Tutta la mia vicinanza e fraterna solidarietà alla comunità Nigeriana che vive nella nostra Regione.

Chimiary ed Emmanuel dovevano sposarsi in Nigeria, ma le persecuzioni e il clima di terrore che , si vive nella terra africana li hanno spinti ad affrontare le difficoltà di un viaggio verso l’Europa. Dopo aver sfidato le violenze dei trafficati di essere umani, le peripezie e i rischi di una traversata su un gommone dove la giovane donna ha provato il dolore e la sofferenza della perdita del bimbo che aveva in grembo, era arrivata comunque la speranza di una vita migliore nelle nostre Marche: a Fermo.
Ma oggi la loro speranza si è infranta per mano della cieca violenza di due vili ed assassini fermani riconducibili alle frange delll’estrema destra razzista che hanno aggredito e picchiato a morte il giovane nigeriano reo di aver difeso l’onore della propria compagna.

Emmanuel***
Tutta la mia vicinanza e fraterna solidarietà alla comunità Nigeriana che vive nella nostra Regione.
Paola

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Riflessioni di Alex Zanotelli: Natale e l’esempio di noi cristiani

Riflessioni di Alex Zanotelli, missionario comboniano, che è stato a lungo direttore della rivista Nigrizia prima di vivere per oltre dieci anni in una delle baraccopoli più grandi del mondo, Korogocho, a Nairobi. Da diversi anni ha scelto di vivere in un piccolo appartamento della periferia di Napoli, ma ciò non gli ha impedito di lavorare sui temi dell’acqua, dei rifiuti, dell’antirazzismo e della nonviolenza, promuovendo reti e iniziative. 

indifferentiMa che Natale celebra questo paese? Ma che Natale celebrano le comunità cristiane d’Italia?
I gravi eventi di questi giorni ci obbligano a porre questi interrogativi. Le immagini del video- shock: migranti nudi e al gelo, nel Cie di Lampedusa, per essere ‘disinfestati’ dalla scabbia con getti d’acqua. Immagini che ci ricordano i lager nazisti.
Le foto degli otto tunisini e marocchini del Cie di Ponte Galeria a Roma con le labbra cucite in protesta alle condizioni di vita del centro. Bocche cucite che gridano più di qualsiasi parola!
immigrati 541Ed ora il deputato Khaled Chaouki che si rinchiude nel Cie di Lampedusa e inizia lo sciopero della fame, per protestare contro le condizioni disumane del centro e in solidarietà con i sette immigrati che, per le stesse ragioni, digiunano.
Sono le urla dei trecento periti in mare il 3 ottobre a Lampedusa, le urla dei quarantamila migranti morti nel Mediterraneo che è diventato ormai un cimitero.
Tutto questo è il risultato di una legislazione che va dalla Turco-Napolitano che ha creato i Cie, alla Bossi-Fini che ha introdotto il crimine di clandestinità e ai decreti dell’allora ministro degli Interni, Maroni, che trasudano di razzismo leghista. Possiamo riassumere il tutto con una sola parola: Razzismo di Stato.

Le domande che sorgono sono tante e angoscianti.
Come mai un paese che si dice civile ha permesso che si arrivasse ad una tale legislazione razzista e a una tale tragedia?
Come mai la Conferenza episcopale italiana sia rimasta così silente davanti a un tale degrado umano?
Come mai la massa delle parrocchie e delle comunità cristiane non ha reagito a tante barbarie?

“Sono venuto a risvegliare le vostre coscienze – ha detto papa Francesco quando è andato a Lampedusa – La cultura del benessere ci rende insensibili alle grida degli altri”.
Ma allora viene spontaneo chiederci: “Ma che Natale celebriamo noi credenti?” Natale non è forse fare memoria di quel Bimbo che nasce sulle strade dell’Impero (“non c’era posto per lui nell’albergo”) e diventa profugo per fuggire dalle mani di Erode? Natale è la proclamazione che il Verbo si fa carne, carne di profughi, di impoveriti, di emarginati. “La carne dei profughi-ci ha ricordato papa Francesco – è la carne di Cristo”. E allora se vogliamo celebrare il Natale, sappiamo da che parte stare, con chi solidarizzare.
Ecco perché dobbiamo avere il coraggio di chiedere al governo italiano, come dono di Natale, l’abolizione delle leggi razziste emanate in questi anni dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini, e il varo di una legislazione che rispetti i diritti umani e la Costituzione. Inoltre chiediamo che in questa nuova legislazione venga introdotto il diritto all’asilo politico e allo ius soli.
E altrettanto chiediamo, come dono di Natale, ai vescovi italiani un documento che analizzi, in chiave etica, la legislazione razzista italiana e proponga le strade nuove da intraprendere per arrivare a una società multietnica e multireligiosa. Proprio per evitare quel pericolo che papa Francesco ha indicato nel suo discorso a Lampedusa: ”Siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del levita, di cui parla Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto”.
Auguro a tutti di posare davanti al presepe dove troverete un Bimbo-profugo vegliato da una famiglia transfuga e attorniato dal bue e dall’asino che ci ricordano le parole del profeta Isaia:
“Il bue conosce il proprietario
e l’asino la greppia del padrone,
ma il mio popolo non comprende”.

Buon Natale, Alex Zanotelli  Napoli,23 /12/2013

L’unica risposta: Ginevri chieda scusa.

Ricevo, pubblico e condivido la posizione del M5S Osimo sulla questione riportata dalla stampa locale di un intervento di un componente dello staff del Sindaco su Fb a proposito degli immigrati.

M5S_Osimo_NewsIl M5S Osimo, senza alcuna intenzione di strumentalizzare l’episodio, dichiara la propria totale contrarietà alle affermazioni postate su facebook da Marcello Ginevri, componente dello Staff del Sindaco di Osimo. Le idee esternate da Ginevri fanno parte di una interpretazione sbagliata dell’attuale scenario di crisi che, purtroppo, sono condivise da tanti nostri concittadini (osimani e italiani).
Lo stereotipo degli “stranieri che ci rubano i diritti e il lavoro” è alimentato ad arte da un sistema che cerca di nascondere ai cittadini la vera origine del problema e cioè la politica nazionale di feroce attacco e progressiva erosione dei diritti faticosamente conquistati dalle precedenti generazioni (come il diritto al lavoro, alla salute, all’educazione, alla casa). Il tutto in nome di una folle politica di austerity a tutti i costi e di tagli drammatici alla spesa sociale che sta trasformando il nostro Paese in una vera e propria macelleria sociale (che però non tocca affatto i privilegi della casta politica e
dei grandi poteri economici che la sostengono!).
Niente di più facile quindi che scaricare la colpa sul capro espiatorio di turno (ieri gli Ebrei, oggi gli stranieri o una qualsiasi altra minoranza), distogliendo l’attenzione sui veri responsabili dell’impoverimento dei cittadini, ovvero i Politici che attualmente governano tutte le Istituzioni. La “guerra tra poveri” è quanto di più sbagliato si possa immaginare: il M5S Osimo per questo profonderà tutte le proprie energie per difendere e promuovere i diritti di tutti (italiani e non), e per sensibilizzare i cittadini sulla necessità di una solidarietà condivisa che faccia fronte comune contro un sistema globale e una classe politica corrotta che sta cercando in tutti i modi di schiacciarci e di trasformarci in sudditi (non più cittadini), mettendoci l’uno contro l’altro, creando crescenti tensioni sociali, pretendendo in questo modo di umiliare anche la nostra dignità di esseri umani.
I veri responsabili della perdita dei diritti di tutti gli italiani, non sono i poveri, né gli immigrati, ma sono proprio i Politici corrotti e il loro cinico disprezzo per i drammatici problemi quotidiani che loro stessi hanno creato nella vita dei cittadini.
MOVIMENTO 5 STELLE OSIMO

Marcello Ginevri

Rispetto delle persone e dignità delle cariche

Cecile Kyenge

Cecile Kyenge

Sugli  insulti lanciati al ministro Kyenge che dire di nuovo ? E’ una vergogna. In Europa ridono di noi: prima il caso Kasako (  Kazakitalistan  come dice Gramellini ) poi le vergognose parole dette da Calderoli.
La questione è anche un’altra,  questa volta questo attacco razzista è venuto non da un “imbecille qualsiasi” ma da un Senatore della Repubblica nonché vicepresidente del Senato.
Chi usa toni beceri contro i diversi e non rispetta chi sostiene altre idee (ma anche l’intelligenza degli italiani, inventandosi giustificazioni allucinanti), chi non rispetta la dignità delle persone, discriminandole per la loro razza, il colore della pelle, la religione, il sesso,  non è degno di essere vicepresidente del Senato, parlamentare, assessore regionale, e/o semplice consigliere comunale.
Mi aspetto dal PD una iniziativa forte come quella di farsi promotore della revoca dell’incarico di vicepresidente del Senato a Calderoli. Ma anche dai partiti del centro destra, PDL e Lega,  chiedo: non è ora, per sempre, di chiudere questo genere di polemiche  e becere argomentazioni politiche ?
Paola 

Cecile Kyenge, cronache di ordinario razzismo

CecilDi nuovo un attacco estremamente aggressivo, di nuovo rivolto alla Ministra per l’integrazione Cecile Kyenge, affidato alla rete, nello specifico a Facebook. Certa gente quando scrive su Facebook sarà connessa a internet, ma sicuramente non al cervello. Non si spiegano altrimenti insulti violenti e stupidi, salvo poi patetici quanto tardivi pentimenti.

“Ma mai nessuno che la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato??????? Vergogna!”. Questo commento, che riporto con molta difficoltà, è stato pubblicato da Dolores Valandro su Facebook.

Dolores Valandro è consigliera leghista di quartiere a Padova, da circa un mese sospesa dalla Lega per contrasti interni al partito. La frase che ha pubblicato commenta una notizia che Resistenza Nazionale ha ripreso dal sito “Tutti i crimini degli immigrati”, relativa alla presunta violenza sessuale nei confronti di due ragazze, commessa da un cittadino di origini africane.
La frase della consigliera ha scatenato diverse critiche, sia tra gli utenti della rete, sia nel mondo politico.

Dopo quest’episodio, non resta che porci le stesse domande di sempre:
– Perché ogni volta che un cittadino straniero compie un reato, viene coinvolta la Ministra Kyenge? Non è forse questa una forma di esplicito razzismo, l’associare le persone solo sulla base della loro origine nazionale non italiana?
– Perché si crede – o meglio si vuol fare credere – di combattere atteggiamenti delinquenziali con frasi estremamente aggressive, che addirittura, come in questo caso, incitano ad altri reati?

La verità è una, e va detta in modo chiaro: questi atti sono razzisti. Lo è la frase scritta da Dolores Valandro, che probabilmente non si aspettava di sollevare questo polverone. Il che avrebbe dovuto accadere anche dopo la frase pronunciata il 4 giugno scorso dall’ex onorevole leghista Paola Goisis, che durante un’intervista si era chiesta perché il ministro Kyenge, una volta laureatasi, non fosse tornata “nel Congo Belga ad aiutare i moretti e la sua gente”. Oppure dopo l’intervista rilasciata a Panorama dall’europarlamentare leghista Mario Borghezio, dove, ancora una volta, ha ribadito le sue idee: “Preferisco che la massa dei neri resti a casa sua”, “Esalto la razza indoeuropea”, “Il meticciato inquina la differenza tra le etnie”, “Le razze per me non sono uguali”.
La questione è più ampia della frase, gravissima, scritta da Dolores Valandro. Le dichiarazioni e i messaggi razzisti di molti esponenti politici sono troppi ed estremamente gravi. Per quanto tempo ancora verranno tollerati ?

Tutta la mia vicinanza e solidarietà alla donna e alla “ministra della Repubblica Italiana”, Cecile Kyenge.
Paola

Un Paese che tollera il razzismo

images-212-200x166“Mi sembra una brava casalinga, non un ministro del governo”: anche l’eurodeputato leghista Mario Borghezio ha voluto dire la sua sulla nomina di Cécile Kyenge a Ministro alla cooperazione e l’integrazione. Lo ha fatto dai microfoni della trasmissione radiofonica La Zanzara su Radio24, dove ha espresso il suo parere non solo sul neoministro, ma su tutti i cittadini africani: “Gli africani sono africani, appartengono a un etnia molto diversa dalla nostra. Non hanno prodotto grandi geni, basta consultare l’enciclopedia di Topolino”. Parlando del ministro Kyenge, ha aggiunto: “Ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo. Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano”.
In questi giorni, Borghezio non è stato l’unico ad indirizzare gravi insulti al neoministro. Anche su Fb e sulla rete in generale, molti sono stati i commenti, gli insulti rivolti alla neo ministra.

Un segnale del clima presente nel nostro Paese, dove sembra essere quasi normale, o quantomeno tollerato senza alcun tipo di problema, che una persona, in questo caso insignita di una carica istituzionale, possa ricevere insulti gravissimi e razzisti, anche da esponenti politici.

Esprimo tutta la mia solidarietà al ministro Cécile Kyenge Kashetu, non è da Paese civile la serie di insulti a Lei rivolti. Mi auguro che con il nuovo Ministro possa al più presto partire la riforma della legge sulla cittadinanza per la quale anche ad Osimo sono state raccolte migliaia di firme con l’iniziativa “L’Italia sono anch’io”.

Paola

Povera Italia, ancora ferma ai tempi della povera sarta Rosa Parks

Leggo che a Trapani c’è un consigliere comunale che ha proposto di istituire gli autobus per i neri. Idea non nuova. Anche questa purtroppo è l’Italia del 2013, quell’Italia di cui siamo stanchi di sentir parlare delle case per gli italiani, dei pulman per i bianchi. Basta.

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Obama sul sedile del bus della signora Rosa Parks

“Il 1º dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa Parks, allora sarta, stava tornando a casa in autobus e, poiché l’unico posto a sedere libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull’autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente James Blake le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi), rimase al suo posto. Il conducente fermò così l’automezzo, e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. È da allora conosciuta come “the woman who didn’t stand up“. Nel 1956 il caso della signora Parks arrivò alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, che decretò, all’unanimità, incostituzionale la segregazione sui pullman pubblici dell’Alabama”.

Paola