JohnFanteFestival 2019 a Torricella Peligna

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Ieri sera non abbiamo fatto mancare la nostra presenza all’apertura della XIV edizione del JohnFanteFestival concorso letterario, a Torricella Peligna. Un omaggio devoto allo scrittore  americano John Fante ( il cui padre Nicola era un muratore-scalpellino originario proprio di questo piccolo paese abruzzese) al quale non ci siamo sottratti e con noi un “agguerrito popolo” venuto da ogni parte d’Italia.

Più di tre ore di strada per rispondere all’appello “io c’ero”,  in questo  piccolo sperduto paese di mille anime o poco più, Torricella Peligna, per ricevere  frammenti culturali e  per cercare di  penetrare lo spirito dei luoghi da dove hanno avuto origine le idee, il DNA abruzzese,  e i libri di John Fante  «Il narratore più maledetto d’America» come lo ha definito Charles Bukowski.

Confusi tra i visitatori come noi e i paesani, c’erano i due figli dello scrittore Jim e Victoria venuti appositamente dall’America. Anche loro ieri sera ad ascoltare con interesse, nel salotto di Piazza Unità d’Italia, lo scrittore-giornalista  Gad Lerner sul tema migrazione sempre nel segno di Fante.

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Gad Lerner ha esordito le sue riflessioni chiedendo a tutti noi presenti: “Pietà l’è morta!”,  ( verso di una famosa canzone partigiana).  Un interrogativo che esprime uno stato d’animo assai diffuso in questa Italia contemporanea.
Il bisogno di sicurezza, il comune sentire di un Paese quotidianamente e in modo martellante  intimorito da un invasione ( inesistente), sembrano aver reso obsoleti i valori morali  della pietà, della solidarietà, del rispetto dell’umanità, della compassione.

Il  Paese è davvero diventato  più cattivo,  smarrito nei meandri delle paure indotte dal gioco di una  classe politica che ha a cuore solo i propri tornaconti elettorali ? In definitiva davvero in Italia – oggi – la “Pietà l’è morta?”.


Il John Fante Festival prosegue fino a domenica 25 agosto. Torricella Peligna regala  a chi arriva anche aria salubre, tranquillità, silenzi, panorami larghi ed affascinanti, cibo sano ed autentico. Nelle vicinanze da non perdere una visita allo splendido Castello mediovale di Roccascalegna.
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Marco Tarquinio: La povertà e la miseria. Verità dei fatti, parole e scelte cattive

Oggi su “Avvenire” la ferma replica del direttore, Marco Tarquini agli attacca alla Chiesa ed alla propaganda sui poveri “italiani” del ministro “Selfini”.

Se si escludono l’appassionante questione delle tenute militari e paramilitari con cui appare in pubblico e la fredda determinazione con cui evita qualunque parola di umana comprensione di fronte al dramma dei profughi soccorsi nel Mediterraneo dalle navi “Sea Watch” e “Sea Eye”, l’ultimo tormentone di Matteo Salvini è lo slogan «prima i cinque milioni di italiani poveri». Un ritornello che il segretario della Lega, nonché vicepremier e ministro dell’Interno, interpreta con una variante dedicata alla Chiesa italiana: «Ho sentito che la Cei ci invita ad “accogliere”: abbiamo già dato e ora ci occupiamo degli italiani. Ci sono 5 milioni di poveri che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena». Frase piena di astioso effetto, ma vuota di rispetto e desolatamente svuotata di verità.

I «cinque milioni di poveri» – anzi, per l’esattezza, 5 milioni e 58mila, ognuno di loro è importante… – non sono saltati fuori dall’oggi al domani. Dopo un salto impressionante tra il 2008 e il 2010, sono aumentati incessantemente negli ultimi undici anni: stagioni in cui Salvini ha assunto sempre più importanti responsabilità politiche e in cui anche il suo partito ha governato l’Italia. Come fa ora, accingendosi ad attuare nuove e corpose misure di sostegno alle povertà. Un’iniziativa – come si sa – del Movimento 5 Stelle, che l’ha battezzata Reddito di cittadinanza e con essa punta ad andare oltre il Reddito di inclusione varato lo scorso anno dal governo Gentiloni dopo una complessa gestazione, durata quasi quattro anni.

Speriamo che la nuova ricetta funzioni e faccia del bene all’Italia e a tutte le persone coinvolte. Che sono poveri e basta. Perché in realtà, come tutti i poveri, anche questi “nostri” poveri non hanno passaporto. I 5 milioni e 58 mila indigenti assoluti certificati dall’Istat sono infatti sia italiani di nascita sia stranieri residenti.

Di questi ultimi sappiamo che rappresentano più del 32% del totale, in cifra assoluta circa 1 milione e 610mila uomini, donne e bambini. Un dato che colpisce, visto e considerato che gli stranieri residenti in Italia sono l’8,5% della popolazione: neanche un dodicesimo del totale dei residenti, un terzo dei nostri poverissimi. Dunque i «cinque milioni di italiani» citati dal ministro Salvini sono residenti italiani di diversa origine, di identica povera condizione, di uguali diritti e doveri secondo la Costituzione e i saldi princìpi del nostro ordinamento. Questa è tutta la verità, ed è importante tenerlo a mente.

I dati appena citati li conosce assai bene chi l’accoglienza dei poveri, di tutti i poveri la pratica davvero, o comunque la sostiene, e non si limita a declamarla. E in prima linea tra i praticanti dell’accoglienza dei poveri, di tutti i poveri, anche se il ministro Salvini non lo sa o comunque si guarda bene dal dirlo, c’è la Chiesa italiana.

Con milioni e milioni di pasti e di aiuti garantiti a chi ‘non ce la fa’ attraverso la rete delle mense e dei mercati solidali, con le sue case di accoglienza, con il sistema dei pacchi viveri e dei pacchi vestiario. Un soccorso rispettoso e discreto, senza fanfare e senza comizi in tv, messo in campo dalla Caritas, da realtà parrocchiali, da associazioni, da comunità, da gruppi di volontariato. Donne e uomini di tutte le età, che sono Chiesa e, con i loro preti e i loro vescovi, si occupano davvero di povertà e miseria, qualunque forma assumano.

Compresa la solitudine e l’abbandono. Già perché, ogni giorno, sono circa 500mila le persone emarginate (o anche auto-emarginate) che in Italia vengono ‘viste’, ascoltate e incontrate. Insomma, i cattolici come è logico – logico per fede e per cittadinanza – fanno davvero molto, e non hanno certo bisogno delle meschine battute del potente di turno per rendersi conto di non fare ancora abbastanza. Il Vangelo, e la parola del Papa, sono uno stimolo costante a fare di più. E i grandi valori umani e civili che la Costituzione ha scolpito con splendida efficacia sono una bussola che aiuta a non essere e non sentirsi soli. Già, perché nella nostra società, nonostante l’indifferenza e persino l’ostilità di politici che sembrano capaci di concepire e fomentare solo tristi ‘guerre tra poveri’, sul fronte del sostegno ai più fragili agiscono, e spesso in bella collaborazione tra loro, realtà diversamente ispirate (evangeliche, di altre religioni, laiche…) e ugualmente generose.

P.S. Amare e soccorrere i ‘poveri residenti’ è necessario, ma non basterà mai a quanti lavorano per un mondo più giusto, o almeno non si rassegnano all’ingiustizia. E non basterà mai alla coscienza cristiana e civile di chi non intende adeguarsi a una politica italiana ed europea che, per calcoli e giochi di equilibrio e di potere, continua a tenere ostentatamente e ostinatamente in ostaggio gruppi di povere persone migranti sospese tra una terra che non hanno più e una terra che non devono trovare. Ma questa fiera di parole e di scelte cattive basterà a chi, dopo le cronache, scriverà la storia degli anni che stiamo attraversando per riconoscere e indicare il confine dell’umanità tradita e la miseria di chi se n’è fatto guardiano.
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19 giorni in mare, in ostaggio della cattiveria politica.

I 49 migranti a bordo delle navi Sea Watch e Sea Eye, bambini, donne e uomini non hanno ancora toccato terra e restano ostaggio di una disputa tra il Presidente del Consiglio Conte, Di Maio e  il Ministro dell’Interno.
Tutto questo  mentre le condizioni delle persone a bordo delle due navi in mezzo al mare stanno peggiorando di ora in ora senza avere  le necessarie cure e l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto.

L’ho già scritto, assolutamente una vergogna, credo che anche il Presidente Mattarella dovrebbe far sentire la sua voce.


Paola Andreoni

Una vergognosa scelta, disumana e incivile.

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Da giorni, ci sono circa 49 migranti, anzi ESSERI UMANI, bloccati in condizioni estreme nel mar Mediterraneo che nessuno vuole, che nessuno Stato vuole accogliere.
A bordo ci sono pure bambini molto piccoli che potrebbero essere i nostri figli. Il mare è già grosso, il vento molto forte e le temperature di notte e al primo mattino sono sotto lo zero.
Nel silenzio dell’Unione Europea, il nostro Paese, così come  Malta, ( ma possiamo paragonarci a Malta ?) hanno scelto di non rispondere alla richiesta di auto della Sea Watch 3 e della Sea Eye, che attendono l’indicazione di un place of safety in cui sbarcare.

Stiamo letteralmente lasciando in mezzo al mare 49 disperati. Senza neanche assumercene la responsabilità, ma nascondendoci dietro una posizione di comodo.

È questo il modo in cui i  nostri “grandi” leader politici vogliono affrontare il dramma della migrazione?

E’ una vergogna!!!


Paola

Ascanio Celestini: Il mostro di Riace. E noi?

Articolo di Ascanio Celestini, pubblicato il 14 novembre 2018, su “Il Manifesto”.  Quanto stiamo diventando cattivi? Come quelli che prendevano il caffè alla stazione quando partivano i treni pieni di ebrei e zingari ? Come quelli che erano contenti dell’impero. Quando l’Amba Aradam era sinonimo di confusione?

Ecco, noi siamo cattivi come Salvini. Un signore che ci parla dal suo telefonino. Si riprende. Dice che è un papà. Vuole un po’ di ordine nelle nostre città. Conta i “like” sulla sua pagina facebook e imposta la politica del suo partito seguendo le indicazioni dei followers. Non è un politico. No. È un contatore.

Più ci penso e più credo che non serve molto parlare di immigrati, di stranieri. Dobbiamo parlare di noi. Dell’umanità che ci stiamo perdendo per strada.

Con lo sgombero dei poveri cristi del Baobab – una ferita per la città perché era una risorsa vera per i disperati di Roma – s’è toccato un fondo che non era facile toccare.

Solo con questi personaggi disumani potevamo toccarlo. Con questi che si circondano di mostri per essere sempre più mostruosi. Quanti like mi mettono se porto un mazzo di fiori per una sedicenne stuprata? E se ce ne aveva tredici?

Viviamo in una città nella quale bisognerebbe riparare le strade piene di buche, dare un alloggio a chi non lo ha, migliorare il trasposto pubblico e le scuole, la sanità, eccetera. Ma si prendono voti con questi argomenti? No, cari elettori. Allora arrivano i blindati “l’avevamo promesso, lo stiamo facendo. E non è finita qui. Dalle parole ai fatti” dice il mostro di Riace, quello che ha trattato come un malfattore il sindaco Mimmo Lucano che ha dato una casa ai migranti e un paese ai suoi paesani. Il ministro che sta facendo a pezzi le nostre barricate di civiltà.

E noi?

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I gesti che non fanno notizia: l’eroismo di Moussa

“Moussa è un immigrato irregolare, “bloccato” nel nostro Paese in attesa della verifica della sua posizione.
Il coraggioso Moussa è un egiziano di 29 anni che, intorno alle 20,30, stava facendo la spesa nel Lidl a Torino in via Palma di Cesnola.
A un certo punto, un signore con cappellino da baseball e occhiali da sole ha raggiunto la cassiera e, impugnando un grosso coltello, si è fatto consegnare 700 euro.
Il rapinatore non aveva però fatto i conti con il valoroso cliente, che lo ha immobilizzato per poi consegnarlo ai carabinieri.
Il malvivente, un 52enne italiano residente a Torino, è quindi stato arrestato per tentata rapina, mentre il giovane egiziano è stato accompagnato all’ufficio immigrazione della Questura, così da poter avviare le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno per asilo politico.

L’onestà di questo giovane straniero, arrivato in Italia dopo avere attraversato il Mediterraneo a bordo di un barcone, è stata premiata con l’avvio delle pratiche per il permesso di soggiorno.
«Ringrazio tutti per la generosità – ha aggiunto  il ragazzo, che di mestiere fa il muratore e l’imbianchino – Sono felice e ora spero di migliorare la mia vita. Sono venuto qui, in Italia, per questo…».

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La fabbrica della paura

giornale AvvenireLeonardo Becchetti 14 agosto 2015. La fabbrica della paura. I falsi dati e calcoli anti-immigrati
C’è una “fabbrica della paura” in servizio permanente effettivo che ha costruito una narrativa che alimenta la xenofobia di una parte degli italiani: gli stranieri sbarcano in numero sempre maggiore sulle nostre coste togliendo lavoro e risorse per il welfare agli italiani. Niente di più falso. I gesti concreti di accoglienza e le parole chiare venute ancora una volta dalla Chiesa italiana – soprattutto (ma non solo) per bocca del segretario generale della Cei, il vescovo Nunzio Galantino – hanno il merito di cogliere con particolare lucidità questo problema, particolarmente grave, che si aggroviglia a cavallo tra politica e comunicazione in Italia.
Cominciamo ad annotare, allora, che gli immigrati non sono un peso ma un beneficio per le casse dello Stato pagando 8,6 miliardi di euro di imposte su 45 miliardi di reddito imponibile e ottenendo, nel complesso, risorse pubbliche per 3,9 miliardi in meno. Con un rapporto di 1,06 – praticamente di uno a uno – tra popolazione che lavora e inattivi (il più basso nella Ue dopo la Grecia e contro l’1,76, ad esempio, della Germania) abbiamo, poi, enorme bisogno di “forza lavoro” addizionale. Quanto agli arrivi sta accadendo in realtà l’opposto di ciò che si racconta, perché la crisi economica ha ridotto la desiderabilità del nostro Paese. Gli immigrati si fermano da noi in quantità minori rispetto agli anni passati, approdano e transitano con la speranza di arrivare altrove, e invece noi ne abbiamo bisogno.
E purtroppo li sfruttiamo (come sta raccontando l’impressionante reportage di Matteo Fraschini Koffi pubblicato ieri e oggi a pagina 4, ndr) in filiere agricole dove sono pagati pochi euro al giorno per tenere bassi i prezzi dei nostri prodotti e alti i guadagni degli intermediari. Uno sfruttamento che arriva all’estremo, come le ancora recentissimi notizie di quattro morti per caldo e fatica nella raccolta di uva e pomodori in Puglia.
In una sua riflessione contro «la retorica della paura», Maurizio Ambrosini ricorda che gli ingressi che erano fino al 2009 più di 400mila all’anno sono scesi a circa 250mila (con una quota dominante di ingressi regolari rispetto agli sbarchi irregolari). Molti più stranieri vengono in realtà accolti da Germania, Francia, Regno Unito. Per non parlare di Paesi più “poveri” (ma evidentemente più ricchi di capacità di accoglienza) come Turchia e Libano, alle prese con milioni di di rifugiati senza per questo vedere incepparsi le loro economie. In Libano, oggi, ci sono 200 rifugiati ufficiali (in crescita costante) per 1.000 abitanti, in Italia 1 e in Svezia 9. E come quota di immigrati sulla popolazione in Italia siamo molto al di sotto di altri grandi Paesi come Germania e Francia anche se abbiamo registrato una crescita maggiore dal 2000 ad oggi.
Come ho potuto personalmente osservare in una ricerca condotta in Germania, negli anni di recessione la tolleranza verso gli stranieri tende a diminuire: ciò accade per la percezione che la torta non cresce e che lo “straniero” è colui che arriva per ridurre la tua fetta. I dati sopra citati ci dicono però che in realtà non è così, perché gli stranieri che lavorano contribuiscono a rendere la torta più grande e il loro “voto coi piedi” nei periodi di recessione si dirige in maniera preferenziale verso Paesi dove le torte sono maggiori e continuano a crescere (e i migranti contribuiscono col loro lavoro a farle crescere meglio). Ecco perché l’Italia è oggi meta molto meno appetita e prevalente terra di transito.
Il fatto che alcuni organi di comunicazione si siano trasformati da tranquilli e seri luoghi di approfondimento a “fabbriche del sospetto” e persino a “fabbriche dell’odio” verso gli stranieri dovrebbe allarmarci. L’obiettivo viene spesso realizzato con strumenti rozzi e grossolani, ma comunque efficaci nell’influenzare la sensibilità meno attenta dell’opinione pubblica.
Se il protagonista di un fatto efferato di cronaca è un nostro connazionale l’origine geografica non conta, se è un romeno, un rom o un africano la provenienza finisce subito nel titolo e per giorni apre il dibattito sul carattere della popolazione in questione. Più in generale, per motivi speculativi di posizionamento di mercato mediatico e politico, la “fabbrica dell’odio” fa passare un’associazione falsa e insidiosa: se per molti italiani le cose non vanno come un tempo, se il benessere economico si riduce, se si esce dalla classe media (7 milioni di persone), se per la prima volta questa generazione non crede che il futuro sarà migliore del presente, la colpa è di chi sbarca sulle nostre coste fuggendo da guerre e povertà.
Già in passato il soffermarsi morboso sui fatti di cronaca nera ha prodotto un’alterazione della realtà, con un’insicurezza percepita in grande aumento a fronte di una riduzione secolare degli omicidi nel nostro Paese. Oggi il tragico giochino si ripete con gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste: sono in spaventoso aumento, si grida, e gli altri Paesi europei lasciano tutto il fardello e i relativi costi sulle nostre spalle. Le cronache di questo giornale smontano falsità e luoghi comuni, ma la “fabbrica della paura” (e del risentimento) lavora a pieno ritmo.
È evidente che l’immigrazione, oggi come in passato, richiede politiche efficaci a livello nazionale e internazionale relativamente alla distribuzione dei flussi, ai processi d’integrazione e ai criteri di selezione. Ma non è questo il punto su cui vogliamo soffermare l’attenzione. Se la strategia dell’opposizione al governo Renzi – che sta occupando anche spazi sinora tipici del centrodestra, annunciando un piano di riduzione delle tasse – è quella dell’odio contro gli stranieri il gioco è a perdere per l’Italia oltre che per chi lo conduce. La maggioranza degli italiani non si conquista con la retorica della paura. Il che non deve però indurci a ignorare il fatto che i danni che questa campagna può produrre al nostro tessuto sociale possono essere devastanti. Assieme all’annebbiamento delle menti, la “fabbrica della paura” può impoverirci non solo economicamente, ma anche umanamente e spiritualmente.