Stefano ora può riposare

Dieci anni di omertà, falsità, depistaggi, fango, calunnie. Ma, alla fine, grazie alla tenacia di una donna è emersa ed è stata  pronunciata  ad alta voce quella parola: Giustizia.

Quello di Stefano Cucchi è stato omicidio di Stato. Questo quanto stabilito dalla Corte d’Assise di Roma nell’aula bunker di Rebibbia, condannando due carabinieri a 12 anni di carcere con l‘accusa di omicidio preterintenzionale per il pestaggio di quella maledetta notte di ottobre.

Questa vittoria è di Stefano, di Ilaria, di mamma e papà Cucchi, di chi ha avuto il coraggio di frangere quel muro di omertà a rischio della vita e della carriera. Ma anche di chi, come noi, continua a credere nel diritto di ognuno ad essere trattato come un essere umano. Sempre. Ovunque. Specie quando è sotto custodia dello Stato. Di tutti noi.

Grazie Ilaria. Oggi hai scritto la storia. Hai dimostrato con il tuo corpo che non esiste battaglia troppo difficile da non poter essere combattuta. Montagna troppo alta da non poter essere scalata. Sei uno straordinario esempio di coraggio e di verità per questo martoriato Paese. Hai ragione: “Stefano ora può riposare”.

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Forza Venezia, siamo con te.

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Gli occhi del mondo sono puntati su Venezia e sulla terribile prova che la sua popolazione e tutti i patrimoni d’arte e cultura che la città lagunare conserva,  stanno affrontando in queste ore. Una situazione drammatica e sconvolgente, come testimoniano le immagini e come hanno confermato le autorità.
Forza Venezia, siamo con te.


Nella foto, zona inondata all’interno della basilica di San Marco,. Il Sovrintendente riferisce che San Marco è invecchiata di 20 anni in un solo giorno.
Paola

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20 Novembre Giornata dell’ INFANZIA 2019: il Comune di Osimo aderisce al “GO BLUE”

Se il 20 novembre vi dovesse capitare di passare in zona Tre Archi ad Osimo, sarete sorpresi nel vedere illuminata di Blu la scultura che rappresenta l’Ulivo della Pace.
La motivazione risiede nell’adesione del Comune di Osimo a “Go Blue”. Una iniziativa lanciata dall’UNICEF per celebrare la Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che si celebra, appunto, ogni anno il 20 novembre nella ricorrenza dell’approvazione da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza avvenuta 30 anni fa 1989-2019.

Con l’iniziativa “go blue” l’UNICEF chiede al mondo di dare a tutti i bambini un futuro migliore.

È una giornata di sensibilizzazione e per la raccolta di fondi vitali per milioni di bambini che non vanno a scuola, non ricevono protezione e sono sradicati.
Quest’anno, l’UNICEF sta invitando il pubblico a firmare online la petizione globale per chiedere ai leader di impegnarsi a dare piena attuazione ai diritti di ogni bambino, ora e per le generazioni future, e di aderire all’iniziativa “Go Blue for every child” facendo o indossando qualcosa di blu il 20 novembre.

Tutti i bambini sono incoraggiati a parlare di quel che per loro è importante come l’istruzione, spazi sicuri per imparare e giocare, ambienti positivi in cui vivere.

L’invito dell’Unicef è che quante più persone possibile aderiscano all’iniziativa “Go Blue” il 20 novembre, vestendosi di blu o inserendo il colore blu nella loro giornata. “La Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza è l’unica giornata dell’anno in cui diventare blu significa sentirsi bene, e fare qualcosa di buono.

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L’Assessore ai Servizi Sociali
Paola Andreoni

Il 20 novembre è la Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Si celebra la data del 20 novembre 1989 in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Anche quest’anno l’occasione si presenta particolarmente significativa poichè intorno a questa data si intrecciano appuntamenti e ricorrenze significative. La data coincide infatti con un duplice anniversario: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1789) e la Dichiarazione dei Diritti del Bambino (1959) Unicef.
La Convention on the Rigths of the Child (C.R.C.), viene ratificata in Italia con la Legge 27 Maggio 1991 n. 176 ed entra a far parte del nostro sistema normativo dal giugno dello stesso anno.

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Progetto Queimadas, una bella opera del missionario osimano don Carlo Gabbanelli

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Domenica 10 novembre ho partecipato, presso il teatrino Campana, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale all’iniziativa di presentazione del Progetto Queimadas finalizzata a sensibilizzare l’attività missionaria. È stato molto emozionante ascoltare le parole di Don Carlo Gabbanelli che ha raccontato la sua esperienza di missionario.
È stata una bella serata all’insegna della solidarietà ed è stato bello sentire come molti osimani hanno dato il contributo nelle forme più diverse per far vivere questo progetto rivolto a persone meno fortunate di noi. Brava anche Liviana Marra che da anni segue le missioni in Uganda con forte spirito di servizio. Tra le esperienze più  toccanti ed inaspettate quella del dott. Lanfranco Ricci (titolare della farmacia di inizio Corso), un altro benefattore osimano dei progetti della missione Queimadas.


Paola

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Chi è don Carlo Gabbanelli:

Don Carlo è nato a Osimo il 2 gennaio 1938, ordinato sacerdote il 22 agosto del 1965 è stato poi nominato a servire la Parrocchia di Torrette in Ancona dall’agosto 1965 ad agosto 1966. Poi è andato in Brasile a servizio della Diocesi di Senhor do Bonfim nel 1966 dove è stato nominato Parroco di Queimadas, città di Bahia, dall’8 dicembre fino al 1981 quando è dovuto rientrare in Italia.
Queimadas è una città nella zona arida nord-orientale di Bahia (Brasile), ha le sue origini storiche intorno alla fattoria, nella quale è stata costruita una cappella, sul luogo in cui è stata trovata l’immagine di Sant’Antonio, che si racconta sia  scomparso e poi  riapparso inspiegabilmente nello stesso luogo.
L’evento miracoloso ha fatto arrivare la gente da tutte le parti, e la fede ha portato più gente sul luogo, e così nel 1815, il 13 giugno, è stata costruita la cappella e S. Antonio come patrono. La piccola città è stata nominata Sant’Antonio das Queimadas, poi Vila Bela di Santo Antonio das Queimadas, e poi Queimadas.
Don Carlo, per il bene economico e spirituale della propria comunità ha realizzato diverse opere a Queimadas, tra queste l’Associazione di Volontariato Onlus – Progetto Queimadas, che da oltre 30 anni, grazie all’educazione dei bambini e dei giovani, aiuta la regione semi-arida del Brasile ad esaltare la dignità, l’amore, la cultura, l’istruzione e la formazione di tante vite.
Sono vite che si trasformano attraverso laboratori di danza, teatro, musica, computer e lettura offerti ai bambini e ai giovani della comunità, così come i corsi per fare il pane e la pizza, raccolta del miele, manioca e altri prodotti agricoli.
Il Progetto Queimadas, ha gran parte del sostegno, il 90%, arrivato dall’Italia, per sostenere tale lavoro sociale, e nel viso del sacerdote è la gioia e soddisfazione di vite trasformate, i bambini trasformati per un futuro migliore.

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Esprimo solidarietà ai Militari italiani feriti in Iraq

Esprimo sincera  vicinanza ai nostri soldati feriti gravemente in Iraq e alle loro famiglie. Grazie per il Vostro impegno e purtroppo anche per il Vostro  sacrificio, un lavoro oscuro con il quale, supportando le forze che combattono l’ISIS in Iraq,  contribuite a proteggerci dal terrorismo.


Paola

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Una storia che merita di essere conosciuta: Ghassan Ezzarraa e gli italiani senza cittadinanza

La storia di Ghassan merita di essere conosciuta. Sono ancora troppi i ragazzi come lui che attendono un gesto di coraggio, di dignità, da parte dell’Italia.

Ghassan  per legge non è italiano, vive ancora appeso al permesso di soggiorno. E questo nonostante in famiglia siano tutti italiani. “La storia pare complicata, ma non lo è: mio padre dopo tanti anni in Italia ha ottenuto la cittadinanza nel 2015. Mia sorella in quanto minorenne convivente è diventata italiana poco dopo. Mia madre ha avuto il passaporto tricolore come coniuge di italiano nel dicembre 2018. Io invece nel 2015 ero già diventato maggiorenne, dunque per legge non ho potuto “ereditare” la cittadinanza da papà. Sono dovuto tornare in Marocco per prendere tutta la documentazione necessaria e a dicembre 2015 ho presentato da solo domanda di cittadinanza alla prefettura di Reggio Emilia. L’ho richiesta in quanto residente in Italia ininterrottamente da oltre 10 anni”.

Ma qui inizia una nuova via crucis burocratica. Ghassan infatti non ha ancora ricevuto risposta, anche perché nel frattempo col decreto sicurezza dello scorso anno è stata inserita una norma che allunga a 4 anni (dagli attuali 2) i termini per definire la procedura da parte della pubblica amministrazione. “Spero entro dicembre non tanto di avere una risposta, ma almeno che la mia pratica sia presa in carico”.
(da Repubblica del 21/10/2019)


Ius culturae: un gesto di coraggio, di dignità e di rispetto che il nostro Paese non riesce a prendere a causa di una classe politica bigotta e senza valori.

Paola Andreoni

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101° Anniversario della Festa dell’Unità nazionale e delle Forze Armate

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A ricordo del sacrificio dei Caduti di tutte le guerre e in onore alle Forze Armate per l’insostituibile servizio reso a difesa della Libertà, della Democrazia e della Pace.
La guerra 1915-1918 causò milioni di morti, anche Osimo fece la sua parte, 360 giovani militari osimani non fecero mai più ritorno alle loro case, e molti ritornarono dal fronte con mutilazioni varie. Molti luoghi cittadini ricordano quel sacrificio e quella vittoria: il monumento ai caduti, il parco della Rimembranza, numerosi lapidi poste nelle frazioni da Santo Stefano, a Osimo Stazione e Abbadia, da Passatempo a Casenuove, e nei cimiteri cittadini. Oggi si festeggiano le forze dell’ordine. Diciamo loro grazie, portiamo loro rispetto. Mandiamo un pensiero a tutti gli uomini delle forze dell’ordine caduti in servizio, gli ultimi i tre giovani Vigili del Fuoco periti tragicamente ad Alessandria ma anche agli altri come i poliziotti uccisi a Roma ed a Trieste. Ogni giorno lavorano per la tutela della sicurezza e il rispetto delle regole.
Paola Andreoni

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