#OSIMANI con l’hashtag: Federico Giuseppetti un “maestro” dell’intarsiatura del legno.

Raccontare la  storia di una persona, forse, serve a recuperare una parte della nostra storia, quella personale e quella collettiva della città. Nel momento in cui mi sono proposta di raccontare alcune storie di #Osimani ero ben consapevole che sicuramente avrei fatto torto a tante persone, osimane ed osimani, delle quali ingiustamente ed io per prima, abbiamo dimenticato il valore, le capacità, i talenti. Oggi per nostra fortuna, le nuove tecnologie come facebook, la posta elettronica se ben utilizzate,  ci vengono in aiuto e grazie alla loro diffusione possiamo ricevere suggerimenti, indicazioni, recuperare sviste, smemoratezze e prendere consigli.
Dalla rete mi è pervenuta, infatti, una giusta segnalazione. Parlando degli Osimani con l’hashtag che si sono fatti onore grazie alla loro professione artigianale di falegnami non ho dato il giusto rilievo (oltre a Fausto Fattorini) a tanti altri bravi “maestri del legno” come: Carlini Vinicio, Pittori Alvise, i fratelli Mezzelani, Sauro Vaccarini, Simone Cristicchia, Roberto Rinaldi, Agostinelli detto “Gughi”, Alfredo Bianconi che aveva la bottega in via Matteotti, Pigini che stava nella piazzetta del Carmine, Arceri, Lasca Pietro e il suo socio Strappato, ecc. In particolare la dimenticanza più grave è stata quella verso: Federico Giuseppetti.

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Federico Giuseppetti,  per tutti gli osimani,  “Garaffa il falegname “, è stato in Osimo, il primo e senz’altro il più fine falegname  restauratore ed intarsiatore. Grande la sua maestria, tecnica  e competenza nel ridare splendore e nel riprodurre mobili antichi, ma Federico è anche ricordato per l’approccio artistico, filosofico e umano che metteva nella professione di restauratore.
Per meglio comprendere il personaggio, riporto questo aneddoto che mi ha raccontato il figlio Ruggero: “...ero in Osimo in ferie e un giorno, babbo, venne a casa dicendo: Elmo Cappannari ha visto quel mobiletto ( la riproduzione di un Secretair del ‘600 in noce che Federico stava  ultimando per donarlo al suo figlio maggiore, Ruggero) e me lo voleva comperare offrendomi una cifra considerevole, 6/700 mila lire.  Al che io gli dissi, pensando ai tanti anni di tribolazioni, Babbo perchè non gliel’hai venduto ?
Gli bastarono quelle poche parole – inopportune alle sue orecchie – per considerare che forse  a me non importava nulla di quel suo lavoro che stava realizzando, con tanta passione, con l’intenzione di donarmelo. Non disse nulla, terminò il bellissimo mobile e lo diede a mio fratello, perchè con quelle mie parole avevo dimostrato di non apprezzarlo abbastanza
“.

Nel corso della sua esperienza lavorativa, Federico Giuseppetti detto Garaffa, ha avuto commissioni dalle più importanti famiglie nobili osimane per il recupero di mobili antichi intarsiati, ma anche da tante famiglie “comuni” che conoscendo l’estro e l’onestà di questo artigiano maestro del legno, si sono fatte realizzare eleganti mobili originali.
Anche i miei genitori Fausto ed Ornella  in occasione di un evento importante come il loro matrimonio,   nel ’58,  pensarono bene di rivolgersi a Federico per abbellire la sala con un originale tavolo di prestigio opera del falegname-restauratore di via Antico Pomerio.
Tante anche le committenze pubbliche: per esempio la collaborazione al restauro degli arredi del cataletto, la macchina in legno ornato su cui il Venerdì Santo viene posto, coperto da un velo, il Cristo morto;  la maggior parte delle realizzazioni lignee  delle opere di Elmo Cappannari come la sistemazione della Civica Raccolta d’Arte.

Il suo punto di forza è certamente stato il grande impegno, accompagnato dal proprio talento,  con cui ha affrontato il suo lavoro. Fino all’età  di settanta anni, Federico  ha respirato polvere di legno antico. La sua vita, conclusasi nel novembre del 1982 è stata un tributo al mestiere che svolgeva con entusiasmo e passione: ridare forma e lucentezza ad un manufatto, un tavolo o  un mobile, la cui bellezza recava i segni devastanti del tempo.
Oltre al lavoro Federico ha avuto anche un’altra grande passione: la musica.  Grande amante e fine  intenditore della musica lirica, per tanti anni,  finché la voce l’ha sorretto, è stato  “tenore” alla Corale Borroni di Osimo ed anche orchestrale della nostra Banda Cittadina, nella quale  dettava il ritmo con il suo tamburo.
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Grazie a Federico Giuseppetti  artigiano-falegname  osimano, a Ruggero e a quanti, intervenuti su FB, hanno sollecitato la storia di questa persona che ha saputo conquistarsi l’ammirazione ed ancora oggi il ricordo di tanti osimani con il suo lavoro  di artista  sempre preciso e svolto con umiltà. Raro esempio di umanità e bravura professionale.
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La Presidente del Consiglio Comunale
*****prof.ssa Paola Andreoni

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#OSIMANI con l’hashtag: Fausto il falegname di Santa Palazia

 #OSIMANI ,  il nostro territorio e la sua gente attraverso una galleria di volti e di storie raccontate in pochi caratteri. Storie semplici ma veramente straordinarie.

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Tra i personaggi illustri di una città non ci sono solamente esponenti di spicco del mondo del lavoro, delle arti e delle scienze. A volte le storie delle persone comuni e della cultura popolare riescono ad emozionare e a diventare anch’esse importanti per una comunità. Tra questi  personaggi di Osimo da menzionare, c’è il falegname di via Matteotti, Fausto Fattorini.
Fausto  falegname, ebanista e restauratore è nato ad Osimo il 28 febbraio 1934, oggi in pensione è stato uno degli ultimi artigiani falegnami del centro storico osimano.

La sua è una famiglia di falegnami, forse  prima ancora che esistessero le falegnamerie,  perchè, come Fausto mi racconta, una volta il falegname non aveva la bottega ma solo i ferri da lavoro.  Falegname era suo nonno Guido  e  poi falegname è stato suo padre Nazzareno apprezzato artigiano anche fuori da Osimo. Ricorda Fausto che la fama e la maestria  del padre era arrivata fino a Jesi dove Nazzareno è stato  chiamato, assieme ai più esperti falegnami della provincia,  per realizzare  i primi aeroplani con  le carlinghe e le fusoliere in legno.
E’ il  padre Nazzareno ad aprire il piccolo laboratorio  in via Matteotti di fronte alla chiesa di Santa Lucia, dove Fausto ha sempre lavorato e vissuto perchè in qualche modo la bottega è stata sempre un  tutt’uno con la sua abitazione.
Vicino al padre, seguendolo pazientemente nei lavori, Fausto ha imparato la passione per questo  mestiere. Un’occupazione umile senza tanti “lustrini” ma sempre esercitata  con tanto impegno e  tanto sentimento. In quei  pochi  metri quadrati del civico 4 di via Matteotti, Fausto conserva i ricordi più intimi, le storie che aleggiano tra le assi,  i chiodi e i tanti attrezzi. Il mondo, per Fausto è passato in questo piccolo laboratorio,  ancora  intriso del profumo della colla scaldata dal padre e dove Fausto fin da piccolino ha imparato ad usare la carta vetrata, a raddrizzare i chiodi, a raccogliere la segatura e i trucioli e poi a piallare, a segare e ad intarsiare i mobili.
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Una bottega che ha permesso a Fausto di vivere fieramente del proprio lavoro. Oltre alla fabbricazione  di piccoli mobili, armadi, consolle, cassapanche e comò, negli anni ’50 il lavoro principale consisteva nella riparazione e rifacimento degli infissi: finestre, persiane e porte di abitazioni; ma anche la realizzazione di piccoli utensili domestici: tavole per lavatoi, forchettoni e spatole. Mentre i restauri di mobili antichi e il lavoro d’intarsio sono cominciati verso gli anni ’70, un lavoro molto impegnativo, non facile, nè semplice dove oltre alla bravura e all’esperienza occorre anche tanta passione. Tanti i lavori ben rifiniti, ripagati principalmente dall’apprezzamento dei clienti.
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Fausto ha scolpito il legno fino alla pensione  con instancabile grinta e grande professionalità.
La bottega di Fausto in via Matteotti è rimasta la falegnameria di un tempo, che non ha niente a vedere con quelle moderne di oggi, dove il falegname è aiutato nel lavoro da seghe elettriche, pialle elettriche, cacciaviti elettrici e via di seguito.
Anche se in pensione, Fausto non riesce a staccarsi dai suoi attrezzi e ancora oggi, per hobby, tutti i giorni  passa gran parte del suo tempo nella sua bottega ingombra e disordinata. Almeno così appare agli occhi incompetenti, come i miei. Pianali e pezzi di legno sono sparsi un po’ dovunque, mobili completati accanto a lavori mai terminati, alle pareti sono appoggiate travi, travicelli e tanti attrezzi attaccati ai chiodi: seghe, punteruoli, trapani a mano, morsette, ma poi alla presenza di Fausto tutto ridiventa utile e pragmatico.

Oggi, la bottega di via Matteotti è un   “buen retiro”, pieno di vissuto, il rifugio dove Fausto incontra amici e vecchi clienti che non  dimenticano il bravo artigiano che con maestria e sapienza ha messo l’anima nei loro mobili, porte, librerie realizzate su misura.
Una soddisfazione per Fausto che più di una volta mi ha ripetuto che nella sua vita da falegname ha lavorato più per se stesso che per i clienti, nel senso che il primo ad essere appagato del lavoro doveva essere lui. Un vecchio modo di concepire la vita e la professione, la necessità di fare bene le cose perchè è così che si doveva fare, l’importanza del lavoro “ben fatto”, della dedizione e  dell’impegno. Concetti e valori  che anche oggi dovremmo riscoprire  per il bene ed il futuro del nostro Paese anche in presenza di un mercato condizionato dal prodotto industriale, che risponde alla logica del minor tempo impiegato e del minor costo, anche quando va a discapito della qualità.

A questo grande amore per il  lavoro, alla propria bottega Fausto,  ha dedicato tutta la sua vita, rinunciando a progetti personali e familiari, vivendo il proprio mestiere come pienezza e testimonianza di una profonda fede cristiana. La preghiera e la lettura della Bibbia, infatti,  sono state sempre, e ancora di più lo sono oggi  ad 83anni,  per Fausto,  compagne, guida e cardini di riferimento.
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Una persona mite, saggia, paziente, profonda nei suoi valori  che con la meritata pensione, dopo anni a trasformare il legno, come lui dice “dono di Dio” in bei manufatti, dopo aver lavorato per una vita dall’alba fino a tarda sera segando e piallando legno,   ha scoperto dentro di se stesso, nella “stagione della vecchiaia”  nuovi linguaggi espressivi: la poesia e la pittura.
La poesia di un falegname, che nella vita non ha avuto tempo da dedicare  alla scuola, ma che ha  sopperito a tale lacuna grazie alla  ricchezza  di una profonda saggezza, l’intelligenza e la spontaneità. Poesie, pensate di giorno scaturite da incontri, passeggiate e da riflessioni derivate dalla lettura della Bibbia.
Anche per la pittura Fausto è un autodidatta, una passione scoperta a tarda età a seguito di un corso frequentato presso la nostra Università della Terza età e che oggi si è trasformata in una inseparabile compagna di viaggio.
***“il mare” di  Fausto Fattorini, 2002
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Da ultimo Fausto nel ritratto che fa di lui il suo grande storico amico, il Giudice dott. Raniero Gaggiotti: ” Conosco Fausto da circa quarant’anni e di lui mi piace ricordare in particolare il talento e la fede: quanto al talento, ha sempre avuto un gusto squisito e sicuro che, unito alla grande professionalità lo porta a consigliare sempre oggetti di qualità che con il tempo acquistano in preziosità , e quindi, in valore; quanto alla fede è generata  e arricchita dalla lettura attenta e frequente dei testi sacri della nostra religione cattolica. Da circa vent’anni Fausto si diletta anche di scrivere delicate poesie e di eseguire pastelli ed acrilici che ne testimoniano la versatilità e la sensibilità.
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Grazie Fausto per questa bella testimonianza di vita.
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La Presidente del Consiglio Comunale
*****prof.ssa Paola Andreoni

Angoscia 
In una mattina di foschia e
cielo grigio come solitudine,
abbattuto dalla sofferenza
come raccolto perduto.
Pensiero profondo come
abisso inaccessibile e
pensiero come turbine indomabile
improvviso come tuono
che desta il profondo dell’animo
dal mistero,
ergendo il capo uno squarcio
radiante come accesso a nuova dimensione
che alletta come madre che allatta il suo bimbo.
In quell’attimo come una
sorgente impetuosa che purifica l’essere,
il dolore è come forgiatura
che dona lucentezza.
****** di Fausto Fattorini, 2005

 

Il sole Amoroso
Attendo con gioia l’aurora,
come sposa per adonarla di luce.
E così mi diletto:
o terra sospesa nell’infinito,
con i tuoi ricami dorati,
brillanti come diamanti,
per questo ti coloro
come quadro prezioso
perchè mi alletti in amore indelebile.
Incomincio a dipingere in svariati colori
che fanno sospirare poeti e pittori.
i primi lampeggi dell’orizzonte,
un rosso come rosa profumata,
che varia in argento brillante,
come manto per il mare,
per addolcire la brezza mattutina.
le nubi a cascatelle di colori
graduali come scale ascendenti,
gira, terra mia diletta, come indossatrice,
perchè ti voglio contemplare,
per l’ultimo ritocco di luci sfumate e brillanti
che scivolano lentamente perchè tu ti allontani.
E aspetto con amore ineffabile
per darti nuovi ornamenti.

***** di Fausto Fattorini, 2004

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#OSIMANI con l’hashtag: Umbertì e Sandra

Continua la campagna #OSIMANI , volta a far conoscere il nostro territorio e la sua gente attraverso una galleria di volti e di storie raccontate in 140 caratteri (e oltre). Storie semplici ma veramente straordinarie.

 

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Ci sono vite di gente comune che vale la pena raccontare per recuperare una parte della nostra storia, quella personale  e quella collettiva della nostra piccola comunità osimana. Storie spesso sommerse che vengono ricostruite attraverso un mosaico  di sguardi , di anch’io c’ero, li  incontro tutti i giorni, di avvenimenti comuni a cui non facciamo, a volte, attenzione perchè presi dalla frenesia del quotidiano.
E’ questa la storia di Umberto Paoletti per gli osimani “Umbertì” e di sua moglie Sandra Cantarini.
Ma andiamo in ordine. Umbertì con la sua bottega in via Fuina è stato uno dei storici barbieri osimani. I barbieri non sono, forse, come per noi donne le parrucchiere di fiducia  in grado di tagliare i capelli alla cliente dandone una personalità, un look, ma è pur sempre un artista in grado di dare un’immagine ed uno stile ad un uomo. Con il trascorrere degli anni, la figura del barbiere è cambiata, un po’ come tutte le figure professionali, ma la sua sensibilità e attenzione verso i clienti rimane intatta.
Quella del barbiere rimane una figura romantica, anche se è cambiata la vecchia bottega con i suoi strumenti di lavoro: le caratteristiche poltrone da barbiere,  il rasoio a mano,  lo spruzzatore a pompetta per il dopobarba, gli affila rasoi in cuoio, i calendarietti profumati, … restando, comunque,  nel cuore e nella mente dei clienti che hanno potuto assaporarne i servizi.
La bottega del barbiere era il luogo degli incontri,  dei pettegolezzi al maschile, di confronto politico, di fusione e confidenza  tra il cliente e il barbiere e gli altri clienti in attesa. La vecchia bottega ha forse, un potere e un sapore inarrivabile per tantissimi aspetti ma quel legame stretto tra barbiere e cliente , in moltissimi casi, ancora oggi , non si è mai dissolto.

Ad Osimo sono state numerose ed attive le botteghe che esercitavano l’antico mestiere artigianale di barbiere. La maggior parte di queste botteghe ( alcune si chiamavano “salone”, in verità non meritavano l’accrescitivo in quanto erano, solitamente, una stanza di poco più di sedici metri quadrati dotata di uno sgabuzzino posteriore. Dentro ci stavano una o due poltrone  da barbiere , alcune sedie per i clienti  in attesa, un portaombrelli e un attaccapanni) con i loro capomastri e i loro allievi erano collocate al centro.
In via Lionetta c’era Gino POLVERIGIANI con Elvio soprannominato “Sverzi. In piazza del Comune esercitava l’attività di barbiere Carlo SGARDI al quale è subentrato il figlio Diego. In piazza Boccolino un tempo c’era il salone di Memo LUCHETTI, dove lavorava come giovane apprendista Mario VICARELLI.  Sempre in Piazza del Comune c’era il salone di barbiere di Peppe RAVAIOLI che aveva due aiutanti-barbieri, Alessandro MORRONI detto “Lesa” e Alberto CARBONARI.
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In via Fuina vicino alla panetteria di Ubaldina Sopranzetti c’era la barbieria di  Mario PAOLETTI poi rilevata da Umbertì il 9 settembre 1952. Per il Corso Mazzini c’era la bottega barberia di Ettore CAMPANELLI con il figlio Nino con il quale entrò poi in società Pippo MONTICELLI. Sempre in centro per il corso Mazzini di fronte al Teatro c’era il salone barberia di Lodovico CECCONI al quale subentrò poi il figlio Renato CECCONI, il decano dei barbieri osimani, oggi in pensione ma la cui  attività e tradizione familiare prosegue con il  nipote Mauro per il   vicolo Leon di Schiavo. In piazza Dante esercitava il mestiere di barbiere Augusto CANTIANI, mentre in piazza Leopardi al civico 8 c’è il salone barberia di Enzo e Francesco FORMICONI.
Al civico n. 10 di via Leopardi operava il mastro barbiere Antonio AMBROSONI, mentre per il corso Mazzini c’era anche Egidio CASTELLANI detto “Pirolello“. In Piazza del Comune c’era un altro barbiere,  Umberto CECCONI detto “Combi” che esercitava l’attività insieme al cugino Cesare CECCONI.
Altro barbiere per il Corso Mazzini era MONTEVECCHI padre di Giorgio, portiere dell’Ospedale osimano di SS.Benvenuto e Rocco. Per via Matteotti, la via che collega il centro al rione San Marco ci sono stati  ben quattro saloni da barbiere: Bruno CAPRARI detto “Buricchio“, Ettore TULLI con il figlio Oberdan, PRESENTI ( il nonno di Sergio Presenti) soprannominato “Zibino“; DEL COLLE ( padre dell’orologiaio di corso Mazzini 10). In via Malagrampa c’era un altro bravo e molto professionale barbiere-acconciatore, Gerardo SERLONI, una brava persona recentemente scomparsa.
A San Marco nella piazzetta e nei locali dove oggi Bruna, la moglie di Zazzera, regala il pane del giorno prima ai poveri, tagliava i capelli e la barba l’artigiano barbiere Marcello MIGNANI.
Al borgo per la costa c’era la bottega barberia di Carlo CAPORALINI e c’è la bottega di Fabio Guido FRANCHINI  mentre alle piane, sempre del Borgo,  hanno lavorato tre barbieri:   Vincenzo BIANCHI con Roberto CECCONI detto “Cinigiadove lavorava anche il giovane apprendista Gianni BRAZZONI ( oggi con una propria bottega in via Ungheria al civico 82), Tinuccio CASTELLANI  al quale alla sala da barba di via Trento 64 è subentrato poi il nipote Mauro. In via 5 Torri svolgeva il mestiere di barbiere Gianni SEVERINI prematuramente deceduto al quale è subentrato nel 1978 il figlio Carlo.
Alla Pietà ci sono stati due  barbieri:  Solideo BARTOMIOLI un personaggio e GIAMPIERI poi passato a fare lo scopino. MARZOCCHINI  Giuseppe è il parrucchiere-barbiere che ha il salone in via Don Sturzo al civico 45 al così detto “Colosseo”, in via Strigola c’era un altro storico barbiere osimano, Adolfo BALERCIA. In via Olimpia ci sono due barbieri, o per meglio dire per effetto dei tempi moderni, due acconciatori per uomini: Massimo PESARESI il figlio dello storico custode del PalaBellini, Graziano, e MENGONI Marcello con il suo salone “Hair professional“.
In zona Sacra Famiglia al civico 25 di via Einaudi  c’è il mastro barbiere-acconciatore Luigi GIAMBARTOLOMEI. Nelle frazioni esercitano l’attività di barbiere-acconciatore a San Biagio in via Goldoni l’Acconciatore Sandro, alla Linguetta c’è un altro barbiere-acconciatore, Massimo GRACIOTTI.
Negli anni passati anche a Osimo Stazione c’erano due botteghe artigiane dove svolgevano il mestiere di barbiere Luigi CECCONI  e un altro barbiere di nome Peppe che veniva da Camerano. A Passatempo si divideva tra il mestiere di barbiere e quello di ferracciaio un tal Bruno SABBATINI.
Spero di non aver dimenticato nessuno, i nomi  dei colleghi Umbertì li ricorda tutti e per ognuno di loro mi ha raccontato un aneddoto e  un ricordo affettuoso.

Umberto classe 1939, alle soglie degli ottantanni ma  lo spirito ancora di un ragazzino, ricorda con commozione gli anni della fanciullezza, aveva  circa 8 anni quando andava a scuola la mattina e poi correva il pomeriggio a lavorare dietro il bancone del caffè di mio nonno Eugenio ANDREONI e nella profumeria Gabbanelli  per cercare di portare a casa qualche soldo, in tempi in cui la miseria la faceva da padrone.
Dopo una breve esperienza di meccanico ( come riparatore di vespe e lambrette) nella officina Mazzuferi di via Zara,  a 13 anni entra in bottega come apprendista barbiere dallo zio Mario PAOLETTI. Quest’ultimo dopo aver lavorato per diversi anni come dipendente della bottega da barbiere di ANTONELLI, ( in capo al Corso) la più rinomata di Osimo chiamata anche  “la barberia dei signori” ( in questa bottega ci ha lavorato anche Roberto MUTI poi stimato ragioniere all’Astea)   aveva deciso di mettersi in proprio. Acquistato un piccolo locale in via Fuina al civico 16  Mario Paoletti l’abbellì e l’attrezzò con  due poltrone da barbiere. In poco tempo  si conquistò e ritagliò subito una bella fetta di clientela. Oltre al giovane “garzone-apprendista” Umbertì, nella  bottega da barbiere ci lavorava anche un altro esperto mastro barbiere, PIETRONI soprannominato “Miserì” e  faceva da jolly, veniva chiamato a rafforzare lo staff della bottega quando ce n’era bisogno, Nanni DORGILLA ( un barbiere esperto, ma invalido di guerra, che poteva rendersi utile solo per il servizio taglio dei capelli).
Umbertì non poteva trovare ambiente migliore per imparare il mestiere. Dallo zio Mario, dagli altri due validissimi collaboratori in poco tempo, Umbertì,   impara tutti i segreti e l’arte del mestiere di barbiere. Tecnica poi perfezionata, anche, partecipando ( nei giorni di riposo e con altri apprendisti osimani come:Diego SGARDI, Gianni SEVERINI, Renato CECCONI )  alla Scuola Professionale di taglio dei capelli che era in Ancona diretta dal maestro barbiere Gilberto Santarelli.
Un mestiere che Umbertì ha amato molto e che lo ha visto nella sua bottega di via Fuina fino al dicembre del 1999, per più di 47 anni.

Un barbiere all’antica, come lo è stato  il suo collega e amico Cecconi Renato, entrambi sempre rimasti fedeli ai riti ed alle tecniche di questa antica e nobile professione appresa da ragazzi: il taglio di capelli sartoriale, la rasatura con panno caldo, e con gli unici strumenti da lavoro che  sono stati pettine, forbici e rasoio. Un mestiere che ha fatto di Umberto e degli altri  barbieri di una volta,  personaggi pubblici, perchè dal barbiere non si andava solo per barba e capelli, ma la loro bottega era un luogo di incontro, di lettura e di conversazione. Ai tempi in cui non esisteva “facebook”  la bottega di Umbertì, come degli altri barbieri osimani, era un ritrovo tra amici, dove si parlava di politica, di calcio. La bottega del barbiere era il luogo del riposo, della pausa, dove facile regnava l’ironia, dove si inventavano soprannomi e si passava al setaccio tutto il paese, nei suoi avvenimenti buoni e cattivi: morti, matrimoni, fidanzamenti e i pettegolezzi  vari. Se si voleva sapere qualcosa o sondare “il polso politico di Osimo” non ‘c’era che miglior posto che andare dal barbiere, l’ “agenzia stampa cittadina”.

La clientela di Umbertì era composta da persone appartenenti a tutte le diverse categorie: ricchi, poveri, contadini e impiegati. Umberto, però, mi ha raccontato anche di clienti speciali: Fagioli detto Bazzarò che veniva appositamente da Ancona alle 7 della mattina per farsi due volte la settimana la barba ( e in quei giorni Umberto apriva la bottega prima per scaldare l’acqua); il maestro Antonio CREMONESI che oltre insegnare controllava e gestiva il Cinema Concerto e spesso il servizio  del taglio dei capelli e la cura della barba era barattato con qualche biglietto gratis per entrare al cinema al lunedì e con le  artistiche scritte di auguri di Natale che il bravo maestro disegnava sugli specchi della bottega; Dario MAGNALARDO che era il Presidente dell’Associazione dei barbieri; IPPOLITI Peppino ( figlio dello stimato prof. Ippoliti) e Giuseppe MARCHETTI detto “Mattaccino” un tipo solitario che non amava fare la fila  e allora andava su appuntamento  tutti i Sabati e i Mercoledì puntuale alle 21 ultimo cliente  con il quale si concludevano i due giorni più duri del lavoro.
C’erano anche clienti speciali ai quali il servizio veniva fatto a domicilio: il conte Marchese Honorati presso la cui abitazione ( vicino la rotatoria “la Gironda”) Umberto andava  tutti i sabati mattina all’alba, a piedi, prima di aprire la bottega; Budini il ragioniere della Fornace Fagioli, il sig. Filippo ROSSI ( operaio storico della Fornace Fagioli) e padre Biagio Anastasi ( grande figura carismatica della chiesa osimana) presso la chiesa della Misericordia due volte la settimana prima della messa mattutina; Gaetano MIGLIARINI il grande industriale dell’alimentare osimano proprietario dei supermercati Vegè.
” Il sig. Gaetano – mi racconta Umberto – oltre che  essere  una persona squisita e generosa era anche un grande cattolico, e dato che si era informato che presso le barberie erano solito offrire in lettura ai clienti in attesa,  riviste moralmente poco edificanti, fece dono a Umberto dell’abbonamento della rivista “Presenza” e del quotidiano “Avvenire” con preghiera di tenerli sempre ben in vista per i clienti”. La bottega di Umbertì ha avuto anche questo singolare primato, era l’unica barberia ( forse in tutt’Italia) dove si poteva leggere, in attesa del taglio,  la voce  ufficiale dei Vescovi italiani.
Ad Umberto Paoletti va anche il merito, grazie al  suo carattere conciliante ma anche risoluto e determinato, di aver fatto “battaglie” in favore della categoria dei barbieri osimani. E’, infatti, grazie a lui se dalla domenica del 28 febbraio 1978 i barbieri osimani non hanno più tenuto aperte le botteghe la domenica mattina.  Prima, infatti, i barbieri lavoravano anche la domenica mattina, mentre il lunedì per tradizione è stata sempre la giornata di chiusura delle botteghe. Ricorda Umberto tuttavia che il lunedì giorno di festa per i barbieri  era comunque giorno di lavoro dedicato alla pulizia del locale, delle poltrone, dei ferri del mestiere con Sandra, la moglie, che provvedeva a fare il cambio  della biancheria utilizzata per i clienti.
Ad Umberto ( che era stato nominato a capo di una commissione comunale ) si deve, anche,  l’ accordo sulla istituzione  di un tariffario comunale che impegnava tutti  i barbieri osimani ad applicare   tariffe concordate per ogni servizio di barberia: ad esempio si era concordato che il taglio dei capelli doveva essere di lire 1.500.

Una bella storia  di passione ed  attaccamento al proprio lavoro,  quella di Umbertì, e mi raccomando quando lo incontrate per via  Torri, salutatelo ma non fatelo arrabbiare chiamandolo “acconciatore”, Umbertì è stato e vuol essere ricordato come  “barbiere”, il “Barbiere di Padre Biagio“.

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Quella di Umberto e Sandra è anche una bella storia d’amore. Si sono conosciuti o per meglio dire “schivati” al Caffè di nonno Eugenio dove Umberto era di casa perchè fin da piccolino aiutava nel pomeriggio nonno e nonna nelle piccole attività del caffè e, anche se 16enne era diventato apprendista barbiere nella bottega dello zio Mario, andava spesso al caffè degli Andreoni e spesso lì si fermava a mangiare con mio padre Fausto e zio Amleto. Sandra, invece appena 16enne era stata assunta da nonno Eugenio come commessa del Caffè e da brava ed attenta addetta al bar quando, un giorno, quel “ragazzotto” di Umberto entrò in negozio  gli chiese: “Scusi cosa desidera ? “. Umberto  offeso ( per essere stato scambiato per un cliente) non le rispose per niente andando diritto, con far sicuro nel retrobottega come uno di casa, chiedendosi: “Ma chi è mai questa ? “.

E’ bastato così poco, che si sono subito fidanzati e pochi anni dopo, nel 1963, già  si promettevano amore eterno davanti  a Dio e al prete di San Marco. Con il cuore pieno di speranze, probabilmente non immaginavano un futuro così lungo assieme: quest’anno contano 54 anni di vita comune.

Come in tutte le famiglie le difficoltà non sono mancate, ma la solidarietà, la complicità  e la gioia di condividere ogni momento della propria vita, quelli sereni al pari di quelli difficili, ed affrontare insieme ogni giornata, ha consentito loro sempre di superare ogni ostacolo.

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Lo staff del “ristorante dei poveri dell’ECA”dove per poche lire si assicurava un pranzo decente, detto in osimano “il pappò”, agli indigenti osimani.
Le cuoche erano: MAGNALARDO Gina, BAIOCCO Clara, CANTARINI Sandro, CECCONI VIGIANI Aida, SASSO Francesca, MARSILI Francesca, COTOLONI, e con la superiore suor LUIGINA

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Artigiano barbiere lui, mentre lei è stata commessa al bar di Antonio SERRANI, poi aiutante cuoca al ristorante dei poveri gestito per più di 10 anni dall’ECA , poi operaia in fabbrica a Castelfidardo ( fisarmoniche Moreschi) e da ultimo commessa al nuovo bar , “4+1” di San Marco. E’ questa la storia semplice di una solidissima coppia osimana

Un augurio sincero a Sandra e Umbertì, osimani fin nel midollo, un bell’esempio di famiglia e  di vicinanza reciproca.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
………………….Paola Andreoni


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#OSIMANI con l’hashtag: m°Mario Mosca pittore, incisore e litografo.

Continua la campagna #OSIMANI , volta a far conoscere il nostro territorio e la sua gente attraverso un galleria di volti e di storie raccontate in 140 caratteri (e oltre). Storie semplici ma veramente straordinarie.

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La persona che merita, questa volta,  la nostra attenzione per essersi particolarmente distinta nello svolgimento del proprio lavoro e per il contributo reso alla città  nella  promozione culturale e artistica è Mario MOSCA.
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Un artista della nostra città, cresciuto  tra i nostri vicoli e colline con  la bellezza della nostra campagna negli occhi.
Mario Mosca nasce il 26 settembre 1940 ad Osimo dove vive e incessantemente lavora. Cresce in una famiglia di artigiani, il padre Sisinio era uno stimato ed onesto artigiano-imbianchino abituato a guadagnare il pane da vivere  nella fatica del  duro lavoro quotidiano. Una famiglia semplice e solidale ma anche molto sensibile alle varie espressioni dell’arte: il teatro, la musica classica e sinfonica. Finito  il lavoro Sisinio si immergeva nella sua passione per  lo studio e la pratica della  musica quale  apprezzato “cornista” della banda musicale cittadina. I due figli Mario e Sandro sono cresciuti in questo ambiente  povero dal punto di vista economico ma ricco di valori  interiori e spirituali, incline  al senso della bellezza ( ascolto della buona musica, frequentazione del teatro ed ammirazione per tutto ciò che era espressione artistica: i monumenti cittadini, le nostre chiese, i panorami che le varie stagioni offrivano, alcune belle riviste che Sisinio non faceva mancare agli occhi attenti e curiosi dei suoi due figli).
Sisinio forse non avrà mai letto Dostoevskij e sarà stato all’oscuro del suo motto: “Il mondo sarà salvato dalla bellezza”; ma grazie a questo clima familiare stimolante verso gli orizzonti dell’interiorità, dell’immaginazione e della bellezza,  ha favorito nei suoi ragazzi la ricerca del buon gusto, l’attitudine dello spirito e dei sensi  a gustare e apprezzare le cose belle e raffinate.
Non c’è da stupirsi, quindi, se fin da piccolissimo ( 9-10 anni) Mario riproduceva  già molto bene i vari personaggi che comparivano su “Il Corriere dei Piccoli” e su “Il Vittorioso”. A 12 anni, a scuola, sotto la guida dell’ottimo professore di disegno Sardus Tronti, dipinse con i colori a tempera una splendida natura morta con tante varietà di pesci che sembravano veri, tanto che l’insegnante (che apprezzava con entusiasmo le grandi capacità artistiche del suo allievo) volle farla appendere alle pareti dell’istituto.

Mi racconta Mario che fin da piccolissimo eraffascinato dall’opera di Michelangelo, e che di notte, al lume di candela, leggeva le storie dei grandi maestri del Rinascimento, ne studiava ed ammirava le opere, provando a riprodurle  su fogli a carboncino centinai di volte. Fin da piccolissimo dipingeva ad olio e non avendo soldi necessari per acquistare i colori si arrangiava, impastando i colori – come un maestro del Rinascimento – con le terre colorate e l’olio di lino, mentre per i bianchi impastava la biacca di zinco con risultati stupefacenti per la bellezza e compattezza dei colori che, a distanza di tanti anni hanno mantenuto ancora una freschezza incredibile.
Ha dovuto sempre arrangiarsi per i materiali. Per le tele, ad esempio, aveva scoperto che sua madre conservava dentro il  comò diversi rotoli di tela tessuta a mano  per lenzuola ( era il corredo delle spose  di un tempo che tutte le donne portavano in dote). All’insaputa di tutti, ogni volta che aveva necessità di dipingere un quadro, ritagliava grossi pezzi di tela che inchiodava su di un rudimentale telaio realizzato con quattro strisce di legno racimolate nella bottega dello zio Vittore che faceva il falegname.
Il fratello Sandro più piccolo di tre anni, ancora lo ricorda giovanissimo partire la mattina di buon’ora armato di pennelli, tavolozza, colori e cavalletto diretto “ai piedi” del borgo per ritrarre “en plein air” scorci di via Trento e di via Roncisvalle. La campagna osimana, la vita cittadina, infatti,  sono stati i primi soggetti dei dipinti di Mario Mosca.
Ricorda Mario l’emozione e la felicità per il primo dipinto venduto, ( aveva all’incirca 14 anni) che fu acquistato dalla moglie di un bancario osimano per 500 lire e tre uova fresche. Seguirono,  con grande soddisfazione, altre importanti negoziazioni: il Presidente di allora della Banca Popolare di Osimo, il dott. Tullio Alessandrini, gli commissionò due tele per il salone della banca: entrambe di notevoli dimensioni raffiguranti, una il Duomo di Osimo, l’altra il campanile di San Marco dalla piazza del mercato dei buoi. Anche il Direttore della “banchetta popolare”, avv. Ugo Sinibaldi,  è stato uno dei primi acquirenti, una bella tela, raffigurante Osimo, che per tanti anni ha abbellito l’ufficio direzione della banca di piazza Gallo.
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Tanti bei attestati di stima che incoraggiarono il giovane pittore osimano nel proprio talento. Il primo riconoscimento importante  arrivò alla prima mostra a cui Mario, nel lontano 1957, partecipò. Si trattava di  una mostra nazionale che si teneva a Jesi, presso il palazzo della Signoria, Mario ci partecipò partendo da Osimo con il suo “scassatissimo” motorino. A questo primo concorso ne seguirono altri, tutti coronati da  successi ed apprezzamenti che contribuirono a rafforzare la motivazione che quella dell’arte era la sua strada e la forte motivazione che quella passione poteva diventare anche la sua professione che gli avrebbe permesso di che vivere.
Importanti sono stati per la sua crescita artistica alcuni incontri, primo tra tutti quello con il grande artista xilografo osimano,  Bruno da Osimo.

L’incontro con Bruno da Osimo, avvenne grazie ad un amico e grande  suo estimatore: Giuseppe Bardezzi.
Mi racconta Mario: “In poco tempo ebbi la fortuna di accedere allo studio di villa “Stella Maris” dove, Bruno Marsili, il grande xilografo osimano  con un basco che gli scendeva fin sulla guancia era intento a creare sulla tavoletta di bosso le sue opere. Avere conosciuto Bruno da Osimo, uomo piccolo di statura ma grande di cuore, fu per me una esperienza indimenticabile. Mi accolse con affetto ed ebbe buona considerazione verso la mia espressione artistica”.

Altra esperienza vitale per la  crescita artistica di Mario Mosca  è stata la frequentazione a Roma delle principali gallerie d’arte  di Piazza del Popolo, via del Babuino, via Margutta e piazza di Spagna. Allora, fine anni 50, era in voga il neo-realismo, e a Roma  il nostro artista osimano, ancora “alle prime pennellate”,   aveva avuto la fortuna di incontrare i principali pittori come Guttuso, Treccani, con i suoi contadini calabresi, Domenico Purificato. “Ciò che mi interessava allora – racconta Mario – era quella pittura, una vera ricerca innovativa verso l’espressionismo definita “Scuola romana”, che aveva come massimi esponenti Scipione e Mafai. Ammiravo l’opera di Scipione, una notte dipinsi dal vero Piazza Navona proprio in omaggio a Scipione. Tutto ciò mi portava ad amare l’espressionismo.”
E’ del 1959 la prima mostra personale, e non poteva che essere allestita in Osimo, sua città natale, presso  il locale adibito a biblioteca popolare ( era ubicata nel palazzo della mensa Vescovile, in Piazza del Comune, dove si trova attualmente la Banca Popolare di Ancona). Negli anni ’50 erano rare le mostre d’arte ad Osimo, la prima di Mario Mosca richiamò un buon numero di visitatori.
Ricorda Mario che una delle tele esposte, raffigurante una natura morta, fu acquistata da mons. Domenico Brizi per impreziosire le sale del Palazzo Vescovile.

Nel 1960 espone le sue opere alla mostra “giovani firme” presso la Galleria Puccini di Ancona. Una collaborazione quella con la galleria dorica che durò per parecchi anni  con diverse esposizioni come quella del 1961 con tema ” il paesaggio marchigiano” che permise al giovane talentuoso artista osimano di venire in contatto con i principali artisti marchigiani.

Altre esposizioni di rilievo, di quel periodo,  sono state quelle di Sassoferrato  per il premio internazionale “G.B.Salvi” ed a Macerata nel 1962 per la mostra d’arte sacra.

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Altro incontro determinante per la crescita artistica di Mario Mosca è stato quello con il maestro Luigi Bartolini. Mi racconta Mario: “non avrei mai fatto l’incisore se non avessi incontrato , giovanissimo, sulla mia strada Luigi Bartolini , fui folgorato da quelle incisioni così immediate “.  E da quell’importante incontro risalente agli anni 1961,  infatti,  l’incisione  – con una incessante e severa ricerca di approfondimento della sua tecnica – ha accompagnato sempre l’attività artistica di Mario Mosca. Non più solo pittore ma anche grande ed apprezzato incisore.
Ventenne Mario perfeziona il proprio tratto artistico iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Macerata frequentando i corsi di studio sul nudo.
Nel frattempo i suoi quadri e le sue incisioni sono richieste dalle  principali gallerie di tutt’Italia e aumentano le occasioni  per  le mostre personali anche fuori dei confini nazionali. Inizia ad esporre le sue opere – tele ed incisioni in Italia e in Europa. Tra le principali mostre e personali da ricordare quelle di:   Ferrara nel 1963 mostra personale alla galleria “Borgoleoni”, alla “Biennale dell’Incisione  Contemporanea” di Taranto in vari anni, alla “IV  Mostra di Grafica Italiana” di Milano, a Bologna in vari eventi e in particolare al “Concorso Nazionale di Pittura e Bianco-Nero” del 1966, in Spagna per la “Fiera Internatcional de Madrid” Arte contemporanea del 1983, alla Hynes Convention Center di Boston, all'”Atrexpo 1991 e all’ ” JacobJavits Convention Center” di New York, alla Valley Forge Convention Center di Philadelphia, a Tokyo al Tias Trade Center Harumi, ad Amsterdam – nel 1963 – alla Graphil Gallerie, ….
L’associazione nazionale incisori che aveva come Presidente il mitico Carlo Carrà e che conta come membri  i più grandi maestri dell’incisione da Luigi Bartolini a Giorgio Morandi, a partire dal 1963, lo riconosce come  proprio esponente e come tale viene invitato a tutte le più importanti mostre e biennali dell’incisione contemporanea.

Il successo e l’apprezzamento per le sue opere non modificarono lo stile di vita e i valori di Mario Mosca che rimane sempre legatissimo alla sua città natale. E ad Osimo l’artista pittore e incisore “senza testa” non ha mai negato le sue mostre ed esposizioni personali. Nel 1965 il Sindaco Vincenzo ACQUA e l’assessore alla cultura m° Carlo GOBBI offrirono a Mario Mosca la possibilità di esporre i suoi quadri e manufatti d’incisione  nella sala Consiliare ( la sala gialla ). Un onore ( mai tali spazi del civico consesso sono stati in seguito offerti ad altri artisti )  e un ringraziamento in pregio al giovane artista  osimano la cui fama si stava diffondendo a livello nazionale.

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Alla fine degli anni sessanta la vita artistica  di Mario Mosca ha una svolta importante,  lascia Osimo per approdare a Milano.
Nella capitale italiana dello sviluppo economico ed industriale, centro vitale  del così detto “miracolo economico”,  ma anche fulcro della vita culturale del nostro Paese, Mario Mosca inizia la sua ricca attività di litografo con la stamperia “La Spirale” di Milano.  Lavorare per “La Spirale” significava essere riconosciuto come uno dei maggiori artisti italiani, nella zona più artistica di Milano, in quella che veniva e viene definito ” il cortile dei Pittori”.  Qui l’appena ventottenne osimano  che aveva imparato a disegnare dal balcone della  finestre del vicolo  Croccano conosce e lavora con i più affermati e famosi artisti italiani e non solo: maestri come Ennio Morlotti, Cazzaniga, Cascella, Giuseppe Ajmone, Cassinari, Fiume, Guttuso, Orfeo Tamburi e Franco Rognoni.
In questo stimolante clima  e “corte di artisti”, Mario Mosca era conosciuto da  tutti come il “più giovane artista della Spirale” e sono stati , per il nostro pittore -incisore osimano, anni di grande crescita, ricerca  e maturazione artistica. Un rapporto con Milano che poi è proseguito negli anni, con la partecipazione a Mostre e Personali che ha suscitato  l’apprezzamento,  e la nascita di un profondo  rapporto di stima con il critico d’arte Vittorio Sgarbi. In più occasioni, il famoso critico d’arte nonchè noto personaggio televisivo,  ha voluto nella sua attività di promozione di Mostre e Gallerie, la presenza di opere del nostro Mario Mosca. L’ ultimo invito,  in ordine di tempo,  risale a questa  estate,  in occasione del “Festival Internazionale dei due Mondi di Spoleto” dove anche le opere di Mosca sono state ammirate da numerosi visitatori e turisti.

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Oggi Mario Mosca, da pochi giorni fresco dei suoi 77 anni, come tutti i grandi artisti non è una persona appagata dei tanti riconoscimenti e premi acquisiti.  La pittura e l’incisione sono per lui stile di vita ed esigenza primaria e quindi continua, con la passione di sempre,  a dipingere e ad incidere esportando nelle sue opere la sua stessa anima.  Il suo stile e interesse artistico è cambiato, non più opere figurative che per tanti anni hanno rappresentato i suoi quadri, con la raffigurazione  delle vedute più belle e caratteristiche  di Osimo, di Numana e della nostra  civiltà contadina. In questi ultimi anni  la sua sete di ricerca artistica è approdata ad un’espressionismo cromatico,   “una gioia, onirica,  esplosiva di colori” come ama lo stesso autore definire le sue recenti tecniche di pittura.
Una ricerca di sempre nuovi bisogni espressivi e ancora tanti progetti nel cassetto che giorno dopo giorno non abbandonano l’artista osimano al pur  meritato riposo o nel cullarsi dei ricordi dopo quasi 60 anni di pittura ed incisione. Per Mario Mosca un quadro o il completamento di una incisione non rappresentano, infatti,  una meta raggiunta ma solo una tappa del viaggio e, forse, una direzione verso spiagge e luoghi sconosciuti, ovvero una personale Odissea.
E’ questo il messaggio che traggo dalla conoscenza di questa brava persona e grande artista.
Agli osimani e in particolare ai lettori di questo blog rivolgo l’invito a visitare, ammirare, e farsi descrivere dallo stesso autore, le tele che il m° Mario Mosca espone presso la chiesetta di San Gregorio in Piazza Dante  accanto al Collegio Campana nel centro di Osimo.  Ne uscirete ricchi, sorpresi per la profondità dei messaggi visivi,  carichi di spunti letterari, musicali, paesistici e per la padronanza del tratto artistico. Ne uscirete appagati nell’anima per aver visto le opere di un grande artista della nostra terra. Scoprirete anche, come è successo a me, una persona sensibile e dolce, una persona e un artista alla ricerca dei valori veri della vita, nelle sue tele non mancherete di trovare anche un po’ della vostra anima quella più intima.

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Il Centauro e la Ninfa, acquaforte su zinco del 2011

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Da mercoledì  11 ottobre le migliori opere del nostro artista saranno in esposizione alla Biennale International Art Meeting di Milano, curata dal manager della cultura Salvo Nugnes, mentre   si è da poco conclusa la partecipazione ad  altre due prestigiose esposizioni: a Londra al The Crypt Gallery e a Malta.
Complimenti al nostro infaticabile e poliedrico artista osimano,  m° Mario Mosca,  pittore, incisore e litografo.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
………………….Paola Andreoni


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Puliamo il mondo 2017 compie 25 anni: anche Osimo partecipa all’iniziativa di volontariato ambientale

Appuntamento ad Osimo questa mattina del 24 settembre per contribuire alla cura del territorio in adesione  alla campagna  “Puliamo il mondo” promossa a livello nazionale da Legambiente.
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Sono passati 25 anni dalla prima edizione di “Puliamo il mondo”, un’iniziativa realizzata con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della rappresentanza in Italia della Commissione Europea, di Unione province italiane, Federparchi, Borghi autentici d’Italia e Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite. Ogni anno sono migliaia i volontari di tutta Italia aderenti all’iniziativa di Legambiente che si danno appuntamento l’ultimo fine settimana di settembre per migliorare il decoro della città. Con guanti, rastrelli, ramazze e sacconi ci si ritrova in piazze, strade, parchi urbani, lungo gli argini dei fiumi o delle strade statali, negli spazi “di nessuno” delle periferie. Giovani, anziani, italiani e non, amministrazioni locali, imprese, scuole, uniti da un unico obiettivo: rendere più vivibile e più bello il territorio in cui viviamo, raccontare l’economia circolare e promuovere, attraverso il dialogo e la collaborazione, la creazione di reti tra cittadini di ogni età e provenienza.
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Ad Osimo  l’appuntamento con l’impegno civico della manifestazione nazionale “Puliamo il Mondo” riguarderà Fonte Magna  e l’anello della pista ciclabile “Girardengo”. Quest’anno inoltre  la giornata  coinciderà con la riapertura del CEA dopo quasi sei mesi di cantiere che, grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale, ha visto il rifacimento del tetto e la ristrutturazione della facciata.
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Mi auguro che si approfitti di questo momento di festa per la riapertura del CEA, per  ringraziare quanti, con mille sacrifici personali e tanta generosità hanno contribuito alla realizzazione di questa bella iniziativa. Il mio pensiero va in particolare a Ezio Saraceni e al prof. Ghego Bolognini e ai tanti  altri volontari di cui  non conosco i nomi ( dell’Associazione OsimoAmbiente, associazione promotrice del centro), che nel silenzio hanno lavorato per questa bella realizzazione.
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——- articoli collegati: ——-
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Casa degli Ailanti CEA “La Confluenza”: quando si potrà riutilizzare la casa ? post del  27 novembre 2009 lettera di Ezio Saraceni (presidente Osimoambiente );
 Puliamo il Mondo, ma salviamo anche un luogo naturalistico della nostra città, reso “unico” dall’impegno dell’Ass. OsimoAmbiente post del 24 settembre 2010 ( foto e interrogazione comunale Casa degli Alianti CEA “La Confluenza”. interrogazione comunale : “Puliamo il Mondo”nel nostro piccolo salviamo anche una parte bella ed unica della nostra città, il lavoro ed i progetti dell’Associazione OsimoAmbiente.
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Osimo, le Civiche Benemerenze 2017

Come da tradizione, in occasione della ricorrenza di San Giuseppe da Copertino, Patrono della Città, il Comune di Osimo ha assegnato le Civiche Benemerenze a coloro che si sono distinti per opere e lavori meritevoli.
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Si tratta della Quarantasettesima cerimonia per il conferimento delle benemerenze civiche, quella che si è svolta al Teatro “La Nuova Fenice” ieri, venerdì 15 settembre. La prima cerimonia per le benemerenze di San Giuseppe risale, infatti, al 18 settembre 1970: era appena stato approvato dal Consiglio Comunale il regolamento delle civiche benemerenze proposto dal sindaco Paolo Polenta su idea del dott. Pio Fantasia.
I primi del lungo elenco di benemeriti, dal 1970 ad oggi, sono stati due generosi donatori di sangue della sezione Avis Osimo: Oberdan MARSILI e Luigi PIRANI.
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Per l’anno 2017 le benemerenze cittadine sono state assegnare:
A padre Venanzio SORBINI Direttore per oltre cinquant’anni della Corale Alessandro Borroni, fondatore nel 1977 della Civica Scuola di Musica, fondatore nel 1979 dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo con la seguente motivazione: “ha profuso il suo impegno con generosa e disinteressata dedizione alla formazione musicale di tanti  giovani, e ha contribuito, nel ruolo di Direttore Generale, ad accrescere il prestigio internazionale dell’Accademia di Arte Lirica di Osimo, conosciuta nel mondo come punto di riferimento per la salvaguardia dell’arte e della cultura musicale italiana, promuovendo l’immagine di Osimo come luogo di cultura e di arte”.
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Al prof.Alberto NICCOLI sindaco di Osimo dal 1994 al 1999, con la seguente motivazione ” per il suo impegno professionale, dopo la laurea alla Facoltà di Economia di Ancona, ha vinto la Borsa Stringher della Banca d’Italia per l’estero e ha studiato negli Stati Uniti presso la Yale University, dove ha conseguito due Master. Ha svolto una intensa attività didattica e scientifica nelle Università Marchigiane, soprattutto presso l’Università Politecnica delle Marche come professore ordinario di Politica Economica. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su temi di grande rilievo, quali credito, sviluppo, finanza, etica, debito pubblico, previdenza. Ha svolto importanti incarichi istituzionali in ambito accademico, politico e sociale, dove si è distinto per senso di responsabilità, correttezza e impegno per la collettività“.
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Al momento della premiazione al prof.Niccoli ho ricordato, al numeroso pubblico presente in sala,  che alla famiglia Niccoli – unico caso – sono state consegnate ben due benemerenze, infatti già nel 1978 anche al prof. Alessandro Niccoli ( padre di Alberto) la città ha riconosciuto l’ambito riconoscimento cittadino.
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Al dott. Raimondo ORSETTI per il suo impegno “Nei quarant’anni di servizio nella Pubblica Amministrazione ha ricoperto importanti incarichi dirigenziali per conto della Regione Marche, operando con successo su scenari locali, nazionali ed internazionali, in particolare nei settori della cultura, del turismo, delle attività produttive e dell’internazionalizzazione. Si è distinto quale coordinatore tecnico delle regioni italiane per gli Expo Universali di Shanghai 2010 r Milano 2015, oltre che per un’intensa attività svolta a sostegno delle imprese sui mercati esteri. Lega il suo nome ai più importanti eventi culturali e promozionali realizzati dalla Regione Marche negli ultimi vent’anni, con riconoscimenti da prestigiosi enti ed istituzioni italiani ed esteri. Sindaco di Osimo e amministratore della città dal 1980 al 1995, ha mantenuto un forte legame di appartenenza con la sua comunità, ad iniziare dalla nati Campocavallo, dove da sempre  è tra i principali animatori della Festa del Covo.
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Al prof. Valter MATASSOLI per il suo impegno “da oltre trent’anni rappresenta il principale punto di riferimento per il mondo della pallavolo osimana e non solo. Da giocatore professionista, negli anni Settanta e Ottanta, ha militato nella massima serie  con le squadre del Falconara , Loreto e Pescara. Numerose sono le presenze collezionate nella Nazionale Italiana di pallavolo negli anni  dal 1973 al 1976. Ha inoltre disputato  ben due finali europee.: con il Loreto nella stagione 1979/1980 e nel 1985 – 1980 con il Falconara vincendo il titolo di campione d’Europa. Terminata la carriera agonistica ha intrapreso quella di allenatore ed istruttore di educazione fisica, conseguendo eccellenti risultati in entrambi i ruoli. Dal 1990 al 1995 ha ricoperto la carica di assessore allo Sport del Comune di Osimo sotto il mandato del sindaco Raimondo Orsetti. Dal 2002 si dedica con passione e dedizione alla cura e alla crescita del settore giovanile del volley osimano.  “.
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A Nazzareno MENGONI per il suo impegno “dalla tradizione dello scatolificio di famiglia fino all’originale idea di fondare Kubedesign, azienda innovativa ed eco-sostenibile che opera sia in Italia che all’estero, specializzata nella realizzazione di architetture ed oggetti in cartone. Nel dicembre 2016 è stato eletto Presidente nazionale del gruppo giovani Imprenditori Federlegno-Arredo“.
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Conferita la cittadinanza onoraria a Pierluigi FERRAMONDO per “il suo profondo legame con la città, ricoprendo dal 1858 al 1965 il prestigioso incarico di “Censore” del Nobil Collegio Campana, e fondatore nel 1987 dell’Associazione ex Convittori del Nobil Collegio Convitto Campana.
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Diversi i riconoscimenti una vita per il lavoro, assegnati a Pierino STROLOGO (Bar Pierino), ai fratelli Alessandro e Giuseppe BRACACCINI  e ad Adriano MENGHINI ( titolare dell’ex ristorante “da Adriano a Campocavallo”.
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Riconoscimenti per la solidarietà: a Bruna PIERAGOSTINI per “l’impegno profuso nel mondo del volontariato a sostegno dei più deboli” e all’ Associazione “Amiche e amici di Marina” per “l’amore e la solidarietà nel creare iniziative a sostegno del piccolo Samuel“.
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Menzione speciale: al Gruppo Ciclistico “Campocavallo”  per “i 50 anni di attività“, agli Arcieri delle “5 Torri   per “i 25 anni di attività“. ad Agoradio  per “i 10 anni di attività” ed a Loop Live Club  per “i 10 anni di attività”.
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Encomio civico a due vigili del notro corpo di Polizia Municipale: agente Nicola RICCI  e agente Diego FRONTINI, entrambi per “il provvidenziale intervento, nonostante libero dal servizio e in abiti borghesi, a supporto dei colleghi nelle operazioni di soccorso ai feriti in occasione di un grave sinistro stradale“.
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Un riconoscimenti particolare alla memoria verso osimani che hanno lasciato un “segno”nella nostra comunità: ricordo di Gugliemo CAPPANNARI, Guido MAGGIORI, Marina SERRAIOCCO e Dino DI MICHELANGELO, Dino MARABINI, Enrica CAMILLETTI, don Flavio RICCI
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Il riconoscimenti per la cultura a Massimo MORRONI per “il fondamentale e appassionato contributo scientifico offerto alla conoscenza della storia della città di Osimo” e a Paola ANDREOLI per “il talento e la passione profusi nel campo della poesia, affermandosi in prestigiosi concorsi letterari nazionali“.
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Un «grazie civico» a quanti sono stati premiati e a tutte le osimane e osimani  che  in silenzio ed ogni giorno onorano la nostra città  con  impegno, generosità e dedizione.
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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
***********Paola Andreoni

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Vinceranno verità, correttezza, rispetto, sincerità, schiettezza e lealtà

I valori che mi hanno insegnato e a cui sempre mi ispiro  e mi attengo sono verità, correttezzarispettosincerità, schiettezza e  lealtà.
Che dire di  chi per farsi valere ha bisogno di calunnie dalle quali, come tali, non ci si può difendere; di  chi non sa mettere da parte passioni e orgoglio, di chi accecato non vuol vedere e di chi preferisce essere sordo pur di non  ascoltare e riflettere.
Non ho sete né aspirazioni di vendette,   pazientemente la storia e la vita – come sempre – faranno la loro parte e porteranno giustizia.
Sarà tardi e rimarranno amarezza e delusione.
Paola


Lo ha fatto il Papa arrivando in Colombia, e anch’io – umilmente e scusandomi con il poeta scrittore  di “Cent’anni di solitudine” –  cito alcuni passaggi del  discorso tenuto a Stoccolma, l’8 dicembre 1982, da Gabriel Garcia Marquez   durante la cerimonia di consegna del premio Nobel per la letteratura.

…davanti alle ingiustizie, alle oppressione, il saccheggio e l’abbandono, la nostra risposta è la vita. Né diluvi né pestilenze, né fame né cataclismi, e nemmeno la violenza, la denigrazione personale e le umiliazioni, così come le guerre infinite lungo secoli e secoli hanno potuto ridurre il tenace vantaggio della vita sulla morte. Un vantaggio che aumenta e accelera.
…. è dunque possibile una nuova e travolgente utopia della vita, dove nessuno possa decidere per gli altri, ….. dove davvero sia certo l’amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano infine e per sempre una seconda opportunità sulla terra.

(Gabriel Garcia Marquez  dal discorso in occasione del Premio Nobel, 1982).

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