Diritti di cittadinanza: vincono i discriminatori e i quaquaraquà.

Ha vinto la paura, hanno vinti quelli di CasaPound e con loro la Lega e quelli di 5stelle: hanno vinto quanti discriminano. Tutto viene rimandato a settembre, come se si fosse agli esami di riparazione scolastici. Dopo la pausa estiva, poiché la “calura” non gioca a favore dei bambini e dei ragazzi detti con disprezzo stranieri, per quanto italiani di fatto.

Non so cosa succederà a settembre ma temo che il diritto di cittadinanza dei nuovi italiani, verrà rinviato a data da destinarsi.
La proposta di legge era buona e come si dice in questi casi “moderata”, proponeva di concedere la cittadinanza: ai nati in questo “patrio” suolo da cittadini non italiani – di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente (extracomunitari) o del permesso di soggiorno UE di lungo periodo, almeno 5 anni – ( ius soli); in alternativa, nati in Italia o residenti in Italia dal 12° anno di età purché abbiano frequentato regolarmente corsi scolastici di istruzione per almeno cinque anni – o formazione professionale triennali o quadriennali, con esito positivo, idonei a ricevere una qualifica professionale – ( ius culturae). L’acquisizione della cittadinanza italiana, recita altresì la Proposta, non è automatica. Avviene dietro esplicita richiesta da parte di un genitore, entro il compimento del 18° anno di età.
Inoltre ai fini del riconoscimento della cittadinanza è previsto in maniera vincolante per i genitori il permesso di lungo periodo, sottoposto ai quattro precisi requisiti: almeno 5 anni di soggiorno valido un reddito non inferiore all’assegno sociale, 5.824 euro anno, la residenza in una casa appropriato con le norme di legge in materia, superamento di un test della lingua italiana.

I dati del MIUR – Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca -, pubblicati nel 2017, riguardo la popolazione scolastica straniera dicono: negli ultimi cinque anni gli studenti italiani sono diminuiti del 2,3% ( meno 193.000 unità), gli studenti non italiano sono cresciuti di 59.000 unità.
La presenza degli studenti senza cittadinanza italiana nelle varie gerarchie scolastiche è così rappresentata: nella scuola dell’infanzia sono 166.428 unità, 10,4% del totale; nella scuola Primaria i bambini senza cittadinanza sono 297.000, pari al 10,6%; nella scuola secondaria di primo grado 163.613 i ragazzi senza cittadinanza, vale a dire il 9,4% del totale; nella scuola secondaria di secondo grado i ragazzi non italiani sono 187.525, pari al 7% del totale. Nella graduatoria della distribuzione geografica nelle Regioni italiane, nelle prime quattro realtà territoriali gli studenti senza cittadinanza si trovano: Lombardia ( 203.979), Emilia Romagna ( 96.213), Veneto ( 91.853), Lazio ( 77.109).

Quindi, i giovani “stranieri” interessati, emarginati senza cittadinanza, sono figli di profughi/migranti residenti in Italia ormai da molti anni.

Continuare a privare della cittadinanza italiana questi ragazzi e ragazze nati, cresciuti, istruitosi in Italia, coesi e socializzati con i cittadini in generale, italiani di fatto, senza la conseguente acquisizione dei diritti civili, sociali e politici, e dei doveri, – previsti dall’ampio ventaglio delle leggi vigenti nel nostro Paese e in linearità con i principi fondamentali della nostra Costituzione, in coerenza con quanto avvenuto nella gran parte dei paesi europei – è un atto inaccettabile di discriminazione, di vigliaccheria civile e democratica.
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Credo sia compito di chi ha a cuore la difesa dei Valori fondativi della nostra Costituzione –  l’associazionismo civile, sociale e sindacale,  le organizzazioni cattoliche – riprendere le trame dell'”Italia sono anch’io” per manifestare l’indignazione contro gli attacchi razzisti e fascisti per riaggregare i tanti milioni di cittadini che, ancora rappresentano il nucleo vitale della democrazia italiana che, come me, sgomenti assistono a questa disfatta.
Una situazione drammatica, di grande allarme per gli uomini e le donne che hanno a cuore la tenuta democratica del nostro Paese, specie per le bimbe, i bimbi, le ragazze e i ragazzi che dovrebbero al fine beneficiare dei contenuti della Proposta di Legge, per essere cittadini a tutti gli effetti.

Paola

 

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Ci sono riforme più riforme di altre

Non era questo il Governo delle Riforme ? In particolare delle Riforme che dovevano incidere, aumentandone,  i diritti delle persone ? Purtroppo non è così alcune Riforme sono state bloccate e non se ne parla più.
Ad esempio della tanto attesa Riforma della Cittadinanza in favore dei figli degli immigrati, ragazzi e ragazze nati e cresciuti in Italia non se ne è fatto più nulla.
Italia sono anch io
Il Ddl 2092 che doveva sancire che questi figli di immigrati di seconda generazione, sono italiani anche per legge  – dallo scorso ottobre – dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati,  è bloccato nei cassetti della commissione Affari Costituzionali del Senato.

Il loro, anche nostro, Paese continuerà a considerarli stranieri chissà per quanto altro tempo, sempre che non si tratti di un bravo calciatore o di un talentuoso atleta.

Paola

 

Una conquista di Civiltà #‎IusSoli‬ e ‪#‎IusCulturae: BENVENUTI ai nuovi futuri italiani!

Un grazie ai 1.097  osimani che hanno contribuito, con la loro firma per la “campagna l’Italia sono anch’io”, a far si che oggi il nostro Paese possa avere una norma di civiltà per i bambini figli di immigrati nati e cresciuti nel nostro Paese.
La legge oggi votata alla Camera sulla riforma della cittadinanza non corrisponde a quanto si chiedeva nella  proposta della campagna “L’Italia sono anch’io”, è più riduttiva  ma, comunque, rappresenta un piccolo grande passo avanti verso un Paese davvero interculturale: un Paese in cui tutti possiamo interagire e arricchirci a vicenda delle nostre differenze. Grazie ancora

La dichiarazione di voto di Khalid Chaouki  a nome del Partito Democratico prima del voto favorevole alla nuova legge sulla cittadinanza #‎IusSoli‬ e ‪#‎IusCulturae‬.

Cara presidente, cari colleghi,
mi è impossibile nascondere oggi l’emozione e l’orgoglio per questa dichiarazione di voto a nome del Partito democratico su un provvedimento che non esagero a definirlo un tassello fondamentale per il futuro del nostro Paese, la riforma della legge sulla cittadinanza dopo 23 anni di attesa per i bambini nati o cresciuti in Italia. Una norma di civiltà che riconosce a chi è nato e cresciuto nel nostro Paese di potersi finalmente riconoscere cittadino a pieno titolo del Paese che lo ha cresciuto.
Il cosiddetto Ius Soli temperato per i bambini che sono nati nel nostro Paese da genitori ormai radicati in Italia e lo Ius Culturae per coloro che sono arrivati in Italia sotto i 12 anni e che hanno frequentato almeno per cinque anni la scuola italiana. Una riforma attesa da tanti, troppi anni da una nuova generazione di italiani di fatto e stranieri per legge. Una riforma richiesta e sollecitata attraverso centinaia di iniziative in piccoli e grandi comuni, che in modo trasversale, ci hanno chiesto in questi anni semplicemente di ratificare il cambiamento già avvenuto nel Paese. Ci hanno chiesto di aggiornare una legge importante come quella sulla cittadinanza al passo con i tempi che viviamo e nell’interesse del futuro che ci spetta, un futuro inevitabilmente multiculturale che abbiamo il dovere di costruire insieme ai nuovi cittadini nella condivisione dei valori dettati dalla nostra Costituzione.
Chi nasce e cresce in Italia è italiano. È la storia di un percorso di riflessione e ascolto, di una battaglia di civiltà portata avanti con convinzione da parte del Partito democratico e che ha trovato nel Paese una larghissima condivisione e una straordinaria convergenza con il mondo dell’associazionismo fino a tradursi in una straordinaria campagna “L’Italia sono anch’io”, grazie alla quale sono state raccolte oltre 100mila firme per una proposta di iniziativa popolare che oggi viene recepita in alcune sue parti in questa nostra legge.
È anche la mia storia personale; se posso permettermi in questa occasione storica questa breve parentesi. Ricordo come fosse ieri quel freddissimo dicembre del 1992, a nove anni atterrato a Malpensa e finalmente felice e commosso per la possibilità di riabbracciare il mio papà, tappezziere poi operaio metalmeccanico costretto a migrare alla ricerca di un futuro migliore per la sua famiglia prima a Palermo poi in Emilia. Non smetterà mai di essere grato ad un Paese che lo ha accolto e che ha adottato i suoi figli. E oggi certamente lui insieme a tutti i migranti che con fatica hanno lavorato per il bene di questo Paese, saranno grati ad un Paese che finalmente riconosce i loro figli, dopo anni di sacrifici, figli legittimi di questa loro nuova comunità.
Una norma di civiltà che permetterà ai figli di immigrati, nati o cresciuti in Italia, di considerarsi finalmente a pieno titolo figli legittimi di una madre, l’Italia, di cui sono diventati padroni della sua lingua e dei suoi mille dialetti, tifosi delle sue squadre e innamorati della sua bellezza. Questa è la storia dei nuovi italiani.
Stiamo parlando di una generazione di bambini e ragazzi che popolano le scuole e gli oratori, i campi di calcio, le palestre di città e periferie. Hanno nomi, origini e religioni diverse, ma nutrono passione e amore per l’unico Paese che hanno davvero conosciuto, l’Italia. Quando tornano in vacanza nei Paesi di origine dei loro genitori sentono immediatamente nostalgia per la loro vera patria. Eppure sono costretti al rientro a fare file riservate agli stranieri. Sono italiani costretti a portare in tasca ed esibire un permesso di soggiorno nella città dove sono nati. Sono la cosiddetta generazione Balotelli, una generazione che ci entusiasma quando fa goal in nazionale, ma che non possiamo più trascurare quando ci chiede semplicemente di riconoscere il diritto all’identità, a sentirsi pienamente parte integrante di una comunità nazionale.
Oggi quindi stiamo per scrivere una nuova pagina della nostra storia. Stiamo per fare un passo deciso verso il futuro dell’Italia nell’Europa e nel mondo di domani aggiornando una legge sulla cittadinanza la 91 del 1992, ormai superata. Lo dimostrano le numerose proposte presentate in questo parlamento da tutti i gruppi parlamentari senza eccezioni.
Una legge fondata sullo Ius Sanguinis, nata guardando in particolare alla diaspora italiana nel mondo e a come tutelare giustamente il rapporto tra milioni di italiani emigrati e la loro patria di origine. Oggi con lo Ius Soli noi vogliamo guardare soprattutto al presente e al futuro del Paese.
Per noi la nuova legge sulla cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia significa oltre a riconoscere un diritto fondamentale per chi è già parte integrante della nostra società, riconoscere all’Italia finalmente il diritto di diventare un Paese al passo con la modernità. Il diritto del nostro Paese a guardarsi allo specchio senza paure e vivere il suo futuro affrontando le nuove sfide globali, forte di una comunità nazionale multiculturale e contemporaneamente ancorata ai principi condivisi della Costituzione.
Il diritto dell’Italia a servirsi di una nuova generazione di italiani che portano con sé esperienze che magari hanno origini lontane, ma che possono offrirci un contributo utile per allargare i nostri orizzonti. Il diritto dell’Italia di poter beneficiare di una marcia in più grazie ad una generazione di nuovi italiani ansiosi di poter finalmente partecipare con tutte le loro energie al successo del nostro Paese. Lo ha dimostrato qualche settimane fa il giovane Yassin Rachik, appena divenuto italiano grazie alla grande sensibilità del presidente Sergio Mattarella, che da qui vogliamo ringraziare anche per la parole importanti su questo tema nel suo discorso di insediamento, ha vinto ed è salito sul podio alla sua prima gara europea intonando l’inno d’Italia e abbracciando il tricolore.
La nuova legge sulla cittadinanza non è solo quindi una riforma che elimina le discriminazioni e riconosce un diritto a chi nasce e cresce in Italia di crescere alla pari dei propri coetanei senza differenze. Ma è una riforma che aiuterà l’Italia a diventare ancora più forte nella sfida della globalizzazione.
Una legge che per il Partito democratico rappresenta certamente l’inizio e non la fine di percorso di cambiamento nella società che ci vede oggi orgogliosi di affermare nuovi diritti ma consapevoli nello stesso tempo delle nuove sfide che ci attendono. La cittadinanza per noi non può ridursi semplicemente alla consegna di un nuovo passaporto, ma come per tutti i cittadini, deve tradursi in valori condivisi, impegno per il bene comune e partecipazione a tutti i livelli della società. Noi non siamo per nessuna scorciatoia demagogica, ma per un percorso di piena inclusione dei nuovi italiani attraverso un serio investimento sulla scuola pubblica in materia di educazione civica e promozione dell’interculturalità tra i protagonisti nell’Italia di domani.
Un impegno che finora hanno svolto, troppo spesso in silenzio e senza mezzi sufficienti, le vere eroine di questi ultimi 20anni in cui il nostro Paese ha conosciuto l’immigrazione. Maestra Lucia, che nella mia scuola elementare a Monticelli Terme in provincia di Parma, unico bambino “straniero” e accolto con amore come un simpatico extraterrestre ormai 23 anni fa. Maestra Lucia, maestra Carmen, maestra Elsa: hanno saputo accompagnarmi per i primi mesi verso l’amore per la lingua italiana, la sua grammatica e le sue poesie imparate a memoria meglio di alcuni miei compagni. Da qui voglio ringraziare loro e ringraziare a nome di tutti lo straordinario popolo delle nostre insegnanti e il lavoro determinante svolto dalla nostra scuola pubblica che merita riconoscimento e un sostegno decisivo per il futuro. La scuola ad oggi è certamente la prima agenzia di convivenza e cittadinanza del nostro Paese, ed è per questo che in questa legge abbiamo voluto, grazie al contributo di tutti i gruppi, assegnare centralità al ruolo della scuola nel processo di cittadinanza.

Signora presidente,
Il 22 novembre 2011 vennero pronunciate queste parole: “Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un’autentica follia, un’assurdità. I bambini hanno questa aspirazione”. A pronunciarle fu l’emerito presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, instancabile nel ribadire con gesti e parole la necessità di riconoscere a questi ragazzi il diritto di sentirsi finalmente italiani. Un nostro grazie a Giorgio Napolitano, che fin dagli anni’90 insieme all’allora ministro Livia Turco cominciarono a riflettere sulla necessità di aggiornare il nostro ordinamento per tracciare con lungimiranza i pilastri sui quali costruire l’Italia verso il futuro.
Infine vorrei a nome del Partito democratico esprimere il voto favorevole a questa nuova norma di civiltà ringraziando senza alcun formalismo tutti i colleghi, di maggioranza e opposizione, la nostra relatrice Onorevole Marilena Fabbri e il governo per aver favorito, in un contesto certamente non semplice, un dialogo e un confronto nel merito di questa importante riforma, senza demagogie ne inutili strumentalizzazioni. Oggi questo Parlamento con questo voto contribuirà a scrivere una nuova pagina di futuro di un Paese che tutti amiamo. Viva l’Italia con i suoi nuovi italiani!
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Chi nasce e cresce in Italia è cittadino italiano. Il Comune di Osimo deve mettere in atto le procedure e le iniziative approvate, per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri residenti

Lo scorso anno il Consiglio Comunale di Osimo  ha approvato una risoluzione che chiedeva di conferire la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri. Con questa iniziativa si voleva mandare un messaggio chiaro e netto: il nostro Paese ha bisogno di riflettere seriamente sul tema dell’immigrazione. Non stiamo parlando infatti di un fenomeno marginale, ma di una fetta sempre più larga di persone che in Italia e nella nostra città lavorano e faticano. Eppure, ottenere dei diritti è faticosissimo, a volte impossibile, tanto che molti di loro continuano a morire nel tentativo di arrivare nel nostro Paese per fuggire dalla fame e dalle guerre..

nuovi italiani 1È dunque indispensabile riprendere al più presto l’iter di revisione del diritto di cittadinanza al fine di giungere ad una legislazione consona alle mutate connotazioni della struttura demografica del nostro Paese e rispettosa dei Diritti di chi sul nostro suolo è nato e cresciuto ed italiano si sente e deve essere al pari di ogni altro cittadino.

Su richiesta del Gruppo Pd il nostro Comune ha aderito alla campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”, grazie alla quale è stata depositata in parlamento una proposta di legge di iniziativa parlamentare sul tema della cittadinanza.

I bambini nati in Italia da genitori stranieri sono italiani in tutto e per tutto, tranne che per i diritti, e a 18 anni, una volta compiuta la maggiore età, rischiano di diventare clandestini nel Paese dove hanno sempre vissuto, per colpa di una legge inadeguata che non tiene conto dell’attuale contesto sociale.
L’Italia di domani non si può fondare sulla paura e sulle discriminazioni, ma deve avere il volto di una società più aperta e inclusiva, capace di riconoscere e di rispettare le diversità e, per questo, più sicura di sé e del proprio futuro. Per tendere a questo obiettivo è diventato indispensabile ripensare al concetto di cittadinanza nel nostro Paese, abbracciando con forza un principio cardine: chi nasce e cresce in Italia è italiano.

C’è da chiedersi, da ultimo con preoccupazione, come mai le scelte del Consiglio Comunale non vengono attuate e rese operative  dal Sindaco di Osimo e dalla sua Giunta:  dimenticanza, distrazione, mancanza di rispetto istituzionale o quant’altro ?Aspettiamo la risposta.
Paola

linea italia

Alla c.a. Sig. Presidente del Consiglio Comunale Comune di Osimo

INTERROGAZIONE

Oggetto:  mancata attuazione della Deliberazione di C.C. n° 90 del 28/11/2012 “Adesione alla campagna promossa da Unicef Italia “Io come Tu” per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti in Osimo “.

La sottoscritta PAOLA  ANDREONI consigliere Comunale capogruppo del Partito Democratico,

Premesso  che

– In data 28/11/2012 il Consiglio Comunale si è riunito per discutere del punto all’ordine del giorno “ Adesione alla campagna promossa da Unicef Italia “Io come Tu” per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti in Osimo;
– Dopo ampia discussione lo stesso Consiglio Comunale ha approvato a maggioranza dei presenti, con unico voto contrario quello del consigliere di maggioranza Borra, i n° due ordini del giorno ( uno proposto dalla maggioranza e l’altro dal PD) presentati durante la trattazione dell’argomento;
– La Delibera n° 90 del 28/11/2012 tra l’altro “impegna il Sindaco e l’Amministrazione Comunale a conferire, come atto simbolico, la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia, figli di immigrati stranieri e residenti nel territorio del Comune di Osimo, promuovendo una pubblica cerimonia con la consegna di attestati di riconoscimento”;
– La Delibera n° 90 del 28/11/2012 impegna, altresì, l’Amministrazione Comunale a comunicare l’esito della cerimonia al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Constatato che

– a tutt’oggi non risulta che sia  stato prodotto alcun atto amministrativo relativo all’oggetto della suddetta Deliberazione di C.C. né  risulta  che sia stata promossa alcuna iniziativa,  nè   calendarizzata alcuna cerimonia per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti in Osimo;
– a seguito del deliberato del Consiglio Comunale il Sindaco e l’Amministrazione Comunale, si erano IMPEGNATI a dare corso alla volontà espressa dalla maggioranza dei Consiglieri Comunali presenti alla discussione del punto all’odg.;
– con l’adozione della delibera di C.C. n° 90 /2012, questo Civico consesso ha voluto mandare un messaggio chiaro e netto: il nostro Paese ha bisogno di riflettere seriamente sul tema dell’immigrazione. Fenomeno non più marginale, ma che investe una fetta sempre più larga di persone che in Italia e nella nostra città vivono e lavorano.

Preso atto che 

– come consigliera comunale di questo civico consesso non riesco a capire come mai il massimo organo di governo cittadino, cioè il Consiglio Comunale, non è capace di dare corso, a distanza di un anno, al proprio deliberato su una materia così delicata ed attuale, che ha trovato d’accordo la quasi totalità dei Consiglieri Comunali di maggioranza e di minoranza;
– è interesse comune quello di vedere un migliore e puntuale funzionamento degli organi istituzionali del nostro comune, ad iniziare dal Consiglio Comunale del quale siamo componenti.

Fatte queste premesse la sottoscritta,

INTERROGA  IL  SINDACO 
per conoscere

1. Come mai il Sindaco e la Giunta, a distanza di un anno, non hanno dato corso agli impegni assunti durante i lavori del Consiglio Comunale disattendendo il deliberato di tutti i Consiglieri Comunali presenti ad eccezione  del  consigliere Borra che ha espresso il voto contrario;

si chiede

2. Di provvedere immediatamente a produrre tutti gli atti amministrativi necessari a sostenere l’adesione alla campagna promossa da Unicef Italia “Io come Tu” e a organizzare una importante cerimonia cittadina per il conferimento simbolico della cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti in Osimo, così come hanno fatto altri comuni italiani.

Osimo lì, 18 ottobre 2013

……..la consigliera comunale
capogruppo del Partito Democratico
———-Paola Andreoni

Sono dalla parte di Cécile Kyenge

18iussoli_33012I ripetuti attacchi alla neo ministra Cécile Kyenge sono la dimostrazione del livello di intolleranza e di pregiudizio che c’è in questo nostro “povero” paese. Me ne vergogno come italiana e come donna.
A Cécile Kyenge tutta la mia vicinanza e il pieno sostegno nella sua battaglia presente e futura. Mi auguro che su questi temi,  come lo ius soli,  i deputati e senatori del PD la pensino tutti allo stesso modo e che tutti sentano la necessità e l’urgenza di riformare il diritto di cittadinanza e, sopratutto, di stare dalla parte di Cécile Kyenge.

Paola …dalla parte di Cécile Kyenge

La coscienza civile non è obbligatoria

Ricevo da Bruno Carchedi, pubblico e condivido

” Sono fra quelli che si erano indignati per i cori razzisti negli stadi quando tempo fa in Italia giocava Mario Balotelli, l’italianissimo e bravissimo calciatore nero. Così come più di recente mi sono indignato quando durante l’amichevole di calcio Milan – Pro Patria un gruppo di tifosi del Pro Patria ha rivolto cori razzisti contro il giocatore di colore del Milan Boateng. Episodi come questi ce ne sono stati molti, troppi, e purtroppo ce ne saranno ancora, prevedo.
Non mi sono mai illuso che Balotelli fosse, o dovesse essere, una specie di simbolo della lotta contro il razzismo, anche se mi sarebbe piaciuto. In fine dei conti sono stati numerosi gli atleti di colore che – negli anni – in diversi paesi del mondo occidentale hanno usato la loro notorietà sportiva per mandare un messaggio di civiltà antixenofoba. Non è il caso di Balotelli, ne prendo atto e non lo critico per questo. La coscienza civile non è obbligatoria.
Ora super Mario è tornato in Italia per giocare nel Milan e ho scoperto – con molto ritardo, lo ammetto – che prende regolarmente un sacco di multe, troppe. Per la precisione, multe per sosta vietata. L’ultima a Linate giusto ieri. In Gran Bretagna dove viveva e giocava fino alla fine dell’anno scorso collezionava ogni mese migliaia di euro di multe per divieto di sosta lasciando la sua Maserati nei posti più impensati e critici per il traffico. Voi direte: e allora? E allora niente. Questo non mi è piaciuto. Non mi è piaciuto che un giovanotto con troppi soldi non rispetti le più elementari norme della convivenza civile, anche se solo viabilistica in questo caso, solo perché per lui pagare qualche migliaio di sterline è come per i comuni mortali pagare qualche euro.
Un giovanotto con troppi soldi che se la spassa alla grande senza troppi problemi per quello che di brutto nella società accade intorno a lui lo accetto, anche se non è quello che vorrei aspettarmi da un giovane. Ma mi riesce più difficile accettare un giovanotto con troppi soldi che se ne frega alla grande delle più elementari norme della convivenza civile, anche se solo viabilistica. Anche se è nero di pelle.”

Anch’iosperavo e mi sarebbe piaciuto che Mario  Balotelli potesse diventare il simbolo dei tanti giovani figli di immigrati in Italia, italiani di seconda generazione, impegnati  per ottenere il diritto di cittadinanza. Come tanti cantanti, uomini di spettacolo,  che hanno usato la loro notorietà sportiva per mandare un messaggio di civiltà per importanti conqueste civili. Purtroppo, ad oggi, non è il caso di Mario Balotelli,  che peccato!.

Paola

Bimbi stranieri nati in Osimo, cittadini onorari

Sono già diversi i Comuni italiani che hanno deciso di “forzare”, con una delibera, una legge che ormai tutti, tranne alcuni fautori del nazionalismo più becero o fanatico, ritengono inaccettabile. La forzatura consiste nella concessione, ai bimbi figli di genitori stranieri nati in Italia, della cittadinanza onoraria.
In Italia, come è noto, oggi un bambino straniero nato sul suo territorio resta straniero fino al compimento del diciottesimo anno di età.
E questo anche se parla italiano, vive da italiano, frequenta le nostre scuole italiane, gioca a pallone nelle squadre giovanili della città ed è perfettamente integrato nel tessuto sociale.
Un’ingiustizia palese che tiene vincolati migliaia di giovani alla burocrazia e ad un senso di appartenenza continuamente respinto da norme e cavilli.
Con questa mozione, il Partito Democratico di Osimo, chiede che anche la nostra comunità,  legata ad una lunga tradizione di solidarietà sia annoverata tra le città che hanno aderito a questa rivolta pacifica, una città che sappia  distinguersi per iniziative legate all’infanzia e alla promozione di diritti.
E proprio nel quadro della tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, proponiamo al civico consesso l’adozione della mozione consiliare che tra i vari punti sancisce “di promuovere, compatibilmente con la legislazione vigente, un percorso finalizzato alla concessione della cittadinanza onoraria ai bambini di origine straniera nati o residenti sul territorio, in attesa di una riforma legislativa che faciliti l’accesso alla cittadinanza per minorenni di origine straniera”.
Riconoscere la cittadinanza onoraria ha un valore simbolico. E’ un segnale alla politica nazionale. Un atto che non ha  conseguenze pratiche, dato che non spetta al Comune riconoscere la cittadinanza, ma che è carico di significati politici. Per spingere il Parlamento a dire sì allo “Ius soli”.
Come Democratici auspichiamo che al più presto si applichi anche nel nostro Paese lo “Ius soli” che dà diritto di cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano. L’argomento è stato toccato diverse volte anche da Giorgio Napolitano che ha definito “una autentica follia” non concedere ai ragazzi nati in Italia il diritto di sentirsi italiani al 100%, anche dinanzi alla legge. Ma l’esempio più forte e di impatto mediatico è sicuramente quello regalato da Mario Balotelli, fortissimo attaccante della Nazionale, a capo di una generazione (definita proprio “generazione Balotelli”) che ha lottato con giudici e questure per indossare la sua vera identità. Quella di italiano.

                MOZIONE

Concessione della cittadinanza onoraria ai bambini nati in  Osimo figli di genitori stranieri”.

     PREMESSO CHE

– in Osimo nel 2011 sono nati 73 bambini figli di genitori stranieri, corrispondenti al
21% del totale dei nati;
– Questa numerosa coorte di minori residenti nella nostra città, in base alla attuale legislazione, potrà ricevere la cittadinanza italiana soltanto al compimento del 18°
anno, e pertanto per un lungo periodo rappresenterà un gruppo con diritti limitati e
identità sospesa;
– I bambini di oggi saranno i lavoratori di domani e la loro integrazione rappresenta un importante investimento per il futuro sociale e produttivo della nostra città. Pur privi di cittadinanza questi bambini frequentano le nostre scuole, parlano la nostra lingua, conoscono la nostra storia, partecipano alle attività sociali, ricreative e sportive presenti nel nostro territorio;
– Lo Statuto del nostro comune all’art. 5 recita: “…il Comune rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo. L’opera del Comune è finalizzata all’affermazione dei valori umani ed al soddisfacimento dei bisogni collettivi, a rimuovere gli ostacoli sociali e culturali per rendere effettivi i diritti dei cittadini senza distinzione di sesso, razza, religione, opinione politica e condizioni sociale…”:

     CONSIDERATO CHE

– E’ stata depositata in Parlamento nel giugno di quest’anno una legge di iniziativa popolare che chiede di concedere la cittadinanza italiana a tutti i bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri regolarmente residenti (la campagna denominata “l’ Italia sono anch’io” è stata coordinata dall’ANCI e promossa da 18 associazioni nazionali);
– A livello europeo l’italia possiede la legislazione più restrittiva sulla cittadinanza (soprattutto se confrontata con quella di Germania, Francia, Belgio, Spagna, Irlanda);
– Numerose sono le richieste di modifica dell’attuale legislazione, dal Presidente Napolitano al ministro Andrea Riccardi, alla Conferenza Episcopale Italiana;
– Ad oggi alcune province e comuni italiani hanno già concesso la cittadinanza onoraria ai nati nel loro comune, da genitori immigrati regolarmente residenti;
– il Comune di Osimo con atto di Consiglio Comunale n. 8 del 25 gennaio 2012 ha approvato un O.d.G. a sostegno della campagna nazionale “L’Italia sono Anch’io” esprimendo piena condivisione alla proposta di legge di iniziativa popolare;

tutto ciò premesso

     si chiede al Sindaco e al Consiglio Comunale,

– di conferire la cittadinanza onoraria ai bambini nati nella nostra città da genitori immigrati regolarmente residenti in Osimo. La cittadinanza, puramente simbolica, sia auspicio di un effettivo riconoscimento della cittadinanza italiana;
– accompagnare il percorso di conferimento della cittadinanza onoraria con un progetto cittadino di sensibilizzazione “all’accoglienza” che coinvolga le scuole, le famiglie dei minori stranieri e tutta la cittadinanza;
– attivarsi per informare la comunità osimana che, per i residenti stranieri, è possibile richiedere la cittadinanza italiana entro un anno dal compimento del diciottesimo anno di età recandosi negli uffici comunali del comune di residenza;
– dare ampia diffusione alla presente mozione  e del percorso di conferimento della cittadinanza onoraria, anche attraverso gli strumenti informatici a disposizione del Comune.

Osimo il 10 ottobre 2012
f.to Il gruppo consiliare comunale PD Osimo