Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, ad OSIMO

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Il dott. Pietro Bartolo, il medico dei salvataggi di Lampedusa ci ha raccontato, questa mattina in un toccante incontro, della situazione drammatica degli immigrati ( delle “persone” come li chiama il medico) che arrivano in Italia sui barconi.
Ammirazione per questo uomo  che come ci ha raccontato,   in ventotto anni di servizio come medico sull’isola di Lampedusa,  è stato testimone di fatti drammatici ma anche di belle esperienze di vita, come quello raccontato:   “…Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta”. Ci ha mostrato la foto del loro abbraccio.

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Molte parole e storie sono arrivate ai nostri orecchi,  anche, come una coltellata, ad esempio quando ha narrato dei maltrattamenti subiti da queste donne e da questi uomini in territorio libico. O quando ha narrato di una notte quando è stato chiamato: ” erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati sottoposti a torture, e violenze “.

Il Teatro è rimasto ammutolito, quando Pietro ha raccontato  di Favour: ” Favour, una bimba bellissima. Hanno chiamato da tutto il mondo per adottarla. Lei è arrivata sola. Ha perso tutti: il suo fratellino, il suo papà. La sua mamma prima di morire per quella che io chiamo la malattia dei gommoni, che ti uccide per le ustioni della benzina e degli agenti tossici, l’ha lasciata ad un’altra donna, che nemmeno conosceva, chiedendole di portarla in salvo. E questa donna, prima di morire della stessa sorte, me l’ha portata. Ma non immaginate quanti bambini, invece, non ce l’hanno fatta. Una volta mi sono trovato davanti a centinaia di sacchi di colori diversi, alcuni della Finanza, alcuni della polizia. Dovevo riconoscerli tutti. Speravo che nel primo non ci fosse un bambino. E invece c’era proprio un bambino. Era vestito a festa. Con un pantaloncino rosso, le scarpette. Perché le loro mamme fanno così. Vogliono farci vedere che i loro bambini sono come i nostri, uguali».

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Il dott. Bartolo è riuscito anche a far sorridere la platea quando mostrando  un video, lo   ha così descritto: ” Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto «non siamo pescatori». Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si inscuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietro ci sono in giro!”.

Il dottor Bartolo ha parlato per più di un’ora, attirando l’attenzione e le emozioni dei ragazzi e di  tutti noi. Al termine ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti.

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Di  questo incontro, oltre alle emozioni, rimane la bella lezione di umanità  che la testimonianza  del dott. Bartolo ci ha voluto trasmettere: con le sue parole di fratellanza, umanità, dolore e speranza. Rimangono anche le riflessioni amare e il grido di speranza rivolto ai giovani: “quanto succede in quel tratto di mare Mediterraneo è una tragedia, quanto succede in Libia è vergognoso e  inumano. Ogni persona, anche se immigrato/clandestino merita rispetto, non conta assolutamente nulla del perché è venuto qui, se regolare o no, se scappa dalla guerra o se vieni a cercare fortuna: arrivare così, non è umano. E queste persone, donne, uomini e bambini meritano le nostre cure. Meritano un abbraccio. Meritano rispetto. Come, e forse più, di ogni altro uomo”.


Ringrazio il dott. Pietro Bartolo per averci onorato con la sua visita. Un ringraziamento a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo incontro.  Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato. Ringrazio  i Dirigenti Scolastici ed i docenti che in pochissimo giorni si sono organizzati per garantire la presenza degli studenti all’incontro. Grazie ai ragazzi che nonostante la pioggia sono arrivati a piedi dalle loro Scuole per ascoltare l’esperienza di un uomo, un medico che da 28 anni accoglie persone e salva vite umane.
Paola

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Alcuni commenti su FB:

Mattina intensa a Osimo, nelle Marche, per tornare a parlare di naufragi e responsabilità, di frontiere e umanità, in un teatro gremito di gente accorsa perché ha scelto da che parte stare. Grazie!
Pietro Bartolo

Quando uscimmo dalla sala dove avevamo visto “Fuocoammare”(Gianfranco Rosi,2016)rimanemmo in #silenzio per tutta la salita che ci portava a casa. Oggi Pietro Bartolo,”il medico di Lampedusa”l’ho visto dal vivo,ad #Osimo,nel nostro teatro gremito e con il #pubblico in piedi a rendergli omaggio:c’erano alcune classi delle medie,rappresentanti delle Istituzioni e tanti comuni #cittadini.Ringrazio anche oggi Pietro Bartolo per il silenzio e -penso per alcuni,me compresa,che dovrei esserci abituata-per il voltastomaco che ci ha portato dentro. Dalle sue parole e immagini di denuncia,di morte e di vita abbiamo compreso,spero e senza particolare censura,l’Olocausto del Mediterraneo. Abbiamo assistito ai racconti dei suoi pianti dopo che ha camminato sui cadaveri, dello strazio delle centinaia di ispezioni cadaveriche “di massa” che è stato costretto a redigere,abbiamo visto.
I volti e gli abbracci di chi ce l’ha fatta e lo ringrazia tornando da lui dopo anni.
Il suo dolore,la sua rabbia e la sua gioia,spero non li portino a casa solo i ragazzi,a cui sempre si pensa,ma anche noi,comuni cittadini che maestri,medici,musicisti o operai eravamo lì oggi,ad ascoltare la sua denuncia,perché se conosci,nulla è perduto e perché non mi sento tanto vecchia da delegare tutto alle nuove generazioni. “La #medicina è una #scienza #sociale,la #politica,non è altro che Medicina su larga scala e “non è chiaro che la nostra battaglia (dei medici) deve essere sociale”?(Wirchov,1848)grazie al Dottor Pietro Bartolo per avercelo,oggi,ricordato,con parole e immagini così crude che ci hanno commosso e ammutolito.
Silena Sernani

Grazie Dottore. Faccia conoscere a tutti, la verità. È una missione ancora più grande, che curare i corpi. Abbiamo bisogno di qualcuno che curi il pregiudizio e la xenofobia. Serenella Osimani Grazie a Lei. Ero lì questa mattina perché sapevo che era una grande persona e mi ha toccato tantissimo la sua semplicità nello spiegare ai ragazzi che siamo tutti uguali. Una platea attenta e commossa di ragazzi che mi da speranza. Grata per il lavoro che svolge a Lampedusa e a Bruxelles. Un grande abbraccio!!!
Paola Alberighi

Stamattina al teatro la Nuova Fenice di Osimo ,un incontro carico di grande umanità: Pietro Bartolo,il medico di Lampedusa che ha presentato il suo ultimo libro “le stelle di Lampedusa”.
Ginetta Carrubba

Il grande, immenso, unico medico di Lampedusa Pietro Bartolo, eurodeputato, oggi al teatro la Fenice di Osimo. Grazie per la testimonianza diretta delle atrocità che hai visto. Grazie per tutte le vite che hai salvato. Grazie per aver raccontato cosa succede nel Mediterraneo, davanti agli studenti osimani. Grazie per il tuo grande cuore. Grazie di averci fatto piangere tutti. GRAZIE!!!
Gramuglia Mauro

Un grazie al medico di Lampedusa Pietro Bartolo che ci ha portato un bel messaggio di amore e speranza: il mare sia un ponte non un semplice confine!!! Ha salvato tante vite non si è mai arreso neppure nei momenti più bui. Bellissimo vedere il teatro pieno di giovani studenti attenti a cogliere la sua preziosa testimonianza … Un’emozione che porterò sempre con me!!!
Lorenzo Tacconi


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Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, ad OSIMO

Al Teatro “La NuovaFenice” di Osimo  la lezione di Pietro Bartolo, il medico di “Fuocoammare”, Sabato 5 ottobre alle ore 11


A renderlo famoso è stato il grande schermo, con “Fuocoammare”, il film-documentario dedicato al dramma degli sbarchi dei profughi a Lampedusa. Ma l’impegno quotidiano di Pietro Bartolo per i migranti va avanti dal 1991: in questi ventotto anni di attività, nel difficile ruolo di ufficiale sanitario delle Isole Pelagie, il dott. Bartolo ha visitato e prestato assistenza a oltre 250mila immigrati, arrivati nell’isola siciliana per fuggire alle guerre e alla povertà, in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli.
A pochi giorni dalla ricorrenza di una data fortemente simbolica quale è  la Giornata mondiale del Rifugiato, ho chiesto al  medico di Lampedusa – che da pochi mesi  è parlamentare europeo – di portare alla nostra comunità la sua incredibile testimonianza di vita professionale e personale.
Invito tutta la cittadinanza, ad ascoltare le tante storie, (molte drammatiche, alcune a lieto fine), di cui il dott. Bartolo è stato spettatore, e al tempo stesso protagonista.
Ho fortemente voluto questo incontro ( e il dott. Bartolo ha fatto l’impossibile per essere presente nella nostra città) nella convinzione che questa testimonianza rappresenti una preziosa opportunità formativa per tutti noi che  del fenomeno immigrazione abbiamo una percezione  ed una rappresentazione lontana, divisiva e spesso largamente ostile.
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INVITO TUTTA LA CITTADINANZA
A PARTECIPARE

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JohnFanteFestival 2019 a Torricella Peligna

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Ieri sera non abbiamo fatto mancare la nostra presenza all’apertura della XIV edizione del JohnFanteFestival concorso letterario, a Torricella Peligna. Un omaggio devoto allo scrittore  americano John Fante ( il cui padre Nicola era un muratore-scalpellino originario proprio di questo piccolo paese abruzzese) al quale non ci siamo sottratti e con noi un “agguerrito popolo” venuto da ogni parte d’Italia.

Più di tre ore di strada per rispondere all’appello “io c’ero”,  in questo  piccolo sperduto paese di mille anime o poco più, Torricella Peligna, per ricevere  frammenti culturali e  per cercare di  penetrare lo spirito dei luoghi da dove hanno avuto origine le idee, il DNA abruzzese,  e i libri di John Fante  «Il narratore più maledetto d’America» come lo ha definito Charles Bukowski.

Confusi tra i visitatori come noi e i paesani, c’erano i due figli dello scrittore Jim e Victoria venuti appositamente dall’America. Anche loro ieri sera ad ascoltare con interesse, nel salotto di Piazza Unità d’Italia, lo scrittore-giornalista  Gad Lerner sul tema migrazione sempre nel segno di Fante.

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Gad Lerner ha esordito le sue riflessioni chiedendo a tutti noi presenti: “Pietà l’è morta!”,  ( verso di una famosa canzone partigiana).  Un interrogativo che esprime uno stato d’animo assai diffuso in questa Italia contemporanea.
Il bisogno di sicurezza, il comune sentire di un Paese quotidianamente e in modo martellante  intimorito da un invasione ( inesistente), sembrano aver reso obsoleti i valori morali  della pietà, della solidarietà, del rispetto dell’umanità, della compassione.

Il  Paese è davvero diventato  più cattivo,  smarrito nei meandri delle paure indotte dal gioco di una  classe politica che ha a cuore solo i propri tornaconti elettorali ? In definitiva davvero in Italia – oggi – la “Pietà l’è morta?”.


Il John Fante Festival prosegue fino a domenica 25 agosto. Torricella Peligna regala  a chi arriva anche aria salubre, tranquillità, silenzi, panorami larghi ed affascinanti, cibo sano ed autentico. Nelle vicinanze da non perdere una visita allo splendido Castello mediovale di Roccascalegna.
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Marco Tarquinio: La povertà e la miseria. Verità dei fatti, parole e scelte cattive

Oggi su “Avvenire” la ferma replica del direttore, Marco Tarquini agli attacca alla Chiesa ed alla propaganda sui poveri “italiani” del ministro “Selfini”.

Se si escludono l’appassionante questione delle tenute militari e paramilitari con cui appare in pubblico e la fredda determinazione con cui evita qualunque parola di umana comprensione di fronte al dramma dei profughi soccorsi nel Mediterraneo dalle navi “Sea Watch” e “Sea Eye”, l’ultimo tormentone di Matteo Salvini è lo slogan «prima i cinque milioni di italiani poveri». Un ritornello che il segretario della Lega, nonché vicepremier e ministro dell’Interno, interpreta con una variante dedicata alla Chiesa italiana: «Ho sentito che la Cei ci invita ad “accogliere”: abbiamo già dato e ora ci occupiamo degli italiani. Ci sono 5 milioni di poveri che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena». Frase piena di astioso effetto, ma vuota di rispetto e desolatamente svuotata di verità.

I «cinque milioni di poveri» – anzi, per l’esattezza, 5 milioni e 58mila, ognuno di loro è importante… – non sono saltati fuori dall’oggi al domani. Dopo un salto impressionante tra il 2008 e il 2010, sono aumentati incessantemente negli ultimi undici anni: stagioni in cui Salvini ha assunto sempre più importanti responsabilità politiche e in cui anche il suo partito ha governato l’Italia. Come fa ora, accingendosi ad attuare nuove e corpose misure di sostegno alle povertà. Un’iniziativa – come si sa – del Movimento 5 Stelle, che l’ha battezzata Reddito di cittadinanza e con essa punta ad andare oltre il Reddito di inclusione varato lo scorso anno dal governo Gentiloni dopo una complessa gestazione, durata quasi quattro anni.

Speriamo che la nuova ricetta funzioni e faccia del bene all’Italia e a tutte le persone coinvolte. Che sono poveri e basta. Perché in realtà, come tutti i poveri, anche questi “nostri” poveri non hanno passaporto. I 5 milioni e 58 mila indigenti assoluti certificati dall’Istat sono infatti sia italiani di nascita sia stranieri residenti.

Di questi ultimi sappiamo che rappresentano più del 32% del totale, in cifra assoluta circa 1 milione e 610mila uomini, donne e bambini. Un dato che colpisce, visto e considerato che gli stranieri residenti in Italia sono l’8,5% della popolazione: neanche un dodicesimo del totale dei residenti, un terzo dei nostri poverissimi. Dunque i «cinque milioni di italiani» citati dal ministro Salvini sono residenti italiani di diversa origine, di identica povera condizione, di uguali diritti e doveri secondo la Costituzione e i saldi princìpi del nostro ordinamento. Questa è tutta la verità, ed è importante tenerlo a mente.

I dati appena citati li conosce assai bene chi l’accoglienza dei poveri, di tutti i poveri la pratica davvero, o comunque la sostiene, e non si limita a declamarla. E in prima linea tra i praticanti dell’accoglienza dei poveri, di tutti i poveri, anche se il ministro Salvini non lo sa o comunque si guarda bene dal dirlo, c’è la Chiesa italiana.

Con milioni e milioni di pasti e di aiuti garantiti a chi ‘non ce la fa’ attraverso la rete delle mense e dei mercati solidali, con le sue case di accoglienza, con il sistema dei pacchi viveri e dei pacchi vestiario. Un soccorso rispettoso e discreto, senza fanfare e senza comizi in tv, messo in campo dalla Caritas, da realtà parrocchiali, da associazioni, da comunità, da gruppi di volontariato. Donne e uomini di tutte le età, che sono Chiesa e, con i loro preti e i loro vescovi, si occupano davvero di povertà e miseria, qualunque forma assumano.

Compresa la solitudine e l’abbandono. Già perché, ogni giorno, sono circa 500mila le persone emarginate (o anche auto-emarginate) che in Italia vengono ‘viste’, ascoltate e incontrate. Insomma, i cattolici come è logico – logico per fede e per cittadinanza – fanno davvero molto, e non hanno certo bisogno delle meschine battute del potente di turno per rendersi conto di non fare ancora abbastanza. Il Vangelo, e la parola del Papa, sono uno stimolo costante a fare di più. E i grandi valori umani e civili che la Costituzione ha scolpito con splendida efficacia sono una bussola che aiuta a non essere e non sentirsi soli. Già, perché nella nostra società, nonostante l’indifferenza e persino l’ostilità di politici che sembrano capaci di concepire e fomentare solo tristi ‘guerre tra poveri’, sul fronte del sostegno ai più fragili agiscono, e spesso in bella collaborazione tra loro, realtà diversamente ispirate (evangeliche, di altre religioni, laiche…) e ugualmente generose.

P.S. Amare e soccorrere i ‘poveri residenti’ è necessario, ma non basterà mai a quanti lavorano per un mondo più giusto, o almeno non si rassegnano all’ingiustizia. E non basterà mai alla coscienza cristiana e civile di chi non intende adeguarsi a una politica italiana ed europea che, per calcoli e giochi di equilibrio e di potere, continua a tenere ostentatamente e ostinatamente in ostaggio gruppi di povere persone migranti sospese tra una terra che non hanno più e una terra che non devono trovare. Ma questa fiera di parole e di scelte cattive basterà a chi, dopo le cronache, scriverà la storia degli anni che stiamo attraversando per riconoscere e indicare il confine dell’umanità tradita e la miseria di chi se n’è fatto guardiano.
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19 giorni in mare, in ostaggio della cattiveria politica.

I 49 migranti a bordo delle navi Sea Watch e Sea Eye, bambini, donne e uomini non hanno ancora toccato terra e restano ostaggio di una disputa tra il Presidente del Consiglio Conte, Di Maio e  il Ministro dell’Interno.
Tutto questo  mentre le condizioni delle persone a bordo delle due navi in mezzo al mare stanno peggiorando di ora in ora senza avere  le necessarie cure e l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto.

L’ho già scritto, assolutamente una vergogna, credo che anche il Presidente Mattarella dovrebbe far sentire la sua voce.


Paola Andreoni

Una vergognosa scelta, disumana e incivile.

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Da giorni, ci sono circa 49 migranti, anzi ESSERI UMANI, bloccati in condizioni estreme nel mar Mediterraneo che nessuno vuole, che nessuno Stato vuole accogliere.
A bordo ci sono pure bambini molto piccoli che potrebbero essere i nostri figli. Il mare è già grosso, il vento molto forte e le temperature di notte e al primo mattino sono sotto lo zero.
Nel silenzio dell’Unione Europea, il nostro Paese, così come  Malta, ( ma possiamo paragonarci a Malta ?) hanno scelto di non rispondere alla richiesta di auto della Sea Watch 3 e della Sea Eye, che attendono l’indicazione di un place of safety in cui sbarcare.

Stiamo letteralmente lasciando in mezzo al mare 49 disperati. Senza neanche assumercene la responsabilità, ma nascondendoci dietro una posizione di comodo.

È questo il modo in cui i  nostri “grandi” leader politici vogliono affrontare il dramma della migrazione?

E’ una vergogna!!!


Paola

Ascanio Celestini: Il mostro di Riace. E noi?

Articolo di Ascanio Celestini, pubblicato il 14 novembre 2018, su “Il Manifesto”.  Quanto stiamo diventando cattivi? Come quelli che prendevano il caffè alla stazione quando partivano i treni pieni di ebrei e zingari ? Come quelli che erano contenti dell’impero. Quando l’Amba Aradam era sinonimo di confusione?

Ecco, noi siamo cattivi come Salvini. Un signore che ci parla dal suo telefonino. Si riprende. Dice che è un papà. Vuole un po’ di ordine nelle nostre città. Conta i “like” sulla sua pagina facebook e imposta la politica del suo partito seguendo le indicazioni dei followers. Non è un politico. No. È un contatore.

Più ci penso e più credo che non serve molto parlare di immigrati, di stranieri. Dobbiamo parlare di noi. Dell’umanità che ci stiamo perdendo per strada.

Con lo sgombero dei poveri cristi del Baobab – una ferita per la città perché era una risorsa vera per i disperati di Roma – s’è toccato un fondo che non era facile toccare.

Solo con questi personaggi disumani potevamo toccarlo. Con questi che si circondano di mostri per essere sempre più mostruosi. Quanti like mi mettono se porto un mazzo di fiori per una sedicenne stuprata? E se ce ne aveva tredici?

Viviamo in una città nella quale bisognerebbe riparare le strade piene di buche, dare un alloggio a chi non lo ha, migliorare il trasposto pubblico e le scuole, la sanità, eccetera. Ma si prendono voti con questi argomenti? No, cari elettori. Allora arrivano i blindati “l’avevamo promesso, lo stiamo facendo. E non è finita qui. Dalle parole ai fatti” dice il mostro di Riace, quello che ha trattato come un malfattore il sindaco Mimmo Lucano che ha dato una casa ai migranti e un paese ai suoi paesani. Il ministro che sta facendo a pezzi le nostre barricate di civiltà.

E noi?

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I gesti che non fanno notizia: l’eroismo di Moussa

“Moussa è un immigrato irregolare, “bloccato” nel nostro Paese in attesa della verifica della sua posizione.
Il coraggioso Moussa è un egiziano di 29 anni che, intorno alle 20,30, stava facendo la spesa nel Lidl a Torino in via Palma di Cesnola.
A un certo punto, un signore con cappellino da baseball e occhiali da sole ha raggiunto la cassiera e, impugnando un grosso coltello, si è fatto consegnare 700 euro.
Il rapinatore non aveva però fatto i conti con il valoroso cliente, che lo ha immobilizzato per poi consegnarlo ai carabinieri.
Il malvivente, un 52enne italiano residente a Torino, è quindi stato arrestato per tentata rapina, mentre il giovane egiziano è stato accompagnato all’ufficio immigrazione della Questura, così da poter avviare le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno per asilo politico.

L’onestà di questo giovane straniero, arrivato in Italia dopo avere attraversato il Mediterraneo a bordo di un barcone, è stata premiata con l’avvio delle pratiche per il permesso di soggiorno.
«Ringrazio tutti per la generosità – ha aggiunto  il ragazzo, che di mestiere fa il muratore e l’imbianchino – Sono felice e ora spero di migliorare la mia vita. Sono venuto qui, in Italia, per questo…».

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La fabbrica della paura

giornale AvvenireLeonardo Becchetti 14 agosto 2015. La fabbrica della paura. I falsi dati e calcoli anti-immigrati
C’è una “fabbrica della paura” in servizio permanente effettivo che ha costruito una narrativa che alimenta la xenofobia di una parte degli italiani: gli stranieri sbarcano in numero sempre maggiore sulle nostre coste togliendo lavoro e risorse per il welfare agli italiani. Niente di più falso. I gesti concreti di accoglienza e le parole chiare venute ancora una volta dalla Chiesa italiana – soprattutto (ma non solo) per bocca del segretario generale della Cei, il vescovo Nunzio Galantino – hanno il merito di cogliere con particolare lucidità questo problema, particolarmente grave, che si aggroviglia a cavallo tra politica e comunicazione in Italia.
Cominciamo ad annotare, allora, che gli immigrati non sono un peso ma un beneficio per le casse dello Stato pagando 8,6 miliardi di euro di imposte su 45 miliardi di reddito imponibile e ottenendo, nel complesso, risorse pubbliche per 3,9 miliardi in meno. Con un rapporto di 1,06 – praticamente di uno a uno – tra popolazione che lavora e inattivi (il più basso nella Ue dopo la Grecia e contro l’1,76, ad esempio, della Germania) abbiamo, poi, enorme bisogno di “forza lavoro” addizionale. Quanto agli arrivi sta accadendo in realtà l’opposto di ciò che si racconta, perché la crisi economica ha ridotto la desiderabilità del nostro Paese. Gli immigrati si fermano da noi in quantità minori rispetto agli anni passati, approdano e transitano con la speranza di arrivare altrove, e invece noi ne abbiamo bisogno.
E purtroppo li sfruttiamo (come sta raccontando l’impressionante reportage di Matteo Fraschini Koffi pubblicato ieri e oggi a pagina 4, ndr) in filiere agricole dove sono pagati pochi euro al giorno per tenere bassi i prezzi dei nostri prodotti e alti i guadagni degli intermediari. Uno sfruttamento che arriva all’estremo, come le ancora recentissimi notizie di quattro morti per caldo e fatica nella raccolta di uva e pomodori in Puglia.
In una sua riflessione contro «la retorica della paura», Maurizio Ambrosini ricorda che gli ingressi che erano fino al 2009 più di 400mila all’anno sono scesi a circa 250mila (con una quota dominante di ingressi regolari rispetto agli sbarchi irregolari). Molti più stranieri vengono in realtà accolti da Germania, Francia, Regno Unito. Per non parlare di Paesi più “poveri” (ma evidentemente più ricchi di capacità di accoglienza) come Turchia e Libano, alle prese con milioni di di rifugiati senza per questo vedere incepparsi le loro economie. In Libano, oggi, ci sono 200 rifugiati ufficiali (in crescita costante) per 1.000 abitanti, in Italia 1 e in Svezia 9. E come quota di immigrati sulla popolazione in Italia siamo molto al di sotto di altri grandi Paesi come Germania e Francia anche se abbiamo registrato una crescita maggiore dal 2000 ad oggi.
Come ho potuto personalmente osservare in una ricerca condotta in Germania, negli anni di recessione la tolleranza verso gli stranieri tende a diminuire: ciò accade per la percezione che la torta non cresce e che lo “straniero” è colui che arriva per ridurre la tua fetta. I dati sopra citati ci dicono però che in realtà non è così, perché gli stranieri che lavorano contribuiscono a rendere la torta più grande e il loro “voto coi piedi” nei periodi di recessione si dirige in maniera preferenziale verso Paesi dove le torte sono maggiori e continuano a crescere (e i migranti contribuiscono col loro lavoro a farle crescere meglio). Ecco perché l’Italia è oggi meta molto meno appetita e prevalente terra di transito.
Il fatto che alcuni organi di comunicazione si siano trasformati da tranquilli e seri luoghi di approfondimento a “fabbriche del sospetto” e persino a “fabbriche dell’odio” verso gli stranieri dovrebbe allarmarci. L’obiettivo viene spesso realizzato con strumenti rozzi e grossolani, ma comunque efficaci nell’influenzare la sensibilità meno attenta dell’opinione pubblica.
Se il protagonista di un fatto efferato di cronaca è un nostro connazionale l’origine geografica non conta, se è un romeno, un rom o un africano la provenienza finisce subito nel titolo e per giorni apre il dibattito sul carattere della popolazione in questione. Più in generale, per motivi speculativi di posizionamento di mercato mediatico e politico, la “fabbrica dell’odio” fa passare un’associazione falsa e insidiosa: se per molti italiani le cose non vanno come un tempo, se il benessere economico si riduce, se si esce dalla classe media (7 milioni di persone), se per la prima volta questa generazione non crede che il futuro sarà migliore del presente, la colpa è di chi sbarca sulle nostre coste fuggendo da guerre e povertà.
Già in passato il soffermarsi morboso sui fatti di cronaca nera ha prodotto un’alterazione della realtà, con un’insicurezza percepita in grande aumento a fronte di una riduzione secolare degli omicidi nel nostro Paese. Oggi il tragico giochino si ripete con gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste: sono in spaventoso aumento, si grida, e gli altri Paesi europei lasciano tutto il fardello e i relativi costi sulle nostre spalle. Le cronache di questo giornale smontano falsità e luoghi comuni, ma la “fabbrica della paura” (e del risentimento) lavora a pieno ritmo.
È evidente che l’immigrazione, oggi come in passato, richiede politiche efficaci a livello nazionale e internazionale relativamente alla distribuzione dei flussi, ai processi d’integrazione e ai criteri di selezione. Ma non è questo il punto su cui vogliamo soffermare l’attenzione. Se la strategia dell’opposizione al governo Renzi – che sta occupando anche spazi sinora tipici del centrodestra, annunciando un piano di riduzione delle tasse – è quella dell’odio contro gli stranieri il gioco è a perdere per l’Italia oltre che per chi lo conduce. La maggioranza degli italiani non si conquista con la retorica della paura. Il che non deve però indurci a ignorare il fatto che i danni che questa campagna può produrre al nostro tessuto sociale possono essere devastanti. Assieme all’annebbiamento delle menti, la “fabbrica della paura” può impoverirci non solo economicamente, ma anche umanamente e spiritualmente.

Massimo Gramellini: BERGOGLIO e pregiudizio

La Stampa il Buongiorno• 18-giugno-2015 di Massimo Gramellini. Bergoglio e pregiudizio

Gli eventi sono talmente enormi che anche la soluzione migliore sembra minuscola. Figurarsi quelle meschine, spesso grottesche. Salvini polemizza col Papa sui migranti e già trovare quei due dentro lo stesso titolo infonde un senso surreale di straniamento: come abbinare Einstein al Mago Oronzo. Ma è un po’ tutto il meccanismo della comunicazione a essere uscito dai gangheri. Nella sua invettiva contro Roma zozzona, l’untorello Beppe Grillo – ormai la vera zavorra del suo movimento – cita i clandestini accanto ai topi e alla spazzatura tra i possibili portatori di epidemie. Nemmeno i sudisti di «Via col vento» osavano parlare così degli schiavi che affollavano le loro piantagioni di cotone. E il governo ungherese? Per anni ha chiesto a gran voce il proprio ingresso in Europa. Ma ora che lo ha ottenuto decide di alzare un muro lungo il confine con la Serbia per impedire agli altri di entrare. Minacce di peste, fortezze assediate: uno scenario da Medioevo moderno, immortalato dalle immagini dei profughi aggrappati agli scogli della Costa Azzurra come gabbiani stanchi, con il mare intorno e gli yacht dei ricchi sullo sfondo.

«Prendili tu a casa tua». Oppure: «Vadano a stare in Vaticano». I mantra della banalità salvinista si rincorrono sul web e seducono gli animi spaventati dall’inesorabilità del cambiamento, vellicandone gli impulsi più bassi. O noi o loro. Che muoiano pure di fame e malattie, possibilmente lontano dagli obiettivi dei fotografi, per evitare rigurgiti di coscienza e consentirci di partecipare alla prossima Messa in santa pace.

lineaVorrei aggiungere che anche in Osimo qualcuno si diverte, il giovedì al mercato, a distribuire volantini  con questo tenore: ” Andreoni, perchè non li porti a casa tua, questi profughi? “. E’  una domanda stupida, che non merita risposta. E’ una domanda che  serve solo a chi la fa per sentirsi di avere detto una cosa furba e con l’unico obiettivo di gettare discredito,  senza avere nessuna intenzione di affrontare la questione dell’immigrazione.
Chi distribuisce questi volantini con  queste stupide domande, alla Salvini, non vuole risposte. È solo in malafede e trova  in questa stupida azione  l’unico modo per assolversi dalla propria indifferenza o egoismo:  è inutile rispondere a chi è in malafede.
Paola
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Riflessioni di Alex Zanotelli: Natale e l’esempio di noi cristiani

Riflessioni di Alex Zanotelli, missionario comboniano, che è stato a lungo direttore della rivista Nigrizia prima di vivere per oltre dieci anni in una delle baraccopoli più grandi del mondo, Korogocho, a Nairobi. Da diversi anni ha scelto di vivere in un piccolo appartamento della periferia di Napoli, ma ciò non gli ha impedito di lavorare sui temi dell’acqua, dei rifiuti, dell’antirazzismo e della nonviolenza, promuovendo reti e iniziative. 

indifferentiMa che Natale celebra questo paese? Ma che Natale celebrano le comunità cristiane d’Italia?
I gravi eventi di questi giorni ci obbligano a porre questi interrogativi. Le immagini del video- shock: migranti nudi e al gelo, nel Cie di Lampedusa, per essere ‘disinfestati’ dalla scabbia con getti d’acqua. Immagini che ci ricordano i lager nazisti.
Le foto degli otto tunisini e marocchini del Cie di Ponte Galeria a Roma con le labbra cucite in protesta alle condizioni di vita del centro. Bocche cucite che gridano più di qualsiasi parola!
immigrati 541Ed ora il deputato Khaled Chaouki che si rinchiude nel Cie di Lampedusa e inizia lo sciopero della fame, per protestare contro le condizioni disumane del centro e in solidarietà con i sette immigrati che, per le stesse ragioni, digiunano.
Sono le urla dei trecento periti in mare il 3 ottobre a Lampedusa, le urla dei quarantamila migranti morti nel Mediterraneo che è diventato ormai un cimitero.
Tutto questo è il risultato di una legislazione che va dalla Turco-Napolitano che ha creato i Cie, alla Bossi-Fini che ha introdotto il crimine di clandestinità e ai decreti dell’allora ministro degli Interni, Maroni, che trasudano di razzismo leghista. Possiamo riassumere il tutto con una sola parola: Razzismo di Stato.

Le domande che sorgono sono tante e angoscianti.
Come mai un paese che si dice civile ha permesso che si arrivasse ad una tale legislazione razzista e a una tale tragedia?
Come mai la Conferenza episcopale italiana sia rimasta così silente davanti a un tale degrado umano?
Come mai la massa delle parrocchie e delle comunità cristiane non ha reagito a tante barbarie?

“Sono venuto a risvegliare le vostre coscienze – ha detto papa Francesco quando è andato a Lampedusa – La cultura del benessere ci rende insensibili alle grida degli altri”.
Ma allora viene spontaneo chiederci: “Ma che Natale celebriamo noi credenti?” Natale non è forse fare memoria di quel Bimbo che nasce sulle strade dell’Impero (“non c’era posto per lui nell’albergo”) e diventa profugo per fuggire dalle mani di Erode? Natale è la proclamazione che il Verbo si fa carne, carne di profughi, di impoveriti, di emarginati. “La carne dei profughi-ci ha ricordato papa Francesco – è la carne di Cristo”. E allora se vogliamo celebrare il Natale, sappiamo da che parte stare, con chi solidarizzare.
Ecco perché dobbiamo avere il coraggio di chiedere al governo italiano, come dono di Natale, l’abolizione delle leggi razziste emanate in questi anni dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini, e il varo di una legislazione che rispetti i diritti umani e la Costituzione. Inoltre chiediamo che in questa nuova legislazione venga introdotto il diritto all’asilo politico e allo ius soli.
E altrettanto chiediamo, come dono di Natale, ai vescovi italiani un documento che analizzi, in chiave etica, la legislazione razzista italiana e proponga le strade nuove da intraprendere per arrivare a una società multietnica e multireligiosa. Proprio per evitare quel pericolo che papa Francesco ha indicato nel suo discorso a Lampedusa: ”Siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del levita, di cui parla Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto”.
Auguro a tutti di posare davanti al presepe dove troverete un Bimbo-profugo vegliato da una famiglia transfuga e attorniato dal bue e dall’asino che ci ricordano le parole del profeta Isaia:
“Il bue conosce il proprietario
e l’asino la greppia del padrone,
ma il mio popolo non comprende”.

Buon Natale, Alex Zanotelli  Napoli,23 /12/2013

Sadiop: la storia di un “nuovo italiano”

Su Repubblica ho letto questa storia, una storia semplice di integrazione. 
“…Il suo primo lavoro (e contratto) l’ha trovato a Terre di mezzo, come venditore di strada del giornale. Era il 1998, aveva 23 anni. Da ieri, Sadiop Ndiaye, nato in Senegal, è cittadino italiano. Ha giurato davanti a una delegata del Sindaco di Trieste, la città in cui si è costruito una vita e integrato, tanto da essere ora portavoce dell’Associazione senegalesi del Friuli Venezia Giulia. Moglie e quattro figli, però, sono rimasti in Senegal, dove Sadiop ha avviato nel 2006 una panetteria con i risparmi del lavoro in Italia: da una decina d’anni è un operaio dei cantieri navali. “Ieri insieme a me hanno giurato sulla Costituzione un giapponese e una ragazza dell’Est Europa -racconta-. Poi con alcuni miei amici sono andato a festeggiare in un bar. Una cosa semplice. Ma sono molto contento. Quando sono arrivato in Italia mai avrei pensato di diventarne un cittadino. Poi invece pian piano mi sono ambientato e ho imparato a conoscere la vostra cultura. La cittadinanza italiana mi permetterà di viaggiare e cercare lavoro nel resto d’Europa senza più problemi . E poi potrò votare. Finora ho solo partecipato alle primarie del Pd”.

Chi nasce e cresce in Italia è cittadino italiano. Il Comune di Osimo deve mettere in atto le procedure e le iniziative approvate, per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri residenti

Lo scorso anno il Consiglio Comunale di Osimo  ha approvato una risoluzione che chiedeva di conferire la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri. Con questa iniziativa si voleva mandare un messaggio chiaro e netto: il nostro Paese ha bisogno di riflettere seriamente sul tema dell’immigrazione. Non stiamo parlando infatti di un fenomeno marginale, ma di una fetta sempre più larga di persone che in Italia e nella nostra città lavorano e faticano. Eppure, ottenere dei diritti è faticosissimo, a volte impossibile, tanto che molti di loro continuano a morire nel tentativo di arrivare nel nostro Paese per fuggire dalla fame e dalle guerre..

nuovi italiani 1È dunque indispensabile riprendere al più presto l’iter di revisione del diritto di cittadinanza al fine di giungere ad una legislazione consona alle mutate connotazioni della struttura demografica del nostro Paese e rispettosa dei Diritti di chi sul nostro suolo è nato e cresciuto ed italiano si sente e deve essere al pari di ogni altro cittadino.

Su richiesta del Gruppo Pd il nostro Comune ha aderito alla campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”, grazie alla quale è stata depositata in parlamento una proposta di legge di iniziativa parlamentare sul tema della cittadinanza.

I bambini nati in Italia da genitori stranieri sono italiani in tutto e per tutto, tranne che per i diritti, e a 18 anni, una volta compiuta la maggiore età, rischiano di diventare clandestini nel Paese dove hanno sempre vissuto, per colpa di una legge inadeguata che non tiene conto dell’attuale contesto sociale.
L’Italia di domani non si può fondare sulla paura e sulle discriminazioni, ma deve avere il volto di una società più aperta e inclusiva, capace di riconoscere e di rispettare le diversità e, per questo, più sicura di sé e del proprio futuro. Per tendere a questo obiettivo è diventato indispensabile ripensare al concetto di cittadinanza nel nostro Paese, abbracciando con forza un principio cardine: chi nasce e cresce in Italia è italiano.

C’è da chiedersi, da ultimo con preoccupazione, come mai le scelte del Consiglio Comunale non vengono attuate e rese operative  dal Sindaco di Osimo e dalla sua Giunta:  dimenticanza, distrazione, mancanza di rispetto istituzionale o quant’altro ?Aspettiamo la risposta.
Paola

linea italia

Alla c.a. Sig. Presidente del Consiglio Comunale Comune di Osimo

INTERROGAZIONE

Oggetto:  mancata attuazione della Deliberazione di C.C. n° 90 del 28/11/2012 “Adesione alla campagna promossa da Unicef Italia “Io come Tu” per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti in Osimo “.

La sottoscritta PAOLA  ANDREONI consigliere Comunale capogruppo del Partito Democratico,

Premesso  che

– In data 28/11/2012 il Consiglio Comunale si è riunito per discutere del punto all’ordine del giorno “ Adesione alla campagna promossa da Unicef Italia “Io come Tu” per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti in Osimo;
– Dopo ampia discussione lo stesso Consiglio Comunale ha approvato a maggioranza dei presenti, con unico voto contrario quello del consigliere di maggioranza Borra, i n° due ordini del giorno ( uno proposto dalla maggioranza e l’altro dal PD) presentati durante la trattazione dell’argomento;
– La Delibera n° 90 del 28/11/2012 tra l’altro “impegna il Sindaco e l’Amministrazione Comunale a conferire, come atto simbolico, la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia, figli di immigrati stranieri e residenti nel territorio del Comune di Osimo, promuovendo una pubblica cerimonia con la consegna di attestati di riconoscimento”;
– La Delibera n° 90 del 28/11/2012 impegna, altresì, l’Amministrazione Comunale a comunicare l’esito della cerimonia al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Constatato che

– a tutt’oggi non risulta che sia  stato prodotto alcun atto amministrativo relativo all’oggetto della suddetta Deliberazione di C.C. né  risulta  che sia stata promossa alcuna iniziativa,  nè   calendarizzata alcuna cerimonia per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti in Osimo;
– a seguito del deliberato del Consiglio Comunale il Sindaco e l’Amministrazione Comunale, si erano IMPEGNATI a dare corso alla volontà espressa dalla maggioranza dei Consiglieri Comunali presenti alla discussione del punto all’odg.;
– con l’adozione della delibera di C.C. n° 90 /2012, questo Civico consesso ha voluto mandare un messaggio chiaro e netto: il nostro Paese ha bisogno di riflettere seriamente sul tema dell’immigrazione. Fenomeno non più marginale, ma che investe una fetta sempre più larga di persone che in Italia e nella nostra città vivono e lavorano.

Preso atto che 

– come consigliera comunale di questo civico consesso non riesco a capire come mai il massimo organo di governo cittadino, cioè il Consiglio Comunale, non è capace di dare corso, a distanza di un anno, al proprio deliberato su una materia così delicata ed attuale, che ha trovato d’accordo la quasi totalità dei Consiglieri Comunali di maggioranza e di minoranza;
– è interesse comune quello di vedere un migliore e puntuale funzionamento degli organi istituzionali del nostro comune, ad iniziare dal Consiglio Comunale del quale siamo componenti.

Fatte queste premesse la sottoscritta,

INTERROGA  IL  SINDACO 
per conoscere

1. Come mai il Sindaco e la Giunta, a distanza di un anno, non hanno dato corso agli impegni assunti durante i lavori del Consiglio Comunale disattendendo il deliberato di tutti i Consiglieri Comunali presenti ad eccezione  del  consigliere Borra che ha espresso il voto contrario;

si chiede

2. Di provvedere immediatamente a produrre tutti gli atti amministrativi necessari a sostenere l’adesione alla campagna promossa da Unicef Italia “Io come Tu” e a organizzare una importante cerimonia cittadina per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti in Osimo, così come hanno fatto altri comuni italiani.

Osimo lì, 18 ottobre 2013

……..la consigliera comunale
capogruppo del Partito Democratico
———-Paola Andreoni

Morire di speranza

rifugiati 3Oggi, 20 giugno, si celebra la giornata mondiale del rifugiato,  per sottolineare il bisogno di protezione e rifugio di tanti che continuamente abbandonano i loro Paesi, in fuga verso un mondo più accogliente.

Sono  tragicamente  pochi coloro che riescono ad arrivare alla meta: molti, nessuno sa quanti, non ce la fanno nemmeno a raggiungere le coste nordafricane perché muoiono nella lunga traversata del deserto. Altri trovano la morte in quella striscia di mare che divide l’Africa dall’Europa. Sono uomini e donne in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle persecuzioni per le quali in molte parti del mondo ancora si muore. Sono esseri umani talmente disperati da rischiare di mettere a repentaglio la loro stessa vita pur di arrivare alle soglie della salvezza che l’Europa per loro e i propri figli rappresenta.

Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalità delle tragedie dell’immigrazione  vuol dire lasciare morire ancora una volta le vittime in viaggio verso l’Europa: le vittime della speranza.

Paola

Il Partito Democratico scopre le sue Carte

Quella di intenti per il patto tra moderati e progressisti. Un documento di 10 punti, che sarà il cardine del futuro programma elettorale, e che tocca temi importanti e sensibili come il fisco (“per noi il lavoro è al centro del programma e il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni mobiliari e immobiliari”), l’economia (“contestiamo il liberismo finanziario che ci ha portato a questa crisi, denunciamo come abbia disarmato sovranità e democrazia nei Paesi: non c’entra il mercato, siamo a una micidiale distorsione del mercato, al dominio di soggetti incontrollati, un dominio che ha innescato la più grave crisi dal dopoguerra a oggi”), i diritti civili (“daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico”), l’immigrazione (“la prima norma che faremo quando progressisti e moderati saranno al governo è per i figli degli immigrati che vanno a scuola”).
Il Segretario PD, oltre a ribadire l’appoggio al governo Monti, ha anche chiarito i punti relativi alle alleanze (“domani ci sarà un incontro tra me e Nichi Vendola, giovedì con i rappresentanti del forum del Terzo Settore, e così di giorno in giorno. In questo paese c’è una risorsa enorme di intellettualità con la quale bisogna riprendere i contatti”), alla legge elettorale (“nella discussione sulla riforma elettorale serve maggiore attenzione. La sera delle elezioni si deve sapere chi ha diritto di governare, stiamo parlando dell’Italia, non del PD”), e alle primarie, confermando che ci saranno entro il 2012 (“il nostro obiettivo è costruire entro l’anno un appuntamento di partecipazione per scegliere il candidato dei Democratici e progressisti al governo del Paese”).
Qui si può scaricare il documento completo.

A baracche e cemento l’autoritratto della nuova Italia

A baracche e cemento l’autoritratto della nuova Italia di Michele Serra. Provando a immaginare il quindicesimo censimento degli italiani come una gigantesca fotografia aerea, forse il primo colpo d’occhio, il più evidente, è che rispetto al 2002 c’è un aumento molto consistente degli edifici censiti: oggi sono 14 milioni e rotti, l’undici per cento in più in soli dieci anni. Nello stesso periodo la popolazione è cresciuta solo del 2,5 per cento: siamo 59 milioni e mezzo.

Anche se le statistiche sono una lingua che chiede di essere tradotta con molta circospezione, questi due dati, incrociati, sembrano dare ragione a chi denuncia una cementificazione indiscriminata e immotivata (o motivata solo dalla speculazione) del nostro territorio.

Gli edifici sono aumentati di una percentuale quattro volte più grande rispetto all’aumento degli umani. E nel paese dei mille borghi abbandonati, dei centri storici svuotati, della superfetazione delle villette a schiera che vanno a smarginaree confondere il confine tra città e campagna, i dati del nuovo censimento aiutano a capire che la gestione del territorio è una delle questioni più gravi e irrisolte.
Il secondo colpo d’occhio vede triplicati, in dieci anni, i residenti stranieri. Sono 3 milioni e 769 mila, ed è il loro arrivo (e la loro forte natalità) ad avere compensato la pigrizia demografica di noi italiani indigeni.

Sono, gli immigrati, il solo vero elemento di percepibile dinamismoe di mutamento socialee culturale di un paese altrimenti “fermo” (a parte il fiume di cemento…). La famiglia Rosaria Di Guglielmo e i suoi tre bambini sono stati accolti nel campo rom di via Bonfadini, nella periferia Sud di Milano vicino all’Ortomercato Gli edifici sono aumentati in modo impressionante e così le case. Sono state create aree di nuova urbanizzazione con quartieri fantasma senza servizi sta alla lettura e all’ideologia di ognuno, naturalmente, decidere se questa “contaminazione” dall’esterno sia minacciosa o promettente. Certo è un fenomeno oramai strutturale (gli stranieri erano il 2,4 per cento della popolazione totale nel 2002, oggi sono il 6,34), e così “italiano” che risulta difficile, per chi ha meno di quarant’anni, immaginare o ricordare un’Italia senza stranieri, senza asiatici, africani, slavi, arabi.
Il censimento, per altro, conferma in modo inoppugnabile che l’immigrazione è anche un termometro implacabile del benessere economico di un territorio: due stranieri su tre vivono nel Nord Italia, nelle regioni dal reddito più alto e dal tessuto economico più sviluppato. L’assenza di immigrazione è segno chiarissimo di gracilità economica. Anche questo dovrebbe insegnarci ad accogliere gli stranieri, quando bussano alla nostra porta, come una buona notizia.
Terzo colpo d’occhio: il cambiamento delle famiglie. Il loro numero è aumentato (i nuclei familiari censiti sono circa 2 milioni e mezzo in più rispetto al 2002), ma le dimensioni sono più ridotte: 2,4 il numero medio dei componenti (era 2,6 dieci anni fa). Influisce fortemente sul dato la frammentazione del concetto stesso di famiglia: le famiglie allargate sono illeggibili dalle statistiche, ma si moltiplicano con il forte aumento di separazioni e divorzi. Così che il concetto stesso di “nucleo familiare” perde progressivamente senso, e i 2,4 componenti di ogni nucleo non riflettono la densitàe la varietà dei rapporti, anche coabitativi, tra persone non più facilmente definibili come membri di questo o quel nucleo. Si pensi, per esempio, ai tanti figli di separati che sono censiti in una sola casa, ma vivono abitualmente in due case. Quarto e ultimo colpo d’occhio: sono aumentati in modo esponenziale, rispetto al censimento di dieci anni fa, i residenti in Italia che dichiarano di abitare in baracche, roulotte o tende. Da 23 mila a 71 mila. È uno dei contraccolpi più vistosi, anche se quantitativamente meno rilevanti, dell’immigrazione, dell’aumentato ingresso di nomadi e dunque di poveri, che ci rimettono di fronte a immagini anche estreme di indigenza e di disagio sociale. Un piccolo grande cortocircuito storico, che rende a noi coeve situazioni da dopoguerra, rifugi di fortuna e villaggi di lamiera che sorgono nel fango e tra le erbacce delle periferie urbane, questua diffusa, grande difficoltà di integrazione e di scolarizzazione.

L’Italia è stata, per moltissimi arrivati da lontano, un approdo dignitoso e un progetto di vita. Per pochi è un parcheggio precario, una parentesi di stenti. È importante, ed è anche civile, che il quindicesimo censimento nazionale sia una fotografia così grande, e così minuziosa, da essere riuscita a inquadrare anche le baracche, i camper arruginiti, i tetti di lamiera, le vie di terra battuta dove i bambini giocano con niente, come è pratica diffusa nelle infinite lande povere del pianeta.

I criminali dell’Umanità

 Il ministro  Frattini così detto “Ministro delle vacanze all’estero”  nella platea dei “cristianissimi” di  Cominione e Liberazione ha affermato che “Gheddafi comandava i flussi d’immigrati verso Lampedusa” e ha accusato l’ex Colonnello di “crimine contro l’umanità per le troppe le morti causate nel Canale di Sicilia”.

Nessuno ha ricordato a Frattini che il suo governo fino a poco tempo fa aveva stretto un accordo con Gheddafi sui respingimenti, e che quel patto scellerato non solo aveva infranto le regole per l’accoglienza dei rifugiati politici, ma aveva visto la creazione di campi di detenzione in Libia in cui è stata denunciata la violazione dei diritti umani. E anche allora c’erano state tante, TROPPE MORTI.

L’Italia sta subendo un processo a Strasburgo per quella scellerata politica, e la sentenza dovrebbe arrivare in autunno: si parlerà anche quel giorno di crimini contro l’umanità?

                       ———————————————

P.S.:  Luca ha ricercato e le ha raccolte,  le dichiarazioni di Frattini  “sull’amico Gheddafi”.

Settembre 2010:
I rapporti che l’Italia ha con Gheddafi non li ha nessun altro Paese … puntando il dito contro la Libia non si ottiene nulla. Noi non lo abbiamo mai fatto, e anche per questo possiamo raggiungere risultati. Gheddafi ci apre le porte di tutta l’Africa.

Gennaio 2011:
Credo si debbano sostenere con forza i governi di quei Paesi, dal Marocco all’Egitto, nei quali ci sono regimi laici tenendo alla larga il fondamentalismo … Faccio l’esempio di Gheddafi, un modello per il mondo arabo … Ha realizzato una riforma dei “Congressi provinciali del popolo”: distretto per distretto si riuniscono assemblee di tribù e potentati locali, discutono e avanzano richieste al governo e al leader … Ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta. Per me sono segnali positivi.

Febbraio 2011:
Non dobbiamo dare l’impressione sbagliata di volere interferire, di volere esportare la nostra democrazia … Vi immaginate un emirato islamico ai confini con l’Europa? Questa sarebbe veramente una seria minaccia … Se tollerassimo che l’economia crollasse in questi paesi saremmo noi i primi a pagarne le conseguenze …

YAB SERA “dono di Dio”: ce lo meritiamo ?

Il vento di libertà e di diritti che sta scuotendo l’Africa del Nord e tutto il Medioriente, ci riguardano. Il conflitto che si è aperto recentemente in Libia e che sta infuocando quello Stato, un Paese che ospitava migliaia e migliaia di nostri connazionali, ha colto il nostro Governo e la sua maggioranza completamente impreparati. Di più: divisi e riottosi nel trovare una linea comune con la quale andare a trattare al tavolo dell’Onu e dell’Unione Europea.
In Libia, alla richiesta di riforme democratiche che hanno avuto successo in Tunisia ed Egitto (solo per fare due esempi) il regime ha risposto con una inaudita ed inaccettabile repressione militare che ha provocato migliaia di vittime civili ed immani distruzioni. Il 17 marzo 2011 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione, con la quale si richiede l’adozione delle misure necessarie per la protezione dei civili libici dalla sanguinaria repressione attuata dal regime.

Ma in Italia il dibattito pare essere esclusivamente un altro: che fare degli immigrati che scappando da quel conflitto approdano sulle nostre coste? Rimandarli indietro, intimare l’alt in mare aperto ai barconi di disperati, o addirittura pagarli perché se ne vadano via? ( come l’’offerta del ministro degli Esteri, Franco Frattini, di dare agli immigrati 1.500 euro per farli rientrare nei Paesi di origine).
Il capogruppo alla Camera del PD Dario Franceschini domenica scorsa ha ricordato come il nostro Ministro degli Esteri l’11 gennaio scorso avesse in un’intervista sostenuto che Gheddafi “è un modello di democrazia da esportare in tutta l’Africa”.
A coloro i quali, e non sono pochi nel centrodestra, ancora in queste ore suggeriscono di bloccare i profughi in mare aperto e abbandonarli a se stessi, consiglio la visione della foto del bimbo (chiamato dalla madre, Yab Sera che significa “Dono di Dio” )venuto alla luce due giorni fa, proprio durante uno di questi “viaggi della speranza”. Il parto ha avuto un esito felice solo grazie ai medici della guardia costiera, che sono accorsi a bordo del barcone, dopo essere stati avvertiti tramite Sos. Fra le donne di Lampedusa, appena si è diffusa la notizia, è scattata una commevente gara di solidarietà. Hanno preparato borse con tutine, coperte, bavaglini e tutto l’occorrente per il piccolo. Un ospite da accogliere con i dovuti onori.  Questo gesto di vicinanza e di solidarietà delle madri di Lampedusa è stata volutamente sottaciuto dalle “nostre tv di regime”, che evidentemente hanno l’ordine di far vedere solo le proteste degli isolani.

Per qualcuno non è politicamente opportuno che immagini come queste entrino nel dibattito su ciò che sta accadendo, e su cosa fare. Io continuo  a credere che la dignità della persona umana, soprattutto se debole e indifesa, sia inviolabile e che, come ha ricordato anche il Presidente della Repubblica: respingere i profughi di guerra non è  atto  da Paese civile.

Paola