#Osimani: Mario Strappato un osimano che si è fatto valere in Australia.

Una  delle pagine più intense del travaglio sociale della Storia del  nostro Paese  è rappresentata dal fenomeno dell’emigrazione. Ieri erano i nostri padri ad abbandonare  le loro case, i loro affetti per trasferirsi lontano in mondi nuovi, alla ricerca di una risposta, di una speranza,  alle loro precarie situazioni economiche. Oggi la storia si ripete. Tanti giovani italiani espatriano in cerca di lavoro: un fenomeno preoccupante che tocca tutte le classi sociali, e i gradi di istruzione, dai diplomati ai ricercatori universitari.

 Vivere lontano dalla propria casa non è una questione di poco conto: non vi è il conforto e la vicinanza dei propri cari e niente è familiare. Significa però anche e soprattutto sperare in una vita migliore.
Anche la nostra città ha conosciuto e conosce storie di emigrazione. Questa è la storia di  Mario Strappato, un osimano che ha fatto dell’emigrazione la sua scelta di vita: prima  in Svizzera e poi in Australia.
Lì con impegno ha raggiunto l’agognata meta di un po’ di benessere per sé, per la sua famiglia e per sua figlia

Mario Strappato è nato in Osimo il 29 marzo 1939, figlio di genitori contadini  ( Gino ed Elisa Capogrossi),   è stato partecipe dei grandi sacrifici che la famiglia stessa ha sofferto nel lavoro ingrato della campagna in mezzadria.  Fin da piccolino,  mentre ancora frequentava le scuole elementari a Santa Lucia e poi  l'”Avviamento” nei locali sopra il loggiato del Comune, aiutava i suoi genitori nel lavoro della terra.

La sua è la generazione che ha conosciuto la fame, i sacrifici, le preoccupazioni ma che ha tirato sempre avanti  con testardaggine e onestà e con tanti sogni e speranze  di cambiamento ma anche con molta  responsabilità verso loro stessi e verso le loro famiglie.

E’ in questo ambiente di campagna, affascinato dall’arrivo dei  primi trattori che Mario si innamora della meccanica. A 14 anni,  lascia la scuola ed inizia subito a lavorare: apprendista meccanico tornitore. E’ nelle ditte osimane di Maracci, Luna Quinto, Borsini che impara i segreti delle macchine utensili  e della meccanica.

A 21 anni Mario decide che era giunto il momento di mettere a frutto il bagaglio di conoscenze ed abilità tecniche acquisite con il tornio e la fresa. Con coraggio e determinazione – letta un inserzione di offerta di lavoro della ditta HispanoSuiza Switserland – decide di emigrare in Svizzera.

A Ginevra Mario lavorerà quattro anni. Saranno  anni molto ricchi dal punto di vista professionale, prima  alla Hispano Suiza dove si fabbricavano motori  per aeroplani, poi alle dipendenze della ditta Edalco che produceva componentistiche meccaniche.

Mario in questo periodo ebbe modo di farsi notare per la sue particolari abilità di  attrezzista e di preparatore degli stampi  che modellavano, poi,  i prodotti finiti.

Le sue mani magiche, – accompagnate da un innato spirito di osservazione e da un carattere teso alla  ricerca di perfezione-,  con il supporto di strumenti e utensili comuni, riuscivano a costruire di tutto e a  risolvere ogni problematica tecnica che gli ingegneri gli sottoponevano.

Anni difficili perchè gli italiani non erano ben visti, anni duri  a causa del rigore del clima svizzero, ma anche importanti anni di formazione per il ricco  bagaglio di conoscenze tecniche acquisite. Anni di sacrifici ripagati dalle ottime paghe ( almeno quattro volte superiori rispetto all’Italia) che permettevano sostanziose rimesse. Mario riusciva ogni mese ad inviare ai suoi anziani genitori cospicue somme di franchi, finalizzate alla realizzazione di un’altra sfida e sogno ( poi realizzati ): la costruzione di una casa di proprietà e l’acquisto di un piccolo appezzamento di terreno.

Tornato in Osimo nell’estate del 1964 per stare vicino i genitori e per dare inizio  ai  lavori di costruzione della nuova progettata casa, con il bagaglio di esperienza acquisita trova subito occupazione a Castelfidardo nella ditta Serenelli e poi in Farfisa. Il progetto casa in via Rossini prendeva sempre più forma ma c’era da pensare anche all’arredamento della casa e gli stipendi italiani stavano stretti a Mario, abituato alle più sostanziose mensilità in franchi svizzeri. Se si aggiunge a tutto questo che Mario è sempre stato uno spirito libero, una persona semplice, solare e responsabile, non meraviglia che nel marzo del 1966 decide di licenziarsi dalla Farfisa, rifare la valigia di cartone, e partire per farsi apprezzare in qualche altra parte del Mondo.
Presenta due domande di emigrazione: una all’ufficio migrazione del Brasile e l’altra all’Australian Migration Agreement,  lasciando  al destino  la decisione  su quale strada si sarebbe diretta  la sua vita.
L’emergente industria australiana, disperatamente alla ricerca di personale altamente qualificato, non lasciò passare neppure un mese, e già Mario pervenne il visto e il biglietto pagato di viaggio in nave, seconda classe, sola andata: Genova – Melbourne.

Un viaggio che gli ha fatto attraversare il mondo, viaggio che ancora Mario ricorda con emozione. Tre settimane sulla nave, prima sosta a Napoli dove altri lavoratori italiani si sono imbarcati, Alessandria, Port Said, sosta al Canale Di Suez, Mar Rosso, Aden ( Yemen), l’Oceano, e poi l’approdo nel nuovo continente australe a Perth e poi Melbourne: era il 2 maggio 1966, Mario Strappato aveva 27 anni ed aveva messo piede letteralmente dall’altra parte del mondo.

L’Australia offriva un’abbondanza di opportunità, e anche questa è stata la leva che ha attirato Mario,  e come lui tanti nostri connazionali, in cerca di una vita migliore. E’ di quegli anni ad esempio il film con Alberto Sordi e Claudia Cardinale: “Bello, onesto, emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata”. Un vero e proprio spaccato di vita dell’emigrato italiano solo in una terra lontana. Mario mi racconta che nella terra dei canguri, di italiani ce n’erano tanti. Numerosi anche i Club e le Associazioni che nei giorni non lavorativi organizzavano incontri con lo scopo di mantenere i legami tra loro e conservare le tradizioni.

Mario nella sua lunga permanenza in Australia ha avuto modo anche di visitarla e conoscerla scoprendo che non c’era regione o grandi e medie città da Melbourne, Sydney, Adelaide e Perth dove non si trovava una presenza italiana, così come scoprì che non esisteva regione o provincia dell’Italia che non fosse rappresentata. Veneti, calabresi, siciliani, campani e tutti emigrati, come si dice oggi con una accezione negativa, per motivi economici. Una cosa accomunava gli italiani ( naturalmente c’erano anche delle minoritarie eccezioni) erano capaci di guadagnarsi il rispetto degli autoctoni grazie alla loro bravura e questo valeva sia per quanti erano occupati nelle disperse fattorie agricole ( si diceva che un italiano era capace di coltivare anche le terre ritenute improduttive), sia per quanti si dedicarono al piccolo commercio, sia per quanti, come lui, facevano valere le proprie competenze tecniche.

Anche per  Mario, prima la  Svizzera e poi l’Australia, sono state terre di speranza rilevatisi luoghi in cui conquistare rispetto e dignità.

 Nelle fabbriche australiane dove ha lavorato, Mario si è costruito nel tempo  una solida reputazione,  considerato  un infaticabile lavoratore ( qualità comune alla maggior parte degli italiani), ricorda ancora  le tante ore straordinarie fatte e i sabati passati in officina. Ma, in particolare,  Mario si guadagnò sul campo,  la fama di eccellente costruttore di stampi, così lo chiamavano “Mr. Mario il mago italiano della costruzione di stampi meccanici” per componenti plastici.
Erano gli anni ’70,  tempi in cui ancora non era arrivata la tecnologia dei software, della stampa 3D e degli applicativi che permettono  oggi l’ingegnerizzazione del particolare, la progettazione dello stampo e la programmazione delle macchine utensili. Allora lo stampo, elemento essenziale per la produzione in linea, era  il frutto di un attento e scrupoloso lavoro di studio ed analisi dei  prodotti per pensare ed elaborare come costantemente migliorarli. La realizzazione di uno  stampo  era il risultato delle osservazioni di ingegneri,  gli schizzi a matita su ritagli di carta riutilizzata più volte appesi nell’officina a cui poi il bravo “attrezzista”doveva con le sue sapienti mani dare corpo. Questa è stata la passione di Mario, quella di un bravo stampista: compiere e trasformare i metalli col lavoro di precisione delle sue mani,  in stampi, pezzi meccanici.

Così è stato per il lavoro svolto alla General Motors Holden’s Pty di Melbourne dove i stampi messi a punto da Mario producevano componenti plastici come paraurti fanaleria per l’industria delle automobili, alla Popolare Metal Stamping di Marrickville specializzata nella predisposizione di stampi per l’industria plastica australiana, alla prestigiosa fabbrica aeronautica “Commonwealth Aircraft Corporation” ( in questa prestigiosa fabbrica Mario, viene riconosciuto capo della produzione della parte meccanica degli aerei e dei bus), alla Production Tooling Pty di Sydney nota ditta di designers, alla Nally Limited di St. Peters affermata compagnia multinazionale specializzata nell’arredamento dove Mario ha lavorato ininterrottamente dal giugno 1975 all’agosto del 1979.

 

L’Australia per Mario Strappato ha rappresentato una seconda Patria, ben voluto da tutti si è impegnato per integrarsi e rispettare il più possibile quelle che erano le tradizioni e i costumi  che questa terra, in termini economici, gli offriva. Mario mi ha raccontato, che alla sera al termine di estenuanti orari di lavoro a cui si aggiungevano spesso ore di straordinari, benchè esausto,  non ha mai saltato una lezione di inglese, ben conscio di quanto era importante parlare e farsi capire. Dopo settimane di solo “good morning” e ” how are you”, Mario riesce,  in breve tempo,  a colloquiare in un inglese fluido e con appropriatezza di linguaggio tecnico,  con i suoi ingegneri.

Mario in Australia non ha fatto propri solo gli usi e i costumi di quella terra, ma spesso, ha importato anche i prodotti tipici del nostro territorio, divenendo, così un “ambasciatore” dei prodotti made in Italy, in Australia. Durante le feste natalizie o quando invitava qualche collega a cena nella sua cucina c’erano sempre i buoni prodotti della cucina marchigiana: olio, insaccati, paste, dolci. E con soddisfazione ci teneva a raccontare che quelle bontà erano l’Italia, erano i sapori delle sue/nostre terre. Un anno acquistò da un Concessionario della nostra zona una “Lancia Beta” rossa e se la fece spedire in Australia. Girava per le strade di Sydney orgoglioso di questo bel prodotto della meccanica made in Italy e gli  australiani grazie al nostro concittadino videro per la prima volta  un’Alfa Romeo “Lancia Beta” nella terra dei canguri.

Nel 1980 Mario al compimento di  41 anni, ricco delle tante esperienze professionali fatte, decide di metter fine alla sua esperienza di migrante in terra Australiana, era il momento di tornare ad Osimo dove l’aspettava una bella casetta, un piccolo appezzamento di terreno dove passare il tempo libero, ed era tempo anche di pensare di metter su famiglia con la fidanzata, la  sig.ra Yohanna conosciuta in Indonesia.

Ritornato in Osimo, Mario che non conosce il senso della parola ozio, ed è uomo di sfide,  decide – anche  confidando sulla esperienza accumulata –  di fare un grande passo:  diventare imprenditore. Con un amico collega costituisce la “Meccanica di Precisione snc” con sede nei locali sottostanti la propria abitazione. Con il solito entusiasmo acquista diversi macchinari ( affilatrice, torni, presse, fresatrici, ….) con un notevole impegno finanziario. All’inizio le cose andarono bene e all’interno della sua officina è cresciuta una generazione di stampisti, che hanno poi sviluppato, negli anni successivi, importanti e riconosciute aziende nel territorio. Poi però a causa del sopraggiungere della crisi del settore, della crescente diffusione delle nuove tecnologie informatiche, la necessità di continui e consistenti  investimenti per l’acquisto di macchinari sempre più sofisticati per rispondere alle esigenze della clientela, la constatazione che un piccolo artigiano non poteva più da solo stare nel mercato,  hanno determinato la chiusura di questa esperienza imprenditoriale nel maggio del 2009.

Mario che ha iniziato a lavorare a 14 anni e che ha portato in giro per il mondo la passione, l’eccellenza e il senso di appartenenza al lavoro del nostro Paese, porta ancora oggi a distanza di dieci anni dalla chiusura della iniziativa imprenditoriale, le ferite causate da una nemica con la quale si è dovuto  scontrare.  Una nemica di cui non conosceva l’esistenza, ( non c’éra in Svizzera nè, tantomeno, ne aveva sentito parlare in Australia) nemica che  ha contribuito pesantemente  alla chiusura  dell’ iniziativa imprenditoriale, lasciando dolore e un senso di irriconoscenza verso il nostro Paese: la zavorra della burocrazia italiana !

Oggi Mario si gode la meritata pensione da artigiano, forse però gli rimane il rimpianto di non  essere rimasto in Australia, rammaricato per la eccessiva burocrazia di cui è vittima il nostro Paese che penalizza, di fatto,  anche i più volenterosi e capaci di provare a fare impresa per creare benessere.


Questa che ho raccontato è la storia del nostro concittadino Mario Strappato, ma con lui voglio ricordare e lanciare un saluto ai tanti altri osimani, uomini e donne – ed è storia anche del presente – che hanno dovuto lasciare la terra che li ha visti nascere, per cercare una vita migliore,  per iniziare una nuova vita in un paese straniero, nel quale essi saranno, con grande probabilità, sempre considerati diversi. Persone costrette a diventare nuove persone, ad adattarsi, a cambiare, a mettersi in gioco. Il distacco da un luogo caro è un’esperienza che stravolge un’intera esistenza. Molti, anche giovani, conoscono questo dolore…, ma c’è anche l’orgoglio di essersi ricostruiti altrove una nuova storia, comunque serena ed appagante. Si dice che il passato sia linfa per il futuro,  che la storia di Mario, dei tanti che hanno lasciato il nostro Paese e dei giovani che ancora oggi cercano altrove le opportunità di vita migliore, ci ricordino chi siamo stati e facciano risvegliare, in chi se l’è dimenticato, lo spirito di solidarietà e fraternità, che ogni essere umano eleva.

La Presidente del Consiglio Comunale
………..prof.ssa Paola Andreoni

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Gli insulti dei rappresentanti dei popoli europei: inaccettabili, ma testimoniano tutto l’isolamento del nostro Paese.

Chi segue le vicende politiche italiane lo sa bene che il capo dell’esecutivo, Giuseppe Conte, in questo Governo “strano” svolge il ruolo non di “primo Ministro”  ma di  “grande mediatore” fra i due vice-premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che di fatto controllano le scelte del Governo del nostro Paese.
Ma l’appellativo di “burattino” ( così come l’aula pressochè vuota dell’Europarlamento di fronte al Presidente del Consiglio italiano) lanciatogli dal belga Guy Verhostadt, leader dei liberali del Parlamento europeo, lascia l’amaro in bocca e testimonia quanto l’Italia dopo 9 mesi di governo giallo-verde,  negli scenari internazionali non conta più niente.
Ricordo inoltre come alcuni esponenti del nostro governo  abbiano assunto posizioni di rottura con alcuni partner europei. C’è da chiedersi  se questo clima di reciproci  insulti,  hanno risolto le questioni o semplicemente hanno avvelenato ancor di più l’aria.  Certi toni, troppo aspri e polemici, a chi servono?
Probabilmente a chi vuol ridurre il dibattito sull’Europa a sciabolate di offese inconcludenti.
Ne soffrono le questioni complesse che tutti e tutte noi ci troviamo ad affrontare: le scelte di economia, le politiche agricole e di sviluppo, la gestione delle migrazioni, la costruzione di infrastrutture europee di primaria importanza, i trattati internazionali di commercio e di politica estera…..
Per questo l’Europa non ha bisogno di “burattini” né di politici d’assalto che sfidano a duello chiunque non la pensi come loro.
Il Presidente Sergio Mattarella, con la sua impeccabile pacatezza, ha ricucito da poco lo strappo con il governo francese.

In vista delle elezioni europee c’è bisogno di conoscere e approfondire, per comprendere meglio quali scelte costruttive siano a portata di mano e … di voto.
Le opportunità non mancano: a ciascuno e ciascuna di noi l’impegno a individuarle nel proprio territorio e a promuoverle.
Anche ad Osimo  abbiamo promosso una iniziativa, la proiezione di un documentario-film:“Un’ Europa da costruire”, che ci farà riflettere sul “sogno d’Europa”.
Non sarà un  comizio,  ma solo uno spazio di incontro e confronto: di questi abbiamo bisogno per coltivare legami di amicizia fra cittadini e cittadine d’Europa. Un invito particolare lo rivolgo ai giovani della nostra città che hanno partecipato ai progetti Erasmus, che grazie allo studio e al lavorano vivono questo “sogno” che non deve essere interrotto o rallentato, ma portato a compimento
Buon cammino verso il 26 maggio 2019!


Paola

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Bernie Sanders: M.L. King, e il razzismo in Usa

 Il 21 gennaio scorso, in occasione della festa nazionale del  Martin Luther King day, Bernie Sanders ha tenuto un discorso commemorativo (che qui integralmente tradotto, riporto) a Columbia, in South Carolina. 
Nessuna frase di circostanza. Nessuna vaga rievocazione d’obbligo per il fatto che MLK è un’icona nazionale. Bernie non è uomo che pensa alla “convenienza” delle proprie azioni. Bernie fa e dice solo lo cose in cui crede. E quello che ha detto il 21 gennaio dimostra, ancora una volta, come l’eredità del dottor King gli appartenga nel profondo. Fin da quando il 28 agosto 1963, ventitreenne studente universitario, partecipava con oltre 250.000 persone alla marcia  di Washington “for Jobs and Freedom”,  ed assisteva davanti al Lincoln Memorial al discorso “I have a Dream”. Fin da quando nello stesso anno venne arrestato a Chicago, durante una delle tante manifestazioni del Movimento per i Diritti Civili a cui partecipava

(discorso di Bernie Sanders, 21/01/2019, in occasione del M.L. King jr. Day )

 «Siamo qui oggi non solo per ricordare, non solo per onorare il dottor Martin Luther King jr. Siamo qui oggi per capire che il dottor King aveva uno spirito rivoluzionario. Sì, lui era un rivoluzionario e noi vogliamo ergerci accanto a lui per riprenderci il controllo politico ed economico e per dare vita ad un governo che funzioni per tutti noi e non solo per i pochi.

“Dr. King, lei era un leader dei diritti civili, perché ora si mette a parlare della guerra in Vietnam?” “Come posso predicare la non violenza mentre il nostro paese è coinvolto in una guerra brutale? Come posso parlare dei poveri quando ci vengono sottratti milioni di dollari per bombardare quel paese?”

Il dottor King ha conseguito enormi risultati, il Voting Right Act e numerose altre vittorie, ma è stato anche un uomo di straordinario coraggio. Voglio riportarvi al 1967. King aveva vinto il Premio Pulitzer e il Premio Nobel per la Pace. King era onorato in tutto il mondo e tuttavia si mise a criticare il suo paese e la guerra nel Vietnam e la gente gli diceva: “Dr. King, lei era un leader dei diritti civili, perché ora si mette a parlare della guerra in Vietnam?” E con un coraggio enorme King rispose: “Come posso predicare la non violenza mentre il nostro paese è coinvolto in una guerra brutale? Come posso parlare dei poveri quando ci vengono sottratti milioni di dollari per bombardare quel paese?” E King si schierò e alzò la voce.  E sapete che cosa accadde? I giornalisti, uno dopo l’altro, presero a criticarlo. Molti dei suoi amici liberal lo abbandonarono e il presidente degli Stati Uniti gli voltò le spalle. Ma quello che lui ci ha ricordato è il coraggio della coscienza, la necessità di resistere a dispetto delle difficoltà e di trovare la forza per combattere per la giustizia sociale, di combattere per la giustizia razziale, di combattere per la giustizia ambientale. 

Oggi diciamo al presidente Trunmp: “Questo paese ha sofferto troppo a lungo per la discriminazione. Noi non vogliamo tornare indietro, vogliamo andare avanti, verso una società non discriminatoria.”

Oggi parliamo di giustizia, oggi parliamo di razzismo. E vi devo dire che non mi fa piacere affermare che abbiamo un presidente degli Stati Uniti che è un razzista. Abbiamo un presidente degli Stati Uniti che ha fatto cose che nessun altro presidente nella storia moderna ha fatto. Ciò che un presidente dovrebbe fare è tenere unito il suo popolo. E noi abbiamo un presidente che intenzionalmente, di proposito, sta cercando di dividerci in base al colore della pelle, alle idee politiche, al paese di provenienza, alla religione. Tutti quanti qui conosciamo le cose terribili che sono state fatte ai nativi americani fin dai primi giorni in cui i coloni sono arrivati in questo paese. Tutti conosciamo l’abominio della schiavitù e della segregazione. Conosciamo le discriminazioni contro i cattolici e gli ebrei e i musulmani e gli irlandesi e gli italiani.  Così oggi diciamo al presidente Trunmp: “ Questo paese ha sofferto troppo a lungo per la discriminazione. Noi non vogliamo tornare indietro, vogliamo andare avanti, verso una società non discriminatoria.”

Il razzismo è vivo quando la Corte Suprema degli Stati Uniti e i governatori repubblicani rendono più difficile votare per le persone di colore e quando sopprimono i voti. 

Ma il razzismo di cui abbiamo sentito parlare da parte di altri, oggi in questo paese esiste. Esiste quando una famiglia media bianca è dieci volte più ricca di una famiglia media afroamericana. L’uguaglianza razziale deve andare di pari passi con l’uguaglianza economica se vogliamo dare vita ad un governo che funzioni per tutti noi e non solo per l’1%. Il razzismo è vivo quando la Corte Suprema degli Stati uniti e i governatori repubblicani rendono più difficile votare per le persone di colore e quando sopprimono i voti. Ed ecco perché credo che abbiamo bisogno di una legge costituzionale che garantisca ad ogni americano il diritto di voto attraverso la registrazione automatica. Se hai 18 anni, che tu sia bianco, nero, latino, nativo, sei registrato. Fine della discussione

Abbiamo bisogno di lavoro e di istruzione per i nostri giovani e non di altre prigioni ed incarcerazioni.
In America non dovrebbe essere possibile fare  milioni di dollari di profitto incarcerando i nostri concittadini.

Il razzismo è vivo e sta bene quando abbiamo un sistema  di giustizia criminale  che non funziona e quando abbiamo più persone in carcere di qualsiasi altro paese. In questo paese noi abbiamo bisogno di riforme riguardanti la giustizia criminale e ciò significa che abbiamo bisogno di lavoro e di istruzione per i nostri giovani e non di altre prigioni ed incarcerazioni. Ciò significa porre fine al sistema delle cauzioni in contanti,  che mette in prigione la gente per il crimine di essere povera e di non potersi permettere di pagare la cauzione. Significa mettere fine alla cosiddetta guerra alla droga che ha causato così tanto dolore e distruzione in questo paese. Significa porre fine alle prigioni private.  Significa, quando parliamo di giustizia criminale, capire che abbiamo bisogno di una riforma della polizia e che l’uso della forza letale [possibilità di uccidere] deve essere l’ultima opzione e non la prima. 

Dobbiamo dare all’America ciò che tutti i paesi industrializzati hanno: una sanità garantita a tutti come un diritto, attraverso un sistema universale di sanità pubblica.

Il razzismo esiste nel nostro paese quando abbiamo elevati livelli di disparità sanitarie, quando i tassi di mortalità infantili nelle comunità nere sono più del doppio che in quelle bianche e il tasso di mortalità per cancro e per ogni altra malattia è molto  più alto tra i neri che tra i bianchi.  Secondo la mia visione, noi  noi non sobbiamo dobbiamo estendere l’assistenza sanitaria di base in tutto il paese, e il deputato Clyburn ed io abbiamo lavorato e stiamo lavorando per avere più centri sanitari comunitari in Vermont e in South Carolina.  La  cosa più importante di tutte  è che dobbiamo dare all’America ciò che tutti i paesi industrializzati hanno: una sanità garantita a tutti come un diritto, attraverso un sistema universale di sanità pubblica.
Il razzismo esiste quando la gentrificazione costringe inquilini, proprietari di case e di attività commerciali neri ad andarsene da quartieri dove le loro famiglie ahnno vissuto per decenni.

Gli Stati Uniti vergognosamente hanno il più alto tasso di povertà infantile di ogni altro paese sulla faccia della terra e il 34% dei bambini neri vive in povertà…
Nella nazione più ricca nella storia del mondo a tutti i bambini dovrebbe essere garantita un’educazione di qualità.

Il razzismo è qui quando gli Stati Uniti vergognosamente hanno il più alto tasso di povertà infantile di ogni altro paese sulla faccia della terra e il 34% dei bambini neri vive in povertà. Il razzismo è qui quando le scuole nere sono sovraffollate, finanziate inadeguatamente e con insegnanti di minore esperienza e quando il tasso di abbandono scolastico dei giovani afroamericani è esageratamente alto. Secondo la mia visione dobbiamo capire che l’istruzione è un diritto umano e che nella nazione più ricca nella storia del mondo a tutti i bambini dovrebbe essere garantita un’educzione di qualità. E quando parliamo di educazione, che è il tema di oggi, noi tutti sappiamo che gli anni più importanti per la vita di un essere umano vanno da zero a quattro ed è per questo motivo che abbiamo bisogno di una assistenza che tutti si possano permettere. 

Quando parliamo di educazione  dobbiamo capire che oggi una laurea è equivalente a quello che un diploma si scuola superiore era 50 anni fa. Non è un’idea radicale affermare che, in un paese che spende 700 miliardi di dollari all’anno in spese militari e che concede mille miliardi di tagli fiscali all’uno per cento più ricco e alle grosse corporation,  noi dobbiamo rendere gratuite le università pubbliche ed abbassare il debito studentesco per milioni di persone. E che dobbiamo finanziare adeguatamente le università storicamente nere di questo paese. 

Nel 1963, il dottor King chiedeva che ai lavoratori fosse pagato un salario che permettesse di vivere… un’educazione adeguata ed integrata… case decenti ed economicamente accessibili… un programma federale per il lavoro…

Nel 1963, qualche anno fa, quando ero uno studente universitario, ho avuto l’onore di essere a Washington e di ascoltare il discorso del dottor King, il discorso “I Have a Dream”. E con centinaia di migliaia di americani che erano là in quel giorno, eravamo là per chiedere di porre fine al razzismo e di appoggiare le richieste del dottor King per la giustizia economica, perché, non dimentichiamocelo mai, il titolo di quella marcia era “Lavoro e Libertà”.  Ed io trovo incredibile  che 56 anni dopo quella quella marcia molte delle richieste del dottor King e di molti altri siano richieste per le quali dobbiamo lottare ancora oggi. Allora, nel 1963, il dottor King chiedeva che ai lavoratori fosse pagato un salario che permettesse di vivere. Oggi dobbiamo onorare quelle richieste e portare il salario minimo a 15 dollari all’ora.
Durante quella marcia e il dottor King e gli altri organizzatori chiedevano un’educazione adeguata ed integrata. Questo è il paese più ricco nella storia del mondo e i nostri bambini meritano il miglior sistema educativo del mondo.
Durante quella marcia il dottor King ed altri chiedevano case decenti ed economicamente accessibili. E tuttavia nel Vermont e nel South Carolina e in tutto il paese la classe lavoratrice spende il 40 o il 50% del suo basso stipendio per l’affitto. Invece di abbassare le tasse ai miliardari mettiamo la nostra gente a lavorare per costruire case decenti ed accessibili. Invece di costruire un muro con il Messico, costruiamo le case di cui la nostra gente ha bisogno.
Durante quella marcia, pensateci era il 1963, il dottor King ed altri invocavano  un programma federale per il lavoro, in modo che chiunque volesse lavorare avesse la possibilità di trovare lavoro ed anche questo è un sogno che dobbiamo ancora realizzare. Pensate a tutto il lavoro che si deve fare per dare a tutti l’assistenza sanitaria  e per trasformare la nostra economia in modo che si possa rimediare al cambiamento climatico. Pensate a tutti i lavori là fuori di cui abbiamo bisogno per ricostruire le nostre infrastrutture fatiscenti. Onoriamo quelle richieste che il dottor King fece nel 1963 per poter finalmente dire che in America, se vuoi un lavoro, ce n’è uno pronto e dignitosamente pagato che ti aspetta.

Ricordatevi di ciò che disse: “Dobbiamo respirare tutti insieme, lavoratori neri e lavoratori latini, lavoratori bianchi e lavoratori nativi americani. Dobbiamo cambiare le priorità nazionali di questo paese, in modo tale che in questo paese la giustizia risuoni per tutti.”

Fratelli e sorelle, nella mia visione il dottor King non è stato solo uno dei grandi leader della storia americana ma della storia del mondo intero. Era un uomo di un coraggio incredibile, che aveva capito che non bisogna solo porre fine al razzismo, ma che occorre una giustizia economica. Ricordate dove si trovava quando morì? Si trovava a Memphis, Tennessee, a fianco dei lavoratori della sanità, sfruttati, che stavano lottando per ottenere paghe decenti. Pensate al lavoro che stava facendo alla fine della sua vita. Quella che stava organizzando era una marcia di povera gente. Ricordatevene e ricordatevi di ciò che disse: “Dobbiamo respirare tutti insieme, lavoratori neri e lavoratori latini, lavoratori bianchi e lavoratori nativi americani. Dobbiamo cambiare le priorità nazionali di questo paese, in modo tale che in questo paese la giustizia risuoni per tutti, e che ogni americano, indipendentemente dal colore della pelle ed indipendentemente dal fatto che lui o lei sia ricco o povero, possa avere la stessa qualità di vita che tutti gli esseri umani meritano.” Così oggi noi siamo qui non solo per ricordare il dottor King, non solo per onorare il dottor King. Noi siamo qui per sentire il suo spirito rivoluzionario, per avere il coraggio di prenderci il controllo politico ed economico, e per creare la nazione che sappiamo possiamo diventare. Grazie mille a tutti. 

(traduzione di Elisabetta Raimondi)

E’ scomparso “un Giusto”, il prof. Adriano Ossicini

Ieri, Venerdì 15 febbario, è scomparso un Grande uomo, un partigiano, psichiatra e poi professore di psicologia alla Sapienza di Roma, un politico e sopratutto un  personaggio significativo, che nel periodo più buio della nostra storia si distinse per coraggio ed altruismo. Si chiama Adriano Ossicini.Durante la persecuzione nazista a Roma si prodigò per salvare decine di ebrei, nel dopoguerra scelse la carriera politica nelle fila della Sinistra indipendente arrivando ad essere nominato vicepresidente del Senato e ministro per la Famiglia e la solidarietà civile del governo Dini tra il 1995 e il 1996.
Adriano Ossicini, è morto a 99 anni, mentre era ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli per le conseguenze di una caduta. Proprio in questa struttura durante la guerra, un giovane Ossicini aiutò il professor Giovanni Borromeo e altri a nascondere decine di ebrei dai rastrellamenti nazifascisti. Ha raccontato di cartelle falsificate, di una finta malattia, il morbo K,  (come le iniziali di due ufficiali nazisti, Kesselring e Kappler) usata per tenere lontani dai rifugiati ebrei i propri aguzzini e dell’impegno antifascista nell’ospedale in un libro e in diverse testimonianze.
Una grande persona e “un Giusto” a cui va tutto  il mio affetto e ringraziamento.


Paola

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“Alla Ricerca di EUROPA”. Lunedi 4 marzo proiezione del film-documentario al Teatro La Nuova Fenice di Osimo

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Lunedì 4 marzo 2019 alle ore 21,15 al “Teatro La Nuova Fenice” di Osimo, proiezione del film-documentario

Alla ricerca di Europa

Un film del regista Alessandro Scillitani e dello scrittore-giornalista Paolo Rumiz che racconta del viaggio in barca di tre uomini attraverso il Mediterraneo. Come narra lo stesso Rumiz “un viaggio alla ricerca del cuore dell’Europa, da Beirut a Istanbul, da Rodi a Kos, da Mykonos a Simi, da Syros ad Atene, in bilico tra leggende di ieri e paure di oggi, cercando origini e segni di una civiltà che appare in dissoluzione  davanti le inquietudini del presente”.

Un film-documentario che vuol fare riflettere su  cosa è oggi il sogno di Europa. Il senso di questa identità nelle nostre comunità, in questo momento  così confuso, tra: Brexit, il vento dei nazionalismi,  i respingimenti, gli egoismi sovranisti.
Con l’avvicinarsi dell’appuntamento delle elezioni europee è il momento di chiedersi cosa significa Europa, ripartendo dalle sue origini.
Un viaggio alla ricerca della leggenda del continente antico e della identità  di uno spazio geografico dove oggi tanti popoli vivono in pace, libertà, democrazia e fratellanza:  il sogno di Europa, un sogno ancor oggi incompleto.

Il regista Alessandro Scillitani interverrà alla proiezione.

Ingresso libero

La cittadinanza è invitata a partecipare

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Sanremo: la politica sul palco

Che triste polemica, quella  legata alla competizione canora di Sanremo. La vittoria del milanese Alessandro Mahmoud (nome d’arte Mahmood)  a Sanremo ha smosso commenti deplorevoli e razzisti.
Anche Sanremo diventa lo specchio del Paese, le paure, le accuse  ed i commenti negativi di chi vede sempre l’invasione straniera che  corrode l’identità italiana.
A Sanremo vince Mahmood di padre egiziano e fede islamica, e il fatto che sia nato e cresciuto a Milano e in effetti italianissimo,  nulla conta per i “leoni” dei social che a colpi di tweets vomitano un complottismo delirante e un odio razzista che mettono davvero i brividi.


Mahmood non ti curar di questi poveretti, campioni di offese.
Paola

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“Green Book” : un bel film.

Oggi pomeriggio, al Cinema Azzurro, ho visto GREEN BOOK,  in una sala gremita, per un film che merita.
Una storia che comincia con diffidenza e sospetti che ti sbatte in faccia delle realtà veritiere – il razzismo –  degli anni ’60  e che purtroppo esistono ancora oggi,  per chiudersi su spazi di incontro e di dialogo, fino a toccare il senso di un’amicizia mai lontanamente immaginata.
Una storia vera portata con sapienza, e delicatezza al cinema. Bellissimi i dialoghi, mai banali e con tanta profondità.

Un  bel film che consiglio di vedere anche per la sua delicatezza e mai superficiale trattazione del tema del razzismo e dell’amicizia.


Paola