Massimo Gramellini: colpa dei Prof

La Stampa il Buongiorno• 5-novembre-2015 di Massimo Gramellini. Colpa dei Prof

Durante le lezioni i ragazzini di una media di San Francesco al Campo, nel Torinese, riprendono gli insegnanti con il telefonino (il cui uso in classe è severamente proibito, dunque tacitamente tollerato) per poi metterli alla berlina sui social. I prof si lamentano e ventidue teleoperatori in erba finiscono sospesi da scuola.
Molti genitori insorgono. Per sgridare la spregiudicata prole? Giammai. Deprecano la rigidità degli insegnanti: perché prendersela per una ragazzata che alla peggio finirà sotto gli occhi di qualche milione di persone?
Con l’assoluzione urbi et orbi, soprattutto orbi, dall’abuso di Instagram e Facebook, si restringe sempre più la sfera dei comportamenti scolastici attribuibili ai figli. Se tirano uno schiaffo al prof, la colpa è del prof che non ha saputo incutere nella scolaresca il dovuto rispetto.
Se gli rubano il registro, la colpa è del prof che lo ha lasciato in vista: una sorta di istigazione a delinquere. Ma anche se gli mettono una mano di vernice sulla sedia e lui/lei ci spalma i pantaloni o la gonna sopra, la colpa è del prof che non ha controllato prima di sedersi.
E se gli fratturano il malleolo con una mazza da baseball? Che domande: la colpa è del prof, anzi della scuola intera, che ha permesso a un oggetto contundente di circolare indisturbato per i corridoi. Se poi un angioletto di mamma e papà prende due in tutte le materie, la colpa è ovviamente e unicamente del prof che non ha saputo stimolare l’ allievo e interessarlo alle lezioni. In realtà ci sarebbe una colpa che non si può dare ai figli (e tantomeno al prof): di avere dei genitori così.

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Purtroppo tutto tristemente vero e un fatto analogo è accaduto anche in una nostra scuola. E’  fondamentale che da tutte le  parti ( compresi i genitori)  siano biasimati certi comportamenti: il rispetto delle regole. Ne abbiamo bisogno noi insegnanti, ma ne ha bisogno soprattutto la nostra società.
Paola
cellulari a scuola

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Dispersione Scolastica: un problema irrisolto

La dispersione scolastica è un problema che riguarda l’Italia e anche la nostra Regione. Le ultime rilevazioni fatte dall’Istat   ne confermano drammaticamente i livelli altissimi.
Nel  dettagliato  il report, realizzato su dati Istat, fatto dalla rivista specializzata Orizzonte Scuola ( clicca qui )
Dai dati emerge la drammatica situazione degli abbandoni scolastici nel nostro Paese   rispetto all’Europa: peggio di noi solo la Spagna, Malta e il Portogallo.
Nel complesso,  in Italia,  la quota di giovani che ha interrotto precocemente gli studi è pari al 17,6 per cento, il 20,5 tra gli uomini e il 14,5 tra le donne  quando nel 2012 il valore medio dell’indicatore nell’Ue27 si è attestato al 12,8%. Da rilevare come in  alcuni Paesi dell’Est, come Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia, la dispersione si attesta attorno al 5 per cento.
La Conferenza di Lisbona nel 2000 aveva individuato nella riduzione della dispersione uno dei cinque benchmark (obiettivi) che i Paesi membri dovevano raggiungere nel campo dell’istruzione entro il 2020. Entro questa la dispersione scolastica massima di ogni Paese dovrebbe essere del 10%.
Con quale prospettive, oggi, il nostro Paese si avvicina  a questo obiettivo fissato per il 2020 ? 

La situazione nelle Marche link 1    link 2

I tagli apportati alla Scuola pubblica italiana  in questi  ultimi anni, così come la riduzione apportata  all’orario scolastico dei nostri alunni  (ridotto di circa un sesto), ma anche una imperante etica neo liberale che vuole le scuole competitive sui risultati scolastici dei ragazzi non hanno , a mio modo  di vedere, favorito il contenimento del disagio e della dispersione scolastica. Anche le ultime  proposte-dichiarazioni  della neo Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini che vorrebbe ridurre di un anno il percorso formativo  della scuola superiore, non mi sembrano utili, non determinerebbe altro che un  incremento  della disoccupazione.

scOccorre che si investa  sull’alternanza scuola-lavoro,  su stage e tirocini, occorre far sentire accolti gli studenti anche investendo su apposite figure professionali,  occorre dare ampio spazio all’autonomia, aprire le scuole anche la sera e il fine settimana, stringere una rete tra scuola e cittadinanza.
Ma, sopratutto, non bastano le strategie, occorrono le risorse per attuarle.
Paola

L’attenzione alla Scuola

scuola 98745

E’ con il “batticinque” che Renzi pensa di ricostruire la Scuola pubblica Italiana ?

Apprezzo la grande attenzione che il primo Ministro Renzi ha deciso di dare alle politiche per la scuola. C’è da chiedersi però perchè non passare immediatamente dalle parole ai fatti? Ci sono già , ad esempio, depositate nelle Regioni i progetti presentati dalle amministrazioni per accedere ai 150 milioni di euro messi a disposizione dal Decreto del Fare.
Sono progetti immediatamente operativi finalizzati per la messa in sicurezza delle scuole ma, ad oggi, non finanziati perché le risorse a disposizione erano scarsissime. Per dar seguito ai buoni propositi del neo governo Renzi si potrebbero far partire da subito “mettere in  cantiere” questi progetti,  tutti mirati a garantire la salute di studenti e lavoratori, a partire dagli interventi di bonifica dell’amianto.
Partire subito da quello che c’è già , a che serve  girare per le Scuole e chiedere ai ragazzi per quale squadra di calcio sono tifosi? Accanto alla messa in sicurezza, si potrebbe poi cominciare ad uscire dalla logica dell’emergenza e puntare a costruire nuove scuole o a rendere quelle esistenti più moderne, dotate di strutture al passo con i tempi come osserviamo, girando per l’Europa, stanno facendo tutti gli altri Paesi.
Il nostro Paese ha bisogno di una nuova scuola per nuovi cittadini
Paola

La politica del fare nella Scuola pubblica

Nell’attesa di conoscere il nome del nuovo (o nuova) ministro dell’Istruzione, ricordo il pensiero  di Matteo Renzi sulla SCUOLA, dichirazioni  pronunciate in occasione della candidatura a segretario del Pd, elezioni poi stravinte anche grazie al voto del 43% dei docenti italiani:

Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito. Abbiamo permesso che si facessero riforme nella scuola, sulla scuola, con la scuola senza coinvolgere chi vive la scuola tutti i giorni. Non si tratta solo di un autogol tattico, visto che comunque il 43% degli insegnanti vota PD. Si tratta di un errore strategico: abbiamo fatto le riforme della scuola sulla testa di chi vive la scuola, generando frustrazione e respingendo la speranza di chi voleva e poteva darci una mano. Il PD che noi vogliamo costruire cambierà verso alla scuola italiana, partendo dagli insegnanti, togliendo alibi a chi si sente lasciato ai margini,offrendo ascolto alle buone idee, parlando di educazione nei luoghi in cui si prova a viverla tutti i giorni, non solo nelle polverose stanze delle burocrazie centrali. Casa per casa, comune per comune, scuola per scuola, da gennaio 2014 i nostri insegnanti, i nostri assessori alla scuola, i nostri circoli, i nostri ragazzi saranno chiamati alla più grande campagna di ascolto mai lanciata da un partito a livello europeo, sul doppio binario di una piattaforma tecnologica dedicata e di un rapporto personale, vis a vis. Chiameremo il Governo, il Ministro, i suoi collaboratori a confrontarsi sulle proposte e sulle idee. E daremo risposte alle proposte degli insegnanti, non lasciandoli soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola”.

Un’idea chiara sulle condizioni della scuola e di noi docenti. Ora  aspettiamo Renzi sui fatti: il governo è lui, non avrà più un governo da pungolare.    Aspettiamo  che le promesse fatte diventino realtà.

 

 

 

Dietrofront, salvati gli stipendi degli insegnanti

Il governo, di fronte alle proteste, fa dietrofront. La domanda è: ma perché avanzare questi provvedimenti, sapendo che sarebbero fonte di critiche, e poi ritirarli? Così le figuracce sono doppie.
Ma cosa era successo ?
Il Ministero dell’Economia  pretendeva di recuperare 150 euro  al mese dalle busta paga dei docenti delle scuole pubbliche italiane, fino alla restituzione dei soldi percepiti, a loro dire,  in più nel 2013 (derivanti dagli scatti stipendiali già percepiti). Un fatto assolutamente sconcertante, che fa da contraltare alle affermazioni del premier Letta, che all’inizio del suo mandato aveva promesso di mettere scuola e formazione come priorità del proprio governo, senza operare più tagli. Oltretutto, fa rabbia che si possa mettere le mani nelle tasche dei cittadini sottraendo soldi da stipendi modesti e invece saltano fuori ogni tipo di cavillo quando si devono toccare certi privilegi che vengono definiti “diritti acquisiti”.
In questi giorni è circolata la notizia dei dati sull’abbandono scolastico nel nostro Paese: questo si che è un problema.

Osimo2020, la città che vogliamo. La Scuola al centro delle priorità del futuro della nostra città.

Mercoledì 4 dicembre,  organizzato dal PD di Osimo nell’ambito del progetto“OSIMO 2020: FORUM DI IDEE SULLA CITTA’ CHE VOGLIAMO““, nuovo incontro pubblico, questa volta il tema di approfondimento sarà  la SCUOLA ad Osimo.

Presenti all’incontro saranno i tre Dirigenti Scolastici degli istituti Comprensivi osimani: la prof.ssa Elisabetta Monticelli, il prof.Fabio Radicioni e il prof.Mario Vita.

Tema dell’incontro sarà l’edilizia scolastica cittadina e quindi la sicurezza ma non solo: si cercherà di esaminare la situazione delle strutture scolastiche mettendo in evidenza quelle che sono le nuove esigenze di spazi capaci di rispondere al meglio, dal punto di vista didattico, ad una SCUOLA del futuro MODERNA e TECNOLOGICA. Vogliamo che  la SCUOLA sia al centro delle priorità del futuro della nostra città.
Edilizia Scolastica 4 dicembre 2013

Ti aspettiamo, Osimo 2020 la città che vogliamo.

Passaparoola

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RINVIATO l’incontro di questa sera sulla Scuola

Causa il persistere del maltempo, l’incontro fissato per questa sera ( mercoledì 27 novembre)  sulle problematiche della SCUOLA, è stato rinviato ad altra data.
Paola

Scuola

 

 

Con il PD la Scuola ritorna ad essere una priorità

scuola 4587Su indicazione della ministra PD dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, il Consiglio dei ministri ha assunto provvedimenti che portano investimenti nella scuola, dopo anni di tagli. Oltre ai fondi, però, occorrono nuove strategie che portino il mondo della scuola ad essere più a contatto con la realtà del mondo produttivo, visto che è dalla scuola che si formerà la futura classe dirigente del Paese.

Prende forma in Danimarca una possibile scuola del futuro

In Danimarca,, a Copenaghen, è stata progettata una scuola senza spazi chiusi, senza aule tradizionali e senza l’utilizzo di libri cartacei. E’ l’Orestad College, una scuola superiore, l’indirizzo corrisponde a quello di un liceo e si assiste ad un costruttivo stravolgimento sia dell’architettura dell’edificio, che dell’organizzazione didattica.
L’idea è quella di creare un ambiente che gli studenti percepiscano come loro e in cui possono trovarsi a loro agio e organizzare da soli il proprio tempo. L’esterno presenta numerosissime vetrate, l’ambiente è quindi molto luminoso; l’edificio si sviluppa su quattro piani e gli spazi dedicati alle lezioni sono organizzati in modo che si possano creare gruppi di lavoro tra gli studenti.

lavori di gruppo

lavori di gruppo

L’organizzazione didattica prevede che il docente fornisca un imput che stimoli l’intuizione, la creatività degli studenti, che a loro volta possono sviluppare l’argomento sotto la guida del docente stesso. Si lavora per obiettivi e lo studente sa di avere un certo tempo per raggiungere il suo obiettivo e all’interno di questo tempo può organizzarsi come meglio crede.

Una scuola così quando la vedremo anche da noi  ?

Ecco nel particolare come sarà la  Orestad College  di Copenaghen
( tratto da un articolo di marisamoles)

Bologna ha scelto la scuola pubblica

Articolo 33 della Costituzione
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Erano due le opzioni al referendum sulle scuole materne di Bologna:
A per riportare i finanziamenti statali solo alla scuola pubblica.
B per mantenerli anche alla scuola privata.

Ha vinto l’opzione A col 59% contro il 41%.

scuola pubblica

La Coste Costituzionale sentenzia che il personale scolastico è alle dipendenze dello Stato: bocciata l’idea privatistica di Formigoni

scuola pubblica 458 Una delle ultime leggi approvate dal consiglio regionale Lombardo presieduto da Formigoni permetteva alle singole scuole lombarde di reclutare i docenti.
Un provvedimento legislativo che all’articolo 8 prevedeva appunto che “al fine di realizzare l’incrocio diretto tra la domanda delle istituzioni scolastiche autonome e l’offerta professionale dei docenti, a titolo sperimentale, nell’ambito delle norme generali o di specifici accordi con lo Stato, per un triennio a partire dall’anno scolastico successivo alla stipula, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, per reclutare il personale docente con incarico annuale necessario a svolgere le attività didattiche annuali e di favorire la continuità didattica”.
Di fatto la legge lombarda prevedeva che la scelta dei docenti toccasse al singolo istituto, quindi al dirigente scolastico.

Come auspicabile, la legge lombarda è stata considerata illegittima dalla Corte costituzionale lo scorso 24 aprile.
Nella sentenza si legge: “… nell’attuale quadro normativo il personale scolastico è alle dipendenze dello Stato e non delle singole Regioni. Ne consegue che ogni intervento normativo finalizzato a dettare regole per il reclutamento dei docenti non può che provenire dallo Stato, nel rispetto della competenza legislativa esclusiva di cui all’art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., trattandosi di norme che attengono alla materia dell’ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato”.

La SCUOLA è per TUTTI

scuola 6Ritengo assolutamente sbagliata l’adozione dei test d’ingresso alle scuole superiori, come paventato in questi giorni da diversi presidi, in particolare per ovviare al problema della mancanza di risorse e spazi, che ogni anno già esclude molti studenti dall’orientamento scelto, in pieno contrasto con quello che è il diritto allo studio. Il test di ammissione rischia oltretutto di diventare un ulteriore fattore discriminante per una categoria di alunni ancora in fase evolutiva, facendo perdere a tanti di questi ragazzi l’opportunità di un ascensore sociale quale può essere la Scuola.
La soluzione semmai, per accogliere tutti dando comunque il riconoscimento al merito, è di restituire risorse, stabilità e fiducia al mondo della Scuola, con un piano che preveda la ristrutturazione dell’edilizia scolastica, la lotta alla dispersione scolastica, gli investimenti nella ricerca.

Lettera ai miei allievi: oggi hanno bocciato il maestro!

Ricevo, non so cosa dire e pubblico

giornale FattoQdi Alex Corlazzoli . Cari allievi, oggi il vostro maestro è stato bocciato. Sì, avete letto bene: il Ministero della Pubblica istruzione, al Concorsone, mi ha rimandato. Il maestro, che ogni anno entra in classe insegnando storia, geografia, musica, educazione all’immagine, informatica, scienze, dopo aver passato un concorso e ottenuto l’abilitazione nel 1999, non ha passato il test di preselezione che è stato costretto a fare per tentare di non essere più precario.

Un personal computer, non una persona, in cinquanta minuti ha deciso che io non potrò continuare a essere il vostro maestro ogni anno ma sarò destinato ancora a girare come le giostre da un paese all’altro.
Con me sono stati bocciati sei su dieci che hanno provato: su 22 persone che erano in aula con me solo 9 sono state promosse.
Volete sapere cosa mi hanno chiesto? No, non ho il coraggio di dirvelo, cari allievi. Voi state immaginando domande sulla didattica, su come si trasmettono a voi la storia, la geografia, l’educazione civica. State immaginando che mi hanno “interrogato” per sapere come v’insegno a usare internet, la mail, i social network che il 74% di voi utilizza.
No, nulla di tutto questo. Mi hanno fatto un quiz, come quelli che fate voi quando vi costringono a fare i test dell’Invalsi più o meno. Per sapere se so fare il maestro mi hanno chiesto: “Pamela, Fiona e Gina, sono tre ragazze newyorkesi. Stanno prendendo il sole in una piscina della loro città. Pamela indossa un costume intero. Fiona legge un libro, Pamela e Gina sono cugine”. Dovevo indovinare la risposta esatta tra queste quattro: “Fiona è una studentessa universitaria; Pamela è grassa; a Roma non sono le 9 del mattino; Pamela e Fiona sono cugine”.
Lo so che state ridendo. Ma i vostri maestri oggi non hanno il sorriso. Dicono che si chiama logica, cari ragazzi.
Eppure domani dovrò tornare in classe in una scuola illogica. Mi hanno bocciato ma per qualche mese servo ancora al signor ministro che avrei voluto vedere fare un test con me.
Domattina tornerò tra voi, continueremo a leggere il quotidiano insieme, a imparare la Costituzione e la democrazia con i nostri consigli comunali di classe. Parleremo ancora di musica senza suonare il piffero ma ascoltando Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber. Vi insegnerò scienze portandovi alla fiera del consumo critico a Milano. Cercherò di ascoltare ancora i problemi di quelli tra voi che hanno il papà e la mamma separati; di chi non riesce a studiare perché a casa non c’è nessuno che lo può aiutare visto che mamma e papà parlano poco l’italiano ma molto bene l’arabo. No, non mi sono dimenticato: anche se non so bene rispondere al quiz di Fiona, Gina e Pamela; anche se la nostra Scuola italiana non ha soldi continuerò a organizzare il nostro viaggio d’istruzione al Parlamento a Roma o sui beni confiscati alla mafia in Sicilia, cercando soldi tra qualche imprenditore. Andremo a Mirandola, a incontrare i bambini che vivono nei container: perché per noi parlare di Emilia è anche questo.
Non preoccupatevi, quel signore che si chiama Francesco Profumo, forse non ama veramente la scuola ma il vostro maestro prova ogni giorno ad amarla. Anche se è stato bocciato.

Cancellato dal DDL STABILITA’ l’aumento delle ore di insegnamento

Il pericolo è scongiurato, dietrofront del governo sulla decisione di incrementare da 18 a 24 ore settimanali l`orario di lavoro per i docenti delle scuole medie e superiori.

Scuola, mi unisco alle proteste.

Al coro delle proteste che si è levato da ogni istituto scolastico contro l’ennesimo attacco all’ efficienza dell’istruzione e alla dignità di insegnanti e studenti, aggiungo la mia voce.

La scuola, come la formazione e la ricerca, è il luogo in cui si costruisce il futuro delle giovani generazioni, promuovendo competenze e merito. Invece anche questo Governo ha scelto di trattarla come una qualunque voce di bilancio da tagliare per far quadrare i conti.

Allungare l’orario delle cattedre scolastiche a 24 ore  provocherà la soppressione di 1 cattedra ogni 4 di quelle attualmente esistenti, tra l’altro già pesantemente colpite dai tagli della Gelmini.  In altri termini, 20-30 mila posti di lavoro rischiano di essere cancellati con un colpo di spugna e senza alcun beneficio economico per chi dovrà lavorare 6 ore in più alla settimana.
Ora il ministro Profumo ha avanzato qualche timida apertura ma rimane il timore che a pagare gli effetti dei tagli possano essere i precari, gente in lista d’attesa da anni e che fatica a portare a casa 600 euro al mese, e l’organizzazione scolastica, dove già si prefigurano classi con 40-50 studenti.
Se l’Europa è giustamente il faro illuminante del Presidente Monti, il Governo guardi cosa accade nei Paesi europei più avanzati: quali investimenti ci sono stati e continuano ad esserci, anche oggi che la crisi morde, per garantire formazione e aggiornamento ai docenti, assicurare laboratori e programmi didattici innovativi agli studenti, promuovere relazioni proficue tra luoghi del sapere e dell’economia.
In Italia, invece, prima la scure del vecchio governo e oggi le scelte di Profumo rischiano di smantellare ormai perfino il sostegno agli studenti diversamente abili.
L’auspicio è che il Governo  ritrovi senso e misura e che le forze politiche responsabili si impegnino a fermare le scelte sbagliate del Governo contro la scuola e l’istruzione.

Intanto leggo che il disegno di legge di Stabilità contiene una norma che prevede l’erogazione di 223 milioni alle scuole paritarie. In pratica, quello che si toglie alla scuola pubblica viene assegnato alle paritarie.

Paola

SE IL CAMPIONATO DI CALCIO FOSSE COME L’ANNO SCOLASTICO

da “TUTTOSCUOLA” 25 settembre 2012. Ve lo immaginate il campionato di calcio che comincia con squadre incomplete, in attesa che i titolari definiscano il contratto, utilizzando per le prime partite i ragazzi della primavera? Oppure prive del portiere titolare e di quello in seconda, costrette a mettere in porta un ragazzino non tesserato o il raccattapalle? Non l’immaginate.

Ve l’immaginate una squadra che scende in campo per le prime partite soltanto con dieci giocatori, senza nessuna riserva in panchina e con la speranza che nessuno si acciacchi e finisca in infermeria? E con il coach, il mister, che, mentre chiede comprensione ai tifosi, tempesta di telefonate i dirigenti della società per avere i rinforzi per la squadra ancora a ranghi incompleti?

Non l’immaginate, vero?

No. Non riuscite certamente a immaginare una disgrazia del genere, da incubo per milioni di tifosi.

Eppure la scuola, da tanti anni (troppi) il suo campionato lo comincia così.

Manca sempre qualche titolare (docente) e i sostituti (supplenti annui) arrivano con il contagocce, mentre il coach (dirigente scolastico) tappa i vuoti dei posti mancanti con supplenti che rimarranno in campo fino all’arrivo dell’avente titolo (una formulazione burocratica inventata dalla società, pardon, dall’Amministrazione per giustificare i ritardi cronici nelle nomine).

Poi capita che, quando la squadra ha già disputato le prime partite e il campionato, bene o male è partito, qualche titolare viene trasferito improvvisamente in altra squadra (assegnazione provvisoria in altra provincia).

E i tifosi (pardon, i genitori) se la prendono con il coach (che per fortuna, a differenza del calcio, almeno non perde la panchina). È la scuola d’inizio campionato, bellezza. (LINK all’articolo originale)

Uscito il bando del “concorsone” per l’insegnamento.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando del «concorsone» per assumere 11.542 docenti nel biennio 2013-2014.
I reclutamenti serviranno a coprire il 50% del fabbisogno, mentre l’altra metà sarà soddisfatto attraverso le graduatorie a esaurimento dei precari.
Al concorso possono partecipare i docenti che hanno conseguito almeno un’abilitazione all’insegnamento entro quest’anno. Oppure che abbiano conseguito la laurea alla data del 22 giugno 1999.
L’iscrizione avverrà online, a partire dal 6 ottobre 2012 e fino alle ore 14.00 del 7 novembre 2012. I candidati possono concorrere per uno o più posti, purché nella stessa regione, ovvero per una o più classi di concorso in base alle abilitazioni ottenute in passato.
La prima prova sarà effettuata con i pc, e sarà su base regionale: si tratta di un test con 50 quesiti, di logica, comprensione, lingua straniera e informatica. La seconda prova «scritto-pratica» sarà invece su base nazionale.

Per informazioni sul bando CLICCARE QUI


IL CONCORSO SULLA STAMPA:

SOLE 24 ORE, scuola – speciale concorsone
www.ilsole24ore.com

ORIZZONTE SCUOLA
www.orizzontescuola.it

TECNICA DELLA SCUOLA
www.tecnicadellascuola.it

JOBMEETING – www.jobmeeting.it 

 

Solidarietà e vicinanza ai tutti i lavoratori precari della scuola

Voglio esprimere la mia solidarietà e vicinanza a tutti i lavoratori precari della scuola che chiedono al Governo certezza sul loro futuro.
 Dopo tredici anni il Ministero dell’Istruzione ha deciso di indire un concorso per la copertura di circa 12 mila cattedre, mentre quasi altrettante saranno destinate ai docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Un percorso di inserimento a doppio binario che rappresenta un primo passo ma non sana la storica piaga dei 200mila precari nel mondo della scuola, che ogni anno permettono la ripresa dell’attività didattica. Sono insegnanti capaci e preparati, che hanno già acquisito sul campo le competenze necessarie e che da troppo tempo attendono il proprio turno in graduatoria.
Sarebbe auspicabile per il futuro, riconsiderare gli strumenti di valutazione dei titoli, improntandoli alla massima serietà e funzionalità di tutto il sistema scolastico. E in ogni caso non si devono disperdere le risorse di competenza e professionalità accumulate da un enorme numero di lavoratori da anni in attesa di qualche certezza.