La Coste Costituzionale sentenzia che il personale scolastico è alle dipendenze dello Stato: bocciata l’idea privatistica di Formigoni

scuola pubblica 458 Una delle ultime leggi approvate dal consiglio regionale Lombardo presieduto da Formigoni permetteva alle singole scuole lombarde di reclutare i docenti.
Un provvedimento legislativo che all’articolo 8 prevedeva appunto che “al fine di realizzare l’incrocio diretto tra la domanda delle istituzioni scolastiche autonome e l’offerta professionale dei docenti, a titolo sperimentale, nell’ambito delle norme generali o di specifici accordi con lo Stato, per un triennio a partire dall’anno scolastico successivo alla stipula, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, per reclutare il personale docente con incarico annuale necessario a svolgere le attività didattiche annuali e di favorire la continuità didattica”.
Di fatto la legge lombarda prevedeva che la scelta dei docenti toccasse al singolo istituto, quindi al dirigente scolastico.

Come auspicabile, la legge lombarda è stata considerata illegittima dalla Corte costituzionale lo scorso 24 aprile.
Nella sentenza si legge: “… nell’attuale quadro normativo il personale scolastico è alle dipendenze dello Stato e non delle singole Regioni. Ne consegue che ogni intervento normativo finalizzato a dettare regole per il reclutamento dei docenti non può che provenire dallo Stato, nel rispetto della competenza legislativa esclusiva di cui all’art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., trattandosi di norme che attengono alla materia dell’ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato”.

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La via verso la verità

 

Ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità: non andare fino in fondo e non iniziare
Confucio

 

Consiglio Comunale del 29 aprile 2013: verbale

Verbale CONSIGLIO COMUNALE  seduta del 29/04/2013

– Esame ed approvazione del Rendiconto della Gestione Finanziaria 2012 e relativi allegati, delibera n° 10, pagina 3;
– Trasformazione della società A.S.S.O. Srl in Azienda Speciale per la gestione dei servizi socio-assistenziali, educativi e culturali del Comune di Osimo, delibera n° 11, pagina 21;
– Approvazione del Regolamento per l’installazione e gestione di dehors e chioschi con strutture precarie,  delibera n° 12, pagina 23;
– Comunicazioni circa utilizzo del Fondo di Riserva, pagina 30;
– Art. 10 c.2 D:L: n. 35 del 08/04/2013 – Fissazione scadenza e numero rate tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES) nelle more della approvazione della regolamentazione comunale del nuovo tributo, delibera n° 13, pagina 31.

CC 29 APRILE 2013 (1)

Solidarietà e gratitudine per l’Arma dei Carabinieri

L’episodio di ieri mattina di fronte a Palazzo Chigi è un atto grave e preoccupante, e assolutamente da condannare,  il mio pensiero va ai militari feriti e ai loro colleghi che ogni giorno rischiano la vita per lo Stato. L’autore della sparatoria a quanto pare è uno squilibrato con problemi familiari e di lavoro alle spalle, e si presuppone, speriamo, che rimarrà un caso isolato. Però tra le reazioni della classe politica ci sono state alcune “sparate” che sarebbe stato meglio evitare, soprattutto le accuse di “predicazione di odio” lanciate da alcuni politici del centrodestra, visto che proprio loro negli ultimi 20 anni hanno fomentato una campagna basata su questo e che ha contribuito a spaccare il Paese.
Questo gesto folle  non venga strumentalizzato per addossare responsabilità ed impedire in futuro anche forme civili di dissenso e protesta: anziché sparare a zero, la classe politica  risponda con i fatti, impegnandosi per il bene dell’Italia.

Attaccare un avversario politico per i suoi difetti fisici, è deplorevole

Insultare e ridicolizzare Brunetta per sua statura non mi fa affatto ridere. Trovo volgari le battute di Dario Fo. Un avversario politico non va affrontato con questa derisione, con questo dileggio della persona nei suoi aspetti fisici. Questa volta Dario Fo si è dimostrato volgare, molto più piccolo di Brunetta.

1° maggio per riflettere su: LAVORO, DIRITTI E DEMOCRAZIA

Festa dei Lavoratori 1° Maggio 2013

Superare la crisi attuando i principi della Costituzione repubblicana: LAVORO, DIRITTI E DEMOCRAZIA

1 maggio 2013

Sarà un Primo Maggio difficile per migliaia di famiglie, dedichiamolo a chi ci chiede di non perdere la dignità di un lavoro, a chi vuole ricominciare ma non ce la fa, a chi fa di tutto per far vincere l’Italia onesta, a chi legge la nostra Costituzione e ci chiede di farla rispettare, a chi ha paura del domani. Per loro, per chi verrà, per chi ci ha lasciato. Per chi ha lottato, sta lottando, lotterà. Per chi ha fatto uscire il Lavoro dall’Oppressione. Insieme possiamo farcela, possiamo conquistare il nostro Futuro, con il sacrificio, il rispetto, il buon esempio. Nessuno deve rimanere solo davanti alla Crisi!

Un medico per l’Italia malata

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari  28-Apr-13 Ripartire dalle circostanze date
Il governo Letta è nato ieri pomeriggio. Presterà giuramento questa mattina e si presenterà al Parlamento domani. Nelle circostanze date è un buon governo. Enrico Letta aveva promesso competenza, freschezza, nomi non divisivi. Il risultato corrisponde pienamente all’impegno preso, con un’aggiunta in più: una presenza femminile quale prima d’ora non si era mai verificata. Emma Bonino agli Esteri è tra le altre una sorpresa molto positiva; sono positive anche quelle della Cancellieri alla Giustizia e di Saccomanni all’Economia.
L’intervento di Napolitano nella sala stampa del Quirinale dopo la lettura della lista e le parole di ulteriore chiarimento da lui pronunciate confermano la solidità del risultato. Persino il Movimento 5 Stelle dovrebbe prendere atto che un passo avanti verso un cambiamento sostanziale è stato compiuto. Ma ora facciamo un passo indietro per capire meglio qual è la prospettiva che ci si presenta e le cause che l’hanno determinata.
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L’Italia l’è malada“, così cantavano i contadini delle Leghe del Popolo nella Bassa Padana e nelle Romagne, aggiungendo “e il dottor l’è Prampolin”: Camillo Prampolini, che fu uno dei fondatori del partito socialista nel 1892. Questo stesso titolo lo usai alcuni anni fa sul nostro giornale commentando un altro periodo di crisi tra i tanti che si sono succeduti nella nostra storia.
Questa volta però la crisi è ancora più grave perché non è soltanto il nostro paese ad esser malato, è malata l’Europa, è malato il Giappone, sono malati gli Stati Uniti d’America, è malata l’Africa e il Vicino Oriente. Insomma è malato il mondo. È un dettaglio? Non direi. Ma spesso ce lo dimentichiamo ed è un errore perché ci toglie la prospettiva, ci fa scambiare gli effetti per cause e prescrive le terapie che sono soltanto “placebo” e non medicine efficaci.
La malattia cominciò nel 2008 con la crisi del mercato immobiliare americano che culminò col fallimento della Lehman Brothers. Poi, nei mesi e negli anni successivi, si allargò all’Europa, coinvolse in varia misura il resto del mondo e infine diventò, in Europa, recessione e crisi sociale. Durerà fino all’anno prossimo e questo è lo stato dei fatti.
La politica ha ceduto al passo all’economia e deve riprendere la sua supremazia e puntare sull’espansione? Lo sostengono in molti e Krugman lo teorizza, ma gli sfugge un elemento fondamentale: nel mondo globale la ricchezza tende a ridistribuirsi tra i paesi che emergono dalla povertà e gli altri che riposano passivamente su un’antica opulenza.
Questo movimento ha una forza e una ineluttabilità che non possono essere arginate; possono essere tutt’al più contenute entro limiti sopportabili attraverso un confronto tra le potenze continentali.
Se ci fosse uno Stato europeo, esso sarebbe in grado di sostenere quel confronto, ma fino a quando non ci sarà i governi nazionali resteranno irrilevanti. Che l’errore lo faccia Grillo invocando la palingenesi è comprensibile, ma che lo facciano anche intelletti consapevoli è assai meno scusabile.
Probabilmente la causa dell’errore sta nel fatto che l’analisi della situazione e la terapia capace di guarirne la malattia sono soverchiate dagli interessi, dalle ambizioni, dalle vanità delle lobbies e degli individui. L’egoismo di gruppo ha la meglio, l’emotività imbriglia la ragione, la vista corta di chi vuole tutto e subito impedisce la costruzione di un futuro migliore. La palingenesi non è la costruzione del futuro, ma un’utopia che porta con sé la sconfitta.
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Il governo si chiama istituzionale perché è stato formato seguendo rigorosamente la procedura indicata dalla Costituzione e lo spirito che ispira il nostro ordinamento democratico. Lo stesso avvenne con il governo Monti nel novembre 2011, in comune i due governi hanno la situazione di emergenza. Quella di due anni fa era un’emergenza della finanza pubblica che rischiava di precipitare in un fallimento del debito sovrano e dello Stato; quella di oggi è un’emergenza economica e sociale che rischia di determinare una decomposizione della società.
Le emergenze limitano la libertà di scelta e impongono soluzioni di necessità. In questi casi il rigoroso rispetto della meccanica istituzionale diventa la sola via praticabile e il primo che ha dovuto cedere a questa scelta obbligata è stato Giorgio Napolitano. Aveva deciso e più volte ripetuto di non voler essere riconfermato al Quirinale e ne aveva spiegato pubblicamente e privatamente le motivazioni. L’emergenza nel suo caso non è stata soltanto la crisi sociale ma la crisi politica che non ha reso possibile la nomina del suo successore. Perciò, suo malgrado, Napolitano ha dovuto restare al Quirinale.
Suo malgrado, ma per fortuna del paese. Napolitano conosce benissimo i limiti e i doveri che la Costituzione gli prescrive; proprio per questo, nell’ambito di quel quadro, può agire con la massima energia. Se le forze politiche non reggeranno ad una “mescolanza” che contiene – non c’è dubbio – anche elementi repulsivi, se ne assumeranno l’intera responsabilità.
Ci sono molti precedenti in proposito e lo stesso Napolitano ne ha richiamato uno: l’incontro politico tra Moro e Berlinguer a metà degli anni Settanta. La mescolanza ci fu, o meglio mosse i suoi primi passi per iniziativa di quei due interlocutori; ma è stata facile l’obiezione di alcuni critici che hanno ricordato non soltanto la diversità delle situazioni storiche ma anche la diversa qualità degli interlocutori. È vero, ma ci sono altri esempi, forse più probanti.
Nel 1944, quando la guerra era ancora in corso e le armate contrapposte si fronteggiavano sulla cosiddetta “linea gotica” a ridosso del Po, Palmiro Togliatti riuscì ad arrivare da Mosca a Napoli. Il Pci era stato ricostituito nel Sud dai dirigenti clandestini finalmente alla luce del sole; a Napoli il segretario locale del partito era Cacciapuoti, comunista a 24 carati. Sbarcato a Napoli, Togliatti arrivò inaspettato a casa di Cacciapuoti.
Commozione, abbracci, convocazione immediata di tutti i dirigenti del partito, cena improvvisata, entusiasmo. Dopo cena si fece silenzio. Togliatti disse che voleva per l’indomani l’assemblea di tutti gli iscritti, dove avrebbe annunciato le decisioni da mettere in atto. “Ci puoi anticipare quali sono le decisioni?” disse Cacciapuoti e Togliatti rispose “riconosceremo il governo Badoglio e l’appoggeremo”. Lo sbalordimento fu generale, ma Togliatti spiegò che non c’era altra via almeno fino a quando l’armata americana non fosse entrata a Roma. Pochi giorni dopo incontrò Benedetto Croce che era arrivato da tempo alle medesime conclusioni e faceva parte del governo Badoglio.
C’è ancora un altro esempio che riguarda Berlinguer. Quando il Pci dall’astensione passò al vero e proprio ingresso nella maggioranza, il presidente del Consiglio designato da Moro era Andreotti, sicché il passaggio dalla “non sfiducia” al voto in favore del governo ebbe Andreotti come interlocutore. Moro fu rapito lo stesso giorno del voto che però era stato deciso già prima da Berlinguer.
Badoglio nel ’44, Andreotti nel ’78, il Pci di Togliatti e poi quello di Berlinguer. Napolitano era a Napoli nel ’44 e a Roma nel ’78. Adesso ha responsabilità assai maggiori di quelle che allora ebbero i due leader comunisti. Lui è il primo ex comunista andato al Quirinale 58 anni dopo la firma della Costituzione. Ma un presidente al di sopra delle parti come lui, salvo Ciampi, non è mai esistito. Garantisce tutti, ma garantisce soprattutto il paese e per questa ragione nell’interesse del paese agisce con tutta l’energia necessaria.
Ora vedremo il governo Letta al lavoro. Se i fatti corrisponderanno alle parole molte sofferenze saranno lenite e molte speranze riaccese.