Non va bene il fotovoltaico industriale sulle aree agricole perché il PAESAGGIO è un patrimonio di tutti

Lo sviluppo delle energie rinnovabili va  incentivato, vanno bene i pannelli fotovoltaici sui tetti, sulle aree dismesse ma NON  SUI TERRENI AGRICOLI. 

Ne parliamo venerdi 4 febbraio 2011 alle ore 21 nella  sala conferenze Astea
ad Osimo in via Guazzatore

la  cittadinanza è invitata a partecipare

” No al fotovoltaico sulle aree agricole perché il PANORAMA è un patrimonio naturale, culturale e una risorsa economica  di TUTTI. “

Paola Andreoni

Elenco prodotti alimentari pericolosi per la salute

Per la tutela della salute dei cittadini, rivoluzionaria  l’idea della regione Valle d’Aosta che ha pubblicato in rete l’elenco dei prodotti alimentari pericolosi per la salute

 http://gestionewww.regione.vda.it/sanita/prevenzione/sicurezza_alimentare/allerta/elenco_i.asp

Dal 1 gennaio 2011 la Regione Valle d’Aosta ha messo in rete e quindi a disposizione della generalità dei cittadini, l’elenco di tutti i prodotti alimentari ritirati dal mercato perché ritenuti pericolosi per la salute in conseguenza di alcuni casi d’intossicazione di massa accaduti negli anni precedenti.
Un’idea  coraggiosa, dall’inizio dell’anno i cittadini saranno regolarmente informati su tutti quei prodotti comprensivi di dati che solo sino a qualche tempo fa risultavano riservati e non divulgabili perché riguardanti i marchi, la provenienza la quantità, il motivo del ritiro e la lista dei negozi dove sono stati commercializzati.
Risulta evidente che l’utilità delle informazioni non va a beneficio dei soli singoli cittadini che saranno più consapevolmente guidati negli acquisti, ma anche agli ospedali che avranno più elementi a disposizione nelle diagnosi cliniche che riguardano circostanze analoghe.
Chi è sensibile alla tutela dei diritti dei consumatori non può non condividere l’iniziativa della regione autonoma che ha preferito superare la rigidità del sistema di allerta standard italiano che in quanto informato al principio di prevenzione, si limita alla sola individuazione del tipo di prodotto ed al ritiro dal mercato senza ulteriori comunicazioni al pubblico.
Sarebbe auspicabile che analogo coraggio venisse messo in campo dalla nostra Regione.

LaComaredelBorgo

Le verità che non ci ha mai detto in 17 anni…

Povero Silvio…sempre incompreso…ecco cosa voleva dire veramente

150 anni italiani

Un modo semplice per far vivere con i bambini e non solo, il senso e i valori dei 150 anni dell’Unità d’Italia
Paola

La piccola vedetta lombarda

Cuore di Edmondo De Amicis, Racconto mensile  26, sabato

Nel 1859, durante la guerra per la liberazione della Lombardia, pochi giorni dopo la battaglia di Solferino e San Martino, vinta dai Francesi e dagli Italiani contro gli Austriaci, in una bella mattinata del mese di giugno, un piccolo drappello di cavalleggieri di Saluzzo andava di lento passo, per un sentiero solitario, verso il nemico, esplorando attentamente la campagna. Guidavano il drappello un ufficiale e un sergente, e tutti guardavano lontano, davanti a sé, con occhio fisso, muti, preparati a veder da un momento all’altro biancheggiare fra gli alberi le divise degli avamposti nemici. Arrivarono così a una casetta rustica, circondata di frassini, davanti alla quale se ne stava tutto solo un ragazzo d’una dozzina d’anni, che scortecciava un piccolo ramo con un coltello, per farsene un bastoncino; da una finestra della casa spenzolava una larga bandiera tricolore; dentro non c’era nessuno: i contadini, messa fuori la bandiera, erano scappati, per paura degli Austriaci. Appena visti i cavalleggieri, il ragazzo buttò via il bastone e si levò il berretto. Era un bel ragazzo, di viso ardito, con gli occhi grandi e celesti, coi capelli biondi e lunghi; era in maniche di camicia, e mostrava il petto nudo.
– Che fai qui? – gli domandò l’ufficiale, fermando il cavallo. – Perché non sei fuggito con la tua famiglia?
– Io non ho famiglia, – rispose il ragazzo. – Sono un trovatello. Lavoro un po’ per tutti. Son rimasto qui per veder la guerra.
– Hai visto passare degli Austriaci?
– No, da tre giorni.
L’ufficiale stette un poco pensando; poi saltò giù da cavallo, e lasciati i soldati lì, rivolti verso il nemico, entrò nella casa e salì sul tetto… La casa era bassa; dal tetto non si vedeva che un piccolo tratto di campagna. – Bisogna salir sugli alberi, – disse l’ufficiale, e discese. Proprio davanti all’aia si drizzava un frassino altissimo e sottile, che dondolava la vetta nell’azzurro. L’ufficiale rimase un po’ sopra pensiero, guardando ora l’albero ora i soldati; poi tutt’a un tratto domandò al ragazzo:
– Hai buona vista, tu, monello?
– Io? – rispose il ragazzo. – Io vedo un passerotto lontano un miglio.
– Saresti buono a salire in cima a quell’albero?
– In cima a quell’albero? io? In mezzo minuto ci salgo.
– E sapresti dirmi quello che vedi di lassù, se c’è soldati austriaci da quella parte, nuvoli di polvere, fucili che luccicano, cavalli?
– Sicuro che saprei.
– Che cosa vuoi per farmi questo servizio?
– Che cosa voglio? – disse il ragazzo sorridendo. – Niente. Bella cosa! E poi… se fosse per i tedeschi, a nessun patto; ma per i nostri! Io sono lombardo.
– Bene. Va su dunque.
– Un momento, che mi levi le scarpe.
Si levò le scarpe, si strinse la cinghia dei calzoni, buttò nell’erba il berretto e abbracciò il tronco del frassino
– Ma bada… – esclamò l’ufficiale, facendo l’atto di trattenerlo, come preso da un timore improvviso.
Il ragazzo si voltò a guardarlo, coi suoi begli occhi celesti, in atto interrogativo.
– Niente, – disse l’ufficiale; – va su.
Il ragazzo andò su, come un gatto.
– Guardate davanti a voi, – gridò l’ufficiale ai soldati.
In pochi momenti il ragazzo fu sulla cima dell’albero, avviticchiato al fusto, con le gambe fra le foglie, ma col busto scoperto, e il sole gli batteva sul capo biondo, che pareva d’oro. L’ufficiale lo vedeva appena, tanto era piccino lassù.
– Guarda dritto e lontano, – gridò l’ufficiale.
Il ragazzo, per veder meglio, staccò la mano destra dall’albero e se la mise alla fronte.
– Che cosa vedi? – domandò l’ufficiale.
Il ragazzo chinò il viso verso di lui, e facendosi portavoce della mano, rispose: – Due uomini a cavallo, sulla strada bianca.
– A che distanza di qui?
– Mezzo miglio.
– Movono?
– Son fermi.
– Che altro vedi? – domandò l’ufficiale, dopo un momento di silenzio. – Guarda a destra.
Il ragazzo guardò a destra.
Poi disse: – Vicino al cimitero, tra gli alberi, c’è qualche cosa che luccica. Paiono baionette.
– Vedi gente?
– No. Saran nascosti nel grano.
In quel momento un fischio di palla acutissimo passò alto per l’aria e andò a morire lontano dietro alla casa.
– Scendi, ragazzo! – gridò l’ufficiale. – T’han visto. Non voglio altro. Vien giù.
– Io non ho paura, – rispose il ragazzo.
– Scendi… – ripeté l’ufficiale, – che altro vedi, a sinistra?
– A sinistra?
– Sì, a sinistra
Il ragazzo sporse il capo a sinistra; in quel punto un altro fischio più acuto e più basso del primo tagliò l’aria. Il ragazzo si riscosse tutto. – Accidenti! – esclamò. – L’hanno proprio con me! – La palla gli era passata poco lontano.
– Scendi! – gridò l’ufficiale, imperioso e irritato.
– Scendo subito, – rispose il ragazzo. – Ma l’albero mi ripara, non dubiti. A sinistra, vuole sapere?
– A sinistra, – rispose l’ufficiale; – ma scendi.
– A sinistra, – gridò il ragazzo, sporgendo il busto da quella parte, – dove c’è una cappella, mi par di veder…
Un terzo fischio rabbioso passò in alto, e quasi ad un punto si vide il ragazzo venir giù, trattenendosi per un tratto al fusto ed ai rami, e poi precipitando a capo fitto colle braccia aperte.
– Maledizione! – gridò l’ufficiale, accorrendo.
Il ragazzo batté la schiena per terra e restò disteso con le braccia larghe, supino; un rigagnolo di sangue gli sgorgava dal petto, a sinistra. Il sergente e due soldati saltaron giù da cavallo; l’ufficiale si chinò e gli aprì la camicia: la palla gli era entrata nel polmone sinistro. – È morto! – esclamò l’ufficiale. – No, vive! – rispose il sergente. – Ah! povero ragazzo! bravo ragazzo! – gridò l’ufficiale; – coraggio! coraggio! – Ma mentre gli diceva coraggio e gli premeva il fazzoletto sulla ferita, il ragazzo stralunò gli occhi e abbandonò il capo: era morto. L’ufficiale impallidì, e lo guardò fisso per un momento; poi lo adagiò col capo sull’erba; s’alzò, e stette a guardarlo; anche il sergente e i due soldati, immobili, lo guardavano: gli altri stavan rivolti verso il nemico.
– Povero ragazzo! – ripeté tristemente l’ufficiale. – Povero e bravo ragazzo!
Poi s’avvicinò alla casa, levò dalla finestra la bandiera tricolore, e la distese come un drappo funebre sul piccolo morto, lasciandogli il viso scoperto. Il sergente raccolse a fianco del morto le scarpe, il berretto, il bastoncino e il coltello. Stettero ancora un momento silenziosi; poi l’ufficiale si rivolse al sergente e gli disse: – Lo manderemo a pigliare dall’ambulanza; è morto da soldato: lo seppelliranno i soldati. – Detto questo mandò un bacio al morto con un atto della mano, e gridò: – A cavallo. – Tutti balzarono in sella, il drappello si riunì e riprese il suo cammino.
E poche ore dopo il piccolo morto ebbe i suoi onori di guerra.
Al tramontar del sole, tutta la linea degli avamposti italiani s’avanzava verso il nemico, e per lo stesso cammino percorso la mattina dal drappello di cavalleria, procedeva su due file un grosso battaglione di bersaglieri, il quale, pochi giorni innanzi, aveva valorosamente rigato di sangue il colle di San Martino. La notizia della morte del ragazzo era già corsa fra quei soldati prima che lasciassero gli accampamenti. Il sentiero, fiancheggiato da un rigagnolo, passava a pochi passi di distanza dalla casa. Quando i primi ufficiali del battaglione videro il piccolo cadavere disteso ai piedi del frassino e coperto dalla bandiera tricolore, lo salutarono con la sciabola; e uno di essi si chinò sopra la sponda del rigagnolo, ch’era tutta fiorita, strappò due fiori e glieli gettò. Allora tutti i bersaglieri, via via che passavano, strapparono dei fiori e li gettarono al morto. In pochi minuti il ragazzo fu coperto di fiori, e ufficiali e soldati gli mandavan tutti un saluto passando: – Bravo, piccolo lombardo! – Addio, ragazzo! – A te, biondino! – Evviva! – Gloria! – Addio! – Un ufficiale gli gettò la sua medaglia al valore, un altro andò a baciargli la fronte. E i fiori continuavano a piovergli sui piedi nudi, sul petto insanguinato, sul capo biondo. Ed egli se ne dormiva là nell’erba, ravvolto nella sua bandiera, col viso bianco e quasi sorridente, povero ragazzo, come se sentisse quei saluti, e fosse contento d’aver dato la vita per la sua Lombardia.

Edmondo De Amicis

Nuovo attacco alla GIUSTIZIA

Osama “Bin Lusconi” ha inviato un nuovo messaggio con nuove minacce 
” Non sono mai fuggito davanti ai giudici…  In 17 anni di persecuzione giudiziaria non è stata prodotta una prova contro di me…”:

 ma piantala e dimettiti!
E intanto al “Forum mondiale di Davos” ci processano: “Orge e prostitute invece di riforme “.

Savonarola

Simoncini & Latini hanno paura e negano il confronto

 Al termine dell’assemblea pubblica, indetta dalle liste “Simoncini&Latini” sulla questione parcheggi,  in molti ci siamo chiesti quale fosse stata l’utilità di quell’ incontro.
La risposta, in realtà, era più che scontata: si è trattato con tutta evidenza dell’ennesima trovata pubblicitaria-propagandistica messa in atto da  chi ha ormai  da tempo piegato la politica alla personale necessità di visibilità, anche a costo  di raccontare favole dal finale tanto incerto.
Ma davvero Simoncini&Latini pensano che la gente sia così stupida?
La maggior parte dei partecipanti all’assemblea  si è sentita ancora una volta portata in giro da questi amministratori.
Non è stato difficile capire come, accanto ai progetti dei parcheggi, solo all’ultimo momento sia  stata presa in considerazione la questione del cinema che, in verità, è solo un aspetto di una problematica più ampia, riguardante la tutela e il rilancio del centro storico che, come ben sappiamo, nel corso degli anni è stato messo in secondo piano dall’Amministrazione delle Liste. E se qualcosa ancora oggi si è salvato, lo si deve ai cittadini che si sono opposti alla vendita della “Bruno da Osimo” (con due raccolte di firme in pochi anni), allo smantellamento del campo Diana e adesso a quello del CINEMA.
Tutti segnali forti della volontà di mantenere simboli e identità della nostra città
che si vorrebbe più viva e dinamica, se solo ci fosse la possibilità di trovare all’interno delle mura luoghi e spazi dove a giovani e adulti siano concesse  opportunità  di socializzazione e di crescita culturale.
Quello dell’altra sera è stato un incontro caratterizzato dalla negazione della partecipazione democratica e forte è stata la delusione dei   cittadini che erano venuti per avere un quadro chiaro dei problemi e per esprimere il proprio parere. 
Simoncini&Latini, dando un forte segnale di debolezza e di insicurezza relativamente alle  loro proposte, hanno avuto paura, negando di conseguenza il dibattito. Non hanno concesso possibilità di parola a quanti avrebbero voluto esprimere il proprio pensiero sulle sorti della nostra città.
Per impedire  ai cittadini l’esercizio di questo fondamentale diritto, il Sindaco ha messo in atto il suggerimento di Latini di rinviare il confronto con i partecipanti all’assemblea ad un  “secondo tempo”, ad un’altra riunione.
Questa collaudatissima strategia delle Liste “Simoncini&Latini”, tesa a conferire a posteriori una parvenza di “democrazia partecipata” a scelte  che, in realtà, l’Amministrazione ha  già compiuto, è a tutti gli effetti una grave forma  di manipolazione del consenso, una vera e propria distorsione del confronto democratico, attuata secondo un percorso il cui sviluppo prevede che, fra pochi  giorni, verranno sbandierati  messaggi del tipo: “Abbiamo ricevute tantissime lettere e manifestazioni di consenso da parte dei cittadini osimani ai nostri progetti; migliaia di e-mail favorevoli a cancellare il Concerto per adibirlo a parcheggio…”. Come ho sopra evidenziato, ci troviamo di fronte ad una strategia che è già stata messa in campo per affrontare altre questioni: il tempio crematorio, il recupero oli esausti a San Biagio, il maxi canile di  Passatempo, il cementificio sempre di Passatempo, la scuola elementare Bruno da Osimo ecc.
Scriveva Norberto Bobbio :“Nulla è più frustrante, per chi partecipa, di accorgersi che le conclusioni raggiunte collettivamente dopo tanto impegno sono strumentalizzate, distorte o peggio ancora ignorate”.

Sono parole che, a mio giudizio, ben si prestano a descrivere la grave manipolazione del consenso democratico ancora una volta operata dall’Amministrazione delle Liste “Simoncini&Latini”.

Paola Andreoni

Direttore generale della Rai Masi: BUONANOTTE

A tutela dell’azienda di cui sono direttore generale e che è anche la sua azienda, mi debbo dissociare nella maniera più chiara dal tipo di trasmissione che lei sta impostando, ad avviso mio e dei nostri legali in base al codice di autoregolamentazione sulla rappresentazione dei processi in tv “.

Che figuraccia ha fatto in diretta questo sig. Direttore Generale della Rai pagato con il soldi delle famiglie italiane. Un   tentativo maldestro il suo di intimidire e di censurare Annozero e il suo conduttore. Bravo  Santoro e per fortuna che ancora in Italia ci sono dei bravi e liberi giornalisti  come te e come Gad Lerner.

Paola