Massimo Gramellini: colpa dei Prof

La Stampa il Buongiorno• 5-novembre-2015 di Massimo Gramellini. Colpa dei Prof

Durante le lezioni i ragazzini di una media di San Francesco al Campo, nel Torinese, riprendono gli insegnanti con il telefonino (il cui uso in classe è severamente proibito, dunque tacitamente tollerato) per poi metterli alla berlina sui social. I prof si lamentano e ventidue teleoperatori in erba finiscono sospesi da scuola.
Molti genitori insorgono. Per sgridare la spregiudicata prole? Giammai. Deprecano la rigidità degli insegnanti: perché prendersela per una ragazzata che alla peggio finirà sotto gli occhi di qualche milione di persone?
Con l’assoluzione urbi et orbi, soprattutto orbi, dall’abuso di Instagram e Facebook, si restringe sempre più la sfera dei comportamenti scolastici attribuibili ai figli. Se tirano uno schiaffo al prof, la colpa è del prof che non ha saputo incutere nella scolaresca il dovuto rispetto.
Se gli rubano il registro, la colpa è del prof che lo ha lasciato in vista: una sorta di istigazione a delinquere. Ma anche se gli mettono una mano di vernice sulla sedia e lui/lei ci spalma i pantaloni o la gonna sopra, la colpa è del prof che non ha controllato prima di sedersi.
E se gli fratturano il malleolo con una mazza da baseball? Che domande: la colpa è del prof, anzi della scuola intera, che ha permesso a un oggetto contundente di circolare indisturbato per i corridoi. Se poi un angioletto di mamma e papà prende due in tutte le materie, la colpa è ovviamente e unicamente del prof che non ha saputo stimolare l’ allievo e interessarlo alle lezioni. In realtà ci sarebbe una colpa che non si può dare ai figli (e tantomeno al prof): di avere dei genitori così.

linea
Purtroppo tutto tristemente vero e un fatto analogo è accaduto anche in una nostra scuola. E’  fondamentale che da tutte le  parti ( compresi i genitori)  siano biasimati certi comportamenti: il rispetto delle regole. Ne abbiamo bisogno noi insegnanti, ma ne ha bisogno soprattutto la nostra società.
Paola
cellulari a scuola

***

Dispersione Scolastica: un problema irrisolto

La dispersione scolastica è un problema che riguarda l’Italia e anche la nostra Regione. Le ultime rilevazioni fatte dall’Istat   ne confermano drammaticamente i livelli altissimi.
Nel  dettagliato  il report, realizzato su dati Istat, fatto dalla rivista specializzata Orizzonte Scuola ( clicca qui )
Dai dati emerge la drammatica situazione degli abbandoni scolastici nel nostro Paese   rispetto all’Europa: peggio di noi solo la Spagna, Malta e il Portogallo.
Nel complesso,  in Italia,  la quota di giovani che ha interrotto precocemente gli studi è pari al 17,6 per cento, il 20,5 tra gli uomini e il 14,5 tra le donne  quando nel 2012 il valore medio dell’indicatore nell’Ue27 si è attestato al 12,8%. Da rilevare come in  alcuni Paesi dell’Est, come Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia, la dispersione si attesta attorno al 5 per cento.
La Conferenza di Lisbona nel 2000 aveva individuato nella riduzione della dispersione uno dei cinque benchmark (obiettivi) che i Paesi membri dovevano raggiungere nel campo dell’istruzione entro il 2020. Entro questa la dispersione scolastica massima di ogni Paese dovrebbe essere del 10%.
Con quale prospettive, oggi, il nostro Paese si avvicina  a questo obiettivo fissato per il 2020 ? 

La situazione nelle Marche link 1    link 2

I tagli apportati alla Scuola pubblica italiana  in questi  ultimi anni, così come la riduzione apportata  all’orario scolastico dei nostri alunni  (ridotto di circa un sesto), ma anche una imperante etica neo liberale che vuole le scuole competitive sui risultati scolastici dei ragazzi non hanno , a mio modo  di vedere, favorito il contenimento del disagio e della dispersione scolastica. Anche le ultime  proposte-dichiarazioni  della neo Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini che vorrebbe ridurre di un anno il percorso formativo  della scuola superiore, non mi sembrano utili, non determinerebbe altro che un  incremento  della disoccupazione.

scOccorre che si investa  sull’alternanza scuola-lavoro,  su stage e tirocini, occorre far sentire accolti gli studenti anche investendo su apposite figure professionali,  occorre dare ampio spazio all’autonomia, aprire le scuole anche la sera e il fine settimana, stringere una rete tra scuola e cittadinanza.
Ma, sopratutto, non bastano le strategie, occorrono le risorse per attuarle.
Paola

L’attenzione alla Scuola

scuola 98745

E’ con il “batticinque” che Renzi pensa di ricostruire la Scuola pubblica Italiana ?

Apprezzo la grande attenzione che il primo Ministro Renzi ha deciso di dare alle politiche per la scuola. C’è da chiedersi però perchè non passare immediatamente dalle parole ai fatti? Ci sono già , ad esempio, depositate nelle Regioni i progetti presentati dalle amministrazioni per accedere ai 150 milioni di euro messi a disposizione dal Decreto del Fare.
Sono progetti immediatamente operativi finalizzati per la messa in sicurezza delle scuole ma, ad oggi, non finanziati perché le risorse a disposizione erano scarsissime. Per dar seguito ai buoni propositi del neo governo Renzi si potrebbero far partire da subito “mettere in  cantiere” questi progetti,  tutti mirati a garantire la salute di studenti e lavoratori, a partire dagli interventi di bonifica dell’amianto.
Partire subito da quello che c’è già , a che serve  girare per le Scuole e chiedere ai ragazzi per quale squadra di calcio sono tifosi? Accanto alla messa in sicurezza, si potrebbe poi cominciare ad uscire dalla logica dell’emergenza e puntare a costruire nuove scuole o a rendere quelle esistenti più moderne, dotate di strutture al passo con i tempi come osserviamo, girando per l’Europa, stanno facendo tutti gli altri Paesi.
Il nostro Paese ha bisogno di una nuova scuola per nuovi cittadini
Paola

La politica del fare nella Scuola pubblica

Nell’attesa di conoscere il nome del nuovo (o nuova) ministro dell’Istruzione, ricordo il pensiero  di Matteo Renzi sulla SCUOLA, dichirazioni  pronunciate in occasione della candidatura a segretario del Pd, elezioni poi stravinte anche grazie al voto del 43% dei docenti italiani:

Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito. Abbiamo permesso che si facessero riforme nella scuola, sulla scuola, con la scuola senza coinvolgere chi vive la scuola tutti i giorni. Non si tratta solo di un autogol tattico, visto che comunque il 43% degli insegnanti vota PD. Si tratta di un errore strategico: abbiamo fatto le riforme della scuola sulla testa di chi vive la scuola, generando frustrazione e respingendo la speranza di chi voleva e poteva darci una mano. Il PD che noi vogliamo costruire cambierà verso alla scuola italiana, partendo dagli insegnanti, togliendo alibi a chi si sente lasciato ai margini,offrendo ascolto alle buone idee, parlando di educazione nei luoghi in cui si prova a viverla tutti i giorni, non solo nelle polverose stanze delle burocrazie centrali. Casa per casa, comune per comune, scuola per scuola, da gennaio 2014 i nostri insegnanti, i nostri assessori alla scuola, i nostri circoli, i nostri ragazzi saranno chiamati alla più grande campagna di ascolto mai lanciata da un partito a livello europeo, sul doppio binario di una piattaforma tecnologica dedicata e di un rapporto personale, vis a vis. Chiameremo il Governo, il Ministro, i suoi collaboratori a confrontarsi sulle proposte e sulle idee. E daremo risposte alle proposte degli insegnanti, non lasciandoli soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola”.

Un’idea chiara sulle condizioni della scuola e di noi docenti. Ora  aspettiamo Renzi sui fatti: il governo è lui, non avrà più un governo da pungolare.    Aspettiamo  che le promesse fatte diventino realtà.

 

 

 

Dietrofront, salvati gli stipendi degli insegnanti

Il governo, di fronte alle proteste, fa dietrofront. La domanda è: ma perché avanzare questi provvedimenti, sapendo che sarebbero fonte di critiche, e poi ritirarli? Così le figuracce sono doppie.
Ma cosa era successo ?
Il Ministero dell’Economia  pretendeva di recuperare 150 euro  al mese dalle busta paga dei docenti delle scuole pubbliche italiane, fino alla restituzione dei soldi percepiti, a loro dire,  in più nel 2013 (derivanti dagli scatti stipendiali già percepiti). Un fatto assolutamente sconcertante, che fa da contraltare alle affermazioni del premier Letta, che all’inizio del suo mandato aveva promesso di mettere scuola e formazione come priorità del proprio governo, senza operare più tagli. Oltretutto, fa rabbia che si possa mettere le mani nelle tasche dei cittadini sottraendo soldi da stipendi modesti e invece saltano fuori ogni tipo di cavillo quando si devono toccare certi privilegi che vengono definiti “diritti acquisiti”.
In questi giorni è circolata la notizia dei dati sull’abbandono scolastico nel nostro Paese: questo si che è un problema.

Osimo2020, la città che vogliamo. La Scuola al centro delle priorità del futuro della nostra città.

Mercoledì 4 dicembre,  organizzato dal PD di Osimo nell’ambito del progetto“OSIMO 2020: FORUM DI IDEE SULLA CITTA’ CHE VOGLIAMO““, nuovo incontro pubblico, questa volta il tema di approfondimento sarà  la SCUOLA ad Osimo.

Presenti all’incontro saranno i tre Dirigenti Scolastici degli istituti Comprensivi osimani: la prof.ssa Elisabetta Monticelli, il prof.Fabio Radicioni e il prof.Mario Vita.

Tema dell’incontro sarà l’edilizia scolastica cittadina e quindi la sicurezza ma non solo: si cercherà di esaminare la situazione delle strutture scolastiche mettendo in evidenza quelle che sono le nuove esigenze di spazi capaci di rispondere al meglio, dal punto di vista didattico, ad una SCUOLA del futuro MODERNA e TECNOLOGICA. Vogliamo che  la SCUOLA sia al centro delle priorità del futuro della nostra città.
Edilizia Scolastica 4 dicembre 2013

Ti aspettiamo, Osimo 2020 la città che vogliamo.

Passaparoola

Aiutaci a diffondere l’incontro fra i tuoi contatti

RINVIATO l’incontro di questa sera sulla Scuola

Causa il persistere del maltempo, l’incontro fissato per questa sera ( mercoledì 27 novembre)  sulle problematiche della SCUOLA, è stato rinviato ad altra data.
Paola

Scuola