Esprimo dolore, sdegno e vicinanza a tutta la Spagna. 

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Ancora una volta la barbarie ha colpito al cuore dell’Europa.Una violenza cieca e insensata che colpisce tutti noi, senza distinzioni di credo o bandiere.
Sono convinta, che la migliore risposta sia l’unità nei valori umani e civili.
Esprimo dolore, sdegno e vicinanza a tutta la Spagna ed ai familiari di Bruno e Luca e di tutte le altre vittime innocenti di questo nuovo vile attentato.
Paola

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Ai suprematisti bianchi di Charlottesville e a quelli di casa nostra

Dedico questa poesia di Gianni Rodari ai  suprematisti  bianchi, a quelli del Ku Klux Klan, a quanti si illudono  di essere migliori degli altri per diritto divino, a Trump ed ai politici di casa nostra che giocano a  soffiare sul facile fuoco dell’odio razziale per raggranellare voti. Politici  a cui poco  importa se il tessuto sociale si spacca, se l’odio, l’intolleranza e la rabbia sgorgano come sangue dalle ferite.

Il dromedario e il cammello

di
Gianni Rodari
(I secondo libro delle filastrocche)

Una volta un dromedario, incontrando un cammello,
gli disse: “Ti compiango, carissimo fratello:
saresti un dromedario magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più”.
Il cammello gli rispose: “Mi hai rubato la parola.
E’ una sfortuna per te avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere un cammello perfetto:
con te la natura ha sbagliato per difetto”.
La bizzarra querela durò tutto un mattino.
In un canto ad ascoltare stava un vecchio beduino
E tra sé intanto pensava: “Poveretti tutti e due
Ognuno trova belle soltanto le gobbe sue”.
Così spesso ragiona al mondo tanta gente
Che trova sbagliato ciò che è solo differente.

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Paola

 

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Vi auguro un Buon Ferragosto 2017

La vita è come una grigliata. C’è sempre qualcuno che suda tutto il giorno perché altri stiano seduti e mangino. Ma la cosa non pesa se lo si fa in compagnia.
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Buon Ferragosto… che sia un giorno di serenità e leggerezza, come nella tradizione, per tutti Voi !!!
Paola

Numana concerto all’alba: un successo per il musicista osimano Marco Santini

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Nonostante l’orario inconsueto – alle ore 05,15 – questa mattina nell’incantevole scenario dei giardini di  P.zza Nuova di Numana, alla presenza di un folto, infreddolito ma entusiasta pubblico,  si è rinnovato l’appuntamento con il concerto all’alba.
Bravissimo ed emozionate, come al solito, il nostro  musicista Marco Santini. Con lui sul palco, a regalare a tutti i presenti quasi due ore di “fittissima” musica in attesa dell’arrivo  della luce del giorno, gli inseparabili archi della Manheimer Ensembre, le bravissime colleghe Lucia Galli all’arpa e Rosa Sorice soprano dalla voce   raffinata e delicata, e tanti altri bravi professionisti osimani: Paolo Principi alla fisarmonica, Gabriele Esposto al pianoforte, Daniele Mazzieri alla chitarra elettrica, Lucia Santini  nell’occasione brillante presentatrice. Ospite d’onore il jazzista, cittadino onorario osimano dal 2014, Franco Cerri.
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Lo spettacolo ha toccato il suo picco di emozioni quando, ai primi bagliori del giorno,  si sono esibiti, nella commozione generale, le ragazze ed i ragazzi del coro delle voci bianche della scuola “Caio Giulio Cesare di Osimo” sotto la guida  della m^  Rosa Sorice. Le voci del coro e il suono dei violini  hanno saputo  incantare tutti noi presenti,  facendo venire la “pelle d’oca” quando ordinatamente i ragazzi si sono presentati  sul palco tutti vestiti di bianco e scalzi.
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Una gioia ed una commozione assistere alla performance di questi “cantanti in erba” che questa estate hanno provato per ore, rinunciando a momenti di vacanza,  per essere  preparati  al meglio,  imparando bellissime melodie. Bravissima la m^Rosa Sorice.
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E’ stato faticoso alzarsi presto ma ne è valsa la pena.   Un bel concerto accattivante e coinvolgente dove ancora una volta Marco Santini, e gli altri artisti che lo hanno accompagnato, hanno saputo dare sfoggio del proprio talento, per il piacere dei numanesi e dei tanti turisti che hanno scelto la nostra costa come luogo di vacanza.
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Paola
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A chi si è perso questo appuntamento, ricordo,   che anche quest’anno il Ferragosto osimano sarà all’insegna della musica, una serata straordinaria, sempre con il  m° Marco Santini  che regalerà ai suoi concittadini  e a tutti gli amanti della buona musica una serata di emozioni.

L’appuntamento è per Martedì 15 agosto, alle ore 21.30, a Piazza Dante di Osimo,  luogo magico e particolare già sperimentato per esibizioni musicali.
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I nostri tempi sono veramente bui se si arriva a voler far tacere la voce della speranza: tutta la mia solidarietà a padre Moses.

Padre Moses, al secolo Abba Mussie Zerai, è un sacerdote eritreo candidato al Nobel per la pace nel 2015 impegnato da anni negli aiuti umanitari ai profughi  e nell’integrazione e nel sostegno a progetti di rientro nel Paese di origine, con la sua associazione  “Habeshia” ( il salvagente dei migranti).  Come alcune ONG  anche padre Mosè ha ricevuto un avviso di garanzia da parte della Procura di Trapani con l’accusa gravissima di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

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Chi è questo prete finito sotto la lente della magistratura ?  La rivista americana Time lo ha definito  “un pioniere” al pari  di personaggi come  Papa Francesco, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e Barack Obama.
Noto come “l’angelo dei profughi”, don Zerai stesso ha un passato da profugo: 41 anni, scalabriniano, nato in Eritrea, ad Asmara, nel 1992 è fuggito dalla dittatura opprimente della sua Eritrea – in quel momento storico sotto l’occupazione etiope – per raggiungere Roma, dove un prete britannico lo ha aiutato e accolto. La sua storia comincia così: padre Moses – come viene chiamato da tutti – pochi mesi dopo il suo arrivo in Italia inizia ad aiutare altri migranti e rifugiati che come lui hanno necessità di chiedere la protezione umanitaria. Il suo motto è «nessuno è clandestino»: e senza sosta lavora per metterlo quotidianamente in pratica. Diventare prete ed attivista per i diritti umani è stato quindi lo sbocco naturale della sua vita, grazie anche agli studi compiuti: Filosofia a Piacenza dal 2000 al 2003, Teologia nei cinque anni successivi e poi Morale sociale presso l’Università Pontifica Urbaniana fino al 2010, quando è stato ordinato sacerdote. La rivista Time ha sottolineato che per più di dieci anni Mussie Zerai è stato una vera e propria «ancora di salvezza per migliaia di migranti in difficoltà che viaggiavano su barconi diretti verso l’Europa».
Nel 2003 don Zerai ha creato un call center di emergenza: tutti i profughi eritrei conoscono il suo numero di telefono e quando si trovano in pericolo, in mare aperto, su barconi alla deriva, chiamano padre Moses – il suo numero di telefono è l’ultima speranza – che immediatamente comunica la posizione alla Guardia costiera e alla Marina italiana. In questo modo migliaia di vite sono state salvate, migliaia di persone hanno ritrovato dignità e futuro in Europa.
Quello di don Moses, non è un numero di telefono qualunque, è l’appiglio estremo, l’ultima traccia di umanità alla quale  aggrapparsi per i molti che affrontano il viaggio della speranza. Dalle carrette del mare, dai container arroventati nel cuore del Sahara, dai lager libici, dalle carceri egiziane o dai campi profughi del Sudan, i migranti chiamano. E Don Zerai risponde. Sempre. Allerta la Marina militare perché soccorra i barconi, si mette in contatto con le famiglie per ritrovare le tracce perdute, conforta e raccoglie le invocazioni.

Tutto questo può essere una colpa per un uomo, per un prete e/o per un volontario ?
Come diceva don Lorenzo Milani ( “lettera ai cappellani militari” ): “… Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene“.

Tutta la mia solidarietà e vicinanza a don Moses, profeta in questi nostri tempi bui e mediocri, indagato per il reato di solidarietà.

Paola

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Buona Notte:la libertà è il bene più prezioso !!!!! ♡ ♥ ♡ ♥

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Ezio Mauro: Di questa estate resterà l’inversione morale.

giornale La Repubblicadi Ezio Mauro  9 agosto 2017. Di questa estate resterà l’inversione morale.

CHE cosa resterà dell’estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c’è, della crescita che arranca, del precariato permanente di un’intera generazione? Non certo un cambiamento nel flusso di disperazione che porta i senza terra a cercare libertà e futuro lungo il Mediterraneo, o nel riflusso di gelosia nazionale dei Paesi che ci circondano, dove si sta frantumando ogni giorno l’idea comune di Europa. Ciò che resta — e che peserà in futuro — è una svolta nel senso comune dominante, dove per la prima volta il sentimento umanitario è finito in minoranza, affondato dal realismo politico, dal sovranismo militante, da una declinazione egoista dell’interesse nazionale. Naturalmente il senso comune è qualcosa di diverso dall’opinione pubblica, soggetto attivo di qualsiasi democrazia funzionante, autonomo e distinto dal potere, dunque capace di giudicarlo. Si tratta di una deformazione del buon senso, costruita su sentimenti e risentimenti, nutrita di pregiudizi più che di giudizi, che opera come ha scritto Roberto Saviano con la logica della folla indagata da Le Bon, pronta a gonfiarsi e sgonfiarsi come le foglie al vento, e spesso il vento è quello del potere: capace, soprattutto in un’età segnata dal cortocircuito emotivo del populismo, di interpretare il senso comune, ma anche e soprattutto di crearlo e nutrirlo traendone profitto politico ed elettorale.

Ora il governo può certo esercitarsi a svuotare il mare col cucchiaino di un codice per le organizzazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo, e le procure possono trarre teoremi giudiziari dagli errori o anche dalle complicità e dai reati di qualche singola ong. Ciò che interessa va ben al di là, perché la proiezione fantasmatica di tutto questo sta producendo sotto i nostri occhi un effetto spettacolare: l’inversione morale, per cui non potendo fermare le vittime prima che partano dai loro Paesi, e non riuscendo a colpire i carnefici, cioè gli scafisti, si criminalizzano i soccorritori, che salvano chi sta morendo in mare.

Per arrivare a questo bisogna necessariamente spogliare l’intervento umanitario, la neutralità del soccorso, l’azione dei volontari di ogni valenza etica e di qualsiasi spinta valoriale, riducendoli a pura “tecnica” strumentale, fuori dalla logica della responsabilità, dalla sfera della coscienza e dall’imperativo morale dei doveri. La destra e i grillini (basta leggere i loro giornali: identici) parlano delle ong come un attore tra i tanti nel Mediterraneo, liquidando il salvataggio dei naufraghi in una riga di circostanza, come se gli scopi per cui si va in mare non contassero nulla, come se non avessero rilevanza le bandiere morali che quelle navi battono.
Diciamolo: come se il problema politico che i migranti creano fosse più importante delle loro vite salvate.

Delle ong in quanto tali, della loro azione di supplenza di cui hanno parlato qui Mario Calabresi e Massimo Giannini ovviamente alle diverse destre italiane non importa nulla. A loro interessa ciò che rappresentano, la loro ragione sociale, la persistenza di un dovere gratuito e universale che nel loro piccolo testimoniano. Quel sentimento umanitario che fa parte della civiltà italiana, anche per il peso che qui ha avuto la predicazione della Chiesa, e che fino a ieri consideravamo prevalente perché “naturale”, prodotto di una tradizione e di una cultura.

Laicamente, si potrebbe tradurre nella coscienza della responsabilità, quella stessa cui si richiamava Giuliano Ferrara parlando della spoliazione civile dei Paesi da cui si emigra in massa. Solo che la responsabilità, a mio parere, vale sotto qualsiasi latitudine, dunque anche a casa nostra, ma non soltanto nei confronti di noi stessi, i “cittadini”, garantiti dalla costituzione e dalle leggi. Qui si sta decidendo se i ricchi del mondo (ricchi di diritti, di benessere) possono ritenersi definitivamente sciolti dai poveri del pianeta, visto che non ne hanno più bisogno, oppure se in qualche misura anche dopo la crisi permane quel vincolo politico e non solo umano che nella differenza di destino tiene insieme i sommersi e i salvati della mondializzazione, cercando un futuro comune.

Se la sinistra non capisce che la posta in gioco è addirittura questa, oggi, subito, significa che è giunta al suo grado zero e qualcun altro riscriverà il contratto sociale. Si deve dare sicurezza alle nostre popolazioni impaurite, soprattutto alle fasce più deboli e più esposte. Ma si può farlo ricordando insieme i nostri doveri e la nostra responsabilità, che derivano proprio dalla cultura e dalla civiltà che diciamo di voler difendere. Questo è lo spazio politico della sinistra oggi, invece di inseguire posture mimetiche a destra. Uno spazio utile per tutto il Paese: perché l’interesse nazionale non si difende privatizzandolo, magari con decreto di Grillo e Salvini.
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