga e Bunyatenge, piccoli villaggi di foresta, ogni giorno diamo a tutti i ragazzi delle scuole (circa 900) una tazza di “masoso”, pappetta fatta mais-sorgo-soja senza zucchero: è capitato qualche volta che la casseruola si vuotasse troppo in fretta; subito i bimbi che avevano già ricevuto si sono mossi e hanno condiviso la loro tazza con gli altri.
Il contributo che mandiamo è null’altro che questo gesto, anche perché so che gli altri bimbi di Adro lo farebbero spontaneamente. Siamo sicuri che anche gli amici che ci hanno dato questi soldi come gesto di solidarietà e giustizia ne saranno fieri.

Padre Giovanni

Razzismo. Ci sono anche le buone notizie di chi dice NO.

Ricevo da Corrado e pubblico

Ricorderete  la recente polemica riguardo ai servizi di mensa scolastica nel comune di Adro, in provincia di Brescia. I bambini, le cui famiglie non potevano pagare la retta mensile per il servizio, venivano totalmente esonerati dal pranzo, in una completa situazione di disagio e disuguaglianza.
Bene, ora un imprenditore della zona, che ha preferito mantenete nascosta la sua identità, ha saldato il debito delle famiglie interessate, staccando all’amministrazione del piccolo comune bresciano un assegno di 10 mila euro e impegnandosi a pagare i pasti dei bimbi poveri fino alla fine dell’anno. Ma insieme a questo gesto, l’anonimo benefattore ha spiegato il suo gesto in una lettera, titolata “Io non ci sto”. Un vibrante atto di accusa a comunità e istituzioni. Nella missiva, pur dichiarandosi un elettore di centrodestra, ha denunciato la deriva razzista del nostro Paese. E non c’è da dargli torto, dopo il caso dei bambini stranieri messi a pane ed acqua a Montecchio Maggiore, evento replicato appunto ad Adro, e poi il caso di una bambina nigeriana, di soli 13 mesi, morta a Cernusco sul Naviglio per presunti ritardi nelle cure mediche a causa di una tessera scaduta, e infine le proteste leghiste a Paderno, in provincia di Udine, volte ad impedire la sepoltura di una bimba nel cimitero musulmano. Cercasi amore disperatamente…

“Io non ci sto” – Lettera del benefattore di Adro

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica. A scanso di equivoci, premetto che:
– Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
– So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina. Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.
Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala.E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.
Il sonno della ragione genera mostri.
Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.
Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.
E chi semina vento, raccoglie tempesta!
I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.E’ anche per questo che non ci sto.Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.
Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.
Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce. Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.
Un cittadino di Adro

Che progresso è questo che ci ha fatto dimenticare le nostre povertà, le nostre umili origini, i nostri valori, la semplicità e la durezza della  vita e sopratutto ci ha fatto dimenticare i legami di  solidarietà con i nostri fratelli ?

Nous sommes tous des immigrés

Sciopero dei migranti. Una manifestazione nata con l’obiettivo di scuotere le coscienze sul tema dei diritti negati ai migranti.
Dalle rivendicazioni alle proposte concrete il “popolo giallo” chiede la revisione della legge Bossi-Fini, la cittadinanza breve, il voto amministrativo, un no ai respingimenti collettivi e il prolungamento della durata del permesso di soggiorno.
La novità, rispetto alle manifestazioni anti-razziste del passato, consiste nell’aver posto l’accento sull’importanza dell’apporto economico dei lavoratori immigrati. In Italia lo sciopero è solo simbolico infatti non si bloccheranno completamente le attività produttive.
Invece, nella manifestazione gemella d’ oltralpe gli imprenditori e lavoratori di prima e seconda generazione hanno incrociato le braccia e stanno sfilando lungo le vie della capitale e dei più importanti centri della Francia dietro lo striscione “siamo tutti immigrati” con le foto dell’attore e cantante Yves Montand, del calciatore Michel Platini e del comico Coluche, tutti e tre di origine italiana. E’ proprio vero, alla fine siamo tutti stranieri di qualcuno.
Il Popolo Democratico di Osimo è da sempre impegnato  a costruire anche nella nostra città un clima  favorevole alla civile convivenza tra italiani e immigrati. Dispiace  constatare quanto invece successo recentemente nel civico consesso comunale dove le liste Simoncini&Latini hanno bocciato la nostra mozione per la istituzione di un consigliere comunale aggiunto in rappresentanza dei migranti stranieri presenti in città. Le liste alla guida della città hanno detto NO.  Osimo a differenza della maggior parte dei comuni marchigiani e italiani non avrà in consiglio comunale  la  voce del fratello migrante che vive, lavora, e regolarmente paga le tasse ed i servizi nella nostra città.
Il PD di Osimo rifiuta la logica dell’intolleranza che non fa altro che creare una società senza diritti soprattutto per chi si trova in condizioni svantaggiate. Non si può accettare assolutamente la logica che il clandestino sia un criminale!
Come hanno scritto qualche mese fa i missionari comboniani di Castel Volturno:

“Bisogna riaffermare il diritto di ogni persona ad esistere, ad essere rispettata nella sua umanità, nella sua ricerca di vita democratica e libertà. Il diritto a costruire un futuro per sé e per i propri figli”