Auguri a tutti Voi per un ANNO BUONO !

 

 

 Auguri a tutti Voi perchè il  2010 sia un

ANNO BUONO

 Giorno dopo giorno.Pioggia e sole cambiano la faccia delle persone. Sempre e per sempre“. L’unica certezza, è che sempre questo blog dalla stessa parte troverai. Sopra i tetti con i lavoratori, con i precari e i disoccupati, con gli osimani che vogliono un’Alternativa a questo governo cittadino, con chi ha subito ingiustizia, con chi è posto ai margini, con le donne, con chi è Migrante e cerca patria, con chi onestamente vive del proprio lavoro e del proprio ingegno, con chi cerca e porta la pace. Questa è l’unica mia e nostra certezza. Il 2010 si preannuncia già come un anno difficile. Venti di guerra soffiano in tutto il mondo e la crisi economica continua a mietere vittime incolpevoli. Io e tutti gli amici che con me sostengono questo blog non staremo in silenzio, continueremo a R-esistere, a fare la Nostra-informazione e non ci faremo comprare, imbavagliare, o intimidire da nessuno. 
                                                                                                                                Buon 2010!
Paola Andreoni

Un Anno Nuovo non serve a niente
se il cambiamento non è avvenuto nella mente;

Un Anno Nuovo si affaccia al mondo,
facciamolo brillare che non diventi tramonto;

Un Anno Magico abbiamo al cuore,
dipingiamo con le mani ,
quel che la mente vuole;

Un Anno Buono ci chiede il mondo
che sia l’inizio di un grande girotondo;

Un Anno Nuovo è nella mescolanza
balliamo insieme la stessa danza e riaccendiamo la speranza;

Un Anno Buono la vita chiede
solo di questa luce il mondo ha sete;

Saranno le mani fertili dell’uomo
a rendere quest’Anno Nuovo un Anno Buono

                                     Auguri a tutti perchè il 2010 sia un Anno Buono.

 

 

Le migliori vignette del 2009 secondo Time

La rivista statunitense Time nell’ultima edizione del 2009, ha pubblicato la classifica delle migliori 10 vignette umoristiche del 2009.
Tra le proposte , figura quella sulle nozze Fiat – Chrysler  che trovo  significativa e carina …

Addio 2009, non ci mancherai.

articolo del giornalista-sindacalista Davide Orecchio.

” Nessuno rimpiangerà il 2009. Anno di fregature collettive, posti di lavoro bruciati e intrighi sessuo-politici. Anno tutto all’insegna del meno. Meno soldi, meno lavoro, meno sinistra e meno tolleranza (omosessuali, immigrati e carcerati d’Italia ne sanno qualcosa). Un anno da lasciar passare in fretta come una chiazza di sporco nel mare, sperando sia rapida la corrente che lo porta lontano. A questo 2009, ennesima tappa di transizione verso un futuro chissà quando migliore, si può dire addio senza nostalgia. E se qualcuno, nel suo privato, ha conosciuto momenti di felicità o addirittura azzeccato una qualche svolta, non potrà negare che nella dimensione comune, nel generale rousseauviano, Mister 2009 è stato solo un calcio nel sedere.

Non poteva che salutarci con una legnata globale, un brutto ceffo simile. E la legnata è arrivata, col flop di Copenaghen, dove le classi dirigenti hanno dimostrato al mondo (casomai il mondo avesse bisogno di prove ulteriori) di non essere quasi mai all’altezza delle proprie responsabilità, senza prendere uno straccio di decisione contro il riscaldamento globale. Il fatto che il presente articolo venga redatto sul pc in una città con una temperatura vicina al sottozero non cambia le cose: global warming, local freezing and… zero leadership.

Se non fosse per le importanti celebrazioni che lo hanno scandito (vent’anni dal crollo del Muro di Berlino e da Piazza Tiananmen, quarant’anni dall’autunno caldo, dall’uomo sulla luna, da Woodstock), sarebbe il caso di candidare il 2009 a essere rimosso come il peggiore dei traumi infantili. Invece ci ha costretto a ricordare, a fare il punto storico, e quindi a essere ricordato. Intanto guardavamo indietro con rabbia. Non per colpa del passato ma del presente, che ci riservava una brutta sorpresa dietro l’altra. Troppo pessimismo ?. Ma nei dodici mesi passati difficilmente avremmo potuto dare molte buone notizie, e le poche le abbiamo pubblicate sempre volentieri.

Eravamo già preparati al peggio, quando l’annus horribilis entrava in scena. La crisi finanziaria del 2008 si era già trasformata in economica, i governi di mezzo mondo correvano ai ripari per arginare keynesianamente il crollo della produzione. Iniezioni di soldi pubblici nell’economia mentre gli istituti statistici facevano a gara nel dare pessime (e realistiche) previsioni. Iniezioni da tutti i governi tranne che da quello guidato da Silvio Berlusconi. A peggiorare il quadro, Cisl, Uil e Ugl firmavano con le imprese l’accordo separato sul nuovo modello contrattuale. L’esecutivo in cabina di regia e promoter. La Cgil esclusa. Bastava quest’evento tutto italiota a far capire che andazzo avrebbe preso l’anno. Eppure il sindacato (anzi un solo sindacato: la Cgil) ha provato a incalzare il governo mentre migliaia di persone perdevano il posto, ha chiesto contromisure e un dialogo che è sempre stato negato dall’esecutivo (forte della divisione di cui sopra), anche all’indomani di una delle più partecipate manifestazioni degli ultimi anni, quella del Circo Massimo.

Tragedie come il terremoto dell’Aquila, seguito dal disastro della ricostruzione a rilento e dalla morte certificata di un’intera città, ed eventi di distrazione di massa come gli scandali sessuali esplosi attorno a Palazzo Grazioli, hanno costellato i mesi successivi, deprimendo progressivamente il paese.

Dall’estero, nulla di confortante. L’anno esordiva con la campagna militare di Israele a Gaza, che lasciava macerie e morti tra i civili. Pochi mesi dopo le elezioni europee avrebbero certificato non solo la sconfitta delle nostre sinistre cosiddette radicali e ormai neutrinizzate, ma anche la crisi strutturale della socialdemocrazia tedesca e del socialismo francese, insomma della sinistra europea moderata e (un tempo) di massa. Ed ecco che in Iran scoppiava la protesta degli studenti contro il regime di Khamenei e Ahmadinejad: documentata in modo e stile rivoluzionario grazie ai social network, ma pur sempre repressa nel sangue. Chi aveva ancora dubbi sul fatto che fosse un anno micidiale?

Con l’estate, poi, sono arrivate notizie inquietanti dalla Francia. Laggiù i lavoratori se la passano male: si uccidono (France Telecom), sequestrano i manager, oppure piazzano bombole a gas negli impianti, minacciando di farli saltare in aria. Gli operai si rivoltano. Iniziamo a chiederci: e in Italia cosa faranno? Esploderà anche qui la violenza su di sé, contro gli altri, contro il mondo intero? Non si fa in tempo a cercare una risposta che a Milano quattro operai della fabbrica Innse salgono su una gru e ci restano per più di una settimana. E’ agosto, vogliono difendere la loro fabbrica e alla fine ci riescono. È l’innesco della protesta italiana del lavoro, che aumenta con l’autunno, va avanti fino a Natale e si articola in nomi ormai conosciuti da tutti: Alcoa, Eutelia, Nortel, Merloni, Lesme, Thyssen e tanti altri. Per non parlare della Fiat, i cui stabilimenti italiani sono destinati a un futuro ancora tutto da chiarire. Una protesta che decide di essere vitale, sceglie tetti e gru, non il suicidio. Tra le cattive notizie, è una buona notizia. In un’economia alluvionata come New Orleans i lavoratori escono da grotte e seminterrati nei quali il disinteresse dell’opinione pubblica li aveva rinchiusi, e salgono, salgono, salgono. Si arrampicano per farsi vedere. Chiedono attenzione. Rivendicano la propria identità mentre sta sfuggendo loro di mano insieme a posto e stipendio.

Il governo quell’attenzione la presta solo nell’episodico e contingente delle vertenze, una dopo l’altra, ma non in modo organico. Licenzia l’ennesima “Finanziaria poca cosa”, mentre i fuochi d’artificio preferisce farli con lo scudo fiscale, consentendo ai grandi evasori un lauto e conveniente recupero dei capitali portati all’estero. Roba da scappare tutti in Nuova Zelanda e non tornare mai più. Mentre il Partito democratico risponde assente all’appello e si lascia distrarre per mesi da lotte interne e regicidi prima di eleggere un segretario, qualcuno, nell’Italia della politica che assomiglia sempre più a una foresta pietrificata, a un cimitero di elefanti, prova a fare un briciolo di opposizione sociale e ci riesce mettendo insieme due piazze che non passano inosservate: quella del 3 ottobre per la libertà di informazione e quella del 5 dicembre per il No B Day. Poi un matto getta un souvenir in faccia al premier e si diventa tutti teppisti. Anche questo è stato il 2009: piazze criminalizzate, vendette, ritorsioni, “assassinii” politici (da Marrazzo a Boffo, e in attesa di nuovi protagonisti). Un anno il cui unico pregio è che è finito.

Un anno che passa alla storia anche per l’accanimento del governo su Eluana Englaro, la cui non vita si è provato ad allungare con un ddl ad personam; e per la fine inaccettabile di Stefano Cucchi e di altri 172 detenuti lasciati morire in carcere in stato di abbandono terapeutico o peggio ancora deceduti per cause “da accertare” (definizione che nasconde l’ipocrisia di indagini che spesso non indagano un bel niente). E non dimentichiamo le aggressioni sempre più frequenti a persone omosessuali. Non dimentichiamo il pacchetto sicurezza che ha istituito le ronde di cittadini e trasformato gli immigrati clandestini in criminali. L’anno che si è chiuso col White Christmas del comune di Coccaglio, questo è stato il 2009. Una sberla alla tolleranza. Un calcio in faccia al dialogo. Tanto vale lasciarlo andare via come un cadavere nelle acque del Gange e ricordarlo per sempre come un pasto indigesto.
Prima di chiudere: era ancora gennaio e Barack Obama pronunciava il suo giuramento presidenziale a Washington. Un momento da pelle d’oca e di una storicità inaudita. Con triplo salto mortale l’America slittava dagli otto anni di Bush Jr. a un presidente nero. Le promesse di Obama agli Stati Uniti e al mondo intero, formulate o inespresse, erano troppo grandi perché potessero essere mantenute tutte. E così è andata. Il presidente democratico chiude il suo primo anno di mandato con molti successi sul fronte interno: il piano per il lavoro, il salvataggio delle case automobilistiche e soprattutto la fondamentale riforma della sanità. Ma non ha curato il mondo, e probabilmente non ha mai avuto l’intenzione di farlo. Il suo ridimensionamento, sul piano internazionale, va registrato. Il premio Nobel per la pace è sembrato fin troppo eccessivo per un capo di stato che ha deciso di rafforzare la presenza militare in Afghanistan. E in nessuno dei vertici ai quali ha partecipato (dal G8 a Copenaghen) Obama ha saputo imprimere cambi di marcia. Anche lui ci ha un po’ deluso. Ma, a differenza del 2009, non gli manca il tempo per rifarsi.

La vigilia di Natale

Ecco quanto scrive il consigliere Latini la vigilia di Natale – in attesa della nascita del Redentore –  sul blog istituzionale del Comune, dopo aver imposto in Consiglio Comunale ai suoi paladini il NO  alla mozione che prevedeva ad Osimo una rappresentanza dei Migranti in Cons.Comunale, istituto di cui   si sono dotati altri comuni come Loreto, Jesi, Ancona ecc.

 IMMIGRATI – Il problema più serio per la Andreoni è far votare gli immigrati e su questo attende (e spera) e sfida l’amministrazione comunale. La bocciatura della mozione sul consigliere comunale aggiunto (per gli extra-comunitari) rileva la strumentalizzazione della questione da parte del PD che non ha sprecato con il suo capogruppo una sola parola in ordine al dibattito che a livello nazionale viene portato avanti sul punto, ma invece ha spinto solo a rivendicare ruolo e privilegi politici tanto chi poi li dovrebbe mettere in atto è un’amministrazione non di Centro-sinistra. Se oltre il 46% degli elettori del Centro-sinistra  rifiuta un dibattito del genere qualche motivo ci sarà. Ma il PD osimano è imperterrito e vuole quello che solo esso ha promesso in campagna elettorale, senza vincere le elezioni. La nostra provocatoria sfida alla Andreoni diventa allora quella di rendersi disponibile a far fare un centro islamico e case popolari vicino la sua abitazione. Quando dirà pubblicamente sì, allora si potrà aprire il dibattito che ella impone all’Amministrazione e alla maggioranza di aprire. Dino Latini Liste Civiche Responsabile della procedura di pubblicazione sul blog

 Commento: sulla forma più che uno scritto fatto la vigilia sembra uno scritto redatto in un momento di post festa goliardica, per le incomprensibili sottigliezze di non facile interpretazione semiologica. Sui contenuti si denota un nervosismo tipico di chi sta perdendo o ha già perso del tutto la SPERANZA.

Messaggio:
Latini dimentica, o forse non sa, che l’amore verso il prossimo ( in questo caso le minoranze senza diritti ) caratterizza la testimonianza di un impegno cristiano anche in politica.
Latini inoltre dimentica, o forse non sa, che gli conviene non lanciare “provocatorie sfide”, lui che si è guardato bene dal far realizzare sotto LE SUE CASE l’impianto di bitumificio, il forno crematorio, il maxi-canile da 800 posti, gli impianti di biomassa, gli impianti di biogas, i parchi fotovoltaici tutte iniziative intraprese dalle Giunte da Lui guidate, compresa – di fatto – l’attuale formalmente targata Simoncini.

Agli INVISIBILI: solo per loro i miei AUGURI.

Sono un appassionato di sport – come la maggior parte degli italiani -, ma da un po’ di tempo il mio interesse sta diminuendo inesorabilmente. Non mi riconosco più in un mondo dove i valori decoubertiani vengono regolarmente sostituiti da logiche di profitto. Parlando del calcio penso a giocatori come Zlatan Ibrahimovic, già “traditore” dei tifosi bianconeri e poi di quelli nerazzurri, oppure a Ricardo Kakà, l’atleta di Dio, sedotto da un “Real” contratto. La giustificazione è sempre la stessa: noi siamo dei professionisti. Non solo calcio però. Il ritorno in pista di Michael Schumacher, storica bandiera della Ferrari, con la concorrente McLaren, non mi sembra un bell’esempio per i giovani. Che delusione e sopratutto che cattivi esempi. Ancora peggio se passiamo alle due ruote.
La delusione più grande me l’ha data Valentino Rossi. Neppure un cenno di solidarietà da parte del cosiddetto “Dottore” nei confronti dei 67 lavoratori licenziati dalla casa motociclistica giapponese Yahaha che gli avevano scritto, tramite l’Unità, una lettera per chiedere il suo aiuto. Per chi non fosse a conoscenza dei fatti, ricordo che la Yamaha dall’8 gennaio chiuderà lo stabilimento di Lesmo (Monza) per trasferire la produzione in Spagna. Ecco il testo dell’appello degli operai all’illustre campione di Tavullia (o Londra?):

“Caro Vale, noi siamo disperati. La Yamaha ha deciso di chiudere la fabbrica e di licenziare i 67 dipendenti. Il prossimo 8 gennaio, se non ci saranno cambiamenti sostanziali, noi saremo tutti fuori, senza lavoro, senza futuro. Ti abbiamo aiutato tante volte a sistemare le moto, siamo stati contenti dei tuoi successi perché ci sembrava che fossero il successo dell’azienda e anche del nostro lavoro. Adesso ti chiediamo una mano, aiutaci a salvare il nostro posto di lavoro”.

Ormai è passato un mese, ma nessuna risposta. Forse era meglio se scrivevano a Babbo Natale. Purtroppo a troppi sportivi, eterni Peter Pan, piace la bella vita, prendere lauree ad honorem senza studiare, e in alcuni casi evadere le tasse, tanto poi, se vengono pizzicati, basta chiedere perdono con la faccia da “cane bastonato” in un video messaggio a reti unificate. Per loro c’è sempre una telecamera pronta.
Al contrario: i lavoratori, i precari e i disoccupati continuano a restare invisibili per tutti.

Operazione ITC Corridoni : totale “fallimento” delle liste civiche

  Operazione ITC Corridoni : totale “fallimento” delle liste civiche ed altre spese legali in vista per gli osimani.

 In dieci anni di amministrazione le liste civiche, con l’allora  Sindaco Latini, non sono state capaci di concludere la questione dell’ ITC Corridoni. Grazie all’atteggiamento litigioso (vedi atti GP del 22/6/2009 n° 321) e prepotente delle liste civiche, Osimo, non avrà l’edificio ex Corridoni. In più  la comunità dovrà sostenere l’onere dei litigi delle liste civiche che si traducono in spese legali per circa 9.792,00 € per affidamento dell’ incarico all’ avvocato Manuela Soligo (come da delibera di giunta del comune di Osimo del 2/12/2009 n° 302) per la costituzione  e la resistenza in giudizio nel procedimento introdotto dalla Provincia di Ancona con il quale richiede, al Comune di Osimo, il rilascio dell’immobile e il pagamento di 500.000,00 € per l’occupazione e il risarcimento di tutti i danni.

 In consiglio comunale si è assistito ad un teatrino messo in scena dalle liste civiche che prima approvano (con dichiarazioni di voto contrastanti tra Simoncini e Latini) un emendamento del loro esponente Marco Riderelli (che modifica la proposta di delibera dell’amministrazione Simonicini di cui egli è esponente)  e poi si astengono (lavandosi le mani come Pilato) sulla delibera finale.

 Si è ancora verificato che Simoncini ha dovuto fare i conti con Latini, che vorrebbe condurre il dibattito in consiglio comunale esprimendo la posizione dell’amministrazione al posto del Sindaco.

 Scintille tra Latini e Simocini
Ricordiamo inoltre che anche nel penultimo consiglio comunale Simoncini si è trovatocostretto a “stoppare“ Latini nelle  libere iniziative che vorrebbe prendere in consiglio comunale. Il riferimento è all’ emendamento che Latini voleva imporre a Simoncini e alla maggioranza in sede di discussione sulla mozione scuola Campocavallo presentata da PDL e che Simoncini gli ha stoppato costringendo Latini a “rimangiarsi” l’emendamento. Finalmente anche Simoncini ha avuto uno scatto di dignità difendendo il suo ruolo di Sindaco.
Ecco “l’unità” e “l’armonia” delle liste civiche!

Un inno alla libertà, alla dignità e al rispetto….

Un bellissimo inno alla libertà, alla dignità e al rispetto,

 di cui ciascun essere umano ha diritto.

Anche  questo  è   NATALE.

tanti AUGURI a tutti voi, ai vostri sogni e alle vostre speranze.

Paola Andreoni