Un fiore … nelle “pagine della nostra Vita”

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

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Buona Domenica a tutti Voi,  con la dolcezza di Riccardo Cocciante

” Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l’inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te… 

il video è tratto dal bellissimo film “Le pagine della nostra Vita

…sono colpevole di essere nata all’estero

ministro KieNell’ambito del sinodo delle chiese metodiste e valdesi, il ministro per l’integrazione, Cècile Kyenge, interviene nella serata pubblica sul tema “Gli italiani, il pluralismo delle fedi, l’analfabetismo religioso”.

Grazie Cècile per la tua grande umanità , di questa umanità ne abbiamo tanta necessità.
Paola

Ragionieri, con il pallone in testa

ragionieri 1998

la sfida del 1999 al Diana

La maglia è quella dell’Istituto Tecnico Commerciale e  loro sono tutti  ragionieri diplomati al Corridoni. Come da consuetudine questi “vecchi ragionieri diplomati al Corridoni”  ancora sfidano  annualmente gli attuali studenti dell’Istituto Commerciale  in un incontro di calcio dove non conta più il risultato (scontato) ma si misura annualmente la differenza reti. La scusa naturalmente è il calcio ma dietro l’evento sportivo c’è la voglia di questi 50enni di  incontrarsi e tenere sempre accesa l’amicizia e il ricordo dei migliori anni della vita.
Nella foto, che immortala la sfida del 1999, ci sono i mister, i professori Falcetta e Bianconi,  il numero 1 il portierone,  il compianto Carlo Nicoletti ( ragioniere diplomato 1958/1959), il rag. Cecchi Claudio, il rag. Paolo Leoni, il rag. Antonio Campanelli, il rag. Feliciani Doriano ( ex goleador dell’Osimana), Chiaraluce Fabio, il rag. Buscarini Olivio con il più giovane fratello Fabio.
Ma da sempre l’ossatura della squadra dei vecchi ragionieri  è formata dal “blocco” dei  diplomati nel 1978 vale a dire: Adriano Polenta, Adriano Lanari, Marco Bevilacqua, Giordano Guzzini, Graziano Mezzelani,  Celestino (mio marito) , Danilo Feliciani e  Dante Marzocchini.

La protesta di don Albino per salvare l’ambiente, contro la cementificazione

“Carissima/o,
desidero comunicarti che da oggi, venerdì 16 agosto, inizierò un digiuno a sola acqua, a tempo indeterminato, per l’emergenza ambiente. Vorrei sollecitare l’attenzione e l’impegno sia per la situazione disastrata del Veneto (grandi opere, project financing), che per superare l’inerzia culturale riguardo al territorio. Non chiedo solidarietà personale, ma questo non significa che io la rifiuti. Ho scelto questo momento per non intralciare le attività di altri comitati. Se ritieni che la mia iniziativa possa essere utile all’impegno che stai profondendo con il tuo comitato o la tua associazione e che sia possibile coinvolgere altre persone, ne sarei contento, perché assieme potremmo contribuire alla crescita della coscienza comune. Per questo mi rendo pienamente disponibile per organizzare incontri di sensibilizzazione o per proporre prese di posizione condivise. Durante il digiuno ho intenzione di condurre le consuete attività quotidiane, nei limiti delle mie capacità e forze, permettendo a tutti coloro che lo vorranno di incontrarmi e verificare anche visivamente la serietà dell’impegno preso. Per questo da venerdì vivrò accampato in un camper, parcheggiato nel cortile dell’Associazione stessa, in via A. da Tempo n. 2 a Padova. Se credi che la mia iniziativa possa essere utile, ti chiedo di darne diffusione attraverso i tuoi contatti.
Ciao. Un saluto di Pace. Don Albino Bizzotto

albinoDon Albino Bizzotto è un sacerdote vicentino di 74 anni. Ordinato presbitero nel 1963, per alcuni anni visita i paesi dell’America Latina e nel 1985 fonda l’associazione “Beati i Costruttori di Pace”, per chiedere la pace e il disarmo nel mondo..
Nel 1992 organizza una marcia nonviolenta nella Sarajevo assediata, coinvolgendo cinquecento giovani. Insieme a loro si unirono don Tonino Bello e Mons. Luigi Bettazzi.
Dal 16 agosto, Don Albino ha cominciato uno sciopero della fame. “Vivrò in un camper all’interno del cortile dell’associazione, in modo che tutti possano vedermi. Non mangerò. Sarò seguito da un medico: berrò solo un po’ di acqua e, quando sarà necessario, assumerò qualche polverina di integratore. Niente altro”.La sua protesta parte da un ragionamento di fatto: “L’ambiente e il territorio sono diventati i luoghi di maggiore speculazione finanziaria: la Terra, che ci ha generato, è ormai considerata una cosa e non un organismo vivente. Ma la situazione è fuori controllo. Solo in Veneto dal 1990 al 2000 la superficie agricola è diminuita di 279.830 ettari, cioè del 21,5%; mentre il consumo del suolo per urbanizzazione e infrastrutture varie è di 1382 ettari l’anno, pari cioè a 3,8 ettari al giorno. Siamo sopra a un vulcano”.
Oltre a puntare il dito contro un sistema politico fallace, il prete mette sotto la lente degli accusati anche la Chiesa: “bisogna smetterla di considerare l’economia il motore di tutto. Anche la Terra ha una sua grammatica: il nostro sistema aiuta a creare la vita o a distruggerla? In questo c’è tanto silenzio anche da parte della Chiesa. Questi temi non fanno ancora parte della Pastorale, non sono discussi nelle parrocchie e in ambito di Diocesi, nonostante ci sia un messaggio chiaro da parte della Cei. Più che sordità, è ignoranza”.

Non potrebbe svolgere neanche le funzioni di amministratore del condominio

La Riforma della disciplina del condominio negli edifici, entrata in vigore il 18 giugno 2013, introducendo l’art. 71-bis delle disp. att, c.c., ha stabilito che non possono svolgere l’incarico di amministratore di condominio coloro che siano stati condannati per delitti contro la PA, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio ed ogni altro delitto non colposo punito con reclusione non inferiore nel minimo a due anni e nel massimo a cinque anni. La perdita in corso di incarico di questo requisito di incensuratezza comporta la cessazione dell’incarico.

Berlusconi 875

Non è ridicolo pensare che attualmente Berlusconi non potrebbe neppure fare l’amministratore di condominio mentre  pretenderebbe di continuare a fare l’amministratore del Paese!!

Spero che si ponga presto fine a questa indegna situazione che è solo causa di discredito dell’Italia.

Caro Violante questa volta non sono d’accordo

Ho grande stima per Luciano Violante, sicuramente uno dei “grandi padri” fondatori del PD.  Tuttavia non capisco la posizione assunta dall’ex magistrato, sulla vicenda Berlusconi in ordine alla applicazione della legge Severino sull’incandidabilità dei condannati.
Luciano Violante offre una sponda a Berlusconi e afferma “noi siamo una forza legalitaria. La legalità comprende il diritto di difesa e impone di ascoltare le ragioni dell’accusato“.
Però, caro Luciano Violante permetti, qui non ci troviamo di fronte ad un accusato, ma ad un condannato per FRODE FISCALE in via definitiva. E come tale DEVE DECADERE, se si vuole RISPETTARE LA LEGGE.
Con la stima di sempre, Paola.

Paola 33

Chiesa cattolica italiana e Berlusconi: a quando un esame di coscienza ?

Aldo Maria ValliArticolo di Aldo Maria Valli (Vaticanista TG1-RAI) La condanna è arrivata, e irresponsabili non sono i giudici, ma coloro che la mettono in discussione. Non accettarla, o dipingerla come sintomo di un disegno politico, vuol dire minare lo stato di diritto alle fondamenta. Il guitto Berlusconi, ormai vecchio e gonfio, con la sua faccia da bambolotto di plastica, continua la recita, stancamente, come per inerzia, ma la cosa più triste è che un paese intero questa recita la segue e la subisce da un ventennio. E senza neppure la consolazione di poter dire di aver vissuto una pagina drammatica. Perché qui prevale la farsa, come nella peggior tradizione italica.
Ora però una domanda che riguarda i cattolici e le gerarchie. Come è stato possibile che per tanti, troppi anni la Chiesa istituzionale e un largo numero di sedicenti cattolici abbiano appoggiato quest’uomo? Com’è stato possibile che tanti cattolici, a tutti i livelli, abbiano votato e chiesto di votare per lui, che gli abbiano concesso credito, che lo abbiano visto come l’uomo della provvidenza? Com’è stato possibile che una parte, una larga parte del mondo cattolico non abbia provato un moto di spontanea ripulsa verso il guitto impegnato a usare la politica e gli italiani per il proprio tornaconto?
È una vecchia domanda che tuttavia non ha mai trovato risposta. Forse perché rispondere, per i cattolici italiani, vorrebbe dire fare un profondissimo e doloroso esame di coscienza, non solo e non tanto in termini politici, ma sotto il profilo culturale. Equivarrebbe a mostrare il vuoto culturale di un soggetto, il cattolico medio italiano, che sia sotto la Dc sia, e a maggior ragione, sotto l’ombrello berlusconiano non è mai stato abituato a pensare con la propria testa, a usare lo spirito critico, a distinguere tra senso dello Stato e opportunismo, ma si è lasciato guidare da una categoria tanto generica quanto comoda, l’anticomunismo, accontentandosi di parole d’ordine vuote.
Fare questo esame di coscienza equivarrebbe inoltre a togliere il velo steso sopra una classe dirigente ecclesiale in gran parte modesta e tremebonda, incline a non disturbare il manovratore e anzi a ingraziarselo, per ottenere vantaggi immediati. Fare questo esame di coscienza equivarrebbe a mostrare come la religione, separata dalla fede, diventi facilmente alibi per giustificare il non giustificabile, per chiudere gli occhi davanti all’arroganza del potere, per trasformare la stessa appartenenza di fede in strumento di potere e di sottopotere. Procedere con questo esame di coscienza equivarrebbe alla fin fine a mostrare il tradimento del Vangelo operato da tanti, sia chierici sia laici cattolici, che il berlusconismo o l’hanno sposato in pieno o l’hanno tollerato in silenzio o hanno cercato di utilizzarlo.
Fare questo esame di coscienza vorrebbe dire scrivere una pagina triste del cattolicesimo italiano, quasi del tutto incapace di sottrarsi alle lusinghe del guitto e pronto anzi a sponsorizzarlo in maniera più o meno aperta. Fare un simile esame di coscienza vorrebbe dire mostrare come i cattolici italiani, a tutti i livelli, si siano lasciati incantare dalla sottocultura televisiva dispensata a piene mani dal guitto e non abbiano opposto resistenza alcuna, preferendo anzi crogiolarsi in essa come sotto l’effetto di un narcotico.
Fare questo esame di coscienza equivarrebbe a chiedersi come e perché politici molto solerti nello sbandierare la loro cattolicità abbiano deciso di militare sotto le insegne truffaldine del guitto. Fare questo esame di coscienza equivarrebbe a constatare che perfino gli oppositori ormai hanno nel proprio dna dosi massicce di berlusconismo. Fare un tale esame di coscienza equivarrebbe a dimostrare che gran parte dei cattolici non sanno nemmeno che cosa sia la parresia, la libertà e la capacità di dire tutto, senza reticenze e senza sotterfugi interessati.
Dov’erano i cattolici quando il guitto destabilizzava lo Stato con le sue battaglie ad personam? Dov’erano quando inebetiva gli italiani con i suoi circenses televisivi? Dov’erano quando separava la morale privata da quella pubblica infrangendo così uno dei pilastri della dottrina sociale della Chiesa? Dov’erano quando, palesemente e senza vergogna, divulgava con il proprio comportamento l’idea che con la ricchezza sia possibile guadagnarsi l’impunità?
La verità è che la Chiesa italiana e gran parte dei cattolici, se si studia il loro rapporto con il guitto di Arcore, hanno sulla coscienza gravi peccati, sia di connivenza sia di omissione. Quando ne hanno preso le distanze lo hanno fatto timidamente e in ritardo, a scempio ormai compiuto, e comunque è difficile dimenticare certe immagini, come la folla del meeting di Rimini osannante nei confronti del guitto, accolto come un salvatore e riverito, incredibile dictu, come un vero statista.
Per tutte queste ragioni l’esame di coscienza non ci sarà e chi proverà a farlo, dentro il mondo cattolico, sarà guardato per lo più con fastidio e messo ai margini, come del resto è già avvenuto durante il regno del guitto.