Una grande donna

Come oggi, nel 2013, ci ha lasciato una grande donna che voglio ricordare:Margherita Hack

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– 8 Marzo: ritratti di donne che hanno segnato la storia recente del mondo, dell’Italia e di Osimo ( 8 marzo 2014).

L’Appello ai greci

Tsipras Siamo di fronte alla responsabilità storica di non lasciare
che le lotte e i sacrifici del popolo greco siano stati vani,
alla responsabilità di rafforzare la democrazia e la nostra sovranità nazionale.
E questa responsabilità pesa su di noi

Il discorso integrale

Cittadini greci,
Negli ultimi sei mesi, il governo greco ha condotto una battaglia in condizioni di asfissia economica senza precedenti, al fine di attuare il mandato che gli avete dato il 25 gennaio (giorno delle elezioni, ndr).
Il mandato di negoziare con i nostri partner per realizzare la fine dell’austerità, e per riportare ancora una volta la prosperità e la giustizia sociale nel nostro Paese.
Per raggiungere un accordo sostenibile che rispetti la democrazia, così come le norme europee, e che porterà ad una definitiva uscita dalla crisi.
Durante i negoziati, ci hanno più volte chiesto di attuare politiche concordate nel Memorandum dai governi precedenti, nonostante il fatto che il Memorandum fosse stato inequivocabilmente condannato dal popolo greco nelle recenti elezioni.
Non abbiamo mai preso in considerazione la possibilità di cedere, neanche per un momento. Di tradire la vostra fiducia.
Dopo cinque mesi di trattative difficili, i nostri partner hanno presentato una proposta-ultimatum alla riunione dell’Eurogruppo, prendendo di mira la democrazia greca e il popolo greco.
Un ultimatum che va contro i principi e i valori fondanti dell’Europa. I valori del nostro progetto comune europeo.
Al governo greco è stato chiesto di accettare una proposta che aggiungerà un nuovo insopportabile peso sulle spalle del popolo greco, e che metterà a repentaglio la ripresa dell’economia greca e della società, non solo alimentando l’incertezza, ma anche esacerbando ulteriormente le disuguaglianze sociali.
La proposta delle istituzioni comprende misure per deregolamentare ulteriormente il mercato del lavoro, tagli alle pensioni, e ulteriori riduzioni dei salari del settore pubblico, come pure un aumento dell’Iva sui prodotti alimentari, ristoranti e turismo, eliminando le agevolazioni fiscali delle isole greche.
Queste proposte che violano direttamente l’acquis sociale e i diritti fondamentali europei al lavoro, all’uguaglianza e alla dignità, dimostrano che alcuni partner e membri delle istituzioni non sono interessati a raggiungere un accordo praticabile e utile per tutte le parti, ma piuttosto vogliono l’umiliazione del popolo greco.
Queste proposte mostrano soprattutto l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale su misure di austerità dure e punitive. Ora è il momento per le principali potenze europee di essere all’altezza della situazione e prendere l’iniziativa per porre fine definitivamente alla crisi del debito greco, una crisi che colpisce altri Paesi europei, minacciando il futuro dell’integrazione europea.

Cittadini greci,
Siamo di fronte alla responsabilità storica di non lasciare che le lotte e i sacrifici del popolo greco siano stati vani, alla responsabilità di rafforzare la democrazia e la nostra sovranità nazionale. E questa responsabilità pesa su di noi.
È la nostra responsabilità per il futuro del nostro Paese.
Questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum basandoci sulla volontà sovrana del popolo greco.
Questa sera, il Governo è stato convocato e ho proposto un referendum, in modo che il popolo greco possano decidere.
La mia proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani (oggi, ndr), il Parlamento terrà una riunione straordinaria per ratificare la proposta del Governo per un referendum che si terrà domenica prossima, il 5 luglio. La domanda sulla scheda elettorale sarà se la proposta delle istituzioni dovrebbe essere accettata o rifiutata.
Ho già informato il presidente francese, la cancelliera tedesca e il presidente della Bce della mia decisione, mentre domani chiederò una breve proroga del programma – per iscritto – ai leader dell’Ue e alle istituzioni, in modo che il popolo greco possa decidere senza pressioni e ricatti, come previsto dalla Costituzione del nostro Paese e della tradizione democratica dell’Europa.

Cittadini greci,
Vi invito a decidere, con la sovranità e dignità che vuole la storia greca, se dovremmo accettare l’esorbitante ultimatum che chiede una rigorosa e umiliante austerità senza fine, e senza la prospettiva di poterci reggere in piedi, socialmente e finanziariamente.
Dobbiamo rispondere all’autoritarismo e alla dura austerità con la democrazia, con la calma e con decisione.
La Grecia, la culla della democrazia, deve inviare un clamoroso messaggio democratico alla comunità europea e mondiale.
Io mi impegno personalmente a rispettare l’esito della vostra scelta democratica, qualunque essa sia.
Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro Paese e invierà un messaggio di dignità in tutto il mondo.
In questi tempi difficili, tutti noi dobbiamo ricordare che l’Europa è la casa comune di tutti i suoi popoli.
Che in Europa non ci sono proprietari e ospiti.
La Grecia è, e rimarrà, parte integrante dell’Europa, e l’Europa parte integrante della Grecia.
Ma un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza una bussola.
Chiedo a tutti voi di agire con unità nazionale e compostezza, e di prendere una decisione degna.
Per noi, per le generazioni future, per la storia greca.
Per la sovranità e la dignità del nostro Paese.
Alexis Tsipras

Ecco la nuova giunta della Regione Marche 2015. ll Presidente Luca CERISCIOLI rende noti i nomi

Il Presidente Luca CERISCIOLI presenta la nuova Giunta regionale.
Tre donne e tre uomini. Ecco, in ordine alfabetico, chi sono gli assessori presentati da Ceriscioli:

Anna Casini  Vicepresidente, lavori pubblici, edilizia pubblica, edilizia residenziale pubblica, piste ciclabili, viabilità, infrastrutture, porti aeroporti e interporto, governo del territorio, edilizia, urbanistica, agricoltura, alimentazione, foreste, sviluppo rurale, agriturismo, zootecnia, industria agroalimentare, bonifica;

Manuela Bora industria, artigianato, commercio, fiere e mercati, tutela dei consumatori, cave, pesca marittima, politiche comunitarie, cooperazione allo sviluppo, pari opportunità;

Loretta Bravi lavoro, tutela e sicurezza del lavoro, professioni, previdenza complementare e integrativa, formazione professionale, istruzione, università e diritto allo studio, sostegno alla famiglia;

Fabrizio Cesetti bilancio, finanze, demanio e valorizzazione del patrimonio, credito, provveditorato ed economato, rapporti con le agenzie, gli enti dipendenti e le società partecipate, in collaborazione con gli Assessori competenti, informatica e reti ICT, organizzazione e personale, polizia locale e politiche integrate per la sicurezza, enti locali e servizi pubblici locali, partecipazione e volontariato;

Moreno Pieroni valorizzazione dei beni culturali, promozione e organizzazione delle attività culturali, musei, biblioteche, grandi eventi, spettacolo, turismo, caccia e pesca sportiva;
Angelo Sciapichetti valorizzazione dei beni ambientali, tutela del paesaggio, parchi e riserve naturali, rifiuti, risorse idriche, difesa del suolo e della costa, produzione e distribuzione dell’energia, green economy, fonti rinnovabili, trasporti, reti regionali di trasporto, protezione civile, politiche per la montagna e le aree interne.

Il Presidente si è’ riservato le competenze relative a:
tutela della salute, veterinaria, acque minerali, termali e di sorgente, servizi sociali, politiche dell’infanzia, dei giovani e degli anziani, promozione sportiva, rapporti con le istituzioni internazionali, comunitarie, nazionali e locali, programmazione, affari generali, istituzionali e legali, sistema statistico, persone giuridiche private, ordinamento dell’informazione e della comunicazione, nomine.

Eugenio Scalfari: Sognando gli Stati Uniti d’Europa nel paese dei ciechi

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 21-Giu-2015. Realtà e scommesse. Ho letto con vivo interesse sulle pagine culturali del nostro giornale di venerdì scorso alcuni appunti inediti dello scrittore portoghese José Saramago che ho sempre considerato uno dei più importanti e geniali del secolo scorso. In qualche modo somiglia ad un altro suo conterraneo, Fernando Pessoa; sono due visionari che colgono il nucleo fondamentale del Novecento, un secolo dove le contraddizioni tipiche della nostra specie raggiunsero un’intensità difficile da riscontrare in altre epoche.
Negli appunti inediti Saramago spiega come è nato il “Saggio sulla lucidità” e perché ha voluto che i protagonisti fossero gli stessi personaggi di “Cecità”, romanzo scritto nove anni prima. Un Paese immaginario è chiamato al voto ma nel giorno di quelle elezioni infuria senza tregua un terribile maltempo, fulmini e saette in un cielo nero, inondazioni, vento tempestoso. Tutti chiusi in casa – pensa la voce parlante dell’autore – mentre la radio che è nella mani dei potenti, dominatori del Paese in questione, esorta gli elettori a recarsi comunque nelle cabine elettorali per compiere il loro dovere civico, che è poi quello di dare una apparenza democratica al partito che ha in mano tutto il potere. E gli elettori obbediscono, escono dalle case e faticosamente vanno alle urne a votare. Il risultato è del tutto inatteso: salvo qualche centinaio tra potenti e loro collaboratori, tutti gli altri hanno votato scheda bianca, ciascuno credendo d’essere il solo a farlo e abbattendo in questo modo il potere dei dominatori.
Mi ha molto colpito perché somiglia terribilmente a quanto accaduto nelle “regionali” di pochi giorni fa e rischia di diventare una crescente tendenza degli elettori italiani. Sono ciechi? Sono lucidi? I potenti di oggi si rendono conto di quanto è accaduto e può ripetersi aumentando sempre di più e sempre peggio? Ne stanno ricercando le cause?
***
Cerchiamo anche noi le cause. Il primo tema da affrontare è l’Europa. Noi siamo in Europa, i nostri principali problemi riguardano l’Europa e la nostra presenza, il nostro ruolo, le nostre capacità di proposta, il nostro sguardo lungo sul futuro di questo continente nella società globale che ci circonda. Alcuni giorni fa il nostro ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, scrisse un articolo su Repubblica con un titolo molto significativo: “Così cambiamo il governo dell’Ue”. Sullo stesso tema Padoan dette poi alcune interviste ad altri giornali e talk show televisivi. La tesi era chiara: “È necessario un livello crescente di integrazione fiscale basata su un bilancio comune, componente essenziale di qualunque unione monetaria. In una unione monetaria è necessario consolidare la condivisione dei rischi. È vero che nel lungo termine la costruzione di istituzioni più ambiziose potrebbe richiedere una modifica dei Trattati, tuttavia le regole vigenti consentono già oggi di istituire un fondo contro la disoccupazione e un budget dell’Eurozona con finalità diverse dal budget della Ue già esistente“. Queste proposte mi hanno molto incuriosito: senza dirlo esplicitamente, secondo me indicano come obiettivo ultimo gli Stati Uniti d’Europa, probabilmente limitato ai Paesi membri dell’Eurozona e ad altri che volessero comunque entrarvi pur mantenendo, almeno in una prima fase, una moneta propria.
Per meglio chiarire gli obiettivi di Padoan ho avuto con lui una lunga conversazione dalla quale sono emersi esplicitamente i seguenti punti: Paodan ritiene che uno Stato europeo federato sia indispensabile in una società globale; ritiene che quest’obiettivo abbia bisogno, per esser costruito, di un periodo di alcuni anni che deve però essere avviato subito; gli Stati membri della Ue hanno già effettuato alcune cessioni di sovranità (per esempio il Fiscal Compact) ma ancora insufficienti: bisogna farne altre e non solo economiche ma anche politiche; per esempio è impensabile che la Bce non abbia un unico interlocutore politico, come è sempre avvenuto in tutti gli Stati. Questa lacuna va colmata. La Bce non può rispondere ai ministri dell’Economia di 19 Paesi, è necessario un ministro del Tesoro unico che rappresenti politicamente l’intera Eurozona.
Ho chiesto a Padoan se aveva concordato con il presidente del Consiglio questi suoi pensieri. Mi ha risposto che quando ritiene opportuno rendere pubbliche le sue idee non consulta nessuno, dice e scrive quello che pensa. Infine gli ho chiesto chi è secondo lui la personalità più impegnata nel suo stesso senso, ammesso che vi sia. La risposta è stata: Mario Draghi. Il presidente della Bce sta ponendo le basi di un’Unione monetaria ben più consistente di quella che esiste attualmente e i risultati li vedremo già nel 2016 e sempre più, fin quando le economie dei Paesi europei saranno arrivate a un tale punto di integrazione che il salto politico diventerà inevitabile e quasi automatico. Non c’è il pericolo – ho obiettato – che i capi di governo dei Paesi dell’Ue, consapevoli dell’inevitabilità della Federazione europea, ne intralcino il percorso? Il rischio c’è, mi ha risposto, ma contro la realtà è molto difficile opporsi. Solo movimenti antieuropei e che si dichiarano apertamente tali possono bloccare la dinamica europeista, soprattutto disaffezionando i popoli nei confronti dell’Europa. Questo rischio deve essere sgominato.
Personalmente mi auguro che Padoan abbia ragione ed è inutile dire che su Draghi la penso esattamente come lui, ma vedo però il pericolo che una ripresa di nazionalismo non antieuropeo ma fermo alla Confederazione, non sia da sottovalutare. Ne avevo parlato di recente in un’intervista sull’Espresso con Romano Prodi. Aveva idee esattamente identiche a quelle di Padoan ma era più preoccupato di lui sui “confederali” e sul loro “nazionalismo”.
La risposta determinante ha un solo nome: la Germania di Angela Merkel. Vuole gli Stati Uniti d’Europa? Io credo di sì, anche perché il Paese con maggiore peso politico in una Federazione sarebbe il suo. Ma i tedeschi, la maggioranza del popolo tedesco, vuole l’Europa federata? Per quanto consta a me, direi di no. Il popolo tedesco è in gran parte autoreferenziale. È convinto – sbagliando – che la Germania non sarebbe irrilevante in una società globale e navigherebbe nelle acque della globalità anche da sola. Sbagliano, ma ne sono convinti. L’Europa confederale gli va benissimo, ma non più di questo.
Riuscirà la Merkel a convincerli? Questo è l’interrogativo del prossimo futuro. La vera e fondata speranza è che Draghi incastri le tessere di questo complicatissimo mosaico fino a costruire il disegno che noi ci auguriamo. Bisognerebbe che gli europei e gli italiani consapevoli rileggessero la storia di Abramo Lincoln e della guerra americana di secessione. Sarebbe una lettura molto istruttiva e dovrebbero rileggere anche il discorso di Winston Churchill a Zurigo del 1946, appena vinta l’ultima guerra mondiale. L’ho ricordato più volte quel discorso e lo ricordo di nuovo: sosteneva che l’Inghilterra aveva solo due strade dinanzi a sé: entrare a far parte degli Stati Uniti d’America o promuovere gli Stati Uniti d’Europa. E in qualche caso la moneta comune sarebbe stata la sterlina, la lingua ufficiale l’inglese, l’istituzione finanziaria principale la City. Chissà se Cameron se l’è riletto quel discorso e chissà se Tony Blair non faccia il “mea culpa”. Sbagliarono tutti in Inghilterra, conservatori e laburisti.
Concludo questo paragrafo citando alcuni passi molto significativi del discorso tenuto all’Accademia americana di Berlino il 17 di questo mese per il conferimento del Premio Kissinger. Eccoli: “Ho dedicato sempre più le mie energie e così continuerò a fare fino a quando la piena unificazione dell’Europa sarà compiuta sulla base di libertà, democrazia e pacifica cooperazione. Il mondo di questi ultimi anni è cambiato radicalmente; esso appare molto diverso dalle aspettative ottimistiche seguite alla fine della Guerra fredda. Questa situazione può essere affrontata solo con l’integrazione europea e la coesione transatlantica, a condizione che l’Europa diventi un attivo partecipante alla costruzione di un nuovo ordine mondiale piuttosto che consumare se stessa nelle proprie problematiche interne. È questo il messaggio che dobbiamo trasmettere ai cittadini e ai leader di oggi“. Non si poteva dir meglio, carissimo Giorgio Napolitano.
***
Ci sono molte altre questioni da esaminare ma dedicherò ad esse poche righe perché nei prossimi giorni saranno chiuse in un modo o nell’altro e noi la sfera di cristallo per leggere il futuro non l’abbiamo. La Grecia: entro fine mese la va o la spacca. Personalmente scommetto che si risolverà. Ma è appunto una scommessa.
La riforma del Senato. Anche qui: si farà subito o sarà rinviata? Scommetto che si farà subito questa pessima riforma e questa purtroppo è una scommessa persa in partenza perché la cosiddetta dissidenza interna del Pd non è un diamante che non si spezza.
La “buona scuola” si farà con alcune concessioni di basso profilo, ma il folto popolo dei docenti resterà con l’amaro in bocca e se ne vedranno i riflessi elettorali.
La riforma della Rai. Su questo punto Renzi ha detto cose giuste sulle funzioni di servizio pubblico della principale azienda culturale del nostro Paese. Cose giuste che dipendono però da chi sarà la persona prescelta per guidare culturalmente quell’azienda.
La Cassa depositi e prestiti. Renzi ne ha cambiato la gestione e il profilo. Gli è costato molta fatica perché le resistenze erano plurime, ma alla fine l’ha avuta vinta, compensando in vario modo le vecchie cariche e mettendo al loro posto persone competenti e di riguardo. Ma c’è un punto che è stato alquanto trascurato: la Eurostat che è l’istituzione europea cui è affidata la vigilanza su alcuni mutamenti che avvengono nelle istituzioni economiche dei Paesi membri, sta seguendo con severa attenzione quanto accade e soprattutto accadrà nella nuova Cassa depositi e prestiti. Se si rivelerà una agenzia che interviene di dritto e di rovescio al salvataggio di aziende decotte, l’Eurostat agirà per far rientrare la Cassa nel pubblico bilancio dal quale da tempo è stata tirata fuori. I debiti della Cassa diventeranno in tal modo debito pubblico. Le dimensioni minime di questo ipotetico evento sono di 100 miliardi di euro ma possono essere anche assai maggiori. Qualora si verificasse sarebbe una vera catastrofe finanziaria con ripercussioni assai serie sulla nostra economia.
Infine: i sondaggi del nostro Ilvo Diamanti e del suo istituto, pubblicati venerdì sul nostro giornale, sono assai preoccupanti per il Pd: è passato dal 41 per cento delle europee dell’anno scorso al 32, mentre Salvini è al 14, Forza Italia è anch’essa al 14 e i Cinquestelle al 26. Nel frattempo aumenta l’astensione. Perché? Perché la sinistra di governo non c’è più e i lavoratori che inclusi gli autonomi, le famiglie e l’indotto, sono milioni e milioni, non sono per niente contenti. Fanno lucidamente quello che Saramago aveva previsto nel suo romanzo.

Post scriptum. A proposito di Rai, sere fa ho visto, anzi rivisto dopo anni ed anni, nell’ultima puntata di Fabio Fazio “Che tempo che fa” Renzo Arbore in “Quelli della notte”. Un godimento e sapete perché? Perché Arbore è stato il vero grande innovatore della televisione. “Quelli della notte” e prima alla radio “Alto Gradimento” e poi in tv le sue altre trasmissioni, sono state un’innovazione continua, uno scenario volutamente senza copione e – come Renzo diceva – con un finale sconclusionato. L’uomo è sconclusionato nel senso che è pieno di contraddizioni. Non si riesce a cancellarle quelle contraddizioni perché è impossibile, ma bisogna esserne consapevoli perché solo così vengono tenute a freno e possono diventare un fatto esteticamente apprezzabile. Dall’etica all’estetica, diceva Arbore. Ma se non c’è né etica e neppure estetica, allora sì, è un guaio molto serio.
Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

Massimo Gramellini: BERGOGLIO e pregiudizio

La Stampa il Buongiorno• 18-giugno-2015 di Massimo Gramellini. Bergoglio e pregiudizio

Gli eventi sono talmente enormi che anche la soluzione migliore sembra minuscola. Figurarsi quelle meschine, spesso grottesche. Salvini polemizza col Papa sui migranti e già trovare quei due dentro lo stesso titolo infonde un senso surreale di straniamento: come abbinare Einstein al Mago Oronzo. Ma è un po’ tutto il meccanismo della comunicazione a essere uscito dai gangheri. Nella sua invettiva contro Roma zozzona, l’untorello Beppe Grillo – ormai la vera zavorra del suo movimento – cita i clandestini accanto ai topi e alla spazzatura tra i possibili portatori di epidemie. Nemmeno i sudisti di «Via col vento» osavano parlare così degli schiavi che affollavano le loro piantagioni di cotone. E il governo ungherese? Per anni ha chiesto a gran voce il proprio ingresso in Europa. Ma ora che lo ha ottenuto decide di alzare un muro lungo il confine con la Serbia per impedire agli altri di entrare. Minacce di peste, fortezze assediate: uno scenario da Medioevo moderno, immortalato dalle immagini dei profughi aggrappati agli scogli della Costa Azzurra come gabbiani stanchi, con il mare intorno e gli yacht dei ricchi sullo sfondo.

«Prendili tu a casa tua». Oppure: «Vadano a stare in Vaticano». I mantra della banalità salvinista si rincorrono sul web e seducono gli animi spaventati dall’inesorabilità del cambiamento, vellicandone gli impulsi più bassi. O noi o loro. Che muoiano pure di fame e malattie, possibilmente lontano dagli obiettivi dei fotografi, per evitare rigurgiti di coscienza e consentirci di partecipare alla prossima Messa in santa pace.

lineaVorrei aggiungere che anche in Osimo qualcuno si diverte, il giovedì al mercato, a distribuire volantini  con questo tenore: ” Andreoni, perchè non li porti a casa tua, questi profughi? “. E’  una domanda stupida, che non merita risposta. E’ una domanda che  serve solo a chi la fa per sentirsi di avere detto una cosa furba e con l’unico obiettivo di gettare discredito,  senza avere nessuna intenzione di affrontare la questione dell’immigrazione.
Chi distribuisce questi volantini con  queste stupide domande, alla Salvini, non vuole risposte. È solo in malafede e trova  in questa stupida azione  l’unico modo per assolversi dalla propria indifferenza o egoismo:  è inutile rispondere a chi è in malafede.
Paola
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Notte prima degli esami: una notte di ansie che tutti abbiamo vissuto con preoccupazione

notte di esamiDomani – mercoledì 17 giugno – è il giorno della prima prova della maturità, il tema di italiano. Che emozione le ultime ore prima dell’inizio dell’esamone.
Ma ormai ci siamo, la “notte prima degli esami” è alle porte. Domani mattina anche gli studenti osimani infileranno le gambe sotto ai banchi e daranno il via ai loro esami di maturità.

Voglio quest’anno trasmettervi e fare miei gli auguri che una professoressa, una persona speciale che quest’anno ho conosciuto, ha inviato ai propri studenti. La prof. si chiama Patrizia Caporossi, seguite i suoi preziosi consigli.

” Carissimi ragazzi e ragazze,
non vi ho dimenticato … anzi! Spero altrettanto voi. E, soprattutto, quel poco o quel tanto che forse sono riuscita a darvi, a trasmettervi negli anni scorsi. Vedete: il fatto importante, in una vigilia d’esame come questa, non è “sapere tutto” (che è sempre … impossibile) ma custodire, serbare dentro di sè, l’approccio e il metodo che vi permetterà di “leggere”, “analizzare” e “interpretare” qualsiasi “questione” e/o “problema”, “tema” … Eppoi essere fedeli a stessi/e, al proprio pensiero “critico” (cioè “fondato” su letture e autorevoli “rimandi” continui nel dialogo interiore tra noi e il resto del mondo e così via) … affinchè ogni vostro “secondo me” sia sostenuto e rafforzato … da ciò che maggiormente vi ha colpito e tant’altro. Vi faccio certo gli auguri, anzi l’in-bocca-al-lupo, ma soprattutto siate certi di un mio pensiero “fitto&continuo” per voi e non solo per la vostra prova, ma proprio per la vostra “maturità” negli studi e, specialmente, nella vita. E’ il vostro momento: è la vostra entrata “ufficiale” nel mondo adulto che va migliorato, anzi vi dico proprio “cambiato” con valori autentici e profonda verità sia comportamentale sia ideale. Fatemi sapere. Un abbraccio filosofico dallavostravecchiaprofdifilo.”

In bocca al lupo a tutti.

Paola

…Notte prima degli esami, notte di polizia,
certo qualcuno te lo sei portato via,
notte di mamme e di papà col biberon in mano,
notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra,
notte di giovani attori di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni di coppe e di campioni,
notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere,…

Il mio piccolo mondo antico: racconto di Sante Graciotti

Nell’ambito degli appuntamenti con persone che hanno avuto il merito di  dare prestigio alla nostra città si è svolto, sabato 9 maggio u.s.,  l’incontro con Sante Graciotti. Non conoscevo questo illustre osimano, è stata per me una bella scoperta una persona ricca di saggezza e, anche se non più giovanissimo, sempre coinvolgente nei suoi racconti e spiegazioni. L’evento, che ha riunito tante persone, al Collegio Campana, è stato organizzato per presentare il nuovo libro scritto da Sante Graciotti. Nel corso della serata i  bei ricordi di Osimo hanno preso il sopravvento  e si sono uniti alla trattazione del libro.
Un bel omaggio ad un uomo, un intellettuale , ad un osimano.
Immagine1Il mio piccolo mondo antico.
Io sono nato nel 1923 e sono restato ad Osimo solo per le elementari, fino al 1934, quando le circostanze ella vita mi hanno portato alrove. Da allora ho seguitato ad avere rapporti di un emigrato non più organici, ininfluenti nel mio sviluppo interiore e nella mia vita professionale. Tuttavia il ricordo di quegli anni, non deformato da esperienze posteriori, ha fissato nella memoria un percorso di vita intensa, passata tra la via delle Fonti ( una traversa della Costa del Borgo), dove i miei abitavano, la frazione di Santo Stefano dove mia sorella Mira insegnava e dove anche io frequentai le prime tre classi elementari come suo alunno, infine le scuole elementari del Borgo, e di Santa Lucia, ormai “in Piazza”.
Via delle Fonti è stata il mio piccolo mondo antico. Davanti a casa mia passavano tutte le donne che andavano a prendere acqua o a fare bucato alle fonti, alimentata allora da una vena ancora viva e ornate le volte umide da festoni di capelvenere. E con le donne passavano tutte le nove, dal Borgo e da Piazza, tanto piàù solluccherose quanto più terribili o scandalose: “Avete sentito cosa è successo ?”.
Avanti casa, e per tutta la lunghezza della breve strada, camminando a ritroso sulla cunetta che la delimitava da parte delle “lame”, seguitò ad andare per anni il cordaro, lentssimo, allampanato e carico di figli. Sopra casa mia, verso la Costa, c’era il muratore Moresi, che cantava sempre nonostante la miseria, mentre i figli suonavano che l’ocarina chi l’organetto a bocca, e la moglie leggeva la mano ai contadini che venivano in Piazza. La Costa era la strada di terra per cui i contadini passavano per andare in Piazza, a piedi o con i zoccoli. Portavano il vestito buono e lasciati gli zoccoli si erano già messi i calzetti e le scarpe all’inizio della Gattara. Soprattutto per loro la Costa era, sulla destra salendo, tutta una lunga fila di botteghe: di calzolai, fabbri, calderai, stagnini, falegnami; e, sulla cima, il maniscalco e, al bisogno, vetturino Mazzaferri. E va anche doverosamente ricordato il suo dirimpettaio, il famoso ferraro Peppe Paccaraggi ( Frontalini). Dalla Cossta parte l’epopea dei Carletti ( i “Truellì ), dalla bottega di fabbro alla catena di aziende. Ma come dimenticare Americo Brugè, anche lui fondatore di una azienda di tutto rispetto e il calderaio d’altro bordo Celestino Graciotti, accanto agli altri calderai, più modesti ma numerosi di figliolanza, che erano i Buscarini (Magnafighi) e infine il sarto mandolista Aldo Zoppi?
E come dimenticare la bellissima Argentina, madre degli attuali Vigiani delle pompe funebri, guardata con interesse anche dal mio fratello aviatore Corrado ( Peppì), la Amalia dalla lucente crocchia corvina, le sorelle “Passerine”, la ostessa baffuta Aldina che vendeva vino e olio a qualche metro di distanza dall’imbocco dalla Costa di via delle Fonti? Sulla Costa, d’altra parte – d’altra parte, perchè sul lato sinistro della strada salendo e perchè riguardava ormai un altro mondo, quello dei ricchi – si apriva la filanda di Cardinali che impiegava un gran numero di donne sia in azienda che a casa: ho nelle orecchie il chiasso insistente dei canti e dei rosari delle lavoranti in azienda che sotto il controllo delle sorveglianti dovevano cantare e recitare senza sosta per non distrarsi nel lavoro con chiacchiere. Naturalmente il mio piccolo mondo antico non finisce lì, né il mio rapporto con Osimo si esaurisce in esso. Ma di ciò dovrei parlare in altra sede.
Sante Graciotti ( 2008) tratto dal libro “Là sul colle del tuo Borgo natio, storia di Borgo San Giacomo e la Misericordia di Osimo” di Massimo Morroni

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