Europei ma “abbronzati”.

 

 

Almeno De Corato non ha detto che i Rom sono abbronzati come Obama.

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Abolire la parola “tolleranza” e sostituirla con “CONVIVENZA”.

NO al RAZZISMO. Noi vogliamo  promuovere  un tipo di società aperta e meticcia che nel suo lavoro quotidiano produce un paese solidale pronto a includere anziché escludere.

Paola Andreoni

Lutto all’Unità: morto il giornalista Toni Fontana

Toni Fontana, morto a 55 anni martedì scorso, era un giornalista de L’Unità, ed era un grande giornalista. Dopo un viaggio nel mondo dell’immigrazione trevigiana, così scriveva nel suo Libro “Apartheid”:

“Il cronista non deve anteporre le proprie convinzioni o, peggio, ideologia (se ne ha) al racconto dei fatti. Non s…ono mai stato in un luogo per dimostrare quanto già sapevo, il giornalista è un testimone degli avvenimenti, il suo compito è narrarli cercando di essere quanto più onesto possibile. Ciò non impedisce di prendere parte a una battaglia democratica, contro il razzismo, contro una sottocultura che sta generando in alcune zone del Veneto un apartheid moderno, tecnologico, fondato su un’integrazione che nasconde la costruzione di una società piramidale nella quale i “bianchi” godono di tutti i diritti, mentre gli altri ne sono esclusi e questi altri sono operai delle fabbriche assunti a tempo indeterminato, ai quali vengono pagati i contributi Inps, badanti, artigiani, manovali dei cantieri che, tutti assieme, producono il 5 per cento del Pil, della ricchezza del Veneto. Ma, secondo Gentilini, costoro devono lavorare e poi rintanarsi a casa; i luoghi della socialità, piazze, cinema, porticati, giardini attrezzati per i giochi dei bambini, le sedie dei bar e le feste di paese sono riservati alla “prima società ”.

E’ successo a CivitanovaMarche: “Sono solo bambini…”

Come dice il vecchio detto popolare in questi casi ?: Tali padri….

Paola

Dignità per i 200 profughi eritrei prigionieri in Libia

Ricevo e Pubblico

LETTERA DI DAG AGLI ITALIANI

 Mi appello al popolo italiano e a quello libico, in nome di tutti gli eritrei, i somali e gli etiopi che in questo momento stanno soffrendo in Libia. So benissimo cosa vuol dire essere nelle mani della polizia libica. Uso le ultime parole che mi rimangono, perché anche le parole finiscono quando non avviene nessun cambiamento. Mi sento impotente davanti a questi governi crudeli che non sanno cosa vuol dire essere privati della libertà non per una singola giornata, ma per due, tre o quattro anni…
Io l’ho vissuto sulla mia pelle: i maltrattamenti nelle carceri libiche, gli schiaffi, le bastonate, gli insulti dei poliziotti libici. Anche io sono stato deportato dentro un container, durante un giorno e mezzo di viaggio, verso il carcere di Kufrah, con altre 110 persone, ammucchiati come sardine. Con noi c’erano anche otto donne e un bambino eritreo di quattro anni. Si chiamava Adam. Chissà che fine ha fatto quel bambino, chissà se è riuscito a salvarsi dalla trappola italo libica, chissà se sua mamma non è stata violentata dai poliziotti libici davanti a lui… Se è sopravvissuto, ormai avrà otto anni, e comincerà a capire piano piano che razza di mondo è riservato per lui e tanti altri come lui.
Perché tutta questa violenza, questo odio contro di noi? È vero, è giusto che per garantire il ben essere di uno, l’altro debba soffrire, debba pagare il prezzo?
Veniamo da paesi dove l’Italia non ha ancora fatto i conti con i suoi massacri durante il periodo coloniale e dove ancora oggi, dopo mezzo secolo, usa i libici per combattere gli eritrei, come all’epoca delle colonie usava gli eritrei per combattere i libici. È vero che la libertà di questi miei fratelli minaccia il benessere dei cittadini europei? È vero quindi che un accordo per il gas e il petrolio vale di più delle vite umane e della loro libertà naturale? Perché l’Italia, da paese civile, non ha previsto nell’accordo con la Libia il minimo rispetto dei diritti “inviolabili” degli esseri umani invece di chiudere un occhio e vantarsi di aver bloccato l’emigrazione via mare?
Mi ricorda la stessa ipocrisia con cui Mussolini fece credere al suo popolo che l’Italia avesse stravinto sugli abissini senza dire nulla sui mezzi che avevano portato a quelle vittorie, ovvero tonnellate e tonnellate di gas utilizzate senza pietà per sterminare i civili. Il tono del governo è lo stesso, oggi come allora, ed è la stessa la reazione della gente.

Se ripenso a Adam, il bambino di quattro anni che era con noi sul container, mi chiedo: quale era la sua colpa? Mi ricordo che ogni tanto l’autista del container (Iveco) si fermava per mangiare o per i suoi bisogni, mentre 110 persone urlavano per il caldo infernale del Sahara, per la mancanza d’aria, che a malapena entrava mentre il camion era in movimento. Il piccolo Adam lo tenevamo vicino al buco da dove entrava un po’ d’aria da respirare… mentre chi si trovava in fondo al container si agitava disperatamente, urlava, piangeva. È possibile vedere ancora deportazioni di massa dentro i container?
Quando ci hanno arrestato poi, i libici non ci hanno chiesto perché fossimo in Libia e cosa volessimo. Eravamo semplicemente la preda dei poliziotti, eravamo donne da stuprare e uomini da bastonare. Pochi giorni fa ho incontrato una persona, in una situazione che non voglio descrivere. Questa persona lavora a Tripoli e mi ha detto che tra gli ultimi respinti in mare verso la Libia c’era una ragazza di 22 anni che è stata violentata dai poliziotti libici appena arrestata. Alla fine è riuscita a evadere, corrompendo una guardia, ma ora è incinta e non vuole far nascere un figliastro di cui non conosce nemmeno il padre…
Perché non si reagisce prima che diventi troppo tardi? Perché tutto questa indifferenza verso la sofferenza degli altri, oltretutto provocata dall’Italia stessa? Dov’è la “civiltà” di un paese che finanzia un soggetto terzo per eseguire il lavoro sporco e lavarsene le mani come Pilato? Quando smetterà l’Italia di essere il “mandante” di queste violenze?
Guarda caso poi, dopo la “deportazione” i poliziotti libici ci vendettero per 30 dinari a testa (circa 18 euro) agli intermediari che poi ci riportarono sulla costa.
Anche noi abbiamo dei genitori, che si ricordano sempre di noi, e che piangono assieme pensando alle sofferenze che viviamo, alle botte e agli insulti che prendiamo. Ma anche noi avremo giustizia per tutto quello che stiamo subendo. Oggi paghiamo il prezzo che i vostri governi hanno deciso di pagare per far godere al “popolo” la sicurezza energetica. Ma le lacrime e il sangue versato non saranno dimenticati.
Uso le ultime parole che mi sono rimaste, l’ultima energia dopo due anni di battaglia su questo tema ma spero di poterlo avere ancora. Ho girato l’Italia, partecipando a centinaia di incontri e di proiezioni (di “Come un uomo sulla terra”, ndr.) e ringrazio tutti coloro che mi hanno fatto vedere la loro indignazione e la loro vergogna di essere rappresentati da questi governi ipocriti.

Ma mi chiedo: se io che grido da qui non ho ascolto, figuriamoci i miei fratelli che stanno nella bocca del lupo. Ma continuo a gridare lo stesso e dico: Italia tu che sei civile e potente guarda queste persone e ricordati cosa hai fatto ai loro nonni.

  MOBILITAZIONE NAZIONALE
PER LA LIBERAZIONE DEI 250 ERITREI
DEPORTATI NEL DESERTO LIBICO

 

Indagine sull’Italia per i maltrattamenti agli immigrati

Il Comitato Antitortura del Consiglio d’Europa (CPT) ha auspicato l’apertura di un’approfondita inchiesta sui maltrattamenti da parte dell’Italia dei richiedenti asilo provenienti dall’Africa, respinti in Libia nel luglio scorso. Quest’agenzia, che aveva inviato una missione sul posto a fine luglio, ritiene che l’Italia abbia violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo intercettando gli immigrati in mare per respingerli verso la Libia.

” Allo stato attuale, la Libia non dovrebbe essere considerata come sicura per i rifugiati che rischiano maltrattamenti “

 afferma il rapporto. Dalla visita dei suoi esperti, emerge che Roma “ha consapevolmente respinto persone particolarmente vulnerabili o che avrebbero potuto far valere uno status di rifugiati”, deplora il documento.
Il rapporto, pubblicato a Strasburgo con gli elementi di risposta del governo, giunge dopo le critiche di altre organizzazioni.
Human Rights Watch (HRW) ha criticato l’Italia per i respingimenti degli immigrati clandestini verso la Libia. “Le navi italiane respingono le imbarcazioni degli immigrati clandestini senza verificare se tra loro ci siano rifugiati, malati o feriti, donne incinte o minori”, indicava a settembre il rapporto dell’organizzazione.
[HRW] chiedeva all’Italia ed all’Unione europea di “rinunciare a respingere i non libici verso la Libia finché il modo di questo paese di trattare immigrati, richiedenti asilo e rifugiati non sarà conforme alle norme internazionali”.
L’accordo siglato dall’Italia con la Libia per respingere gli immigrati è stato criticato a dicembre anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che ha criticato il respingimento dei rifugiati aventi valide ragioni per chiedere asilo in Europa.

Padre Giovanni dall’Africa: anch’io dico non ci stò.

Ricevo e Pubblico la lettera di padre Giovanni Piumatti, missionario in Congo, che ha inviato 700 euro per pagare la mensa ai bambini di Adro (Brescia).

Caro “cittadino di Adro”, abbiamo letto qua in Africa, la tua lettera “Io non ci sto” e anche noi ci uniamo al tuo messaggio e al tuo gesto. Inviamo un contributo per pagare la mensa per un anno a uno dei tuoi-nostri bimbi…
A Muahnga e Bunyatenge, piccoli villaggi di foresta, ogni giorno diamo a tutti i ragazzi delle scuole (circa 900) una tazza di “masoso”, pappetta fatta mais-sorgo-soja senza zucchero: è capitato qualche volta che la casseruola si vuotasse troppo in fretta; subito i bimbi che avevano già ricevuto si sono mossi e hanno condiviso la loro tazza con gli altri.
Il contributo che mandiamo è null’altro che questo gesto, anche perché so che gli altri bimbi di Adro lo farebbero spontaneamente. Siamo sicuri che anche gli amici che ci hanno dato questi soldi come gesto di solidarietà e giustizia ne saranno fieri.

Padre Giovanni