#OSIMANI con l’hashtag: Sandro Mosca la sua mission regalare sorrisi ed emozioni !

Continua la campagna #OSIMANI , volta a far conoscere il nostro territorio e la sua gente attraverso un galleria di volti e di storie raccontate in 140 caratteri (e oltre). Storie semplici ma veramente straordinarie.

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Anche Osimo è diventata la città dove tutti corrono e hanno fretta. Colpa anche del tempo del lavoro che è andato in conflitto con il tempo dell’uomo. Il lavoro, spesso, non è più realizzazione di sè ma è diventato stress. Anche per Sandro Mosca era così, una vita come tante scandita da cartellino, lavoro, incontri con i clienti, pausa pranzo, tanta strada e quel poco di tempo che restava, troppo poco, dedicato alla famiglia. Poi la coraggiosa svolta, condivisa con la famiglia – e qui inizia la storia più bella di questo osimano doc -, quando lascia tutto per dedicarsi totalmente alle sue passioni giovanili che ancora oggi sono la linfa della vita: l’insegnamento della chitarra, la scrittura, la poesia e  il disegno.

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Sandro Mosca è nato e cresciuto ad Osimo per la precisione nel vicolo Croccano ( nel cuore di Osimo centro, la sua casa era attaccata al Teatro “La Nuova Fenice”) suo padre Sisinio era uno stimato artigiano-imbianchino nonchè apprezzato “cornista” della banda musicale cittadina. Una famiglia modesta quella dei Mosca, come quella di tanti artigiani che popolavano il centro storico, una famiglia dove si respirava aria di musica e di arte.

Mi racconta Sandro che quando al Teatro “La Fenice” venivano rappresentate le opere, a casa Mosca, papà Sisinio, chiedeva: ” Che si fà questa sera ? si cena o si va all’Opera ? “. Ed unanime la risposta era: “niente cena vogliamo assistere all’Opera”.

Suo fratello, Mario Mosca di tre anni più grande è ancora oggi uno dei pittori più apprezzati a livello regionale e nazionale che vanta notevoli esposizioni nelle più importanti gallerie italiane e all’estero: Madrid (1983), Boston (1990), New York (1991 e 1995), Tokyo (1993).
Cresciuti tra poesia, musica, pennelli , tinozze, le opere liriche nell’adiacente Teatro, ed incoraggiati dai genitori, fin da giovanissimi i fratelli Mosca non poterono che seguire la loro predestinazione artistica: Mario la pittura classica e le incisioni, Sandro la musica, la scrittura e il disegno caricaturale.
Le tre forme di espressione artistica hanno convissuto con Sandro nelle varie tappe della sua vita a volte con il primato della musica, in altre delle vignette e dei racconti.

La musica per Sandro ha preso la forma, a partire dai 15 anni, della sua inseparabile chitarra. Appresi i primi insegnamenti sotto la guida del m° Ferrante Faedi poi hanno fatto il resto: la determinazione a voler migliorare le performance da solista, la voglia di esplorare la musicalità dello strumento e la passione per la musica.
Chitarra classica e poi la chitarra elettrica. A 18 anni Sandro era un fuoriclasse, uno che con la musica ci sapeva fare di brutto: arpeggi classici ma anche la coinvolgente musica dei Beatles, Rolling Stones , Led Zeppelin, e le canzoni beat italiane.
Appena diplomatosi Ragioniere, Sandro, ricercatissimo per i suoi virtuosismi da solista, entra a far parte dei più importanti gruppi musicali che agli inizi degli anni ’60 si esibivano alla “Conchiglia Verde” e negli altri più prestigiosi locali dell’anconetano.
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La prima band che vede Sandro alla chitarra elettrica è stata “The Lovely Boys” del m° Basilio Piangerelli per la gioia dei tanti giovani che frequentavano i veglioni e i matinèe. Poi si è unito ai “Friders” con Peppino BIANCHI, Ennio DIONISI detto Zazzera, Aldo COPPARINI alla batteria, Sergio SANTARELLI, Franco ANDREUCCI.
In questi anni ha accompagnato con la sua chitarra cantanti prestigiosi come: Johnny Dorelli, Nini Rosso, Anna Identici, AnnaRita Spinaci, i Marcellos Ferial, Umberto Napolitano, Maria Doria ecc.
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La musica è per Sandro una delle più amate forme di espressione, un’arte che non solo l’ha accompagnato in ogni momento della sua vita giovanile, ma che ancora oggi è capace di trasmettere a intere generazioni. Infatti con il suo distintivo garbo, gentilezza e passione, Sandro per tanti giovani e meno giovani è stato e continua ad essere “il maestro di chitarra” degli osimani.
Fra i tanti suoi allievi merita di essere menzionato: Luciano Renato Principi poi trasferitosi a Milano e per anni chitarra solista alla Filarmonica Antonio Toscanini di Parma; Daniele Cecconi oggi concertista molto conosciuto ed apprezzato; il giovane Francesco Toccaceli ed altri.

Un grande merito quello di Sandro nei confronti della nostra città: quello di essere stato “un bravo maestro”, di aver seminato come pochi altri la musica ad Osimo, di aver insegnato a suonare e aver trasmesso la passione per la chitarra a tanti nostri giovani.

Sandro Mosca è anche un grande vignettista umorista. Il segreto di questa passione? Una viva fantasia accompagnata da una grande maestria nel disegno e una matita sempre alla mano. Una passione maturata dalle elementari e proseguita negli anni, come quando alle superiori era rapito nel ritrarre furtivamente la sua bella compagna di classe: Baby Cagnoni ( poi indimenticata “signorina”, presentatrice del piccolo schermo).
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              Beatrice Cori per gli osimani Baby Cagnoni e Sandro Mosca (anno 1959)

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La sua prima vignetta umoristica ( realizzata a 13 anni) è stata pubblicata su “Il Vittorioso”. Per “La Meridiana”, il giornale di Valeria Dentamaro,  disegna settimanalmente ( da diciannove anni ) strisce in vernacolo di vita quotidiana dei personaggi divenuti oramai familiari agli osimani “Letizia e Gedeò: osimani da sette generaziò” che hanno raggiunto il ragguardevole numero di oltre 900 pubblicazioni.

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La prima striscia di Letizia e Gedeò pubblicata dalla “Meridiana” nel luglio del 1998
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Strips settimanali dove i due pensionati, Letizia e Gedeò, nati dall’ostinata creatività di Sandro Mosca con gusto raffinato, ci raccontano in dialetto fatti osimani, ma anche, con ottime fattezze,  angoli della nostra città.

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Inoltre come vignettista, Sandro partecipa spesso al Concorso di Fantasia Grafica “Questo l’ho fatto io !” indetto da  “La Settimana Enigmistica” risultando -a tutt’oggi – vincitore ( con relativa pubblicazione delle vignette sulla rivista) per 88 volte. Dal 1999 disegna “Rebus” per “La Sibilla”, una prestigiosa testata nella quale collaborano le firme più prestigiose dei vignettisti italiani come Roberto Mangosi, Paolo Piffarerio ed altri.
Oltre che vignettista Sandro è anche un raffinato scrittore e poeta. I suoi divertenti ed avvincenti racconti e le sue poesie, sia in lingua italiana che in vernacolo osimano, sono stati un appuntamento fisso e seguitissimo nella rivista mensile osimana “L’Antenna Civica”, di don Vincenzo Fanesi, oltre che comparire su numerose antologie. Sandro è anche  autore di alcune farse in dialetto tra le quali “Quello che pole cabità de notte” che ha ottenuto un lusinghiero successo sia da parte del pubblico che della critica. Inoltre è autore di un un volume di 250 pagine dal titolo “Osimanità” uscito alle stampe, a cura de “L’Antenna Civica”, con racconti in vernacolo, dallo stesso Sandro  illustrati. Tanti, anche in questo ambito i riconoscimenti ed i premi vinti dai suoi racconti, che meritano di essere letti e che sono un elogio alla saggezza popolare osimana. Questi i titoli di alcuni dei suoi racconti più apprezzati: “E… se non se morisse più ?“, “El numero sbajado“, “Un ottimo pagadore“.

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Sandro e la signora Margherita ( giugno 1974)
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Una gran brava persona questo nostro concittadino, che con il suo carattere mite e gentile ha messo a disposizione la sua vena artistica per regalare un sorriso agli osimani e in questi tempi bui non è un regalo ed una emozione da poco.
Grazie Sandro.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
………………….Paola Andreoni


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Mercoledì 17 maggio incontro con i neo 18enni osimani

Mercoledì 17 maggio p.v. al Teatro La Nuova Fenice incontro con   i 318 neo 18enni osimani per celebrare insieme a loro questo ambito e importante traguardo.
Per questo incontro “battesimo civico” che aiuti i nostri ragazzi ad affrontare il cammino verso la “maggiore età” con slancio, passione e desiderio di realizzare progetti e sogni ho invitato due ospiti d’eccezione:
– la prof.ssa Benedetta Barbisan docente dell’Università di Macerata che svilupperà il tema “la Costituzione per la classe dirigente del futuro”;
– e il regista Guido Chiesa l’autore del film in sala in questi giorni, ” CLASSE Z “.
Un bel film divertente che parla di voi giovani dei vostri 18 anni, della scuola, dei professori. Un film che non vuole giudicare nessuno – a partire dai tanti professori che con passione svolgono ogni giorno il loro lavoro in mezzo a mille difficoltà – ma che sta apertamente dalla parte di Voi ragazzi, specie di quelli che vivono con disagio l’esperienza della scuola.

Vi aspetto mercoledì 17 maggio
alle ore 21 al Teatro La Nuova Fenice
con il regista Guido Chiesa.

Intanto vi consiglio di andare a vedere il film ne vale la pena.
Classe Z” io l’ho trovato coinvolgente e convincente, ieri ancora lo davano all’Uci Cinema ma non so per quanto tempo ancora verrà proiettato, ormai i film li tolgono subito. Poi mi dite.
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tutta la cittadinanza
è invitata a 
partecipare

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#OSIMANI con l’hashtag: Peppe Limoni il giardiniere comunale

A far ricca una città, spesso, sono alcune figure importanti: il sindaco, il comandante dei carabinieri, il postino, il maestro, il farmacista, il comandante dei vigili urbani, il parroco. Ciascuno di loro ha una sua specificità istituzionale e/o culturale che la comunità riconosce importante e da rispettare.
Ad Osimo tra queste persone sopra le righe, persone di riguardo che in città si sono conquistate un ruolo di primo ordine per le loro grandi doti umane e professionali c’è anche Giuseppe LIMONI: per gli osimani, “Peppe il giardiniere comunale”.
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Per quasi 40 anni le mani, le competenze tecniche, le conoscenze botaniche, la capacità organizzativa e la creatività di questo umile lavoratore hanno progettato, curato, mantenuto vivi gli spazi verdi di Osimo.
Il mestiere del Giardiniere non è un mestiere facile. Occorre non solo conoscere ma soprattutto occorre osservare ed avere una grande passione per le piante e la natura.
Osimo ha vantato tra i propri dipendenti, precedentemente a Peppe Limoni,  dei bravi giardinieri: Ugo Bolognini  ed Antonio Eusepi solo per citare gli ultimi in ordine di tempo.
Il mestiere del giardiniere non è soltanto terra e fiori, ma anche una professione  molto complicata.
Peppe Limoni, originario di Tolentino proviene da una famiglia di giardinieri. Svolgeva questo mestiere il bisnonno a Bagnaia nel viterbese, suo nonno e il padre che curava i prati della villa del principe Baldini di Fiastra. Cresciuto in questo ambiente familiare impregnato di coscienza ecologica, ambientale ed amore per le piante, Giuseppe non poteva che ereditare e proseguire la passione familiare. Ha fatto  appena in tempo a diplomarsi alla scuola agraria di Santa Marinella a Roma (dove le nozioni di botanica, entomologia, agronomia ma anche economia aziendale, hanno completato quello che era il bagaglio delle conoscenze ereditate “sul campo” ) che subito ha ricevuto un’offerta di lavoro di quelle che non si potevano di certo  lasciare: venne così assunto, come giardiniere, dalla famiglia di Clara AGNELLI ( la sorella maggiore dell’avv. Agnelli) a Mestre,  con la responsabilità di gestire il parco e i giardini di una delle più belle e rinomate ville venete, dove la signora Agnelli aveva trasferito da Torino la propria residenza. Sono stati anni importanti per la crescita professionale del giovane Giuseppe,  per la vastità delle piante presenti e delle varie tipologie di giardini che doveva curare ( giardini all’inglese, all’italiana e alla francese) presenti nell’ampio parco. Sono stati  anche gli anni delle scelte importanti della vita, come l’incontro con la futura moglie Anna ( veneta doc).
La lontananza dagli anziani genitori, l’esigenza di avere un appoggio al proprio progetto familiare ha spinto Giuseppe ad avvicinarsi a casa e l’occasione è stata il concorso bandito nel 1969 dal Comune di Osimo ( sindaco Acqua) per la copertura del posto di capo giardiniere comunale resosi vacante a seguito del pensionamento di Ugo Bolognini.
Peppe Limoni vince il concorso e diviene, così, il capo giardiniere del comune di Osimo. Tale qualifica  prevedeva sia  l’obbligo di risiedere nella casa all’interno dei Giardini pubblici,  sia il coordinamento di un gruppo di salariati: Gino STACCHIOTTI, Gino CAMILLUCCI, Armando GIOACCHINI, Vincenzo BALDONI. Con questa esigua squadra ( che poi negli anni è cambiata con nuovi elementi:SERNANI, PAPA, IACHINI, ROCCHI ed altri) ma accomunata dalla condivisa passione per la cura del verde, i giardinieri comunali hanno assicurato la manutenzione e la realizzazione di nuove aree verdi presenti in città: il verde del cimitero, i giardini del Foro Boario, di Piazza Nuova, la potatura degli alberi sparsi per la città, il verde delle scuole, il Parco della Rimembranza, gli Orti Marchetti, tutti gli altri spazi verdi presenti nelle frazioni. I giardinieri si occupavano, con grande maestria,  anche all’addobbo della città ogni volta che c’era un qualche evento: dalla Festa dei Fiori, alle cerimonie in Comune,  ai ricevimenti, al festival in Piazza del Teatro, all’addobbo del Teatro, e all’addobbo cittadino  in occasione di feste e manifestazioni.
Sicuramente il luogo dove il talento creativo di Peppe Limoni ha trovato la sua massima espressione è stato  Piazza Nuova con i suoi giardini. Uno spazio naturale, luogo di pace e di piacere, caro agli osimani, che racchiude un piccolo mondo fatto di erbe profumate, di aiuole cromatiche, di arbusti, di piante ad alto fusto. Un piccolo ambiente  naturalistico voluto nel 1922 da sapienti amministratori della città che destinarono a giardini pubblici gli orti del conte Acqua. Peppe Limoni nei 40 anni di servizio da capo giardiniere  ha  saputo rendere la bellezza naturale dei giardini di Piazza Nuova in qualcosa che ha  conquistato lo sguardo ammirato degli osimani ed attirato l’attenzione di  tutti i turisti passati per la nostra città: i giardini diventarono il gioiello naturalistico di Osimo.

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Piazza Nuova, con Limoni e la sua squadra di giardinieri comunali,   diventa un giardino all’italiana di eccezionale e rara bellezza.  Con una miriade di varietà di fiori, i  giardini di Piazza Nuova diventano “pittura”  e offrono al visitatore una serie di vedute di aiuole pittoresche così come lo sono  le  vedute panoramiche del paesaggio.   Non a caso via Saffi diventa  il luogo preferito per far da cornice a foto ricordo: innamorati, novelli sposi, famiglie con i loro bambini.  Nelle composizioni delle aiuole si manifesta tutta la creatività del giardiniere Peppe Limoni e della sua squadra, che diventa spesso vera e propria arte.
Peppe Limoni è, anche, un grande appassionato di arte topiaria ( tecnica di potatura che permette alle piante di assumere figure  d’arredo come: archi, ruote, ombrelli, riproduzione di animali ) che mette a frutto, abbinandola al suo talento creativo,  con la realizzazione   di angoli suggestivi nei “giardinetti”: la meridiana, la ruota che gira, vari animali che sembrano tranquillamente pascolare sui prati ( chi non ricorda di aver ammirato i due cigni a lato del laghetto o la giraffa), il calendario. Che dire poi quando arricchì i giardini del mini laghetto dove vegetavano foglie e piante acquatiche.
Non si può che attribuire un meritato bravo, a Giuseppe Limoni, un artista della natura e a tutti i suoi collaboratori che hanno saputo rendere ( anche con poche risorse)  il “belvedere” dei giardini di Piazza Nuova un vero vanto della nostra città.
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La mia stima per questa “grande persona” va anche per le sue doti umane che,  appena 15enne, ebbi modo di conoscere quando partecipammo alla iniziativa di solidarietà verso le popolazioni del Friuli colpite dal terremoto. Anche in quella occasione fu di Peppe Limoni l’idea del progetto ” una pianta per il Friuli ”. Una iniziativa  che ha riguardato la popolazione del comune di Trasaghis  ( in prov.di Udine) presso il quale il 16 e 17 aprile 1977 ci siamo recati e dove, sotto la guida del nostro giardiniere/volontario Peppe Limoni, abbiamo piantato degli alberi nel grande campo delle baracche degli scampati al terremoto.

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Purtroppo i tempi sono cambiati e i protagonisti della vita cittadina non sono più così conosciuti come un tempo, al di là della loro bravura e competenza. Anche questo è un segno dei tempi. E’ bene così ricordare queste figure che racchiudevano in sè non solo “il personaggio” ma che esprimeva i valori che lo stesso rappresentava nella vita cittadina.
Una città vive, cresce e prospera di tali valori. Tali figure torneranno ad essere i protagonisti della vita cittadina ? C’è solo da augurarselo, ed è anche il tentativo di questa piccola rubrica,  per il bene della nostra comunità.
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di Paola Andreoni la Presidente del Consiglio Comunale

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A scuola di cittadinanza 2017: festa con tutti i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al progetto

Si è svolta, mercoledì 29 marzo, al PalaBellini, la Festa conclusiva  della seconda edizione del progetto “A scuola di cittadinanza”. La Festa ha rappresentato  il momento conclusivo del progetto che ho voluto, promosso e organizzato nella mia veste di Presidente del Consiglio Comunale in collaborazione con l’Amministrazione comunale, progetto a cui hanno aderito quest’anno tutti gli istituti Comprensivi della nostra città.
I nostri ragazzi delle scuole primarie, sono stati  – durante l’anno scolastico – accolti nell’aula Consiliare  dalla Presidente del Consiglio comunale e lo scorso 24 febbraio si è svolto il Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze dove i nostri “piccoli cittadini” si sono confrontati con gli amministratori della nostra comunità.
La manutenzione degli edifici scolastici, la qualità del cibo della mensa, la viabilità, gli arredi scolastici, la sala cinematografica sono stati alcuni degli argomenti su cui gli allievi si sono confrontati dialogando con Sindaco e Assessori. Un percorso educativo che è stato realizzato grazie al lavoro precedentemente svolto in classe con gli insegnanti, durante il quale gli allievi si sono confrontati sulle problematiche a loro più vicine. I ragazzi in classe hanno sperimentato il concetto di delega rappresentativa  con l’elezione dei loro rappresentanti, che poi sono diventati i loro portavoce al Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze. Nella festa conclusiva sono stati mostrati gli elaborati che sono stati realizzati  ( fotografie, video, scritti)  dai “piccoli reporter”.
Un bel pomeriggio di festa che ha visto i ragazzi condividere le proprie esperienze.
Un momento dal forte valore educativo ed emotivo allietato da canti e dalla spontaneità dei ragazzi  che hanno saputo, grazie alla collaborazione dei loro insegnanti e dei dirigenti scolastici,  creare un’atmosfera festosa e un clima di condivisione, punto di forza per le iniziative future.
C’è tanto da apprendere da questi bambini, innanzitutto la gioia dello stare insieme, di collaborare per un obiettivo comune, affrontando insieme le difficoltà attraverso la felicità e la semplicità.

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Un grazie a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo bel progetto, alle maestre/maestri, ai dirigenti scolastici, agli artisti e maestri del bravissimo coro, all’Asso az.spec.servizi per l’aiuto nell’allestimento del palazzetto, alle società sportive di Pallavolo e Pallacanestro che per una sera hanno rinunciato agli allenamenti lasciandoci il palazzetto, a Bruno e Lorenzo per le bellissime foto e un grazie immenso a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato con passione ed entusiasmo all’iniziativa.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*********prof.ssa Paola Andreoni

***  le foto della serata conclusiva:  i ragazzi protagonisti del progetto;
***  le foto della serata conclusiva:  gli artisti – maestri ed altro.

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Articoli correlati:
– 1 aprile 2015  A scuola di cittadinanza anno 2015, serata conclusiva.
– 26 febbraio 2017 Consiglio comunale dei Ragazzi e delle Ragazze: voce alle idee dei ragazzi e delle ragazze della nostra città
– 28 marzo 2017 A scuola di cittadinanza seconda edizione: serata conclusiva con tutti i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al progetto

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#OSIMANE con l’hashtag: Bruna ….. la donna del Pane !

Per la ricorrenza dell’8 marzo ho pensato a ritratti di donne osimane che abbiano offerto un contributo, grande o piccolo che sia, alla nostra storia locale. Questa che voglio  condividere con tutti Voi, è la storia di una donna coraggiosa, un personaggio al femminile veramente straordinaria.

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 E’ la storia di una donna osimana intelligente, volitiva, ferma, dolce, accogliente, discreta e profondamente religiosa che ha fatto del volontariato la sua ragione di vita e di manifestazione concreta della propria fede: Bruna Pieragostini.
Per molti osimani  del centro e di San Marco è meglio conosciuta come “Bruna la figlia di Pelini”, per altri è semplicemente  “la moglie di Zazzera”, per i tifosi della curva dell’Osimana è la “madre di Omar”, per gli osimani più acculturati è “la madre di Daiana”, per la gente di Sirolo, e del Taunus,   così come per gli osimani del borgo, “è la madre di Arianna”, e per i più giovani senzatesta è “la madre di Samantha”.

Bruna celebra mercoledì 29 marzo, i suoi 80 anni, ma ciò non deve lasciar ingannare; ancora oggi si legge in lei il ritratto  di una persona piena di progetti, rivoluzionaria a suo modo. Conoscendola, il giorno del suo compleanno sarà per lei un giorno come altri, senza clamore. Nessuna festa, com’è nel suo stile. Nessun desiderio di apparire. Così è stata la sua vita, non priva di prove e di sofferenze ma supportata da una grande fede.

Una vita all’insegna della fatica e del lavoro di commerciante prima, e dell’ impegno costante al servizio del prossimo, oggi, con la sua associazione “Il buon samaritano“. Un donarsi continuo e determinato, senza risparmio, senza mai chiedere nulla in cambio.
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Non è stata lei a volere questa dedica e questo ricordo, anzi, chi la conosce bene ammetterà che, forse, storcerà il naso a leggere di se stessa. Eppure, attraverso questo post su questa rubrica dedicata alle storie più significative di osimani e di  osimane  e ( mi auguro) sulle pagine de “La Meridiana”, chi ha  conosciuto Bruna, e le ha voluto bene e chi  le vuole ancora bene,  non potrà di certo non venire investito da un sentimento  di profonda gratitudine per una vita vissuta in pienezza.
Perchè Bruna rappresenta per tanti osimani e tanti cristiani un esempio di vita, una donna che ha sempre saputo, ( e continua a farlo anche oggi),  donarsi al prossimo con profonda umanità.

Bruna è la figlia di Alfredo Pieragostini detto “Pelini” – un commerciante ambulante di frutta e verdura, grande lavoratore sempre pronto alla battuta, conosciutissimo in città.  Dall’età di 8 anni Bruna ha iniziato a dividersi tra scuola la mattina, e il lavoro il pomeriggio. Ben presto l’attività familiare ha richiesto una sua  presenza costante. Bruna ha lasciato, così,  la scuola e giovanissima si è dedicata totalmente all’attività di famiglia. Era lei che, di buon mattino, alla guida di un vecchio sgangherato camion andava ad acquistare sul luogo di produzione frutta e verdura, per  poi rivenderla nei vari mercati di Civitanova, di Macerata, di Loreto e di Castelfidardo.

Un lavoro pesante che Bruna ha affrontato e svolto per più di 50 anni, fino alla meritata pensione, senza perdere mai il buonumore. E questo come da indole caratteriale e grazie agli   insegnamenti ricevuti dai genitori;  un sorriso, una battuta scherzosa che ai  clienti, in maggioranza casalinghe che spesso dovevano fare i conti con il bilancio familiare, faceva  per un attimo dimenticare i loro problemi del quotidiano.
Ma per Bruna il lavoro, ogni giorno,  è stato un continuo contatto umano con le persone, e non una semplice relazione tra commerciante -cliente.
Spesso grazie  alla sua grande generosità ed umanità  le ragioni  del cuore hanno prevalso sulla logica del commercio e per Bruna questo era normale perchè la gente del  suo negozio è stata per lei parte integrante della sua vita, come  la sua  famiglia.

A 18 anni Bruna, bellissima e già vincitrice di un riconoscimento  come “miss Osimo”, per un incontro del tutto casuale voluto dalla sorte e dalla necessità, conosce il giovane falegname Ennio Dionisi. A riguardo mi ha ricordato commossa: ” ero andata una domenica mattina, tutta elegante,  a far una visita al Cimitero, quando mentre camminavo per via Trento mi si è staccato  un tacco da una scarpa. Subito  un giovanotto alla guida di una  vespa, che aveva assistito all’accaduto,  si fece avanti offrendosi di accompagnarmi a casa. Non potei dire di no, come avrei fatto a tornare in piazza ? “.
E’ nato così il  cammino che ha portato Ennio detto “Zazzera”  e Bruna, persone diverse ma simili nella forza, nella caparbietà e nella determinazione,  a fare tanta strada insieme. Un cammino che ha costituito un esempio per i figli ( Arianna, Daiana, Omar e Samantha), sia di affetto,  sia di massima espressione dei valori famigliari. Una coppia che ha lasciato  una traccia indelebile nel ricordo e nella vita di quanti li hanno conosciuti e amati, esempio di altruismo, di solidarietà e di generosità.
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Per più di 50 anni Bruna e Ennio,  aiutati dalla mamma di Bruna ( la sig.ra Giuseppa ) e dai figli hanno garantito alle tavole dei sirolesi – con il loro negozio situato a Sirolo, in via Giulietti,  e con il  punto vendita estivo al Taunus –  pesche, pomodori, cocomeri e verdura di assoluta qualità: il meglio della genuità.
Quando è arrivato il meritato riposo dal lavoro, purtroppo per Bruna, è arrivata la pena, il dolore e la sofferenza per la prematura  scomparsa dei suoi amati Ennio e Omar e per  altre non meno dolorose prove.
Prove della vita,  faticose, e che avranno sicuramente suscitato anche in questa donna, credente  tante domande ed interrogativi profondi, che tuttavia però non hanno fiaccato la sua carica positiva, derivante dalla fede e dalla preghiera, che le ha permesso di andare avanti moltiplicando il suo impegno per gli altri, cercando di operare sempre per il bene del prossimo.
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E’ agli inizi dell’inverno  del 2013 che Bruna con la sua  amica AnnaRita Morici decidono che le loro giornate andavano impegnate totalmente  per le persone più deboli, quelle che fanno fatica a portare nella propria tavola semplicemente un pezzo di pane. Così Bruna è diventata per la nostra comunità “la signora del pane“.  Tutte le mattine di buon ora, dopo aver raccolto e confezionato  il pane e altri prodotti invenduti di  vari esercizi commerciali, comincia a girare per Osimo con la sua auto: da piazza Boccolino alle zone più periferiche di Osimo, donando quello che solitamente chiamiamo “pane vecchio”, ma pietanza prelibata per tante tavole vuote di famiglie osimane.
In poco tempo sempre più persone alle 5,30 aspettavano l’arrivo di Bruna alla guida della sua vecchia 500, con il suo prezioso carico. Tra loro italiani e stranieri: Giorgio, Hassain, Aasmaa, il pensionato, il migrante, la  casalinga attenta a far quadrare un magro bilancio familiare, il giovane disoccupato padre di famiglia, la madre sola con i suoi quattro figli, …..
Bruna e AnnaRita hanno, così,  iniziato a distribuire il pane a disposizione di tutte le persone che non avevano soldi per comprarlo,  senza preclusioni, senza chiedere nome e cognome, senza guardare il colore della pelle o la religione professata da quanti  si avvicinavano timorosi e sempre più numerosi a chiedere un aiuto e un sostegno.
Racconta ancora Bruna:”Nessuno si rende conto quante sono le persone e le famiglie in condizioni di vulnerabilità e povertà che vivono la preoccupazione  del futuro e l’ansia di assicurare un semplice piatto alle bocche della propria famiglia. Non solo famiglie di stranieri ma anche tante  famiglie osimane risucchiate dal vortice della crisi economica, dal dramma della disoccupazione, e ci sono anche poveri che hanno un lavoro. Persone che non sono in grado di provvedere all’acquisto dei beni di prima necessità  per le quali comprare già solo il pane è un problema insormontabile. E la schiera dei poveri sta aumentando, una emergenza sociale di cui Osimo appare quasi non accorgersi.  Quanto faccio non è che una piccola risposta. Grazie ad alcune imprese che aderiscono all’iniziativa che mi mettono a disposizione il pane inutilizzato del giorno prima, ancora integro e perfettamente commestibile e grazie anche ad alcuni benefattori, con i quali ho un legame di fiducia, riesco a dare una piccola concreta risposta a questo  mondo sommerso. 

Un’idea semplice quella realizzata da Bruna che ha visto aumentare le adesioni e che raggiunge un’altro grande obiettivo dei nostri tempi moderni: la lotta allo spreco. Perchè, come ci hanno insegnato i nonni, buttare il pane è peccato e sopratutto in tempi di crisi è ancora più grave. E per dirlo con le parole di  Bruna “buttare via il pane è un insulto alla povertà“.

Come sempre accade, sopratutto nel piccolo paese, non manca mai il benpensante,  chi si dimostra quasi  infastidito dalla spontaneità e generosità di questa veneranda donna,    trovando  da ridire sull’iniziativa, arrivando perfino ad accusare Bruna  di “eccessiva carità” tale da mettere  a rischio l’attività dei negozianti osimani.
Una accusa isolata ed incredibile  che è stata prontamente smentita e respinta dalle manifestazioni di piena solidarietà e vicinanza di tutte le Associazioni di volontariato, da parte degli esercizi commerciali  locali, da parte di don Flavio Ricci  e della Caritas osimana in particolare.

Oggi, oramai in modo ininterrotto,  da più di due anni Bruna con la sua associazione “Il Buon Samaritano” e grazie a padre Jacques ( parroco di San Marco) ha una sede fissa in piazza San Marco e aiutata da diversi volontari, continua tutti i giorni a confezionare e donare pane, pizze e brioche del giorno prima, per tutte le persone che si trovano in stato di bisogno della nostra comunità. Tutti i giorni, con la modestia di Bruna ” facciamo quel che possiamo“, si ripete in questo piccolo locale la magia della cultura del dono. E Bruna, sempre in prima linea,  è per tutti la signora del pane. Una persona instancabile nella sua ricerca di risorse e di aiuti con i quali sostenere le persone più deboli attraverso la sua associazione.
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Nel ringraziarla per questa meritevole opera, con agli auguri di buon compleanno, concludo con questo pensiero che Le rivolgo:

Cara Bruna non si arrabbi per queste povere righe, anche perchè Lei meriterebbe sicuramente di più. La sua è una testimonianza di vita che merita di essere raccontata. Un esempio per tutte noi donne e madri, un esempio da donare alle nuove generazioni e da far conoscere a tutti gli osimani. Grazie.”

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
………………….Paola Andreoni


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#OSIMANI con l’hashtag: i f.lli Lanfranco e Gabriele FIORANI vale a dire Franco e Biba

Ci sono luoghi della città, famiglie, persone, volti, atmosfere forse dimenticate, dei quali è bello ed è importante condividerne il ricordo e la storia.

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Fiorani Lanfranco ( per i più “Franco”) e suo fratello Gabriele ( per gli osimani “Biba”) sono stati i storici proprietari  ed ultimi gestori del “Caffè Centrale” diventato per gli Osimani di ameno due generazioni non solo un punto di ritrovo, ma anche un riferimento nella geografia della città. Una storia che c’è tutta e che non è una forzatura del marketing, una storia che – come evidenziava la vecchia scritta posta accanto all’entrate dell’esercizio di Piazza del Comune al n° 11 – ha avuto origine nel 1894.

fiorani-brothersTutto è partito, come mi riferisce Franco classe 1923, con il nonno Clemente che apre nell’immobile di Piazza del Comune prima una semplice cantina che poi trasformò, all’inizio del ‘900, in  “Albergo Fiaschetteria e Ristorante Fiorani “. Un’attività condotta con la moglie Rosa che si basava come  ingrediente del successo sulla fatica, l’impegno e il piacere di fare.
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Alla prematura morte del marito  Clemente, la moglie Rosa fu costretta a ridimensionare l’attività limitandosi all’ affitto delle camere.

Dei cinque figli: Rosa, Raniero, Ruggero, Roberto e Raimondo; solo quest’ultimo continuò l’attività familiare mentre gli altri si dedicarono ad altre professioni in particolare  Raniero si trasferì a Bologna ad insegnare Filosofia, Ruggero e Roberto emigrarono in Argentina dove trovarono fortuna.

Raimondo dopo aver liquidato tutti i fratelli ebbe l’intuito di trasformare l’esercizio di affitta-camere in quella di  bar-caffè, con la nuova denominazione dell’attività: “Caffè Centrale“. Erano gli anni del dopo guerra 1915-1918 e Raimondo FIORANI con tanti sacrifici, equilibrio e coraggio in una Osimo la cui economia si basava prevalentemente sull’agricoltura, aiutato dalla moglie Arduina POLVERINI ( anche lei osimana), riusciva con le entrate dell’esercizio commerciale a dare sostentamento e garantire una sufficiente sicurezza economica alla propria famiglia. La signora Arduina preparava in casa i “bignè”,   i “cecetti” ed i profumati “maritozzi” che tanto successo riscuotevano nella clientela.

Ben presto anche tutti i cinque figli ( nell’ordine: Clemente, Lanfranco, Elina, Gabriele e Gabriella), benchè giovanissimi, ognuno con propri specifici compiti,  iniziarono a lavorare per il “Caffè”.
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A Lanfranco appena dodicenne ma già robusto di corporatura spettava il compito di andare a comprare il ghiaccio in un locale che era collocato vicino alle attuali poste allora Carcere municipale di Osimo. Non esistevano i frigoriferi e neppure la ghiacciaia e i gelati si preparavano con i panetti di ghiaccio avvolto nella tela grezza e tanto sale grosso.

La guerra e le sue conseguenze arrivarono  quando Lanfranco frequentava il terzo anno di ragioneria. Tutti i ragazzi del 1923 e del 1924 furono richiamati alle armi. Lanfranco fu costretto a lasciare Osimo e  il padre, rimase da solo a gestire  l’attività commerciale della caffetteria di  Piazza del Comune.

Passato il fronte con i suoi segni di lutti e di danni materiali, i due fratelli Fiorani si diplomarono ragionieri nell’anno 1946.

Lanfranco che amava la ragioneria si iscrisse all’Università di Bologna per realizzare il suo sogno che era quello di laurearsi in Economia e Commercio.

Dopo aver superato brillantemente 12 esami arriva inaspettata la lettera del padre che l’informava che non poteva più garantire l’apertura del Caffè perchè ammalato e al più presto, si doveva decidere: o vendere o lasciare a Lanfranco la responsabilità di farsi carico dell’attività di famiglia.

Lanfranco e Gabriele nel 1950,  27enne il primo, e 24enne il secondo, si ritrovarono, così   a gestire  l’attività familiare.

Ad Osimo in quel periodo c’erano altri bar, in particolare in centro c’erano: il bar di “Pisciò” dove attualmente c’è il bar Diana, il Caffè di Abramo, il bar Sernari, il bar di Basì, mentre all’inizio della costa del Duomo aveva chiuso il bar Nazionale e al suo posto era stata  aperta la Farmacia Theodori.
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Lanfranco che veniva da Bologna e lì aveva avuto modo di frequentare ed apprezzare le squisitezze delle più importanti e storiche caffetterie della città delle due torri come: il bar Ferrari, il Caffè Terzi, Bar Pasticceria Zanarini, appena alla guida del “Caffè Centrale” pensò subito di apportare importanti e decisivi cambiamenti per un rilancio dell’attività. Un notevole lavoro anche di restauro, condotto però all’insegna del gusto e del rispetto della storicità del locale.

Non solo un nuovo arredamento con la predisposizione di  un lungo bancone, di due nuovi biliardi “Boeri” e nuovi tavoli da gioco, ma anche la dotazione di una più moderna tecnologia nella produzione e presentazione del caffè. Questi investimenti spiazzarono  la concorrenza, in poco tempo “il Caffè Centrale dei f.lli Fiorani” divenne la caffetteria preferita dagli osimani. In Osimo, Castelfidardo, Ancona girava voce, diffondendosi velocemente di bocca in bocca,   che il “caffè da Biba” con la sua alchimia particolare era senza pari.
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Sempre Lanfranco che della gestione del “Caffè centrale” è stato la mente aveva addirittura coniato e pubblicizzato, come oggi si fa nelle più importanti operazioni di marketing,   il nuovo brand  alla caffetteria:

Caffè Centrale, non il solito caffè espresso ma crema di caffè

Gli osimani pian piano, apprezzando l’effettiva squisitezza del prodotto, cambiarono le loro abitudini, cominciando con l’iniziare  la giornata lavorativa facendo colazione da Biba e suo fratello,  e così anche,  di  sera, era divenuto rituale andare in Piazza a prendere  il caffè di Fiorani dopo cena.
Racconta Lanfranco che per anni la loro caffetteria ha servito più di 700 caffè al giorno. Il successo lasciava la  concorrenza sempre più sbigottita per la  sorprendente capacità dei due giovani Fiorani, di aver saputo ridare linfa e vigore al vecchio bar di Raimondo Fiorani, trasformandolo, in poco tempo, nell’esercizio più noto e frequentato di Osimo.

Il segreto di tale bontà del caffè, rimasto per molto tempo tale, non era altro che la qualità del prodotto ( la nuova produzione “Segafredo”), ma soprattutto la dotazione della nuova macchina da caffè, una moderna “Gaggia” a pompa oleodinamica ad erogazione continua, sconosciuta allora in Osimo e dintorni, che produceva un prodotto cremoso, più aromatico,  un caffè speciale molto gustoso.
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Dopo il caffè , Lanfranco intuì che occorreva mettere mano ad un altro prodotto che avrebbe poi caratterizzato per sempre “il Caffè Centrale”:  il   gelato.

Fino a quel momento il gelato in tutti i bar osimani  veniva preparato ( e gli unici gusti erano la cioccolata e la crema), solo per il  sabato e la domenica ,  anche per la grande fatica che la produzione richiedeva: ghiaccio, sale e tanta manualità a mezzo di un lungo bastone a spatola.

La “ditta Fiorani” intuì che il gelato a basso prezzo e di buona qualità doveva essere offerto  tutti i giorni e per una clientela variegata: dai bambini,  agli adulti dal palato più raffinato, tant’è che ancora oggi molti ricordano il motto che Franco o Biba riferivano alla clientela mentre servivano i coni:

” Bimbi belli, bimbi sani, coi gelati Fiorani !!! 

Anche in questo campo gli anni vissuti da studente universitario tornarono utili a Lanfranco che ispirandosi ai più rinomati bar della “dotta e grassa Bologna” realizzò in un angolo riservato del negozio di Piazza del Comune un piccolo ma attrezzato laboratorio con gli strumenti e le apparecchiature più moderne per la realizzazione del gelato artigianale. Nessuno in Osimo e forse neanche in Ancona si era attrezzato e neanche aveva mai sentito solo parlare di: frigorifero a temperatura positiva dove conservare le materie prime come il latte fresco o la panna; del mantecatore; e della macchina per pastorizzare il latte.

Grazie a questi nuovi macchinari  ed alle sapienti mani di Lanfranco che con correttezza e precisione regolava il giusto dosaggio,  prendeva  corpo tutti i giorni,  dal laboratorio “magico” dei Fiorani  un gelato  soffice, morbido, caldo e delicato che non aveva pari negli altri bar osimani e di Ancona. Poi arrivarono i semifreddi e un “cremino” che è ancora oggi  vivo nella memoria e nel palato dei più golosi osimani ed affezionati clienti: ” l’Alì Babà” di Fiorani.

A proposito dell’Alì Babà in Osimo si diceva:

” Gli Alì Babà, i gelati dei Fiorani: Biba li vende, Franco li fà”.

Insomma “Il Caffè Centrale” con, dietro il bancone, i Fiorani e le loro gentili  consorti – Marisa e Anna – è stato,   tra innovazioni e ricerca della buona tradizione il bar e il luogo di ritrovo preferito dagli osimani, il luogo dove raccoglievi gli umori della gente e il “sentire” degli osimani.

Quando a 70 anni oramai suonati ( nella primavera del 1990) i fratelli  Fiorani hanno deciso di abbassare la serracinesca o per meglio dire,  passare l’attività all’attuale gestore del locale  ( ristorante Gustibus ) non è stata sicuramente una scelta facile come non sarà stata facile per i molti affezionati clienti accettarla.
I Barulli, Dedo Baleani, Sverzò, Archemuse, Farina, Carcarello, Giorgettì, Pantera, Pascucci, i tifosi del Bologna, i cacciatori amici di Biba, Nardi e gli amici pescatori di Franco, gli amici  del biliardo, i “bibaroli”, gli incalliti e nottambuli giocatori di carte, i  tanti  anonimi affezionati clienti ed Osimo hanno  perso non un qualsiasi bar ma il loro punto di riferimento, un’icona della nostra città.

Una volta liberi dagli impegni lavorativi i fratelli Fiorani hanno potuto finalmente dare seguito alle loro passioni ed ai loro interessi:
La caccia , il cane, il tifo per il Bologna,  le lunghe passeggiate per Gabriele Fiorani detto Biba oggi 91enne.
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La costruzione in miniatura di barche in legno, velieri antichi, galeoni e motoscafi ( vere opere d’arte), la cucina, gli amici del  Masci, le poesie in dialetto osimano, “i racconti di Medeo” di Umberto Graciotti e le recite della “Battaglia del Porcu” del fijo de Pietro,  la montagna  per Lanfranco che il 20 febbraio compirà invece 94 anni.

Auguri e un Grazie di cuore a queste due persone straordinarie esempio  di  coraggio, ingegno, fatica che ancora oggi, a distanza di anni, vengono ricordate con piacere e simpatia da tanti osimani, e che costituiscono un pezzo importante, e non certo minore, di un lembo della storia della nostra città.

Paola Andreoni
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osimani

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#OSIMANI con l’hashtag: il maestro Claudio Buccetti.

Una nuova proposta, #Osimani,  che vuole raccontare la nostra comunità  attraverso i volti dei suoi abitanti. Una raccolta di ritratti e brevissime storie di tanti cittadini come noi,  del passato ma anche del nostro quotidiano per diffondere il lato positivo delle persone che abbiamo conosciuto e che desideriamo ricordare o delle persone  con le quali ci confrontiamo ogni giorno.
Testimonianze, persone, fatti che aiutano a capire meglio chi eravamo e chi siamo … con tutto quello che ne consegue.
Storie familiari, sociali, lavorative e culturali che hanno caratterizzato il passato e che caratterizzano  il nostro quotidiano e da cui ogni lettore avrà la possibilità di attingere, evitando di perdere un “qualcosa” di importante del nostro essere comunità.

Una raccolta #Osimani, a cui chiedo a tutti Voi di partecipare e di arricchire  per condividere  insieme una storia di eroi… perché ogni giorno ognuno di noi combatte le sue battaglie: nel lavoro, nelle passioni o semplicemente nel nostro modo di essere…

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Claudio BUCCETTI

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Claudio Buccetti classe 1920 ( come mi ha sussurrato il giorno di Natale: ” altri tre… e farò 100″ ) un grande uomo, ironico e profondo che ho  la fortuna di avere come zio.
Il “maestro Buccetti” ha trascorso buona parte della sua vita tra i banchi delle scuole elementari di Osimo.
Il suo volto e le sue parole sono  impresse  nel cuore di generazioni di bambini che, per tanti anni, hanno seguito le sue lezioni tra i banchi di scuola. Un maestro che con passione, ha instillato per tanto tempo l’amore per lo studio ai suoi giovani alunni osimani. Per lui l’insegnamento era molto più di una passione, quasi una missione. Un maestro amato dagli studenti e stimato dai colleghi.

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claudio-buccetti-anno-scolastico-1959festa con gli ex alunni anno scolastico 1958/1959

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Di zio Claudio ho tante immagini: quella  di affettuoso marito di zia Marisa; di padre premuroso per le sue 2 figlie Anna Maria e Adriana; di persona che ha fatto dello sport il suo valore di vita.
Per Claudio lo  sport non era inteso come competizione ma  come “esempio di naturalezza”. E la montagna, in particolare,  è stata la sua grande passione e tributo.  La sua casa a Sassotetto è stata per tanti anni  meta di parenti ed amici osimani, accolti sempre con la sua affabile ospitalità ed allegria. Ricordo ancora le partenze all’alba per le escursioni alla Priora, a Pizzo tre Vescovi o alla valle dell’Ambro e zio Claudio che si metteva in cammino, inspiegabilmente,  con quel suo zaino stracolmo per scoprire quando ci fermavamo per mangiare che – come sempre – lui aveva portato il peso  del vino da offrire a tutti e della cioccolata per noi nipoti.
Claudio era un uomo di compagnia, con battute pronte, sempre allegro e le sue erano sempre parole di verità e di saggezza.

***claudio-buccetti-classe-1920Claudio con i suoi coetanei osimani del 1920

Una persona squisita a cui purtroppo, oggi,  il peso dell’età ha tolto molto della sua originaria vivacità, ma che ho voluto ricordare con queste poche righe  perchè, per me e credo per tanti altri osimani, il maestro Claudio Buccetti rimane un esempio, per la sua voglia di scoprire, per la sua passione per la vita che l’accompagna alla soglia dei 100 anni, perchè Claudio come tutti gli uomini amanti della  montagna è stato, e lo è ancora oggi, una persona vera.

claudio-buccetti-1984-pizzo-berroPizzo Berro, Monte Priora , 1984
claudio-buccetti-1984-madonna-dellambro-dopoMadonna dell’Ambro, 1994 ( …poi l’immancabile momento conviviale )
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claudio-buccetti-1988-frontignanoClaudio sulle piste di Frontignano, 1988.
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by Paola Andreoni 

( credits foto  AnnaMaria e Adriana Buccetti )

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