Marzabotto: 29 settembre – 5 ottobre 1944

Questa è memoria di sangue
di fuoco, di martirio,
del più vile sterminio di popolo
voluto dai nazisti di von Kesselring
e dai loro soldati di ventura
dell’ultima servitù di Salò
per ritorcere azioni di guerra partigiana.

I milleottocentotrenta dell’altipiano
fucilati ed arsi
da oscura cronaca contadina e operaia
entrano nella storia del mondo
col nome di Marzabotto.

Terribile e giusta la loro gloria:
indica ai potenti le leggi del diritto,
il civile consenso
per governare anche il cuore dell’uomo,
non chiede compianto o ira,
onore invece di libere armi
davanti alle montagne e alle selve
dove il Lupo e la sua Brigata
piegarono più volte
i nemici della libertà.

La loro morte copre uno spazio immenso,
in esso uomini di ogni terra
non dimenticano Marzabotto,
il suo feroce evo
di barbarie contemporanea.

Salvatore Quasimodo

mARZABOTTO

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Osimo, 85° anniversario AVIS Osimo

Festa dell’Avis osimana, una bella manifestazione organizzata dai donatori osimani per ricordare e festeggiare il proprio ottantacinquesimo anniversario di fondazione. Venerdì sera si è svolto il primo appuntamento, al Teatro La Fenice, con Fabio LoSavio e Valeria Dentamaro che ci hanno fatto ripercorrere la benemerita storia dell’AvisOsimo (ho scoperto che anche un mio parente, Giuseppe Andreoni, è stato uno dei soci fondatori) con la testimonianza di tutti i Presidenti che si sono succeduti nell’Associazione. Domenica cerimonia ufficiale e poi il rituale pranzo sociale sempre all’insegna del buon cibo e della solidarietà. Gli eventi organizzati hanno visto una grande partecipazione, premiando così lo sforzo organizzativo dei volontari donatori e non donatori.
Sicuramente l’Avis Osimo è un gran bell’esempio di socializzazione e di solidarietà verso quanti hanno bisogno di trasfusioni. E’ stato per me un onore partecipare e condividere con tanti donatori osimani, ma anche con quelli venuti da Copertino e dalle altre città limitrofe, questa importante ricorrenza.
85 anni di Avis e quindi 85 anni di servizio per la comunità di Osimo e ben oltre. 85 anni in cui tanti donatori osimani hanno pensato e testimoniato, solidarietà alle persone che soffrono quotidianamente e che possono andare avanti solo ce c’è qualcuno, che dedica 30 minuti del proprio tempo per un atto di amore qual’è la donazione.
Grazie.

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Addio Pietro, grande uomo e grande politico

Ciao Pietro, sei stato dello stesso colore per tutta la tua vita, sempre dalla parte di chi lottava per l’eguaglianza, la libertà e per la fraternità.
Grazie, per la tua coerenza e per la tua onestà.
Ingrao 87In occasione dell’ultimo compleanno ( aveva compiuto cento anni il 30 marzo scorso ) aveva scritto così:

Cara lettrice, caro lettore,
internet non è un mezzo consueto, per chi è nato nel 1915; ma è il mezzo di comunicazione del presente, e ho pensato di usarlo. Sono un figlio dell’ultimo secolo dello scorso millennio: quel Novecento che ha prodotto gli orrori della bomba atomica e dello sterminio di massa, ma anche le speranze e le lotte di liberazione di milioni di esseri umani. Scriveva Bertolt Brecht:

Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,
e mi ribellai insieme a loro“.

Il mondo è cambiato, ma il tempo delle rivolte non è sopito: rinasce ogni giorno sotto nuove forme. Decidi tu quanto lasciarti interrogare dalle rivolte e dalle passioni del mio tempo, quanto vorrai accantonare, quanto portare con te nel futuro. Buona esplorazione.                f.to Pietro Ingrato
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Ciao Pietro.

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Eugenio Scalfari: Il Papa e Obama parlano al mondo, ascoltiamoli

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 27 settembre 2015. Il Papa e Obama parlano al mndo, ascoltiamoli.
Eguaglianza, libertà, fraternità: sono questi i tre valori che tre secoli fa l’Europa rivendicò ed è su di essi che si sta realizzando l’incontro tra la Chiesa di Francesco e la modernità laica.
La poverta’, la discriminazione, la corruzione: questi sono i mali del mondo e tutto il male restante è da questi che deriva. Così pensa e dice papa Francesco e questa è la sua predicazione che cominciò in Argentina quarant’anni fa ed è continuata con ben altra ampiezza di ascolto da quando siede sulla sedia di Pietro.
Non era però accaduto che questo tema, che con una sola parola onnicomprensiva si può definire disuguaglianza, fosse affrontato dinanzi al Congresso degli Stati Uniti d’America e poi all’Assemblea delle Nazioni Unite. La disuguaglianza è la causa e il suo più vistoso effetto è quello della migrazione, che riguarda centinaia di milioni di persone e interi popoli che si spostano da un Paese all’altro, da un continente all’altro, rivendicando i loro diritti di persone umane e la loro libertà.
Eguaglianza, libertà, fraternità: sono questi i tre valori che tre secoli fa l’Europa rivendicò ed è su di essi che si sta realizzando l’incontro tra la Chiesa di Francesco e la modernità laica. Un Papa dal linguaggio profetico e rivoluzionario come Lui non s’era mai visto prima: gesuita fino in fondo, francescano fino in fondo, che ha saputo unificare la parte migliore di questi due Ordini della Chiesa, in apparenza molto lontani tra loro. La loro storia è diversa, ma la loro ispirazione ha le medesime finalità della Chiesa missionaria di Francesco: ama il prossimo tuo come e più di te stesso.
Più volte mi sono posto la domanda del rapporto tra questo Papa e la politica. Lui esclude che questo rapporto vi sia ed infatti combatte il potere temporale della Chiesa cattolica.
Proprio perché una Chiesa missionaria come Lui la concepisce non ha e non deve esser deturpata dal temporalismo, cioè dall’amore verso il potere. Gli effetti di questa lotta tuttavia si riverberano con inevitabile intensità sulla politica. Corruzione, discriminazione, povertà, sono alcuni dei connotati che caratterizzano il potere e deturpano la politica. Non a caso Francesco è stato accusato di simpatie “comuniste”. È una accusa volutamente e ingiustamente aggressiva, alla quale Francesco ha risposto cristallinamente: «Io predico il Vangelo; se i comunisti dicono le stesse cose, sono loro che adottano il Vangelo».
Qualche amico mi ha chiesto chi sono a mio parere gli uomini più importanti e che maggiormente influenzano la situazione del mondo d’oggi. La mia risposta è: Francesco e Barack Obama. Operano in settori diversi ma le finalità sono affini. Purtroppo non avranno molto tempo a loro disposizione ed è assai improbabile che i loro successori siano alla stessa loro altezza. È addirittura possibile che abbiano finalità diverse dalle loro. La storia del resto non è coerente nel suo procedere, affidata più al caso che al destino; variano le passioni, le emozioni, gli interessi e quindi i valori e gli ideali. Ma i momenti culminanti e chi li rappresenta sia nel bene sia nel male rimangono nella memoria storica e aiutano le anime vigili e responsabili a tener conto del prossimo e della “polis”, due parole che indicano la stessa realtà vista da due diverse angolazioni: il prossimo si configura in una convivenza tra liberi ed eguali. Così vorremmo che fosse.
Sarebbe altrettanto interessante capire chi sono le personalità più rimarchevoli in Europa e in Italia, luoghi geopolitici, sociali, economici e culturali che ci riguardano molto da vicino. Nel nostro continente Angela Merkel, Mario Draghi e anche Putin: la Russia è bicontinentale ma la sua parte politicamente essenziale è quella ad Ovest degli Urali o addirittura ad Ovest del Volga. Quindi Europa.
La Merkel nelle ultime settimane ha perso improvvisamente peso, anzitutto con quanto è accaduto e sta tuttora accadendo con le ondate di migranti e la reazione che hanno provocato nei Paesi dell’Est europeo e nella stessa Germania. Poi, ancor più recentemente, con lo scandalo Volkswagen che ha messo in crisi non soltanto una delle principali case automobilistiche del mondo intero, ma l’industria tedesca nel suo complesso, con possibili chiamate di correo perfino politiche.
La Germania è sulla difensiva su tutti i fronti: quello delle immigrazioni, quello dell’economia industriale, quello della dominanza europea. Questa crisi indebolisce l’Europa perché con una Germania incerta anche l’Europa diventa più incerta. Il futuro del nostro continente è strettamente legato alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa. L’ultimo e più autorevole appello perché quest’evento si compia è stato di Giorgio Napolitano che al convegno sulla giustizia promosso a Piacenza ha avuto in proposito parole nettissime. Se quest’evento sfumasse verso un tempo indeterminato – ha detto Napolitano – l’Europa e tutti gli Stati nazionali che la compongono diventerebbero insignificanti nel panorama mondiale con effetti negativi di carattere economico sociale e di conseguenza politico.
Una chiarezza di giudizio encomiabile, ma purtroppo Napolitano non dispone più di strumenti concreti per dare seguito a ciò che pensa e dice su questo tema. Per fortuna Mattarella la pensa allo stesso modo e lui qualche strumento di concreta pressione lo ha. In questo panorama di incertezza e indebolimento dell’Unione europea, chi dispone di strumenti importanti e concreti è Mario Draghi e li sta usando sempre più drasticamente: ha aumentato nel tempo e nella misura il “quantitative easing”; ha penalizzato la liquidità delle banche quando se ne servono per interessi propri anziché della clientela; sta estendendo le garanzie ai depositanti e alle banche e l’acquisto di titoli pubblici. Nella sua ultima dichiarazione pubblica ha chiesto alla Commissione di Bruxelles e al Parlamento di istituire un ministro del Tesoro europeo che sia il solo interlocutore politico della Banca centrale, responsabile d’un bilancio europeo molto più ampio di quello attuale, un debito pubblico sovrano con relativa emissione di titoli e una propria politica di investimenti. Il tutto con le necessarie cessioni di sovranità. Ha sollecitato infine l’Italia a varare leggi del lavoro e sgravi fiscali che abbiamo come obiettivo quello di incentivare gli investimenti e creare nuovi posti di lavoro. Quanto all’aumento dei tassi di interesse Usa, ormai deciso dalla Fed americana, produrrà un rafforzamento del tasso di cambio del dollaro con ulteriore deprezzamento dell’euro che favorirà ancor più le esportazioni di merci europee (e italiane) verso l’area del dollaro.
In Italia la personalità politica più importante è Matteo Renzi, per suo merito e per la debolezza degli altri. Personalità politicamente e moralmente più rilevanti della sua ce n’è più d’una ma sono persone, non forze politiche. Per di più una parte rilevante del popolo italiano lo segue con rassegnato entusiasmo, come fece in altri tempi con Berlusconi. Quanto agli oppositori, il consenso che raccolgono è nettamente minore del suo: Il Movimento 5 Stelle è l’inseguitore più prossimo ma il distacco è ampio e non pare destinato a diminuire. Quanto all’opposizione interna, alla resa dei conti ha mostrato la sua fragilità, maggiore di quanto si pensasse, negoziando e accordandosi con lui su dettagli e abbandonando l’obiettivo numero uno che loro stessi definivano il recupero di quei valori, ideali e concreti, d’una moderna sinistra.
La realtà ha dimostrato che quei valori si sono persi per strada e assai difficilmente saranno recuperati. Il problema dell’elezione diretta dei senatori che comunque è stato anch’esso di fatto abbandonato era uno strumento per recuperare quei valori. La battaglia sul Senato rappresenta un grimaldello per ottenere che il regime monocanierale non fosse subordinato al governo come di fatto sarà in una Camera di “nominati”. Questo era l’obiettivo, smarrito per strada da senatori democratici che l’avevano indicato molte volte e poi l’hanno mandato in soffitta.
Può darsi che un Renzi che governa da solo in un Paese come il nostro sia una soluzione ottimale. Va notato tuttavia che le leggi fin qui prodotte sono di modestissima qualità, le abbiamo su questo giornale esaminate con attenzione e ne abbiamo individuato pregi e difetti. Debbo dire che i difetti sono molto più numerosi dei pregi e lo dimostra un esperto come Gianluigi Pellegrino e perfino un “renziano” come D’Alimonte, sul Sole 24 Ore di venerdì. Civati sta raccogliendo firme per un referendum abrogativo. Vedremo domani se avrà ottenuto il numero previsto dalla legge ma se quel referendum si facesse la decisione passerebbe al popolo e forse sarebbe un fatto positivo. Ma il modo più idoneo a recuperare valori costituzionali in gioco potrebbe essere la ripresentazione di quella proposta di legge che non ebbe la possibilità di essere votata, presentata nel 1995 con una settantina di firme tra le quali quelle di Mattarella, Napolitano, Walter Veltroni, Piero Fassino, Leopoldo Elia, Rosy Bindi.
Il nucleo essenziale suonava così: «La democrazia parlamentare deve dispiegarsi appieno per quanto riguarda le scelte del governo, ma deve trovare un limite invalicabile nel rispetto dei principi costituzionali, delle regole democratiche, dei diritti e della libertà dei cittadini; principi, regole, diritti che non possono essere rimessi alle decisioni della maggioranza pro-tempore». Ho ricordato questa proposta nel mio articolo di domenica scorsa. Oggi ne propongo la ripresentazione perché è il solo modo di rafforzare la fragile democrazia esistente senza con ciò impedire a Renzi di dare il meglio di sé evitandone il peggio.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

Francesco ai giovani: “non abbiate paura”

Papa

Il discorso di Papa Francesco
ai giovani cubani
Cari giovani cubani non abbiate paura della speranza e del futuro, perché Dio scommette su di voi
(L’Avana, Cuba – 20 settembre 2015)

23-9-1985 – 23-9-2015: 30 anni dalla morte di Giancarlo Siani, giovane cronista precario

SianiGiovanissimo, Giancarlo Siani cominciò a collaborare con alcuni periodici napoletani interessandosi ai problemi dell’emarginazione, principale serbatoio di manovalanza della camorra. Poi iniziò a lavorare come corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano Il Mattino: dipendeva dalla redazione distaccata di Castellammare di Stabia. Siani svolse importanti inchieste sui boss locali, un ottimo lavoro che lo portò a diventare corrispondente del quotidiano nell’arco di un anno e ad avere la promessa di essere assunto. In un suo articolo Giancarlo scrisse che l’arresto del boss Valentino Gionta fu possibile per una “soffiata” del clan Nuvoletta ai carabinieri. Ciò provocò le ire dei fratelli Nuvoletta che, agli occhi degli altri boss partenopei, facevano la figura degli “infami”.

Il 23 settembre 1985, poco dopo avere compiuto 26 anni, Giancarlo Siani venne ucciso alle 20,50: aveva appena lasciato la redazione centrale de Il Mattino.
(da Giornata della Memoria dei Giornalisti uccisi da mafie e terrorismo)

Eugenio Scalfari: Il labirinto dell’Europa sui migranti e dell’Italia sul Senato

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 20-Settembre-2015. Il labirinto dell’Europa sui migranti e dell’Italia sul Senato. Per uscire dal dedalo della riforma ci vuole il filo di Arianna ma alla fine i suoi due capi resteranno in mano a Renzi. Sui flussi migratori, si pensi a che cosa sarebbe accaduto se fossero esistiti gli Stati Uniti europei con norme federali
I migranti e l’Europa. Lo spettacolo di alcuni Paesi membri dell’Unione europea di fronte alle ondate di decine di migliaia di persone provenienti dall’Africa subequatoriale, dalla Siria, dalla Libia, dal Kurdistan. I valori sui quali è nata l’Unione europea messi sotto i piedi dall’Ungheria, dalla Polonia, dalla Slovacchia, dalla Repubblica Ceca, dalla Croazia. Questo è accaduto e continua non solo ad accadere ma a coinvolgere la simpatia anche di altri membri dell’Unione come i Baltici. È una situazione intollerabile e come tale giudicata da tutti gli altri componenti dell’Unione a cominciare dalla Germania, dall’Italia, dalla Francia. Ma, nonostante questa inaccettabilità più volte affermata vigorosamente, non si è andati oltre, alle parole non sono seguiti i fatti, sia perché si cerca piuttosto un compromesso che uno scontro aspro e duro in una fase di difficoltà economiche notevoli e non ancora superate e sia perché l’Ue è una confederazione di Stati nazionali ognuno dei quali è padrone in casa propria salvo alcune modeste cessioni di sovranità che riguardano più l’economia che la politica.
Questa constatazione mi ha fatto pensare che cosa sarebbe accaduto se esistessero gli Stati Uniti d’Europa e come sono in grado di comportarsi gli Stati Uniti d’America quando hanno dovuto affrontare problemi consimili ai nostri di discriminazioni, xenofobie, immigrazioni. L’immigrazione è regolata da norme federali: se uno straniero è in regola con quelle norme e può varcare i cancelli di ingresso, circola liberamente in tutto il Paese.
La discriminazione fu abolita da Lincoln con la guerra di secessione: la vittoria contro i sudisti ebbe come risultato costituzionale l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Quanto alla xenofobia, tutte le associazioni razziste, a cominciare dal Ku Klux Klan, furono soppresse e la loro ricostituzione vietata. Provvedimenti come quelli di erigere muri e sbarrare i confini da parte di singoli Stati dell’Unione sarebbero immediatamente e concretamente vietati, la polizia locale sostituita da quella federale alla quale ove si dimostrasse necessario si affiancherebbero anche reparti dell’esercito degli Stati Uniti
Quanto sta accadendo è la vergogna d’Europa, non solo per gli Stati xenofobi e dittatoriali, ma per tutti, che dopo settant’anni dal manifesto di Ventotene non sono ancora riusciti a dar vita ad una Federazione europea. Vergogna.
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La riforma costituzionale del Senato della Repubblica italiana è un tipico labirinto per uscire dal quale ci vuole il filo di Arianna. Il mito racconta che due personaggi tengono quel filo: Arianna e Teseo. Tutti e due si salvano e si mettono provvisoriamente al sicuro ma, arrivati all’isola di Nasso, Teseo abbandona Arianna; lei viene violentata dal dio Dioniso che poi la trasforma in una costellazione. Il filo resta per terra in quell’isola sperduta senza più nessuno che lo tenga in mano.
I lettori forse si domanderanno che cosa c’entra il mito del labirinto con la riforma del Senato. C’entra, eccome. Nel labirinto dell’articolo 2 della legge di riforma Teseo è Renzi e Arianna è Bersani. Se l’accordo che si profila tra la maggioranza renziana e la minoranza andrà a buon fine, il Pd uscirà dal labirinto ma alla fine Renzi (Teseo) abbandonerà Bersani (Arianna) che finirà in cielo, cioè fuori dalla vera partita politica. Il filo però non sarà abbandonato per terra ma i suoi due capi resteranno in mano a Renzi.
Personalmente la vedo così. Può darsi che sia un bene per il Paese, Renzi resta il capo indiscusso e unico, la minoranza è fuori gioco ma onorata e luccicante come le stelle. Il guaio è che il labirinto resta in piedi. Chi ci sta dentro? Non certo la minoranza che riposa nell’alto dei cieli. Dentro ci sta di nuovo Renzi alle prese con l’Europa e soprattutto con quelli che l’Europa la vorrebbero federata. Il nostro presidente del Consiglio no, vuole mantenere i poteri deliberanti in mano agli Stati nazionali.
Del resto non è il solo: quasi tutti i capi di governi nazionali non vogliono essere declassati. A volere l’Europa federata sono rimasti in pochi: uomini di pensiero, vecchi ma anche molti giovani che detestano frontiere e localizzazioni; Draghi con la sua Banca centrale; molti presidenti delle Camere europee, a cominciare dalla nostra Laura Boldrini; forse Angela Merkel, consapevole che anche la Germania in una società sempre più globale finirebbe col trasformarsi da nave d’alto mare in un barcone sballottato dai flutti.
Tutto è dunque appeso al filo di Arianna perché se è vero che l’Italia è un labirinto, molto più labirintica è l’Europa. Un capo del filo per uscire dal labirinto europeo è in mano alla Germania, l’altro capo dovrebbe essere il popolo europeo a tenerlo, il quale però non dimostra alcun interesse a questa vicenda. Ci vorrebbero all’opera partiti europeisti e questo avrebbe dovuto essere il compito anche del Partito democratico italiano.
Questo scenario è affascinante ma anche assai fantomatico. Storicamente somiglia al Risorgimento italiano: chi avrebbe mai pensato nel 1848, che il Piemonte di Cavour da un lato e Giuseppe Garibaldi dall’altro avrebbero fondato lo Stato unitario italiano? Nessuno l’avrebbe pensato in un Paese diviso in sette o otto staterelli, con un popolo fatto di plebi contadine e d’una borghesia appena nascente e interessata più a progetti economici che sociali e politici? Invece accadde, in tredici anni. Chissà che il miracolo non avvenga anche nell’Europa di domani. Tredici anni sono un lampo anche se sarebbe meglio farlo prima.
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Ancora qualche parola sulla diatriba riguardante la riforma del Senato. L’archivio storico della Camera dei deputati è molto solerte nello studio dei documenti in sue mani e non rifiuta, se richiesta, di darne notizia al richiedente. Personalmente avevo un vago ricordo di un documento che rimonta ai tempi del governo Dini. Il nostro giornale ne aveva dato notizia a quell’epoca. Comunque adesso ho potuto rileggerlo e merita che i nostri lettori ne conoscano la parte essenziale. Si tratta di una proposta di legge il cui contenuto è rappresentato da queste parole: “La democrazia maggioritaria deve dispiegarsi appieno per quanto riguarda le scelte di governo, ma deve trovare un limite invalicabile nel rispetto dei principi costituzionali, delle regole democratiche, dei diritti e delle libertà dei cittadini: principi, regole, diritti che non sono e non possono essere rimessi alle discrezionali decisioni della maggioranza ‘pro tempore'”. La proposta fu firmata da una settantina di parlamentari, tra i quali Napolitano, Mattarella, Leopoldo Elia, Piero Fassino, Walter Veltroni e Rosy Bindi. La data è del 28 febbraio 1995.
Questa proposta non fu trasformata in legge e dopo alcuni mesi Dini si dimise, ma il suo valore resta. E se fosse ripresentata oggi? Chi la firmerebbe? E la riforma del Senato che non si limita a puntare sull’elezione indiretta dei componenti ma ne riduce il numero rendendolo insignificante nei “plenum” dove la Camera conta su 630 rappresentanti e ne riduce soprattutto le attribuzioni legislative ben oltre la questione della fiducia al governo riservata alla sola Camera? Reggerebbe questa riforma di fronte ad una legge come quella proposta nel 1995?
Quanto alla legge elettorale che prevede il premio alla lista che avrà il quaranta per cento dei voti espressi, è la prima volta che questo accade; fu solo la legge (fascista) di Acerbo del 1923 ad accordare il premio di maggioranza ad un partito ben lontano dall’avere ottenuto la maggioranza assoluta. Non è anche questa – anzi soprattutto questa – una stortura istituzionale su un sistema monocamerale con gran parte dei suoi componenti nominati dal governo?
Siamo in presenza d’una politica che sta smantellando il potere legislativo a favore d’un esecutivo dove il gruppo di comando si compone di non più d’una decina di persone. Non è una oligarchia ma un cerchio magico di infausta berlusconiana e bossiana memoria.
Arianna sta tra le stelle e le nuvole del cielo, forse era meglio che non si fosse messa in viaggio e tenesse ancora un capo di quel filo.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'