Coronavirus, regole contro l’infezione: decalogo da diffondere

Stiamo vivendo una emergenza sanitaria, una emergenza che non riguarda noi come singoli, ma che ci riguarda come comunità e come sistema Paese. Tutti noi siamo chiamati alla soluzione di questo problema: un momento che impone il massimo di collaborazione istituzionale a tutti i livelli: nazionale, regionale e locale.

I nostri territori, la nostra Regione ad oggi non sono stati toccati dalla malattia infettiva, e non  sono, quindi,  sottoposti alle misure più restrittive messe in campo per le zone così dette “rosse”. E’ bene, tuttavia, evitando allarmismi,  seguire con precauzione   il decalogo dei buoni comportamenti predisposto dal  Ministero della Salute.
Misure semplici, ma importantissime che vanno dal lavaggio accurato delle mani alla pulizia delle superfici con disinfettanti a base di alcol. Ecco i consigli del Ministero della Salute:

invito tutti  alla diffusione di queste regole


La situazione in merito al Coronavirus è in continua evoluzione, non facciamoci prendere dal panico ma informiamoci e seguiamo le indicazioni che vengono fornite dalle autorità.

Un Grazie a tutti i volontari della Protezione Civile, ai medici di famiglia ed ai  professionisti della Sanità che in queste ore sono impegnati con generosità in diverse parti del Paese per la tutela della nostra salute pubblica.
Paola

 

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Osimo: incontro con le ragazze e i ragazzi impegnati nell’Anno di Servizio Civile

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Oggi ho voluto ringraziare, per il  loro prezioso lavoro, i volontari impegnati  nell’Anno di Servizio Civile nelle varie Associazioni cittadine, riconoscendo come la loro scelta rappresenti un esempio per tutti i giovani osimani.

Il Servizio civile volontario costituisce un’importante occasione di formazione, educazione e di crescita personale e professionale rivolta ai ragazzi e alle ragazze di età compresa tra i 18  e i 28 anni. Diversi, i progetti che vedono  l’impegno dei nostri giovani ed hanno coinvolto oltre al Comune di Osimo anche la “Lega del Filo d’Oro”, la  locale sezione della “Croce Rossa”, la “Casa di Riposo Grimani Buttari”, la “Fondazione Padre Bambozzi”.

Parlando ai giovani  volontari ho loro riferito come impegnare un anno del proprio tempo nel Servizio civile nazionale significa rendersi utili alla comunità, investire nella propria formazione umana e professionale, vuole dire mettersi in gioco, dare un senso alla propria vita con le proprie vocazioni e aspirazioni e constatare direttamente, sul campo, i diversi aspetti del mondo del lavoro e  come, sicuramente, l’esperienza aiuta a far emergere passioni, interessi che potranno offrire uno sbocco futuro al proseguo della loro vita.

Piacerebbe raccogliere, le loro esperienze ( l’impegno, la fatica, le tante emozioni, la gioa dello stare insieme, la forza di uno sguardo, un gesto simbolico di un fatto) come racconto o semplicemente con uno scatto fotografico: cosa si sta facendo, con chi, lavori quotidiani, ma anche eventi speciali o incontri particolari.
Per farne che ?
per ricordare chi e che cosa si è portato nel cuore ( i luoghi dove si è passato un anno, le persone che si sono conosciute, l’allegria, i legami, le difficoltà, cosa è stato importante, cosa l’esperienza mi sta lasciando).

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Questa mattina con piacere ho conosciuto  ragazzi e ragazze entusiasti, coraggiosi, forti e brillanti che stanno svolgendo i vari servizi con dedizione, spirito di solidarietà e intraprendenza. Ho conosciuto giovani consapevoli che  l’esperienza del Servizio Civile nazionale li arricchisce, ma che è  anche un’opportunità di benessere per tutta la nostra comunità.
Il  volontariato è una risorsa fondamentale per la qualità della vita del nostro tessuto sociale e l’esperienza del Servizio Civile rappresenta un anno di emozioni altamente motivante  e umanamente sconvolgente.
Grazie ragazze/i per il Vostro impegno ed esempio.
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Ezio Mauro: Governo, il Paese in apnea

di Ezio Mauro  19 febbraio 2020.

L’Italia non può vivere in amministrazione controllata, con una sospensione della politica che si illude di sospendere il tempo, rinviando le scelte.
Se non sai chi sei, difficilmente saprai dove devi andare. Vale per la vita, non si capisce perché non dovrebbe valere anche per la politica, se si ricordasse di non essere una dimensione artificiale, ma una manifestazione della vita delle persone. Dunque è la propria natura culturale – fatta di valori, ideali, interessi legittimi, soggetti sociali da rappresentare – che decide le scelte da compiere, in un quadro di convenienze, occasioni e opportunità. Come ogni organismo vitale, il governo è esattamente davanti a questo nodo, che non riesce a sciogliere semplicemente perché non può, mancandogli la percezione di se stesso, la nozione di che cos’è, cosa trasmette ai cittadini, cosa significa nella vicenda del Paese.

Tutti i tavoli governativi, che dovrebbero affrontare un problema per risolverlo, si aprono a ripetizione senza mai chiudersi. La questione della prescrizione è sospesa, il progetto di abolizione dei decreti di sicurezza salviniani è rinviato, l’ambiziosa agenda 2023 che il premier vuole scrivere per ipotecare lo spazio della legislatura non riesce ad aprire la prima pagina, sulle nomine pubbliche si annuncia battaglia, alla Rai ancora e sempre sovranista e filoleghista non si riesce nemmeno a cambiare canale. Lo spazio vuoto è inevitabilmente riempito dalle spinte egoistiche e centrifughe dei due partiti in maggiore difficoltà elettorale, M5S e Italia viva, che cercano nell’agitazione permanente ciò che non riescono a trovare nella politica mancante, muovendosi ogni volta sullo spazio di confine tra maggioranza e opposizione, sperando di lucrare spiccioli di consenso dai due mondi contrapposti.

Al centro dello schieramento, come una moderna Democrazia cristiana, il Pd porta intero il peso della responsabilità del governo, senza incassarne il dividendo. Dovrebbe strappare in avanti, imponendo la sua egemonia culturale, ma è costretto a frenare, tamponando i buchi che si aprono qua e là quotidianamente nella maggioranza. Dovrebbe far capire agli alleati che in Emilia ha giocato – e vinto – da solo la vera partita con Salvini, prendendo la guida politica della coalizione, ma deve mediare, compensare, riequilibrare se vuole che la barca vada avanti. Dovrebbe pretendere che l’alleanza si dia finalmente un orizzonte culturale, una bussola politica, una mappa di programma: ma è costretto a proteggere il minimo comun denominatore che tiene insieme forze troppo diverse tra loro, e non riesce ad andare oltre.

Eppure la questione è semplice. Il Paese non può vivere in amministrazione controllata, con una sospensione della politica che si illude di sospendere il tempo, rinviando le scelte. Un Paese in apnea. Bisogna che la politica torni in campo, e sieda a capotavola, altrimenti è meglio accettare la sfida di Salvini e andare al voto, con tutti i rischi che questa scelta comporta per l’Italia.

Una chiave per uscire dalla palude è in mano ai Cinque Stelle. Finalmente hanno capito che il congresso – comunque lo si voglia immaginificamente battezzare – è la strada maestra per definire la propria natura e la propria prospettiva, spiegando alla luce del sole la ragione delle scelte, cosa che incredibilmente non è stata fatta con il passaggio di governo, sostituendo Salvini con Zingaretti come si cambia la giacca in un armadio. I grillini devono dire se seguono Grillo, che vuole un’intesa ragionata con la sinistra, o Di Battista con la sua perenne guerriglia anti-istituzionale: su questo devono scontrarsi e contarsi, in modo pubblico e trasparente, selezionando un gruppo dirigente conseguente, nato da una scelta di campo non più equivoca.

Ma anche Renzi è debitore di un congresso alla pubblica opinione. È stato segretario del Pd, quel partito lo ha portato alla presidenza del Consiglio, lui lo ha portato nel socialismo europeo: ed ora? Un uomo di Stato non può permettersi un’ambiguità permanente, puntando a dividere il campo riformista in ogni elezione locale, usando i suoi voti marginali per tenere il governo di cui fa parte costantemente sott’acqua, lasciando intendere che il tanto peggio sarebbe infine per lui (e solo per lui) tanto meglio: perché un’esplosione del quadro politico gli consentirebbe di liberarsi da ogni vecchia eredità vincolante, di uscire dal recinto del centrosinistra e di collocarsi all’incrocio tra una sinistra di lucro, una destra di comodo, un centro di vocazione, scegliendo empiricamente di volta in volta in base al bottino politico e non più agli ideali, come un partito-pirata che batte bandiera nera. Un congresso vero, tra tante performance, aiuterebbe a mettere a fuoco la natura del nuovo partito, a scegliere il campo di gioco, gli alleati e gli avversari, e soprattutto a capire.

Infine, Conte. La situazione dimostra che avere i numeri in Parlamento non basta, se non c’è una maggioranza: sapendo che i cosiddetti “responsabili”, se portano voti, tolgono identità, dunque accrescono il male oscuro di cui soffre il governo. E di conseguenza o il premier si mette a capo di questo processo di ridefinizione culturale dell’alleanza che guida, oppure vedrà consumarsi di giorno in giorno la sua debolezza, perché senza politica non si va avanti.

Deve capirlo anche il Pd, fissando un prezzo politico per la sua responsabilità generale. È basandosi su questa tenuta dei democratici, infatti, che Renzi e Di Maio imbastiscono i loro balli di confine, sul bordo del dentro-fuori. La responsabilità non è gratuita, d’ora in poi va scambiata con scelte di governo nette, con una chiara identità di sinistra, riconoscibile dagli elettori.
Anche perché l’alternativa ha un’identità precisa, con il segno di destra più marcato degli ultimi vent’anni. Basterebbe questo destino per imporre alle forze di governo una scelta radicale e convinta. Ma le scelte nascono soltanto da una chiarezza identitaria. È ora che la maggioranza di governo decida di che sostanza è fatta: la destra lo sappiamo.

 

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Perfetta analisi di Ezio Mauro.
Questo articolo,  incarna perfettamente il motivo per cui sostengo l’attuale segretario del PD che mi sembra al momento uno dei pochi in grado di praticare una politica almeno scevra da personalismi, invidie e brame di potere. Credo che, con enormi difficoltà, stia cercando di lavorare per il bene di questo Paese. Con  una maggioranza non coesa e piena di insidie e nemici, sfido chiunque a fare meglio in queste condizioni.  Un buon motivo per appoggiare con forza il PD e il suo segretario. Per me lo merita..
Paola

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Niente di nuovo sul fronte della politica italiana: il guastatore Renzi

C’è un Paese in sofferenza, preso da una crisi economica che non si attenua, anzi si aggrava anche a causa di fattori esterni come il “Coronavirus”. Abbiamo un Paese con  tantissime emergenze come:  l’emergenza anagrafica,  con una diminuzione delle nascite spaventosa, l’emergenza sociale della fuga dei giovani all’estero, giovani senza alcuna speranza di avere opportunità nel Paese, l’emergenza  disoccupazione che aumenta di giorno in giorno, con tante  aziende che chiudono i battenti con il conseguente aumento di perdita di posti di lavoro, l’emergenza debito pubblico da tutti considerato quasi insanabile, e la lista  potrebbe continuare ……..

Di fronte a questa situazione drammatica, con sgomento leggo che chi aspira alla guida del Paese e comunque ha un impegno professionale di Senatore della Repubblica,  invece di porsi preoccupato di fronte alla drammaticità dei fatti, per cercare con responsabilità  soluzioni per il bene del Paese, va a sciare. E non va a sciare a “Sassotetto”, magari per aiutare a risollevare  l’economia delle nostre terre martoriate dal terremoto, ma va a sciare in Pakistan  con l’elicottero sull’Himalaya.

Ma non basta sempre questo dipendente del Senato alla guida di un manipolo di parlamentari che si erano presi la responsabilità di sostenere il  Governo sta pretestuosamente, spingendo verso la crisi e  le elezioni anticipate il Paese.

Prendiamone, tristemente, atto: c’è un Paese alla deriva e parte della classe politica non all’altezza.


Paola 

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Alla Università “La Sapienza”: tutti in piedi per Liliana Segre

La cultura e la conoscenza rendono liberi, e se si è liberi si è forti, se si è forti non si ha paura dell’altro”. È uno dei presupposti, ha oggi ricordato il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, che hanno portato al conferimento del dottorato di ricerca honoris causa in Storia dell’Europa alla Testimone della Shoah e senatrice a vita Liliana Segre. Un riconoscimento attribuitole nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico nel 717esimo dalla fondazione dalla più grande università italiana ed europea, svoltasi alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e di molte alte cariche istituzionali.
Nella sua emozionante lectio magistralis la Segre ha detto:
Affrontando una giornata come questa, così umanamente e privatamente importante  non posso che ricordare tra tanti professori incontrati nella vita, un povero professore francese prigioniero come me che faceva l’operaio schiavo. Lui vedendomi mi chiese che classi avessi fatto perché lui era un docente di storia. Io facevo la seconda media, gli spiegai. Mi disse: proviamo a essere io e te come eravamo, liberi. Era un momento assoluto di libertà mentre eravamo vestiti a righe, denutriti. Eravamo liberi come si è liberi con la conoscenza”.
Segre ha anche ricordato di quando nel lager, in una situazione particolarmente difficile e avvilente, si intrattenne per un paio d’ore con una ragazza cecoslovacca. “Lei, che aveva due o tre anni più di me, mi chiese se sapevo qualche parola di latino: sì, io lo ricordavo e fu fantastico. Con quelle poche parole abbiamo parlato della nostra casa lontana, della patria, della famiglia perduta. Fu fantastico trovare una lingua tra noi due. Quella comunità di due ore non l’abbiamo mai dimenticata, ne sono certa”.
Fu lo studio, ha poi spiegato, a ridarle nel dopoguerra la forza di ripartire, di riprendere un posto nel mondo. Un modo per riconnettersi anche alla figura del padre Alberto, deportato assieme a lei ma senza fare ritorno. “L’uomo più importante della mia vita”, ha poi detto.
La senatrice a vita si è rivolta direttamente anche ai tanti studenti presenti: “Quando sono entrata in Senato – le sue parole – l’unica cosa che potevo fare era combattere tutto quello che ha segnato per sempre la mia vita. Non c’è limite all’odio né all’indurre ad odiare. Tantissimi possono essere i modi, le ragioni. È bello insegnare ai ragazzi a non farlo”.


Un bellissimo messaggio  da parte di questa donna forte e coraggiosa:  “Sono la conoscenza e la memoria a renderci liberi
Paola

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Giuseppe e Anna da 50 anni insieme: un amore nato da un fortuito incontro alla “Coin” di Mestre

Oggi come oggi, il concetto di “amore per sempre” sembra essere qualcosa che appartenga solo ai romanzi ed alle favole. Purtroppo molte coppie si sfaldano presto e sembra non esistere più quella forza che le spinge ad andare avanti e a superare le difficoltà.
Tuttavia, nonostante il fatto che molte delle relazioni moderne rispondono a questa descrizione, esistono ancora alcuni esempi di coppie che hanno promesso di amarsi per sempre e che hanno continuato ad avanzare insieme nonostante gli ostacoli.

Questa storia parla proprio di questo, di due persone speciali, che dopo 50 anni sono ancora unite da un vincolo indissolubile di amore: Giuseppe Limoni e la gentile consorte Anna.

Si sono conosciuti alla “Coin” di Mestre. Giuseppe Limoni appena diplomato alla Scuola Agraria di Santa Marinella a Roma (una delle scuole più rinomate  per chi ha  la passione per la botanica, l’entomologia, l’agronomia) aveva ricevuto un’offerta di lavoro di quelle che non si potevano di certo  lasciare: giardiniere alla villa Fürstemberg alle dipendenze della famiglia di Clara AGNELLI ( la sorella maggiore dell’avvocato ) vicino Venezia,  con la responsabilità di gestire il parco e i giardini di una delle più belle e rinomate ville venete, dove la signora Agnelli aveva trasferito da Torino la propria residenza.
Un lavoro  importante professionalmente, per il giovane Giuseppe Limoni aspirante “Giardiniere” ( con la “G” maiuscola)  per la vastità delle piante presenti nell’ampio parco e delle varie tipologie di giardini che doveva curare ( all’inglese, all’italiana e alla francese).  Un lavoro importante per il quale Giuseppe appena 20enne aveva lasciato, a malincuore,  gli anziani genitori e Tolentino (sua città natale), per trasferirsi in Veneto, dove il tempo era scandito ed occupato totalmente dal lavoro. Di quel tempo Peppe ricorda le uniche divagazioni domenicali che erano Venezia con i suoi canali e le “luci” dei negozi di Mestre. In una di queste “lunghe e solitarie  giornate” post lavoro Giuseppe aveva scelto come meta Mestre e in particolare il  negozio della “Coin” situato al centro della città di terra ferma dei veneziani. Era rimasto colpito da una bella giacca che era però, –  per quegli accadimenti incomprensibili e misteriosi che la vita a volte ci presenta –  troppo lunga di manica. Rassicurato dalla commessa che il servizio sartoria dello stesso negozio avrebbe provveduto ad apportare le opportune  sistemazioni, Giuseppe fece convintamente quel bell’acquisto. Come negli accordi pattuiti al momento dell’acquisto, la sera seguente, Giuseppe ritorna alla Coin al reparto sartoria per le misurazioni.

La sarta, “veneziana doc”, che con cura prese le misure e poi confezionò quella giacca di velluto era, per quei disegni del destino a noi tutti ignoti,  Angiolina  Ruffato: la futura Sig.ra Limoni.

E’, infatti li, nella bottega della sartoria della Coin,  tra un tracciare un segno di gesso, colpita dalle affabili maniere di Giuseppe, abituato a “parlare e trattare con i fiori”, tra un ordine impartito in stretto dialetto veneto e una esclamazione tolentinese-maceratese,  tra lo stendere il metro di sarta sulle robuste braccia allungate del giardiniere di casa Agnelli e qualche timido e gentile apprezzamento sulle abili capacità di tagliare  il  risvolto di quella  giacca (che alla fine calzerà “a pennello”), che è nato l’amore tra Peppe Limoni e Angiolina Ruffato per tutti gli osimani Anna.

La sig.ra Anna, nata e cresciuta a  Venezia, città alla quale è tutt’ora  profondamente legata,  in una famiglia  di commercianti di  legno e carbone ( una famiglia numerosa la sua, con la bellezza e la vivacità di 6 fratelli e 6 sorelle)  mai poteva immaginare che il suo futuro sarebbe stato “la città dei Senza Testa” e le Marche.

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Si sono sposati  il 28 dicembre 1969, lui ventiduenne e lei appena venticinquenne,  a Mestre, nella Chiesetta della Madonna del Carmelo.
Dal 1970 ( dopo che Giuseppe ha vinto  il concorso da Giardiniere) la famiglia Limoni si è trasferita e vive ad Osimo. Una famiglia stimata, entrambi si sono adoperati nell’interesse della nostra città, partecipando attivamente nel mondo dell’Associazionismo, del  volontariato. Ricordo, per averci partecipato come volontaria scout,   l’iniziativa ideata da Peppe Limoni di ”una pianta per il Friuli”. Un progetto  che ha riguardato la popolazione del comune di Trasaghis  ( in prov. di Udine) dove, sotto la guida del nostro giardiniere/volontario Peppe Limoni, abbiamo piantato degli alberi nel grande campo delle baracche dei sopravvissuti al terremoto.

Una vita di coppia, quella dei coniugi Limoni costellata, come per tanti, da difficoltà, sacrifici e messe alla prova  che non li ha mai divisi, ma, al contrario li ha uniti e resi ancora più forti.

Se  a Peppe Limoni viene, unanimemente,  attribuito il riconoscimento di “artista della natura” per aver saputo rendere,   nei 40 anni di servizio da Capo giardiniere,   il “belvedere” dei giardini di Piazza Nuova un vero vanto della nostra città,  alla gentile sig.ra Anna, va il merito di essere “l’anima” di questa famiglia – giunta al suo mezzo secolo di vita – grazie alla sua presenza silenziosa ed  incoraggiante che infonde serenità.

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In questi giorni l’amabile coppia – con qualche capello in meno lui, un paio di occhiali sul volto lei – ha festeggiato il  cinquantesimo anniversario di matrimonio. Lo ha fatto pronunciando ancora una volta il “si”, rinnovandosi la promessa  nella Chiesa di Sant’Ignazio, nella piccola omonima frazione  di Filottrano. Assieme a loro hanno festeggiato in armonia ed allegria le figlie, i nipoti, il genero, parenti ed amici.
Un bellissimo evento per Giuseppe, Anna e la loro famiglia, che dimostra ancora una volta  al mondo quanto la compagnia dell’altro, il rispetto, la dolcezza nei  rapporti, nonostante le difficoltà, sono ciò che rafforza l’amore.
Una bella e meritata festa per i 50 anni di matrimonio di Anna e Giuseppe, entrambi nati fuori dalle mura della nostra città ma, a tutti gli effetti,   “Osimani doc”.

A nome mio personale, e a nome  dell’intera comunità  cittadina, porgo a Giuseppe  e ad  Anna gli auguri più affettuosi di un ancor lungo futuro insieme ed un ringraziamento per l’esempio di disponibilità e di condivisione, riconosciuto ed apprezzato dall’intera città.

Paola

Regionali, ad Osimo incontro con il prof. Sauro LONGHI

Dopo la presentazione del Manifesto de Le Marche Ideali, Sauro Longhi ci aspetta ad Osimo, nella Sala Conferenze dell’Hotel la Fonte, Via Fontemagna 33, per parlare di Giovani, Sviluppo Sostenibile, Turismo e Territorio e Sviluppo Economico.

Sarà una bella occasione per confrontarsi e ascoltare tutti coloro che parteciperanno.

Vi aspettiamo Numerosi !

Per non lasciare indietro nessuno, Sauro Longhi con Le Marche Ideali

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